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Anas ha pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale gli esiti relativi a tre gare finalizzate ai lavori di manutenzione ordinaria annuale, per il ripristino dei danni causati da incidenti ed emergenze, su alcune strade statali della Sicilia centrale. Gli interventi, finanziati con risorse dell’Anas, prevedono un impegno di 800 mila euro per ogni gara e 2,4 milioni di euro complessivi. Con la prima gara si interverra’ sulle strade statali, ricadenti nelle province di Agrigento e Caltanissetta, 115 “Sud Occidentale Sicula”, dal km 136,450 al km 259,850, 115 ter e 115 quater, 118 “Corleonese Agrigentina”, dal km 102,400 al km 151,400, 122 “Agrigentina”, dal km 0,000 al km 62,250, 122 ter “Variante di Canicatti’”, 123 “Di Licata”, 189 “Della Valle del Platani”, dal km 48,850 al km 65,780, 190 “Delle Solfare”, dal km 1,000 al km 23,400, 410 e 410 dir “Di Naro”, 557 “Di Campobello di Licata”, 576 “Di Furore”, 640 “Degli Scrittori”, dal km 0,000 al km 10,000, 644 “Di Ravanusa”. E’ risultata aggiudicataria l’impresa Clamar di Agrigento. La seconda gara riguarda le seguenti strade statali, ricadenti nelle province di Palermo, Agrigento e Caltanissetta: 118 “Corleonese Agrigentina”, dal km 0,000 al km 102,414, 121 “Catanese”, dal km 126,000 al km 252,900, 122 bis “Agrigentina”, 188 “Centro Occidentale Sicula”, dal km 104,250 al km 159,600, 188 dir/C “Centro Occidentale Sicula”, 189 “Della Valle del Platani”, dal km 0,000 al km 48,850, 285 “Di Caccamo”. Le offerte vanno inviate entro le ore 10 di giovedi’ 16 marzo 2017. E’ risultata aggiudicataria l’impresa Ital Costruzioni Group srl, con sede in Caltagirone (CT). La terza gara, infine, riguarda le strade statali, ricadenti nelle province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta ed Enna, 117 “Centrale Sicula”, dal km 48,500 al km 70,150, 117 bis “Centrale Sicula”, dal km 0,000 al km 73,200, 117 ter “Di Nicosia, 121 “Catanese”, dal km 83,000 al km 126,000, 122 “Agrigentina”, dal km 71,300 al km 88,000, 190 “Delle Solfare”, dal km 23,380 al km 66,525, 191 “Di Pietraperzia”, dal km 19,500 al km 50,000, 290 “Di Alimena”, 560 “Di Marcatobianco”, 561 “Pergusina”, 626 “Della Valle del Salso”, 626 dir “Licata Braemi”, 640 dir “Raccordo di Pietraperzia”. Le offerte vanno inviate entro le ore 10 di martedi’ 21 marzo 2017. E’ risultata aggiudicataria l’Associazione Temporanea di Imprese Gimar C.ni di M.G. sas – Librizzi C.ni srl, con sede in Collesano (PA). Anas ha aderito al Protocollo d’Intesa tra le Prefetture della Regione Sicilia del 14 Novembre 2016. In ragione di tale adesione, costituisce causa di esclusione dalle presenti procedure di gara il mancato rispetto delle prescrizioni contenute nel Protocollo

La Guardia di Finanza si trova nella sede del Palermo per una serie di perquisizioni nell’ambito di un’inchiesta in cui si ipotizzano i reati di falso in bilancio, appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio. Le perquisizioni, secondo quanto si apprende, hanno riguardato anche gli uffici del Gruppo Zamparini e l’abitazione del presidente Maurizio Zamparini. Il debito del Palermo calcio ammonta ad almeno 40 milioni di euro. A svelarlo e’ stato lo stesso proprietario Maurizio Zamparini nei giorni scorsi. “Una decina di questi milioni di debiti – ha spiegato – sono con Unicredit e Banca Nuova, una ventina con i procuratori e circa 6-7 milioni di contenzioso con l’Agenzia delle entrate”. Una parte del debito con l’agenzia delle entrate (1,8 milioni di euro) e’ stata rateizzata e il Palermo ha saldato la meta’ circa. Sulla parte restante non risulta al momento ci sia un accordo. Negli scorsi mesi Riscossione Sicilia aveva eseguito un pignoramento di 200 mila euro nei conti del Palermo, per vecchi debiti secondo Zamparini risalenti alla gestione Sensi. Per quello con i procuratori, Zamparini ha aperto in alcuni casi un contenzioso che perche’ ritiene di essere stato truffato. “Il Palermo e’ una societa’ sana – ha piu’ volte ribadito Zamparini che ha rifiutato un’offerta da venti milioni per la cessione della societa’ – siamo tra maggiori contribuenti delle entrate fiscali della regione Sicilia. Infatti dai dati rilevati la societa’ Palermo Calcio ha durante gli anni della gestione Zamparini, dal 2002/2003 a oggi, versato come imposte la cifra di 265 milioni di euro. Nella stagione 15/16 la cifra di quasi 25 milioni di euro”.

