Home / Articoli pubblicati daRedazione Ag (Pagina 1386)

Si apprende dagli organi di stampa dei recenti avvisi di garanzia notificati dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta nei confronti di venti persone tra dirigenti e funzionari regionali, a funzionari dell’ATO CL6 ed amministratori e responsabili dell’azienda Caltaqua S.p.A. che notoriamente si occupa della gestione della rete idrica in fatto di distribuzione, raccolta e trattamento delle acque reflue. Queste indagini e questi avvisi di reato, laddove dovessero essere confermati, insieme ai recenti risultati su Girgenti Acque, società che gestisce lo stesso servizio idrico nella provincia di Agrigento, e che ha portato alla notifica di ben 72 avvisi di garanzia ad omologhi dirigenti e funzionari, dimostrano, qualora ve ne sia bisogno, che la gestione privata della risorsa idrica ha dimostrato e continua a dimostrare evidenti limiti.

Il Tavolo tecnico dell’acqua costituito da liberi cittadini, dai rappresentanti dei Comitati di quartiere e del Forum regionale acqua e beni comuni, è da diversi anni impegnato nell’interagire e confrontarsi con l’amministrazione comunale (il tavolo tecnico è stato anche convocato in quattro sedute dalla III Commissione “Ambiente” del Consiglio Comunale) ed ha sempre puntualmente messo in evidenza le criticità del sistema di gestione della risorsa idrica, tra le quali lo stato della depurazione a Caltanissetta. A fronte di una tariffa che ha continuato a subire aumenti, soprattutto nella sua parte fissa nella quale sono anche contemplati i canoni relativi alla depurazione, nella nostra città circa il 30% degli abitanti sversa i reflui in deroga alle leggi ed ai regolamenti comunitari non usufruendo così da anni del servizio fondamentale di trattamento delle acque reflue; il depuratore di C.da Cammarella ha oramai raggiunto i suoi limiti strutturali di funzionamento, e per stessa ammissione di Caltaqua, ha bisogno di importanti interventi di ammodernamento, ampliamento e lavori di messa in sicurezza; mai entrati in funzione i depuratori di Santa Barbara, oramai in stato di degrado totale e il San Filippo Neri, opere fondamentali per l’ottenimento di una situazione, che è eufemistico, volere ritenere normale; a completare il quadro, rimane paradossale l’immobilismo di Caltaqua causato dall’attesa di anni (e più volte richiamata a giustificazione!) per la mancata erogazione dei “contributi pubblici regionali” per opere da attuare quali l’adeguamento delle linee di raccolta delle acque reflue, la realizzazione degli impianti di sollevamento e relativi collettori del quartiere S. Francesco/Stazzone-Angeli e del potenziamento del collettore Fungirello, e comunque come se da contratto non fosse prevista la realizzazione, anche di parte di queste importanti opere, con le somme previste ed incluse nelle salatissime fatture che trimestralmente paghiamo. Importante sottolineare, in ultimo, che questa situazione determina per la città di Caltanissetta di essere oggetto di procedimenti di infrazione della Comunità Europea, per non avere assicurato l’adeguato trattamento e raccolta delle acque reflue, in attesa di essere trasformati in Sentenza da parte della Corte Europea con il conseguente rischio sanzioni che, guarda caso, verranno caricate sulle fatture degli incolpevoli utenti/cittadini.

Più volte il Tavolo tecnico ha incontrato il sindaco del comune capofila della provincia di Caltanissetta Giovanni Ruvolo ed i diversi assessori che nel tempo si sono succeduti con la delega all’acqua, e più volte ha ricordato che non è assolutamente ipotizzabile la gestione di un bene comune pubblico, primario e non assoggettabile a finalità lucrative, come appunto la risorsa idrica, ad una società privata e che agisce in regime da monopolista senza che vi sia una reale e puntuale azione di controllo da parte di chi è chiamato a tutelare gli interessi della collettività. È formalmente dal 2010 che l’ATO Idrico CL6 è commissariato e con esso l’assemblea dei sindaci della provincia, l’importante e fondamentale organo deliberativo con il ruolo di vigilanza, controllo e verifica sull’operato della società in tema di corretta applicazione della tariffa, valutazione dei bilanci economici di gestione, di livello di attuazione dei Piani d’Ambito e, non ultimo, di individuazione e revisione delle possibili inadempienze contrattuali del gestore del servizio idrico. È comodo per tutti, chiaramente, lasciare le cose nelle more di una legge regionale, che è stata destrutturata e svilita di ogni significato di riordino e razionalizzazione del Sistema Idrico Integrato a livello regionale, e lasciare agire nel ruolo istituzionale decisionale e deliberativo la figura del commissario straordinario.

