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La Sicilia si prepara ad affrontare il picco del contagio da coronavirus, previsto tra il 10 e il 20 aprile. In relazione a tali due date dell’emergenza pandemica, l’assessorato regionale alla Salute, come già pubblicato, ha elaborato un piano che a regime renderà a disposizione delle strutture sanitarie individuate in ogni provincia dell’Isola 3.405 posti letto: 2.800 per la degenza ordinaria e 605 per la terapia intensiva. Allo step del 10 aprile l’assessore Ruggero Razza, che ha firmato il piano con il dirigente generale Mario La Rocca, prevede una disponibilità del 70%. Dieci giorni dopo la copertura dei posti previsti sarà totale.

“Invito il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ad autorizzare la Procura a procedere nei miei confronti. Questo è un processo che desidero affrontare, in considerazione di ciò che definisco – per quello che si è generato in Italia – un crimine di Stato. A supporto di tali affermazioni, in tribunale porteremo tutta la documentazione, per dimostrare che ciò con cui dobbiamo fare i conti, non è solo contro il Coronavirus, ma anche le nefaste conseguenze della malaburocrazia e della politica dei principianti allo sbaraglio”. Così afferma il Sindaco di Messina, on. Cateno De Luca, circa la richiesta a procedere della Procura di Messina fatta al Guardasigilli, per il reato di Vilipendio.

Si ricorda che l’iniziale denuncia da parte del Ministro dell’Interno è scattata a seguito delle affermazioni del Primo cittadino durante l’occupazione del Porto di Messina del 23 Marzo scorsodurante la quale ha mandato “a quel paese” il Viminale, denunciando un “depistaggio di Stato”. Parole giunte a seguito delle contestazione – da parte del Ministero – dei dati sul flusso incontrollato di soggetti che affollavano lo Stretto, in attesa di imbarcarsi per la Sicilia. Dati comprovati da immagini e video, che secondo il Ministro Lamorgese erano mendaci. A smentire ciò che per il Sindaco De Luca era una sottostima dei numeri per nascondere la realtà dei fatti e giustificare attacche omissioni di un sistema di controllo farlocco”, sono i verbali delle forze dell’ordine a supporto di quanto affermato dal Sindaco peloritano, nel corso dei controlli durante il suo contestato presidio lungo la zona portuale di Rada San Francesco a Messina, che si sottolinea, ha causato la denuncia di 10 soggetti per irregolarità delle dichiarazioni, a seguito della constatazione delle forze dell’ordine e della polizia di stato.

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Questa la divisione degli attuali positivi nelle varie province:

Agrigento, 97 (0 ricoverati, 2 guariti e 1 deceduto);

Caltanissetta, 73 (20, 4, 6);

Catania, 500 (174, 21, 38);

Enna, 245 (139, 1, 11);

Messina, 300 (128, 14, 23);

Palermo, 255 (76, 24, 11);

Ragusa, 40 (7, 3, 3);

Siracusa, 76 (40, 24, 6);

Trapani, 78 (24, 1, 2).

Ad annunciarlo, attraverso un video, il sindaco della città di Ravanusa, Carmelo D’Angelo. Il primo cittadino ha dichiarato che dopo avere sentito l’Asp di Agrigento, ha attivato tutte le procedure del caso, a cominciare dalla quarantena obbligatoria, oltre che dell’ammalato, dei familiari e di tutte le persone che sono state accanto a lui negli ultimi giorni.

C’è ancora chi non capisce la situazione di pericolo che ovunque si sta vivendo con l’emergenza coronavirus e trascura le regole in atto per evitarne la diffusione. In un supermercato di Sciacca è stato richiesto l’intervento della Polizia di Stato per riportare alla ragione due persone, madre e figlio, che pretendevano di fare la spesa, insieme, senza mascherina e guanti protettivi.

Nonostante il divieto imposto dal personale del supermercato, le due persone (ma una sola poteva entrare) sono entrare nell’esercizio e avevano cominciato a fare la spesa a mani nude e senza mascherine, sollevando dubbi sulle direttive riguardanti le precauzioni da prendere.

Ad un certo punti i responsabili dell’azienda saccense hanno chiamato la Polizia ed è toccato agli agenti imporre alla coppia l’uso delle protezioni. La loro superficialità e la reazione indisponente gli è costata una sanzione di oltre 500 euro.

In questi giorni, con grande sgomento, abbiamo assistito ad un continuo scambio di lettere, di note, di comunicazioni, di interrogazioni redatte da parlamentari regionali, tutte aventi ad oggetto l’assenza di trasparenza e di una corretta informazione alle istituzioni comunali e, dunque, ai cittadini, nella gestione del contrasto al COVID 19 da parte dell’ASP di Agrigento.

In un momento come questo occorre solo ed esclusivamente chiarezza, informazioni corrette, non generare confusione, allarme sociale, fake news, che alimentano inutilmente la nostra preoccupazione e quella dei nostri concittadini.

