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Il corpo di una donna di 70 anni, gioielliera, è stato trovato senza vita nella sua casa di Porto Empedocle l’altra mattina dagli agenti del Commissariato Frontiera. La donna non dava più notizie di sé da un po’ di tempo e non rispondeva al telefono così i parenti hanno avvisato la polizia che ha allertato i vigili del fuoco. Questi ultimi giunti sul posto, insieme ad una pattuglia della Polizia, sono entrati in casa e hanno scoperto il cadavere della donna riverso per terra sul pavimento. Si ipotizza possa essere stata colta da malore. In passato la gioielliera era stata più volte minacciata ed insultata dalla figlia, che era finita nei guai per stalking e maltrattamenti nei confronti della madre. Ora la salma dell’anziana è stata posta sotto sequestro e la Procura della Repubblica di Agrigento ha disposto un’autopsia per chiarire le cause della morte. Massimo riserbo da parte degli investigatori sulle indagini.

Un’organizzazione che controllava il territorio a Leonforte e Agira attraverso il racket delle estorsioni e’ stata sgominata da un’operazione della polizia di Stato di Enna. Sono otto gli arresti eseguiti dalla Squadra mobile nell’ambito dell’operazione denominata ‘GoodFellas’. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip su richiesta della Dda. . Al centro dell’inchiesta, basata su indagini della squadra mobile di Enna e del commissariato della polizia di Stato di Leonforte, un gruppo criminale che, secondo l’accusa, guidato dal boss Salvatore Seminara, attraverso i suoi affiliati, gestiva le estorsioni a commercianti ed imprenditori, che venivano intimiditi e danneggiati. Particolari sull’operazione saranno resi noti durante una conferenza stampa che si terra’ alle 10.30 negli uffici della Procura della Repubblica di Caltanissetta.

Grande gesto d’amore e di civiltà compiuto dalla famiglia di uno sfortunato favarese, Giuseppe Sicilia, 61 anni, morto improvvisamente per una morte cerebrale. I congiunti dell’uomo, infatti, hanno deciso la donazione degli organi del 61enne, organi, il cui espianto è stato effettuato sabato scorso al Civico di Palermo, che permetteranno di ridare la vita a tre persone bisognose. Gli organi, nello specifico il fegato, i reni e le cornee, ridaranno la gioia di vivere a un ragazzo di Pisa e a due pazienti palermitani.

Un incendio è scoppiato all’interno di una casa popolare a Ribera per la dimenticanza. Qualcuno ha infatti scordato di spegnere un fornello e da lìs i è originato il rogo che si è sviluppato in tutta l’abitazione. Sul posto i vigili del fuoco che hanno spento l’incendio evitando che si potesse propagare in tutta la palazzina. L’appartamento in questione è in uso a una donna di 70 anni che si era allontanata momentaneamente dall’abitazione dimenticando la pentola sul fuoco acceso.


Cristoforo Famà, 34 anni, arrestato e finito ai domiciliari nell’inchiesta denominata “pacchi.it” condotta dai carabinieri di Licata, non ha risposto alle domande del gup nell’interrogatorio di garanzia svoltosi ieri mattina al Tribunale di Agrigento. Faà si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha fatto scena muta davanti al giudice Alfonso Malato. Lo stesso ha fatto Antonina Parroco, 40 anni, coinvivente di Famà, sottoposta all’obbligo di dimora. Gli altri coinvolti nella vicenda sono Samanta Cicatello, 29 anni, Alessandro Bianchi, 26 anni, anche loro con l’obbligo di dimora, e obbligo di presentazione alla P.G, invece, per Angelo Trupia detto “Peppe, 47 anni; Giuseppe Romano, 24 anni e Daniela Giannone, 40 anni, tutti di Licata.
L’inchiesta è partita nel 2016 quando militari cominciano ad indagare e l’attività si estende per tutto l’anno. Sono le denunce, se ne contano una quarantina, che hanno accesso il campanello di allarme soprattutto nel territorio di Licata anche se, come spiegato in conferenza stampa, i raggiri coinvolgono persone in tutto il territorio nazionale.
Il modus operandi è molto semplice: venivano postate foto di auto, scooter, animali e quant’altro, anche non necessariamente (anzi quasi mai) nelle disponibilità dei soggetti coinvolti, sui portali di vendita online quali Ebay, Subito, Kijiji, Autoscout con prezzi vantaggiosi e, dopo aver ottenuto la caparra con cifre solitamente non superiori ai 500 euro – versate con bonifico su postepay, sparivano.
Proprio il rinvenimento – durante le perquisizioni – delle carte prepagate ha fugato ogni dubbio. La “banda”, e per questo è stato riconosciuto il reato di associazione per delinquere finalizzata alle truffe on line, è riuscita ad accumulare un introito pari a 8 mila euro al mese. Tra gli indagati, inoltre, per accreditarsi agli occhi dei possibili acquirenti venivano fornite indicazioni alquanto fuorvianti: uno di loro, ad esempio, si è spacciato anche per un maresciallo dei carabinieri in via di trasferimento. Il fenomeno delle truffe, soprattutto nel contesto agrigentino, è in vertiginoso aumento. I carabinieri, pertanto, rassicurando la cittadinanza di un loro puntuale intervento, invitano chiunque fosse stato vittima di tali raggiri a presentare querela. La leva che viene usato dai truffatori, infatti, è proprio la piccola consistenza di denaro usata come caparra che, spesso, inducono le vittime delle truffe a non presentare neanche denuncia.

