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La Confasi Sicilia solidarizza con i gestori dei locali che in tutto il Paese da venerdì scorso hanno posto in atto una protesta pacifica contro l’ultimo Dpcm del Governo. Migliaia di commercianti e piccoli imprenditori si sono organizzati per tenere alzate le saracinesche dei loro locali, garantendo sicurezza ai clienti. Gaetano Cusimano, responsabile del Dipartimento dei Lavoratori Autonomi di Confasi Palermo, commenta: “Si tratta di un gesto estremo per far capire che si è ormai sull’ orlo del precipizio. Nessuno infatti mette in discussione il diritto alla salute e quindi il contrasto al covid, ma non è neanche ammissibile condannare a morte centinaia di imprese e di artigiani. Tante attività ancora oggi non hanno ricevuto i ristori promessi, taluni addirittura dal mese di settembre dello scorso anno, così come ci è stato segnalato. Bisogna inoltre chiedersi quanti imprenditori ancora oggi non hanno avuto accesso ad una qualsiasi forma di ristoro economico e neppure lo denunciano in una sorta di rassegnazione di fronte alle scelte discutibili di questo Parlamento”.

Ci sono un po’ di problemi tra la Curia di Agrigento e il comune di Canicattì in merito al trasferimento della salma del giudice Rosario Livatino e si potrebbe arrivare ad uno scontro.
Il comune di Canicattì all’unanimità nei giorni scorsi ha ribadito la volontà di non trasferire la salma del beato, ad Agrigento.

Ma in una lettera il cardinale Francesco Montenegro, dell’arcidiocesi di Agrigento ha preso una posizione netta in merito: “La sepoltura privilegiata nella Cattedrale di Agrigento sarebbe preferibile e auspicabile visto che la riconosciuta santità del battezzato diventa dono per tutta la chiesa. Il beato viene infatti proposto come modello di vita evangelica per l’intera comunità”.

E poi continua: “La Cattedrale simboleggia in tal senso l’unità della diocesi. La custodia delle reliquie nella cattedrale di Agrigento garantirebbe alla sua memoria una maggiore visibilità non solamente logistica. Va tenuto conto  che il giudice Livatino ad Agrigento ha svolto il suo ministero, quello per cui sarà beato e nel tragitto verso il capoluogo ha subito il suo martirio”.
Si spera dunque in un accordo senza troppe diatribe

Sondaggio di Confesercenti Sicilia tra commercianti e imprenditori sull’andamento dei saldi. L’intervento del presidente regionale, Vittorio Messina

Una riduzione degli incassi superiore al 50% rispetto allo scorso anno. Ecco secondo Confesercenti Sicilia il bilancio consuntivo dei saldi, iniziati nell’Isola lo scorso 7 gennaio. Il sondaggio ha interessato 70 aziende siciliane del settore abbigliamento e calzature a cui è stato posto all’attenzione un questionario di 8 domande. Ai commercianti è stato chiesto innanzitutto di tracciare un primo bilancio sull’andamento dei saldi scegliendo tra tre opzioni: “Negativo”, “Estremamente negativo” e “Sufficientemente positivo”. La totalità degli intervistati ha scelto le prime due opzioni e quasi 7 su 10 l’espressione più grave “estremamente negativo”. Con un altro quesito è stato chiesto anche di quantificare le perdite, scegliendo tra più percentuali. E a questa domanda il 65% ha risposto “oltre il 50%”, mentre il 35% ha giudicato le perdite “entro il 50%”. “Un risultato estremamente preoccupante – commenta il presidente di Confesercenti Sicilia Vittorio Messina – specie perché siamo all’avvio di quello che sempre più appare come un nuovo lockdown e che colpirà ancora una volta il settore dell’abbigliamento e calzature che fino ad oggi non è stato tenuto nella giusta considerazione in fatto di ristori. Sono stime che pesano sul presente e che creano grosse nubi all’orizzonte per la ripresa”. Il 69% degli intervistati teme infatti di dovere adottare misure aziendali drastiche come la “riduzione del personale” e la “chiusura di punti vendita” mentre quasi il 12% dichiara di aver già chiuso un ramo d’azienda. Otto le domande poste ai commercianti per provare a delineare il quadro ma anche per individuare strade utili ad invertire il trend. Se per l’83% – poco più di otto intervistati su dieci – la Regione dovrebbe esercitare un peso maggiore nei confronti del Governo nazionale, potrebbero essere utili al comparto anche misure straordinarie come la “rottamazione della scorte in magazzino”(35% degli intervistati), il “prolungamento della stagione dei saldi” (29,4%) e “altre misure” (44%) che Confesercenti ha chiesto di indicare e in cima alle quali compaiono le voci “finanziamenti a fondo perduto” per sopperire alla mancanza di liquidità e “riduzione delle tasse locali”. Neppure l’arrivo del vaccino risulta rassicurante per gli imprenditori intervistati. Il 58,8% si definisce “sfiduciato” rispetto al 2021 a fronte di un 38,2% “moderatamente fiducioso” e ad un timido 3% “ottimista”. “Siamo a lavoro in tutte le province – aggiunge Messina – per dar vita a piattaforme di proposte programmatiche che partano dai Comuni per arrivare al governo regionale e nazionale. Siamo convinti che da questo periodo terribile si possa uscire solo attraverso una buona concertazione. Se ognuno farà la propria parte”.

Ad Agrigento l’associazione ambientalista MareAmico, coordinata da Claudio Lombardo, segnala, e documenta in video e foto, che in contrada Maddalusa, a pochi metri da una discarica già denunciata da Mareamico nelle scorse settimane e posta sotto sequestro dai Carabinieri, è insorta una nuova discarica. Gli incivili hanno depositato infissi, vetri, pannelli, sfabbricidi e tanti sacchi di immondizia.

