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L’impegno meritorio dei Carabinieri agrigentini anche nell’ambito sociale, soprattutto nei casi di solitudine, a fronte dell’emergenza sanitaria in corso: a Porto Empedocle, una donna sola in casa, con problemi di deambulazione, non sapendo come potere andare a comprare i farmaci necessari, ha telefonato al 112, e il comandante della locale Stazione ha preso i medicinali in farmacia e li ha consegnati personalmente. E poi, a Favara, una donna anziana, sola nella sua abitazione, si è ritrovata la casa allagata a causa della rottura di tubo dell’acqua. Dopo una telefonata ai Carabinieri sul posto è giunta una pattuglia che ha interrotto l’erogazione dell’acqua aiutando la donna ad eliminare il grosso dell’allagamento. Gli stessi militari hanno reperito un tecnico per la riparazione.

Dopo qualche giorno di ricovero presso l’Ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, il medico del lavoro 71enne di Palma di Montechiaro Lorenzo Vella non ce l’ha fatta a superare la sua battaglia contro il coronavirus.

Era ricoverato al centro Covid dal 19 marzo dello stesso nosocomio, le sue condizioni si sono aggravate e non c’è stato purtroppo nulla da fare. Questa è la quinta vittima nelle ultime settimane decedute all’ospedale nisseno.

L’uomo avrebbe contagiato anche la moglie ed il figlio.

 

 

Dall’inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 13.814.
Di questi sono risultati positivi 1.460 (+101 rispetto a ieri), mentre, attualmente, sono ancora contagiate 1.330 persone (+88).

Sono ricoverati 522 pazienti (+10 rispetto a ieri), di cui 71 in terapia intensiva (uguale), mentre 808 (+67) sono in isolamento domiciliare, 65 guariti (+5) e 65 deceduti (+8).

“Ci sembra necessario, in questa fase di grande confusione, fare chiarezza sul fatto che rispetto a quanto annunciato a livello nazionale e a livello regionale i Comuni, al momento, non hanno ricevuto un euro e non sanno né quando né quante risorse avranno a disposizione nei prossimi giorni. Attendiamo, nel più breve tempo possibile, una data certa sull’accreditamento dei fondi da parte del Governo nazionale e da parte del Governo regionale per evitare che gli annunci positivi si trasformino in un boomerang che colpisca i sindaci. I nostri concittadini in gravissime difficoltà a causa dell’emergenza economico-sociale causata dalla pandemia da Covid-19 hanno bisogno di risposte immediate e concrete”. Ha dichiarato Leoluca Orlando, presidente di ANCI Sicilia a conclusione del Consiglio regionale dell’Associazione, svoltosi stamattina in videoconferenza, convocato per esprimere le proprie considerazioni relative all’annuncio del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte relativo allo stanziamento dei 400 milioni di euro da destinare ai Comuni, a sostegno delle famiglie in difficoltà e dei 100 milioni di euro per i generi di prima necessità, annunciati dal presidente della Regione, Nello Musumeci.
“Evidenziamo, inoltre, – continua il presidente Orlando – che i 4,3 miliardi di euro, annunciati ieri dal presidente Conte, rappresentano, solo un’anticipazione dei trasferimenti statali ordinari, già spettanti ai comuni, che li percepiscono nel primo semestre di ogni anno. Aggiungiamo, inoltre, che per molti enti si tratta di risorse finanziarie insufficienti rispetto alle attuali necessità di cassa relative all’erogazione dei servizi e al pagamento degli stipendi dei dipendenti. ”.
“In merito, invece, ai 100 milioni di euro stanziati dalla Regione Siciliana a sostegno delle famiglie in difficoltà e annunciati nei giorni scorsi dal presidente Musumeci – conclude Orlando – chiediamo che tali risorse posano essere erogate nei tempi più stretti”.

