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Due mostre che presentano due giovani, due creativi: Federico Severino, Valerio Valino. I due artisti dialogano tra loro affrontando il tema del paesaggio nelle sue molteplici variabili cromatiche.
A Palermo allo XXS/aperto al contemporaneo (Virginia Glorioso, curatore del progetto CAMERA DOPPIA, ormai alla seconda edizione); e ad Agrigento allo Spazio Espositivo di Francesco Siracusa. “La mostra mette in luce di F.Severino e di V. Valino, la loro ricerca artistica, formalmente differente, partendo da un motivo comune: l’analisi del paesaggio attraverso l’uso del colore.” Afferma l’ideatore e curatore dello Spazio Espositivo, Francesco Siracusa.

Federico Severino, (Vizzolo Predabissi -Mi-, 1990) vive e studia a Catania. Disegna frammenti di paesaggio in cui ritorna ciclicamente con la mente. Luoghi, questi, su cui ha compiuto un atto esperienziale e che traduce con una personale visione creando diversi punti di osservazione. Dà vita, così, ad una dimensione ideale di paesaggio, uno spazio aperto, fruibile da chiunque. Questo continuo ricercare, coinvolge inevitabilmente il suo corpo attraverso un agire non consequenziale, non descrittivo, dove la gestualità data dalla mano, ed il tocco repentino dato con il pastello, è imprevedibile ed automatico. “L’arte, per me, è un veicolo, mai un fine! L’artista non deve mai smettere di ricercare la propria voce per poterla poi dipingere.”

Nella ricerca pittorica di Valerio Valino, (Catania, 1989) è visibile la necessità di reinventare un linguaggio pittorico ampio, che coniughi materiali e significanti contrastanti e di difficile convivenza fra loro. Al centro della sua ricerca c’è la volontà di creare nuovi dialoghi tra tonalità e materiali pop con tonalità atmosferiche o materiali “organici”. Nuovi dialoghi anche, tra materie forti, sonore e incontrollate con materie quasi eteree o geometricamente tenute e cadenzate da linee elementari. La superficie del lavoro dà così origine ad un campo pittorico dove tutto è possibile. “Da uno spazio comune, dipartono due punti di vista, due esperienze di vita, due emozionalità, (quella mia e quella di Federico), attraverso un canale espressivo congeniale ad entrambi, la pittura.. La pittura è un canale espressivo immortale!”

Dal paesaggio, il colore : Federico Severino | Valerio Valino in mostra dal 7 gennaio al 28 febbraio 2017 ad Agrigento allo Spazio Espositivo di Francesco Siracusa, in via Papa Luciani, 52. info@spazioespositivo.net +39 348 3931303

A SALVATORE MORGANTE E FEDERICA MULA  IL PRESTIGIOSO PREMIO “SICILY ART VISION”
Anche due giovani e già affermati Artisti agrigentini, Salvatore Morgante e Federica Mula, eclettici e polivalenti nelle loro multiformi creazioni, fra i nove talentuosi protagonisti della cultura visuale siciliana che saranno insigniti dell’importante Premio “Sicily Art Vision” a Catania, sabato 14 gennaio, alle 17. 30, presso il Museo “Emilio Greco”, Piazza San Francesco d’Assisi, 3, Palazzo Gravina-Cruyllas (in cui ha sede anche il Museo “Vincenzo Bellini”), nel corso dell’inaugurazione della Rassegna d’Arte “Esplicitazioni Creative”, organizzata dall’Accademia Federiciana, curata dal rinomato Critico d’Arte Prof. Fortunato Orazio Signorello, presentata da Giuseppe Proiti e con l’introduzione critica dell’Avv. ssa Monica Candrilli.  Salvatore Morgante, 40 anni, di Favara, pittore, disegnatore, fotografo e designer, in soli tre anni di attività artistica “ufficiale” si è proposto ed imposto ai più alti livelli dell’Arte contemporanea italiana ed internazionale, esponendo in diversi Stati (ultimo in ordine di tempo, qualche mese fa, il Giappone).Federica Mula, 21 anni, di Agrigento, pittrice e disegnatrice, laurea triennale in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo conseguita col massimo dei voti e la lode l’anno scorso, appena ventenne, presso l’Accademia di Belle Arti “Michelangelo” di Agrigento, espone in Italia e all’estero fin da quando aveva 12 anni.  Sabato 14 gennaio 2017, alle ore 17,30, al Museo Emilio Greco di Catania, sito in piazza San Francesco D’Assisi, 3 (Palazzo Gravina – Cruyllas, dove ha sede anche il Museo Vincenzo Bellini) sarà inaugurata la Rassegna d’arte visiva “Esplicitazioni creative”.La mostra potrà essere visitata fino al 22 gennaio: la domenica dalle 9,00 alle 13,00; da lunedì a sabato dalle 9,00 alle 19,00.

