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Mercoledì 12 luglio 2017 la Confcommercio inaugura ad Agrigento, nella sede di via Imera 223/c, lo “Sportello condominio”, rivolto a tutti i cittadini ed imprese che vogliano saperne di più su regole e leggi della vita in condominio.
A dare le prime informazioni saranno, a turno, i professionisti  della  AMI Associazione manager immobiliari  guidati dalla presidente nazionale  Dott.sa Maria Gabriella Miceli.
Lo Sportello Condominio sarà in funzione ogni mercoledì mattina  dalle ore 10,00 alle 12,00.  Basterà presentarsi direttamente nella sede della Confcommercio di Agrigento oppure, per essere sicuri di ottenere le informazioni desiderate, prenotare un appuntamento al numero di telefono 0922 22791 o scrivendo a agrigento@confcommercio.it .

Il consigliere comunale di Agrigento, Pasquale Spataro, di Forza Italia, interviene a seguito della visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad Agrigento, e afferma: “Tra i tanti appelli rivolti a Mattarella, tutti apprezzabili e oltremodo condivisibili, ve ne sarebbe anche un altro, altrettanto condivisibile. Si tratta di invitare il presidente Mattarella a venire più spesso ad Agrigento, e magari a percorrere anche strade o quartieri alternativi al percorso principale. Così solo, forse, i cittadini contribuenti di Agrigento potranno sperare in un’opera di pulizia straordinaria, così come l’amministrazione comunale Firetto ha provveduto tempestivamente solo ed esclusivamente lungo il tracciato che avrebbe dovuto percorrere il presidente Mattarella. La città è flagellata dal degrado e dai pericoli. Basta, tra tanti esempi ricorrenti ogni giorno, recarsi al Villaggio Mosè vecchio per rendersi conto in quali condizioni da terzo mondo versano i residenti, tra sterpaglia, insetti, immondizia ovunque, buche e pericoli di ogni sorta. Ed è una cartolina comune alle altre periferie, non molto lontane dal percorso seguito da Mattarella. Quanto accaduto, e accade, è un’altra testimonianza di profonda mancanza di rispetto verso i cittadini che hanno votato e scelto un sindaco, che pagano le tasse, e adesso si ritrovano in tali condizioni vergognose” – conclude Pasquale Spataro.

La Corte di Cassazione ha revocato la condanna a 10 anni di carcere inflitta all’ex numero 2 del Sisde Bruno Contrada, accusato di concorso in associazione mafiosa. I giudici hanno accolto il ricorso del difensore di Contrada, l’avvocato Stefano Giordano, che ha impugnato il provvedimento con cui la Corte d’Appello di Palermo ha dichiarato inammissibile la sua richiesta di incidente di esecuzione. Bruno Contrada, tra il carcere, e poi i domiciliari per motivi di salute, ha scontato tutta la pena. Poi nel 2015 la Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia a risarcire Contrada ritenendo che non dovesse essere né processato né condannato perché all’epoca dei fatti a lui contestati il reato di concorso in associazione mafiosa non era “chiaro, né prevedibile”. E si tratta delle stesse ragioni per le quali adesso la Cassazione ha revocato la condanna. Bruno Contrada commenta: “Dopo 25 anni di sofferenza e di dolore, sapendo di essere innocente e di avere servito con onore lo Stato, le Istituzioni e la Patria, arriva finalmente l’assoluzione, dall’Italia e dall’Europa. Ho sofferto molto e molto più di me ha sofferto la mia famiglia. Il mio pensiero va a tutti loro, che mi sono sempre stati vicini. Il mio onore? Non l’ho perduto mai, ho sempre camminato a testa alta perché ho sempre e solo fatto il mio dovere”.
Fonte Teleacras

