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I Carabinieri della Stazione di Campobello di Licata hanno arrestato due uomini di Canicattì, di 58 e 47 anni, sorpresi intenti a contrattare la vendita di un trattore, trafugato al proprietario poche prima a Naro. Lo stesso derubato ha denunciato alla stazione dei Carabinieri di Naro il furto del suo trattore cingolato. Subito sono scattate le ricerche. E i militari della stazione di Campobello hanno scoperto proprio a Campobello di Licata un mezzo agricolo simile a quello rubato. Prima si sono appostati ad osservare e poi sono intervenuti quando si sono accorti di tre uomini armeggianti intorno al mezzo. Uno dei tre, probabilmente l’aspirante acquirente, è riuscito a fuggire, mentre i due ricettatori sono stati bloccati. Il trattore, risultato quello rubato, è stato restituito al legittimo proprietario, che ha ringraziato i Carabinieri per la celerità e l’efficacia dell’intervento. I militari sono sulle tracce del terzo complice.

Lo scorso 22 luglio, la Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Adriana Piras, ha confermato la sentenza di assoluzione, già emessa in primo grado, a favore dell’ex ministro Calogero Mannino, nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta “trattativa Stato – mafia”. Ebbene, adesso sono state depositate le motivazioni della sentenza di assoluzione. E, tra le mille e cento pagine depositate, i giudici scrivono: “Non è stato affatto dimostrato che il Mannino fosse finito anch’egli nel mirino della mafia a causa di sue presunte e non dimostrate promesse non mantenute (addirittura, quella del buon esito del primo maxi processo) ma, anzi, al contrario, è piuttosto emerso che costui fosse una vittima designata della mafia, proprio a causa della sua specifica azione di contrasto a Cosa Nostra quale esponente del governo del 1991, in cui era rientrato dal mese di febbraio di quello stesso anno. Sono pacifiche e pubbliche, poi, le minacce subite dal ministro Mannino, il suo timore e l’attivazione di tutte le forze di pubblica sicurezza e di intelligence dello Stato italiano a tutela della sua persona, ivi compreso il Ros ed i servizi segreti, cui lo stesso ebbe pure a rivolgersi. Ciò non di meno è rimasto parimenti non dimostrato che tali contatti, per nulla occulti, fossero finalizzati all’avvio di una trattativa con Cosa Nostra. Del resto, se davvero, come da contestazione, l’imputato fosse stato così vicino a Cosa Nostra da essere un suo stabile interlocutore politico, costui non avrebbe di certo avuto bisogno, per proporle un patto per sé ‘salvifico’, né dei militari del Ros né del suo acerrimo nemico politico, Vito Ciancimino, ben potendo presentarsi egli stesso ai vertici del sodalizio come prestigioso mediatore (all’epoca era ancora Ministro) per sé stesso e per lo Stato italiano. L’ipotesi del suo coinvolgimento nella fattispecie di cui in rubrica non solo, dunque, non è riscontrata, ma si appalesa, ancora una volta, illogica”.

L’ex consigliere comunale di Agrigento, Giuseppe Di Rosa, coordinatore del movimento Mani Libere, nel rispetto del principio della trasparenza amministrativa, invita il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, a conclusione del suo mandato, di rendere noto ai cittadini a quanto ammontano, e come sono stati spesi, gli introiti della Tasi dal 2015 in poi. La Tasi è un’imposta comunale sui servizi indivisibili del Comune, ovvero i servizi che il Comune eroga a beneficio dei cittadini che abitano nel territorio comunale. La Tasi non comprende la tassa sui rifiuti, la Tari, che si paga a parte. Tra i servizi indivisibili sono comprese le spese per la manutenzione delle strade, dei marciapiedi, l’illuminazione pubblica, il contenimento del fenomeno del randagismo con il canile o rifugio comunale, e tanti altri normali servizi da città a vocazione di civiltà. E’ giusto dunque che il sindaco renda noti quali dei servizi indivisibili siano stati erogati a favore dei cittadini di Agrigento che hanno pagato la Tasi dal 2015 in poi, indicando – conclude Di Rosa – per ciascuno di essi i relativi costi che ha sostenuto con il gettito dell’imposta.