Fino al 10 gennaio è possibile visitare l’esposizione “Cunzammu lu presepi”, allestita all’interno della galleria A Sud Arte Contemporanea. Quella della galleria è una scenografia anticonvenzionale.

Il presepe è costituito anche da materiali di recupero : la carta (in tutte e declinazioni) per la riproduzione delle pareti rocciose, delle figure (umane o animali a volte anche irriverenti); le lampadine elettriche che simulano il fuoco, le lanterne sovradimensionate per la rappresentazione degli angeli, le sculture in legno (gatti e topi in particolare), gli utensili da lavoro (tenaglia, scalpello, spatola, pennelli e tavolozze da pittore), ultimo non per importanza il bambolotto malconcio (senza una gambetta) trovato per caso dal pittore Giovanni Proietto, che in un video, di questi giorni, girato dal fotografo agrigentino Tano Siracusa, dichiara “anche questo è di risulta! Doveva succedere, mancava “u bambineddu” e qualche giorno prima… l’ho trovato nella spazzatura insieme al peluche che tiene adesso vicino. Le cose a volte succedono perché devono succedere!”

(https://www.youtube.com/watch?v=6yzMhWRhBxo TS)

Curatori della moderna esposizione: uno, Giovanni Proietto fondatore di A Sud Arte Contemporanea, nessuno, ovvero l’arte che si auto genera, centomila, cioè i contributi di tutti, degli artisti, noti e meno noti, ma anche dei passanti che hanno lasciato una loro impronta (più o meno tangibile).
Grazie allo straordinario estro degli artisti amici della galleria, quest’anno il Presepe rappresenta una eccezionale opera d’arte. Tra gli altri: Giuseppe Rizzo, Olga Brucculeri, Giuseppe Marchica, Giuseppe Agozzino, Lucrezia Condello, Adriana Cottone, Stefano Gallitano, Maurizia Salemi hanno contribuito, con grande maestria, alla creazione di quello che può essere definito un atipico presepe dei nostri giorni. Ogni ospite, con contributi diversi, ha messo in essere il presepe di quest’anno del piccolo centro abitato della Provincia di Agrigento.

Il presepe vivente di Realmonte è prova che esistono altri modi di allestire un presepe e di partecipare, senza dimenticare la tradizione, ad un evento che ha come scopo quello di unire gli uomini, secondo valori di gioia e di amore. Qui agiscono persone reali attraverso l’arte: la musica della zampogna ( di Giovanni Moscati e i suoi compagni), la poesia e il teatro (performance toccanti sono state quelle di Daniele Moretto, Francesco Riggio e Stefania Galatolo) accompagnati da suoni, musica e canti popolari; e per concludere l’adorazione dei Magi, del 6 gennaio, anche il buon cibo, quello di una volta, fatto di ingredienti semplici locali: degustazione offerta dalla Pro Loco Scala dei turchi.
Un viaggio “indietro nel tempo”. Il confine tra spettatori e testimoni non esiste più; un viaggio di quasi due ore che ha coinvolto ed emozionato tutti, grandi e piccini.



Sposami rivoluziona la propria Area Eventi per dare maggiore spazio allo show e ospitare le sfilate delle collezioni 2017/2018
E “si fa in tre”: aggiunge un piano all’esposizione, più stand, più proposte, più idee, più opportunità. Il “Wedding Taste” la grande novità

