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Messina.  Ha trovato un portafogli con 23 mila euro e si è precipitata dai carabinieri denunciandone lo smarrimento e restituendo il denaro al legittimo proprietario. L’episodio è accaduto a Valdina, in provincia di Messina.  Ad aver smarrito quel borsello,umilmente restituito un pensionato francese di 63 anni, in vacanza. Si trovava nei pressi della sua casa estiva, sita nel paesino messinese quando deve essersi evidentemente accorto è accorto di aver perso il borsello. Borsello che conteneva i documenti personali e 23 mila euro in banconote.
La donna, l’umile e onesta donna che glielo ha riconsegnato è un’iinsegnante precaria, al momento disoccupata con famiglia al seguito. Non ha pensato affatto di intascarseli, nonostante il possibile bisogno. La d infatti dichiarato: «Mi sarebbero serviti, ma sono cresciuta con dei valori ed è impossibile per me rinunciarvi. Non c’ho pensato due volte a portare il borsello ai carabinieri. Certo, sono un po’ delusa perché alla fine per ringraziarmi quell’uomo mi ha dato neanche l’1% della somma. Ma va bene così, rifarei il gesto».
Sì forse una ricompensa la donna l’avrebbe meritata. Così non è stato. Ossequi alla sua onestà

Si tratta di cinema indipendente. Un’occasione durante la quale venti giovani registi da tutto il
mondo avranno la possibilità di presentare un cortometraggio,  da realizzare in pochi giorni
scegliendo attori e comparse fra la gente del posto. È la prima manifestazione cinematografica che
trasforma in un set i borghi siciliani di Castellammare del Golfo e campani di San Potito Sannitico.,
piccolo centro nel Parco Regionale del Matese, in provincia di Caserta.
Ai filmmaker in gara, tutti under 35 e selezionati tramite open call, il tema del filmato verrà svelato
solo all’ultimo. È la suspence la pecularità. Sarà infatti solo alla fine dell’evento che la giuria e gli
spettatori decreteranno il vincitore.
I premi andranno al miglior film scelto dalla giuria, miglior film scelto dagli spettatori, miglior
attore/attrice protagonista o non protagonista. I registi selezionati: Yixin Cen (Cina), Ludovico Di
Martino (Italia), Sonia Ferracane (Italia), Nour Gharbi (Francia), Gianluca Granocchia (Italia),
Hedvika Hlavackova (Repubblica Ceca), Michele Leonardi (Italia), Matteo Giulio Pagliai (Italia),
Maryam Raz (Iran), Francesco Zucchetti (Italia).
In giuria saranno presenti: Roberto Cantone, regista teatrale e operatore culturale, Salvo Cuccia,
regista, videoartista e documentarista, Philippe Giangreco, sceneggiatore, regista e produttore,
Andrea Muzzi, attore, regista, comico e cabarettista, Daniela Poggi, attrice e conduttrice televisiva,
Egidio Termine, attore e sceneggiatoreil programma.
In terra campana l’appuntamento è dal 22 al 29 agosto. Ai partecipanti, qualora volessero, sarà data
la possibilità di seguire i filmmaker al lavoro ed avere accesso a visite guidate, laboratori, spettacoli
teatrali e dibattit. A seguire il CICI Film Festival vi da appuntamento a Castellammare dal 29 al 5
settembre tra incontri, concerti e, ulteriori eventi all’ombra della fortezza arabo-normanno, a pochi
passi da spiagge, calette, percorsi e panorami suggestivi.
Dalila Ferreri

Secondo il gip di Messina il corpo ritrovato sulla spiaggia del litorale nisseno apparterrebbe a Ilaria
Boemi. Al momento del ritrovamento la giovane non aveva documenti. Indossava jeans chiari,
maglietta nera, scarpe da ginnastica scure, e sul suo capi rasato all’altezza del labbro e dentro sulla
lingua campeggiavano tre piercing.
Dalle prime indagini il decesso sarebbe attribuibile all’assunzione di una pasticca di ecstasy.
Questa la pista più seguita finora, in attesa di un’autopsia definitiva. “Se dovessimo trovare
conferma a questa ipotesi – spiega il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita – avvieremo controlli
anche con le altre procure che  rattano casi analoghi per verificare se in Italia sta girando
dell’ecstasy letale”.
Intanto al Policlinico di Messina stamani si svolgeranno i primi esami tossicologici. Dalle prime
rivelazioni è emerso che sul corpo dell’adolescente non è stata infierita violenza. Ad averla vista
poco prima di morire un pescatore del posto, il quale ha fornito agli inquirenti due dettagli non
indifferenti. La giovane infatti la sera della morte non era da sola, bensì in compagnia di un ragazzo
ed una ragazza che in seguito al malore di Ilaria avrebbero chiesto aiuto a un ciclista di passaggio.
Ex studentessa dell’istituto d’arte Ernesto Basile, studiava alla scuola Jaci indirizzo turistico.  Ignara
che quella sera sarebbe stata la sua fine, aveva affidato a Facebook il suo ultimo post, che
profetico riprende le strofe di una nota canzon: ‘Nave fantasma’: “Siamo nati per morire con un
urlo dentro che nessuno può sentire”.
