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Mattone su mattone si costruisce il nuovo prodotto turistico.
Questo è stato il tema dell’incontro organizzato dall’Assessorato al Turismo, con gli oltre novanta operatori della filiera turistica, ed esperti del settore della Città di Agrigento, con unico obiettivo, quello di costruire la destinazione turistica. Questo primo incontro è servito per convergere verso una metodologia di lavoro, mirata ed attenta quale la costituzione dei tavoli di competenza e la redazione di questionari per temi.
“Siamo molto soddisfatti della numerosa presenza degli operatori – ha detto l’assessore Franco Picarella – che dei riscontri alla idea progettuale che insieme abbiamo concordato di portare avanti. Con il gruppo di progettazione, che ha gettato le basi per la creazione del prodotto turistico, il prossimo passo sarà la stesura di questionari per individuare i target di riferimento per la creazione del progetto che ha la caratteristica di essere aperto alle esperienze degli operatori del territorio. Dopo la redazione dei questionari vi sarà un’altra riunione plenaria per l’analisi dei risultati”.

La Procura Generale della Corte d’Appello di Palermo, accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Giuseppina Ganci, ha revocato l’ordine di esecuzione della pena emesso dalla stessa Procura generale a carico di P S, sono le iniziali del nome, 36 anni, di Agrigento, a carico del quale pendeva una condanna per spaccio di sostanze stupefacenti a 8 mesi di reclusione emessa dalla Corte d’Appello di Palermo per fatti risalenti al 2009. Il difensore ha presentato incidente di esecuzione presso la Corte d’Appello rilevando come la notifica della sentenza emessa fuori termine non poteva essere messa in esecuzione poiché la notifica era stata inviata ad altro difensore che non era nominato e pertanto il processo andava rimesso in termini per presentare ricorso in Cassazione essendo al contrario violato il diritto di difesa.

Il Tribunale di Marsala ha rinviato a giudizio Vincenzo Frasillo, 54 anni, imputato di omicidio perché avrebbe ucciso, picchiandola selvaggiamente per tre giorni di seguito, la moglie Rosalia Garofalo, di 52 anni, parzialmente disabile. Quanto accaduto risale esattamente ad un anno addietro, a Mazara. Rosalia Garofalo da un paio d’anni si muoveva e parlava a fatica dopo un’ischemia. Fu picchiata senza pietà per tre giorni dall’uomo con il quale era sposata da 30 anni. La donna fu trovata morta a casa, sul letto matrimoniale, con evidenti segni di percosse su tutto il corpo. A lanciare l’allarme, ma quando ormai era troppo tardi, fu proprio il marito.

La Procura di Agrigento ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini al giovane conducente dell’Alfa Romeo 147 che il 2 febbraio del 2020, a Ravanusa, si è schiantato contro il muro di un’abitazione in via Aldo Moro, provocando la morte sul colpo di Lorenzo Miceli, 29 anni, ex consigliere comunale, e la morte, dopo il ricovero in Rianimazione, di Federica Aleo, 29 anni. L’uomo risponde di duplice omicidio stradale e lesioni nei confronti di un altro passeggero ferito, con l’aggravante di essere stato alla guida dell’auto dopo aver assunto cocaina ed alcol, oltre l’elevata velocità e quindi la guida imprudente.

Del perché ad Agrigento non possa attuarsi ciò che in altre parti d’Italia è la normalità è domanda che più volte mi sono posto ed alla quale forse inconsciamente non sono mai riuscito a dare una risposta proprio perché la conclusione potrebbe essere un pugno allo stomaco per tanti che insieme a me ancora si battono per la trasparenza e la legalità.

Avevamo in illo tempore chiesto più volte il rispetto delle Leggi e dei regolamenti, oggi a leggere la “DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE N. 08 DEL 27/01/2021 OGGETTO: Attribuzione toponimi ad aree di circolazione della Città.”, ci appare ancora più chiaro ciò che è accaduto ad Agrigento dal Maggio del 2015 all’ottobre scorso, cioè, che Leggi, Regolamenti, Norme e qualsivoglia dettato Pubblico, sono stati disattesi, calpestati e volgarmente offesi e vilipesi.