Succulento e prelibato è il “Menù di nozze” che la 13° edizione di Sposami offrirà ai futuri sposi. Il Salone del Matrimonio e della Casa de Le Ciminiere di Catania, in programma dal 14 al 22 gennaio, ha in serbo tante “pietanze” nuove e ricercate.
Sposami “si fa in tre”. Come le più maestose wedding cake il Salone ha ampliato i propri spazi, aggiungendo un piano  all’esposizione: oltre al PIANO TERRA e al PRIMO PIANO con tutti i fornitori e i professionisti per l’organizzazione del matrimonio, dalle aziende di arredamento con gli ‪‎architetti e i progettisti a disposizione per immaginare il focolare domestico dove far crescere  la famiglia. Nasce il SECONDO PIANO con nuovi ed elegantissimi stand: l’Area dei giochi a premio e degli spettacoli, show, sfilate, proiezioni, degustazioni.
La nuova AREA EVENTI sarà il luogo perfetto per quelle coppie alla ricerca di ispirazione per l’arredo casa e l’organizzazione delle nozze. Più grande, suggestiva, tecnologica, nella passerella di Sposami le coppie  potranno concretamente ammirare, sotto forma di show, tutte le anteprime dal settore wedding e del design.  E soprattutto le sfilate! Sul palco le collezioni sposa, sposo e cerimonia 2017/2018. Smartphone alla mano, l’imperativo è godersi  le “fashion week” siciliane a Sposami.
Il “Wedding taste” è una delle grandi novità del Salone della Sposa organizzato dalla Expo di Barbara Mirabella. E’ il primo “meeting in fiera” dedicato alle eccellenze del gusto e alla cultura del cibo di qualità dove uditori privilegiati saranno le coppie ma anche il sempre più vasto e appassionato pubblico dei wedding foodies alla ricerca crescente di qualità ed unicità. Un viaggio attraverso i sensi e le idee, alla scoperta delle tante e spesso nuove modalità in cui oggi si esprime e si sperimenta il banchetto di nozze: tra tradizione e innovazione, tendenze e scuole di pensiero, attrezzature e tecniche professionali, food & kitchen design. Nato dalla collaborazione di Expo con Blu Lab Academy,  il Wedding Taste andrà in scena in una tecnologica sala degustazione attrezzata per l’occasione presso la nuova area eventi del Salone, al 2° piano, con uno spazio speciale al termine del percorso dove fermarsi a chiacchierare con lo chef cominciando a delineare le prime idee di menù.
Questi e altri gli ingredienti di Sposami che, come sempre viaggerà in parallelo tra i Social Network e in diretta streaming. Chicche, curiosità, aggiornamenti  in tempo reale dalla Fiera, possibilità di scaricare l’invito omaggio per entrare gratis … tutto tramite il sito www.sposamiexpo.it.
Barbara Mirabella: “Sposami farà vincere, tornerà a stupire, divertire, emozionare,. E’ stato sempre così in 12  anni di successi in cui 275.000 futuri sposi hanno scelto le aziende del Salone per il loro ‘giorno più importante’; 12  anni in cui si sono succeduti i protagonisti del mondo della moda e del wedding style; 12 anni di eccitanti eventi dai quali sono emerse mode e tendenze; 12  anni in cui migliaia di coppie si sono portate a casa premi strabilianti utili per il giorno del Sì; la prima ed unica Fiera tra le siciliane ad essere andata in diretta streaming, a coinvolgere blogger straniere e ad avere un’anima spiccatamente ‘Social’”.
In attesa di svelare il programma eventi della 13° edizione, in occasione della Conferenza Stampa (martedì 10 gennaio), Sposami sarà ancora una volta un evento da sempre piacevolmente legato alla tradizione nella patria mondiale dei matrimoni che è la Sicilia.
La Fiera si potrà visitare tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle ore 16.00 alle 21.00 e sabato e domenica dalle ore 10.00 alle 22.00. Inaugurazione Sabato 14 Gennaio ore 16.30. Ingresso da piazzale Rocco Chinnici (già piazzale  Asia.)

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Nel corso del viaggio in Sicilia non posso fare a meno di scrivere di uno dei prodotti d’eccellenza: il vino, qualcosa che vive e che fa parte della nostra vita: raccontarlo, dunque, vuol dire parlare di noi, di persone e di paesaggi; da sempre elogiato da poeti e scrittori, cantanti e cantori ..“il vino racconta la storia di una tradizione millenaria: il vino è la poesia della terra” (Mario Soldati). Il vino è il condensato di un territorio, di una cultura, di uno stile di vita (Emingway). Oggi Inycon è una delle maggiori manifestazioni dedicate al vino in Sicilia (nonché la più antica) e si svolge annualmente a Menfi, in provincia di Agrigento, generalmente durante la prima settimana di luglio.
Anticamente, però, Inycon era una città (alcuni storici ritengono si trattasse più di un regno che di una città e lo penso anch’io) abitata da un antico popolo di Sicilia: i Sicani. Il regno di Inycon era situato tra il fiume Hypsas, attuale fiume Belìce, e il fiume Halykos, l’odierno fiume Platani. L’abbondanza di acqua, unita ad una eccellente fertilità del suolo, permise ai Sicani di sviluppare una fiorente agricoltura basata principalmente sulla coltivazione della vite. Non si conosce ancora con precisione il sito esatto della città di Inycon. Quello di cui si è a conoscenza è che certamente vantava la produzione di un ottimo vino. A narrare della predilezione di Giulio Cesare per i vini di Inycon è stato Plinio il Vecchio nei suoi scritti giunti fino ai giorni nostri. Fatta questa parentesi storica, torniamo nel presente, in cui la produzione del vino continua ad essere ottima in questo lembo di terra in cui scorrono le acque del fiume Belice.
A Menfi, ma anche nei comuni di Santa Margherita Belice, Contessa Entellina, Montevago, Sambuca e Sciacca, il vino è il protagonista principale e attraverso questa eccellenza (molti dei vini siciliani hanno ottenuto il riconoscimento dei marchi D.O.C. e I.G.T) si vuole puntare l’attenzione su tutto uno scrigno agroalimentare, un intreccio di sapori, colori e aromi che uniti ad artigianato, musica, arte e danza vogliono regalare delle esperienze da non dimenticare.

