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Percorso per reparto Covid-19  non separato da quello per gli altri reparti,  assenza di controlli  sui visitatori, respiratori e dispositivi di protezione individuale insufficienti in caso di picco di contagi.
E’ questa in sintesi la denuncia contenuta in una interrogazione presentata all’Ars dalla deputata 5stelle all’Ars Roberta Schillaci “sulla scorta – si legge nell’atto parlamentare – delle informazioni rese dal personale sanitario in forza presso la struttura e dei dati emersi dall’inchiesta condotta dal programma televisivo Report del 30 marzo scorso”.
“Da quanto ci è stato riferito da più persone che lavorano all’interno dell’ospedale  – afferma la deputata – ci risulta che la struttura ospiterebbe all’interno del medesimo padiglione  sia il reparto per malati Covid-19,  al primo e al terzo piano, che altre unità ospedaliere, segnatamente Medicina 1 e Medicina 2, attualmente al secondo piano e in attesa di trasferimento altrove, ma accessibili ai visitatori da una sola scala ed un unico ascensore in comune con i reparti Covid. Tutto ciò, tra l’altro, senza i dovuti controlli e vigilanza sui movimenti dei visitatori ai reparti di Medicina. E’ ovvio che questo non può garantire la sicurezza delle persone, che, in spregio alle ordinanze restrittive disposte dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dal Presidente della Regione, continuerebbero a far visita ai degenti dei reparti di Medicina. Chiediamo pertanto che l’accesso ai reparti di Medicina sia inibito ai visitatori almeno fino al trasferimento dei reparti, per non alimentare il rischio di possibili contagi e propagazioni del virus”.
Da qui la richiesta al presidente Musumeci e all’assessore Razza di verifiche e interventi immediati.
Sulla questione interviene pure il deputato Salvatore Siragusa, componente della commissione Salute dell’Ars. “Sulla vicenda – dice il deputato – bisogna andare a fondo e prendere subito i dovuti provvedimenti. Bisogna far tesoro dall’esperienza lombarda e tenere presente che gli ospedali possono diventare pericolosi luoghi di contagio”.

Il “lockdown”disposto per contenere i contagi da Covid19 porterà nel 2020 ad un crollo del fatturato per le srl del settore Ristoranti e alberghi (72.748 società che nel 2019 hanno fatturato 37,8 miliardi di euro), di 16,7 miliardi di euro, pari ad un calo, rispetto al 2019, del -44,1%. In particolare, il comparto della ricettività alberghiera è colpito da una perdita di 7,9 miliardi di euro, pari a -53,8%, mentre la ristorazione da una contrazione di 8,8 miliardi di euro pari a -37,9%. Nel 2020 in Sicilia il fatturato crollerà di 655 milioni di euro (-265,647 milioni di euro gli alloggi e -389,752 milioni di euro la ristorazione). È la stima dell’Osservatorio del Consiglio nazionale dei commercialisti sui bilanci 2018 delle srl del settore.

Alla paralisi dovuta alla pandemia da Coronavirus si aggiunge un ulteriore aggravamento, che è quello della burocrazia. Quasi tre quarti delle imprese ascoltate (il 74,8%) ritiene necessaria la sospensione delle regole di rilascio del Durc, il documento che attesta la regolarità contributiva di un’impresa.

Anche i provvedimenti e le offerte del sistema bancario non terrebbero conto del momento emergenziale e della mancanza di un sistema di autofinanziamento delle aziende stesse legato ai normali flussi di cassa».

La Giunta comunale di Palermo, riunita ieri sera, ha deciso, sulla base dei fondi già ricevuti dal Governo, lo stanziamento di 5 milioni e 100mila euro per interventi urgenti di assistenza alimentare e di prima necessità per le famiglie che, anche a causa del coronavirus, subiscono grave crisi economica. La Giunta ha stabilito che la somma già disponibile sia utilizzata per almeno tre settimane con un piano di contributi che variano da 60 a 150 euro settimanali per le famiglie del tutto prive di reddito, da 30 a 120 euro per le famiglie con reddito fino a 400 euro, e da 0 a 90 euro settimanali per le famiglie con reddito compreso fra 401 e 560 euro mensili. Il sindaco Orlando commenta: “Si tratta di un contributo che potrà essere utilizzato esclusivamente per l’acquisto di alimentari, farmaci e beni di prima necessità per l’igiene personale e domestica”.