Ecco cosa dettano le norme sulla intitolazione di strade o per quanto altro appresso citato: che l’art. 10, comma 1 della legge n. 1228/1954 (Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente)

prevede che il Comune provvede alla indicazione dell’onomastica stradale e della numerazione civica;

che l’art. 41 del D.P.R. n. 223 prevede che:

 ogni area di circolazione deve avere una propria distinta denominazione da indicarsi su targhe di materiale

resistente;

 costituisce area di circolazione ogni spazio (piazza, piazzale, via, viale, vicolo, largo, calle e simili) del suolo

pubblico o aperto al pubblico destinato alla viabilità;

 l’attribuzione dei nomi deve essere effettuata secondo le norme di cui al Regio Decreto –Legge 10 maggio

1923, n. 1158, convertito in legge 17 aprile 1925, n. 473 ed alla legge 23 giugno 1927, n. 1188, in quanto

applicabili;

 in caso di cambiamento di denominazione dell’area di circolazione deve essere indicata anche la precedente

denominazione;

 nell’ambito del territorio comunale non può essere attribuita una stessa denominazione ad aree dello stesso

tipo, anche se comprese in frazioni amministrative diverse;

che l’art. 10, comma 1 della legge n. 1228/1954 (Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente)

prevede che il Comune provvede alla indicazione dell’onomastica stradale e della numerazione civica;

che il R.D. n. 1158/1923 stabilisce all’art. 1 che le amministrazioni municipali, qualora intendano mutare il nome di qualcuna delle vecchie strade o piazze comunali dovranno chiedere preventivamente l’approvazione del Ministero della P.I. per il tramite delle competenti soprintendenze ai monumenti;

che la legge n. 1188/1927 stabilisce che:

 nessuna denominazione può essere attribuita a nuove strade e piazze pubbliche senza autorizzazione del

Prefetto, udito il parere della Deputazione di storia patria, o, dove questa manchi, della Società storica del

luogo o della regione;

 nessuna strada o piazza pubblica può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno dieci

anni;

nessun monumento, lapide ed altro ricordo permanente può essere dedicato, in luogo pubblico od aperto al

pubblico, a persone che non siano decedute da almeno dieci anni. Rispetto al luogo deve sentirsi il parere

della Commissione provinciale per la conservazione dei monumenti. Tali disposizioni non si applicano ai

monumenti, lapidi o ricordi situati nei cimiteri, né a quelli dedicati nelle chiese a dignitari ecclesiastici od a

benefattori;

 le disposizioni degli artt. 2 e 3, primo comma, non si applicano a caduti di guerra o per la causa nazionale. E’

inoltre in facoltà del Ministero per l’Interno di consentire la deroga alle suindicate disposizioni in casi

eccezionali, quando si tratti di persone che abbiano benemeritato della nazione;

Signor Sindaco, sappiamo che con la nostra Lettera richiesta saremo anche impopolari come spesso ci accade nelle nostre battaglie (purtroppo spesso a ragion veduta), con la presente, le chiediamo, proprio per il rispetto delle Leggi ed il ripristino della Legalità, di volere con urgenza disporre in merito alla collocazione della statua dello scrittore “empedoclino” Andrea Camilleri, magari, così come dettano le Leggi Vigenti, sentito il parere della Prefettura o del Ministero dell’Interno.

Lo dichiara il presidente del Movimento Mani Libere Giuseppe Di Rosa.

In Sicilia dati più che positivi a fronte dell’emergenza sanitaria legata al coronavirus. Peggiora invece la situazione economica.

Migliora la situazione sul fronte dell’emergenza Covid in Sicilia. E’ stabile la curva dei nuovi casi, che continua a mantenersi sotto quota mille, mentre cala sensibilmente il numero delle persone attualmente contagiate grazie a un boom di guariti. L’ultimo dato da sottolineare è quello di un calo consistente dei ricoveri ospedalieri di pazienti Covid, sia in area medica che in terapia intensiva, ben al di sotto della soglia di guardia. Più nel dettaglio, secondo il report quotidiano del Ministero della Salute, a giovedì sono 994 i nuovi positivi, su 22.761 tamponi processati con una incidenza del 4,3% come tasso di positività. L’isola è settima per contagio dopo la Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Piemonte e Puglia. Le vittime sono state 37 e portano il totale a 3.371. Gli attualmente positivi sono 46.176, con un decremento di 854 casi rispetto a mercoledì. I guariti sono infatti ben 1.811. Ma il dato più incoraggiante è quello di un calo, per la prima volta consistente, dei ricoveri ospedalieri: 1.620, 33 in meno rispetto a mercoledì, dei quali 215 in terapia intensiva, 17 in meno. E’ un andamento positivo confermato anche dall’analisi settimanale della Fondazione Gimbe, che osserva come in Sicilia, a differenza di altre regioni, restano sotto la soglia di saturazione (fissata rispettivamente al 40% e al 30%) i posti letto occupati da pazienti Covid in area medica (34%) e terapia intensiva (28%). Buoni anche i risultati ottenuti per quanto riguarda la campagna vaccinale. Sempre dall’analisi di Fondazione Gimbe, emerge che in Sicilia sono 3.717 le dosi di vaccino consegnate per 100.000 abitanti, a fronte della media in Italia che è di 3.567. Lo 0,58% della popolazione siciliana ha completato il ciclo vaccinale, e in tal caso la media in Italia è dello 0,45%. Resta invece preoccupante la situazione economica, come sottolineano 17 associazioni imprenditoriali che hanno chiesto un incontro urgente con il presidente della Regione, Nello Musumeci, e con l’assessore alle Attività produttive Mimmo Turano. “L’emergenza Covid – scrivono le associazioni – ha rappresentato il colpo di grazia per un tessuto imprenditoriale fragile come quello della nostra Isola. Servono interventi urgenti e misure straordinarie per risollevare le sorti dello sviluppo siciliano. Fondamentale è la sicurezza e il rispetto di tutti i protocolli, ma oggi è necessario considerare la riapertura dell’economia legata al commercio, alla ristorazione e al turismo”.

La cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario è un momento solenne per il settore giudiziario, offre l’occasione di riflettere su ciò che è accaduto, metabolizzando ciò che non si è riusciti a fare, per cercare di guardare al futuro con prospettiva.

L’onere e l’onore, poi, di riferire alle Camere sull’andamento dell’amministrazione della giustizia dell’anno passato e sugli interventi previsti per l’anno in corso spetterà, dopo la riforma del 2005, al Ministro della Giustizia.

La Giustizia è un mondo particolare, intriso di sfaccettature, pieno di compiti ed obiettivi tutti collegati funzionalmente con la vita, sia per la tutela della persona che per la tutela del patrimonio. Ebbene, cercare di responsabilizzare sempre qualcuno per il non fatto finisce con l’essere solo un alibi per chi non riesce ad avere prospettiva e visione. Questo momento è davvero cruciale. La macchina giudiziaria deve essere messa nelle condizioni migliori sia di tenuta strutturale che organizzativa sfruttando ad esempio i programmi a lungo termine e di investimento delle somme che saranno disponibili dal Recovery plan.

Non si possono degradare le problematiche alle solite discussioni che coinvolgono la prescrizione o normative stringenti nel procedimento penale da un lato o la velocità del processo civile dall’altro punto di vista, si finirebbe così per concentrare nelle sole condizioni propagandistiche una discussione che dovrebbe essere organica e strutturale.

È necessario un intervento deciso, incisivo e veloce che veda coinvolti senza antagonismi tutti gli attori della giustizia, senza esclusione alcuna. Non è più possibile affrontare un’emergenza ormai annosa giorno per giorno, ma bisogna intervenire con massima energia per fronteggiare problematiche non più eludibili e che investono tanto la parte pubblica, quanto e forse ancora di più quella privata.

Bisognerebbe partire dall’azzeramento del conflitto tra politica e magistratura, in un un clima più collaborativo e attraverso il varo di norme che tendano a non spettacolizzare le indagini e sacrificare le decisioni del processo che, costituzionalmente, rappresentano il vero momento dell’affermazione della Giustizia. Senza strumentalizzazioni per l’attacco ad avversari politici.

In questa ottica, sarebbe necessaria la riorganizzazione della fase di indagini preliminari con indicazione precisa di come andrà curato il rapporto con la stampa come anche sarebbe importante intervenire sulla modalità elettiva dei membri del CSM.

Archiviare i noti fatti di cronaca come una responsabilità di un solo soggetto non servirebbe a garantire un nuovo percorso all’ordinamento giudiziario.

Unitamente a ciò si dovrebbe intervenire per risolvere:

– la cronica carenza di personale sia amministrativo che della magistratura, che ha prodotto un cronico arretrato di processi;

– la inadeguata e insufficiente digitalizzazione del processo, civile, penale, tributario ed amministrativo, che non sempre si accompagna alla velocizzazione dell’iter per giungere alla sentenza;

– la problematica sulla tutela della persona, intesa anche nella sua formazione sociale, nei confronti delle indagini preliminari;

– la problematica delle lungaggini processuali in materia civile;

– la storica vicenda sulla Giurisdizione, che vede vanificare interi processi perché non è facilmente individuabile il Giudice competente.

