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Il capogruppo di Forza Italia al Consiglio comunale di Agrigento, Simone Gramaglia, interviene in riferimento alla necessità di incrementare la campagna vaccinale al fine di non precipitare nuovamente nelle restrizioni a danno soprattutto del tessuto economico e produttivo attualmente in fase di rilancio.
Gramaglia afferma: “Non dobbiamo più tornare a richiudere ciò che oggi è aperto, e cioè la gran parte di attività e servizi. Nessuno vuole tornare alle restrizioni precedenti, non dobbiamo dimenticare quanto avvenuto subito dopo la scorsa estate, ovvero la seconda e terza ondata pandemica”.
“Le precauzioni servono – aggiunge Gramaglia – e adesso abbiamo i vaccini con una campagna di somministrazioni in pieno svolgimento da completare. Ed è per questo che è necessario sfruttare gli strumenti vigenti: dunque, se si stanno organizzando, anche se all’aperto, iniziative come concerti, serate nei locali, ed eventi sportivi, va utilizzato il Green Pass per tutti gli accessi, nel rispetto dei protocolli condivisi. La variante Delta non ci permette di abbassare la guardia. Insistiamo insieme sulla necessità per tutti di vaccinarsi, la sola vera arma per fermare definitivamente il contagio” – conclude Simone Gramaglia.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero, Luisa Bettiol, a conclusione della requisitoria, ha proposto sei condanne nell’ambito dell’inchiesta antidroga cosiddetta “Up and down”, che avrebbe svelato un traffico di cocaina dal Belgio verso la Sicilia e la provincia di Agrigento. Dunque, 24 anni di carcere per Carmelo Fallea, 46 anni, di Favara, 22 anni per Calogero Presti, 48 anni, di Favara, 14 anni per Carmelo Vaccaro, 43 anni, di Favara, 12 anni e 6 mesi per Rania El Moussaid, 36 anni, originaria del Marocco e residente ad Agrigento, 11 anni e 6 mesi per Gaspare Indelicato, 38 anni, di Favara, e 3 anni, solo per detenzione di droga e non reato associativo, per Stefano Sacco, 57 anni, di Porto Empedocle. Prossime udienze, per le arringhe difensive, il 4 e il 21 ottobre.

Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo, ha disposto il rinvio a giudizio di 11 imputati di Palma di Montechiaro. Si tratta di Ignazio Rallo, 40 anni, Roberto Onolfo, 29 anni, Angelo Castronovo, 64 anni, Pino Azzarello, 40 anni, Carmelo Pace, 59 anni, Giuseppe Azzarello, 23 anni, Maria Concetta Noemi Oteri, 22 anni, Giacomo Alotto, 62 anni, Gioacchino Gaetano Burgio, 50 anni, Giuseppe Giganti, 44 anni, e Giuseppe Rallo, 32 anni. L’inchiesta, sostenuta da Carabinieri e Squadra Mobile di Agrigento, ruota intorno ad una faida tra famiglie ed agli omicidi di Enrico Rallo, 38 anni, ferito a Palma di Montechiaro il 10 novembre del 2015 e poi morto un mese dopo all’ospedale Civico di Palermo, e a quello di Salvatore Azzarello, 39 anni, ucciso in contrada Burraiti, tra Agrigento, Favara e Naro, il 23 agosto del 2017. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’origine della faida risale al furto di un mezzo agricolo nel 2013, che sarebbe stato commesso dai fratelli Ignazio ed Enrico Rallo a danno di Salvatore Azzarello. Azzarello avrebbe ucciso Enrico Rallo, ed Ignazio Rallo, Roberto Onolfo e Giuseppe Rallo avrebbero ucciso Salvatore Azzarello. Ad Angelo Castronovo, già scampato la notte di Capodanno del 1991 alla strage del bar “2000” provocata dal conflitto tra Cosa Nostra e Stidda, è contestata la partecipazione ad entrambi gli omicidi allorchè avrebbe fornito informazioni e atti utili a compiere i due agguati mortali: avrebbe fissato un appuntamento trappola con Enrico Rallo, e poi avrebbe informato Ignazio Rallo su dove trovare Azzarello. Prima udienza il 21 settembre innanzi alla Corte d’Assise presieduta da Alfonso Malato.

Il gup del tribunale di Palermo Cristina Lo Bue ha rinviato a giudizio 28 impiegati dell’assessorato regionale alla Salute di piazza Ottavio Ziino, nel capoluogo siciliano: sono accusati di truffa in relazione a una serie di episodi di assenteismo riscontrati dalla Guardia di Finanza nel 2019.

