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Rosalba Cimino, deputata alla Camera e componente della commissione Agricoltura, si dichiara soddisfatta per il parere favorevole della commissione sulla proposta, inserita nel decreto legge “Rilancio”, di includere i pescatori autonomi tra i beneficiari del bonus di 600 euro. «È un settore molto importante per la nostra terra, un comparto che non potevamo trascurare o dimenticare. Sono davvero contenta che la nostra proposta abbia avuto esito positivo». Il comparto ha assunto nel decreto un ruolo centrale nel decreto Rilancio, dopo aver subito forti ripercussioni sia dalla diminuzione degli scambi commerciali internazionali, sia dai canali che riforniscono ristoranti, mense, bar e hotel, con effetti molto rilevanti sulle produzioni legate al fresco e ai prodotti di qualità. «Ho ascoltato le richieste dei tanti siciliani che lavorano nei due settori, comprendendo le difficoltà che dovranno sostenere, in particolare, gli operatori della pesca, delle imprese impegnate nella pesca delle acque marittime, interne e quelle di acquacoltura. I lavoratori autonomi rischiavano di rimanere fuori ma grazie alla nostra proposta percepiranno l’indennità di 600 euro».

La norma è stata inserita nell’articolo 84, del decreto Rilancio e rende possibile ai piccoli lavoratori di sopperire alle problematiche legate alla quarantena.

Gli incendi al bosco del Magaggiaro e della Risinata hanno generato una forte risposta emotiva tanto da immaginare di istituire una taglia per i piromani. Il sindaco di Montevago,  parlamentare regionale, aveva chiesto all’Unione dei Comuni Terre Sicane di riunirsi urgentemente per porre in essere delle azioni concrete utili a combattere il fenomeno degli incendi boschivi.

La riunione si è svolta giorni fa con i sindaci di Menfi, Santa Margherita Belice, Montevago, Sambuca Belice e Caltabellotta (che compongono l’Unione dei Comuni Terre Sicane) alla presenza dei rappresentanti del WWF e delle forze dell’ordine. Nel corso della riunione si è dibattuto sulle misure che possono essere adottate per aiutare il sistema di prevenzione incendi nell’area.

Il WWF Sicilia Area Mediterranea nel frattempo ha prodotto un documento, già proposto alla Regione Sicilia ai primi di maggio dal WWF a livello regionale, rimodulandolo con alcune aggiunte.

Intanto, per il Wwf, bisogna nell’immediato deve essere attivata subito la macchina antincendi con i dovuti atti amministrativi ed operativi. Occorre inoltre che vengano messe in atto una serie di azioni sia a lungo e medio termine che possano, se non eliminare, quantomeno ridurre il fenomeno e superare quel senso di impotenza e frustrazione che coglie la cittadinanza quando assiste attonita a questa tragedia puntualmente annuale.

LE PROPOSTE DEL WWF

  1. Provvedimenti strutturali a lungo termine:

o   Incrementare il parco mezzi e uomini della struttura antincendio regionale

o   Incrementare il parco mezzi e uomini della struttura dedicata alla manutenzione delle aree boschive

o   Mantenere il flusso dei finanziamenti dedicati alle strutture di cui sopra costante, sicuro e sincronizzato con le esigenze operative, non si può tenere ogni anno col fiato sospeso tutta la struttura per i necessari finanziamenti con grave ripercussioni sulla serenità degli addetti e non si possono aprire i capitoli di spesa, per esempio per la fasce tagliafuoco, a stagione inoltrata ecc..

o   Procedere con la ristrutturazione di tutto il comparto e soprattutto introdurre elementi di efficienza operativa che portino alla motivazione degli addetti ma anche ad interventi rigorosi contro inefficienze, lassismo e anche eventuali casi di corruzione.