Mattinata insolita quella di domenica a Cianciana dove il paese si è svegliato al suono della fanfara dei bersaglieri.

L’occasione è stata data dai festeggiamenti per il secondo anniversario della fondazione della sezione di Agrigento dell’Associazione dei fanti piumati, i cui vertici hanno voluto legare l’avvenimento con un omaggio alla memoria del tenente Gaetano Camizzi, Medaglia d’Argento al Valor Militare, Caduto nel 1916 ed al quale la stessa sezione della città dei templi è stata in titolata nel corso del raduno interregionale sud recentemente svoltosi proprio nel nostro capoluogo nei giorni 4, 5 e 6 ottobre scorsi.

La mattinata si è aperta con l’omaggio al Monumento ai Caduti a cura del presidente regionale dell’Anb Salvatore Aurelio Tosto, di quello provinciale Andrea de Castro, del sindaco Francesco Martorana e del comandante della locale stazione dei carabinieri Massimo Zambone ed il comandante della polizia locale Salvatore Campisi. Successivamente, mentre la fanfara della sezione Anb di Caltanissetta ha intrattenuto i presenti esibendosi in un applauditissimo concerto, Tosto, De Castro, una delegazione di associati, il comandante dei carabinieri ed i pronipoti del ten. Camizzi si sono recati al cimitero per deporre un omaggio floreale alla tomba del Caduto. La mattinata si è conclusa con la celebrazione della Santa Messa da parte dell’arciprete don Emanuele Casola.

Senza motivazione né formazione dei cittadini, del personale e, in primis, dell’amministrazione la raccolta differenziata non può funzionare.

Ricordiamo che sulla formazione ad Agrigento sono stati spesi un bel po’ di soldi con dei concerti a San Leone, piuttosto che realizzare qualcosa di più utile, come un servizio cortesia efficiente a cui rivolgersi per avere risposte. A tutt’oggi, non è stato fatto più niente di valido nell’ambito della formazione, nonostante sia una delle voci del nuovo e pagato contratto.

Non si può pensare che i cittadini si sentano motivati dalle infinite promesse e proclami mai rispettati, pagando tantissimo e vivendo non solo nella sporcizia ma anche nel terrore di prendere multe per avere infranto regole che nemmeno si conoscono.

Cosa ne sanno, effettivamente, i cittadini di come funziona la differenziata? Cosa non sanno? Il regolamento doveva esserci già da 2 anni e mezzo e invece il servizio si basa sul passaparola dal parrucchiere o dal macellaio.

Siamo in assenza di regole precise, evidenti ed incontestabili perchè scritte e alla portata di tutti, non possono certo essere quelle indicate in qualche post sui social!

La comunicazione via whatsapp, via operatori che decidono per conto loro e non lasciano indicazioni, via chiunque creda di avere titolo per parlare, genera più confusione che altro.

Recentemente per post sui social o titoli di giornale si sono create false notizie che hanno fatto il giro della città, scoprendo successivamente che non si parlava nemmeno del comune di Agrigento: sicuramente non è bello che molti si fermino alle prime parole o non vadano oltre il titolo ma è anche vero che non ci sono fonti certe, legalmente riconosciute e in pubblica evidenza.

Dopo aver detto peste e corna di un personale allontanato perché “in più” a nemmeno un anno dall’insediamento di questa amministrazione, nel 2016,  solo adesso, sotto elezioni, si pensa di aumentarne il numero? Cosa potrebbe essere naturale pensare su questa “coincidenza”?