“La Sicilia vive dell’apporto quotidiano di piccoli imprenditori, artigiani e lavoratori autonomi fin qui tenuti in scarsa considerazione dal governo nazionale. Le misure economiche che il governo si appresta ad approntare devono sostenere gli operatori economici che maggiormente soffrono la condizione di disagio legata alle giuste restrizioni stabilite dai governi centrale e regionale. Oggi più che mai occorre che governo centrale e regionale intervengano con ulteriori ed adeguate misure economiche per rimuovere lo stato di isolamento-conclude Giorgia Iacolino-nel quale gli operatori economici, e più di altri i piccoli imprenditori , i commercianti e gli artigiani,sono venuti a trovarsi a causa di una emergenza sanitaria i cui tempi non sono prevedibili”.
A dichiararlo il consigliere comunale Giorgia Iacolino.

La Sicilia si prepara ad affrontare il picco del contagio da coronavirus, previsto tra il 10 e il 20 aprile. In relazione a tali due date dell’emergenza pandemica, l’assessorato regionale alla Salute, come già pubblicato, ha elaborato un piano che a regime renderà a disposizione delle strutture sanitarie individuate in ogni provincia dell’Isola 3.405 posti letto: 2.800 per la degenza ordinaria e 605 per la terapia intensiva. Allo step del 10 aprile l’assessore Ruggero Razza, che ha firmato il piano con il dirigente generale Mario La Rocca, prevede una disponibilità del 70%. Dieci giorni dopo la copertura dei posti previsti sarà totale.

“Invito il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ad autorizzare la Procura a procedere nei miei confronti. Questo è un processo che desidero affrontare, in considerazione di ciò che definisco – per quello che si è generato in Italia – un crimine di Stato. A supporto di tali affermazioni, in tribunale porteremo tutta la documentazione, per dimostrare che ciò con cui dobbiamo fare i conti, non è solo contro il Coronavirus, ma anche le nefaste conseguenze della malaburocrazia e della politica dei principianti allo sbaraglio”. Così afferma il Sindaco di Messina, on. Cateno De Luca, circa la richiesta a procedere della Procura di Messina fatta al Guardasigilli, per il reato di Vilipendio.

Si ricorda che l’iniziale denuncia da parte del Ministro dell’Interno è scattata a seguito delle affermazioni del Primo cittadino durante l’occupazione del Porto di Messina del 23 Marzo scorsodurante la quale ha mandato “a quel paese” il Viminale, denunciando un “depistaggio di Stato”. Parole giunte a seguito delle contestazione – da parte del Ministero – dei dati sul flusso incontrollato di soggetti che affollavano lo Stretto, in attesa di imbarcarsi per la Sicilia. Dati comprovati da immagini e video, che secondo il Ministro Lamorgese erano mendaci. A smentire ciò che per il Sindaco De Luca era una sottostima dei numeri per nascondere la realtà dei fatti e giustificare attacche omissioni di un sistema di controllo farlocco”, sono i verbali delle forze dell’ordine a supporto di quanto affermato dal Sindaco peloritano, nel corso dei controlli durante il suo contestato presidio lungo la zona portuale di Rada San Francesco a Messina, che si sottolinea, ha causato la denuncia di 10 soggetti per irregolarità delle dichiarazioni, a seguito della constatazione delle forze dell’ordine e della polizia di stato.

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Questa la divisione degli attuali positivi nelle varie province:

Agrigento, 97 (0 ricoverati, 2 guariti e 1 deceduto);

Caltanissetta, 73 (20, 4, 6);

Catania, 500 (174, 21, 38);

Enna, 245 (139, 1, 11);

Messina, 300 (128, 14, 23);

Palermo, 255 (76, 24, 11);

Ragusa, 40 (7, 3, 3);

Siracusa, 76 (40, 24, 6);

Trapani, 78 (24, 1, 2).

Ad annunciarlo, attraverso un video, il sindaco della città di Ravanusa, Carmelo D’Angelo. Il primo cittadino ha dichiarato che dopo avere sentito l’Asp di Agrigento, ha attivato tutte le procedure del caso, a cominciare dalla quarantena obbligatoria, oltre che dell’ammalato, dei familiari e di tutte le persone che sono state accanto a lui negli ultimi giorni.

C’è ancora chi non capisce la situazione di pericolo che ovunque si sta vivendo con l’emergenza coronavirus e trascura le regole in atto per evitarne la diffusione. In un supermercato di Sciacca è stato richiesto l’intervento della Polizia di Stato per riportare alla ragione due persone, madre e figlio, che pretendevano di fare la spesa, insieme, senza mascherina e guanti protettivi.

Nonostante il divieto imposto dal personale del supermercato, le due persone (ma una sola poteva entrare) sono entrare nell’esercizio e avevano cominciato a fare la spesa a mani nude e senza mascherine, sollevando dubbi sulle direttive riguardanti le precauzioni da prendere.

Ad un certo punti i responsabili dell’azienda saccense hanno chiamato la Polizia ed è toccato agli agenti imporre alla coppia l’uso delle protezioni. La loro superficialità e la reazione indisponente gli è costata una sanzione di oltre 500 euro.