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I Carabinieri  del Comando provinciale di Agrigento, dei Comandi Compagnia di Sciacca, Agrigento, Canicattì e Licata, e delle 43 Stazioni dell’Arma, sono stati impegnati in un maxi controllo del territorio provinciale. Circa 100 militari hanno identificato oltre 200 soggetti e, nei 20 posti di blocco effettuati, sono stati controllati 180 veicoli.

Gli esiti: 32 multe per diverse violazioni del codice della strada, una denuncia per guida in stato di ebbrezza, ritirate 7 carte di circolazione e 7 mezzi sequestrati. A Sciacca segnalato come assuntore di stupefacenti un 22enne in possesso di 2 grammi di hashish. Controllate 40 persone sottoposte a misure giudiziarie. Uno straniero 20enne arrestato ad Aragona perché a spasso anziché agli arresti domiciliari. A Sambuca di Sicilia arrestato un uomo di 36 anni, M N, per lesioni personali commesse durante una violenta lite in famiglia. A Bivona denunciato un giovane di Santo Stefano di Quisquina in possesso di un coltello a serramanico di genere vietato.

Sono venuti da quasi tutti i Comuni della provincia di Agrigento i cattolici sensibili ai temi politici e desiderosi di testimoniare il proprio impegno nella politica; erano presenti financo alcuni amministratori locali, appartenenti ai diversi schieramenti, come il sindaco di Campobello di Licata, Giovanni Picone, il deputato regionale Carmelo Pullara, i quali prendendo parte al dibattito attuale La testimonianza dei cattolici oggi nella disperata provincia di Agrigento, hanno, finalmente, voluto portare al centro della politica l’insegnamento sociale del pensiero cristiano. Così una nuova pagina è stata inaugurata dal Movimento cattolico, dopo quasi venticinque anni di silenzio sui temi politici, come ha rilevato Enzo Di Natali, direttore della Rivista Oltre il Muro, organizzatore dell’assise. Dopo l’intervento di don Giuseppe Agrò e di Giovanni Tesè, i cattolici presenti non hanno lesinato alcun argomento per mettere in evidenza il disagio sociale diffuso, tanto che ha provocato il forte astensionismo che ha raggiunto il 60%.

Il dito è stato puntato contro il male diffuso nell’agrigentino, che non gode di un’adeguata presenza del comparto medici avendone 400 in meno a confronto della media nazionale, mentre il messinese gode di 800 in più, per non parlare dei posti letto, come faceva rilevare Salvatore Licari. Giovanni Picone ha puntato il dito contro gli investimenti diretti sul precariato ai fini elettorali e della raccolta del consenso. Piero Marchetta ha rilevato l’esigenza di ritornare ai principi sturziani. Enrico Quattrocchi, di formazione socialista, presente al dibattito, ha sollecitato i cattolici ad essere credibili e coerenti, perché chiunque potrebbe ottenere giovamento.

Insomma, chi più e chi meno i cattolici agrigentini hanno fatto una dura disamina sul disastro sociale, approfondendo quanto aveva scritto il cardinale Montenegro nella Lettera Pastorale.

Dal serrato dibattito è emersa la volontà decisa di ripartire, raccogliendo i cattolici su temi vitali attorno alla Dottrina Sociale cristiana, che è stata l’anima delle lotte politiche in questo Novecento contro vecchi e nuovi latifondi che si sono costituiti.

Non sono mancate, inoltre, aspre critiche nei confronti della classe politica che ha governato in questo ventennio, spesso definita inadeguata ed impreparata ad assolvere i compiti delicati, tanto che il sindaco Picone ha insistito sulla formazione e competenza; infatti, questa grave lacuna ha riempito Consigli Comunali di gente raccogliticcia.

Dinanzi alle gravi sfide, i cattolici agrigentini, pertanto, non si tirano indietro, dopo la dolorosa analisi è iniziata la fase della presenza organizzata, metodica, tematica per incidere sul tessuto sociale, per dare speranza ed evitare che quasi due miliardi del denaro depositato nelle banche calate dal Nord siano trasferite altrove, impoverendo la debole economia.

Per la cronaca si fa presente che i cattolici agrigentini si sono ritrovati a dibattere su argomenti politici dopo ben 25 anni, come faceva presente Enzo Di Natali, durante l’introduzione al dibattito. E l’ultimo incontro si svolse presso il salone della Parrocchia della Provvidenza di Agrigento. In questo nuovo incontro, purtroppo, erano assenti i giovani perché costretti ad emigrare in cerca di un futuro nelle altre regioni d’Italia più prosperose o all’estero.