I suoi compagni per questa sera hanno organizzato una veglia in ricordo di Ilaria. I funerali avranno
luogo domani alle 10 nella chiesa valdese di via XXIV maggio.
Dalila Ferreri

RAVANUSA, AG ( scritto da Silvio D’Auria ) – Dal suo arrivo nel 1964 ai commenti su “Facebook” dopo la cittadinanza onoraria conferitale dal Sindaco di Ravanusa. “Sono ravanusana da sempre. Dove sta la novità? E quel “mò” che la tradisce ancora.
– Inverno 1964: l’arrivo a Ravanusa
Inverno 1964. Le cronache del tempo ci dicono che l’intera penisola è nella morsa della stagione più fredda degli ultimi vent’anni. Stazione Ferroviaria di Ravanusa-Campobello, dalla Toscana arriva a Ravanusa un’esile ragazza in tonaca nera della Congregazione “Suore Apostole del Sacro Cuore”. Infreddolita ma temperamento passionale come tutta la gente del sud. Ha appena trent’anni, fisico minuto quasi inghiottito dall’abito sacro che indossa e negli occhi chiari uno sguardo vivace e astuto. Un marcato accento campano che ostenta carattere intraprendente e decisionista e al tempo stesso materno e protettivo. Non è una delle tante che qui rimarrà per poco. La giovane Suora palesa subito l’intenzione di mettere radici in questa difficile realtà di provincia. A prescindere dai rapporti futuri che riuscirà ad avere con la gente del posto, è sicura che presto da educatrice si occuperà dei suoi figli. Di una buona parte di essi. E il tempo le darà ragione, per 50 anni più o meno. Ha preso “voti” per dedicare la sua vita a Dio mentre in lei predomina la consapevolezza che la vocazione è soprattutto per i bambini. Quella sparuta trent’enne di allora, arrivata con la littorina delle ferrovie in abito talare scuro, altri non è che Suor Andreina al secolo Maria Finelli.
– Dai “voti” dalle Suore a Napoli all’Asilo “di lì cannuleddra” a Ravanusa
Classe 1934, nata a Castelvetere in Val Fortore in provincia di Benevento, centro con poco più di mille anime non distante da Campobasso. Dopo il Noviziato prende i “voti” dalle “Suore Apostole del Sacro Cuore” di Napoli, Congregazione fondata da Madre Maria Gargani nel 1936 dopo che le fu donata una Villa da un medico di Capodimonte perché accogliesse bambini bisognosi di assistenza materiale e spirituale. La missione di Suor Andreina inizia a vent’anni in un orfanotrofio a Cerignola (Fg), poi aggregata ad un Istituto di Suore a Isernia. E’ stata a servizio di Enti religiosi per bambini orfani in Toscana prima di arrivare in provincia di Agrigento per decisione della Superiora della Congregazione. Era il 20 gennaio del 1964. Un anno prima Mons. Angelo Noto e sua sorella, Suor Vittorina, avevano donato alla “Suore Apostole del Sacro Cuore” la grande casa paterna di Via Matteotti perché diventasse “Istituto Santina Noto” dove, nel tempo, si avvicendarono centinaia di Consorelle tra cui Suor Gloria, diventata poi Madre Generale, e Madri Superiori: da Suor Celeste a Suor Michela, da Suor Gertrude a Suor Alfonsina. Sin dall’inizio l’Istituto religioso fu a servizio della vicina Parrocchia “Santa Croce” a beneficio dei rioni “Testasecca” e “Lazzaretto” allora periferico e poverissimo quartiere esteso a nord della Chiesa. Di lì a poco le Suore, tra queste Suor Andreina, iniziarono ad occuparsi dei bambini “rubati alla strada” e ospitati alla meno peggio nell’edificio dell’“ex Stallone Comunale” di via Montebello, per dodici anni. Ma è nel 1974, grazie ai finanziamenti delle Regione, che viene costruito un nuovo edificio in C.da “Lazzaretto” su un terreno donato dallo stesso Mons. Noto. E quell’esile Suora dall’istinto materno realizza così il suo sogno: una moderna Scuola Materna per continuare adeguatamente a prendersi cura dei bambini di Ravanusa come fossero suoi figli. Un Asilo all’estremità del paese, in “alto” a via San Vito “a lì cannuleddra”. E’ qui che consolida il suo legame con migliaia di famiglie. Da prova, se ancora ce ne fosse stato bisogno, della sua amorevole passione per i più piccoli. Suora-educatrice per antonomasia dentro e fuori la nuova struttura per l’infanzia, ai tempi all’avanguardia, battezzata subito come “l’Asilo di Suor Andreina” (non poteva essere altrimenti!) resa fruibile allo scopo dal 1976.
Ma con il passare del tempo prevalgono altre esigenze. Dopo il frequente ricorso delle famiglie alla Scuola Materna Comunale a cui si aggiungono le ormai rare vocazioni monastiche e la non più giovanissima età di Suor Finelli, nel 2006 “l’Asilo di Suor Andreina” è costretto alla chiusura.