Stigmatizziamo la carente comunicazione dell’amministrazione provinciale dell’Asp di Agrigento con il nostro Comune, che in taluni casi non è stato messo a conoscenza tempestivamente attraverso i canali istituzionali, unici deputati alla diffusione dei dati sui casi di soggetti positivi al Coronavirus che hanno operato nel territorio: non tollereremo che tali circostanze si ripetano in futuro.

Affermiamo con forza come, soprattutto in questi momenti storici in cui tanti nostri connazionali muoiono ogni giorno nelle corsie degli ospedali, l’inopportunità ad alimentare conflitti politici e sterili polemiche che generano solo confusione e paura nella comunità, che al contrario ha bisogno di serietà ed unità delle istituzioni, e non certo di propaganda elettorale buona soltanto a tutelare piccoli e squallidi interessi di bottega.

Chiediamo alla direzione dell’Asp di Agrigento estrema chiarezza sulle cause che hanno determinato queste intollerabili carenze nella comunicazione, ed all’assessorato regionale alla salute di vigilare affinché tali carenze non si ripetano più.

Chiediamo che i deputati eletti nel nostro territorio affianchino e non affossino, con passerelle sterili, il nostro presidio sanitario “Barone Lombardo” di Canicattì, richiedendo, per esempio, con forza, e ne sarebbero capaci, al governo regionale che i risultati delle analisi dei tamponi sia effettuato con la dovuta immediatezza e non certamente con i ritardi che tale procedura soffre allo stato attuale. E chi meglio di loro?

Auspichiamo che il veleno di questi giorni, su più fronti, cessi definitivamente e che le campagne acquisti ed elettorali di taluni si rimandassero in tempi diversi.

Se si vuole davvero il bene di questa città e di questo territorio, si lavori seminando del bene.

Non potrebbero non trovarne vantaggio la città, le istituzioni locali e l’intera struttura ospedaliera del Barone Lombardo, a cui va il nostro grazie sentito, in quanto nonostante le difficoltà, antiche e conclamate, con grande spirito di sacrificio e dedizione ha sempre lavorato incessantemente e continua a farlo, oggi più che mai in una situazione critica di emergenza, per il bene di questa città e di tutto l’hinterland canicattinese.

A seguire le firme dei consiglieri comunali di Canicattì.

                                                                                                                     Mimmo Licata 

                                                                                                      (Capogruppo Canicattì Civica)

Ignazio Giardina (Capogruppo di Uniti per Canicattì)                   

Maria Concetta Lo Giudice  (capogruppo Canicattì Riparte)

Daniela Marchese Ragona (capogruppo Canicattì Unica)

Diego Aprile  (Capogruppo PD)

Fabio Di Benedetto            Luigi Salvaggio            Silvia Li Calzi             Giuseppe Alaimo                                                      

Evelyin Pendolino        Francesca Cipollina         Fabiola Messina         Salvatore Carusotto                                     

   Brigida Alaimo         Giuseppe Lo Giudice        Umberto Palermo                Rita Parla     

Agrigento 2020 si prepara per ripartire non appena possibile e proseguirà nel 2021. Le misure restrittive per prevenire il contagio adottate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri hanno costretto a sospendere il programma di tutte le attività e degli eventi. Le iniziative ordinarie e straordinarie, programmate in modo partecipato dal Comitato Agrigento 2020 già dallo scorso anno, avrebbero avuto in questi primi mesi un riverbero positivo sull’intero tessuto economico agrigentino. Agrigento 2020 ha subìto invece un brusco e traumatizzante arresto, proprio all’avvio delle più rilevanti iniziative culturali, anche di carattere internazionale. Un danno incalcolabile. Ciononostante è altrettanto significativo che per l’eccezionale ricorrenza dei 2600 anni della sua storia, la Città stia per scrivere questa pagina difficile affrontando la sua capacità di coesione e di solidarietà e potendo dimostrare di saper rispettare prescrizioni anche complesse pur di garantire la tutela della salute di tutti. Il Covid-19 ci suggerisce di rivedere i nostri stili di vita, come stiamo sperimentando in questi giorni, e Agrigento 2020 porta avanti diversi progetti in direzione dell’economia circolare, della sostenibilità, della e-mobility, delle energie rinnovabili, del digitale, perfino dello smart working, cui adesso fanno ricorso in tanti. Le necessarie e urgenti sospensioni di tutte le attività di Agrigento 2020 costringono anche a un nuovo rapporto tra noi e il tempo, trascinati ormai lontano dalle nostre frenesie quotidiane. Passata questa emergenza la città potrà riprendere il suo programma e prolungarlo per tutto il 2021, perché manterrà intatta la sua mission e la partecipazione di tutti consentirà di riprendere le relazioni interrotte. Agrigento 2020 si sta preparando a ripartire non appena sarà possibile. Il rispetto delle misure di distanziamento sociale e le prescrizioni che saremo costretti a osservare anche in seguito consentiranno di ripensare nuovi modelli di aggregazione e di turismo culturale, riproducibili da un turismo di prossimità e dalla riscoperta del nostro territorio, dei suoi valori e delle sue tradizioni, della sua bellezza e della sua storia. Agrigento 2020 ha chiesto al Governo, e in particolare al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, un sostegno per recuperare il tempo perduto e per raggiungere gli obiettivi prefissati per i 2600 anni. Una condizione non dissimile da quella di Parma, Capitale Italiana della Cultura 2020, che, al pari di Agrigento, rinvia al 2021 la realizzazione del suo programma.