Tragedia sfiorata, l’altro giorno a Licata, dove una donna, di 29 anni, è riuscita a mettersi in salvo dopo che l’auto su cui viaggiava ha preso inaspettatamente fuoco. La giovane era a bordo della sua Citroen C3 quando per un corto circuito ha visto le fiamme sprigionarsi dal vano motore. A quel punto, dimostrando prontezza di riflessi, la stessa ha accostato il veicolo al bordo della strada ed è scesa immediatamente. Sul posto si sono portati i vigili del fuoco del distaccamento di Licata che hanno spento il rogo.

Il Consiglio comunale ha votato unanime una mozione proposta dal Movimento 5 Stelle per contrastare il Gioco d’azzardo patologico, una dipendenza comportamentale patologica, prevenibile, curabile e guaribile, in grado di compromettere la salute e la condizione sociale del singolo e della sua famiglia.
I dati forniti dall’Autorità delle Dogane e dei Monopoli (ADM), che per lo Stato Italiano regola e controlla l’intero comparto dei giochi, confermano la grande espansione del gioco d’azzardo in tutte le Regioni d’Italia. Per volume movimentato, il gioco d’azzardo sarebbe la terza “industria” italiana con il 12% della spesa delle famiglie, una raccolta nazionale di circa 80 miliardi di euro nel 2011, circa 380.000 slot machine; oltre 50.000 apparecchi videolottery (VLT); un terzo di tutte quelle esistenti al mondo, con una densità per abitante tripla rispetto agli Stati Uniti.
L’azzardo distoglie enormi capitali dalla spesa delle famiglie; ne soffrono i consumi interni alternativi e allo Stato vengono a mancare quasi 4 miliardi solo in termini di IVA.
In Italia si stimano 15 milioni di giocatori abituali; di questi si calcola che tra i 900.000 e i 2,3 milioni siano a rischio e altri 900.000 abbiano già sviluppato dipendenza. Ad Agrigento, dato del 2014 di un’indagine nazionale condotta da Datanalysis, il 4,80% del Pil è speso in gioco d’azzardo.
Secondo la Relazione 2016 al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, è la vicinanza ad attirare gli adolescenti.
La mozione approvata impegna il Sindaco e la Giunta municipale a:
• a richiedere un centro di ascolto che eroghi gratuitamente informazioni e consulenze legali, attraverso il protocollo ANCI Sicilia – Unione Consumatori;
• ad attivare una politica di sgravio fiscale che premi gli esercenti che si impegnino a non installare slot machine – video lottery nei propri locali, o a rimuovere quelle installate, per un periodo temporale di almeno cinque anni, anche in considerazione delle nuove normative fiscali;
• a valutare, in particolare, una riduzione della TASI, per la parte di competenza comunale, agli esercizi che aderiranno alla campagna “NO SLOT”;
• ad adottare un regolamento comunale che, tra l’altro, comprenda l’obbligo da parte del personale operante nell’esercizio della verifica della maggiore età delle persone che accedono tramite esibizione di un documento di identità.
Si tratta di un’importante presidio per la salute e la legalità, un aiuto per tutti quei Cittadini che, cadendo nella ludopatia, mettono a rischio anche i loro rapporti familiari e sociali con gravi ripercussioni economiche sul fragile equilibrio agrigentino.

I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato il boss saccense Salvatore Di Gangi, 75 anni, che sconterà la condanna a 4 anni di reclusione inflitta per il reato di estorsione commessa col metodo mafioso e al fine di agevolare l’attività dell’associazione di tipo mafioso. Il provvedimento è la conclusione di un lavoro investigativo svolto dai Carabinieri di Sciacca, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, che ha consentito di svelare l’estorsione a danno della società “Laterizi Fauci”, una delle più note aziende del territorio saccense. Oltre al pagamento delle spese processuali, l’Autorità Giudiziaria ha disposto a carico di Salvatore Di Gangi la pena accessoria dell’interdizione dai Pubblici Uffici.