L’incontro agrigentino, svoltosi nella sala chiaramontana del Seminario, è stato seguito con interesse anche da cattolici di altre provincie siciliana, in special modo quella di Caltanissetta. In Sicilia, probabilmente, partendo da Agrigento si sta iniziando a scrivere una nuova pagina del Movimento cattolico siciliano, com’era avvenuto cento anni fa ai tempi di don Luigi Sturzo e don Michele Sclafani, solo che questa volta sono stati i laici cattolici e non più i preti, secondo quanto detto dal Concilio.

 

Il processo sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia all’epoca delle stragi tra il 1992 e il 94 si svolge a Palermo, nell’aula bunker dell’Ucciardone, innanzi alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Alfredo Montalto. Si sono svolte 201 udienze. Poi lo scorso dicembre 2017 la Procura, tramite Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi, ha iniziato la requisitoria, proseguita fino alla fine di gennaio. Adesso gli esiti.

I magistrati inquirenti invocano 16 anni di carcere a carico del boss Leoluca Bagarella, cognato di Toto’  Riina, e unico corleonese storico in vita dopo la morfte di Provenzano e Riina. Poi 15 anni per l’ex comandante del Ros dei Carabinieri, il generale Mario Mori, già a capo del servizio segreto civile.

Poi 12 anni di carcere ciascuno per un altro mafioso, Nino Cinà, e per altri due ex Carabinieri in servizio al Ros a cavallo del periodo di tempo incriminato, il generale Antonio Subranni e il colonnello Giuseppe De Donno. E 12 anni anche per l’ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, che attualmente sconta in carcere la condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. E poi 6 anni per l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, imputato di falsa testimonianza. E poi nulla per Giovanni Brusca, perché, con gli sconti di pena a favore dei collaboratori, il reato contestato, ossia minaccia e violenza a Corpo politico dello Stato, sarebbe prescritto.

E prescrizione sarebbe intervenuta anche per il reato contestato a Massimo Ciancimino, il concorso esterno alla mafia, perché risalente a non oltre il gennaio 1993. Però, contro Ciancimino la Procura pretende 5 anni di reclusione per calunnia a danno dell’ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro. Secondo la tesi accusatoria, tra il 1992 e il 1994, alle stragi di Capaci, via D’Amelio, e agli attentati di Roma, Firenze e Milano, sarebbe seguito il tentativo di interrompere tale escalation tramite il dialogo con la mafia. E così la strategia stragista di Cosa nostra avrebbe ricattato lo Stato con la complicità di uomini dello Stato. La prossima settimana interverranno gli avvocati di parte civile, e poi, la settimana successiva, i difensori degli imputati. La sentenza è attesa ad aprile.

La conclusione della requisitoria sancisce anche la conclusione del servizio alla Procura di Palermo di Nino Di Matteo e di Francesco Del Bene, entrambi in carica alla Direzione nazionale antimafia. E Di Matteo, nel corso del proprio intervento, lo ha sottolineato così: “Con questa udienza termina l’applicazione per me e per il collega Del Bene. Già all’inizio di quest’ultima inchiesta, sapevo che avrei pagato un costo, e credo di non essermi sbagliato. Hanno più volte affermato che siamo stati mossi da finalità eversive, nessuno ci ha difeso, siamo rimasti isolati. Lo avevamo messo nel conto. Abbiamo agito solo per cercare la verità, nel rispetto delle leggi, rifuggendo ogni calcolo di opportunità”.

Teleacras

 

 

Altra udienza preliminare, ieri, presso il tribunale di Agrigento, relativa all’inchiesta denominata “La Carica delle 104” su falsi certificati di invalidità, favoritismi e mazzette e sull’esistenza di due “bande parallele” con all’interno addirittura medici e faccendieri, oltre che i pazienti beneficiati dalla legge.

Ieri,  ha concluso la propria requisitoria il pm Maggioni per poi essere la volta degli avvocati difensori. Il pm Maggioni, ha chiesto dieci condannne che vanno da un minimo di due anni fino a quattro anni e mezzo.

Alla fine delle vicende processuali gli imputati, in totale sono 69, una trentina in meno rispetto a quando partì il blitz.

