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La Corte d’Appello di Palermo, presieduta Da Roberto Murgia, ha assolto, “per non avere commesso il fatto”, il medico dermatologo di Favara, Giuseppe Vitello, difeso dagli avvocati Giuseppe Barba e Tatiana Pletto. In primo grado il Tribunale di Agrigento ha condannato Vitello per omicidio colposo a seguito di una diagnosi presunta errata che, scambiando come escrescenza un tumore, ha condotto alla morte un uomo di Favara. La Corte d’Appello, accogliendo il ricorso della difesa, ha ribaltato il verdetto. Gli stessi avvocati Barba e Pletto commentano: “E’ una sentenza che restituisce la serenità personale e la dignità professionale ad uno stimato medico dermatologo la cui condotta sanitaria è stata riconosciuta dalla Corte d’Appello di Palermo ineccepibile e priva di rilievi penali. Ha atteso ben 8 anni di processo con cristiana pazienza confidando nella giustizia”.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, innanzi al giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, si è svolta la prima udienza del procedimento a carico dell’ingegnere Angelo Cammarata e del dottor Stefano Orlando, imputati nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del viadotto “Petrulla”, tra Licata e Ravanusa, il 7 luglio del 2014. L’ingegnere Cammarata, difeso dal proprio legale di fiducia, l’avvocato Gerlando Vella, ha chiesto di essere sottoposto all’esame incrociato per difendersi dalle contestazioni. In proposito l’avvocato Vella presenterà al giudice una circostanziata memoria difensiva. Orlando, tramite l’avvocato Luigi Tramontano, ha chiesto di essere giudicato in abbreviato. Prossima udienza il 10 luglio.

A Ragusa la Polizia ha arrestato tre agrigentini per furti alle casse dei supermercati. In carcere sono reclusi Gaetano Maggio, 62 anni, il figlio Alfonso Maggio, 29 anni, e Salvatore Mario Carta, 56 anni, tutti residenti a San Giovanni Gemini. I tre, avvalendosi di sofisticati strumenti, soprattutto di copiatura e ricostruzione di chiavi, avrebbero compiuto due furti da 10mila euro, a Pozzallo e a Ragusa, nel 2017.

 Via Vallicaldi, centro storico. Una persona scende lentamente lungo il vicolo e all’improvviso, con una certa nonchalance, si libera di un sacchetto della spazzatura, lasciandolo a terra. L’immagine viene ripresa dalla video-camera e il trasgressore è immediatamente identificato. E’ questo l’ennesimo episodio segnalato dal comando della Polizia Locale di Agrigento che prosegue ininterrottamente il controllo ambientale del territorio per prevenire episodi legati all’abbandono dei rifiuti per strada. Solo negli ultimi giorni sono state elevate ben dodici sanzioni ad altrettanti  trasgressori.

L’Istituto Comprensivo “Leonardo Sciascia” ha organizzato per venerdì 18 maggio 2018 alle ore 9,30, nell’aula magna del plesso “D’Asaro” un incontro formativo con il prof. Francesco Pira,Sociologo, Docente di Comunicazione all’Università di Messina, per affrontare il tema “Emozioni in rete”, l’attività è rivolta agli alunni che frequentano le classi II e III della scuola secondaria di 1° grado “Pietro D’Asaro”. La dirigente scolastica Rosa Pia Raimondi e l’arciprete Don Diego Martorana introdurranno l’argomento legato al mondo di internet e ai suoi molteplici aspetti.  Durante l’incontro verrà presentato il progetto di cittadinanza digitale “In rete senza reti”.

“Ringrazio per questo invito la Dirigente Scolastica professoressa Rosa Pia Raimondi – ha commentato il sociologo Prof. Pira- che mi permette di visitare per la prima volta la scuola dove ha insegnato il grande scrittore Leonardo Sciascia. Ho avuto l’onore di conoscerlo e di parlare con lui il 13 gennaio del 1985 e conservo gelosamente la foto del nostro incontro. Avevo 16 anni e già avevo letto alcuni dei suoi libri. E’ stato molto emozionante poter parlare con lui e ascoltare le tante verità che era capace di narrare con uno stile unico. Parlare di emozioni in rete a Racalmuto nel paese di Leonardo Sciascia, dove ho avuto il privilegio di incontrarlo, nell’istituto dove impartiva le sue lezioni è per me un grande onore”.

