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Sono state rimosse le discariche di rifiuti sulla Strada Provinciale n. 3-A che dal Bivio Caldare porta all’ingresso di Favara, nella quale erano sorte alcune discariche abusive di rifiuti già segnalate da cittadini e cantonieri del Libero Consorzio di Agrigento. Il Gruppo Risanamento Ambientale, su input dell’Amministrazione comunale e della Pro Loco Castello per consentire la bonifica della strada, in particolare nell’ultimo tratto che conduce a Favara, ha incaricato prontamente l’impresa che gestisce l’appalto per la rimozione dei rifiuti sulle strade provinciali pur essendo impegnata la stessa in bonifiche di strade di altri comparti.

         Ripristinato, dunque, il decoro all’ingresso di Favara ove in questi giorni e sino a domenica prossima è in pieno svolgimento la Sagra dell’Agnello Pasquale, che attira ogni anno migliaia di visitatori. Per evitare ulteriori abbandoni dei rifiuti nei tratti bonificati, gli stessi sono stati recintati con paletti di ferro e rete metallica, come già avvenuto in altre strade provinciali in cui purtroppo quotidianamente vengono abbandonati notevoli quantitativi di rifiuti ad opera di cittadini evidentemente poco attenti alla salubrità dell’ambiente e al decoro dei luoghi.

         Queste operazioni di bonifica, peraltro, costringono il Libero Consorzio ad impegnare somme di una certa consistenza, pur nelle ormai note ristrettezze economiche in cui versano da molti anni tutte le ex Province Regionali.

        

È stato ritrovato a Palermo in corso calatafimi, il ragazzo quindicenne di Agrigento, Alfonso gabriele Lo Canto che si era allontanato dalla città.

Dopo oltre 24ore di ricerche ininterrotte, estese a tutta l’isola con 100 militari in campo, i carabinieri di Agrigento guidati dal Colonnello Giovanni Pellegrino sono riusciti a rintracciare l’adolescente mentre tentava di prelevare ad un bancomat.

Si conclude in modo positivo una vicenda che stava creando forte apprensione, sia tra i genitori, sia tra i conoscenti di questo ragazzino che si era allontanato 2 giorni fa da casa facendo perdere le proprie tracce.

Del caso si stava occupando anche “Chi l’ha visto.” Molteplici erano stati anche gli appelli dei genitori sul web.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Cecilia Baravelli, ha chiesto il rinvio a giudizio di Salvatore Bulone, 54 anni, e di Maurizio Bulone, 42 anni, entrambi di Porto Empedocle, imputati, a vario titolo, di tentata violenza privata, calunnia e diffamazione a danno del giornalista agrigentino, Lelio Castaldo. L’udienza è in calendario il prossimo 20 maggio innanzi alla giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Luisa Turco. Lelio Castaldo è assistito dall’avvocato Giuseppe Aiello. Le ipotesi di reato contestate risalgono all’agosto del 2016. Maurizio Bulone, tramite pubblicazioni su facebook, avrebbe offeso la reputazione di Castaldo. Salvatore Bulone risponde invece di avere intimato a Lelio Castaldo di smettere di scrivere articoli altrimenti avrebbe indotto un suo familiare carabiniere a perseguitarlo. E poi avrebbe commesso il reato di calunnia denunciando Castaldo per diffamazione e sostenendo come non veritiere le minacce subite dallo stesso Lelio Castaldo.

 

“Il nuovo sistema dei parchi archeologici, tracciato dal compianto assessore Tusa, merita il nostro apprezzamento, ma non basta aver avviato iter istitutivo. Bisogna anche assicurare ai parchi governance di elevata qualità. La guida di queste istituzioni regionali dev’essere affidata a personalità che abbiano qualificate competenze manageriali”.Lo sostengono i deputati regionali del Movimento 5 Stelle Roberta Schillaci, Giovanni Di Caro, Nuccio Di Paola e Giampiero Trizzino, che fanno parte della Commissione Cultura all’Ars.