– “Mamma di tutti”, un mito alla guida del pulmino “Fiat 850-T”
L’ingresso esterno dell’Asilo, che si intervalla tra gli alberi di mimose a poche decine di metri “di lì cannuleddra”, da quell’anno viene definitivamente precluso agli utenti in età prescolare ma in trent’anni è stato attraversato a da migliaia di bambini bordo del pulmino. In quell’edificio restano conservati indelebili ricordi d’infanzia di una buona parte di ravanusani. I primi anni della loro vita trascorsa a udire tutte le mattine la sonora voce della Suora con quella cadenza mista tra il campano, il pugliese e un pò il “rivinusaru” (ma solo un poco) perché nata in Val Fortore, la Valle che si impone al confine tra Campania, Molise e Puglia. Suor Andreina, dotata di forte istinto materno, a Ravanusa è stata la baby-sitter del tempo, affettuosamente chiamata la “mamma di tutti”. Amata par la sua indole materna e qualche volta temuta per il suo rigore educativo come i protocolli scolastici del tempo suggerivano, è stata punto di riferimento di bambini intanto diventati adulti dai quali è considerata ancora oggi una “seconda madre”. Apparentemente burbera, in realtà propensa al dialogo e disponibile, si è interessata anche della crescita spirituale di giovani educande, delle studentesse dell’Istituto Magistrale di Ravanusa che frequentarono l’Istituto “Santina Noto” per alcuni anni. Donna dinamica, senza mai stancarsi per anni giudò per le strade di Ravanusa il celebre pulmino “Fiat 850-T” grigio (negli anni ’70 e ‘80) sostituito poi dal più moderno “Iveco Daily” giallo (negli anni ’90) per raggiungere gli angoli più remoti del centro abitato e accompagnare, dalle loro abitazioni al “suo” Asilo, i piccoli a lei affidati dai genitori. Infaticabile,
in poco tempo e per tantissimi anni, divenne un “istituzione”, un vero e proprio “mito” alla guida del “suo pulmino” per le vie Ravanusa.
Energia e passionalità, un temperamento che, nell’immaginario collettivo del tempo, rappresentano lo stereotipo del prete più che della monaca.
– Il breve trasferimento e la cittadinanza onoraria il 25 luglio scorso
Nel settembre del 2003, per la prima volta dal suo arrivo, lascia Ravanusa per trasferirsi in un’altra sede della Congregazione. L’obbedienza la porta a venticinque chilometri dalla capitale, a Villalba di Tivoli. Ma dopo pochi anni, nel 2006, ritorna all’”Istituto Santina Noto” dove era arrivata quarantadue anni prima. Oggi si dedica all’attività di Catechista nella vicina Parrocchia “Santa Croce” con autorevolezza e allo stesso tempo con spirito di servizio curando la fede dei giovani parrocchiani da qualche giorno suoi “paesani”… Infatti, dai documenti anagrafici adesso a Suor Finelli “appartiene” anche un’altra Valle, quella del Salso. E a buon diritto! Perché sabato 25 luglio le è stata conferita dal Sindaco di Ravanusa, Carmelo D’Angelo, la cittadinanza onoraria durante una cerimonia nella stessa Parrocchia. Una vera e propria festa in cui è apparsa visibilmente emozionata, con il fisico meno esile che adesso le riempie la tonaca chiara che indossa contrariamente a quando arrivò in littorina, nel 1964. Ma nei suoi occhi lo stesso sguardo di sempre, vivace e astuto che testimonia l’indole rimasta immutata: materna e protettiva. Stessa cadenza e stessa passionalità con cui iniziò a farsi conoscere in quel freddo inverno di 51 anni fa.
– I commenti sul social network dopo le foto della cerimonia
Com’era facile prevedere la comunità virtuale, del social più seguito, ha accolto con entusiasmo la notizia della “cittadinanza ravanusana” conferita a Suor Andreina. Post di ringraziamento, riconoscenza e ricordi d’infanzia, testimoniati degli utenti legati a questa straordinaria donna, hanno fatto seguito ad alcune delle foto della cerimonia pubblicate su “Facebook”. Per brevità eccone alcuni:
-Luigi A.: “La mia indimenticabile Suor Andreina. Una grande!” -Elia C.: “E’ sempre nei nostri cuori! Siamo cresciuti con lei!” -Caterina F.: “Bella iniziativa del Sindaco, ha dedicato la sua vita a Ravanusa. Auguri”. –Mariaelena T.: “Una donna senz’altro meravigliosa, grazie Suor Andreina” -Alberto G.: “Grazie di cuore Suor Andreina!” -Luisa D.: “La chiamavo mamma, avevo solo due anni e mezzo. T.v.b.” -Salvatore T.: “Sorridente come sempre, sei stata la mia seconda mamma. Finalmente dopo almeno 36 anni la rivedo in foto, sono felice!” -Giusy S.: “Donna straordinaria, le sono molto grata, Suora!” -Zina G. “Sei stata la : mamma che tutti avremmo voluto. Grazie di tutto!” -Angelo A.: “Cittadinanza meritata, grazie!” -Rossella Alice T.: “La ricordo con tanto affetto per i suoi principi educativi e soprattutto per la sua bontà d’animo e la devozione per noi bambini dell’asilo. Sono contenta per questa iniziativa del Sindaco” -Giovanni M.: “E’ il minimo che le si