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I Carabinieri della Tenenza di Ribera, dopo una breve attività investigativa svolta con pedinamenti ed appostamenti, sono irrotti all’interno di un’abitazione dove è domiciliato un uomo di 40 anni, A B sono le iniziali del nome, originario della Tunisia. Nel corso della perquisizione, nella camera da letto, da sotto un materasso sono saltati fuori 13 involucri contenenti cocaina per circa 10 grammi, banconote per un ammontare di circa 1.500 euro in contanti ed un bilancino digitale di precisione, il tutto posto subito sotto sequestro. Il tunisino risponderà di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, ed è ristretto ai domiciliari.

 

Il presunto vortice affaristico intorno alle energie alternative in Sicilia: Paolo Arata e il figlio Francesco sono stati scarcerati e adesso sono ristretti ai domiciliari. Così ha deciso il Tribunale del Riesame di Palermo, verosimilmente perché si sarebbero affievolite le esigenze cautelari. Padre e figlio sono stati in carcere dal 13 giugno scorso per corruzione, riciclaggio e intestazione fittizia di beni.

 

Cinque delle sei persone fermate nell’ambito dell’operazione “Fortino” compiuta dai carabinieri l’altro giorno a Favara, rimangono in carcere.

Lo ha deciso il Gip del Tribunale di Agrigento al termine dell’udienza di convalida del fermo.

Ha ottenuto la liberta Alessandra Falsone, 39 anni, anche se è stata sottoposta all’obbligo di firma.

In carcere, invece, sono rimasti Emanuele Di Dio, 41 anni; Salvatore Stagno, 46 anni; Rosario  Crapa, 30 anni; Massimo Crapa, 45 anni, Abass Bukary, 25 anni, originario del Ghana. Il provvedimento di fermo di indiziato di delitto è stato emesso dalla Procura della Repubblica di Agrigento a firma del pubblico ministero Paola Vetro. L’esigenza di intervenire subito con i fermi si era resa necessaria, sia a causa della sfrontatezza con cui operava il gruppo criminale, sia per il pericolo che lo stesso facesse perdere le proprie tracce. L’accusa, per tutti i componenti del gruppo criminale, è di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione “Fortino”, denominata così proprio per la sistematica e capillare azione di controllo di una porzione del centro cittadino, ha permesso di frenare un fenomeno che negli ultimi tempi aveva fatto registrare nel centro storico non poche tensioni tra alcuni residenti e gli spacciatori, ritenuti responsabili di un insostenibile stato di degrado tra i vicoli della cittadina.

Salgono a 4 le auto rubate presso l’ospedale “San Giovanni di Dio “ di Agrigento. Una vera e propria emergenza.
L’ultimo caso si è verificato due giorni fa. A denunciare il fatto un infermiere che, a fine servizio lavorativo, si era diretto verso l’auto, e poi la triste scoperta: l’auto era stata rubata.
“Adesso basta, dicono i sanitari e tutto il personale dell’ospedale, chiediamo dei controlli dinamici da parte delle Forze di polizia ed un servizio di videosorveglianza più efficace specialmente nei parcheggi a sud dell’ospedale”.

Manifestazione religiosa popolare.

San Calogero, chiamato anche il Santo Nero, è insieme a San Gerlando il compatrono della città.

La festa, che si svolge sempre le prime due settimane di Luglio, è caratteristica e spettacolare. Particolarmente attesa dai cittadini devoti è l’uscita dalla chiesa ( dedicata a lui) del fercolo con la statua con i caratteristici portatori della confraternita, all’incessante ritmo dei tradizionali tamburi che rievocano timbri e musicalità arabeggianti della banda musicale che esegue sempre la stessa musica (zingarella).

Durante la processione che si snoda per tutto il centro storico cittadino con il simulacro portato a spalla dai devoti portatori, la gente è solita lanciare dalle finestre i “muffuletti”, le tradizionali pagnottelle con sesamo e semi di finocchietto. Il ritmo  frenetico dei tamburi della banda segue tutta la processione. 

La caratteristica processione rievoca uno degli avvenimenti legati al Santo. Si dice che  durante una gravissima epidemia, il vecchio e saggio eremita bizantino, accompagnato dal rullo di tamburi, attraversava la città chiedendo pane e cibo per i malati relegati fuori le mura cittadine.

Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento Alessandro Quattrocchi ha assolto dal reato di evasione il favarese Gaspare Volpe, ex datore di lavoro di Gessica Lattuca, ragazza madre scomparsa da Favara ormai da quasi un anno.

Per Volpe, appena uscito dal carcere, erano stati disposti gli arresti domiciliari ma, una volta tornato nella sua abitazione, non ha potuto fare rientro trovando la serratura della porta cambiata.

Rimase allora tutta la notte fuori dall’abitazione dove avrebbe dovuto scontare la pena ai domiciliari e, proprio in questa circostanza, una pattuglia di carabinieri lo pizzicò al di fuori delle mura di casa denunciandolo per il reato di evasione.

L’avvocato Carmen Augello, difensore dell’uomo, ha dimostrato come il favarese non avesse avuto intenzione di evadere ma di essere stato vittima di un inconveniente che gli impedì di entrare in casa.

 

È stata perquisita nella notte dalla Guardia di Finanza la barca ‘Alex’, ormeggiata a Lampedusa, dopo lo sbarco dei migranti a bordo.
Indagato il capitano Tommaso Stella per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Fino alle quattro del mattino i finanzieri hanno perquisito la barca, che è stata sequestrata, acquisendo documenti. Nelle prossime ore l’informativa verrà trasmessa alla Procura di Agrigento che aprirà un fascicolo.

I migranti  a bordo del veliero Alex scendono a terra, a Lampedusa, per effetto del sequestro penale disposto d’iniziativa dalla Guardia di Finanza. L’equipaggio dell’unita’ navale della ong e’ indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Lo si apprende da fonti del Viminale.

“Ancora non ci e’ stato notificato nulla. Siamo assolutamente sereni perche’ convinti di avere operato correttamente e perche’ abbiamo gia’ presentato un esposto alla magistratura. Diciamo che questa volta siamo arrivati prima della Guardia di Finanza”. Cosi’ il capo missione di Mediterranea Erasmo Palazzotto, commenta la decisione del Viminale di fare sbarcare tutti i migranti a bordo della Alex, sequestrare l’imbarcazione e indagare tutto l’equipaggio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La Procura di Agrigento ha ricevuto l’esposto presentato da Mediterranea Human Savings sulle procedure seguite dalle autorita’ italiane nei confronti della imbarcazione Alex della Ong e nelle prossime ore valutera’ le eventuali iniziative da adottare. E’ quanto ha appreso l’ANSA negli ambienti giudiziari del capoluogo. Secondo il contenuto dell’esposto, l’intimazione ad andare a Malta come “porto sicuro” avrebbe messo in pericolo la vita dei Migranti soccorsi dalla Ong.