In principio furono le accuse lanciate dall’ex vicepresidente del Consiglio comunale, Giuseppe Di Rosa che, senza mezzi termini, paventò che dietro la redazione e approvazione del Piano regolatore generale di Agrigento potessero esserci mazzette pagate da imprenditori, a funzionari comunali, amministratori, uomini potenti dal passato politico di primo piano, imprenditori senza scrupoli pronti a tutto pur di ottenere quanto cercavano.
La Procura di Agrigento, nel 2015 aprì una delicatissima e inevitabilmente difficile inchiesta a caccia di corrotti e corruttori.
Venne sequestrata una registrazione audio di un colloquio tra lo stesso Di Rosa e l’on. Angelo La Russa, suocero dell’allora sindaco Marco Zambuto. Vennero intercettati tutti i protagonisti, alcuni involontari, della vicenda e venne anche interrogato l’ex assessore e consigliere comunale Michele Mallia che di Piano regolatore abusivismo, abusivi ed abusi aveva grandi conoscenze. Furono iscritti nel registro degli indagati: Angelo La Russa, 81 anni, ex deputato nazionale e regionale; Marco Zambuto, ex sindaco di Agrigento 45 anni; Paolo Vattano, 67 anni, imprenditore edile; Salvatore Li Causi, 53 anni, imprenditore edile; Gaetano Greco, 61 anni, dirigente Utc; Giuseppe Pullara, 69 anni, imprenditore edile di Favara.
Le accuse, in concorso, ipotizzate: corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio; uso abusivo di sigilli e strumenti veri, associazione per delinquere; turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (solo per Li Causi)
Poi, mentre erano intercettati, tutti gli indagati, vennero interrogati con la Digos della Questura di Agrigento che contemporaneamente controllava passo passo gli imprenditori che al telefono parlavano parecchio.
Nonostante tutti gli sforzi investigativi profusi, gli inquirenti, scrivono i magistrati della Procura, non si è riusciti a raggiungere la prova delle corruzioni ipotizzate anche se di corruzioni spesso si parlava.
E così è scattata la richiesta di archiviazione per tutti che è stata accolta dal Gip del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella.
Ma, tra le pagine della richiesta emergono passaggi significativi e preoccupanti laddove si scrive: “In conclusione delle attività espletate è emerso un quadro complessivo di inquietante commistione tra interessi privati e pubbliche funzioni, all’interno del quale un ruolo decisivo è stato ricoperto da imprenditori edili immediatamente interessati ad ottenere l’adozione degli strumenti necessari per l’avvio della fase esecutiva dei piani costruttivi di edilizia convenzionata. Tuttavia gli elementi di cui si dispone non consentono, come detto, di qualificare il quadro indiziario a carico degli odierni indagati come connotato da una gravità tale da giustificare l’esercizio dell’azione penale rendendo, prognosticamente, non utile un successivo approfondimento dibattimentale che, oltre ogni ragionevole dubbio, possa determinare l’affermazione di responsabilità a carico degli stessi”.
A questa amara conclusione si giunge dopo che gli atti del procedimento mostrano spaccati di sicure ribalderie.
Scrive la Procura: “Dalle intercettazioni ambientali effettuate all’interno dell’autovettura in uso a Paolo Vattano si acquisivano informazioni di particolare interesse circa possibili distorsioni nell’esercizio della pubblica funzione che, tuttavia, pur astrattamente integranti gravi fattispecie corruttive troverebbero collocazione temporale in un periodo per il quale sarebbe interamente decorso il termine di prescrizione.
In molteplici conversazioni l’indagato, infatti, fa esplicito riferimento ad ingenti somme di denaro corrisposte a consiglieri delle passate legislature proprio per condizionare l’iter di approvazione del nuovo Prg, il cui schema di massima avrebbe subito progressivi stravolgimenti per soddisfare le pretese di taluni personaggi ritenuti particolarmente influenti nel tessuto connettivo agrigentino, tra i quali l’ex parlamentare Angelo La Russa interessato personalmente all’inserimento delle le c.d. zone C4 (case con orto).
Si segnala, tra le altre, una conversazione nel corso della quale Paolo Vattano raccontava di pregresse iniziative corruttive che avrebbero visto come protagonista, verosimilmente, l’ex consigliere comunale Giuseppe Capraro, oggi deceduto, definito “il cassiere di tutti”; Paolo Vattano riferiva al suo interlocutore di aver incontrato Giuseppe Capraro e di aver appreso che parte dei soldi consegnati allo stesso erano stati poi rimessi all’ex consigliere comunale Maurizio Calabrese.
Di tangenti si parla espressamente nella conversazione del 17.11.2015, nel corso della quale Paolo Vattano raccontava che, all’epoca della realizzazione della “Giacomo Leopardi” tale Antonio, poiché non aveva i soldi per pagare la tangente a Pullara (il quale probabilmente avrebbe dovuto remunerare pubblici funzionari), si era dovuto rivolgere alla banca San Paolo per ottenere un prestito.
L’attività tecnica ha lasciato emergere elementi indiziari anche di una possibile intesa collusiva tra Salvatore Li Causi e funzionari della Sovrintendenza Beni culturali e monumentali di Agrigento e dell’Ente parco archeologico, finalizzata all’artata predisposizione di un bando di gara per l’affidamento di lavori da realizzare su immobili di proprietà dell’Ente Parco che avrebbero dovuto essere aggiudicati proprio all’impresa dell’indagato; in particolare nella conversazione ambientale del 26.05.2015 Salvatore Li Causi rimprovera il figlio invitandolo a maggiore precauzione nelle conversazioni telefoniche ed intimandogli di mantenere il massimo riservo sul progetto del Parco almeno fino a quando il relativo bando non sarebbe stato pubblicato.
Tuttavia, malgrado il notevole ed encomiabile impegno investigativo, gli approfondimenti di indagine delegati alla Digos di Agrigento non hanno consentito di acquisire validi elementi di riscontro, idonei a sostenere l’accusa in dibattimento, tali da consentire funditus la formulazione di specifici capi di imputazione”.