  1. Provvedimenti di prevenzione a breve termine di natura gestionale/amministrativa:

o   maggiore presenza sul territorio con il recupero di tutto il personale esistente possibile, attingendo anche da altri bacini di risorse umane disponibili e inutilizzati

o   Capillare e funzionale diffusione dei contenuti delle ordinanze in materia di incendi e repressione delle violazioni (combustione in periodo di divieto, mancata pulitura, pascolo, cambio di destinazione d’uso del suolo) per tutto il periodo previsto dalle norme

o   Attivazione degli Enti che hanno la responsabilità della pulizia delle aree perimetrali di pertinenza delle pubbliche amministrazioni, dei canali e altro.

o   Curare l’aggiornamento del catasto degli incendi (anche degli anni pregressi – L.N. 353 del 21/11/2000 e smi e L.R. e Decreti nei diversi anni) con ufficio dedicato ad esso e tempestivo inserimento delle aree percorse dal fuoco per facile verifica da parte degli organi di polizia giudiziaria e a seguire, controllo del territorio e repressione di eventuali abusi. E’ indispensabile l’immediato censimento e l’attivazione del catasto delle aree percorse da fuoco (Comuni) per l’applicazione immediata dei divieti di costruzione, di esercizio dell’attività venatoria, di pascolo ecc.

o   Effettuare un censimento delle aziende zootecniche e procedere ai relativi controlli

o   Effettuare il controllo delle varie forme di pascolo ed attuare forme di tolleranza zero per i pastori sprovvisti di autorizzazioni

o   Mettere in piedi un efficace sistema per una corretta gestione delle attività di decespugliamento e relativo smaltimento degli sfalci

o   Fare rispettare il divieto assoluto dell’abbruciamento delle stoppie come pratica agricola e applicazione del sistema sanzionatorio

o   Coinvolgere con un rapporto stretto e costante tutti gli attori interessati al problema: agricoltori, aziende, associazioni, altro.

  1. Provvedimenti immediati di emergenza:

E’ necessario attivare una rete permanente di emergenza di centri di “coordinamento antincendio” che coinvolga le Prefetture, l’Assessorato Agricoltura e Foreste, l’Assessorato Territorio Ambiente, la Protezione Civile, Comuni che garantiscano in modo permanente il controllo stretto del territorio attraverso:

o   La regolare presenza di forze dell’ordine con l’utilizzo anche di pattuglie militari che dovranno sorvegliare le zone sensibili e a più alto rischio (riserve naturali, parchi, siti Natura 2000, aree demaniali, aree comunque percorse abitualmente dal fuoco), con mezzi fuoristrada ma anche con pattuglie appiedate.

o   Il monitoraggio delle zone sensibili con adeguati mezzi tecnologici quali elicotteri, droni, telecamere, sensori e quant’altro.

o   L’invio di forze dell’ordine investigatrici in occasione di ogni incendio per supporto ed eventuali ricerche dei responsabili ma anche con funzione di deterrente In caso di previsione di condizioni idonee per i criminali del cerino (ondate di caldo, venti medio – forti dai diversi quadranti) fare scattare un “allerta meteo” predisponendo la localizzazione diretta di maggiori mezzi ed uomini e predisponendo un dispositivo di controllo più stretto (blocchi stradali, appostamenti in punti strategici ecc.., anche come deterrente e comunque per aumentare il rischio per i criminali.

o   Attivare una rete di Ispettori Ambientali Comunali addestrati alla prevenzione incendi, per consentire una diffusione sul territorio di figure formate su questi temi che possono convogliare una gran quantità di risorse umane dal volontariato in questo settore.

o   Attivare una campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione degli incendi boschivi, con spot televisivi, manifesti, comunicazioni sui social e ogni altra modalità comunicativa professionalmente valida.

  1. Ausilio degli Organi Nazionali dello Stato:

Si ritiene indispensabile la messa a punto di una costante operazione di intelligence e controllo del territorio utilizzando l’enorme potenziale costituito dalle caserme dei Carabinieri sparse nel suolo nazionale, ora che l’Arma ha inglobato anche il Corpo Forestale Nazionale

Alla riunione hanno partecipato i sindaci dell’Unione dei Comuni, Marilena Mauceri, Leonardo Ciaccio, Francesco Valenti, Margherita La Rocca Ruvolo e l’assessore Michele Pipia di Caltabellotta, il presidente del WWF Sicilia Area Mediterranea, Giuseppe Mazzotta, i rappresentanti delle forze dell’ordine quali Carabinieri, Vigili del Fuoco e Corpo Forestale, di cui è stato apprezzato l’appassionato intervento del Comandante Pasquale Maggio.