INYCON
A leggere il programma della 21esima edizione della festa Inycon sembra altro da ciò che realmente è stato. Reduce dell’evento non posso esimermi dal notare le differenze tra la (appena) scorsa edizione e le precedenti (a mio avviso migliori e meno dispersive).
Tutti conosciamo o abbiamo partecipato, almeno una volta, alle sagre di paese, dove tutto è delineato sono approssimativamente e spesso lasciato all’improvvisazione e ci si diverte, proprio perché senza grandi pretese le aspettative non soddisfatte non possono deludere.
L’impatto è quello di rivedere, a distanza di anni, sempre la stessa cosa, ed a essere sinceri nella forma peggiore in cui poteva presentarsi, quindi di vedere un passo indietro se pur, oggettivamente è stata una manifestazione ricca di spunti artistico-culturali (dialoghi sul vino, “cunti e canti” sulla Sicilia, proiezioni di docufilm, laboratorio creativo per i più piccoli, spettacoli multimediali, performance di live painting e giochi di fuoco). Inizialmente si è parlato di nuova forma grafica, nuova comunicazione, nuove parole ma stessa sostanza, stessi contenuti e purtroppo tagli, ad es. manca quest’anno il momento finale del concerto musicale che è stato rimpiazzato da un banale Dj set, il solo capace di trattenere e di creare aggregazione prima e ricordo poi. Le degustazioni nei villaggi enogastronomici erano organizzati tra le vie della Menfi vecchia, mentre negli scorsi anni gli stands erano tutti concentrati in piazza Vittorio Emanuele attorno al palco, permettendo così di godere delle interviste ai giornalisti, agli enologi e di godere della musica dal vivo, come quella di Max Gazzè (davvero notevole) nel 2012 o dei magnifici Tinturia nel 2011.
Qualcuno potrebbe obiettare che non ci sono più le risorse economiche di una volta. Per caritá, non si discute di questo, in fondo, si dice che sono stati 350 mila gli euro destinati all’evento, e stavolta di tagli proprio non si può parlare!! Non è un paese che può andare avanti a colpi di comunicati stampa e chiacchiere nei bar. La verità va detta e subito: a volte il passato è migliore del presente; così le precedenti edizioni di Inycon avevano una migliore organizzazione, e si poteva parlare di evento regionale di qualità, la cui fama superava i limiti territoriali per arrivare, come successe nel 2014 a Milano all’ “Eataly Milano Smeraldo”, simbolo del made in Italy di qualità nel mondo, quando la manifestazione aveva toccato i 37mila visitatori . Le etichette della Strada del Vino delle Terre Sicane: Settesoli, Mandrarossa, Planeta, Stoccatello, Cantine Barbera, Agareno, Pianadeicieli, Corbera, Lanzara, Di Giovanna, Domina Miccina, De Gregorio, Donnafugata, La Chiusa, Cellaro, Di Prima. Tra i vini, e non discuto sulla qualità soprattutto di alcune eccellenze persistenti sul territorio e nel palato, spicca una azienda giovane, BirrArpa, di due contadini che hanno deciso di fare una birra artigianale e precisamente due contadini di Sambuca di Sicilia (AG), i fratelli Claudio e Salvatore Rinaldo. Attualmente prodotta da un birrificio toscano, ma non si esclude che prima o poi investano in impianti locali, in questo caso nascerebbe il primo birrificio della Valle del Belìce, intanto ci accontentiamo ampiamente della prima birra artigianale della valle, che ha come ingrediente principale il grano coltivato nei terreni sambucesi dei loro nonni, situati in Contrada Galluzzo, ed utilizzandolo non maltato hanno pertanto seguito lo stile belga delle blanche. La famiglia Rinaldo, originaria di Sambuca di Sicilia, è composta da musicisti professionisti con una grande passione: la banda musicale del proprio paese. Il Contadino di Galluzzo (il nonno materno dei due fratelli) infatti è raffigurato nell’etichetta della BirrArpa. Per chi ama la birra, soprattutto se artigianale come questa, un peccato non provarla e gustarla ghiacciata così da esaltare il gusto un po’ amarostico delle Weiss e la schiuma compatta e persistente. E una volta entrati nel “mood enogastronomico” di questa terra tutta da scoprire, non resta che concludere con un tuffo nelle acque di questa parte di Mediterraneo (che ogni anno riceve il riconoscimento della Bandiera Blu), o di una passeggiata nella riserva naturale delle foci del fiume Belice, o di momenti di svago magari una passeggiata al tramonto per ammirare le colline, con le loro vigne, che degradano dolcemente verso il mare blu…Un week end alla scoperta del mondo di Bacco tra sorsi sotto le stelle, momenti di approfondimento all’insegna del vino di qualità, vero protagonista di un territorio incantevole e momenti di relax nella natura ( anche se a costo zero) resiste e ci permette di approfittare della sua bellezza tra sole e pioggia. Chi volesse andare, ovviamente, non rimarrà deluso. Le spiagge, il mare e le bellezze naturali almeno quelle, non cambiano (fin quando saremo capaci di custodirle).