In un contesto così definito, si capisce bene, perché il completamento nel 2017 della procedura di restituzione della quota parte della tariffa fissa relativa alla depurazione non avvenuta, continuativamente pagata dagli utenti ed indebitamente introitato da Caltaqua da circa 10 anni, possa essere ritenuto dall’amministrazione comunale un importante risultato ottenuto. Si dimentica, però, che Caltaqua ha restituito gli importi calcolati negli ultimi 5 anni, mentre la Sentenza della Corte Costituzionale n.335/2008 e il successivo D.M. del 29/09/2009 prevedevano questa azione già a partire da quel periodo e quindi ci sarebbero gli estremi per richiedere e pressare per il rimborso, a prescindere dalle prescrizioni, non solo per gli ultimi 5 anni, ma dal 2008. Lo stesso riferimento normativo deve essere preso per la pubblicazione obbligatoria sul sito istituzionale della società dell’elenco ufficiale delle vie e dei numeri civici delle zone della città non servite dalla depurazione, come dovrebbe essere fatto per legge e per ogni parte della provincia, e che ancora, a discapito di quanto richiesto e messo ripetutamente in evidenza dal Tavolo tecnico, non è stato ancora fatto.

In un contesto così definito, ancora, si capisce bene, perché l’amministrazione comunale reputi un successo, tanto da doverlo enfatizzare con una conferenza stampa all’inizio dell’anno, l’incremento delle utenze che possono beneficiare dell’approvvigionamento idrico continuo 24 ore su 24, portando il totale degli utenti nisseni che possono vantare questo “privilegio” all’incredibile traguardo del 20% del totale!  Si dimentica però che Caltaqua aveva previsto il raggiungimento della distribuzione dell’acqua in città h24 al 100% della popolazione entro il quinto anno di gestione e quindi entro il luglio del 2011; probabilmente anche in funzione di questi obbiettivi, ampiamente disattesi, la società Caltaqua ha vinto l’appalto di gestione idrica per la provincia di Caltanissetta nel lontano 2006.

Ed in ultimo, ci si domanda, che fine ha fatto l’insediamento della Commissione tecnica nell’ATO CL6, i cui componenti sono già stati designati, ed il cui scopo in base alla legge regionale, è quello di verificare eventuali inadempimenti contrattuali del gestore idrico sulla base delle convenzioni stipulate ed alla luce della normativa al fine di prevedere la revisione o la risoluzione del contratto? Crediamo che alla luce di quanto sia avvenuto ed a prescindere dai tempi e iter della giustizia, affrontare la questione sia di estrema attualità.  

Il Tavolo tecnico dell’acqua nasce spontaneamente da un gruppo di cittadini e responsabili di associazioni senza alcuno scopo di lucro, abbracciando quel modello partecipativo tanto sbandierato e con l’unico impegno di mettere a disposizione le proprie competenze ed energie su un delicato tema di interesse comune al fine di creare un rapporto e confronto con l’Amministrazione Comunale. Purtroppo si deve amaramente constatare che la rarefazione dei contatti con i rappresentanti istituzionali e dell’azione di garanzia nei confronti della comunità cittadina ha portato ad uno stallo dell’azione visibile del Tavolo, ma non per questo non continueremo a lavorare e siamo sempre più fortemente convinti che rimane prioritario mantenere alto il livello di attenzione ed informazione dell’opinione pubblica, unico momento di reale garanzia degli interessi della collettività. Deve essere ribadito ai nostri rappresentanti istituzionali, ed ancor più nel delicato momento che sta vivendo la nostra città, che non è più possibile derogare dalla funzione principale di un amministratore, quella di garantire e difendere gli interessi dei cittadini ed assicurare il rispetto delle regole nella tutela del vivere sociale.

