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Dieci persone arrestate, in particolare per reati contro il patrimonio  per violazione di misure cautelari o di prevenzione in materia di stupefacenti; oltre mezzo etto di marijuana sequestrato; cinquecento persone identificate, trecento autovetture controllate, oltre cinquanta sanzioni – in particolare per guida pericolosa, uso del cellulare, mancata copertura assicurativa e mancata revisione – quattro patenti ritirate con altrettante macchine.

E’ questo il bilancio di un maxi controllo del territorio della Provincia di Agrigento – effettuato dai carabinieri durante la settimana nell’ambito dell’operazione “Periferie Sicure” – che è scattato simultaneamente coinvolgendo tutti e cinque i comandi – Agrigento, Cammarata, Licata, Sciacca e Canicattì – e delle 43 stazioni dell’Arma per un totale di oltre trecento militari.

Dodici gli esercizi commerciali controllati  anche grazie al supporto dei Nas. Al termine delle ispezioni, sono state elevate multe salate per “mancanza di certificazione e tracciabilità degli alimenti”, “presenza di alimenti scaduti od in cattivo stato di conservazione” e “violazione del divieto di fumare”, con il sequestro complessivo di oltre 250 chili di derrate alimentari non conformi.

“È mai possibile che nessuno si indigni di fronte al fatto che né i genitori della bambina siciliana fatta prostituire e né i due uomini che l’hanno violentata sono finiti in carcere ma solo agli arresti domiciliari?”. È l’interrogativo del responsabile Sicurezza di Civica Popolare e segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo per il quale “siamo di fronte ad un delitto infame che non richiede alcuna clemenza nei confronti dei responsabili tanto più in presenza di particolari raccapriccianti e a prove testimoniali raccontati oggi dagli organi di informazione su tutti i canali web e tv.
È da mesi che nel mio tour in giro per le principali città italiane e gli istituti penitenziari sui temi della sicurezza dei cittadini sostengo che oggi nel nostro Paese è diffusa una gravissima malattia: non si riesce a distinguere chi è la vittima e chi è il carnefice. In troppi casi si adottano provvedimenti giudiziari che non rispondono alla domanda di un Paese democratico e civile di fare vera giustizia. E per restare alla vittima – aggiunge Di Giacomo – non si sottovaluti che la bambina affidata ad una casa famiglia, per l’attuale meccanismo di legge, non potrà essere data in adozione in tempi ragionevoli. Ho seguito personalmente numerosi casi analoghi con il risultato che ci vogliono anni di procedimenti giudiziari e di complesso iter burocratico prima che per la giovanissima vittima di violenza possa scattare il via libera all’adozione. I numeri parlano chiaro; l’Italia non adotta più e, prima ancora che la crisi economica, la principale causa del fenomeno risiede nelle lungaggini burocratiche, oltre naturalmente ai costi. Non esistono più giustificazioni in merito; c’è bisogno di superare quei ritardi, che frustrano le coppie e danno una sensazione di sconforto a chi generosamente sceglie di accettare nella propria famiglia un figlio adottivo. Ci sono decine di migliaia di minori in istituti italiani, lontani dalle famiglie per le più svariate motivazioni che aspettano senza perdere la speranza che un giorno arrivino una mamma ed un papà ad accoglierli”.
Per spiegare la campagna “chi è la vittima e chi è il carnefice” Di Giacomo mercoledì 21 prossimo in mattinata terrà una conferenza stampa davanti l’ingresso del carcere dell’Ucciardone a Palermo.

“Agrigento è già Capitale della Cultura, anche se non ha vinto?
Bene: chi vuole sostenere davvero questa città metta mano al proprio portafoglio e contribuisca subito a rilanciare il Consorzio universitario”
Così interviene Giuseppe Di Rosa coordinatore del movimento Mani Libere.
“Da quanto comunicato dal sindaco ad oggi, ci sarebbero decine, quasi centinaia, di associazioni culturali e numerosi enti pronti a sostenere la città per gli eventi pensati per festeggiare i 2600 anni dalla sua fondazione.
Tantissimi sono stati gli “endorsement” (https://unaparolaalgiorno.it/significato/E/endorsement)
di personalità di rilievo politico, imprenditoriale e dello spettacolo, Se ognuno di loro mettesse mille euro di tasca, si riuscirebbero a raccogliere risorse economiche importantissime, che io ritengo sia necessario spendere innanzitutto per la salvaguardia del nostro Consorzio Universitario, ormai ridotto ad uno scatolo vuoto e in perenne attesa di un rilancio. Io per primo(come avevo proposto già nel 2014) e con me tanti dei componenti il movimento Mani Libere, siamo pronti a contribuire per il bene della città di Agrigento e di questa provincia. E’ il momento che l’Amministrazione Firetto – e i suoi numerosissimi supporters – punti meno ai fuochi d’artificio e più alla sostanza delle cose”.

