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Finisce in carcere al Petrusa di Agrigento una casalinga di 32 anni residente a Canicattì. La donna è accusata di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Ad arrestarla sono stati i carabinieri. La donna, l’altro giorno mentre era in macchina con le figlie piccole è stata fermata nel corso di un posto di controllo istituito dai militari dell’arma della locale compagnia per le vie della città.

La trentaduenne ha mostrato segni di nervosismo e per questo motivo i militari hanno proceduto ad una perquisizione che ha dato esito positivo. Infatti, la donna nascondeva alcune dosi di cocaina avvolti in involucri di cellophane per un totale di circa cinque grammi della sostanza stupefacente mentre in tasca teneva diverse centinaia di euro . Soldi che secondo i militari sarebbero stati provento della cessione della cocaina.

Per la casalinga canicattinese sono quindi scattate le manette ai polsi ed è stata trasferita al penitenziario di Agrigento perché è scattata l’aggravante della detenzione e possesso di droga in presenza di minori. La donna non ha saputo giustificare il possesso della droga che comunque secondo i militari era diretta ad assuntori del posto

Deve scontare una pena residua di 2 anni, 2 mesi, e 17 anni giorni. I poliziotti del Commissariato di Palma di Montechiaro, hanno eseguito un ordine di carcerazione a carico di Calogero Allegro, 32 anni, palmese (difeso dall’avvocato Santo Lucia). L’uomo è stato condannato denitivamente a 3 anni di reclusione per coltivazione e detenzione di stupefacenti.
È stato rinchiuso nel carcere di contrada “Petrusa” . Allegro venne arrestato nel 2016 nel corso di un blitz dei carabinieri. A conclusione di un’indagine in un terreno in uso allo stesso vennero rinvenute oltre 3.000 piante di Cannabis indica, di altezza variabile dai 2 ai 5 metri, pronte per essere raccolte, essiccate, trasformate e messe in vendite sulle piazze di spaccio. Avrebbero fruttato circa 2 milioni di euro.

I carabinieri della Compagnia di Cammarata hanno arrestato due giovani originari del paese, per l’ipotesi di reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, al termine di un controllo lungo Corso Umberto I a San Giovanni Gemini. 

 

Si tratta di Vincenzo Lombino e Sebastian Russotto, entrambi 24enne di Cammarata. I carabinieri li hanno fermati per un regolare controllo stradale ma i militari hanno subito notato un atteggiamento sofferente dei due: dalla perquisizione veicolare sono spuntate venti dosi di cocaina e alcune centinaia di euro ed è scattato l’arresto.

Il magistrato di turno ha disposto gli arresti domiciliari per entrambi. 

 

Il gip del Tribunale di Agrigento, Luisa Turco, non ha convalidato gli arresti ma ha disposto comunque la custodia cautelare in carcere per la presunta organizzazione, una cellula straniera violenta, spregiudicata e dedita allo spaccio a cielo aperto, nel pieno centro della Città dei Templi, smantellata da un’operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale agli ordini del colonnello Giovanni Pellegrino su provvedimento firmato dal sostituto procuratore della Repubblica Alessandra Russo.

Le catture sono state effettuate quasi tutte ad Agrigento. Una sola a Palermo. L’accusa è di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante di aver dato luogo alle cessioni anche nei confronti di minorenni.

I personaggi indagati per cui è stata disposta la misura cautelare sono sei gambiani, nello specifico si tratta di: Sainey Danso, 21 anni, con domicilio ad Agrigento, Lamin Singhateh, 23 anni, residente a Palermo, Gibbi Camara, 20 anni, Mamadi Cissè, 19 anni, Ballamusa Cham, 20 anni, e Mohamed Bah, 20 anni, quest’ultimi quattro domiciliati in comunità per richiedenti asilo politico di Agrigento e Palma di Montechiaro.

Tra gli indagati anche un senegalese Mustapha N’Diaye, 24 anni, un nigeriano Henry Heraze, 21 anni, e una donna Nathalie Verons, 44 anni, tutti residenti ad Agrigento. Tre sono ancora ricercati.

Il giro di affari complessivo registrato nel corso dell’intera operazione è stato stimato in oltre 150 mila euro, se si considera che ogni giorno aveva luogo una media di 40 scambi di stupefacente, per oltre 120 grammi di roba smerciata e con un guadagno medio di oltre 600 euro per ogni giornata “lavorativa”.