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Venerdì 17 giugno la Villa San Marco ad Agrigento alle ore 19,00 ospiterà la conferenza di presentazione del libro “La terra dei liberi sognatori”, scritto da Adriana Iacono. La presentazione del libro è promossa da SLOW FOOD, FIDAPA, EUROLINGUE.
Il programma prevede i saluti della presidente della Fidapa Patrizia Pilato. Interverranno Giovanna Lauricella, Giusi Carreca, Roberta Scramuzza e Massimo Brucato.

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Si terrà il 19 giugno 2016 ore 17:30 presso la Pinetina (Campetti Bellavia), in via Magellano 3, ad Agrigento, (con iscrizione alle 14:30), l’evento cinofilo “Summit10-super premiun NATUR dog”.
Gli amici a quattro zampe si esibiranno secondo le categorie di appartenenza : junior handler, best baby, best juniores, best giovani, best adulti, best meticci; saranno giudicati e poi premiati, primi ad essere valutati : pastore tedesco, amstaff e pit bull ukc adba della sezione Speciali (ore 09.30).

La giuria della grande manifestazione cinematografica che ogni anno si svolge nella splendida isola siciliana di Salina,  quest’anno ha premiato Magic Island,un documentario firmato Marco Amenta. A consegnargli il premio Irritec Sicilia Doc come Miglior Documentario della nuova sezione per il Concorso Nazionale Sicilia sono stati Maria Cuffaro (TG3), Salvatore Cusimano (Direttore Rai Sicilia) e Mario Di Caro (La Repubblica).
In palio per il meritevole vincitore la prestigiosa opera dell’artista Loredana Salzano, ispirata al mito delle “rupi erranti”, sette isole brade idealmente sospese tra mare terra e cielo.
I motivi che hanno portato a scegliere il documentario di Amenta sono numerosi. Il regista ha raccontato infatti di aver seguito per tre settimane Andrew, il figlio del famoso Vincent Schiavelli, il quale torna a Polizzi,  paese d’origine del padre, solo dopo la sua morte avvenuta nel 2005. Il ritorno del figlio è descritto in alcune sequenze chiave del lungometraggio: come la visita alla tomba del padre e ad alcuni vecchi amici della cittadina siciliana.
Una menzione particolare è stata inoltre riconosciuta a Sicilia Jass, un film che ripercorre e ricostruisce le origini, dal successo al declino, del trombettista Nick La Rocca, fondatore della Original Dixieland Jazz Orchestra. Primo disco della storia del jazz, datato 1917. Un viaggio a cavallo di due continenti con destinazione ultima New Orleans
Durante la premiazione sono inoltre stati ricordati i motivi culturali e sociali di promozione dell’evento siciliano, quali l’ambiente e la salvaguardia delle risorse. Irritec infatti, azienda che intitola il noto premio documentatistico, da oltre 40 anni  leader mondiale nella produzione e distribuzione di prodotti per l’irrigazione a goccia, ha presentato il KIT IrriGo, uno strumento che consente, grazie al risparmio idrico, di irrigare a goccia il proprio orto di casa.