“Per un progetto serio di marketing turistico e culturale – proseguono i deputati – non basta accorpare i siti più piccoli a quelli più grandi, come prevede il piano varato dal governo regionale, ma bisogna individuare soggetti che abbiano merito e capacità riconosciute e che possano traghettare i parchi verso modelli virtuosi. Non bisogna andare lontano per trovare esempi concreti: pensiamo alla Valle dei Templi, che è un fiore all’occhiello in Europa. Un modello da replicare, a partire dai proventi dello sbigliettamento da reinvestire sui siti stessi. Un bravo manager saprà come ottimizzare le risorse umane e finanziarie ed abbattere i tanti sprechi nella gestione. Il governo faccia le scelte giuste”, concludono i deputati.

Anche la Camera del Lavoro di Agrigento con le segreterie provinciali di
Funzione Pubblica CGIL ed il Sindacato Italiano Lavoratori Polizia SILP-CGIL aderiscono ad una manifestazione di protesta su scala nazionale che si articolerà presso tutte le Prefetture d’Italia nella mattinata odierna per sensibilizzare la cittadinanza ed i media circa il mancato rinnovo contrattuale per il personale della Polizia di Stato e della Polizia Penitenziaria e di tutto il comparto sicurezza.
“Le proteste, commentano i segretari provinciali Massimo Raso, Salvo Grech e Vincenzo Iacono, rispettivamente, Cgil, Sindacato Italiano Lavoratori Polizia CGIL e Funzione Pubblica CGIL, sono mirate a far conoscere il nostro dissenso per le promesse fatte e propagandate in campagna elettorale e non mantenute dall’attuale governo. Il contratto di lavoro, per quel che attiene la parte economica, è scaduto da ormai 4 mesi ed un eventuale rinnovo con le attuali risorse a disposizione sarebbe poco più di una questa. A quanto precede si aggiunga che, di fatto il Governo non convocandoci si sottrae ai propri doveri, venendo meno a quegli impegni istituzionali e di confronto con le parti
sindacali che consentirebbero la definizione congiunta sulle ulteriori indennità accessorie della c.d. coda contrattuale ed il contratto riferito alla parte normativa relativa al vecchio accordo che allo stato dell’arte non può essere ridiscusso. Questo stallo mortifica le lavoratrici e i lavoratori del comparto sicurezza e segnatamente della Polizia di Stato e della Polizia Penitenziaria i quali, si dovranno accontentare degli spiccioli relativi alla vacanza contrattuale ovvero: sei euro in più al mese.
Il lavoro prezioso che viene svolto quotidianamente a tutela dei cittadini e delle Istituzioni merita di essere valorizzato nelle condizioni di vita, di lavoro e nel riconoscimento economico.

Il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, ha firmato alcune ordinanze di divieto di balneazione, dal primo aprile scorso al prossimo 31 ottobre, in località Kaos per 1900 metri per rischio crolli, e in località Drasy per un tratto lungo 3000 metri. E poi divieto permanente di balneazione anche alla foce del fiume Akragas, per una lunghezza di 500 metri, e divieto permanente per 200 metri a destra e 200 metri a sinistra dalla foce del Fiume Naro. E poi al porto di San Leone, per una lunghezza di 245 metri complessivi. Si tratta di ordinanze ormai rituali, perché da anni sono ripetute più o meno nelle stesse zone, modificando, a volte, la lunghezza del tratto interessato.

 

A Palermo, innanzi al collegio del Tribunale di Sorveglianza presieduto dal giudice, Giancarlo Trizzino, ed a latere Federico Romoli, è stato discusso il ricorso presentato dagli avvocati Arnaldo Faro e Raimondo Tripodo nell’interesse di Giuseppe Arnone, l’avvocato agrigentino detenuto dal 27 marzo scorso, prima ad Agrigento e adesso ad Enna, perché lo stesso Tribunale di Sorveglianza gli ha revocato l’affidamento in prova ai servizi sociali a causa della presunta violazione delle prescrizioni impostegli. Arnone, in particolare, sconta due condanne per calunnia e diffamazione per complessivi 3 anni e 5 mesi. La sostituto procuratore generale, Rita Fulantelli, ha chiesto la ratifica, quindi la conferma, del provvedimento di revoca. Il Tribunale si pronuncerà entro 5 giorni.

