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LAMPEDUSA, una motovedetta della Guardia di Finanza ha intercettato a 5,5 miglia dalla costa, due imbarcazioni con degli migrati.

In totale i migranti soccorsi sono 94, tutti di nazionalità tunisina.

Sulla prima imbarcazione soccorsa vi erano 21 tunisini (di cui 5 bambini e 6 donne) , nella seconda 73 (di cui 9 bambini e 7 donne).

Dopo lo sbarco  i migranti sono stati condotti a molo Favarolo per le attività di rito, per poi essere trasferiti all’hotspot dell’isola.

 

 

 

 

“Interverrò a sostegno della causa dei cittadini di Montallegro che vogliono opporsi alla costruzione di un impianto di trattamento rifiuti a pochi passi dalla discarica già presente. La cittadina, a vocazione turistica, ha già pagato il prezzo di avere a pochi chilometri un mega impianto”. Rosalba Cimino, deputato del Movimento 5 Stelle, appoggia la battaglia legale della Pro Loco di Montallegro che si è rivolta al Tar di Palermo per chiedere il blocco della costruzione del nuovo impianto che sorgerebbe a pochi passi dal centro abitato. “Nonostante le documentazioni, vogliamo vederci chiaro sull’impatto che un’opera del genere può avere sul territorio, sulle acque, sull’aria, sul traffico veicolare e sulla popolazione di Montallegro, che deve fare i conti con un tasso di mortalità per tumori già alto, come mostrato dall’ultima relazione richiesta al commissario straordinario”. Il tasso dei morti per tumore nel paese, infatti, sfiora il 50% negli ultimi venti anni, con alcuni anni in cui il dato è in aumento. “Interverremo con una interrogazione per comprendere se devono essere svolte ulteriori verifiche e se tutto è nella norma”.

La Procura della Repubblica di Pordenone, competente per giurisdizione, edifica l’impianto accusatorio sulla base delle investigazioni della Guardia di Finanza nei del professore di matematica, il 47enne di Sciacca,  Vincenzo Paolo Porrello, che ha lavorato per quasi tre anni al Kennedy di Pordenone.

Porrello è laureato in Economia e a al suo attivo diverse esperienze come consulente. A Sciacca è stato vicesindaco e assessore all’edilizia scolastica.

Secondo le ipotesi accusatorie, nel settembre del 2016 riceve un incarico al Kennedy per una cattedra in matematica. Ma nel triennio il professore accumula diverse assenze, che attraggono l’attenzione dell’istituto scolastico dove presta servizio.

Scattano le indagini della Guardia di finanza di Pordenone, su delega del pubblico ministero Federico Facchin. Sotto i riflettori documenti, tabulati telefonici, voli e spostamenti da e per la Sicilia, ma anche testimonianze.

La Procura di Pordenone ha chiuso le indagini preliminari con l’accusa di truffa ai danni dello Stato.

Stando al materiale raccolto dalla Fiamme Gialle, guidati dal colonnello Stefano Commentucci, il docente avrebbe accumulato nel corso dei tre anni scolastici trascorsi a Pordenone 769 giorni di assenza, giustificandoli attraverso la presentazione di certificazioni mediche e richieste di congedo parentale. Assenze che, per la Guardia di Finanza, «sono risultate poi illegittime». Secondo gli investigatori, nello stesso periodo, il professore saccense avrebbe svolto “attività lavorative retribuite (principalmente consulenze aziendali) a favore di società private e di enti pubblici”. Incarichi che gli avrebbero fruttato circa 97 mila euro.

I compensi frutto delle consulenze aziendali non sarebbero, però, gli unici proventi del professore che, contestualmente, avrebbe percepito le indennità previste per legge nei periodi di assenza (ripartiti in circa 300 giorni di congedo parentale e 460 giorni di malattia). Indennità che ammontano complessivamente a 13.147 euro, somme per le quali il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pordenone, Rodolfo Piccin, ha disposto il sequestro preventivo diretto e per equivalente.