Tavolo tecnico dell’Acqua ed Osservatorio permanente

sul Servizio Idrico Integrato di Caltanissetta

 

A Palermo, all’aeroporto, nell’area arrivi è stato installato un banner luminoso con la maxi fotografia del tempio della Concordia, nella Valle dei Templi di Agrigento. Si tratta di una iniziativa frutto di una proficua collaborazione tra il Comune di Agrigento, la Gesap (che gestisce i servizi aeroportuali a Palermo) e Rfi (Rete ferroviaria italiana). Nel banner, oltre la foto del tempio della Concordia, si legge: “Bellezze da raggiungere in treno, senza traffico e stress, dando più valore al tuo tempo”. E’ quindi un invito da parte di Trenitalia ai passeggeri in arrivo ad utilizzare il treno per raggiungere comodamente la città dei Templi.

Assieme alle parti coinvolte – comunica l’assessore comunalee vice sindaco  Elisa Virone – si è avviato un confronto che, prendendo le mosse dagli studi ed analisi alla base della redazione del pudm, ha fissato alcune attività necessarie che saranno condivise con professionisti e associazioni di riferimento. Sono stati già valorizzati i primi contributi. In particolare si è posta l’attenzione sulla necessità di assicurare una piena fruibilità dei tratti di costa a favore dei soggetti diversamente abili e garantire misure atte già dalla prossima stagione ad assicurare il rispetto della normativa. Il litorale è stato ripartito in 4 macroaree ciascuna della quali andrà a recuperare una destinazione di uso che valorizzi la  fruibilità dei tratti di costa assicurandone un utilizzo pieno. Il pudm non rappresenta  solo un adempimento normativo – conclude Elisa Virone – ma una rilettura di una porzione del  territorio che va pensata un maniera integrata per esprimere  le buone opportunità di sviluppo che questi spazi rappresentano”. 

 

“I dieci anni del Cardinale Montenegro
una pagina bella e pulita che si respira quotidianamente nella società agrigentina.”

 

La Uil Provinciale di Agrigento rinnova i migliori auguri dopo i primi dieci anni di mandato del Cardinale Francesco Montenegro, che si è caratterizzato subito per un modo semplice e spontaneo di interfacciarsi non solo con tutta la diocesi agrigentina ma soprattutto con la società e le varie problematiche di cui soffre.

“Possiamo affermare con assoluta certezza che Don Franco, come vuol farsi chiamare da tutti, è una delle pochissime figure presenti in questo territorio, un esempio e punto di riferimento per tutti.
Ha dimostrato con fatti concreti quanto sia vicino agli ultimi, al disagio, alla sofferenza e di come la Chiesa viene incontro a chi è rimasto indietro.
Ha utilizzato e attuato un confronto con tutti alla stessa stregua, non si è mai arroccato all’interno dei palazzi ovattati del clero ma è stato sempre in piazza e ovunque ci fosse bisogno di un intervento.
Lo storico viaggio a Lampedusa del Papa Bergoglio, per denunciare al mondo il dramma dei migranti e delle morti innocenti nel Mediterraneo, ha visto Don Franco in prima linea senza risparmiarsi un momento.
La sua nomina a Cardinale per certi versi inaspettata, è stata il prosieguo del lavoro svolto sempre con diligenza e sobrietà per la nostra comunità.
Le marce per la riapertura della Cattedrale sono state pagine che non si possono cancellare e che sono sempre servite da stimolo per le istituzioni, in primis quelle politiche, a dare una netta sterzata rispetto talune volte a rimpalli e a lungaggini senza fine.
Nelle crisi in campo lavorativo è stato sempre pronto a difendere la legalità e le tutele del lavoro.
Ha avuto un dialogo e un confronto con le organizzazioni sindacali di apertura e di attenzione massima alle dinamiche sociali ed economiche, dando sempre il massimo apporto e sostegno alle battaglie in difesa degli ultimi.
Per questo il nostro auspicio è che il Cardinale Montenegro possa continuare a lavorare sempre con maggiore vigoria, perchè dimostra non solo l’autorevolezza del ruolo ma ha una capacità di ascolto e di sintesi che facilita le soluzioni delle varie problematiche che sono tantissime nella provincia di Agrigento e dà una traccia e un percorso virtuoso alla crescita sociale dell’intera comunità”.