La pubblico ministero Cecilia Baravelli ha aperto un’inchiesta e iscritto nel registro degli indagati un poliziotto, in servizio di vigilanza nella struttura utilizzata per lo svolgimento della quarantena, con l’accusa di “abuso dei mezzi di correzione”. L’ispettore, secondo quanto sarebbe stato denunciato, dopo un tentativo di fuga, avvenuto ai primi di giugno dal centro di accoglienza di contrada Ciavolotta, avrebbe sottoposto a umiliazioni due giovani migranti. I due sarebbero stati costretti a inginocchiarsi davanti a tutti gli altri ospiti della struttura, uno di fronte all’altro e invitati a schiaffeggiarsi a vicenda. Uno dei due, inoltre, sarebbe stato colpito dal poliziotto con due schiaffi. Il magistrato della Procura ha chiesto al gip l’incidente probatorio per sentire i migranti ed evitare che si possa disperdere la prova con il loro allontanamento.

Al Presidente della Repubblica Italiana

On. Sergio Mattarella
Palazzo del Quirinale

ROMA

Carissimo Presidente, mi chiamo Serena Di Malta, sono una Sua conterranea. Sono di Lampedusa, ho 19 anni e oggi sosterrò gli esami per conseguire il diploma di maturità Classica nella Sua Palermo.

Sono ormai cinque anni che, per poter seguire gli studi, ho scombussolato la vita della mia famiglia prendendo la decisione di trasferirmi a Palermo insieme a mia madre e mio fratello. Penso che possa comprendere cosa vuol dire per una famiglia di Lampedusa trasferirsi a Palermo, ma mia madre sostiene che il miglior investimento è quello sulla cultura. Con profondo senso di responsabilità e nel rispetto dei miei genitori, studio, studio e voglio continuare a studiare. Il mio sogno è quello di iscrivermi all’Università in una Facoltà specifica quale è Medicina, un sogno che mi porto da bambina ed oggi più che mai ne sono ancora più convinta.

Carissimo Presidente, non voglio assolutamente sollevare lamentele, ma Le scrivo dopo una riflessione che ho fatto sulla mia isola e sui miei concittadini dopo aver sofferto i mesi dell’allontanamento sociale e dopo aver visto in TV alcune trasmissioni che raccontavano la condizione di altre isole del nostro splendido Paese. Quello che ha colpito me, ed anche tante persone di Lampedusa, è che per raccontare come si sta affrontando in altre isole questa fase di “nuovo inizio”, si sia ricorso e mete di fama internazionale. Ma quasi nessuno si è interessato a cosa sta succedendo in queste settimane, in questi giorni ad una popolazione come quella di Lampedusa che allo stesso modo vive di turismo, anzi solo di quello, per pochi mesi all’anno, e di pesca.

È stata raccontata la situazione di isole che hanno la terraferma che si tocca con lo sguardo, un regolare servizio di collegamenti che in poco tempo ti porta in terraferma e che stanno già facendo tornare i turisti negli alberghi. Isole nelle quali ci sono servizi di ogni tipo, in alcune c’è anche l’ospedale, e possono beneficiare in alcuni casi dell’aiuto di imprenditori o personaggi facoltosi che in questo periodo di emergenza, come abbiamo letto sui giornali, non hanno fatto mancare il loro contributo.

A Lampedusa abbiamo solo il mare intorno e se allunghiamo lo sguardo, oltre il mare c’è altro mare. E se alziamo lo sguardo al cielo, forse vediamo un aereo che atterra. Perché di aerei ne arrivano pochissimi ed i collegamenti marittimi lasciano molto a desiderare.

A Lampedusa non c’è un ospedale, gli alberghi sono ancora chiusi e al momento non si vede ancora speranza che possano riaprire perché non ci sono prenotazioni. E chi vuole venire non può perché non ci sono posti sui voli, e quando ci sono al momento hanno tariffe impossibili.