poteva riconoscere. Ha cresciuto intere generazioni di ravanusani” -Giovanna Maria T.: “Grande Suor Andreina e bravo il Sindaco!” -Carlo M.: “Il pulmino giallo che passava a prenderci, che bei ricordi con lei…” -Enrico S.: “Sono emozionato nel vedere queste foto. Dolcissima e autorevole Suor Andreina. Ho le lacrime agli occhi, quanti ricordi…” -Cettina P.: “Un pilastro di Ravanusa. Congratulazioni!” -Luca L.: “Siamo stati in tanti all’Asilo di via San Vito con lei e con le indimenticabili Suor Alfonsina, Suor Gertrude e Suor Angela. Auguri!” -Agata M.: “Ricordo, come fosse ieri, il giorno in cui io e Paolo siamo andati ad accompagnare all’asilo le nostre due figliolette. Il suo raggiante sorriso, la sua simpatica parlata napoletana erano lì ad aspettarci con le braccia aperte e pronte ad abbracciare tutti i bambini dell’asilo. La vedo ancora ora in giro a guidare il suo pulmino… ma ahimè è solo un ricordo” -Maria T.: “Sei stata il nostro conforto, mamma per i nostri bambini meravigliosa e comprensiva. Riconoscimento meritato, un grande abbraccio” -Serafina P.: “Ogni piccola grande cosa nella vita, prima o poi, trova la sua ricompensa. Auguri” -Ilaria G.: “Grande Suor Andreina, resterai un mito! Con quel pulmino ne hai fatta di strada e sei rimasta nei ricordi di tutti noi. Tutte le mattine in cui io, mio fratello e la mamma aspettavamo nell’uscio di casa il tuo arrivo e tu puntualmente arrivavi col tuo pulmino, suonavi il claxon e dicevi ‘Salite bambini!’. Sorriso e tenerezza stampati negli occhi e al contempo tanta grinta e ‘mascolinità’. Ma perché paragonarti ad un uomo? Tu eri, sei e sarai sempre una grande Donna. Auguri!” -Candido C.: “Un mito vivente: la suora pilota!”
– Poche parole: “ravanusana” da sempre e quel “mò” che la tradisce
Oggi ha ottantuno anni, viso nel frattempo segnato dalle rughe ma in buona salute. Poca voglia di raccontarsi, la sua vita ha già detto abbastanza. Da lei solo qualche parola: “Ringrazio il Sindaco e poi tutti quelli che mi hanno scritto sul computer. E che vuoi figlio mio… io internèt non ce l’ho! Ma ringraziali tu a nome mio, a tutti quanti!”. E a proposito del conferimento della cittadinanza aggiunge: “E mò tutti mi fanno gli auguri perché sono diventata ravanusana. Ma perché c’era qualcuno che pensava che non lo fossi? Da quando sono arrivata che mi sento una vostra compaesana anzi sono ravanusana da sempre. Dove sta la novità? Non scrivere più nulla. Mò ho il sugo sul fuoco, lasciami andà… “
E’ senza dubbio “ravanusana” nonostante quel “mò” che la tradisce ancora. Che molto volentieri le perdoniamo…
Auguri Suor Andreina. E grazie! Silvio D’Auria

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Catania. «Noi riteniamo che nel momento in cui la bambina ha lasciato la clinica non aveva nessuna speranza di sopravvivenza. L’accusa che viene mossa al ginecologo di fiducia è che si sarebbe dovuto procedere con un parto cesareo d’urgenza».
È quanto ha affermato alla stampa il Procuratore della Repubblica a Catania, Michelangelo Patané, circa la misura cautelare interdittiva adottata dal gip nei confronti dei tre medici indagati per la morte della piccola Nicole. La neonata, ricorderete che morì il 12 febbraio scorso poche ore dopo la nascita presso la clinica etnea mentre un ambulanza diretta a Ragusa, per la mancanza di posti letto nell’Unita di terapia intensiva, la dirottava per salvarla.
«È stato compiuto da parte di costoro il reato di omicidio colposo e il reato di falso in atto pubblico poiché si è ritenuto che quanto attestato nella cartella clinica non risponde a verità poiché si danno dei dati che contrastano assolutamente con le risultanze della perizia medico – legale» ha dichiarato Patané.
«Il reato di omicidio colposo è contestato anche sotto il profilo che uno dei medici non aveva verificato l’esistenza del kit necessario per quanto bisognava fare sulla bambina. Il numero delle persone iscritte nel registro degli indagati è superiore alle tre persone nei cui confronti sono state emesse le misure interdittive. Vi sono altri indagati per i quali poi, all’esito, si farà uno stralcio» ha concluso il procuratore.
Intanto il Gip di Catania ha emesso l’ordinanza di applicazione della misura cautelare della durata di 10 mesi nei confronti del neonatologo A.D.P., della ginecologa M.P. e dell’anestesista G.A.G.

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Andrà in scena Martedì 4 agosto a Zafferana Etnea (Catania) l’evento che mette insieme i quattro migliori chitarristi al mondo. Fra questi il nostro concittadino Francesco Buzzurro, l’americano Richard Smith, il polacco Adam Palma e il romano Roberto Fabbri. A mancare purtroppo sul palco l’altrettanto artista di fama mondiale, il chitarrista tedesco Peter Finger, per imprevisti impegni personali.