La Guardia di Finanza e i Carabinieri del Ros hanno arrestato 94 persone nel corso di un blitz contro i clan mafiosi messinesi dei Nebrodi. Sono stati più di 600 i militari coinvolti nell’operazione che è stata coordinata dalla Dda di Messina, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia. L’inchiesta ha portato anche al sequestro di 150 imprese. Decapitati i clan mafiosi dei Batanesi e dei Bontempo Scavo.
Puntano sui soldi dell’Ue i clan messinesi che, da quanto emerge dall’inchiesta del Ros e della Finanza che ha portato oggi all’arresto di 94 persone, avrebbero intascato indebitamente fondi europei per oltre 5,5 milioni di euro, mettendo a segno centinaia di truffe all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), l’ente che eroga i finanziamenti stanziati dall’Ue ai produttori agricoli. A fiutare l’affare milionario sono stati i clan storici di Tortorici, paese dei Nebrodi, i Batanesi e i Bontempo Scavo, che, anche grazie all’aiuto di un notaio compiacente e di funzionari dei Centri Commerciali Agricoli (CCA) che istruiscono le pratiche per l’accesso ai contributi europei per l’agricoltura, hanno incassato fiumi di denaro. I due clan, invece di farsi la guerra, si sono alleati, spartendosi virtualmente gli appezzamenti di terreno, in larghissime aree della Sicilia ed anche al di fuori dalla regione, necessari per le richieste di sovvenzioni.

Il sindacato Cisl a Porto Empedocle, tramite il segretario cittadino, Eduardo Sessa, ha affisso un manifesto murale, e ha diffuso un intervento alla stampa, tramite cui lancia un accorato appello a tutte le forze politiche, sociali e imprenditoriali empedocline alla collaborazione a favore del bene comune e al superamento dell’attuale condizione di degrado. Eduardo Sessa aggiunge: “Il degrado e lo stato di abbandono sono ad ogni angolo della città. Nutriamo forti dubbi che si possa arrivare ad una presa di coscienza da parte di questa Amministrazione. Torniamo quindi a sollecitare quanto già in passato suggerito, ovvero la costituzione di un comitato di salute pubblica che veda insieme forze sociali, imprenditoriali, politiche, associazioni e tutte le forze sane della città”.

La Cassazione ha depositato le motivazioni relative al verdetto emesso all’udienza che si è svolta lo scorso 21 novembre, e che si è conclusa con il rigetto del ricorso della difesa di Veronica Panarello contro la condanna a 30 anni di reclusione inflitta alla donna dalla Corte d’Assise di Appello di Catania nel 2016 per l’omicidio e l’occultamento del cadavere del figlio di 8 anni Loris Stival. I giudici ritengono che la Panarello abbia sempre conservato coscienza e lucidità nei propri atti, e tra l’altro hanno scritto: “Veronica Panarello non versava in stato confusionale, come la stessa ha cercato di far credere, ma, al contrario, era perfettamente cosciente e orientata nell’attività di eliminazione delle tracce del commesso reato e di depistaggio delle indagini”.

Silvana Saguto, ex presidente della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, ha reso dichiarazioni spontanee al processo sul cosiddetto “Sistema Saguto” in corso innanzi al Tribunale di Caltanissetta. Silvana Saguto, prima dell’inizio della requisitoria, ha dichiarato: “Io ho dato tutto quello che ho potuto e ho gestito con il massimo della diligenza possibile. Gli errori sono sempre possibili. I provvedimenti giudiziari si fanno in tre. Non avevo degli sprovveduti accanto. Quello che noi guardavamo era il buon andamento generale e comunque nel massimo della trasparenza. I miei provvedimenti sono tutti motivati. Quella che non motivava mai era la dottoressa Claudia Rosini. Quelli sì erano quasi monocratici. Anche se la Rosini si erge e dice di mostrarsi dispiaciuta del lavoro che svolgevamo, il marito aveva tre incarichi. E’ rimasto fino a quando io me ne sono andata”.