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Condivisione con le parti sociali e la cittadinanza sulle risorse del recovery fund, piano sud 2030 e agenda urbana. Legacoop scrive al sindaco di Agrigento, Miccichè.

Legacoop Sicilia coordinamento Agrigento – Palermo – Trapani, ha inviato oggi una lettera aperta al sindaco di Agrigento, Franco Miccichè, firmata da Domenico Pistone, ravvisando l’opportunità e l’esigenza di condivisione con le parti sociali nel merito delle risorse del recovery fund, del piano sud 2030, e di agenda urbana. Legacoop Sicilia tra l’altro afferma: “Agrigento si appresta ad essere nuovamente destinataria di vari interventi, alcuni certi, altri da pensare e progettare. In particolare sui fondi dell’agenda urbana ad Agrigento sono stati destinati ben 16 milioni di euro di cui 1.800.000 euro per l’asse 6 ovvero per investimenti rivolti alla tutela, alla valorizzazione ed alla fruizione del patrimonio culturale, ed alla promozione dell’offerta turistica, su cui sarebbe necessario un confronto con le forze produttive per capire ciò su cui si intende puntare. Anche le risorse del recovery fund rappresentano l’ultima occasione per il territorio del Sud ed in modo particolare per una provincia come quella di Agrigento ancora deficitaria sotto il profilo infrastrutturale. Per questo è necessario uno sforzo programmatico e d’interlocuzione per promuovere idee e progetti in grado di investire in infrastrutture, cultura, turismo ed innovazione. Saremo in grado di attingere alle tante e importanti risorse nazionali ed europee solo se la città si prepara con progetti e proposte utili, realizzabili e condivise. Ecco perché gli appelli a discutere, sin da subito, in confronti pubblici e con la partecipazione delle associazioni, organizzazioni sindacali, categorie e ordini professionali, enti territoriali e amministratori della città, sono necessari oltre che urgenti, puntando al massimo sulla partecipazione sociale e della cittadinanza. Prepariamoci al meglio, con le numerose professionalità presenti e disponibili. La Legacoop Sicilia (ma anche le altre associazioni operanti sul territorio) è pronta a offrire il proprio contributo di idee e di proposte ed è altrettanto pronta ad incontrare l’Amministrazione comunale. Se desideriamo il bene della città di Agrigento e delle nuove generazioni è indispensabile un impegno straordinario e una rete vasta di soggetti protagonisti dello sviluppo del territorio, con risultati concreti. Attendiamo con fiducia”.

Indagato per omicidio stradale il 59enne originario di Sciacca alla guida del furgone Peugeot che ha travolto, lo scorso 12 dicembre, il pensionato 71enne Nicolò Mancuso mentre percorreva in sella alla sua bicicletta un tratto di strada statale 115, nei pressi del bivio di Maddalusa.

Il 59enne è risultato negativo ai testi per il rilevamento di alcol o droghe nel sangue. L’uomo avrebbe dichiarato nelle immediatezza dei fatti di non aver visto il ciclista perché abbagliato da alcuni raggi di sole.

Intanto proseguono le indagini dei carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile per capire quale fosse la velocità di marcia del furgone, considerato che in quel tratto di strada, infatti, il limite è di 50km/h.

Intanto si svolgeranno nel pomeriggio i funerali di Nicolò Mancuso e il sindaco di Grotte Alfonso Provvidenza, ha proclamato per oggi 15 dicembre il lutto cittadino in segno di cordoglio, solidarietà, e vicinanza dell’intera comunità grottese alla famiglia Mancuso e ai parenti di tutte le vittime della strada.

l giudizio di primo grado s’è definito con il rigetto delle pretese risarcitorie. Sentenza che è stata però già impugnata dal cittadino-paziente e l’Asp di Agrigento dovrà comparire all’udienza fissata, davanti la Corte d’appello di Palermo, per il 19 febbraio. L’uomo chiede un risarcimento danni di 178.942 euro o nella maggiore o minore somma che sarà stabilita nel corso del giudizio. Era il 25 gennaio del 2016 quando l’uomo dovette fare ricorso alle cure dei sanitari in servizio del pronto soccorso dell’ospedale (negli incartamenti dell’Asp non viene specificato quale) “per un forte stato febbrile, non ricevendo alcuna assistenza”. Esattamente un anno dopo l’uomo ha cercato una mediazione con l’Asp e alla fine del novembre del 2017 ha citato l’azienda sanitaria provinciale davanti al tribunale di Sciacca per “ottenere l’accertamento e la dichiarazione di responsabilità dell’Asp per i danni subiti quale conseguenza del ritenuto, evidente, errore diagnostico dei sanitari in servizio al pronto soccorso.