Per gli inquirenti, le ipotesi accusatorie vanno anche oltre alla truffa. Secondo la Guardia di Finanza, Porrello non avrebbe ottenuto la preventiva e obbligatoria autorizzazione dall’amministrazione di appartenenza per svolgere consulenze e incarichi esterni. Un ulteriore obbligo disatteso, previsto dalla normativa che disciplina il pubblico impiego, sarebbe stato inoltre quello relativo alla comunicazione nei confronti dell’istituto di appartenenza dell’ammontare degli emolumenti percepiti.

L’informazione di garanzia è stata notificata all’indagato e ai suoi legali, Antonino Manto e Nicolò Grillo, entrambi del foro di Agrigento, alcune settimane fa.

Anche il tribunale del Riesame il Riesame si è occupato del caso. Il collegio composto dai giudici Alberto Rossi, Piera Binotto e Elisa Tesco si è espresso sulla competenza territoriale sollevata dalla difesa di Porrello, che indicava il tribunale di Sciacca come giurisdizione competente. La il Riesame ha rigettato la richiesta e ha confermato il sequestro.

Interessata anche la Corte dei Conti per valutare un eventuale danno erariale di 110 mila euro.

 

Secondo i dati trasmessi  dall’ASP di Agrigento, nella giornata del 07 settembre, si sono registrati 58 i nuovi casi e  due  vittime ( + 1 Castrofilippo e  +1  San Biagio Platani).  Per quanto riportato sul report giornaliero i tamponi eseguiti sono stati 434, i decessi totali aumentano a  327 per la provincia agrigentina, in  aumentano  i ricoveri in ospedale (+7)  e i guariti sono 230.

Negli ospedali agrigentini risultano 43 le persone ricoverate: 27 all’ospedale di Agrigento mentre 16 in quello di Ribera. Altri 8, agrigentini, si trovano ricoverati fuori provincia.  Sono 3 i pazienti che si trovano ricoverati presso le strutture lowcare, 1 in terapia intensiva all’ospedale di Ribera e 2 a Sciacca e 1 presso ex ipab di Canicattì.

La situazione dei comuni della provincia: Agrigento 145 (8 migranti), Alessandria della Rocca 1; Aragona 11; Bivona 3; Burgio 0; Calamonaci 2; Caltabellotta 3; Camastra 1; Cammarata 4; Campobello di Licata 23; Canicattì 171; Casteltermini 22 (20 migranti); Castrofilippo 9; Cattolica Eraclea 2; Cianciana 3; Comitini 0; Favara 165; Grotte 2; Joppolo Giancaxio 1; Licata 227; Lucca Sicula 0; Menfi 41; Montallegro 5; Montevago 2; Naro 14; Palma di Montechiaro 67; Porto Empedocle 53; Racalmuto 16; Raffadali 17; Ravanusa 31; Realmonte 28; Ribera 54; Sambuca di Sicilia 3; San Biagio Platani 5; San Giovanni Gemini 12; Sant’Angelo Muxaro 0; Santa Elisabetta 10; Santa Margherita di Belìce 7; Santo Stefano Quisquina 3; Sciacca 43; Siculiana 50 (44 migranti a Villa Sikania).

Sulle navi quarantena al largo delle coste agrigentine la situazione non è delle migliori: 109 positivi al covid19.

Dopo lo sportello Bandi e lo sportello Edilizia, l’Ordine degli Architetti di Agrigento, presieduto da Rino La Mendola, ha reso a disposizione un nuovo servizio che agevola l’utilizzo della piattaforma informatica “Sismica” della Regione Siciliana, tramite cui i tecnici possono depositare i progetti strutturali al Genio Civile direttamente dal proprio studio professionale, senza doversi recare all’Ufficio della Regione, quindi evitando code e assembramenti. Due esperti in materia, Giuseppe La Greca e Giuseppe Lalicata, il sabato mattina, nella sede dell’Ordine degli Architetti di Agrigento, previo appuntamento telefonico al numero 0922 29 455, supporteranno i tecnici, liberi professionisti o pubblici dipendenti che incontrano ancora difficoltà nelle operazioni di caricamento dei progetti strutturali sulla piattaforma “Sismica”.

