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Il deputato nazionale del Movimento 5 Stelle, l’agrigentino Michele Sodano, interviene in replica a quanto dichiarato dai consiglieri comunali di Agrigento Gramaglia, Iacolino, Urso, Palermo e Alfano, sul voto contrario alla proposta di riduzione del “caro voli” da e per la Sicilia da parte dei deputati siciliani dei 5 Stelle. Sodano afferma: “Non esiste alcuna proposta di riduzione del ‘caro voli’ a firma dell’Onorevole Varchi, la quale ha semplicemente presentato, durante la discussione della giornata di ieri sul Decreto Salva Alitalia, un semplice ordine del giorno pretestuoso, fuori contesto e non attinente alla materia trattata in aula, che in alcun modo poteva essere votato dall’attuale maggioranza. Parliamo invece dei fatti. L’unica verità è che questo Governo, con un emendamento del Movimento 5 Stelle, fortemente voluto dalla Deputazione Siciliana e dal viceministro ai trasporti Cancelleri, ha già stanziato nella Legge di Bilancio del 2020, di cui sono stato relatore, 25 milioni di euro per le tariffe sociali da e per gli aeroporti di Catania e Palermo. Per la prima volta nella storia della Sicilia è stata trovata una soluzione che possa rendere più economici i voli aerei per gli studenti, i disabili e i lavoratori fuorisede, ed è opportuno ricordare che Fratelli d’Italia, in sede di votazione della Legge di Bilancio, sulla proposta concreta ha votato con parere negativo. Questa è l’epoca in cui attraverso i social, i componenti dei partiti della Meloni e di Salvini continuano a diffondere pericolose menzogne invece di lavorare per lo sviluppo della nostra terra. A differenza loro il Movimento 5 Stelle lavora incessantemente e porta a casa provvedimenti utili alla vita dei cittadini”.

Il Tar, esprimendosi nel merito, dopo la sospensiva del provvedimento impugnato, ha respinto il ricorso che la società privata Global Service ha presentato contro un provvedimento del Comune di Agrigento che sostanzialmente ha bloccato le attività al cimitero di Piano Gatta perché non ha riconosciuto legittimo il transito nella gestione del cimitero dalla società Europa Costruzioni alla società Global Service. Molto probabilmente la società privata Global Service ricorrerà all’organo di giustizia amministrativa di secondo grado, ovvero il Cga, contro la sentenza del Tar. Nel frattempo però al cimitero di Piano Gatta incombe nuovamente la paletta rossa.

Il coordinatore ad Agrigento dell’Udc, Salvatore Fanara, interviene a seguito dello stop al cimitero di Piano Gatta imposto dal Tar. Fanara afferma: “Ad Agrigento sono ancora in attesa di sepoltura 60 salme, attualmente sistemate in cappelle private. Inoltre restano altre decine di salme a deposito. A fine estate scorsa sembrava che il problema si fosse sbloccato tanto che il Gestore aveva iniziato i lavori di completamento dei loculi previsti per norma, consegnando 48 loculi in quest’ultimi giorni di inizio anno. La situazione oggi s’infittisce drammaticamente. Una considerazione viene spontanea: ma gli uffici comunali preposti hanno in questi anni formulato mai delle soluzioni ? E adesso ci chiediamo cosa succederà. Sicuramente questa amministrazione attiva non ha brillato, questa è la sensazione della cittadinanza”.

L’assessore comunale al Bilancio di Agrigento, Francesco Cuzzola, interviene a seguito della richiesta del Movimento Mani Libere di Giuseppe Di Rosa di rendere pubblico come sono stati spesi, e per quali servizi, gli introiti della Tasi dal 2015 in poi ad Agrigento. Cuzzola afferma: “L’imposizione della Tasi è un obbligo previsto dal legislatore nazionale in capo al Comune. Detto ciò, per verificare la spesa basterebbe semplicemente leggere le delibere di approvazione delle aliquote per evidenziare quali sono i servizi indivisibii finanziati con il gettito della Tasi. In ogni delibera vi è un prospetto di raccordo con la spesa sostenuta dal Comune. Come dire: si parla senza leggere!”.