La prossima seduta è prevista per il 2 marzo dove in 46 rischiano il rinvio a giudizio. Nel frattempo 10 imputati hanno chiesto di essere giudicati col rito abbreviato.

 

Una 80enne, Nunziata Sciavarrello, è stata trovata con il cranio fracassato nella sua abitazione di Maletto, nel Catanese.

I carabinieri stanno sentendo il figlio della vittima, come persona informata sui fatti, che sembra fosse in casa con la donna. I militari dell’Arma erano intervenuti dopo la segnalazione della figlia della vittima che questa sera aveva telefonato alla madre senza avere risposta.

 

Il suo allarme ha fatto scoprire il cadavere.

Indagano i carabinieri della compagnia di Randazzo, coordinati dalla Procura di Catania.

 

Parapiglia al mercato del venerdì di Piazza Ugo La Malfa. All’arrivo degli uomini della Guardia di Finanza, infatti, sul posto per controlli contro l’abusivismo commerciale, diversi venditori irregolari sono fuggiti scatenando il caos e provocando la caduta di una donna anziana che era sul luogo per delle compere e che ha riportato delle lievi ferite.

 

 

Nell’operazione i finanzieri hanno posto sotto sequestro diversa merce, tra cui scarpe, borse e cinture.

L’ Akragas Città dei Templi comunica che la partita di campionato Akragas – Casertana del prossimo 4 febbraio si disputerà alle 14.30, anziché alle ore 16.30, allo stadio “Nicola De Simone” di Siracusa. 
Di seguito il comunicato stampa dell’ufficio agonistica della Lega di serie C:
 
“La Lega, vista la richiesta avanzata dalla società Casertana, in relazione ad esigenze organizzative, a ratifica degli accordi intercorsi tra le società interessate, ha disposto che la gara Akragas – Casertana di DOMENICA 4 FEBBRAIO 2018, Stadio “Nicola de Simone”, Siracusa, abbia inizio alle ore 14.30, anziché alle ore 16.30”.

“Chi vorresti in Parlamento?”

Alle “Primarie social” tra 70 giovani del centrodestra italiano

vince il palermitano Domenico Bonanno

“Chi vorresti in Parlamento”? Era questa la domanda delle #PrimarieSocial lanciate pochi giorni fa dal portale nazionale centro – destra.it.

Hanno risposto in migliaia da tutta Italia, ed a vincere con 1.702 voti è stato un palermitano: Domenico Bonanno, 28 anni, laureato magistrale con lode in Scienze Economico-Aziendali, attualmente consulente finanziario ed assicurativo.

Ex senatore accademico dell’Università di Palermo, Bonanno è componente dell’assemblea regionale di #DiventeràBellissima- il movimento politico guidato da Nello Musumeci- e tra i responsabili del costituendo movimento giovanile.

Alla competizione online nazionale hanno partecipato 70 tra giovani consiglieri comunali, blogger, esponenti della società civile, tutti con meno di 35 anni.

Il palermitano Bonanno ha prevalso precedendo Luca Arioli (già consigliere nel 5° municipio di Roma e dirigente giovanile di Forza Italia nel Lazio) e il cosentino Michele Guerrieri (già Responsabile giovanile del Movimento Cristiano Lavoratori e dirigente giovanile dell’Udc).

“Abbiamo iniziato lanciando una provocazione per sollecitare i leader politici del centrodestra italiano nella composizione delle liste. In poche ore migliaia di persone hanno legittimato con il proprio voto questa consultazione e l’iniziativa ha avuto vasta eco nella stampa nazionale e tra gli stessi parlamentari”, affermano dal portale nazionale centro – destra.it.

E Bonanno commenta così: “Una splendida idea quella di #PrimarieSocial. Grazie di cuore a chi ha deciso di sostenermi, permettendomi di arrivare primo tra i giovani italiani selezionati. L’iniziativa ha posto al centro del dibattito il tema del ricambio generazionale in politica. Palermo, la Sicilia e l’Italia hanno fame di rinnovamento e di cambiamento e si aspettano tanto dal 4 marzo in poi. Da giovani impegnati in politica, dobbiamo avere il coraggio di rivendicare i nostri spazi e di scendere in campo. Per un’Italia che non si arrende e per una generazione che con orgoglio guarda avanti”.

La palla adesso passa ai leader nazionali e regionali dei partiti del centrodestra che potrebbero, in queste ore decisive per la definizione delle liste, far tesoro dell’iniziativa e lanciare una ventata di freschezza che bene potrebbe fare alla coalizione.

