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Il Gip di Agrigento, Francesco Provenzano, ha convalidato il fermo ed ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Giuseppe Barba, 66 anni, l’ex suocero dell’ex presidente del consiglio comunale di Favara (Ag), Salvatore Lupo di 45 anni, ucciso nel tardo pomeriggio di Ferragosto. L’anziano, durante l’udienza di convalida, dopo essersi proclamato innocente, era rimasto in silenzio, avvalendosi della facolta’ di non rispondere. Cosi’ come richiesto dal procuratore Luigi Patronaggio e dai sostituti Paola Vetro e Chiara Bisso, il Gip ha convalidato il fermo.

Secondo i magistrati i e i carabinieri della tenenza di Favara e della compagnia di Agrigento – che sono stati coordinati dal maggiore Marco La Rovere – l’anziano avrebbe ucciso l’ex genero per motivi economici e per i dissidi scaturiti dopo la separazione con la moglie.

Dissidi che sono stati accompagnati da denunce, da parte della donna, per stalking e aggressioni. Giuseppe Barba sarebbe stato tradito dalle immagini di un video, estratto dalle telecamere di un impianto di videosorveglianza, che immortala la sua Fiat Panda mentre effettua un tragitto nella direzione della via IV novembre, dove, in un bar, e’ stato commesso l’omicidio. Proprio su quell’auto, grazie all’esame dello Stub, sono state trovate – sul volante in particolar modo – tracce di polvere da sparo.
(ANSA).

A Montevago, in provincia di Agrigento, oggi, 11 settembre 2021, in occasione dei 20 anni trascorsi dagli attentati terroristici negli Stati Uniti, è stata commemorata, con un annullo postale e una cerimonia, Lucia Crifasi, di Montevago, vittima della catastrofe delle Torri Gemelle. Lucia Crifasi abitava a Glendale e lavorava all’American express. Aveva 51 anni quando l’11 settembre 2001 perse la vita al World trade center. A Montevago vi è una piazza a lei intitolata, con una scultura ambientale firmata da Franco Panella, dedicata a Lucia Crifasi e a tutte le altre vittime dell’attentato.

Nel luglio del 2000, a Lampedusa, il Comune ha rilasciato una concessione edilizia al signor S. F., per la costruzione di un immobile a piano terra e piano seminterrato su un terreno di sua proprietà.

Dopo oltre 14 anni, il Comune, su esposto della proprietaria del terreno confinante, ha annullato in autotutela la concessione edilizia rilasciata nel 2000, ritenendo che la stessa fosse stata rilasciata in violazione delle distanze dal confine previsto dallo strumento urbanistico ed ha ordinato la demolizione dell’immobile.

Il signor S F, ha presentato un ricorso al TAR Palermo che tuttavia, conclusa in senso negativo la fase cautelare, lo rigettava dichiarandolo inammissibile in accoglimento dell’eccezione della vicina di casa C.M. intervenuta nel giudizio.

A questo punto il sig. S.F. si rivolgeva agli avvocati Girolamo Rubino, Vincenzo Airo’ e Mario Fallica per promuovere appello e chiedere la sospensione della sentenza del TAR Palermo.

In particolare, il collegio difensivo guidato dall’Avv. Rubino, in grado di appello, ha ribadito l’ammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio ed ha censurato l’illegittimità dell’operato del Comune di Lampedusa sia sotto il profilo della violazione di legge, avendo il Comune adottato il provvedimento di annullamento in contrasto con i principi che regolano il potere di autotutela, sia sotto il profilo dell’eccesso di potere per carenza di istruttoria, illogicità ed ingiustizia manifesta e difetto di motivazione.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa, ritenendo fondate le tesi formulate dagli avvocati del sig. S.F., in prima istanza ha accolto la domanda di sospensione della sentenza appellata e dell’ordine di demolizione.

In sede di merito, il CGA ha poi accolto l’appello ritenendo, tuttavia, al fine di non saltare un grado di giudizio, di rinviare gli atti nuovamente al TAR Palermo, il quale si era limitato ad una pronuncia di rito e non era mai entrato nel merito della vicenda.

Il TAR Palermo, superate le questioni sull’ammissibilità del ricorso, per effetto del pronunciamento del CGA, esaminando per la prima volta il ricorso nel merito lo ha respinto ritenendolo infondato.

A questo punto il sig. S.F. rivolgendosi nuovamente ai propri avvocati Rubino, Airo’ e Fallica ha proposto un nuovo appello innanzi al CGA ribadendo l’illegittimità e l’erroneità dell’operato del Comune di Lampedusa sotto diversi profili.

Il CGA, presieduto dal Presidente Rosanna De Nictolis e relatore della causa il Consigliere Antonio Caleca, nuovamente pronunciandosi in sede cautelare, ha accolto la domanda di sospensione della sentenza appellata, ritenendo Considerato che:<>

Inoltre con il predetto pronunciamento il CGA ha ritenuto indispensabile chiedere al Comune di Lampedusa e Linosa ulteriori chiarimenti in ordine al proprio operato ed alla prassi amministrativa seguita per casi analoghi a quello per il quale è controversia.