“Stiamo lavorando incessantemente in questa campagna elettorale proprio perché l’Udc, insieme a Noi con l’Italia, possa essere l’elemento trainante per la vittoria del centrodestra alle Politiche del 4 marzo e soprattutto perché possa rappresentare al meglio i moderati che hanno a cuore la famiglia, il lavoro, le politiche sociali, la buona sanità. Tutte istanze che da sempre portiamo avanti e che, ancora una volta, stiamo riportando all’attenzione in questa tornata elettorale per fare in modo che le forze populiste siano arginate da una forma corretta e coerente di fare politica”.

Lo ha detto la presidente della commissione Sanità dell’Ars, Margherita La Rocca Ruvolo, aprendo oggi ad Agrigento la manifestazione elettorale di Noi con l’Italia-Udc. All’incontro di oggi hanno partecipato anche l’assessore regionale alle Attività Produttive Mimmo Turano, il senatore Giuseppe Ruvolo capolista di Noi con l’Italia-Udc nel collegio di Agrigento, il candidato al Senato Decio Terrana e l’ex deputato regionale Vincenzo Fontana che ha annunciato oggi la sua adesione all’Udc.

“L’obiettivo – ha aggiunto la deputata regionale capolista di Noi con l’Italia-Udc nel collegio plurinominale di Palermo – è quello di mettere al centro i valori e le istanze che caratterizzano una forza moderata come la nostra e lo stiamo facendo nell’ambito di un’alleanza in cui ognuno di noi sta cercando di dare il proprio contributo. Lo stiamo già facendo all’Assemblea regionale siciliana e al governo regionale e puntiamo a farlo a livello nazionale. La numerosa presenza di amici e sostenitori oggi a questo incontro lascia ben sperare, il nostro impegno è quello di non deludere le aspettative e di poter dare risposte alle tante necessità della nostra provincia, della nostra Isola e della nostra nazione”.

Anche quest’anno, – ha dichiarato la Ministra Fedeli – come ogni anno, il 23 maggio, migliaia di studentesse e studenti saranno a Palermo e si riuniranno in molte piazze d’Italia per ricordare le stragi di Capaci e Via D’Amelio che nel 1992 costarono la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Sono passati 26 anni da quei fatti che scossero profondamente la coscienza civile di tante italiane e tanti italiani. Vogliamo continuare a mantenere attiva la memoria, affinché quel sangue, quell’impegno, quel sacrificio di donne e uomini come noi, dediti al proprio lavoro con passione e con spirito di servizio per il bene comune del Paese, non sia stato vano. L’educazione alla cittadinanza attiva e alla legalità è una spinta trasversale in tutta l’attività formativa del nostro sistema d’istruzione, che abbiamo voluto rafforzare con una serie di iniziative per le nuove generazioni affinché, partendo dal ricordo di quei servitori dello Stato, riflettano sulle responsabilità, sui diritti e sui doveri che derivano da una cittadinanza attiva e consapevole. Il 23 maggio non è una manifestazione puntuale, una commemorazione vuota e rituale. È parte di un percorso di conoscenza e di mobilitazione civile che si perpetua e che rinnoviamo ogni anno. E ogni giorno”.