 

 

 

 

Weekend 3 e 4 febbraio e dall’8 al 13 febbraio 2018

L’ARTE DELLA CARTAPESTA AL «PIÙ BEL CARNEVALE DI SICILIA»

SPAZIO ALLE NUOVE GENERAZIONI DI ARTIGIANI

Sei carri allegorici, 11 mascheroni, 21 miniature e un ricco calendario di eventi

 

ACIREALE – Benvenuti al «Più Bel Carnevale di Sicilia». Le maestose opere di cartapesta realizzate dai maestri artigiani di Acireale da questa mattina (26 gennaio) accolgono migliaia di turisti che arrivano nell’Isola dalla più grande porta d’ingresso della costa orientale: l’aeroporto di Catania. Sette gigantesche caricature dei leader mondiali – quelli che hanno preso parte al G7 taorminese – fanno sorridere chi è appena atterrato, ricordando che la popolare festa delle maschere è vicina e anticipandone le atmosfere satiriche.

È già iniziato il conto alla rovescia per l’edizione 2018, dove l’antica storia carnascialesca, risalente al 1594, continuerà in un nuovo capitolo scritto anche dalle giovani generazioni. Sei i carri allegorico-grotteschi che quest’anno si mostreranno in tutta la loro imponenza e genialità nella tradizionale parata tra le vie della città, accompagnati da 11 maschere isolate e 21 carri in miniatura.

Nel weekend di sabato 3 e domenica 4 febbraio la Fondazione del Carnevale di Acireale, presieduta da Antonio Belcuore, inaugurerà un ricco programma di iniziative che proseguirà da giovedì 8 al Martedì Grasso (13 febbraio). Un calendario che è stato presentato stamattina in conferenza stampa nel Palazzo di Città di Acireale, alla presenza di autorità regionali e territoriali.

 

«Il Carnevale acese è tra i maggiori eventi siciliani che promuove la nostra terra oltre i confini dell’Isola – ha affermato l’assessore regionale al Turismo Sandro Pappalardo – il governo della Regione vuole continuare a contribuire alla crescita del già copioso flusso di visitatori richiamati dalla manifestazione. Per questa ragione valuteremo con l’Amministrazione comunale e con l’organizzazione un progetto turistico più strutturato».

«Ringrazio innanzitutto i maestri della cartapesta che lavorano sesta sosta alla Cittadella del Carnevale – ha detto il sindaco di Acireale Roberto Barbagallo – ringrazio l’assessore comunale al Turismo Antonio Coniglio e la Fondazione del Carnevale per tutto il lavoro svolto, ed esorto il suo presidente Antonio Belcuore ad andare avanti con lo stesso impegno profuso in questi mesi. Ringrazio i partner per il loro sostegno e l’assessore regionale Pappalardo, la cui presenza è un segnale importante dell’attenzione riservata al grande sforzo che stiamo facendo per organizzare sia il Carnevale che un cartellone che copre tutto il 2018. Nonostante le difficoltà, il nostro evento continua a crescere promuovendo Acireale e la Sicilia in tutto il mondo».

 

«Quello del 2018 è il Carnevale del rinnovamento – ha dichiarato il presidente della Fondazione Antonio Belcuore – abbiamo modernizzato il logo storico e dato un’immagine più contemporanea alla Fondazione; abbiamo realizzato un sito web che migliora l’esperienza dei visitatori, ma soprattutto abbiamo dato spazio alle nuove leve dell’arte della cartapesta. Un terzo dei carri allegorici che sfileranno quest’anno sono opera di associazioni culturali fondate da giovani la cui media d’età è 25 anni. Dopo aver trascorso l’infanzia a seguire le tradizioni familiari e a cimentarsi con piccole opere e mascheroni, adesso debuttano finalmente con i grandi carri allegorici. Queste e altre novità contribuiscono al quel processo di innovazione necessario per essere al passo coi tempi e per tramandare questa splendida tradizione ancora per secoli. Il patrimonio storico rimane infatti la forza culturale del nostro Carnevale, oggi considerato tra i dieci più belli al mondo».

 

L’appeal dell’evento a livello nazionale e internazionale è stato ribadito anche dall’amministratore delegato della SAC (Società Aeroporto Catania) Nico Torrisi: «Sosteniamo concretamente questa manifestazione perché è un’occasione di promozione turistica. Il nostro interesse è far crescere il flusso di visitatori in Sicilia, tramite eventi e prodotti di qualità». Sul Carnevale come «volàno di sviluppo del territorio acese» si è soffermato invece Santo Sciuto, responsabile della direzione territoriale Sicilia centro del Credito Siciliano.