 

La Ditta Cipolla fin dal 2000 è titolare di un impianto di stoccaggio di grano e leguminose sito in Aragona contrada “Fontes Episcopi”,  realizzato su proprio terreno giusta regolare concessione edilizia; l’impianto era originariamente costituito da un capannone con struttura portante in cemento armato e da otto silos. Nel 2005 il Comune di Aragona rilasciava una concessione edilizia per l’ampliamento del capannone preesistente e l’istallazione di altri due silos; nel 2010 la stessa Amministrazione comunale rilasciava alla ditta Cipolla una nuova concessione edilizia per la realizzazione di un secondo capannone.. Pertanto la ditta Cipolla comunicava l’inizio dei lavori e nel mese di giugno 2011 risultavano completati i lavori. Nel settembre 2011 il Sig.  Rotulo Domenico, proprietario di un immobile sito su un fondo confinante, temendo che “dai capannoni ad uso agricolo e dai silos ivi posti … possa derivare un ingente danno alla salute anche a causa degli agenti chimici utilizzati e dal rumore dei motori”,  presentava tramite il proprio legale un’istanza di accesso agli atti, con carattere di urgenza,  chiedendo al Comune di Aragona il rilascio di tutte le concessioni edilizie rilasciate in favore della Ditta Cipolla, al dichiarato “scopo di verificare l’osservanza …delle vigenti disposizioni in materia edilizia , di urbanistica, di igiene e polizia locale”. Nel 2012 il Sig. Rotulo presentava una seconda istanza di accesso agli atti con carattere di urgenza, richiedendo nuovamente il rilascio di copia di tutte le concessioni edilizie rilasciate in favore della Ditta Cipolla; e nell’ottobre 2012 il Sig. Rotulo adiva il giudice amministrativo per chiedere l’annullamento delle concessioni edilizie rilasciate dal Comune di Aragona in favore della ditta Cipolla, lamentando che l’ampliamento dell’impianto di che trattasi non avrebbe potuto essere assentito nel luogo ove è attualmente ubicato perchè troppo vicino al centro abitato.  Si costituivano in giudizio sia la ditta Cipolla, rappresentata e difesa dagli avvocati Girolamo rubino e Vincenzo Airò, sia il Comune di Aragona, rappresentato e difeso dall’Avvocato Gabriele Giglio, eccependo la tardività del ricorso.  Nelle more del giudizio i Signori Cipolla, titolari della Ditta omonima, avanzavano a loro volta un’istanza di accesso agli atti afferenti l’immobile del vicino Rotulo Domenico, e constatavano l’illegittimità della destinazione ad uso abitativo, in violazione del regolamento edilizio comunale di Aragona, e pertanto il Sig. Rotulo diveniva destinatario di apposita ordinanza di demolizione non impugnata nei termini davanti al giudice amministrativo. Da ultimo il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana, condividendo le eccezioni formulate dagli avvocati Rubino, Airò e Giglio, ha ritenuto tardivo il ricorso proposto dal sig. Rotulo, avendo gli Avvocati Rubino e Airò dimostrato che il Rotulo avesse avuto conoscenza degli atti impugnati nel 2011, mentre il ricorso introduttivo è stato proposto soltanto nell’ottobre 2012, ben oltre il termine decadenziale di sessanta giorni; pertanto le concessioni edilizie rilasciate dal Comune di Aragona in favore della ditta Cipolla rimangono pienamente valide ed efficaci. Per altro verso il Comune di Aragona, nei confronti del vicino Rotulo Domenico, avendo constatato l’inottemperanza all’ingiunzione di demolizione, ha irrogato la sanzione pecuniaria prevista dalla legge; ed a questo punto i fratelli Cipolla, per il tramite degli avvocati Rubino e Airò, previa notifica di un atto di invito al Comune di Aragona al fine di  procedere all’acquisizione delle opere abusive realizzate dal sig. Rotulo, hanno impugnato il silenzio inadempimento davanti al Tar Sicilia, essendo rimasto il Comune inerte. A conclusione di questo susseguirsi di contenziosi la Ditta Cipolla continuerà regolarmente ad espletare la propria attività di stoccaggio di grano e leguminose nell’impianto di Contrada “Fontes Episcopi” ad Aragona mentre il vicino Rotulo Domenico verosimilmente subirà l’acquisizione delle opere abusive realizzate e dell’area di sedime in esito al giudizio instaurato dai fratelli Cipolla davanti al TAR Sicilia per l’annullamento del silenzio inadempimento formatosi sulla loro richiesta di acquisizione inoltrata al comune di Aragona e non esitata. 