 

Guarda il video di Mareamico

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Ad Agrigento dallo scorso 15 gennaio è vietato, in esecuzione di una ordinanza sindacale risalente al settembre 2018 e mai rispettata, conferire i rifiuti seppur differenziati in sacchetti fuori dai mastelli. Pertanto dal 15 gennaio in poi, la Polizia Municipale ha inflitto le prime 20 multe al trasgressori di tale divieto. Inoltre, ancora i Vigili urbani hanno comminato altre 20 multe ai trasgressori della differenziata che hanno gettato in strada sacchetti di spazzatura non differenziata. Contestate infine 260 violazioni al Codice della Strada tramite lo Street control oltre che a seguito di controlli in strada.

Tre noti imprenditori siciliani nel settore dell’abbigliamento sono stati arrestati dai finanzieri del comando provinciale di Palermo con l’accusa, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta autoriciclaggio e reimpiego di capitali illeciti. Per loro è scattata anche la misura interdittiva del divieto per 12 mesi di esercizio di attività d’impresa

Il provvedimento agli arresti domiciliari è stato emesso dal gip del Tribunale di Palermo nei confronti di Vito Mazzara, 65 anni, Vincenzo Mazzara, 58 anni, e Marco Mazzara, 26 anni. Le indagini coordinate dalla procura hanno portato anche al sequestro preventivo delle quote societarie di due società e di un negozio di abbigliamento ancora attivo a Palermo. Secondo le indagini condotte dagli investigatori del gruppo tutela mercato capitali del nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo gli imprenditori avrebbero creato un “sistema di società”, attorno a 7 punti vendita a Palermo aperti nei quartieri Resuttana, San Lorenzo e Politeama, con un’unica regia che garantiva la continuazione aziendale, lo stesso oggetto sociale, soci e coincidenza di sedi operative ed asset aziendali.
I finanzieri avrebbero accertato che indagati,  avrebbero periodicamente ceduto e affittato rami dell’azienda, per svuotare le società, che ciclicamente andavano in crisi e fallivano ma l’attività di vendita al dettaglio di abbigliamento continuava con una nuova compagine costituita. I militari, guidati da Gianluca Angelini, comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, hanno accertato che le tre società fallite dal 2015 al 2018, hanno accumulato un passivo fallimentare per circa 4,5 milioni di euro a danno dei fornitori e dell’Erario con il quale è stato accumulato un debito pari ad oltre 2 milioni di euro. Il sistema sarebbe stato replicato con due ulteriori società di recente costituzione, che hanno già accumulato altri cospicui debiti pari a oltre 400 mila euro, oggetto dell’attuale provvedimento di sequestro insieme all’unico punto vendita ancora attivo nel centro di Palermo.

I poliziotti della Squadra Volanti di Agrigento, capitanati da Francesco Sammartino, hanno arrestato e trasferito nel carcere di Trapani un giovane immigrato dal Gambia, di 20 anni, solito a commettere reati. L’africano nel recente passato si è distinto ad Agrigento per spaccio di stupefacenti, danneggiamento e furto in due locali in via Pirandello, aggressione e resistenza a due poliziotti. Dopo la denuncia è stato sottoposto alla misura cautelare del divieto di dimora ad Agrigento. Nonostante ciò è rientrato ad Agrigento ed ha rapinato 400 euro ad un suo connazionale che lo ha denunciato riconoscendolo in fotografia. Il gambiano è stato pertanto rintracciato a Porta di Ponte, arrestato e recluso a Trapani per aggravamento della misura cautelare.

Ad Agrigento ignoti, approfittando della momentanea assenza dei proprietari, hanno scardinato l’infisso di una finestra e sono entrati in un’abitazione a Montaperto. Ingente è il bottino, tra monili in oro e altri oggetti preziosi. Indagini sono in corso ad opera dei Carabinieri. Ed a Lampedusa, in contrada Pozzolana di Ponente, nei pressi dell’ex centro polivalente, altrettanti ignoti hanno forzato l’apertura di un container della Protezione civile ed hanno rubato un decespugliatore acquistato e utilizzato dai Vigili del fuoco. Indagini in corso.

Fioccano le segnalazioni e la procura di Enna apre un fascicolo nei confronti di un prete.

Si indaga dunque dopo le denunce di alcuni adolescenti per presunti abusi sessuali da parte del parroco che è anche insegnante di religione e che avrebbe abusato dei giovani, durante le attività dell’oratorio.

Dei fatti ne sarebbero a conoscenza anche altri sacerdoti ma a quanto pare avrebbero tutti taciuto compresa la curia di Piazza Armerina che, raggiunta da segnalazioni, non avrebbe fatto altro se non allontanare momentaneamente il parroco dalla parrocchia.

Al lavoro la squadra mobile che sta raccogliendo le dovute testimonianze sul caso

 

Questi i numeri in Sicilia per quanto riguarda i nuovi casi positivi al Covid 19. Il Ministero della Salute e della Protezione Civile riportano 1439 casi nelle ultime 24 ore su 44527 tamponi effettuati.

I decessi sono 35 e nel totale regionale si sfiorano le tremila unità. In totale in Sicilia gli attuali positivi superano i 46 mila; le persone ricoverate con sintomi sono 1.422 di cui 208 in terapia intensiva. In isolamento domiciliare ci sono 44.795 persone. I guariti/dimessi dall’inizio dell’emergenza ad oggi sono 71.315.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Catania 431 casi, Palermo 388, Messina 245, Siracusa 192, Ragusa 53, Trapani 44, Caltanissetta 59, Agrigento 22, Enna 5.