SalinaDocFest: Marco Amenta vincitore del premio Irritec Sicilia.La giuria della grande manifestazione cinematografica che ogni anno si svolge nella splendida isola siciliana di Salina,  quest’anno ha premiato Magic Island,un documentario firmato Marco Amenta. A consegnargli il premio Irritec Sicilia Doc come Miglior Documentario della nuova sezione per il Concorso Nazionale Sicilia sono stati Maria Cuffaro (TG3), Salvatore Cusimano (Direttore Rai Sicilia) e Mario Di Caro (La Repubblica). In palio per il meritevole vincitore la prestigiosa opera dell’artista Loredana Salzano, ispirata al mito delle “rupi erranti”, sette isole brade idealmente sospese tra mare terra e cielo.I motivi che hanno portato a scegliere il documentario di Amenta sono numerosi. Il regista ha raccontato infatti di aver seguito per tre settimane Andrew, il figlio del famoso Vincent Schiavelli, il quale torna a Polizzi,  paese d’origine del padre, solo dopo la sua morte avvenuta nel 2005. Il ritorno del figlio è descritto in alcune sequenze chiave del lungometraggio: come la visita alla tomba del padre e ad alcuni vecchi amici della cittadina siciliana.  Una menzione particolare è stata inoltre riconosciuta a Sicilia Jass, un film che ripercorre e ricostruisce le origini, dal successo al declino, del trombettista Nick La Rocca, fondatore della Original Dixieland Jazz Orchestra. Primo disco della storia del jazz, datato 1917. Un viaggio a cavallo di due continenti con destinazione ultima New OrleansDurante la premiazione sono inoltre stati ricordati i motivi culturali e sociali di promozione dell’evento siciliano, quali l’ambiente e la salvaguardia delle risorse. Irritec infatti, azienda che intitola il noto premio documentatistico, da oltre 40 anni  leader mondiale nella produzione e distribuzione di prodotti per l’irrigazione a goccia, ha presentato il KIT IrriGo, uno strumento che consente, grazie al risparmio idrico, di irrigare a goccia il proprio orto di casa.