Il 18 ottobre del 2011 fu il giorno del blitz cosiddetto “Strike”, dall’inglese colpo, battuta. E i poliziotti del Commissariato di Canicattì e della Squadra Mobile di Agrigento colpirono e batterono 27 indagati. 16, tutti di Canicattì, arrestati in carcere. E agli altri 11 fu imposto il divieto di dimora. Ai giudici hanno risposto, a vario titolo, di detenzione e spaccio di droga, marijuana, hashish e cocaina, tra Canicattì e oltre confini, a cavallo delle province di Agrigento e Caltanissetta. E poi anche di rapine, danneggiamenti, aggressioni e intimidazioni. Il 19 luglio del 2012 il Tribunale di Agrigento ha rinviato a giudizio 25 imputati. E 3 canicattinesi sono stati giudicati in abbreviato e condannati: 7 anni di reclusione sono stati inflitti a Giuseppe Paci, 34 anni, poi 6 anni e 8 mesi a Gaspare Facciponte, 41 anni, e poi 4 anni di carcere a Salvatore Sammartino, 28 anni. Adesso, il Tribunale di Agrigento, al processo ordinario, ha sfornato 5 condanne, 14 assoluzioni, e 2 non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Il presidente della sezione penale, Giuseppe Melisenda Giambertoni, con a fianco Maria Alessandra Tedde e Giancarlo Caruso, ha inflitto 8 anni e 6 mesi di reclusione a Giovanni Magro, 38 anni, 8 mesi a Salvatore Carlo Sammartino, 55 anni, 3 anni 9 mesi a Diego Paci, 39 anni, 9 mesi a Sebti Ouldji, 47 anni, e 3 anni a Hosni Ben Brahem, 34 anni. Poi sono stati assolti Francesco Milanese, 32 anni, Giacinto Corbo, 57 anni, Vincenzo Tiranno, 35 anni, Neji Kebaier, 27 anni, Salvatore Ragazzo, 31 anni, Mirko Messina, 33 anni, Ivan Napoli, 25 anni, Giovanni Milana, 42 anni, Diego Cutaia, 33 anni, Luca Ivan Alaimo, 30 anni, Danilo Fazio, 39 anni, Filippo Cutaia, 28 anni, Diego Scibetta, 42 anni, e Diego Messina, 51 anni. E poi non doversi procedere per Giuseppe Spampinato, 35 anni, e Michele Sammartino, 55 anni.
fonte TELEACRAS

Cresce l’attesa per l’alta moda a Palermo e Monreale di Dolce & Gabbana. In città non si parla altro che di un fine settimana all’insegna delle bellezza di colori di terra di Sicilia e dove dalla terrazza Martini, i colori degli ombrelloni e sedie a righe bianche e blu, risaltano la freschezza di abiti leggeri e camice personalizzate con disegni rigorosamente siciliane, con limoni,carretti e paladini di terra conterranea. Sono arrivati i primi ospiti di fama mondiale  in mare palermitano, e gli yatch sono attraccati nel porto palermitano con ospitalità data dagli stilisti in pura e semplice tradizione siciliana, “così come i genitori hanno insegnato”.. tengono a precisare.
Dall’intervista fatta in questi giorni, hanno confermato la loro felicità: «Abbiamo invitato clienti da tutto il mondo, Cina, Giappone, Russia, per noi l’ospitalità è sacra e lo spazio è quello che è. I palermitani conoscono la loro città, questo è il momento di farla gustare a chi non sa nulla: ci piace che i nostri acquirenti capiscano quale è la nostra fonte di ispirazione, quali sono le nostre radici. Insomma, vogliamo spiegare al mondo cos’è la Sicilia». Già, cos’è? «L’elenco è lunghissimo. La parola chiave è bellezza e, quando ne hai tanta, la ignori. Qui la bellezza è ovunque, nelle architetture e nei vicoli, a Ballarò. La Sicilia è bellezza e amore, bisogna avere il coraggio di dirlo, perché è stata sempre un po’ denigrata, messa da parte. Come tutto il sud». I due, disponibili alle chiacchiere, puntano sulla leggerezza. Rivelano il ruolo di Palermo: «Dopo la prima stagione non capivamo bene cosa volevamo essere. Da Polizzi siamo venuti a Palermo – a proposito siamo amanti di pasticcerie e ci manca Mazzara, ci manca “Il Pinguino” – e a un certo punto, a un angolo di via Libertà, abbiamo visto il manifesto di una ragazza nuda con uno scialle, affacciata a un balcone barocco: ecco, abbiamo detto, questa è la nostra immagine. Era una foto di Letizia Battaglia che noi avevamo confuso con Ferdinando Scianna. Siamo rimasti in zona…»
«Oroglioso di essere siciliano »dice Domenico Dolce di Polizzi Generosa, un ragazzo che dalla bottega del padre ha portato le sue idee e la sua voglia di realizzarsi in giro per il mondo, trovando in Stefano Gabbana una spalla ideale per realizzare tutto ciò che conosciamo, dando un lustro di sicilianità ad entrambi, visto che Stefano si specchia in tutto e per tutto nella semplicità di Sicilia, sentendosi anch’egli un siciliano , pur non essendolo. Emozionati entrambi per essere  Palermo e Monreale, contenti di portare la moda mondiale in una terra che li vede già protagonisti , hanno trovato per le vie della città l’affetto e il calore che solo il siciliano sa dare. Infatti pensano di allargare la loro esperienza siciliana in altri luoghi come Agrigento e Siracusa, estendendo i colori dei paesaggi e con un seguito e un indotto che sfiora il milione di euro tra parrucchieri, maestranze e tanta gente che sta allestendo il tutto nel migliore dei modi .
«Ci auguriamo che i palermitani non si offendano se non potranno sedersi tra il pubblico. Ci piacerebbe invitare tutti ma non si può, anche per ragioni di sicurezza».
E i vip? «Ma no, abbiamo fatto un’eccezione l’anno scorso, a Napoli, invitando la Loren, perché la collezione era dedicata a lei. Ma questa volta è dedicata alla Sicilia».
Hanno voluto invitare vip da tutto il mondo per far conoscere le loro origini e il calore dei siciliani, e dalle prime impressioni e nei fatti, il successo è già garantito, e questo certamente fa ben sperare nel successo di fine settimana, ve il palermitano, pur non potendo essere in prima fila, saprà ripagare il privilegio fatto da Dolce&Gabbana.