Adesso, dopo che il giudice di primo grado ha rigettato la sua istanza al risarcimento danni e dopo il ricorso in appello, il cittadino è tornato a chiedere la condanna dell’ente al risarcimento danni. L’Asp ha deciso di costituirsi nel nuovo giudizio ed ha affidato l’incarico di difesa e rappresentanza all’avvocato Maria Alio, con studio a Palermo. L’azienda sanitaria provinciale non ci sta a pagare il risarcimento danni e forte anche della sentenza di primo grado sta procedendo per la costituzione in giudizio davanti la Corte d’appello di Palermo. Il provvedimento dell’Asp è stato munito della clausola dell’immediata esecutività “stante l’urgenza – scrivono dall’azienda sanitaria provinciale –  connessa alla necessità di formalizzare la costituzione in giudizio nei termini di legge (l’udienza è, del resto, fissata per il prossimo 19 febbraio)”

Pietro Chiarenza, 64 anni, di Grotte, reo confesso dell’omicidio del fratello Roberto, 56 anni, ucciso l’8 aprile scorso a Grotte, è caduto nel bagno in una comunità ed è morto. Pietro Chiarenza, giudicato nel corso di un incidente probatorio del tutto incapace di intendere e di volere, e socialmente pericoloso, è stato detenuto in una comunità della provincia di Agrigento dopo un periodo di carcerazione. Alcuni giorni addietro lo stesso Chiarenza ha riportato un trauma cranico e la frattura della mandibola e del setto nasale. Il terzo fratello, tramite il suo legale, l’avvocato Loretta Severfino, ha presentato denuncia ai Carabinieri per accertare la dinamica di quanto accaduto e se i soccorsi siano stati tempestivi.

La giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Luisa Turco, ha ratificato la proposta di patteggiamento della condanna a due anni di reclusione a carico di un medico di Canicattì, di 74 anni, colpevole di violenza sessuale e violenza privata. L’uomo, chiudendo la stanza del proprio studio medico, avrebbe abusato della sua segretaria, peraltro ancora non 18enne, baciandola e toccandole glutei, seno e cosce. La pena è stata sospesa, ed è stato disposto un risarcimento di 4mila euro.

La Polizia ha arrestato 13 persone ritenute contigue al latitante Matteo Messina Denaro. I reati contestati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo sono, a vario titolo, associazione mafiosa, estorsione, incendio, furto, favoreggiamento personale e corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso. Gli indagati sono complessivamente 20. Tra gli arrestati vi è Nicolò Pidone, 57 anni, ex operaio stagionale della Forestale, ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Calatafimi. E tra gli indagati vi è anche il sindaco di Calatafimi, Antonino Accardo, insegnante in pensione di 72 anni, eletto un anno e mezzo addietro. Dopo quelli di Castellammare del Golfo, Nicola Rizzo, e di Paceco, Giuseppe Scarcella, Accardo è il terzo sindaco trapanese coinvolto in indagini legate a Cosa Nostra negli ultimi mesi. Accardo ha ricevuto una convocazione e sarà interrogato nelle prossime ore dalla Procura di Palermo. Si ipotizza che abbia comprato un pacchetto di voti dai boss – 50 euro a preferenza – per essere rieletto e spuntarla contro un avversario di rango e politico navigato come Nicola Cristaldi. Ancora tra gli indagati vi è un agente della Polizia penitenziaria, in servizio al carcere Pagliarelli di Palermo, a cui il presunto capomafia, Nicolò Pidone, avrebbe chiesto informazioni su quanto accadeva in carcere. Ed ancora, fra gli indagati, vi è un imprenditore che avrebbe aiutato i mafiosi simulando contratti di lavoro nella sua azienda. La posizione più delicata è quella di Salvatore Barone, fino a poco tempo addietro presidente dell’Atm, l’azienda che gestisce i trasporti pubblici a Trapani, ed alla direzione di una nota cantina. E’ stato ristretto in carcere per mafia.

Sono 914 i nuovi casi di Covid19 registrati in Sicilia nelle ultime 24 ore. I decessi sono 32, che portano il totale a quasi 2000. Dunque sono 122 positivi i casi in più rispetto a ieri. 1237 dei quali in regime ordinario; 189 in terapia intensiva. I guariti sono 760.

Questi i dati aggiornati nei Comuni capoluoghi: Catania 373, Palermo 214, Messina 201, Ragusa 14, Trapani 1, Siracusa 71, Agrigento 0, Caltanissetta 27, Enna 13.

Detto dell’avvicendamento della direzione sanitaria del San Giovanni di Dio tra Antonello Seminerio ed Ercole Marchica, il primo a Sciacca il secondo ad Agrigento, ecco adesso i nuovi incarichi con i relativi responsabili.