Lo scenario dell’Anfiteatro Falcone e Borsellino, nell’ambito di “Etna in Scena 2015”, vedrà i quattro chitarristi dilettarsi ciascuno con il proprio stile – dal latin-jazz di Buzzurro allo smooth-jazz di Smith, dal country-blues di Palma sino ad arrivare alla musica classica di Fabbri.
Le loro composizioni originali e l’elogio poliedrico della loro cultura musicale, saranno in grado di coinvolgere il pubblico in uno spettacolo che si presta ad essere uno dei migliori dell’arte musicale. Prodotto e organizzato da Arts Promotion di Mario Russo e Alfredo Lo Faro Produzioni con il patrocinio del Comune di Zafferana Etnea, l’evento avrà luogo ore 21.30.
(Fonte Ansa) Per l’acquisto dei biglietti è possibile acquistare i biglietti (da 15 a 18 euro compresi i diritti di prevendita) nei punti vendita e nei circuiti CT Box (infoline generale: 3426469617) oppure online su www.ctbox.it. È inoltre previsto uno speciale biglietto ridotto “Porta la tua chitarra” (12 euro in poltrona numerata) dedicato ai chitarristi che giungeranno all’evento, portando con sé il proprio strumento. A questi infine sarà concessa la possibilità di suonare insieme ai loro idoli.
Dalila Ferreri

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Palermo. Non è bastata la condanna inflitta all’Italia dall’Unione Europea. È di pochi giorni fa la notizia secondo la quale l’Italia subirà una multa di 20 milioni di euro. Occorreranno, infatti, 15 anni per smaltire dal paese Italia, la merda che abbiamo accumulato. Da Napoli in poi.
E oggi anche da Palermo, in piena estate e nel pieno pullulare del turismo, nessuno impara la lezione.
Tonnellate di spazzatura accolgono viaggiatori e turisti appena giunti a nel capoluogo siciliano. Montagne di pattume ai bordi dell’autostrada. A Carini dove sostano i bus di Trenitalia, bus (che ricordiamo) collegano l’aeroporto Falcone Borsellino alla città di Palermo.
A causa della tratta della metropolitana interrotta, Trenitalia ha organizzato un servizio sostitutivo di pullman. Nella borgata balneare di Piraineto la fermata dei bus è stata trasformata in una maxi discarica a cielo aperto. Il neo sindaco di Carini, Giovi Monteleone, in un’intervista all’edizione locale del quotidiano La Repubblica, ha annunciato che vi saranno multe salatissime: da 50 a 100 euro per chi getta la spazzatura fuori orario o lontano dai cassonetti. Verrà anche installato un impianto di video sorveglianza nella zona della discarica e un drone per controllare dall’alto il territorio.
Giorni fa, 300 dipendenti dell’Ato Palermo 1, la società in liquidazione che gestisce la raccolta dei rifiuti in 12 comuni del palermitano da Isola delle Femmine a Balestrate, si sono incatenati davanti al portone del Municipio. Perché? Perché non ricevono lo stipendio da tre mesi. Una legge di riforma varata cinque anni fa dall’Ars avrebbe dovuto, si dice: “cancellare gli Ato per lasciare spazio alle nuove Srr entro il 2012”.
La riforma dopo tutto, come tante varate in Sicilia per la tutela dell’ambiente e dello spazio urbano non si sono mai realizzate.
Ultima proroga, in ordine di tempo, risale a poco meno di un mese fa. Ma oggi è già scaduta.
Dalila Ferreri

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AGRIGENTO  ( scritto da Silvio D’Auria )  – Si conclude la fase preliminare dell’inchiesta su irregolari controlli all’“Ecap” di Agrigento e assunzioni di alcuni dei  dipendenti.
Alessandra Vella,  Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Agrigento,  ha disposto il rinvio a giudizio chiesto dal Pubblico Ministero titolare dei corposi fascicoli dell’indagine, Andrea Maggioni, per tre  dei sei indagati sulle presunte irregolarità legate alla gestione dell’istituto di formazione e su alcune delle assunzioni. Il Giudice  ha deciso per la celebrazione del dibattimento per sei degli undici capi di imputazione rispetto  ai reati contestati fino ieri su cui poggiano le risultanze investigative della Procura agrigentina.
Irregolarità contestate a Ignazio Valenza, 52 anni, avvocato ed ex Presidente dell’Ente, per la stabilizzazione dei dipendenti.  Coinvolti anche due marescialli dei Carabinieri, Antonio Arnese, 46 anni, e Vincenzo Mangiavillano, 60 anni, quest’ultimo dal 1991 Comandante di Stazione a Ravanusa prima di ottenere il trasferimento-promozione nel capoluogo presso gli uffici della Procura e in pensione dal mese scorso. Il legale ravanusano, residente da anni ad Agrigento  dove esercita la professione,  è accusato anche di abuso di ufficio e corruzione per l’assunzione della moglie di Arnese in cambio di controlli irregolari all’istituto  di formazione  di cui era il dominus.