Così, mentre in altre isole si programma il futuro, a Lampedusa (l’isola che c’è, ma non si vede) si studia la sopravvivenza. E dire che nonostante le difficoltà dell’emergenza Coronavirus, abbiamo continuato a soccorrere ed accogliere i migranti così come abbiamo sempre fatto, perché non ci siamo mai girati dall’altra parte di fronte al dramma umanitario. Ma non vogliamo pensare che Lampedusa possa fare notizia solo se ci sarà una prossima disgrazia.

Presidente Mattarella, chiedo a Lei, il Primo degli Italiani nonché Siciliano come lo siamo orgogliosamente noi, di aiutarci a rompere il muro che troppo spesso sembra dividerci dal resto del Paese. Vogliamo continuare a sentirci orgogliosamente Italiani e mi permetto, a nome di tanti giovani come me, di invitarLa a Lampedusa perché con la Sua presenza possa dare alla nostra Isola un segno di speranza, e per mostrarLe che la nostra isola necessita di attenzione al di là dei problemi di immigrazione che sono all’ordine del giorno.

Sono fiduciosa, e spero con tutto il cuore che non ci farà mancare la Sua attenzione.

Con deferenza,

Serena Di Malta (studentessa Italiana, di Lampedusa)

La Camera di Commercio di Agrigento informa che è stato firmato alla Farnesina il “Patto per l’Export”, un documento strategico del Ministero degli Esteri – al quale ha contribuito anche Unioncamere per conto del sistema camerale – contenente le linee di intervento in materia di promozione del “Made in Italy” e di rilancio delle nostre esportazioni sui mercati esteri.

Al Piano hanno contribuito tutte le associazioni di categoria e le rappresentanze del mondo imprenditoriale italiano, e anche Unioncamere ha formulato spunti, suggerimenti e proposte utili a rimodulare gli interventi del sistema pubblico sulle tematiche dell’internazionalizzazione.  Tra il materiale predisposto dal Maeci con riferimento al Patto, è stato pubblicato l’e-book “Export: una guida per partire”, che puoi trovare sul sito della Farnesina al link: https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2020/06/ebook_export_una_guida_per_partire.pdf. Si tratta di uno strumento volto a favorire in maniera semplice e immediata l’accesso alle informazioni sui servizi che il sistema pubblico offre alle imprese che ancora non sono presenti sui mercati esteri, o che non lo sono in maniera stabile. Il prodotto è stato concepito con uno stile diretto e un taglio molto pratico: una sorta di “istruzioni per l’uso” verso i mercati esteri. E’ stato dato spazio sia ad alcune iniziative camerali di dimensione nazionale (a partire dal Progetto SEI), sia alla presenza delle CCIAA e delle Unioni regionali a livello territoriale. Il percorso si conclude poi con l’arrivo sui mercati esteri, dove l’impresa può contare, tra l’altro, sui servizi offerti dalla rete delle Camere di Commercio Italiane all’Estero.

La Procura di Agrigento ha chiesto al Tribunale il rinvio a giudizio di una preside e di tre insegnanti di sostegno dell’istituto “Tomasi di Lampedusa” di Palma di Montechiaro. L’ ipotesi di reato è maltrattamenti e, in particolare, “l’avere omesso di prestare assistenza, educare, istruire e integrare tre studenti disabili nel percorso formativo, impedendo loro di conseguire le necessarie competenze e di inserirsi nel contesto scolastico”. La Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Luisa Turco, si pronuncerà il prossimo 8 luglio. Nel corso delle indagini preliminari, in occasione dell’incidente probatorio, sono state ascoltate le presunte vittime, ovvero tre studenti disabili che sarebbero stati “del tutto estromessi e isolati dal resto della classe, regolarmente impegnata nelle attività didattiche”. L’atteggiamento, ritenuto omissivo, della preside e dei docenti, che non avrebbero attuato il Piano educativo individualizzato, è equiparato, sulla base di alcuni precedenti giurisprudenziali, alle violenze fisiche o psicologiche ai danni dei familiari o, come in tale caso, delle persone affidate per motivi di istruzione.