La gente del nostro territorio è stanca ed indignata! Non vuole più assistere né a passerelle politiche né a “scaricabarile” tra i nostri rappresentanti politici che da decenni hanno lasciato relegare la nostra Isola e la nostra Provincia all’ultimo posto di ogni classifica virtuosa, “in primis” per le infrastrutture. Perduta anche la storica ed irripetibile opportunità dei fondi stanziati con il Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza (PNRR), tanto vale chiedere l’annessione alla più ricca e intraprendente isola di Malta!

Nel PNRR non c’è traccia di programmazione di un collegamento fisso tra la Sicilia e l’Europa, né di alta velocità per le nostre ferrovie, niente per lo sviluppo e l’adeguamento, anche energetico, dei porti della provincia di Agrigento, per il traffico crocieristico e mercantile; nessuna traccia di connessione intermodale tra le reti di trasporto ferroviario, stradale, portuale ed aeroportuale.

Niente di nuovo neanche nel sistema idrico, depurativo e dei rifiuti dove si scontano decenni di ritardi ed inefficienze.

Ci potevano trattare peggio i redattori del PNRR? Ebbene sì! Non c’è nulla neanche per la diagnostica e la verifica delle strutture in cemento armato precompresso (c.a.p.) di centinaia di chilometri di strade comunali, provinciali e statali, abbandonate da lustri; non stupiamoci se la prossima “Cassandra” di turno, magari senza alcuna competenza in materia di impalcati, ponti, viadotti e piloni, ci azzeccherà se griderà alla città: ”il ponte Morandi (viadotto Akragas) sta crollando!”

Per semplicità divulgativa evitiamo di trattare le analoghe criticità connesse ai temi del Piano Nazionale Dighe. al nostro prezioso settore agricolo, al settore dell’edilizia scolastica e molto altro ancora.

Gli ingegneri lanciano un appello accorato rivolto a Chi può decidere di stanziare i fondi per realizzare le grandi infrastrutture. Gli ingegneri chiedono, altresì, di dare subito un segnale ad Agrigento, per esempio finanziando senza ulteriori indugi la viabilità stradale a Nord della città che collegherebbe la SS 640 con la SS 115 che permetterebbe il by-pass dei centri abitati di Agrigento, Porto Empedocle e Realmonte.

Sul tema delle infrastrutture, la Rete delle Professioni Tecniche, a cui aderiscono gli Ordini Professionali dell’area tecnica, sta organizzando, per il prossimo autunno, un evento finalizzato a lanciare un appello alle istituzioni competenti affinché vengano investite nuove risorse per la realizzazione di una serie di interventi infrastrutturali organici per potenziare il sistema portuale, aeroportuale, ferroviario e stradale a servizio della Sicilia centro-meridionale e soprattutto del  territorio della Provincia di Agrigento.  Tutto ciò, nella consapevolezza che la nostra terra, se riuscisse a superare il grave gap infrastrutturale che l’ha progressivamente isolata dal resto del Paese, rilancerebbe autorevolmente il suo ruolo naturale di Porta d’Europa sul Mediterraneo, sia dal punto di vista socio-culturale che da quello economico e commerciale.

Chi ha buon senso e amore per la Sicilia e potere decisionale adesso li usi o sarà troppo tardi!

“A Favara è il momento della responsabilità: non è più possibile continuare a sperare che sia un intervento esterno a salvare la nostra città da questo perenne stato di abbandono”.

Ad intervenire, è il candidato sindaco Antonio Palumbo, sostenuto alle prossime elezioni amministrative dalla coalizione “Scegli Progetto Comune”, composto da “Favara per i beni comuni”, “L’Altra Favara” e “Partito Democratico”.