In ultimo, l’esortazione che si rivolge alla Magistratura, alla Politica, all’Avvocatura e a tutti i cittadini è quella di contribuire ad annullare ogni forma di mafiosità, soprattutto di mentalità mafiosa, intesa anche quale struttura mentale di sopraffazione del più forte nei confronti del più debole.

Per questo, Meritocrazia Italia auspica che si possa davvero cogliere l’occasione per una ripartenza necessaria, per riportare il settore Giustizia fuori dalla crisi, verso l’acquisizione di maggiori responsabilità e senso civico da parte dei protagonisti politici che saranno chiamati a ricoprire i ruoli decisionali in questo particolare e delicatissimo settore.

Per fare ciò la Giustizia non ha bisogno di concezioni moralistiche dettate da momenti occasionali, ma dovrebbe essere costruita su una solida base etica.

La Procura della Corte dei Conti di Palermo ha archiviato il procedimento di danno erariale per oltre 61 milioni di euro attivato nei confronti degli ex vertici dirigenziali  dell’Assessorato Regionale del Turismo, tra i quali il dott. Marco Salerno.
Con nota del novembre 2012 l’allora Assessore Regionale pro tempore dell’Economia, Avv. Gaetano Armano, inoltrava una denuncia presso la Procura della Corte dei Conti asserendo la sussistenza d ipotesi di danno erariale connesse al settore dei c.d. “Grandi Eventi” per le annualità 2009, 2010 e 2011.
Espletata una lunga ed articolata fase di indagine da parte di un’apposita commissione ispettiva istituita dall’allora Assessore pro tempore, la Procura erariale, nel mese di giugno 2020, ha inoltrato formale invito a dedurre nei confronti di taluni Dirigenti apicali del Dipartimento regionale del Turismo contestando l’ipotesi di un danno erariale di circa 61 milioni di euro.
Invero, la Regione, per il tramite degli Assessori p.t. competenti, per le annualità 2009, 2010, 2011 e 2012 aveva preventivato di finanziare il calendario dei cd. Grandi Eventi mediante i fondi europei previsti nel Po Fesr 2007/2013, Sicilia –  Linea 3.3.1.
Tuttavia, in corso d’opera, a seguito di alcune irregolarità emerse nei diversi procedimenti di finanziamento, la Regione, dapprima, aveva ritenuto di procedere alla sospensione della certificazione  della  spesa  delle  attività  relative  ai  Grandi  Eventi,  “al fine di sottoporre a revisione di qualità i progetti certificati per il migliore accertamento della loro corrispondenza ai requisiti di ammissibilità ed ai criteri di selezione prescritti dal PO FESR”, salvo poi decidere di sterilizzare l’intera linea di finanziamento e provvedere al pagamento delle diverse manifestazioni pubbliche con il bilancio regionale.
Secondo l’iniziale prospettazione della Procura contabile, la reintegrazione finanziaria mediante provvista regionale della provvista europea avrebbe comportato una perdita di fruibilità funzionale delle somme regionali che, invece, sono state utilizzate per coprire la provvista europea.
Tra i soggetti invitati a dedurre anche il dott. Marco Salerno, oggi in pensione, ma che all’epoca dei fatti contestati era in carica come Dirigente Generale del Dipartimento Turismo dell’Assessorato Regionale del Turismo, Sport e Spettacolo.
L’ipotesi di danno contestata all’ex Dirigente generale era pari ad euro 30.688,421,00 corrispondente al 50% del danno complessivamente ritenuto sussistente di oltre 61 milioni di euro.
Avverso l’invito a dedurre della Procura erariale, l’ex Dirigente Generale, assistito dagli Avvocati Girolamo Rubino e Vincenzo Airo’, ha prodotto le proprie difese.
In particolare, gli Avv.ti Rubino e Airo’, con articolate difese, hanno dedotto, tra l’altro, che in realtà l’operato del dott. Salerno, fino alla scadenza del proprio incarico, risultava corretto ed anzi aveva attivato le opportune iniziative che hanno poi permesso alla Regione di scegliere di provvedere al finanziamento dei Grandi Eventi con il proprio bilancio e, allo stesso tempo, di riallocare i fondi europei, inizialmente previsti per  gli stessi c.d. Grandi Eventi, in altre sottomisure, così evitando la dispersione di risorse pubbliche.
A seguito delle articolate difese dell’ex DG, la Procura erariale aveva disposto un supplemento di istruttoria al fine di acquisire documentazione utile per il procedimento.
Frattanto, è intervenuta la recente pronuncia della Corte di Appello della Corte dei Conti che ha assolto, tra gli altri, l’ex Assessore Mariella Lo Bello, sempre assistita dall’avv. G. Rubino.
Sulla scorta della recente pronuncia, dunque, la Procura della Corte dei Conti ha ritenuto di dover archiviare l’ipotesi di danno erariale scaturita dalla segnalazione dell’ex Assessore Armao, poiché la prognosi dell’eventuale giudizio di responsabilità sarebbe risultata nefasta.
Per effetto della predetta archiviazione, dunque, decade integralmente la contestazione di danno erariale superiore a  61 milioni di euro, metà dei quali era stata ipotizzata a carico dell’ex DG Marco Salerno.