La società Lusaform s.r.l., ente accreditato per lo svolgimento di attività di orientamento e formazione professionale, subiva la revoca dell’accreditamento con provvedimento della Regione Abruzzo.
In particolare la revoca dell’accreditamento veniva giustificata alla luce di alcune asserite irregolarità consistenti nel mancato riscontro della presenza degli allievi in formazione, nella presenza di supposte “gravi irregolarità” nella compilazione dei registri delle lezioni in aula, nonché nel mancato invio della preventiva comunicazione di variazione del progetto.
La società quindi presentava ricorso presso il TAR Abruzzo chiedendo l’annullamento previa sospensione del provvedimento di revoca dell’accreditamento.
Il Tar adito, tuttavia, con ordinanza respingeva l’istanza cautelare presentata dall’Ente.
Pertanto la società abruzzese  proponeva appello cautelare innanzi al Consiglio di Stato, con il patrocinio dell’avvocato Girolamo Rubino, chiedendo la riforma dell’ordinanza di rigetto adottata dal TAR Abruzzo.
In particolare l’avvocato Rubino ha censurato il provvedimento di revoca dell’accreditamento evidenziando come l’Amministrazione non avrebbe contestato in alcun modo il venir meno della permanenza in capo all’ente dei presupposti dell’accreditamento e rilevando , altresì, la mancanza di proporzionalità del provvedimento adottato, in quanto la revoca avrebbe potuto essere legittimamente adottata solo nel caso del venir meno delle specifiche condizioni e dei requisiti che legittimano la concessione dell’accreditamento.
Si costituiva in giudizio la Regione Abruzzo, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, per chiedere il rigetto del ricorso.
Il Consiglio di Stato, presidente Franco Frattini, relatore Cons. Solveig Cogliani ( già presidente di sezione del Tar Palermo) condividendo le tesi difensive dell’Avvocato Rubino, accoglieva l’istanza cautelare proposta e per l’effetto ordinava al TAR Abruzzo di fissare sollecitamente l’udienza di merito di trattazione del ricorso.
Per effetto della superiore ordinanza il Tar Abruzzo dovrà a breve esprimersi definitivamente sulla legittimità del provvedimento di revoca dell’accreditamento , tenendo conto di quanto rilevato dal Consiglio di Stato in ordine ai profili di fondatezza del ricorso in appello con riferimento al dedotto vizio di violazione del principio di proporzionalità.

Fissato per il 20 luglio 2020 il termine per la presentazione delle istanze per l’aggiornamento del Registro Provinciale degli enti accreditati per il servizio di assistenza in favore degli studenti con disabilità grave che frequentano le scuole medie superiori della provincia.

L’aggiornamento del registro è finalizzato ad individuare gli enti del “privato sociale” autorizzati allo svolgimento dei servizi in favore degli alunni con disabilità, iscritti nelle scuole secondarie di II grado, secondo il sistema cosiddetto dell’accreditamento aperto per l’anno scolastico 2020/2021.

Un sistema che negli anni passati ha dato eccellenti risultati sia per il coinvolgimento necessario delle scuole che per l’interazione con le famiglie degli studenti disabili.

L’aggiornamento del Registro Provinciale degli enti del Terzo Settore è necessario per rispettare il principio della non selettività nell’accreditamento aperto.

Le ditte interessate possono accreditarsi presentando un’apposita istanza e se ritenute idonee, verranno iscritte nel registro provinciale.

L’iscrizione al Registro Provinciale sarà subordinata al possesso dei requisiti di onorabilità e di affidabilità professionale e tecnica degli enti richiedenti. I criteri di valutazione ai fini dell’iscrizione riguarderanno, altresì, gli aspetti organizzativi gestionali e metodologici, nonché le garanzie offerte agli utenti ed il rispetto dei loro diritti. Entro il venti luglio anche gli enti già iscritti dovranno confermare o meno, sotto la propria responsabilità il permanere dei requisiti per l’iscrizione e l’eventuale adeguamento dei propri statuti/atti costitutivi alle disposizioni del Codice del Terzo Settore, di non avere scopo di lucro e di svolgere attività non commerciale,allegando in copia il Bilancio Sociale, il tutto pena l’esclusione.