Il Covid 19 arriva, purtroppo, anche a Porto Empedocle. A farne le spese il marito del primo cittadino Ida Carmina, il quale, qualche giorno addietro, aveva saputo che due suoi colleghi di ufficio avevano avuto dei sintomi tipici del Covid 19 e successivamente risultati positivi al tampone.

Dopo avere avuto una leggera febbre la moglie ha ritenuto opportuno fare effettuare il tampone al marito, mercoledi scorso. Oggi è arrivato l’esito: positivo.

Nel frattempo la stessa sindaca Carmina ha deciso di porsi in autoisolamento anche per proteggere tutta la gente, eventualmente, che attualmente ruota attorno a lei, a cominciare dai ragazzi della protezione civile.

Sentita poco fa telefonicamente, Ida Carmina nel confermare che rimarrà in isolamento fiduciario, continuerà a lavorare regolarmente da casa “per continuare a stare vicina a Porto Empedocle – ha sottolineato – soprattutto in questo momento così difficile. La cosa strana – ha concluso Ida Carmina – è che pur essendomi sottoposta al tampone mercoledi scorso, ancora oggi, domenica, non ho ricevuto alcun risultato…”

E noi aggiungiamo che è semplicemente vergognoso ciò che sta accadendo alla sindaca di Porto Empedocle. Dopo oltre quattro giorni ancora non è nelle condizioni di sapere anche la sua situazione sanitaria.

Un in bocca a lupo a Ida Carmina e a suo marito, con la speranza che tutto ciò finisca nel più breve tempo possibile.

Firmato un nuovo Dpcm per l’emergenza alimentare:possibilità, per i Comuni, di usufruire di 4,3 miliardi del Fondo di solidarietà nazionale a cui si aggiungono 400 milioni per chi non ha i soldi per fare la spesa.

“Abbiamo superato 10.000 vittime, è un numero che ci colpisce. Si allarga la ferita nella nostra comunità nazionale, per questo permettetemi di esprimere vicinanza alle famiglie dei familiari”.
Ha esordito così, dopo aver letto i dati giornalieri della protezione civile, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella conferenza stampa di ieri sera tenuta insieme al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Ha, poi, aggiunto un dato positivo: “Oggi segnaliamo il numero più alto di guariti. Ci confronteremo ad inizio settimana con gli esperti e confidiamo che ci portino buone notizie. Ha, indi, proseguito: “Non stiamo girando lo sguardo dall’altra parte, siamo assolutamente consapevoli che in questo momento ci sono tante persone che soffrono, non eravamo abituati a stare a casa ed a limitare gli spostamenti. Ma ci sono anche tante sofferenze materiali”.
“Lo Stato c’è, ha continuato, abbiamo lavorato intensamente con il ministro Gualtieri e con gli altri ministri per varare un PROVVEDIMENTO DI GRANDE IMPATTO. Coinvolgiamo i Comuni, i SINDACI che sono le prime sentinelle, le prime antenne per quanto riguarda le necessità dei cittadini, allora CI AFFIDIAMO A LORO. Abbiamo appena firmato un Dpcm che dispone “subito la possibilità di usufruire di 4,3 MILIARDI del fondo di solidarietà nazionale” per il soccorso alimentare: disponiamo subito un anticipo del 66% che sarebbe SPETTATO ai Comuni, a maggio.

“Con ORDINANZA DELLA PROTEZIONE CIVILE aggiungiamo a questo fondo 400 MILIONI, un ulteriore anticipo che destiniamo agli 8000 comuni del nostro territorio COL VINCOLO di darlo alle persone che non hanno i soldi per fare la spesa. Da qui nasceranno buoni spesa ed erogazioni di generi alimentari” , ha affermato…”Siamo vicini alle persone bisognose, dobbiamo aiutare chi è maggiormente in difficoltà”
“Noi confidiamo che già dall’inizio della settimana prossima i sindaci siano nella condizione, attraverso servizi sociali ed associazioni di volontariato, di consegnare direttamente generi alimentari alle persone bisognose.
NON VOGLIAMO LASCIARE NESSUNO SOLO, ABBANDONATO A SE STESSO.