Il Consolato provinciale di Agrigento dei Maestri del Lavoro comunicano che martedì 20
febbraio dalle ore 09,00 alle 11,00, incontreranno inizialmente tre classi di studenti del
quinto anno dell’Istituto Superiore “Nicolò Gallo” di Agrigento.
Per l’esperienza acquisita nel tempo, gli insigniti di questa ” Stella al Merito del Lavoro ”
si sono proposti come interlocutori con gli studenti nell’ambito degli incontri Scuola
Lavoro.
Nel rispetto del protocollo d’intesa “Alternanza Scuola Lavoro” redatto con la Dirigente
Scolastica Dott.ssa Girolama Casà e facendo seguito all’accordo nazionale redatto dalla
nostra Federazione nazionale con il MIUR, i Maestri del Lavoro Giuseppe Migliore,
Ettore Porrovecchio e Domenico Raineri unitamente al Console provinciale Franco
Messina approfondiranno vari temi nei vari e successivi incontri con gli studenti. In
questa prima fase i Maestri del Lavoro appronteranno i temi inerenti alla sicurezza sul
lavoro, orientamento al lavoro o alla scelta universitaria .
Lo Statuto della Federazione dei Maestri del Lavoro d’Italia prevede, tra gli scopi da
perseguire, quello di ―promuovere ed elevare nella società e negli ambienti di lavoro il
valore morale dell’apporto collaborativo dei Maestri del Lavoro favorendo l’inserimento
delle giovani leve nel mondo del lavoro, aiutandoli nella formazione e nelle scelte
professionali. 
I giovani a questo punto si apprestano ad affrontare un viaggio già effettuato da chi è più
avanti negli anni, tra questi i Maestri del Lavoro che mettono a disposizione la loro
esperienza e che si pongono l’obiettivo di agevolarli in tale importante passaggio dalla
scuola al lavoro. 
L’auspicio, quindi, è quello di dare ai giovani un aiuto, in questo particolare momento
della loro esistenza e se si riuscisse concretamente a dare un solo suggerimento, che
possa raggiungere tale finalità, vorrà dire che la fatica dei Maestri non sarà stata vana.
I Maestri del Lavoro non tengono lezioni ma portano solo testimonianze di vita
lavorativa.

“Paradossalmente, mentre si svolge il processo sulla cosiddetta “Trattativa Stato-Mafia” che avrebbe dovuto portare i mafiosi ad abbandonare la strategia stragista, ottenendo in cambio un alleggerimento delle pene, compresa l’abolizione del regime di 41bis, in piena campagna elettorale Potere al Popolo chiede l’abolizione del carcere duro per i mafiosi.

Noi familiari di vittime innocenti di mafia, l’abolizione del carcere duro la leggiamo come una sconfitta dello Stato, non soltanto per un desiderio di Giustizia – che non rappresenterebbe comunque una mera vendetta – quanto per l’ulteriore possibilità che verrebbe data ai mafiosi di coordinare e gestire dall’interno delle carceri la loro organizzazione criminale.

Inoltre, perché a poca distanza dalle elezioni un partito politico deve trasmettere questo messaggio che in ben altri momenti poteva essere discusso analizzandone tutti gli aspetti, rivedendone eventualmente quelli che hanno potuto portare a una errata applicazione del regime carcerario  speciale che, in quanto tale, andrebbe applicato solo in talune circostanze e a taluni soggetti?

Se la cosiddetta “Trattativa” – pur non condividendola in quanto ulteriore e manifesta debolezza dello Stato – aveva in sé un ritorno qual era il porre fine alle stragi, quale ritorno ne avrebbero oggi la Giustizia e la società civile da un regalo elargito senza se né ma”.

Lo ha dichiarato Giuseppe Ciminnisi, presidente nazionale de “I cittadini contro la mafia e la corruzione”

Lasciano il carcere 21 dei 58 boss ed estorsori agrigentini arrestati su ordine della Dda di Palermo il 22 gennaio scorso. Il tribunale del Riesame ha annullato le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip nonostante, per la prima volta, decine di vittime del racket abbiano confermato la richiesta di pizzo e un nuovo pentito, che al contrario dei mafiosi resta detenuto, abbia fatto i nomi di boss e gregari.