Ad Agrigento, su iniziativa del consigliere comunale di Forza Italia, Simone Gramaglia, si è svolto un sopralluogo congiunto, con l’assessore comunale ai Lavori Pubblici, Mauro Patti, e il comandante della Polizia Locale, Cosimo Antonica, nei pressi della scuola “Kolbe”, nella frazione di San Michele, a nord della città, dove sono stati installati i rilevatori di velocità. Lo stesso Gramaglia spiega: “Già nel 2013 mi sono occupato, dopo vari sopralluoghi, del gravoso problema della precaria sicurezza stradale intorno all’istituto scolastico ‘Kolbe’ in ragione della presenza di una strada, che peraltro conduce all’ospedale, densamente trafficata. Già all’epoca acquistammo le apparecchiature deterrenti. Poi però il tutto si è arenato. Adesso, subentrato in Consiglio comunale, ho ritenuto doveroso concludere quanto già avviato. I rilevatori di velocità sono un intervento atteso da tempo in quanto strumento destinato a garantire maggiore sicurezza ai tanti bambini che frequentano la scuola ‘Kolbe’ e anche ai tanti lavoratori che fruiscono della zona come strada di transito e di collegamento con l’ospedale e la zona industriale. Ringrazio l’amministrazione comunale, il comandante Antonica e in particolare l’assessore Mauro Patti per la sollecitudine con cui si è prontamente adoperato” – conclude Simone Gramaglia.

A Palma di Montechiaro i Carabinieri della locale Stazione hanno arrestato due pusher, un palmese di 53 anni ed un egiziano di 26 anni, sorpresi in possesso di quasi due etti di marijuana all’interno di un’abitazione rurale con annesso ovile. I due sono stati colti ad armeggiare con diverse dosi di marijuana, trovata anche fuori dalla casa e dentro il bagagliaio di un’automobile, per un totale di quasi due etti di erba. Il palmese e l’egiziano, reclusi ai domiciliari, risponderanno all’autorità giudiziaria di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti.

I Carabinieri della Stazione di Campobello di Licata hanno arrestato due uomini di Canicattì, di 58 e 47 anni, sorpresi intenti a contrattare la vendita di un trattore, trafugato al proprietario poche prima a Naro. Lo stesso derubato ha denunciato alla stazione dei Carabinieri di Naro il furto del suo trattore cingolato. Subito sono scattate le ricerche. E i militari della stazione di Campobello hanno scoperto proprio a Campobello di Licata un mezzo agricolo simile a quello rubato. Prima si sono appostati ad osservare e poi sono intervenuti quando si sono accorti di tre uomini armeggianti intorno al mezzo. Uno dei tre, probabilmente l’aspirante acquirente, è riuscito a fuggire, mentre i due ricettatori sono stati bloccati. Il trattore, risultato quello rubato, è stato restituito al legittimo proprietario, che ha ringraziato i Carabinieri per la celerità e l’efficacia dell’intervento. I militari sono sulle tracce del terzo complice.

Lo scorso 22 luglio, la Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Adriana Piras, ha confermato la sentenza di assoluzione, già emessa in primo grado, a favore dell’ex ministro Calogero Mannino, nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta “trattativa Stato – mafia”. Ebbene, adesso sono state depositate le motivazioni della sentenza di assoluzione. E, tra le mille e cento pagine depositate, i giudici scrivono: “Non è stato affatto dimostrato che il Mannino fosse finito anch’egli nel mirino della mafia a causa di sue presunte e non dimostrate promesse non mantenute (addirittura, quella del buon esito del primo maxi processo) ma, anzi, al contrario, è piuttosto emerso che costui fosse una vittima designata della mafia, proprio a causa della sua specifica azione di contrasto a Cosa Nostra quale esponente del governo del 1991, in cui era rientrato dal mese di febbraio di quello stesso anno. Sono pacifiche e pubbliche, poi, le minacce subite dal ministro Mannino, il suo timore e l’attivazione di tutte le forze di pubblica sicurezza e di intelligence dello Stato italiano a tutela della sua persona, ivi compreso il Ros ed i servizi segreti, cui lo stesso ebbe pure a rivolgersi. Ciò non di meno è rimasto parimenti non dimostrato che tali contatti, per nulla occulti, fossero finalizzati all’avvio di una trattativa con Cosa Nostra. Del resto, se davvero, come da contestazione, l’imputato fosse stato così vicino a Cosa Nostra da essere un suo stabile interlocutore politico, costui non avrebbe di certo avuto bisogno, per proporle un patto per sé ‘salvifico’, né dei militari del Ros né del suo acerrimo nemico politico, Vito Ciancimino, ben potendo presentarsi egli stesso ai vertici del sodalizio come prestigioso mediatore (all’epoca era ancora Ministro) per sé stesso e per lo Stato italiano. L’ipotesi del suo coinvolgimento nella fattispecie di cui in rubrica non solo, dunque, non è riscontrata, ma si appalesa, ancora una volta, illogica”.