SERGIO CALI'

Sergio Calì all’evento “Dolce & Gabbana” a Palermo

Sergio Calì, percussionista agrigentino e docente del conservatorio Toscanini di Ribera, dopo essere stato tra i Maestri dell’orchestra di Radio Italia nel concerto del Foro Italico di Palermo a suonare per Eros Ramazzotti, Gianni Morandi, Gigi D’Alessio, Francesco Renga e tanti altri artisti, si appresta ad esibirsi per i rinomati stilisti Dolce & Gabbana in occasione dell’evento che si svolgerà questa sera, venerdì 7 luglio, a Palermo.

“7 giorni” di Rolando Colla al 63/mo Taormina Film Fest
Un’isola della Sicilia, un matrimonio imminente da organizzare, un’inaspettata attrazione: la storia di Ivan e Chiara e della passione proibita che li travolse per sette giorni.
– Il film esce nei cinema d’Italia a fine agosto – Taormina, 7 luglio – Il film “7 giorni” di Rolando Colla sarà proiettato sabato 8 luglio alla 63/ma edizione del Taormina Film Festival (presso Palazzo dei Congressi, alle ore 18) alla presenza dell’attore Bruno Todeschini e del regista stesso. Il film uscirà al cinema a fine agosto con Solaria FilmMovimento Film in collaborazione con Lo Scrittoio.
I protagonisti Ivan (Bruno Todeschini) e Chiara (Alessia Barela) si incontrano su un’isoletta siciliana (a Levanzo), per organizzare il matrimonio del fratello di lui Richard (Marc Barbè), con la migliore amica di lei, Francesca (Linda Olsansky). Una forte attrazione li travolge fin dal primo incontro ma, per ragioni diverse, entrambi tendono a ritrarsi: Ivan, ancora ferito dal fallimento del suo ultimo rapporto e Chiara, sposata con Stefano (Gianfelice Imparato) non vuole mettere in pericolo il suo matrimonio.  Nonostante le resistenze iniziali, i due decidono di vivere la storia fino all’arrivo degli ospiti per la cerimonia. Nel loro piano non hanno però preso in considerazione l’amore…
“7 giorni – ha detto il regista –  parla di un uomo nella seconda metà della vita, deluso dall’amore e dalla sua capacità di amare. È anche una storia personale, connessa con la mia stessa vita ed età. Ho sentito l’esigenza di fare un film contro la rassegnazione. Volevo raccontare la storia di un uomo che si è ritirato perché vuole una pausa dagli altri e soprattutto dall’amore. Ivan è un botanico e vive nel mondo della botanica, scrive articoli accademici e gestisce un erbario. Ha chiuso con l’amore, o almeno così pensa. Mi interessava far vedere che Ivan reprime il proprio problema. Per molto tempo non parla del suo fallimento fino a quando l’incontro con Chiara risveglia la sua voglia di vivere. Il film è la storia di un uomo che ritorna in vita; anche la stessa isola torna in vita”.