Giunti in Azienda i primi cinque ventilatori polmonari che offriranno all’ASP di Agrigento la possibilità di approntare alcune postazioni necessarie ai trattamenti di terapia intensiva per eventuali pazienti affetti da Coronavirus Covid-19 che dovessero presentarne necessità. In parte frutto della ripartizione operata dal Dipartimento della Protezione Civile e in parte di donazioni, l’attuale blocco sarà incrementato, in successive fasi, grazie ad altre donazioni in corso di perfezionamento (ben sedici) e di nuovi eventuali contingenti distribuiti dalla stessa Protezione Civile. In ragione delle loro caratteristiche tecniche e del piano operativo deciso dalla Direzione Strategica, i macchinari saranno distribuiti presso le strutture aziendali e, una volta installati e collaudati, offriranno un ulteriore potenziamento delle azioni già in atto per fronteggiare l’emergenza epidemiologica.

La miglioria nelle dotazioni, rappresentata dall’arrivo dei nuovi ventilatori, amplia ancora di più le potenzialità di cura in provincia. In atto presso l’ospedale di Agrigento esiste uno specifico “percorso Covid-19” che ad un’area dedicata al pre-triage aggiunge tre zone di trattamento non intensivo. La zona “verde”, con circa quattordici posti letto, è destinata ai pazienti sospetti in attesa di conferma. Le successive zone “gialla” e “rossa” (circa venti posti tra degenza ordinaria e su-intensiva) sono destinate alla cura di pazienti con diagnosi di Covid-19 accertata e paucisintomatici (che necessitano soltanto di ossigenoterapia e monitoraggio) oppure a casi con un quadro clinico più severo che necessitano di una ventilazione non invasiva con casco o maschera. Anche presso l’ospedale di Sciacca sono in corso interventi strutturali per ottimizzare e razionalizzare i percorsi di cura.

Gentile redazione

Il capo della Protezione Civile Borrelli annuncia che dobbiamo stare in casa ancora per molte settimane, probabilmente  anche il primo maggio. Le misure restrittive, vista la situazione, sono destinate a rimanere in vigore. Inoltre chiarisce che i contagi restano perché sono frutto dei comportamenti passati. Al Centro-Sud c’è una crescita costante e non esponenziale dei contagi, ma ci sono tanti focolai che si accendono e che vanno spenti subito. La curva dei contagi rallenta. Un dato che fa ben sperare o almeno dimostra che le misure restrittive adottate e l’isolamento stanno dando i primi risultati nel contenimento del virus. Rimanere in casa in tempi di coronavirus, è necessario. Anzi, è doveroso. Purtroppo questo messaggio non è stato “recepito” da tutti. Gli impiegati nei supermercati di Agrigento, ma anche della provincia, ci segnalano che “ci sono ancora persone irresponsabili: senza guanti e senza mascherina. Gente che esce di casa e si reca nei supermercati solo per comprare qualche scatoletta di tonno. Il governo ha emanato misure urgenti di contenimento del contagio. L’efficacia delle disposizioni dei decreti  del  Presidente  del

Consiglio dei ministri dell’8, 9, 11 e  22  marzo  2020,  e  di quelle previste dall’ordinanza del Ministro della salute Speranza del 20 marzo  2020 e dall’ordinanza del 28 marzo 2020 adottata dal  Ministro  della Salute non sono bastate a convincere i cittadini che bisogna stare a casa. Non è  bastata la sanzione pecuniaria prevista (da euro 400,00 a euro 3.000,00) prevista per chi viola le misure di contenimento stabilite per dal governo per l’emergenza Coronavirus.

Purtroppo le sanzioni relative alle limitazioni agli spostamenti stabilite non sono sufficienti. Mentre il governo con il DPCM del 25 marzo ha depenalizzato la violazione del “coprifuoco” imposto per contrastare la pandemia di Coronavirus che sta mettendo in ginocchio il mondo intero, i  furbetti continuano ad uscire di casa magari per comprare una scatoletta di tonno  al supermercato. A fronte di un fenomeno così grave e diffuso, bisognava autorizzare il sequestro dell’automezzo e la quarantena in galera per i contravventori. sempre nel rispetto delle garanzie e delle libertà democratiche e soprattutto nel rispetto verso tutto il personale medico e infermieristico che ad oggi conta 69 morti e 3750 contagiati sulla prima linea del fronte contro il virus.