Le accuse a ciascuno degli imputati a processo il 19 ottobre
Ignazio Valenza, quale rappresentante legale dell’ente di Formazione Professionale “Ecap”, con esposto-denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento,  avrebbe calunniato l’avvocato Laura Grado  sostenendo che  fosse venuta indebitamente a conoscenza di corrispondenze a lei non dirette con cui l’Assessorato all’Istruzione e alla Formazione della Regione Siciliana  ha negato all’“Ecap”  il riconoscimento della spesa relativa ad assunzioni attraverso mutamenti contrattuali di lavoro subordinato da “A progetto” ad “A tempo indeterminato” di quattro dipendenti dell’Ente di formazione.
Ignazio Valenza,  Antonino Arnese e  Vincenzo Mangiavillano, avrebbero adottato, in concorso materiale e morale tra loro, diverse condotte illecite. Arnese, mentre era a capo del Nucleo Carabinieri  dell’Ispettorato del Lavoro di  Agrigento,  dopo avere accettato la promessa di omettere atti del proprio ufficio e di compierne altri contrari ai propri doveri,  avrebbe ottenuto da Valenza l’assunzione a tempo indeterminato della moglie, Rita Papia,  presso l’Onlus “Casa Amica” di Agrigento di cui era presidente.  Utilità a  beneficio indiretto di Arnese quale corrispettivo, secondo l‘accusa,   per l’esecuzione di controlli “coperti” all’“Ecap” (iniziati ad ottobre 2011 e conclusi a settembre dell’anno successivo)  ritenuti  “erronei,  blandi e lacunosi”  piegando di fatto i doveri di Ispettore all’interesse dell’Ente. Un percorso di favori e corruzione reso possibile, secondo il P.M., grazie alla determinante partecipazione del luogotenente  Mangiavillano,  al tempo Comandante della Sezione di P.G. dei Carabinieri presso la Procura di Agrigento. Avrebbe assunto il ruolo di “intermediario” per l’incontro e per i dettagli dell’accordo tra il collega Arnese e Valenza
Mangiavillano  è ritenuto responsabile del delitto di rivelazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio.  Per procurare a Valenza  e  ad Arnese indebito profitto patrimoniale e no, agendo in violazione dei  doveri inerenti alla funzione e al servizio, comunque abusando della sua qualità di Ufficiale di P.G., avrebbe rivelato  ai  due notizie circa lo “stato delle indagini” nei loro confronti (delegate al N.P.T. della Guardia di Finanza di Agrigento) con l’aggravante di avere agito al fine di occultare il reato di corruzione e di consumare quello di favoreggiamento avvalendosi, quindi, illegittimamente di notizie “blindate” dal segreto istruttorio. Per avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso,  dopo la consumazione di una serie di delitti da parte di Valenza  ed Arnese, aiutato entrambi ad eludere le investigazioni dell’Autorità Giudiziaria.

Valenza, nella qualità di incaricato di pubblico servizio e di rappresentante legale dell’Ente di Formazione  Professionale “Ecap”  di Agrigento,  ha chiesto e ottenuto finanziamenti regionali  a copertura di spese  per  personale e progetti formativi.  Ma si sarebbe  appropriato di una parte ovvero di 66.118,00 euro destinati a stipendi per cinquantacinque dipendenti dell’“Ecap” utilizzandoli, invece,  per altri scopi.  Inoltre, con più  condotte in tempi diversi, avrebbe posto in essere atti diretti in modo non equivoco a costringere Caterina Gangarossa, dipendente dell’Ente,  a sottoscrivere  buste paga senza effettiva retribuzione.  Ma  la dipendente non si era piegata alle minacce di Valenza  denunciando tutto agli ufficiali di Polizia.

Escono dall’inchiesta gli altri tre indagati
–  Mario Carmina, 49 anni,  Giuseppe Valenza, 47 anni, (cugino del legale rinviato a giudizio) di Ravanusa e Sebastiano Daniele Castelli, 34 anni, di Porto Empedocle, indagati assieme all’avvocato e ai due marescialli , dopo l’udienza preliminare sono stati tutti prosciolti.
Il processo per  Valenza,  Mangiavillano e  Arnese, rinviati a giudizio,  inizierà il 19 ottobre.   La fase dibattimentale  è  affidata alla seconda  Sezione Penale del Tribunale di via Mazzini.
(Sil.Dau)
(nel riquadro della foto: I. Valenza, M. Carmina e G. Valenza di Ravanusa)

SI fingevano falsi invalidi per percepire pensioni e accompagnamento. A sgominare la banda di
furbetti i carabinieri della squadra mobile di Palermo, in seguito all’indagine della Procura
coordinata da dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Dino Petralia e dai pm
Roberto Tartaglia e Anna Maria Picozzi.
Sono 17 le misure cautelari emesse dall’ufficio gip di Palermo contro questi malati immaginari, così
denominati durante l’inchiesta. Tra le loro truffe: danni dell’Inps per 1 milione e 500 mila euro.
“Non voglio più lavorare, lo Stato mi deve campare, io voglio la pensione”, dice uno degli indagati.