“Caro Salvatore,

mi trovo a scrivere questa mia lettera aperta, memore del Tuo impegno nella lotta alla mafia, e degli incontri ai quali abbiamo partecipato insieme, che hanno rappresentato momenti intensi e importanti della mia vita”.

Chi scrive è Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari delle vittime di mafia dell’Ass. “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”.

“Come ben sai, sono anch’io un familiare di vittima di mafia, impegnato nel sociale perché sia sempre vivo il ricordo dei nostri cari e serva alle future generazioni per  trarre insegnamento dal loro esempio e liberare la nostra Isola e il nostro Paese dal cancro mafioso.

È per me un onore e un privilegio condividere questa battaglia con Te e con i tanti amici che non hanno mai chinato la testa dinanzi il potere e l’arroganza di chi ha fatto della violenza la via maestra da seguire.

Di recente – continua Ciminnisi – leggo, purtroppo, post e commenti Tuoi, e di altri utenti dei social network, indirizzati contro la Procura di Caltanissetta.

Questo accade, in particolare, dopo la condanna di Matteo Messina Denaro per le stragi del ’92, e dopo che sono state rese note le motivazioni della sentenza del Borsellino Quater.

Mi ha colpito molto leggere un Tuo commento stando al quale Caltanissetta sarebbe la tomba della Verità e della Giustizia, e che fin quando le indagini si svolgeranno a Caltanissetta non si potrà sperare di avere ne Verità e ne Giustizia.

Rispetto ogni opinione, anche diversa da quelle che posso avere io in merito ai fatti che quotidianamente viviamo, ma sento il dovere di ricordare a tutti, che proprio i magistrati di questa attuale procura sono stati coloro i quali hanno fatto luce sui depistaggi messi in atto per coprire i responsabili della strage di Via D’Amelio. A partire dalla scandalosa vicenda del falso pentito Vincenzo Scarantino, per arrivare a chi si guardò bene dall’indicare in Matteo Messina Denaro il mafioso di spessore qual era, che partecipò alle riunioni prodromiche al compimento delle stragi.

Di errori ne commettiamo tutti, e molti di noi hanno accordato fiducia a personaggi che certamente non la meritavano.

Questo non può, però, impedirci di guardare con piena fiducia all’operato di seri magistrati che – come noi – sono soltanto alla ricerca della verità, e che rischiamo di isolare sempre di più con le nostre esternazioni.

Non è il caso che Ti ricordi come proprio l’isolamento permise che venissero uccisi Giovanni Falcone e Tuo fratello Paolo.

Per anni hai organizzato importanti manifestazioni antimafia e dato un importante contributo all’informazione.

Non prestiamo il fianco a soggetti che per decenni hanno depistato le indagini e a chi non si è fatto scrupolo di attaccare selvaggiamente i magistrati che a Caltanissetta, con coraggio e impegno, hanno squarciato quel buio che da decenni copriva le trame ordite da mafiosi e da quanti, appartenenti alle Istituzioni, ne tiravano le fila.

Sui social network – prosegue Ciminnisi – in molti leggono quello che postiamo sui nostri profili e nei gruppi dei quali facciamo parte.

È un brutto segnale quello che diamo all’esterno quando muoviamo accuse, a mio parere ingiuste, nei confronti di magistrati impegnati in prima linea nella lotta alla mafia, senza spiegare su cosa le fondiamo.

Ritengo che le Tue esternazioni, così come quelle di altri, non provengano, purtroppo, dalla piena consapevolezza di quanto accaduto, bensì da un’opinione che, per quanto rispettabile, andrebbe a mio avviso diversamente esposta.

Tanto sentivo di doverti dire perché nessuno, con  ben altri interessi, possa strumentalizzare quanto viene scritto nei nostri post e commenti.

Con la stima e l’amicizia che da sempre nutro nei Tuoi confronti

Giuseppe Ciminnisi