Il Castello Ursino di Catania ospita dal 22 aprile al 23 ottobre 2016 il Museo della Follia. L’esposizione mette insieme oli, sculture e disegni di Antonio Ligabue; dipinti e collage del pittore contadino Pietro Ghizzardi; sculture di Cesare Inzerillo e centinaia di opere sulla pazzia create dal 1600 a oggi.
Il Museo, nato da un’idea di Vittorio Sgarbi, è realizzato da Giovanni Lettini, Sara Pallavicini, Stefano Morelli e Cesare Inzerillo. L’esposizione è una coproduzione Comune di Catania, Centro Studi & Archivio Ligabue di Parma presieduto da Augusto Agosta Tota, Fenice – Company Ideas e vede il patrocinio del Mibact (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo). “Un repertorio, senza proclami, senza manifesti, senza denunce. Uomini e donne come noi, sfortunati, umiliati, isolati. E ancora vivi nella incredula disperazione dei loro sguardi. Condannati senza colpa, incriminati senza reati per il solo destino di essere diversi, cioè individui- Vittorio Sgarbi. “La grande rilevanza civile di questa mostra – ha detto il sindaco Enzo Bianco – risiede nella possibilità data ai più anziani di ricordare l’orrore che rappresentò la scoperta dei manicomi e dei reparti per gli irrecuperabili nell’Italia degli anni Settanta, e ai più giovani di comprendere perché non si debba mai tornare indietro. I manicomi erano ghetti, lager, in cui si consumava un piccolo olocausto quotidiano annientando esseri umani sofferenti nel sonno delle nostre coscienze. Il Museo della follia diventa così uno specchio che il curatore, Vittorio Sgarbi, ci pone davanti. Un po’ come fece Alda Merini scrivendo ‘La pazza della porta accanto’”. In mostra anche documenti su gentile concessione di Rai Teche, la proiezione dei video: «Linea Diretta – Discussione su “Legge 180” » e «X Day – I grandi della Scienza “Franco Basaglia”». In mostra anche documenti: la storia della Legge 180, una sorta di Wunderkammer dell’alienazione che espone camicie di forza, apparecchi per l’elettroshock, apribocca, medicine, ritratti di pazienti psichiatrici, l’inchiesta del Senato sugli ospedali psichiatrici giudiziari e documentari Rai. Grazie al contributo del Senatore Francesco Marino, all’interno di una stanza cieca e cupa, probabilmente adibita anticamente ai più deliranti agitati, rumorosi, pericolosi vi è proiettato un altro video-denuncia sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (realizzato dalla Commissione Parlamentare di inchiesta sull’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale – Senato della Repubblica). L’oggetto diventa sempre più schiacciato all’aumentare della velocità di battiti del cuore, lo spazio si contrae rapidamente, il tempo subisce la stessa sorte, cioè si dilata e rallenta. Non c’è più separazione tra osservatore (inerme) e il folle (anche se assente) che vive ancora nel ricordo che portano le mura dell’ex ospedale psichiatrico. Nella proiezione vengono anticipate, come una guida e per bocca dello stesso Vittorio Sgarbi curatore della mostra, le tre sezioni in cui si articola l’intero percorso:
Tutti i Santi – Le sculture di Cesare Inzerillo “che dà la traccia, evoca inevitabilmente Sigmund Freud e Michel Foucault, e apre la strada a un inedito riconoscimento, a una poesia della follia che muove i giovani in questa impresa” ha dichiarato V. Sgarbi. Alcune statuine, piccole cariatidi che rappresentano “una classe morta”, in cui i soggetti (pazienti, dottori e infermieri, distinguibili solo dai dettagli dell’abbigliamento, ridotti a mummie, uniti dalla improba lotta contro la sofferenza e la morte) si rimane sospesi in una zona di confine: mummie in un limbo tra realtà e sogno, nel fugace transito tra il mondo terreno e l’aldilà.
mummia- scultura di Cesare Inzerillo
La griglia – Fotografie, dipinti e neon. Novanta ritratti di pazienti ritrovati nelle diverse cartelle cliniche negli ex-manicomi d’Italia compongono una griglia di oltre 12 metri dove un neon luminoso, seguendo il contorno di ciascun ritratto, dona luce e rumore ai pensieri di ciascun volto. Colpisce la rappresentazione dei volti, dai tratti facciali omessi stratagemma per celare parzialmente e rispettare l’identità del malato, ma anche una astuta rappresentazione della malattia universalmente riconosciuta come “follia” di coloro in cui l’io fisico e l’io psichico non coincidono; inoltre la testa rappresenta il nucleo cosciente della persona, il suo Io razionale che controlla impulsi, istinti e gestisce le relazioni sociali e in molte delle immagini luminose sullo schermo le teste di questi sfortunati protagonisti sono volutamente più grandi (della normale proporzione testa/corpo) chiaro rimando ad un Io debole e i volti (in psicologia centro delle relazioni, del contatto emotivo e sensoriale con la realtà sociale) indicano poiché deficienti di occhi, naso o bocca: ritiro ostile, offeso da una realtà sociale in cui il soggetto non riesce ad inserirsi, isolamento e rifiuto di partecipazione sociale. Sala dei Ricordi – Oggetti abbandonati con decine e decine di teche contengono libri di letteratura in lingua originale che hanno trattato il tema della follia nel corso dei secoli, farmaci ritrovati nei manicomi, effetti personali dei pazienti, giocattoli e disegni dal passato inquietante.
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La griglia-Museo della Follia-Castello Ursino-Catania-Maggio 2016- Elisa Carlisi ph