Tali Giuseppe Cinà e Giovanni Tantillo, su cui pendevano precedenti accuse dal 2007. “Più di
togliercela non possono fare… e noi la prendiamo nuovamente” dicevano. Ci sarebbe anche un
donna tra i falsi invalidi, Silvana Giordano, alla quale il gatto e la volpe dicevano: “Puoi stare
tranquilla, io te la faccio pigliare di nuovo. Vinciamo noi, non loro e gli rompiamo il culo di nuovo
allo Stato”.
L’avvio delle indagini risale alle dichiarazioni della convivente di un collaboratore di giustizia,
Patrizia Ribaudo, la quale avrebbe rivelato  (dichiara l’ANSA) agli inquirenti “di aver trovato in un
armadio, nella casa messa a disposizione dal padre di sua figlia, Giovanni Tantillo, e da Giuseppe
Cinà, un maxi archivio con centinaia di pratiche di invalidità”. La donna chiedeva denaro ai due in
cambio del silenzio. Per questo la procura ha notificato contro di lei il reato di tentata estorsione. La
donna è adesso ai domiciliari.
Dalila Ferreri



AGRIGENTO   – Esce dal carcere di “Petrusa” l’ingegnere licatese Giuseppe Gabriele, 54 anni. Avrà l’obbligo di dimora nel territorio della provincia agrigentina. Dipendente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Ravanusa, dopo il “fermo”, disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, da venerdì scorso era finito dietro le sbarre. Da quando i finanzieri gli hanno notificato il provvedimento restrittivo della libertà personale “per pericolo di fuga”. Dopo il lungo interrogatorio di garanzia di lunedì, resta accusato di “truffa”.
L’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza sotto la direzione della Procura, “Romanian dental tour”  cosi è stata denominata, ha permesso di scoprire l’utilizzo di Gabriele di diversi certificati medici con i quali ha potuto assentarsi dal servizio dal mese di gennaio 2014 fino al mese scorso per “curare i suoi affari in Romania”. Truffando non solo l’Ente Comunale ma anche l’I.N.P.S. per le corrispondenti erogazioni previdenziali.  Nello specifico, ha ottenuto 265 giorni di malattia grazie a 18 certificati medici che hanno attestato falsamente “stato di salute non idoneo a svolgere il proprio servizio” sottoscritti da un medico licatese sul quale i magistrati stanno adesso ampliando le proprie indagini. Si tratta del Dott. Armando Ancona, medico di base in cui studio è in Via Morello a Licata. E’ sua la firma dei certificati di malattia ritenuti non veri che hanno permesso a Gabriele di assentarsi dal suo posto di lavoro per le trasferte in Romania. II medico, già Consigliere Comunale di Licata e candidato nelle ultime Elezioni Amministrative per il rinnovo del Consiglio, senza essere però riconfermato, in una delle tre liste collegate al candidato Cambiano (Noi – Cambiano Sindaco), invitato a intervenire replica alle voci che lo vorrebbero “compiacente” e quindi iscritto nel registro degli indagati: “Nelle prossime ore parlerò con il mio legale perché ho appreso la notizia, attorno a questa vicenda, tramite voi della stampa. Nessun provvedimento degli organi inquirenti mi è stato ufficialmente notificato”.
Gabriele, durante l’interrogatorio di garanzia, ha provato a difendersi dall’accusa di “truffa” alla presenza del suo difensore, ma non è riuscito a convincere il G.I.P., Alfonso Malato, circa la sua non responsabilità penale. Dopo l’interrogatorio nella Casa Circondariale di “Petrusa”, il Giudice pur non convalidando il provvedimento il “fermo” ha comunque firmato misura restrittiva, ma più lieve. Avrà l’obbligo di dimora nella provincia di Agrigento e dovrà rimanere tra le mura di casa dalle 20 alle 7 di ogni giorno. Come sostiene l’ordinanza del dott. Malato, depositata al termine dell’interrogatorio, nessun contributo di chiarezza è stato fornito all’inchiesta dall’indagato. Pur non essendoci il pericolo di fuga, resta tuttavia un dato indiscutibile: Gabriele aveva appena chiesto al Comune di Ravanusa, suo datore di lavoro, 32 giorni di ferie per recarsi nuovamente in Romania acquistando anche il biglietto di ritorno. Nell’interrogatorio non è riuscito a documentare la natura della patologia di cui avrebbe sofferto e il motivo che lo ha “costretto” a scegliere strutture sanitarie nel paese dell’Est. Non ha giustificato la “sottoesposizione” alle frequenti visite mediche a monte di ogni certificato medico ottenuto. E quindi non riuscendo a smontare, senza lasciare ombre, l’impianto accusatorio. Ombre che, secondo la Procura, invece ci sono e rimangono. Ma c’è di più. Gabriele secondo il P.M., Andrea Maggioni, avrebbe altri “interessi” in Romania su i quali si sta concentrando l’attenzione investigativa per scoprirne la natura, la dimensione ed eventuali altri soggetti coinvolti. Gabriele dopo la scarcerazione, è stato condotto nella sua abitazione di Licata.