 Costituire un tavolo di concertazione per sostenere le imprese in difficoltà finanziaria e vessate dalla criminalità o dagli usurai. È la richiesta che l’Assci (Associazione per lo sviluppo e la salvaguardia del credito alle imprese) ha presentato alla Banca d’Italia e all’Abi (Associazione bancaria italiana). Tra le proposte anche l’attivazione di una “moratoria”, della durata almeno di 36 mesi, nell’applicazione degli accordi di Basilea, abbassando i criteri di accesso al credito per le imprese.

«Sostenere il credito verso le imprese – spiega Giuseppe Spera, presidente dell’associazione – significa anche creare un sistema virtuoso che permette alle aziende di crescere e di poter ripagare il proprio debito con le banche senza andare in sofferenza. La stretta sul credito degli ultimi anni, invece, ha innescato una grave tensione finanziaria, soprattutto in un territorio depresso come quello siciliano che ha spinto le imprese verso la chiusura, generando povertà e disoccupazione, o verso l’usura. Tutto questo va evitato». Tra le richieste presentate a Banca d’Italia e Abi anche quella di fare chiarezza sull’uso dei fondi erogati dal Ministero dell’Economia e Finanza ai confidi per sostenere le imprese e le famiglie a rischio usura.

Queste iniziative sono il primo passo per attuare le proposte contenute nel protocollo di intesa che Assci ha firmato con diverse associazioni di categoria lo scorso 17 aprile a Palermo proprio sulle tematiche dei finanziamenti alle imprese. L’Assci, inoltre, ha proposto alla Regione siciliana la creazione di un fondo di rotazione per le aziende vittime di usura ed estorsione.

La Corte d’Appello di Palermo, presieduta Da Roberto Murgia, ha assolto, “per non avere commesso il fatto”, il medico dermatologo di Favara, Giuseppe Vitello, difeso dagli avvocati Giuseppe Barba e Tatiana Pletto. In primo grado il Tribunale di Agrigento ha condannato Vitello per omicidio colposo a seguito di una diagnosi presunta errata che, scambiando come escrescenza un tumore, ha condotto alla morte un uomo di Favara. La Corte d’Appello, accogliendo il ricorso della difesa, ha ribaltato il verdetto. Gli stessi avvocati Barba e Pletto commentano: “E’ una sentenza che restituisce la serenità personale e la dignità professionale ad uno stimato medico dermatologo la cui condotta sanitaria è stata riconosciuta dalla Corte d’Appello di Palermo ineccepibile e priva di rilievi penali. Ha atteso ben 8 anni di processo con cristiana pazienza confidando nella giustizia”.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, innanzi al giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, si è svolta la prima udienza del procedimento a carico dell’ingegnere Angelo Cammarata e del dottor Stefano Orlando, imputati nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del viadotto “Petrulla”, tra Licata e Ravanusa, il 7 luglio del 2014. L’ingegnere Cammarata, difeso dal proprio legale di fiducia, l’avvocato Gerlando Vella, ha chiesto di essere sottoposto all’esame incrociato per difendersi dalle contestazioni. In proposito l’avvocato Vella presenterà al giudice una circostanziata memoria difensiva. Orlando, tramite l’avvocato Luigi Tramontano, ha chiesto di essere giudicato in abbreviato. Prossima udienza il 10 luglio.

A Ragusa la Polizia ha arrestato tre agrigentini per furti alle casse dei supermercati. In carcere sono reclusi Gaetano Maggio, 62 anni, il figlio Alfonso Maggio, 29 anni, e Salvatore Mario Carta, 56 anni, tutti residenti a San Giovanni Gemini. I tre, avvalendosi di sofisticati strumenti, soprattutto di copiatura e ricostruzione di chiavi, avrebbero compiuto due furti da 10mila euro, a Pozzallo e a Ragusa, nel 2017.