FACCIO UN APPELLO ALLA GRANDE DISTRIBUZIONE PERCHE’ POSSA AGGIUNGERE UN 5%, ADDIRITTURA UN 10% DI SCONTO A CHI ACQUISTA CON QUESTI BUONI SPESA .

“Vi chiedo di comprendere il nostro sforzo, ha concluso, Conte, la macchina dello Stato richiede procedimenti complessi, stiamo facendo l’impossibile”.”La ministra Catalfo e l’Inps stanno lavorando senza sosta. Vogliamo mettere tutti i beneficiari della Cassa integrazione nella condizione di accedervi subito, entro il 15 aprile e, se possibile, anche prima”, ha aggiunto.

Sembra opportuno sottolineare, come peraltro ha fatto lo stesso Premier, che i 4,3 miliardi di euro stanziati, sono un anticipo di soldi che lo Stato deve alle amministrazioni comunali e lo stesso dicasi per i 400 milioni.

I 4,3 miliardi di euro previsti dal DPCM non sono altro che un anticipo del Fondo di solidarietà comunale, pari al 66% della somma che avrebbe dovuto essere erogata a maggio.
Questi soldi, dunque, lo Stato li avrebbe, comunque, dovuto consegnare ai comuni, ne ha solo anticipato la fruizione.
Ed un anticipo, ha detto chiaramente il capo dell’esecutivo, sono anche i 400 milioni aggiunti con ordinanza della protezione civile.

Tra l’altro solo per questi ultimi il Premier ha parlato di un vincolo di destinazione ovvero la creazione di buoni spesa e finanziamento della consegna di alimenti e generi di prima necessità da far compiere agli attori della filiera della solidarietà a favore dei cittadini in difficoltà.

Se ne dovrebbe arguire che i comuni possono usufruire dei 4,3 miliardi senza vincolo di destinazione delle somme?
E, tornando, invece, ai 400 milioni: a chi è attribuita la titolarità di vigilare sul rispetto del vincolo di destinaszione? E quali le modalità, previste per i controlli?

Ed andando ancora a ritroso, cos’è il Fondo di solidarietà comunale?
Esso è il fondo per il finanziamento dei Comuni, alimentato con una quota del gettito IMU di spettanza dei comuni stessi. Esso è stato istituito dalla legge di stabilità per il 2013 (legge 228/2012) in ragione della nuova disciplina dell’imposta municipale propria (IMU), introdotta dalla medesima legge n. 228/2012, che ha attribuito ai comuni l’intero gettito IMU, ad esclusione di quello derivante dagli immobili ad uso produttivo, che rimane destinato allo Stato.

SUL FRONTE SCUOLE ED UNIVERSITA’ . Conte ha confermato quanto già detto dal ministro Azzolina : non c’è una prospettiva di tornare alle attività didattiche ordinarie nella scuola e nell’università per il 3 aprile.

SUL FRONTE UE. “Mi batterò fino all’ultima goccia di sudore, fino all’ultimo grammo di energia per ottenere una risposta europea, forte, vigorosa e coesa” ha detto il premier Conte.

 

Il sindaco di Sciacca Francesca Valenti ha reso noto questa mattina che l’Azienda Sanitaria Provinciale gli ha comunicato che a Sciacca cè un nuovo caso positivo da coronavirus.

Si tratta del ventesimo da quando è scoppiata l’epidemia. Il sindaco non ha fornito ulteriori particolari.
Pare, comunque, che si tratti di un ulteriore caso, come quello di ieri, di un soggetto giovane il cui contagio sia avvenuto fuori dal contesto della struttura ospedaliera di Sciacca.