La Direzione Investigativa Antimafia di Catania ha sequestrato beni per un valore di oltre dieci milioni di euro a un imprenditore agricolo di Paterno’, indiziato di aver costituito un’organizzazione, operante a Paterno’ e in Romania, per il reclutamento di manodopera rumena secondo le forme e le modalità del caporalato.
Guarda il https://www.youtube.com/watch?v=WIHLosXKZtc#action=share

Bruno Contrada è nato a Napoli il 2 settembre del 1931. Ha 86 anni, e 10 anni di detenzione li ha scontati. Tuttavia, gli è giunta la notizia che non avrebbe dovuto scontare la condanna perché lui non sarebbe stato condannabile perché il reato per il quale è stato condannato, il concorso esterno alla mafia, quando sarebbe stato commesso, prima del 1994, non sarebbe stato previsto dalla legge come reato, e quindi non sarebbe stato come tale prevedibile. Sono le ragioni addotte nel 2015 dalla Corte Europea per i diritti dell’Uomo, e che adesso, su ricorso della difesa di Contrada, ha assunto come proprie la Cassazione Italiana, che ha revocato la sentenza di condanna. Almeno così si presuppone e si deduce da quanto accaduto seguendo l’evoluzione logica degli eventi. Però, nel dettaglio, le motivazioni usate dalla Cassazione non sono state ancora rese note, e lo saranno nel prossimo futuro. Ed è importante che lo siano, perché l’attuale sentenza Contrada potrà essere sbandierata dai difensori di Marcello Dell’Utri, condannato a 7 anni per lo stesso reato contestato a Contrada, il concorso esterno alla mafia, e anche per Dell’Utri in riferimento a un periodo precedente al 1994. Oppure per l’ex Questore, Ignazio D’Antone, che insieme a Contrada ha lavorato alla Squadra Mobile di Palermo all’epoca di Boris Giuliano, e che, anche lui, è stato condannato a 10 anni di carcere per concorso esterno alla mafia risalente a prima del 1994, anno in cui tale reato è stato inquadrato in una cornice definita sia processualmente che giuridicamente. Appresa la notizia della revoca della condanna a Contrada, l’ex pubblico ministero a Palermo, adesso alla Direzione nazionale antimafia, Nino Di Matteo, ha commentato: “I fatti rimangono fatti, i rapporti di grave collusione con la mafia rimangono accertati nella loro esistenza e gravità. Già questo rende merito al lavoro della Procura di Palermo e dei Giudici che li hanno accertati”. E Contrada ribadisce: “Non ho mai commesso i fatti che mi sono stati contestati. Come dissi dopo la condanna di primo grado, se fossi stato colpevole allora 10 anni di galera non sarebbero stati sufficienti. Mi avrebbero dovuto fucilare alle spalle per alto tradimento. Non odio nessuno. Per i miei accusatori ho solo disprezzo. Se li incontrassi cambierei semplicemente marciapiede”. E il suo difensore, l’avvocato Stefano Giordano, annuncia che chiederà il reintegro di Contrada in Polizia e la restituzione di anni di pensione sospesa, e poi sottolinea: “Di fatto con questa sentenza, il mio cliente è incensurato perché tutti gli effetti penali della condanna sono stati revocati”. Fonte Teleacras

Andrà avanti e non sarà azzerato il processo che vede imputato un netturbino di 51 anni, accusato di aver abusato sessualmente, per diversi anni, della figlioletta della compagna. Il procedimento rischiava di essere annullato per il trasferimento del presidente della prima sezione penale del Tribunale di Agrigento, Giuseppe Melisenda che, però, resterà in carica ancora per altri mesi e dunque potrà portare avanti il dibattimento processuale. La prossima udienza è prevista per il prossimo 23 novembre quando è prevista la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe difensive. Il netturbino alla sbarra fu arrestato nell’ottobre del 2015 e nel frattempo è tornato completamente libero. A processo anche la madre della ragazzina, all’epoca dei fatti minorenne, anche lei accusata di violenza sessuale aggravata. La donna non ha preso parte ai fatti contestati all’uomo ma “pur essendone a conoscenza non avrebbe fatto nulla per impedirli”.

Ieri in data 07/07/2017 è stato proclamato il nuovo Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Agrigento.
Gli Ingegneri eletti sono: Per la Sez. A

ARMENIO DOMENICO
AVENIA ALBERTO
BELLINI EPIFANIO
BUSCAGLIA FRANCESCO
CATTANO MAURIZIO D.
CUCCHIARA CALOGERO
DI FRANCO SALVATORE
DI MICELI GIUSEPPE
FURIOSO ACHILLE
MICCICHE’ MARIA
RIZZO ANGELA
RUSSO FRANCO
SANTINI GIULIANA
ZICARI CALOGERO

Per la Sez. B

TAGLIARENI ELISA