 Il tribunale del Riesame si e’ preso 45 giorni per il deposito della motivazione dei provvedimenti. Prima di allora la Procura non potra’ ricorrere in Cassazione, quindi presunti capimafia della provincia agrigentina, taglieggiatori e gregari di Cosa nostra, arrestati nel piu’ grosso blitz mai fatto in quella zona, nel frattempo restano liberi. Una situazione che preoccupa gli inquirenti dal momento che – circostanza del tutto nuova – decine di vittime del racket stavolta hanno confermato di aver subito le estorsioni e potrebbero trovarsi faccia a faccia con gli aguzzini scarcerati. Paradossalmente, poi, resta in carcere Giuseppe Quaranta, ex capomafia di Favara che, dalla fine di gennaio, ha cominciato a collaborare con i magistrati. L’indagato ha ammesso di avere rivestito un ruolo di vertice nel clan fino al 2013-2014, ha parlato di estorsioni e di traffico di stupefacenti e ha indicato i capimafia della provincia.
Tra gli scarcerati anche nomi eccellenti di Cosa nostra agrigentina: come i boss Raffaele Fragapane, Antonino Vizzi’, Giuseppe Vella, Luigi Pullara e Giuseppe Blando. Le scarcerazioni potrebbero essere solo all’inizio. Le udienze davanti al tribunale del Riesame continuano. E se, come si sospetta, alla base degli annullamenti c’e’ un vizio formale come il difetto di motivazione dell’ordinanza emessa dal gip, che non sarebbe sufficientemente argomentata, le porte del carcere potrebbero aprirsi per decine di altri detenuti.

I carabinieri del Comando provinciale di Agrigento hanno arrestato Michele Amato, 43 anni, e Antonino Chiazza, 48 anni, entrambi già noti alle forze dell’ordine e ritenuti soggetti molto pericolosi, per “tentata estorsione”.

Non poteva più resistere alla paura di poter subire eventuali ritorsioni e così ha deciso di raccontare la sua storia ai Carabinieri. Un 48 enne, licatese, temendo per la propria incolumità, ha deciso di varcare il portone della caserma dell’Arma, descrivendo ai militari la vicenda in cui era rimasto coinvolto.

Ed infatti la vittima si era infilata proprio in una brutta situazione. Aveva acquistato, a credito, varie “dosi di cocaina”, per un valore complessivo di circa 2.000 euro ma non era più riuscito a pagare il “debito” contratto con i suoi fornitori, due uomini, un 39enne ed un 43enne di Canicattì.

I Carabinieri della Compagnia di Licata, compresa la gravità della situazione e considerato lo spessore criminale dei soggetti coinvolti, hanno fatto immediatamente scattare le indagini, sin da subito coordinate dal Pubblico Ministero della Procura Repubblica di Agrigento, D.ssa Andreoli, raccogliendo tutti gli elementi probatori necessari a chiarire la dinamica dei fatti. In particolare, i militari dell’Arma, con intercettazioni e pedinamenti, sono riusciti a documentare anche gli incontri e le richieste estorsive avanzate dai due soggetti, i quali erano perfino arrivati a pretendere la cessione di un terreno agricolo di proprietà della vittima del valore di circa 12.000 euro, a fronte del debito di 2.000 euro. La triste storia, all’alba di oggi, ha avuto il suo epilogo.

I due sono stati associati alla Casa Circondariale, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 “Quattro extracomunitari condannati a Palermo a 26 anni di carcere per la tratta di giovani nigeriane. Tre loro connazionali e un ghanese, una vera associazione a delinquere, reclutavano donne appena sbarcate in Italia, anche nel centro accoglienza di Siculiana nell’agrigentino, costringendole poi alla prostituzione, pure con riti voodoo. L’indegna tratta delle donne, la violenza e la riduzione in schiavitù, lo sfruttamento della prostituzione sono tra le principali piaghe dell’immigrazione clandestina, che interessa soprattutto le donne nigeriane. La Bonino però, la Boldrini e le femministe del nuovo millennio, che hanno sfilato in questi giorni pro i migranti e contro i fascisti immaginari, continuano volutamente a ignorare questa emergenza legata all’immigrazione clandestina. Quella stessa immigrazione incontrollata che loro promuovono e che vorrebbero regolarizzare con maxi sanatorie. Stop invasione, sì a immigrazione regolare e canali umanitari. Stop delinquenza, più sicurezza e difesa delle donne”.

Così il deputato Alessandro Pagano, capolista alla Camera per la Lega-Salvini premier nei collegi plurinominali di Palermo città e di Agrigento, Caltanissetta, Gela, Mazara.