Rispetto a ieri alle ore 19 del giorno 27 marzo, l’aumento di 3 casi è dovuto a 1 soggetto di Sciacca e 2 di Licata. Ecco la ripartizione per i Comuni agrigentini:

AGRIGENTO  7
ARAGONA  1
CAMASTRA 1
CANICATTI’  2
FAVARA  3
LAMPEDUSA E LINOSA 1
LICATA  8 (+ 2 rispetto al 28 marzo)
MENFI  4
MONTALLEGRO
PALMA DI MONTECHIARO 3
RAFFADALI  1
RIBERA  6
SANTA MARGHERITA DI BELICE  2
SCIACCA 20 (+ 1 rispetto al 28 marzo)
SICULIANA  1

Dal medico agrigentino Giuseppe Alletto riceviamo e pubblichiamo una lettera che lo stesso aveva indirizzato alcuni giorni addietro al presidente della Regione, Nello Musumeci e all’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza.
EGR. Presidente regione Sicilia On. Nello Musumeci

EGR. Assessore alla Salute On. Ruggero Razza

Io Dott. Giuseppe Alletto, cittadino siciliano, chirurgo ospedaliero in pensione, residente in Agrigento in Via Gioeni 43, attualmente domiciliato a Milano in via Alessandro Volta 6, desidero chiedere alle S.l.I. in indirizzo, la carità di ascoltare queste poche righe, consapevole che le nostre strutture sanitarie mal sopporterebbero un carico di ricoveri nel caso di diffusione dell’infezione da Covid-19.
Sicuramente loro avranno seguito le vicende lombarde, segnatamente in ordine: Codogno, Lodi e Bergamo; tutti e tre ospedali generali monoblocco, che hanno accolto i pazienti infettati. Al di là dei cosiddetti protocolli di accesso per pazienti infettati, la cui diagnosi veniva effettuata con il paziente ospedalizzato e spesso già in trattamento intensivo, fatemi passare un modo di dire: i buoi erano già fuori dalla stalla. Parafrasando: il virus si era sparso per tutto l’ospedale, dove vi sono degenti di tutte le specialità. Bisogna aggiungere che al sovraccarico di richieste ad alta specialità, ha inciso non poco l’impianto centralizzato di climatizzazione, che come loro ben sanno non ha filtri epa capaci di essere barriera alle dimensioni virali nel caso specifico Covid-19 0,004/0,125 micron.
Gli ospedali che hanno potuto gestire meglio questa emergenza, sono state le strutture dotate di padiglioni separati. Ciò ha permesso attraverso un filtro esterno di contenere e governare la diffusione dell’infezione.
L’esperienza, anche se di altri, può tornare utile specialmente se si è consapevoli di non potere sopportare il carico e sono sufficienti accorgimenti che hanno dimostrato di contenere la diffusione, ma ancor di più di ridurre il tasso di mortalità.
Alla luce di queste piccole considerazioni, Vi supplico, per il bene che volete dei nostri concittadini, non fate gli stessi errori.
Identificate strutture ospedaliere da potere destinare in via esclusiva al trattamento di questi pazienti. Non conosco altre realtà se non quella di Agrigento. L’ospedale di Agrigento essendo un monoblocco, sarebbe un disastro;
Ribera ad es. è un ospedale con impianti adeguati la cui sala operatoria nuova, non svolge più attività chirurgica, pertanto ha gli impianti utilizzabili per la terapia intensiva rianimatoria. Obiezione, non ci sono rianimatori: si distaccano da altri servizi territoriali e si crea l’unità di crisi, naturalmente, spostando i degenti presso altri presidi. Mi scuso se mi sono permesso di dare suggerimenti, è l’amore per la mia terra e la vita che ho vissuto nelle sale operatorie della mia provincia per più di 20 anni.
Permettermi di allegarVi una brevissima intervista dell’ex direttore sanitario della Asl di Bergamo, non offendeteVi, ci aiuta a capire alcuni passaggi:
Grazie della Vs attenzione e del Vs tempo, ma Vi supplico fate tesoro degli errori, certamente non voluti, degli altri ed evitate un disastro annunciato.
Con stima e apprezzamento per ciò che riuscite a fare per la nostra amara, ma amata e bella terra.
Giuseppe Alletto

