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A Caltanissetta, al palazzo di giustizia, i pubblici ministeri Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso hanno chiesto alla giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Graziella Luparello, il rinvio a giudizio di 12 imputati nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Double Face” che lo scorso 14 maggio ha provocato l’arresto, tra gli altri, dell’ex presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante. Si tratta degli inquisiti di essere stati parte, più o meno, di una rete di spionaggio e di interessi vari che sarebbe stata allestita da Montante. I 12 sono il sindacalista della Cisl Maurizio Bernava, Andrea e Salvatore Calì, titolari di un’azienda che avrebbe effettuato bonifiche negli uffici di Montante, Rosetta Cangialosi e Carmela Giardina, collaboratrici di Montante, il colonnello dei carabinieri Giuseppe D’Agata, Salvatore Graceffa, sovrintendente di Polizia a Palermo, Carlo La Rotonda, direttore di Reti d’Imprese di Confindustria, l’ufficiale della Guardia di Finanza, Ettore Orfanello, Vincenzo Mistretta, indicato come uomo di fiducia di Montante, l’allora comandante del reparto operativo dei carabinieri di Caltanissetta, Letterio Romeo, e Mario Sanfilippo appartenente al nucleo di polizia tributaria di Caltanissetta. Anche le parti civili si sono associate alla richiesta dei pubblici ministeri nisseni. La decisione del giudice è attesa per sabato mattina.

Paura a Sciacca dove uno scaldabagno, all’interno di un appartamento di via Dante Alighieri, è scoppiato improvvisamente rischiando di provocare gravi conseguenze agli inquilini.

 

Per fortuna lo scoppio no ha avuto conseguenze alcuna, se non il danno economico derivante. Precauzionalmente sul posto si sono portate le ambulanze del 118 ma non è stato necessario effettuare nessun trasporto all’ospedale.

Sul luogo anche una pattuglia della sezione volanti del locale Commissariato di Polizia.

 

Giuseppe Marchese Ragona, di Canicattì, arrestato lo scorso settembre perchè sorpreso con una piantagione di canapa indiana scoperta dalle forze dell’ordine in un suo appezzamento di terreno, a Naro, lascia gli arresti domiciliari.

 

A disporlo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, che, accogliendo le istanze della difesa dell’uomo, ha sostituto la misura dei domiciliari con quella dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

Nel fondo del canicattinese, i carabinieri, a seguito di un blitz, rivennero oltre 200 piantine in avanzata fase di maturazione.

I militari hanno fatto irruzione in un garage dove hanno sorpreso l’imprenditore agricolo 44enne , già noto alle forze dell’ordine, mentre era intento a maneggiare un grosso quantitativo di marijuana già essiccata.

In un terreno adiacente, poi, l’incredibile scoperta di una maxi piantagione. Duecento piante di marijuana, alte ben oltre due metri.Centinaia di migliaia di euro il potenziale valore al dettaglio dello stupefacente sequestrato. L’uomo, che non è stato in grado di fornire alcun tipo di autorizzazione, dovrà rispondere di coltivazione e detenzione illegale di “cannabis indiana”.

 

Un incendio la cui natura è ancora al vaglio degli inquirenti ha distrutto la macchina, una mercedes, di un commerciante licatese.

Il rogo è avvenuto in via Piazza Armerina, a Licata. Ancora fiamme, dunque, nel grosso paese dell’agrigentino dove i roghi delle macchine – specialmente nell’ultimo periodo – sono all’ordine del giorno.

L’ultimo, in ordine di tempo, è avvenuto proprio negli ultimi giorni del mese di ottobre quando a bruciare fu una Hyundai di una casalinga di 50 anni.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco del distaccamento di corso Argentina e i carabinieri del Nucleo operativo Radiomobile della Compagnia. 

 

 

Le sezioni riunite della Corte dei Conti hanno rigettato il ricorso del Comune di Catania contro la delibera n.153 del 4 maggio 2018 con cui la sezione controllo della Corte dei conti della Sicilia ha decretato il dissesto economico-finanziario dell’Ente.

Secondo i giudici contabili il ‘buco’ sarebbe di circa 1,6 miliardi di euro e non ci sarebbe la sostenibilità finanziaria per gestirlo.

Vito Riggio, 48 anni, Domenico Friscia,55 anni, Matteo Mistretta, 32 anni, Giuseppe e Cosimo Alesi, 48 e 53 anni, Tommaso Gulotta, 53 anni, Pellegrino Scirica, 63 anni e Vito Bucceri di anni 46 e diventato collaboratore di giustizia.

Sono questi gli otto nominativi coinvolti nel blitz antimafia denominata “Opuntia” che la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha rinviato a giudizio.

L’inchiesta, sulle cosche operanti nella valle del Belice è stata condotta dalla Compagnia dei Carabinieri di Sciacca.