– Lista Andiamoavanti,  candidato Sindaco Carmelo D’Angelo:

1  Alaimo Lisa 
2  Carmina Gaetano 
Cerasa Angelo
4  Ciotta Vito 
5  Di Natali Maria Rita 
6  Di Salvo Andrea 
7  Gambino Antonino
8  Giordano Daniela
9  Lombardo Gianfilippo 
10 Miceli Giuliana
11 Montana Maria Stella 
12 Nobile Antonino
13 Pennica Salvatore 
14.Rago Angelo
15 Rago Maria Teresa 
16. Sciandrone Marisabel

Designati Assessori: Guido Muratore e Antonino Nobile

– Lista Ravanusa #ValoreComune Candidato Sindaco Giuseppe Sortino:

Giovanni Di Caro 
Chiara Toccacelli 
3 Salvatore Puccio
4 Liliana Mancuso
Rocco Carlisi 
6 Tanina Carlisi
Pompeo Savarino 
Carmelo Giarrana 
9 Lina Iacona
10 Salvatore Russo
11 Sandro Ficarra
12 Angela Bellini
13 Giancarlo Galifi
14 Luigi La Marca
15 Giuseppe Comparato 
16 Taglialegami Carmela

Designati Assessori: Ezio Lauricella e Giuseppe Comparato

– Lista Movimento 5 Stelle Candidato Sindaco Renato Speciale:

1  Abbruscato Giuseppe
2  Argento Francesco 

Bella Carmela Rita
4  Carlino Maria
Coniglio Giusy
6  Di Pasuali Luigi
7  Erba Francesca
8  Farruggio Marisa
Miceli Lorenzo
10 Minacori Antonella
11 Seggio Giuseppe
12 Tricoli Andrea

Designati Assessori: Bilello Cristiano (di Sciacca) e Alongi Annalisa (di Campobello di Licata)