Fonte GRANDANGOLO


La nave da crociera, da lusso estremo, laSeabournEncorequesta mattina ha gettato l’ancora nelle acque del Porto Grande di Siracusa destando grande stupore ed ammirazione tra operatori portuali e i passanti. Partita da Civitavecchia ha fatto tappa nel porto siracusano per poi dirigersi verso Malta.  Mille passeggeri a bordo, incluso l’equipaggio, sono stati trasbordati a bordo di tender, vista l’impossibilità per le navi da crociera di attraccare, ed hanno trascorso la giornatavisitandoOrtigia e il luoghi più suggestivi del territorio.
La SeabournEncore è la prima di due navi da crociera extra-lusso (la seconda SeabournOdissey)ordinate a Fincantieri dalla società armatrice Seabourn Cruise Line, brand di Carnival Corporation del Nord America.
L’unità ha 40.350 tonnellate di stazza lorda, è lunga circa 210 metri, larga 28 e può raggiungere i 18,6 nodi di velocità di crociera.  Lusso ed eleganza sono le caratteristiche che contraddistinguonola nave, con  300 spaziose suite tutte dotate di balcone privato.
“Questa nave l’abbiamo salvata perché l’armatore è un amico – lamenta l’operatore marittimo Alfredo Boccadifuoco – ne abbiamo già perse quattro per il disinteresse dell’amministrazione“.

Convocazione Consiglio comunale in seduta ordinaria che si terrà nell’aula “G. Sollano” sita nel Palazzo di Città, il 13 giugno 2017. alle ore 19.00 con all’o.d.g. i sotto elencati argomenti:
1. Mozione- Stazionamento bus turistici – Carlisi
2. Atto di indirizzo – Check point Cugno Vela – Carlisi
3. Mozione – Urgenza della definizione delle vie di fuga in Centro Storico – II Comm.ne –
4. Mozione- Revoca in autotutela incarichi fiduciari dott. Rosso e ing. Lumera. Picone +3
5. Modifica art. 70 Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale – Carlisi. Commissione VI –
6. Riconoscimento legittimità D.F.B. sentenza n. 138/2017 – Giudice di Pace di Agrigento
7. Mozione- No Slot. Carlisi
8. O.d.g.- Analisi dello stato attuale e futuro del sistema di gestione dei rifiuti, finalizzato all’ introduzione della raccolta-differenziata in tutta la Città di Agrigento. Vitellaro -Licata.
9. Mozione – Randagismo – diverse firme
10. Mozione- Stazionamento DD 2002 – Carlisi.
11. Mozione: Destinazione immobile exOspedale di Via Atenea. V Comm.ne
12. Atto di indirizzo: Campo di Rugby del Parco Mediterraneo di Villaseta. V Comm.ne.
13. Nomina Consiglieri comunali quali membri della Commissione comunale per la formazione degli elenchi dei Giudici popolari – biennio 2018/2019.