www.7giorni.eu


Agrigento, città natale del ministro degli esteri Angelino Alfano, ospiterà un incontro ministeriale bilaterale (fra il governo italiano e quello più debole dei  tre “governi” operanti in Libia) per progettare- si dice- la cooperazione futura, affari e quant’altro… abbiamo perduto con  l’insensata guerra a Gheddafi. La situazione libica resta, difatti, molto precaria, destabilizzata e ancora non si capisce come, con quali politiche, strumenti, aiuti si vuole contribuire (senza ingerenze) a fare uscire dal terribile impasse il vicino e amico popolo libico.
A seguito del disastroso intervento militare di alcuni paesi della Nato (fra cui l’Italia), da parte “occidentale” si è continuato con scelte politiche dilettantistiche mirate a fabbricare governi, tenuti con lo sputo, che- come si è visto- rappresentano poco o nulla di quella immensa e complicata realtà.
Sappiamo che per la cd “comunità internazionale” il “valore” della Libia è dato, essenzialmente, dalle sue produzioni e riserve d’idrocarburi (le prime dell’Africa) che si trovano, prevalentemente, a est del Paese (fra la Cirenaica e il confine con l’Egitto). Tutto il resto è noia, come cantava Franco Califano.
Se si continua a pensare, a trattare la Libia solo come un immenso giacimento d’idrocarburi temo che non potremo essere credibili e ben accetti in questo Paese che fu, per lungo tempo, colonia italiana. Perciò, bisogna cambiare registro e modalità di approccio. Per me la Libia (che ho avuto la ventura di conoscere in passato) non è solo petrolio e gas, ma è, prima di tutto, il suo popolo mite e pacifico, le sue bellezze naturali, la sua storia e civiltà antiche, gli innegabili progressi sociali realizzati durante la Jamahiria di Gheddafi.
Ho cercato di illustrare questa realtà, le sue luci e le sue pesanti ombre, in un libro (https://www.amazon.com/NELLA-GHEDDA…) anche per ricordare ai nostri, nuovi governanti la lungimiranza della politica estera italiana (da Moro ad Andreotti, da Berlinguer a Craxi, da D’Alema e Prodi – e un po’ anche- a Berlusconi) verso la Libia. Per non dire dell’intensa iniziativa, unitaria e responsabile, dei maggiori partiti italiani (Pci, Dc, Psi).
Nell’ultima guerra alla Libia (dico ultima perche l’Italia ne ha già fatte altre) è stata coinvolta pesantemente la Sicilia.
L’Isola divenne il fronte più avanzato dell’attacco di alcuni paesi Nato (senza la Germania, però!), da cui partirono navi e aerei per migliaia di micidiali bombardamenti. Oggi, di fronte al mutato quadro politico di riferimento, che vede il sedicente governo di Tripoli ai margini di ogni ragionevole prospettiva di soluzione della crisi, la Sicilia potrebbe essere re-investita di tale ruolo. Questa volta, però, rischiando di esporsi a probabili misure, a interventi di rappresaglia. Ferme restando le analisi e le valutazioni di ordine politico e strategico, c’è una preoccupazione, per non dire paura, che si coglie soprattutto in Sicilia costretta a sobbarcarsi da un lato l’impatto di enormi flussi migratori clandestini (provenienti quasi per intero dalla nuova Libia) e dall’altro lato il timore di una nuova guerra a due passi da casa.
Ovviamente, tale preoccupazione vale anche per il martoriato popolo libico che da sette anni non ha più pace, ma solo distruzioni e morte.

Si terrà in data 07 luglio 2017    Convegno  sul tema  “ Acqua e Rifiuti – Utili per le imprese, Pubblici Disservizi – Insostenibilità del sistema”  alle ore 10,00 presso Aula Multimediale “Silvia Pellegrino” Via Acrone, 27.
Tale convegno nasce soprattutto dalla sensibilizzazione di numerosi cittadini ed utenti che hanno chiesto sul tema la condivisione dell’Unione Nazionale Consumatori nell’affrontare argomenti di vitale importanza per le nostre comunità,  le famiglie, gli utenti e i consumatori.  Il costo dei servizi di pubblica utilità, con particolare riguardo ad acqua e rifiuti  ha assunto dimensioni esponenziali  tali da comportare la impossibilità economicamente a farvi fronte.
Tra i temi della discussione, costituirà un attento punto di riflessione tra gli amministratori locali e le istituzioni,  l’elevato livello di evasione che si registra oramai nella quasi totalità dei comuni della Provincia di Agrigento, al fine di porvi rimedio con opportuni interventi correttivi. Qualsivoglia servizio in appalto,  ancorchè quasi in regime di monopolio, come lo sono  diventati il servizio idrico e il ciclo della raccolta dei rifiuti,  dovrebbe essere affidato e\o appaltato  dalla pubblica amministrazione solo dopo averne preventivato, e non subìto,  un  piano economico-finanziario i cui costi  dovrebbero essere concretamente, già nella fase di previsione,  sostenibili dal territorio, dai cittadini ed utenti.  Ciò significa che detto piano economico -finanziario, quale sommatoria dei  costi di un servizio da affidare direttamente o  da appaltare,  dovrebbe derivare  in concreto dall’esame di alcuni imprescindibili indicatori da analizzare, quali la disoccupazione, l’occupazione, il precariato, pensionati, cassintegrati e il numero di imprese attive e dismesse.
Il convegno  rappresenta  un  primo esempio   per avviare dal basso  un confronto tra cittadini e amministratori pubblici e\o privati,    partendo dalle numerose  criticità relative alla gestione dei   sistemi  idrico  e raccolta, smaltimento  e conferimento dei rifiuti che, con il passare del tempo, sono divenuti  emergenze sempre più  pesanti sotto svariati punti di vista: economico, ambientale,  occupazionale, sanitario di  ordine pubblico.