Gli imputati, di cui aveva chiesto il rinvio a giudizio il pm Giacomo Brandini, sono in tutto poco meno di 40: tre hanno scelto di patteggiare, 4 faranno il rito abbreviato. Tre posizioni sono state definite con sentenza di non doversi procedere: hanno dimostrato cioè che, a differenza dei loro colleghi, gli allontanamenti dal posto di lavoro erano giustificati. L’inchiesta, coordinata dal pool del procuratore aggiunto Sergio Demontis, è condotta dagli investigatori che nei giorni scorsi avevano riscontrato analoghi episodi di assenteismo al Comune di Palermo, negli uffici dei Cantieri culturali della Zisa.

Era stato preso a bastonate e investito con un furgone dal consuocero dopo l’ennesima lite, lo scorso 30 maggio, Mario Vincenzo Lauricella, meccanico sessantenne di Canicattì. Oggi dopo un mese di agonia, è deceduto. La lite scaturita dall’argomento matrimonio, programmato dai figli, ma non accettata dai genitori.

Si aggrava adesso la posizione del 75enne Luigi La Lomia, pensionato anche lui di Canicattì, inizialmente accusato di duplice tentato omicidio. Oltre al meccanico, deceduto oggi, l’uomo avrebbe anche tentato di investire e uccidere la futura nuora e fu il genitore a fare praticamente da scudo  alla figlia, anche lei inizialmente bersaglio del furgone condotto dal suocero. La vicenda, come ricostruito nel provvedimento di custodia cautelare a carico di La Lomia, parte da lontano e precisamente dal giorno in cui si è programmato il matrimonio tra il figlio dell’indagato e la figlia della vittima. Da quel momento è cominciato un vero incubo per la famiglia con minacce e insulti sempre più frequenti e che hanno trovato l’incredibile epilogo lo scorso 30 maggio.

La Lomia fu arrestato qualche giorno più tardi , con l’accusa di duplice tentato omicidio, dai poliziotti del commissariato di Canicattì agli ordini del dirigente Francesco Sammarino. Il provvedimento cautelare fu in seguito convalidato dal gip del Tribunale di Agrigento Luisa Turco che ha accolto le richieste del sostituto procuratore Paola Vetro. Adesso la posizione del 75enne si aggrava.

Un gruppo di cittadini-genitori si sta preparando, per stasera o domani sera, ad improvvisarsi squadra di “netturbini” e ripulire Villa della Pace.

La villetta, tra le più gettonate dai ragazzi,  è invasa dai rifiuti e da cocci di bottiglie e “se non ci pensa il comune- affermano- ci pensiamo noi quali cittadini.”

Sono, ormai, 21 giorni che i netturbini hanno incrociato le braccia deponendo le armi atte a combattere la sporcizia e imbracciando quelle ritenute idonee a rivendicare il diritto alla loro retribuzione.

Un gruppo di genitori-cittadini ha, pertanto, deciso di non poter restare, a propria volta, con le braccia conserte in quanto il luogo è frequentato dai propri bambini.

Hanno già provveduto, d’impeto, qualche giorno fa, a raccogliere rifiuti e bottiglie adoperando un sacchetto rinvenuto fortuitamente sulla vettura di uno di loro, ma adesso stanno organizzando una vera e propria “squadra” armata del necessario per ripulire come si deve almeno la zona dove sono allocati i giochini.

Non ci sono solo rifiuti- afferma uno dei genitori- alcune persone frequentano la villa portando al seguito i propri amici a quattro zampe, ma non il necessario per asportare gli escrementi degli stessi; il padrone ha la pessima abitudine di lasciare per terra il “bisognino” del proprio animale,

Comportamento questo, è bene ricordarlo, che oltre ad essere riprovevole, integra una fattispecie penale assistita da pesanti sanzioni.

Accolta dal Giudice per l’udienza preliminare Micaela Raimondo, la richiesta di rinvio a giudizio avanzata del sostituto procuratore della Repubblica, Paola Vetro, nei confronti di dieci autisti della Tua – azienda che si occupa del trasporto urbano nella Città dei Templi – a cui adesso vengono contestati i reati di truffa aggravata e interruzione di pubblico servizio.

Si tratta del consigliere comunale Angelo Vaccarello, Maurizio Buttigè, 52 anni; Maurizio Camilleri, 52 anni; Giuseppe Danile, 60 anni; Giuseppe Donisi, 52 anni; Vincenzo Falzone, 53 anni; Giuseppe Lattuca, 59 anni; Michelangelo Nasser, 57 anni; Andrea De Carmelo Russo, 59 anni; Giuseppe Trupia, 54 anni.