 

Non vi è più traccia ad Agrigento da oltre 24 ore di un ragazzo di 15 anni, Alfonso Gabriele Lo Canto. La famiglia è ovviamente preoccupata e lancia un appello alle ricerche e alle segnalazioni. Il telefono di riferimento è lo 0922 499945 o, più semplicemente, il 112. I Carabinieri, secondo i quali si tratterebbe di un allontanamento, sono a lavoro. L’avviso è stato diramato in tutta Italia.
 

Va bene liberare i cani, ma il nostro territorio cosa riserverà a questi incolpevoli animali?

Apprendiamo dalla stampa che il comune di Agrigento “ha disposto che “57 cani randagi nelle prossime ore, saranno riammessi sul territorio comunale”.

Per quanto la liberazione dei cani sia un obbligo di legge che comporterà come primo effetto un risparmio per le casse comunali, c’è il rischio reale che si aggravi la già precaria situazione igienico sanitario nel quale versa  la città; anche perché non si è riuscito a contrastare seriamente il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti.

La nostra attenzione, è stata richiamata anche dalle molteplici segnalazioni di diversi nostri soci. Ma le problematiche che riguardano i randagi ad Agrigento sono diverse. In molti forse non sanno che è aumentato vertiginosamente il numero di cani specie cuccioli, che vengono investiti lungo la statale 640(Agrigento – Caltanissetta) dove le piazzole di sosta sono diventate discariche abusive per ogni tipo di rifiuto, i cani ed altri animali non solo rischiano la loro vita spesso perdendola, ma mettono ad altissimo rischio anche la vita di chi percorre quelle strade.

Altro discorso a parte merita la città, A lanciare l’allarme l’11 marzo  con la lettera Protocollo n. 44567, è stato il Dipartimento di Prevenzione Servizio Igiene Ambienti di Vita  dell’ASP di Agrigento.

Ad appesantire la situazione, anche il fatto che, come riportato sempre dalla stampa alcuni giorni fa,”Un branco di randagi ha terrorizzato, per giorni, gli abitanti di viale Regione Siciliana nei pressi del Quadrivio Spinasanta”.

I cani, più di una volta secondo quanto si legge, hanno tentato di aggredire i passanti.

Ad evitare il peggio sono stati gli  interventi della polizia Locale.

“Gli episodi di aggressioni purtroppo si ripropongono con cadenza quasi giornaliera, per questo i residenti della zona sono sfiniti e impauriti”.

Chi deve  sollecitaRe Anas a Provvedere alla pulizie delle piazzole per prevenire gravissimi incidenti ? Sarebbe a questo punto opportuno che Ognuno faccia la propria parte, ad iniziare dal Comune per quanto di sua competenza.

A sole 24 ore dalla nostra richiesta il commissario prefettizio della Girgenti Acque S.p.A. e della Hydortecne Srl, Dott. Giuseppe Massimo Dell’Aira, ha dato seguito alla nostra istanza, incontrandoci alle ore 15:00 del 16/04/2019 presso la sede sociale della Società.

L’incontro che è durato circa un’ora e mezza ed ha avuto per oggetto le criticità societarie nella gestione e il lavoro svolto dai commissari per “ripulire” le Società, la Girgenti e la Hydortecne, dalle circostanze indicate nelle rispettive interdittive prefettizie.

Subito cordiale è stata l’accoglienza riservataci dimostrando una particolare attenzione ai malumori dell’utenza sia per le problematiche relative alla gestione in senso stretto, sia al disagio patito dagli stessi utenti per la mancanza di una ferma decisione dell’Ati la quale nonostante i ripetuti inviti a fare presto ad oggi dopo 6 mesi dall’interdittiva e dalla risoluzione, non ha ancora deciso quale sarà la forma di Gestione del SII in provincia di Agrigento. Nelle more di quest’ultima decisione, per la quale si ci è augurato che non arrivi troppo tardi, la Società va avanti con la propria gestione commissariale che vede riorganizzare il proprio piano industriale con cadenza bimestrale, nell’attesa di una definitiva decisione da parte dell’Assemblea dei Sindaci dell’Ambito Territoriale Idrico, con i quali ci conferma il Commissario, è in atto un costante confronto sulle problematiche già conosciute e su quelle che man mano si  presentano, ma che di certo non possono avere una lunga e duratura programmazione.