Le modalità di presentazione dell’istanza, le caratteristiche del servizio da svolgere e tutta la modulistica necessaria sono pubblicate nel sito internet della Provincia  www.provincia.agrigento.it, nella pagina “Aggiornamento registro degli enti accreditati” del settore Solidarietà Sociale, nella Sezione “In evidenza” della home page e all’Albo pretorio.

Negli ultimi anni il Libero Consorzio Comunale di Agrigento, attraverso il settore Solidarietà Sociale, ha continuato ad assicurare, ad oltre duecento famiglie della  provincia il servizio relativo all’assistenza cosiddetta specialistica, comunemente chiamata di autonomia e comunicazione e quella igienico sanitario nelle scuole di competenza dell’Ente.

Il presidente di ConfCommercio Sicilia, Francesco Picarella, esprime contrarietà verso la scelta dell’assessore regionale alle Attività produttive, Mimmo Turano, di anticipare i saldi in Sicilia a mercoledì primo luglio. Picarella afferma: “Riteniamo che sia una scelta sbagliata. Vero è che probabilmente si invoglieranno i consumatori restii in questa cosiddetta Fase 3, ma è certamente pur vero che in questo modo non si restituisce dignità al lavoro dei commercianti che si troveranno con notevoli problemi nella gestione dei magazzini. Oltretutto ancora una volta è disatteso l’invito della conferenza delle Regioni e delle Province, che aveva scritto a tutti i presidenti di Regione invitandoli a prendere una decisione omogenea. E questo ci risulta incomprensibile”.

“I lavoratori non possono pagare il prezzo di scelte scellerate e non concordate con professionisti qualificati. La governance dell’Asp faccia un passo indietro e ascolti i propri dipendenti e chi li rappresenta”.

A lanciare un duro monito all’Azienda sanitaria provinciale è la segretaria generale della Cisl Fp per le province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna Floriana Russo Introito e il coordinatore regionale delle professioni sanitarie Alessandro Farruggia, i quali hanno inviato alla direzione dell’Asp una lunga nota nella quale indicano alcune gravi criticità connesse alle recenti scelte operative messe in campo per il reparto di Ostetrica e Ginecologia dell’ospedale “San Giovanni di Dio”

“Ci siamo finora sempre distinti nel cercare di creare buone relazioni sindacali, ritiene intollerabile quanto accade negli ultimi periodi, a danno di un sistema molto delicato e complesso che andrebbe invece curato nel rispetto dei lavoratori – dicono -. E’ però inaccettabile che le disposizioni relative alle misure preventive da mettere in campo per l’emergenza epidemiologica Covid 19, siano poste in essere solo per garantire quanto richiesto senza che si abbia un’esatta cognizione dei modelli organizzativi che ogni Uo possiede al fine di garantire, con sicurezza, un’idonea assistenza all’utenza. Ci risulta che il reparto di Ostetricia e Ginecologia del presidio ospedaliero di Agrigento abbia subito un completo stravolgimento organizzativo:  infatti, oltre alla gestione dell’unità operativa sita al quinto piano, senza che sia stato incrementato il numero dei dipendenti addetti al servizio, le pazienti gravide e ginecologiche dovranno essere seguite in un piano differente da quello normalmente occupato, in attesa che venga effettuato un tampone preventivo al ricovero, lasciando un solo infermiere alla gestione di pazienti anche con terapie complesse”.

Misure che il sindacato ritiene insostenibili, se non “significativamente rischiose ai fini della sicurezza” dato che “lo stesso personale si fa carico di ventotto posti letto, tre sale parto ed una sala operatoria per le emergenze. Questa ulteriore disposizione – dicono Russo Introito e Farruggia – andrebbe ad incrementare il già gravoso carico di lavoro ampliando, tra l’altro, per operatori ed utenza il rischio di un’assistenza assolutamente sfornita di quelle che sono le dotazioni minime previste”.