Nei “folli” come in Ligabue la pazzia era solo il proprio essere istintivo ed autentico nella vita, come nel suo essere pittore. Antonio Ligabue in arte, Antonio Laccabue (per nascita), detto “Al Matt” è riconosciuto, come il più alto esponente dei Naif italiani, riempie la realtà della campagna lombarda di alberi e foglie di una fantastica giungla popolata di animali domestici e selvaggi. Comincia a disegnare da piccolo, la sua forza è nel segno, forte, marcato, comincia un percorso esplorativo nel campo dell’arte. La sua “diversità” (un po’ menomato e un po’ folle, ma non troppo) colpisce lo scultore Marino Renato Mazzacurati nel 1927, che diede una svolta finalmente positiva alla sua vita sfortunata, che gli insegnò l’uso dei colori ad olio, aiutandolo a padroneggiare il suo talento e facendolo entrare nel mondo artistico. Ligabue non ha più problemi economici e lui può dedicarsi così alle sue passioni, tra cui la motocicletta che sarà causa di un incidente che, insieme ad una paresi che lo colpisce nella mente e nel fisico, lo porterà a dipingere sempre meno (da qui il suo “Treciclo volante” rappresentava una creatura ermafrodita, un po’macchina e un po’insetto, che ripropone il primo mezzo di locomozione di ognuno di noi ed il sogno del volo). Il coinvolgimento di Antonio Ligabue nella natura circostante, lo spinge addirittura ad aspirare ad essere uccello, un insetto, o uno dei suoi animali. Negli anni fra il 1930 ed il 1940, Ligabue oltre che con la pittura si esprime con la scultura; comincia un percorso esplorativo nel campo dell’arte, che lo porta a “rubare” il fango dalle ruote dei trattori dei contadini e ad impastarlo con l’argilla presa dal Po argilla che depurava masticandola pazientemente e rendeva malleabile impregnandola di saliva per creare le sue sculture, animali in prevalenza, dalle linee nette, rudi, forti. Dal blocco d’argilla Ligabue toglieva materia sbozzando la figura che voleva rappresentare, poi rifiniva il modello a colpi di pollice, usando un attrezzo affilato ed appuntito per scolpire alcuni particolari.
Gli animali sono i soggetti delle sculture di Ligabue, ma, a differenza di quelli dipinti, sono più realistici, come presi dalla pittura dell’ottocento, dimenticando le fantasiose deformazioni.
La maggior parte delle prime sculture di Ligabue, essendo fatte di materiale fragile, sono andate perdute, ma quando, dopo un decennio, negli anni ’50, riprende a scolpire, Ligabue si premura di cuocerle in modo da garantirne una più a lungo la durata. “L’artista prima o poi si ritira” (Fabri Fibra – Il Rap Nel Mio Paese) o lo internano nei manicomi: grandi cattedrali di donne e uomini determinati, liberi, folli ecco il perché del nome: Museo della Follia da Antonio Ligabue – Pietro Ghizzardi. “Ognuno di loro ha una storia, una dimensione che non si misura con la realtà, ma con il sogno. E quel sogno, con piena soddisfazione, oltre ogni tormento, rappresenta”, ha dichiarato Vittorio Sgarbi. Una sezione espositiva del “Museo della Follia” è costituita da una grande mostra antologica dedicata ai due artisti. L’iniziativa presenta 190 opere, di cui 12 dipinti e 2 disegni, di Antonio Ligabue e 37 opere di Ghizzardi. La mostra è organizzata da Augusto Agosta Tota, presidente del Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue di Parma. Preziosa occasione per incontrare lo storicizzato e conoscere l’inedito, lasciandosi irretire dall’arte di due rappresentanti del Novecento medio-padano, che con aria allucinata, senso della natura, adesione ad una umanità al limite della sopravvivenza materiale e spirituale, sono stati capaci di una strenua lotta, anche quando appariva perduta nelle nebbie della follia. Ecco dunque 12 oli di Ligabue: Cavallo datato 1939-1942; un Ritratto risalente al 1941; eseguito fra il 1948 e il 1950 Cavalli all’aratro; fra il 1952 e il 1962 Ritratto di Donna; Scorpione, in due versioni differenti; Paesaggio agreste; Vedova nera con preda; Gatto con la talpa; datato fra il 1953 e 1954 Testa di tigre mentre Paesaggio con cani risale agli anni 1953-1955. Fra il 1957 e il 1958 è identificata la data di Lepre. Due disegni inediti senza datazione sono Alce e Cavallo. Fra i 37 lavori di Pietro Ghizzardi troviamo le tecniche miste Claudia Cardinale del 1960, Marilyn del 1968 e Mina del 1970.
La malattia disegna sul corpo ma nessuno può frenare la mente, lo spirito ( libero ) e la fantasia. Ligabue dopo 2 anni dalla paralisi, muore, perché non poteva più usare il suo braccio destro, muore perché non poteva più dipingere la propria libertà! L’arte cambia un uomo, la sua percezione del mondo e lo arricchisce di stimoli e di emozioni inattese, dà speranza per il futuro. Così il museo, ospedale prima e luogo di ricordi poi, si trasforma per assolvere al compito proprio di conservare (proteggere), mostrare (educare), al servizio della società e del suo sviluppo (cambiamento). I Romani erano convinti che la memoria risiedesse nel cuore (dal latino recordari e poi nell’inglese by heart, letteralmente con il cuore, e significa a memoria), Platone disse “questa conoscenza (la scrittura) renderà gli egizi sapienti e capaci di ricordare poiché con essa è stato trovato il farmaco della memoria e della sapienza”, oggi non vediamo i farmaci psichiatrici ma avvertiamo un dolore al cuore per ciò che è stato in passato quando il Castello Ursino fu luogo di fantasmi e di abbandono. Come Roncati pensava nel 1887 nel suo Compendio d’igiene (1887) l’ospedale psichiatrico deve essere come un’abitazione ordinaria, un luogo di certezze non più di paure, accogliente nei luoghi e ricco di umanità, nel pieno rispetto della persona; a volte basta poco, pochissimo: il calore di una mano che ti stringe, un bacio sulla fronte o anche un semplice sguardo di complicità.. Come risposta a urli disperati e alle richieste d’affetto come lo stesso Ligabue diceva: “Dam un bès”, “dammi un bacio”!
Elisa Carlisi