“Lo stato di gravissimo degrado ambientale in cui versa il paese è figlio di una combinazione di incompetenza amministrativa cui si aggiunge l’incivilirà di troppi cittadini che, approfittando dell’assenza di controllo, si ostinano a non differenziare i rifiuti prodotti e a non pagare le tasse. E’ il momento di dire ‘basta’ all’ipocrisia di chi sostiene che le colpe siano solo di altri. Favara si salva solo se tutti faranno la loro parte. Tre, a nostro parere, i punti centrali per affrontare questa vera e propria emergenza che abbiamo già inserito nel nostro programma: bisogna ripartire con un’attività di sensibilizzazione e formazione che spieghi passo passo ai cittadini come effettuare una buona raccolta differenziata e quali siano i vantaggi economici, sociali e ambientali di una città più pulita; è necessario contestualmente avviare delle azioni finalizzate a individuare e sanzionare gli incivili (video sorveglianza, controllo civico attraverso specifiche app, attività di verifica da parte dei Vigili urbani con la collaborazione di Polizia Provinciale e delle forze dell’ordine) e rimettere in moto la macchina comunale per l’accertamento degli evasori, agendo però anche sulle aziende che gestiscono il servizio e il relativo appalto, controllando il rispetto del capitolato; in ultimo, a fronte di un’emergenza economica quale quella provocata dalla pandemia Covid, dato che tante famiglie si trovano oggi ben oltre la soglia della povertà, il Comune dovrà garantire sostegno a chi non può pagare ed essere inamovibile contro chi non vuole pagare”.

A distanza di un mese esatto dall’annuncio della sua installazione, risulta ancora non attivo il tunnel di sanificazione installato dall’Asp di Agrigento all’ospedale “San Giovanni di Dio”.

A denunciarlo è il segretario generale della Cisl Fp delle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna Salvatore Parello che ha inoltrato una richiesta di chiarimenti ai vertici dell’Azienda sanitaria provinciale e alla direzione generale della Seus.

“Solo l’annuncio dell’installazione di questo imprescindibile presidio – scrive Parello – ha spinto i lavoratori a continuare a tollerare le attuali condizioni che, giova ricordarlo, li vedono ancora costretti a fare le sanificazioni, per di più in piena terza ondata e con il rischio della maggiore contagiosità della varianti in circolazione, in condizioni che nulla hanno a che fare con ciò che prescrive il protocollo sanitario di prevenzione. Il sindacato – continua – ha più volte segnalato la gravità della situazione la quale, oltre che a rappresentare un reale vulnus nel sistema di prevenzione di eventuali contagi da Covid, manifesta un mancanza di rispetto per la dignità dei lavoratori che rappresentiamo. Tale situazione è divenuta più paradossale in ragione del fatto che gli stessi lavoratori – prosegue Parello – vedendo installato il nuovo presidio, non riescono a comprendere perché devono ancora esporsi al rischio del contagio, cambiarsi e sanificare in un luogo che, come ribadito, manca dei requisiti di sicurezza previsti”.

La Cisl Fp, quindi, chiede all’Azienda di “mettere in funzione in tempi brevi il nuovo presidio per la sanificazione in oggetto e comunicarci in tempi brevi le ragioni che ne ostacolino la messa in servizio. In caso contrario saremo costretti ad intraprendere forme di protesta e tutelare nelle sedi opportune il diritto alla salute dei lavoratori e, quindi, dei cittadini”.

A Licata i Carabinieri hanno arrestato un uomo di 61 anni, inseguito da un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal Tribunale del Riesame di Palermo. Lui è stato coinvolto in un’attività investigativa condotta dai Carabinieri di Licata nello scorso anno, nel cui ambito è emerso quale personaggio di spicco nella gestione di una piazza di spaccio di sostanze stupefacenti, in cui sono stati utilizzati anche soggetti minorenni con compiti di vedetta, incaricati di rilevare l’eventuale presenza di Forze dell’Ordine nel quartiere.

Nonostante le numerose segnalazioni al Comune di Porto Empedocle degli ultimi mesi circa la grave situazione in cui versava la Via sant’Onofrio  (strada di fronte al bar La Sosta che collega la SS.115 a contrada Pero) nessuno ha ancora provveduto all’eliminazione della spazzatura indifferenziata.

La mancanza di interventi al fine di evitare il perdurare dei comportamenti incivili dei cittadini che abitano nella zona o di passaggio ha aggravato la situazione in quanto a territorio interessato e tipologia dei rifiuti. Le foto rendono chiara la situazione che adesso rischia di creare anche problemi di salute per chi si trova a passare da quelle parti o per chi abita nelle vicinanze.

Si spera adesso che le autorità preposte e la ditte specializzate alla raccolta differenziata prendano atto del problema onde risolvere una volta per tutte tale situazione.