Ad Agrigento, a San Leone, lo scorso 24 Aprile una ragazza di 25 anni, intenta ad attraversare il Viale delle Dune, è stata investita da un automobilista che, anziché prestare scorso, è fuggito. La donna ha subito diversi traumi e fratture. Adesso si è spontaneamente costituito ai Carabinieri l’investitore. Si tratta di un coetaneo che è stato denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento per omissione di soccorso.

Nel gennaio scorso l’Assemblea regionale siciliana ha approvato una legge che consente all’assessorato a Territorio e Ambiente di autorizzare nuove concessioni per lidi e stabilimenti balneari fino al 2020 anche nei Comuni che sono privi del Piano di gestione della costa. E poi, subito dopo, l’assessore regionale a Territorio e Ambiente, Totò Cordaro, ha ristretto lo spazio destinato alle spiagge libere, offrendo di conseguenza più spazio alle concessioni sul Demanio marittimo. Pertanto si tratta di un’occasione proficua per coloro che intendono investire in un settore da oltre 100 milioni di euro all’anno, da cui la Regione incassa meno di 10 milioni di euro come canone di concessione. Infatti, adesso è assalto alle spiagge siciliane. Al momento sono circa 600 le richieste di nuove concessioni, o di modifiche e ampliamenti, per gli stabilimenti balneari. Attualmente sono 3.200 i concessionari, in tutta l’Isola. E vi è un solo Comune che è dotato del Piano di gestione della costa: San Vito Lo Capo. Altri 80 Comuni, invece, sono commissariati per la mancata redazione del Piano e più di 30 che lo hanno redatto sono in attesa dell’ok dalla Regione. Sono tutte rose e fiori: no, anche spine. Giuseppe Cassarà, presidente di Federturismo Sicilia, commenta: “Abbiamo qualche dubbio perché, se da un lato l’assessorato al Territorio concede la concessione, dall’altro, se il Comune su cui è stato aperto il lido redige il piano di gestione della costa con regole più stringenti, si rischia di vedere sfumare tanti investimenti. E nel frattempo riempiamo la costa. Auspichiamo un confronto con la Regione anche per fare una distinzione tra gli stabilimenti balneari e gli sbocchi a mare degli hotel”. Più battagliera è Legambiente, che annuncia un ricorso al Tar contro i nuovi parametri di concessione stabiliti dall’assessore Cordaro: gli stabilimenti balneari saranno più vicini l’uno con l’altro: mentre prima la distanza necessaria è stata di 100 metri, adesso ne bastano 25 e in alcuni casi, dove la spiaggia è piccola, 10 metri. Lo spazio che può essere concesso aumenta da 3mila a 5mila metri quadrati: fino al 20 per cento dell’area potrà essere coperta.

Verso il voto per le Europee del 26 maggio: oggi, sabato 27 aprile, ad Agrigento, al Villaggio Mosè, Giorgia Iacolino inaugura il proprio comitato elettorale al civico 47 di viale Leonardo Sciascia. Giorgia Iacolino, presidente della Commissione Salute al consiglio comunale di Agrigento e candidata alle Europee nella lista di Forza Italia, afferma: “Da candidata della città di Agrigento alle Europee non potevo che prevedere il Comitato elettorale nella mia città. Il Comitato elettorale servirà per coordinare al meglio i lavori relativi alla mia candidatura. Una struttura agile e snella che contribuirà alla efficiente organizzazione della campagna elettorale in vista dell’appuntamento del 26 maggio”.

Ad Agrigento due fratelli originari della Nigeria e da tempo residenti in città sono indagati per concorso in tentato omicidio. Uno, di 28 anni, è stato arrestato. L’altro, di 20 anni, che si è costituito in caserma dopo il delitto, è stato denunciato. I due avrebbero accoltellato un connazionale, un nigeriano di 25 anni, nel centro storico, in via Saponara. Sul posto, allarmati al 112, sono giunti i Carabinieri e un’ambulanza del 118. Il ferito, al braccio e ad un fianco, è stato soccorso in ospedale dove gli sono stati applicati diversi punti di sutura. Il coltello è stato sequestrato. Il 28enne è stato ammanettato dentro casa sua, dove si è rifugiato e ha cambiato i vestiti insanguinati.