Affari Generali: Loredana Di Salvo prende il posto dell’uscente Cinzia Schinelli;

Provveditorato: Oreste Falco prende il posto di Carmelo Pullara;

Servizio Economico e Finanziario: Beatrice Salvago prende il posto Anna Capizzi;

Territorio: Salvatore Iacolino prende il posto di Calogero Muscarnera;

Presidio Ospedaliero Amministrativo Agrigento: Cinzia Schinelli prende il posto di Salvatore Iacolino;

Presidio Ospedaliero Sciacca: rimane Rosanna Dubolino;

Presidio Ospedaliero Amministrativo Canicattì-Licata: Carmelo Pullara prende il posto di Loredana Di Salvo;

Ufficio Tecnico: Anna Capizzi prende il posto di Oreste Falco;

Distretto Sanitario di Base Agrigento: Ercole Marchica prende il posto di Giuseppe Amico;

D.S.B. di Bivona: Giuseppe Lo Scalzo prende il posto di Salvatore Sanzeri;

D.S.B. di Canicattì: Gaetano Mancuso prende il posto di Ercole Marchica;

D.S.B di Casteltermini: Marianna Barraco prende il posto di Gaetano Mancuso;

D.S.B di Ribera: Giuseppe Amico prende ilposto di Marianna Barraco;

D.S.B. di Sciacca: Salvatore Sanzeri prende il posto di Giuseppe Lo Scalzo.

Ancora una volta dobbiamo assistere a scene di ordinaria guerriglia fra i migranti che ospitiamo e le Forze dell’Ordine che li controllano.

Poco fa l’ennesima rivolta al centro di Villa Sikania, uno dei tanti che da ospitalità in tutta la provincia di Agrigento ai “poveretti che fuggono dalla guerra”.

Hanno protestato per motivi ancora poco noti (forse perché il risotto che gli paghiamo per rifocillarli è poco cotto…) e hanno inscenato le loro lagnanze sopra il tetto dell’ex struttura alberghiera.

Le Forze dell’Ordine hanno fatto fin dove hanno potuto, poi un gruppetto dei “poveretti fuggiti dalla guerra”, forse una ventina, è riuscito a fuggire nei campi adiacenti facendo perdere le loro tracce.

Ovviamente né la ministra Lamorgese né la prefettura di Agrigento sono a conoscenza di che fine e soprattutto dove andranno a scoppare i migranti fuggiti dal centro di accoglienza.

E nella adiacente Siculiana è scoppiata nuovamente la protesta dei cittadini (giustissima) ormai costretti a vedere scene di questo genere quasi all’Ordine del giorno.

 

“È fondamentale prorogare almeno fino al 2023 il Superbonus 110% , un provvedimento che nasce dall’impegno pluriennale del Movimento 5 Stelle, chi si oppone fa male ad economia e ambiente. In provincia di Agrigento sono già nate 1549 nuove imprese come accertano i dati delle Camere dei Commercio-UnionCamere e secondo una ricerca condotta per Ance se avrà modo di esplicare i suoi effetti per almeno tre anni, il Superbonus porterà a un incremento occupazionale di 100 mila addetti già dal primo anno. L’impatto sul Pil sarà di 3 punti percentuali, con una crescita stimata di 63 miliardi di euro” lo dichiarano in una nota i parlamentari del Movimento 5 Stelle di Agrigento.

“Il superbonus 110%, oltre a tutelare l’ambiente e la salute umana attraverso la promozione di risparmio energetico e le fonti rinnovabili, come confermato da UnionCamera InfoCamere ‘spinge l’edilizia di qualità e stimola la nascita di imprese edili e questo consente al sistema imprenditoriale italiano di tenere le posizioni’. Non prorogare questa misura come richiesto con forza dal Movimento 5 stelle fa male all’economia e l’ambiente” continuano gli esponenti del Movimento 5 Stelle di Agrigento.

“Sempre dall’analisi a livello nazionale emerge che per i tre quarti delle imprese questa crescita si deve alle piccole realtà individuali, agli specialisti nelle attività di impiantistica e di finitura degli edifici e ai posatori di infissi. Segno che la piccola e media impresa potrà trarre grande giovamento dalla riconversione ecologica dell’economia e da un’edilizia che garantisce efficienza, sicurezza e risparmio alle famiglie” spiegano i rappresentanti pentastellati.

 “E’ veramente fondamentale prorogare questo SuperBonus 110% fino al 2023 lo chiedono le imprese, lo chiedono i cittadini, lo chiedono le associazioni ambientaliste. Chi si oppone va contro il futuro. Sempre l’analisi nazionale di UnionCamere conferma che le ‘risorse per l’efficientamento energetico e la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare sembrano avere inciso sulla vitalità di un settore cruciale come quello delle costruzioni che, tra luglio-settembre a livello nazionale si segnala per un incremento dello 0,6% su base trimestrale, il doppio rispetto allo stesso periodo del 2019’. Un dato importante che conferma l’importanza dell’agevolazione fiscale introdotta grazie al lavoro del MoVimento 5 Stelle” concludono i pentastellati.