Gli indagati sono tutti di Menfi, tranne Friscia che è originario di Sciacca. L’operazione Opuntia è stata realizzata nel 2016 seguita da una seconda fase che portò ad alcuni arresti anche nel vicino 2018.

La prima udienza del processo preliminare è stata fissata per il prossimo 6 dicembre.

Due giovani, Nabeel Abbas, 20 anni, pachistano, e Karim Soulib, 24 anni, agrigentino di genitori marocchini, sono stati rinviati a giudizio per essere ritenuti i responsabili di un raid vandalico che portò alla rottura di alcuni vasi ornamentali in via Neve, piccola traversa di via Atenea, di proprietà dell’associazione “Culturart”.

I due furono individuati grazie alle immagini di un impianto di videosorveglianza di un bed and breakfast del posto.

Il processo è in programma per il 28 gennaio davanti al giudice Rossella Ferraro. La difesa di Soulib ha anticipato che chiderà per il suo assistito il giudizio abbreviato.

L’associazione “Culturart” ha annunciato di volersi costituire parte civile.

 

Nel corso di alcuni servizi di pattuglia in alcune aree boschive i Carabinieri forestali del nucleo Cites di Palermo e i militari della Tenenza di Ribera (Ag) hanno individuato e denunciato all’Autorità Giudiziaria un operaio 50 enne della provincia di Vicenza colto in flagrante mentre stava esercitando la caccia nella località Bonsignore del comune di Ribera.

L’uomo è stato sorpreso mentre eseguiva l’attività venatoria con mezzi non consentiti, nei confronti di specie protette e non cacciabili. Durante le verifiche, i militari dell’arma hanno  sequestrato il fucile utilizzato dall’uomo, 5 richiami acustici a funzionamento elettromagnetico, varie cartucce calibro 12 e oltre 100 esemplari di avifauna abbattuti, appartenenti a specie protette.

I militari dell’Arma raccomandano, a tutti i cacciatori, la corretta applicazione delle norme previste nella specifica materia. In particolare viene ricordato il rispetto delle distanze di sicurezza dalle case (100 metri), dalle strade (50 metri) e dalle macchine agricole operatrici (150 metri), facendo attenzione alla direzione dello sparo ed a tutte le altre norme a salvaguardia dell’ambiente agricolo-forestale; il rispetto degli orari e dei confini delle aree dove la caccia è vietata; l’utilizzo di un abbigliamento ad alta visibilità che permetta il riconoscimento del cacciatore; la massima attenzione verso le specie protette presenti nel nostro territorio ed il divieto assoluto di utilizzo dei richiami elettro-acustici. Infine, al fine di evitare che vengano contestate salate multe, viene ricordato di portare al seguito tutta la documentazione che attesta la regolarità della propria posizione venatoria (licenze, bollettini, tesserino) e l’immediata annotazione dei capi abbattuti sul relativo tesserino.

Un brutto incidente stradale si è verificato questa notte fra Delia e Sommatino, in provincia di Caltanissetta: il bilancio è pesantissimo, un morto e una ferita.

La vittima, un 28enne di origine rumene ma residente a Campobello di Licata, avrebbe perso il controllo della sua Bmw andandosi a schiantare contro un muretto di una abitazione privata. Ferita una ragazza di 24 anni che si trovava a bordo dell’auto. Per lei sono stati riscontrati 10 giorni di prognosi e si trova attualmente ricoverata all’ospedale S.Elia di Caltanissetta.

 

Una brillante operazione della Squadra Mobile di Agrigento, guidata da Giovanni Minardi e coordinata sul campo dal commissario capo Giovanni Franco, ha permesso in poche ore di sgominare un presunto giro di auto rubate e pezzi di ricambio che venivano ri-vendute. 

In manette sono finiti due agrigentini di 35 anni: si tratta di Giovanni Volpe, di Agrigento, e Angelo D’Antona, di Raffadali. Al momento risultano indagate altre tre persone: il fratello e la compagna di Volpe e un 50enne di Raffadali proprietario del deposito scoperto dai poliziotti della Mobile.

I due sono arrestati in flagranza e sono accusati di ricettazione: avrebbero venduto un Piaggio Porter e un autocarro, frutto di una truffa risalente al mese di settembre ai danni di una coppia agrigentina, prima ad un prezzo di 1500 euro, poi sceso a 500 euro con l’aggiunta di 100 euro come spesa di mediazione. I poliziotti, coordinati dal pubblico ministero Chiara Bisso hanno anche sequestrato 300 euro.

Indagini ancora in corso: sono al vaglio degli inquirenti l’emissione di alcuni assegni falsi. Alcune auto, inoltre, sarebbero state rubate all’estero. 

Volpe e D’Antona, difesi dagli avvocati Daniele Re e Alba Raguccia, si trovano attualmente agli arresti domiciliari.