Tra coloro che sono intervenuti anche il deputato regionale Nicola D’Agostino, profondo conoscitore del Carnevale acese: «Oggi presentiamo all’assessore regionale Pappalardo il progetto di una città, Acireale, che vuole fare turismo nell’arco di tutto l’anno, con un evento al mese. Nelle sedi politiche opportune chiederemo i contributi, ma oggi ci rivolgiamo alla Regione Siciliana per dimostrare l’eccellente risultato di un lavoro lungo un anno, da cui deriva uno degli eventi più partecipati dell’Isola, che dà lustro alla nostra terra».  

L’edizione 2018 sarà dedicata alla figura del maestro carrista Rosario Lizio, recentemente scomparso e per tanti anni anima del Carnevale, come annunciato dal direttore artistico Giulio Vasta, che ha inoltre illustrato il programma degli appuntamenti. Altro punto chiave dell’edizione 2018 è il recepimento della Circolare Gabrielli sulla sicurezza per le manifestazioni pubbliche. «Istituiremo tredici varchi con controlli in entrata e uscita e la presenza di steward professionali – ha spiegato l’assessore comunale al Turismo Antonio Coniglio – il Piano organizzativo e sanitario ha impegnato la Fondazione nei rapporti con la prefettura». 

“dovrà rendere conto di questa palata di fango. Una tesi senza alcun fondamento, buttata lì, in mezzo alla requisitoria, quasi come ammonimento a chi osa criticare l’operato di Pm che non cercano fatti o prove, ma suggestioni da dare in pasto alla stampa”
 
ROMA – Vittorio Sgarbi ha dato mandato al suo legale Giampaolo Cicconi di querelare il Pm Francesco del Bene che ieri a Palermo durante la requisitoria nel processo sulla presunta trattativa Stato-Mafia ha, in maniera del tutto arbitraria e dunque senza alcun riscontro, messo in relazione le civiche battaglie di Vittorio Sgarbi in materia di giustizia (ed in particolare contro gli abusi dei pubblici ministeri sulla carcerazione preventiva e sulla contestazione del reato di concorso esterno in associazione mafiosa) durante gli anni in cui conduceva “Sgarbi quotidiani”, con una presunta strategia concordata tra Marcello Dell’Utri e Vittorio Mangano: «Il Pm Del Bene – dichiara Sgarbi – dovrà rendere conto di questa palata di fango. Una tesi senza alcun fondamento, buttata lì, in mezzo alla requisitoria, quasi come ammonimento a chi osa criticare l’operato di Pm che non cercano fatti o prove, ma suggestioni da dare in pasto alla stampa. 
Pensavo – osserva Sgarbi –  che l’opera di “mascariamento”, assai di moda in Sicilia nei confronti dei nemici,  fosse solo una prerogativa della mafia: prendo atto che così non è. L’accostamento del mio nome a quello di Mangano è gravemente diffamatorio e Del Bene ne dovrà rendere conto.
Ricordo che queste accuse giungono, come un vero e proprio avvertimento, a pochi giorni dalle mie forti critiche proprio ai Pm che sostengono l’accusa in questo processo costruito su teoremi e ricostruzioni farlocche. Ricordo a Del Bene di essere stato in passato minacciato pesantemente da criminali poi pentiti, tra i quelli Melluso, quello del caso Tortora. Sappia, Del Bene, che io non dimentico le canagliate.
Mai come adesso – conclude Sgarbi – sento il dovere di ricordare le parole di Agnese Borsellino rivolte a me qualche anno fa nel corso di una sua visita a Salemi: «Come siciliana sono felicissima della scelta di Sgarbi che da Nord ha scelto di fare il sindaco in una cittadina siciliana. Credo che non l’abbia fatto per curare la sua immagine, perché non ne ha bisogno; vedo nel lavoro di Sgarbi un’azione missionaria. E’ stata scelta una persona che viene da lontano, per far sì che, non con le chiacchiere ma l’azione, e soprattutto il linguaggio eterno dell’arte, si possano trasmettere valori positivi. Auguriamoci ci siano tanti Vittorio Sgarbi che possano portare qualcosa di nuovo in altre realtà della Sicilia»