Tutto questo accade nel silenzio più assoluto delle istituzioni comunali. Tace il Sindaco Carmelo D’Angelo. Tacciono i Consiglieri. Tacciono tutti. Il primo cittadino di Ravanusa invitato da giorni ad assumere una presa di posizione pubblica, si cela dietro il silenzio. L’imbarazzo, che nessuno può giustificare, è comprensibile. Ed è presto detto.  Gabriele assieme all’ex Sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, e un consulente, Gioacchino Giancone, sono accusati di abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sul rilascio di concessioni edilizie nell’isola. Avrebbero rilasciato, in violazione alla legge, autorizzazioni e permessi a costruire tra il 2011 e il 2012. L’inchiesta sulla “cricca lampedusana” punta a fare luce anche sull’aggiudicazione e sull’esecuzione di lavori attingendo forza lavoro dai “Cantieri scuola” sotto la direzione dell’Ufficio Tecnico di cui lo stesso Gabriele era a capo.  Nel 2013 eletto Sindaco di Ravanusa, Carmelo D’Angelo, diciotto giorni dopo, decise di nominare Gabriele (rientrato nel frattempo da Lampedusa in organico nuovamente al Comune di Ravanusa) responsabile di una delle quattro aree organizzative, ovvero responsabile dell’ Area Tecnica – Servizi alla Città beneficiando, quindi, ulteriormente di una indennità lorda annuale pari a 10 mila euro. Nonostante la “tangentopoli lampedusana” di cui Gabriele risulta essere accusato e nonostante la spietata cronaca giudiziaria siciliana avesse invaso le prime pagine con titoli non certo clementi.
Scelta fortemente voluta da D’Angelo perché si assecondassero precise indicazioni di partito giunte da oltre i confini comunali che lo stesso Sindaco non nega ai suoi fedelissimi. Decisione considerata anche da alcuni esponenti “alfaniani”, allora P.D.L. oggi N.C.D. di cui fa parte, frettolosa e comunque poco credibile nella direzione del tanto decantato rinnovamento politico ravanusano che D’angelo avrebbe dovuto rappresentare. Salvo poi rimuovere Gabriele in meno di un mese (una marcia indietro clamorosa! la nomina era prevista almeno fino al 31 dicembre successivo) dopo che il Procuratore aggiunto Ignazio Fonzo chiese “chiarimenti” in ordine a tale scelta convocando in Procura ad Agrigento il neo Sindaco di Ravanusa. Siamo ad Agosto 2013, erano trascorsi dalla sua elezione solo 47 giorni. Ma tornando alla cronaca più recente, per le tangenti a Lampedusa, l’11 giugno scorso, è state rigettata l’ennesima istanza di dissequestro di 280 mila euro sequestrati preventivamente mentre erano nella disponibilità dello stesso Gabriele, tra liquidità di provenienza non giustificata e somme di conti correnti “dubbi” ritenuti, dalla Procura, frutto delle mazzette ricevute assieme all’ex Sindaco dell’isola De Rubeis e all’architetto Giancone.
Tacciono pure i Consiglieri Comunali, tutti. Pure quelli di opposizione, anche di movimenti e liste civiche, travolti inspiegabilmente da un silenzio che è ancora più anomalo e grave. A quasi una settimana dall’arresto, nessuna conferenza di capi gruppo in calendario, nessun comunicato pubblico. Nemmeno il più ovvio, scontato o di circostanza che auspicasse chiarezza, giudiziaria e amministrativa, attorno al “caso Gabriele”. Perché, pare, che oltre al “protocollo dell’interrogazione” e oltre all’opera di “volantinaggio” smentita dall’opera esatta e contraria nella replica del volantino del giorno dopo non riescono andare. Siamo lontani dalla campagna elettorale, probabilmente è questo il motivo, che li legittimerebbe (più o meno), dal pulpito di piazza XXV Aprile, a rivendicare legalità e trasparenza dopo il clamoroso arresto di un “uomo del Sindaco”. Nulla di tutto questo, neanche a (finto!) beneficio dei soliti, demagogici e vetusti slogan che invece, poche settimane prima della prossima chiamata alle urne, torneremo certamente a sentire…
Intanto è delle ultime ore la notizia della Procura di Agrigento di nuovi indagati, tutti dipendenti comunali a Ravanusa. Una nuova bufera legata all’assenteismo di Gabriele. Sul registro delle notizie di reato, oltre a Gabriele, altri sette indagati che avrebbero assunto azioni omissive nello svolgimento dei controlli. In particolare i finanzieri, nella informativa consegnata al P.M Andrea Maggioni e al Procuratore Capo Renato Di Natale, ipotizzano la mancata predisposizione di visite fiscali e l’omissione di controllo necessario dopo le reiterate assenze per malattia dell’ingegnere licatese.  Gli indagati sono l’architetto Sebastiano Alesci, il Segretario Comunale Laura Tartaglia, l’ex Segretario Comunale Giuseppe Vella, Rocco Erba e i responsabili dell’Ufficio Personale che si sono alternati fra il gennaio del 2014 e lo scorso mese di maggio, periodo delle trasferte di Gabriele in Romania. Sono Giuseppe Aronica Concetta Surrenti, e Domenico Ninotta.
– ( di Silvio D’Auria )
(nel riquadro della foto: Armando Ancona e Giuseppe Gabriele)