Insieme ad ex assessori Vancheri, Lo Bello e leader Sicindustria

L’inchiesta su Antonello Montante travolge la Sicilia come un vero e proprio tsunami. Indagato l’ex Presidente delle Regione Siciliana Rosario Crocetta per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al finanziamento illecito dei partiti, due ex assessori regionali alle Attività produttive, Linda Vancheri e Mariella Lo Bello (vicine all’ex presidente degli industriali siciliani), l’ex presidente dell’Irsap (l’ente regionale per lo sviluppo delle attività produttive) Mariagrazia Brandara, che prese il posto di Alfonso Cicero, uno dei principali testimoni dell’inchiesta.
Un vero e proprio terremoto giudiziario quello che sta emergendo dalle indagini in corso, che vede coinvolte più di trenta persone, a cui la polizia sta notificando, in queste ore, gli avvisi di garanzia. L’inchiesta della procura di Caltanissetta poggia sull’accusa di associazione a delinquere fondata su un patto di scambio. Crocetta avrebbe nominato gli assessori Vancheri e Lo Bello, vicine a Montante e intercettate più volte con lui, che avrebbero assicurato finanziamenti alle iniziative dell’attuale Presidente di Sicindustria, Giuseppe Catanzaro. Quest’ultimo avrebbe ricambiato finanziando la campagna elettorale 2012 del Megafono, il movimento politico fondato da Crocetta. Montante avrebbe ricambiato finanziando la campagna elettorale 2012 del Megafono con 200 mila euro, e poi “impedendo”, si legge nell’atto d’accusa della procura, che venisse reso pubblico, da parte di giornalisti, un video dal contenuto scabroso attinente la vita privata di Crocetta”.
Indagati per il reato di associazione a delinquere anche quattro imprenditori, che per l’intercessione di Montante avrebbero beneficiato di lavori nel settore dei rifiuti, delle pulizie e allo stabilimento dell’Eni. Sono Giuseppe Catanzaro, Rosario Amarù, Totò Navarra e Carmelo Turco. Un altro indagato è il dirigente regionale Alessandro Ferrara.
Catanzaro, successore di Montante ed imprenditore ben conosciuto nel settore dello smaltimento rifiuti, ha invece confermato lui stesso l’indagine a suo carico. Lo stesso ha diffuso una nota: “ho ricevuto un avviso a comparire quale persona sottoposta a indagini per reati che attengono ai rapporti con la politica, di cui solo oggi vengo a conoscenza. Andrò e fornirò ogni elemento utile al fine di agevolare la ricostruzione della verità storica”.
Nell’ordinanza del gip nisseno, che ordina l’arresto di Montante e degli altri 5 indagati, il nome di Catanzaro compare oltre 100 volte. Il presidente di Sicindustria è citato negli appunti di Montante, nelle telefonate fatte o ricevute da indagati o testimoni, e sono trascritti suoi dialoghi con Montante, suo predecessore sulla poltrona più alta dell’associazione degli imprenditori dell’isola arrestato ieri con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di esponenti delle forze dell’ordine.
L’inchiesta della procura nissena ipotizza due associazioni a delinquere attorno a Montante: quella finalizzata alla corruzione di esponenti delle forze dell’ordine, per carpire notizie riservate sulle indagini, e quella per corrompere esponenti della politica, con l’obiettivo di razzolare fondi pubblici.
Il magistrato Marino: “Montante e Catanzaro, scrivono gli inquirenti nella richiesta di misura cautelare, erano estremamente attivi nel raccogliere informazioni sul magistrato Nicolò Marino, ex assessore regionale all’Energia e rifiuti non riconfermato, nel 2014, dopo uno dei tanti rimpasti di giunta del governatore Crocetta. Marino si dimise e poi lanciò pesanti accuse sulle “istituzioni che hanno coperto il sistema Montante”. Nell’ordinanza è citata anche la testimonianza di Alfonso Cicero, commissario dell’Irsap che raccontò come Catanzaro verso la fine del 2013, inizi del 2014, gli avesse confidato che Montante deteneva un dossier ed un video contenente immagini relative alla vita privata del dottor Marino e si stava adoperando per diffonderli mediaticamente al fine di delegittimare costui, che, nella sua funzione di assessore al Territorio e Ambiente, aveva assunto, come detto, posizioni di contrasto con Confindustria Sicilia e con il Catanzaro stesso nella vicenda della gestione dei rifiuti”.
E proprio mentre l’inchiesta su Montante si allarga, uno dei “principali accusatori” del presunto sistema creato dall’ex presidente di Confindustria viene eletto presidente della commissione Antimafia regionale: si tratta di Claudio Fava. “Sono preoccupato, lo sono da parlamentare, da Presidente della commissione Antimafia e da cittadino. Sono preoccupato davanti l’idea di una sorta di governo parallelo che si è costruito nel corso degli anni, anche dinanzi a una colpevole distrazione di tanti. Molte di queste cose erano conosciute, erano state intuite ed erano intuibili, Sono rimasto stupito, continua Fava, dal livello di disponibilità che erano state offerte a questo sistema parallelo di potere. Pensare che i servizi di intelligence fossero a disposizione per garantire informazioni, per violare riservatezze, mi porta a chiedermi quale capacità di persuasione aveva Montante per ottenere la disponibilità e la collaborazione di persone ai massimi livelli istituzionali. Siamo di fronte a qualcosa che merita una riflessione anche sul modo in cui in Sicilia è stato tollerato un governo parallelo dei processi politici, economici, finanziari, dove molte scelte venivano assunte nei luoghi che non erano quelli propri delle istituzioni”.

 

Un gommone con 14 a bordo era stato soccorso l’8 maggio scorso

La Polizia di Stato di Trapani, in collaborazione con la Guardia di Finanza, ha arrestato un cittadino tunisino di 26 anni, ritenuto responsabile di aver trasportato in Italia, a bordo di un gommone, 14 suoi connazionali.
    Secondo gli elementi raccolti dagli uomini della Squadra Mobile e della Guardia di Finanza, il tunisino risulta essere lo scafista che avrebbe condotto il gommone dalle coste della Tunisia sino al limite delle acque territoriali italiane.
    Il gommone era giunto nel porto di Trapani l’ 8 maggio scorso, dopo essere stato soccorso da una motovedetta della Dogana francese e da una della Capitaneria di Porto italiana, dell’Operazione internazionale Frontex.
    Gli investigatori della Squadra Mobile di Trapani hanno individuato il presunto organizzatore della spedizione grazie alle testimonianze di alcuni migranti. Il provvedimento di fermo è stato convalidato oggi dal gip di Trapani, che ha disposto la custodia cautelare in carcere del tunisino.

Nelle campagne di Canicattì: un imprenditore di Naro e due rumeni sono le persone arrestate dalla polizia a seguito di un maxi controllo nelle campagne limitrofe al fine di contrastare il reato di caporalato ed il lavoro nero. Al termine dell’operazione, che ha visto dispiegati sul campo molti agenti, sono state identificate 40 persone tutte  trasportate negli uffici del locale commissariato.  L’imprenditore è un uomo di 44 anni. I lavoratori erano impegnati in un vigneto e nessuno di loro risultava in regola con le disposizioni riguardanti il lavoro. Tra loro sembra vi fossero due ragazzini di 14 anni.