La procura agrigentina ha contestato fatti risalenti agli anni 2016-2017 scaturiscono dalla denuncia dell’azienda stessa che, con l’aiuto di un investigatore privato,indagò sui propri dipendenti presentando poi un dossier al Palazzo di Giustizia. Secondo l’accusa gli autisti dei bus avrebbero venduto biglietti acquistabili solamente presso le rivendite a bordo dei mezzi e non registrandoli poi nell’apposita “distinta giornaliera di rivendita”. A tre dei dieci indagati viene anche contestata l’ipotesi di interruzione di servizio pubblico perché – durante il proprio turno di servizio – avrebbero sostato al di fuori del percorso consentito per circa venti minuti causando una modifica di alcune fermate.

Per gli stessi fatti è in corso da circa due anni un procedimento davanti il giudice del lavoro del Tribunale di Agrigento che ha annullato tutti i provvedimenti di licenziamento che erano stati proposti dall’azienda reintegrando i dipendenti a lavoro. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Tanja Castronovo, Leonardo Marino, Teresa Chiara, Gianluca Urso e Alessandro Rampello e Daniela Posante.

Gli allarmanti dati emersi dai bollettini negli ultimi giorni relativi ai nuovi positivi preoccupano non poco alcuni Comuni dell’agrigentino. Il tasso di positività rilevato nei Comuni di Favara, Palma di Montechiaro e Licata è stato dichiarato altamente preoccupante e non è escluso che nelle prossime ore o nei prossimi giorni venga imposta la zona rozza a causa dell’elevato numero di contagi avvertito negli ultimi giorni.

I sindaci di Palma di Montechiaro e di Favara hanno lanciato l’allarme attraverso i social e adesso si attendono notizie da parte dell’Asp di Agrigento per capire cosa avverrà nei prossimi giorni.

Di certo non c’è ancora nulla. L’Asp di Agrigento, comunque, ha disposto delle indagini diagnostiche sul corpo dell’avvocato di Grotte Venerando Bellomo, 59 anni, deceduto stamattina dopo avere effettuato la seconda dose del vaccino Pfizer.

Il tutto perchè i familiari della vittima hanno presentato alla Procura di Agrigento un esposto per capire se esistono collegamenti con la morte improvvisa dell’avvocato e la seconda dose del vaccino fatta il giorno prima, cioè ieri. La morte è avvenuta stamattina, improvvisa, mentre Venerando Bellomo stava bene.

In tal senso, su incarico della Procura della Repubblica di Agrigento, i Carabinieri hanno allertato l’Asp di Agrigento che ha immediatamente attivato il protocollo per le indagini diagnostiche sul cadavere dell’avvocato grottese.

Successivamente, per eventuali ulteriori approfondimenti, verrà disposta l’autopsia per capire le cause definitive del decesso.

 

Questa è una settimana particolare perché la tendenza si è invertita e il numero dei positivi è in aumento. Anche oggi siamo al primo posto tra le province in Sicilia per nuovi contagi. Alcuni comuni della nostra provincia si apprestano a diventare zona rossa a causa di partecipazione a feste, matrimoni ma anche giovani che sono tornati da Malta (una trentina con la variante Delta). La situazione è preoccupante.

A dirlo è il commissario straordinario dell’Asp di Agrigento, Mario Zappia, nel consueto punto settimanale sulla situazione epidemiologica in provincia.

Il manager dell’Asp prosegue: “Peggiora anche la situazione negli ospedali. A Ribera dai quattro ricoverati della scorsa settimana si è passati ai 13 pazienti, tutti nel reparto di medicina. Anche in terapia intensiva si registra l’incremento di una unità rispetto a sette giorni fa. Il punto fondamentale è sempre il vaccino che riesce a ridurre l’ospedalizzazione. Il 70% delle persone ricoverate in Sicilia non è vaccinato e questo dato ci deve fare riflettere. L’appello a tutti, soprattutto ai giovani, è quello di sottoporsi a vaccino. La sanità non è politica. Se non riusciamo a convincerci che il vaccino è l’unica soluzione non abbiamo dove andare. Chi è vaccinato è libero di circolare dove vuole mentre chi non lo è – ed è un mio pensiero – deve essere limitato. Chi non vuole vaccinarsi è libero di non farlo però non può mettere a repentaglio la salute degli altri. Sono comunque favorevole all’estensione del Green Pass”.