di Filippo Cardinale

“Non ho bisogno di ossigeno H24, se non alla bisogna. Ma sto bene”. La dottoressa del reparto di Medicina dell’ospedale di Sciacca è uscita dall’incubo che l’ha colpita. Un incubo che si chiama coronavirus. Era ancora l’inizio della presenza in Italia del terribile virus. Dapprima sembra una “cosa” solo dei cinesi. Quanto è distante la Cina! Ma il mondo oggi è piccolo, un villaggio grazie alla globalizzazione senza freno. E così, il virus ha viaggiato, velocemente, subdolo, senza passaporto da esibire, senza presentarsi. Si impadronisce dei corpi, in maniera subdola e veloce.

Si sta bene, all’inizio. Si dice che si è asintomatici. Cioè sembra tutto a posto. Poi i primi sintomi che ingannano poiché somigliano a quelli influenzali. Poi, all’improvviso, il virus esplode nella sua virulenza. Inarrestabile, veloce come un centometrista. Attacca i polmoni, fa mancare il respiro.

Dalla lontana Cina non poteva arrivare a Sciacca. Ne eravamo convinti. Ma il mondo è piccolo e il virus giunse anche a Sciacca. La dottoressa ne fu vittima, tanto che fu denominata “la paziente 1”. Il suo “torto” quello di lavorare in ospedale, perché medico.

Dall’ospedale saccense finì nel reparto di malattie infettive al Sant’Elia di Caltanissetta. “Passai i primi 13 giorni in isolamento- racconta- e fu il periodo più acuto. Appesa ad un filo perché rischiai di finire in rianimazione”. E mentre era in isolamento, mentre rischiava la rianimazione, voci senza freno e controllo nel cortile dei social le cucirono una sorta di lettera scarlatta. Fu messa alla gogna, idealmente lapidata e crocifissa. La si incolpava di essere stata vittima del virus e di averlo diffuso, quasi come si disperde l’incenso, all’interno della struttura ospedaliera. Quasi un disegno terroristico, da stratega di guerra biologica.

“Ho avuto paura, non lo nascondo”, racconta. E come si fa a non aver paura di un nemico invisibile, subdolo, feroce? “Ebbi tanta paura quando venne a visitarmi il rianimatore. Non venne per un saluto, venne per valutare il quadro sanitario perché ero prossima allo stadio più pericoloso, quando è necessario essere intubato, essere ossigenato con le apparecchiature”.

“Il virus è terribile- continua- inizia la sua presenza anche in modo asintomatico. Ma si fa prestissimo a passare nella fase virulenta, nella fase gravissima. Il passaggio da una fase asintomatica a quella dell’intubazione può avvenire repentinamente”.

E’ vissuta in isolamento in una stanza dell’ospedale nisseno insieme ad un’altra paziente. Collega per colpa del virus. “Ho sofferto tantissimo nel sapere la ferocia dei giudizi sui social. Hanno hanno anche insultato i miei familiari, pur avendo alcuna colpa. Ci si sente come un’untrice. E’ terribile subire l’onta, è terribile essere affetta dal virus e non avere il conforto da nessuno”.

In tale contesto infernale, la dottoressa ricorda, però, “la disponibilità dei colleghi del Sant’Elia, sono stati eccezionali”. Oltre alla terribile esperienza vissuta, adesso è stata dimessa, ha bisogno di riposo assoluto, le rimane la constatazione che “ci sono realtà sanitarie che non si sono fatte trovare impreparate, erano già adeguate all’emergenza. Altre, però, brancolano nel buio; i dispositivi di protezione personale mancano ancora dappertutto”.

Filippo Cardinale