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A Palermo, a palazzo d’Orleans, nella sala Alessi, è stato firmato il protocollo d’Intesa per l’applicazione delle norme in materia di accreditamento, lavoro, previdenza ed assistenza sociale da parte degli Enti di formazione, tra il Comando dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro e gli Assessorati regionali a Lavoro e Formazione. Iniziano dunque i controlli a tappeto negli Enti di formazione in Sicilia al fine di riscontrare che quanto dichiarato dagli stessi Enti per ottenere i finanziamenti corrisponda a verità. Per partecipare al bando da 136 milioni, il cosiddetto Avviso 8, gli Enti di Formazione hanno presentato delle auto – dichiarazioni su sedi, numero di corsi, dipendenti e strutture possedute. Adesso una cinquantina di militari dell’Arma, specializzati in tale tipo di controlli, verificheranno il rispetto della normativa lavorando a supporto degli uffici provinciali del Lavoro, tra il rispetto dei contratti, la presenza degli studenti nei corsi, e che le lezioni siano effettivamente svolte. L’assessore regionale Bruno Marziano afferma: “La firma di questo protocollo d’intesa, che abbiamo fortemente voluto, rappresenta uno strumento a tutela dei lavoratori del settore della Formazione professionale, dei giovani che frequenteranno i corsi, ma anche degli Enti di Formazione che operano nel pieno rispetto dalle regole. L’accordo con il comando dei Carabinieri preposti a tali controlli è a garanzia di tutti, proprio perché serve a prevenire ogni mancato rispetto delle norme e favorire il massimo della trasparenza in ogni fase. Abbiamo sempre cercato il confronto tra tutte le parti interessate, dagli enti ai sindacati, proprio perché convinti che, per risanare e rilanciare il settore della formazione professionale in Sicilia, ciascuno deve svolgere positivamente e correttamente il proprio ruolo ed i controlli sono indispensabili a far sì che nessuno possa operare utilizzando scorciatoie a svantaggio degli altri.”

A Palermo una bambina di 18 mesi ha infilato il piede nell’attrezzo dove la madre è stata impegnata nella pratica sportiva dello spinning, e ha subito il trancio di tre dita del piede che poi all’ospedale Villa Sofia i medici le hanno ricucito. La bimba è stata operata d’urgenza nel reparto di Chirurgia plastica. L’intervento di ricucitura delle tre dita è stato eseguito dalla dottoressa Daniela Bagnasco. Il coordinatore dello stesso reparto, Dario Sajeva, afferma: “E’ stato un intervento complesso. La vitalità dei segmenti reimpiantati è soggetta a variabili complesse che possono mortificare le possibilità di successo terapeutico indipendentemente dalla bontà dell’atto chirurgico.”

Girgenti Acque annuncia che Siciliacque ha ravvisato un nuovo guasto all’Acquedotto ‘Fanaco’, ed è stata pertanto momentaneamente sospesa la fornitura idrica. Per tali ragioni le turnazioni idriche subiranno delle limitazioni e quelle previste per i prossimi giorni degli slittamenti. La distribuzione sarà ancora regolare non appena Siciliacque avrà ripristinato l’ordinaria fornitura idrica alle zone interessate, ristabilendo la funzionalità dell’acquedotto ‘Fanaco’. Ovviamente, per la normalizzazione saranno necessari dei tempi tecnici.

Il plenum del Csm, il Consiglio superiore della magistratura, ha nominato Maurizio De Lucia procuratore di Messina. De Lucia subentra a Guido Lo Forte, palermitano, adesso in pensione. Maurizio De Lucia è campano, 56 anni, ed è giunto a Palermo nel 1991. Il suo primo incarico è stato alla procura del capoluogo siciliano, dove ha sviluppato competenza nei reati economici. Poi è entrato nella Direzione distrettuale antimafia. Sono sue alcune delle principali indagini sulle infiltrazioni mafiose negli appalti e sul racket delle estorsioni. Tra l’altro, Maurizio De Lucia ha coordinato l’inchiesta sulle cosiddette talpe alla Dda di Palermo.

La sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni, ha assolto tutti i 28 imputati, e per alcuni dei quali è intervenuta la prescrizione, nell’ambito di una maxi inchiesta risalente agli anni 2012 e 2013, sostenuta dalla Procura di Agrigento insieme alla Guardia di Finanza, per un presunto business di illeciti edilizi e urbanistici a Lampedusa. I reati contestati, a vario titolo, sono stati associazione a delinquere, corruzione, falso, truffa, abuso di ufficio e abusivismo edilizio. Gli assolti, tra funzionari della Soprintendenza, dell’Ufficio tecnico del Comune di Lampedusa, e proprietari delle aree lottizzate sono Alfonso Averna, Giovanni Sorrentino, Giuseppe Gabriele, Helmut Tschuscher, Giovanni Maggiore, Gianluca Giacobazzi, Gian Marco Giacobazzi, Giovanni Giammona, Giovanni Romiti, Salvatore Caffo, Anna Maria Gatti, Fabrizio Merlo, Alberto Barlattani, Carmen Vego e Sandro Sorrentino. E poi ancora Agostino Maggiore, Paolino Scibetta, Vincenzo Caruso, Paolo Farruggio, Maria Concetta Mangiapane, Giovanni Damiano Lombardo, Rosario Pietro De Battista, Franco Grunert, Elena Maria Antonietta Sacchetti,e Francesco Novaro. Nel collegio difensivo, tra gli altri, vi sono gli avvocati Vincenzo Caponnetto, Marco Giglio, Daniela Posante, Nicola Grillo, Rosario Didato e Giuseppe Scozzari.
Fonte Teleacras

Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli, nell’ambito di un’inchiesta antidroga a Canicattì, ha condannato 8 imputati, a 6 mesi di reclusione ciascuno, pena sospesa, per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di Marco Cimino, Fabio Orlando, Francesco Pisciotto, Ovidiu Chiriach, Agostino Lombardo, Carmelo Fazio, Danilo Tropia, e Ionela Alina Corcoveanu. I reati contestati risalgono al 2012.

“Dalla parte dei lavoratori. Grazie anche al grande lavoro del segretario Matteo Salvini che nei giorni scorsi ha parlato direttamente con i vertici della Wind Tre è stato salvato il lavoro a 300 dipendenti a rischio licenziamento. Proprio ora è arrivata l’ufficialità da parte di Wind Tre. Un’ottima notizia che restituisce un minimo di serenità a tante famiglie. Da parte nostra continueremo le nostre battaglie a difesa del lavoro che deve essere un diritto di tutti e non un privilegio per pochi”.  Lo afferma in una nota Alessandro Pagano, deputato della Lega-NcS.

La sindaca di Favara, Anna Alba, a seguito delle numerose segnalazioni ricevute da parte dei cittadini, ha inviato una nuova diffida a Girgenti Acque e all’Ati, l’Assemblea territoriale idrica di Agrigento, per lamentare i disservizi nella distribuzione idrica nei vari quartieri di Favara, che in alcuni casi supera i 12 giorni di attesa. E ad Agrigento, nella zona ovest del Villaggio Mosè, i residenti sono avviliti e disperati perché l’acqua è attesa da ben 14 giorni. Girgenti Acque contatti i residenti di via Enrico La Loggia per averne contezza.

Premesso che pervengono numerose istanze da parte dei cittadini relative alla messa in sicurezza della pista di pattinaggio ubicata a San Leone; che la pubblica fruizione della struttura ha già determinata danni fisici agli utenti; che da un’attenta analisi,qualificati approfondimenti e sopralluoghi è emersa l’esigenza di attivarsi per la risoluzione della problematica di cui sopra;che ad oggi nessun adempimento da parte del Comune di Agrigento è stato posto in essere relativamente alla problematica di che trattasi; Atteso: che si rende assolutamente necessaria ed indifferibile un’azione propositiva tesa al ripristino delle condizioni di sicurezza della struttura; Considerato e Accertato: che il Comune di Agrigento risulta essere unico destinatario ad avere competenza compartecipata in merito; Per quanto sopra,al fine di rimuovere tale situazione di nocumento alla Pubblica e Privata incolumità; Ravvisata l’importanza che la questione riveste; Viste le argomentazioni sopra citate; Con la presente lo scrivente ai sensi dell’Art.30 comma 2°, nell’esercizio delle funzioni di sindacato e di controllo che interessano l’attività dell’Ente chiede con immediata urgenza l’adozione di tutti i provvedimenti di competenze per mettere in sicurezza tale impianto sportivo e scongiurare altri infortuni e/o danni a persone.