AGRIGENTO
A Palma di Montechiaro avanti Stefano Castellino con il 47,46%, seguito da Rosario Bellanti (33,30%) e Martino Falsone.   A Villafranca Sicula il sindaco è Domenico Balsamo che ha ottenuto 533 voti per 55,81%. E sempre nell’Agrigentino eletto a Comitini Antonino Contino, per lui 371 voti (il 51,53 per cento). Ad Acquaviva Platani la spunta Salvatore Caruso: 386 preferenze, ovvero il 56,6%. Ancora in provincia di Caltanissetta a Sommatino la spunta Elisa Carbone (2.216 voti per il 53,12% delle preferenze). Milko Cinà è il nuovo sindaco di Bivona (50,10%): battuto per soli cinque voti (1248 a 1243) lo sfidante Marrone. A Casteltermini vittoria per Gioacchino Nicastro (con il 41.30%), che ha avuto la meglio su Pellitteri e Ripepe. A Montallegro eletta Caterina Scala con il 51,30%.
ore 10.00
A Lampedusa, vince Martello.
A Sciacca, alle elezioni per la carica di sindaco si va al ballottaggio. I due a sfidarsi saranno Calogero Bono che si è fermato al 31% e Franesca Valenti che ha toccato quota 25%. Tra due settimane il voto che darà il nuovo sindaco a Sciacca.
A Santa Margherita Belice ad affermarsi alla carica di sindaco è Francesco Valenti che ha ottenuto 2.012 preferenze, pari al 49,54 per cento.
Ad Aragona il nuovo sindaco dovrebbe essere, dato il netto vantaggio, Giuseppe Pendolino.


Ha dell’incredibile ciò che è accaduto presso la Corte d’Appello di Messina dove i giudici hanno emesso una sentenza che condanna i magistrati al risarcimento del danno prodotto da loro inerzie o errori. Una sentenza “rivoluzionaria” che apre uno spiraglio nella giurisprudenza.
La vicenda che ha portato a questa sentenza accadde 10 anni fa a Palagonia in seguito all’uccisione di MariannaManduca per mano del marito Saverio Nolfo lasciando orfani tre bambini. Il processo, intentato dal padre adottivo dei ragazzi, chiedeva al Tribunale di Messina di stabilire se ci fossero responsabilità dei magistrati che si occuparono della vicenda, dopo le prime denunce della vittima contro il marito.E secondo i giudici del Tribunale messinese questa inerzia ci fu, fu colpevole e le vittime vanno risarcite.
E’ una sentenza rivoluzionaria, spiega l’avvocato Licia D’Amico, legale del padre adottivo insieme all’avvocato Alfredo Galasso: “Sono estremamente rare le condanne dei magistrati al risarcimento del danno prodotto da loro inerzie o errori”. La Corte ha stabilito che ci fu dolo e colpa grave nell’inerzia dei giudici che, dopo i primi segnali di violenza da parte del marito, non hanno trovato il modo di fermarlo. Se i primi segnali della escalation di violenza potevano essere incolpevolmente sottovalutati, così non poteva essere dopo le prime denunce formali, le testimonianze, il racconto della vittima, minacciata chiaramente di morte dal marito che le ha mostrato il coltello, lo stesso con la quale poi ha messo fine alla sua vita.
La sentenza riconosce la responsabilità civile del magistrato per i i soli danni materiali, non per quelli morali patiti dai tre figli piccoli della coppia. “Al Tribunale di Messina avevamo chiesto una interpretazione evolutiva e costituzionalmente orientata della norma pur recentemente riformata, nel 2015, – spiegano gli avvocati D’Amico e Galasso – che formalmente riconosce il danno non patrimoniale soltanto per la privazione della libertà personale , che per il momento non abbiamo ottenuto. Vedremo cosa ne penseranno ora il giudice nazionale e la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo”. Sullo sfondo resta l’assurda morte di Marianna, uccisa a 32 anni dal marito dopo 12 denunce. Una morte annunciata, quella di Palagonia, un caso di femminicidio classico e drammatico, dove la violenza di un uomo non ha trovato alcun argine nella giustizia.
Sarà la Presidenza del Consiglio dei Ministri a dovere risarcire 300mila euroi tre figli di Marianna Manduca.
Come prevede la legge sulla responsabilità dei magistrati è la Presidenza del Consiglio a dover pagare in primis il danno patrimoniale causato dai magistrati , la quale poi potrà rivalersi sui magistrati stessi.
Uno dei due magistrati è ormai in pensione, la collega invece lavora in un altro Tribunale.