il Consigliere Comunale Gerlando Gibilaro

Arrestato, con l’accusa di omicidio aggravato, Angelo Fabio Matà sottufficiale della Marina militare, figlio della vedova Maria Concetta Velardi, trovata morta il 7 gennaio del 2014 nel cimitero di Catania. Ad incastrare il figlio sono state le prove schiaccianti del DNA e le tracce biologiche rinvenute nel luogo del delitto fornite dalla Polizia scientifica.  Il movente, i contrasti con la madre che non accettava la sua compagna.
Nella ricostruzione dei fatti, la vedova Verardi abitudinaria nel recarsi tutti i giorni al cimitero per pregare e pulire la cappella di famiglia dove erano seppelliti il marito ed il figlio, venuto a mancare quest’ultimo per una grave malattia, il 7 Gennaio del 2014 fu trovata morta con il cranio fracassato da una grossa pietra lavica a pochi metri dalla cappella. Fu proprio il figlio Matà a denunciare il ritrovamento del corpo, raccontando ai poliziotti che intorno alle 17 era andato a prendere un caffè al bar; che quando era tornato aveva trovato la madre per terra, di essersi sporcato le mani di sangue per aver spostato il grosso masso di pietra e che aveva chiesto aiuto ad un custode per allertare la Polizia. Fu subito esclusa l’ipotesi della rapina poiché la donna aveva addosso una collana ed un braccialetto d’oro.
Gli investigatori della squadra mobile della Questura, coordinate dalla Procura,  mise nell’elenco degli indagati oltre ad una coppia di rumeni che frequentava il cimitero e due presunti spasimanti della donna, anche il figlio Matà, il quale si dichiarò subito estraneo ai fatti avallando la tesi che ad uccidere la madre fossero stati in due, tra cui una donna.
Tre lunghi anni di indagini che hanno portato oggi all’arresto del figlio per omicidio aggravato. Le prove della colpevolezza di Matà sono state fornite, in modo dettagliato, dalla Polizia scientifica. In primis le tracce biologiche rilevate nel luogo dell’omicidio; il rinvenimento del Dna del figlio sotto due unghie della mano destra della vittima, in seguito ad una colluttazione che ha preceduto i colpi mortali inflitti con due grosse pietre; una traccia di sangue della vittima trovata nella maniglia dello sportello dell’auto di Mata’;  una scena del crimine ricostruita nei minimi dettagli con la repertazione di oltre cento oggetti ed infine gli orari degli spostamenti dell’assassino rilevati dalle celle del suo telefono cellulare.
L’uomo avrebbe a lungo covato rancore nei confronti madre che non accettava la sua nuova compagna e la riteneva un ostacolo alla realizzazione di progetti di vita personale. L’avrebbe dapprima colpita più volte con un grosso mattone alla nuca; per non essere visto, avrebbe trascinato il corpo in un corridoio tra le cappelle e poi le avrebbe ripetutamente scagliato contro un grosso masso di pietra lavica. La donna sarebbe morta dopo 40/45 minuti di agonia.
L’omicidio di Maria Concetta Velardi è avvenuto tra le 15.30 e le 15.45 e il figlio a quell’ora si sarebbe trovato nel cimitero. Testimoni, inoltre, hanno raccontato di aver sentito le urla di una lite. A compiere il delitto sarebbe stata una persona con una notevole forza fisica.
Dopo aver ucciso la madre Matà si sarebbe creato un alibi: avrebbe preso l’auto e fatto un giro passando, senza un motivo, da un meccanico e da un bar; poi sarebbe ritornato ed avrebbe scoperto il cadavere della madre. Matà inoltre, secondo quanto accertato, non lasciava mai sola la madre e le telefonava molto spesso, cosa che quel giorno non avrebbe fatto neanche una volta.
Il Gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con cui ha stabilito la detenzione di Angelo Fabio Mata’. Il movente del delitto, secondo una attenta ricostruzione della Squadra mobile coordinata dal PM Giuseppe Sturiale, è stato accertato essere il grande rancore che Matà covava da lungo tempo nei confronti della madre culminato, nel primo pomeriggio del 7 Gennaio 2014, con una violentissima reazione omicida, viste anche le intenzioni dello stesso di organizzare un incontro chiarificatore, promesso alla fidanzata, per il 12 Gennaio, nel corso del quale avrebbero annunciato alla madre la loro volontà di andare a convivere.
Mata’ sara’ interrogato domani mattina nel carcere di piazza Lanza di Catania, nel quale e’ stato rinchiuso. Il Gip ha fissato per le 10 l’interrogatorio, alla presenza del suo legale, l’avvocato Maurizio Magnano di San Lio, che da un anno lo difende.