Per effetto della predetta pronuncia resta ferma la sospensione dell’ordine di demolizione irrogato dal Comune di Lampedusa, in attesa dell’udienza di merito che porterà alla conclusione del lungo ed articolato contenzioso.

Accogliendo le tesi del difensore, l’avvocato Daniele Re, il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Fulvia Veneziano, con la formula “perché il fatto non sussiste”, ha assolto Vittorio Albanese, 46 anni, titolare del locale “Il Mojo” in piazza San Francesco, imputato di avere organizzato abusivamente un concerto e una serata danzante abusiva. Lui è stato denunciato il primo novembre del 2019, in occasione di un controllo eseguito dai Carabinieri, in quanto la serata danzante sarebbe stata organizzata senza alcuna autorizzazione, e senza avere rispettato le prescrizioni delle autorità a tutela dell’incolumità pubblica, accogliendo un numero elevato di avventori. Albanese si è difeso così: “Non ho organizzato alcuna serata danzante, ma un semplice concerto per il quale possedevo una regolare autorizzazione”.

Continua senza sosta l’attività dei Carabinieri della Stazione di Pantelleria che da ieri sono impegnati a fronteggiare un’emergenza straordinaria che ha causato morti e feriti gravi. Erano circa le 19.00 di eri quando il telefono del Comando Stazione ha iniziato a squillare, in una serata tempestosa che mai poteva far pensare accadesse l’irreparabile.

Alle prime richieste di aiuto e di soccorso tutti i militari dell’Arma presenti sull’isola si sono precipitati nella zona dove  la tromba  d’aria aveva abbattuto case e spazzato via tutto ciò che incontrava sbalzando le auto a metri di altezza.

 

I primi soccorsi ovviamente sono andati alle persone ferite che necessitavano di essere trasportate al presidio medico dell’isola e all’accertamento che non vi fosse nessuno all’interno delle autovetture coinvolte o sotto le macerie delle case abbattute.

Questa mattina, unitamente a personale dei Vigili del Fuoco in possesso di un drone termico e della Protezione Civile, avendo avuto la certezza che non vi fosse nessun disperso, è iniziata l’ispezione per cercare di quantificare i danni.

Una tromba d’aria, che al passaggio ha lasciato devastazione, due morti e nove feriti, entrata dalla parte Est dell’isola, si è abbattuta ieri in contrada Campobello, costeggiando la strada perimetrale che collega il paese con il centro abitato di Kamma.

I Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Canicattì e della Stazione di Castrofilippo hanno in tempi brevissimi risolto il caso della croce disegnata con vernice spray di colore nero sull’ingresso dell’ambulatorio di un medico di Castrofilippo. Il professionista, tra i più noti della cittadina, ha denunciato pochi giorni addietro il macabro avvertimento, oltre l’avere imbrattato, danneggiandola, la cassetta postale e parte dell’ingresso dello studio. Le indagini e gli indizi raccolti hanno condotto i Carabinieri ad un anziano signore, vicino di casa della vittima, la cui abitazione è stata perquisita su mandato della Procura della Repubblica di Agrigento. E nel corso della perquisizione i militari hanno rinvenuto e sequestrato elementi inequivocabili a testimonianza che lui è stato l’autore di quanto accaduto, probabilmente per rapporti di vicinato di casa non molto idilliaci con il medico. L’uomo è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento.

“L’attuale gestione della raccolta dei rifiuti nella Città, affidata al Gruppo RTI Capogruppo ISEDA si è rivelata inadeguata e priva di ogni qualsivoglia logica organizzativa. La Città continua ad essere mortificata e con essa gli agrigentini che puntualmente pagano la tassa sui rifiuti. Ne sanno qualcosa gli abitanti di San Leone, i quali si sono ritrovati a “convivere” con  cumuli di spazzatura giacenti in ogni angolo del Lungomare. Gli atti fondamentali del vostro mandato sono molteplici, tra questi spicca  l’affidamento di attività o servizi mediante convenzione, l’istituzione e l’ordinamento dei tributi,  la disciplina generale delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi. Sono proprio quest’ultime attività che bisognano di una profonda riflessione, di un radicale cambiamento. La Città è in piena emergenza spazzatura, una emergenza che non può essere avvolta nel silenzio, nella indifferenza. I cittadini hanno il diritto di sapere perché  il servizio affidato al Gruppo RTI Capogruppo ISEDA lascia a desiderare. I cittadini hanno il diritto di sapere perchè in tutti questi anni, nessuna diffida è stata mossa nei confronti delle aziende, RTI Capogruppo ISEDA ne irrogazioni di sanzioni pecuniarie previste dal contratto. Gli agrigentini vogliono voltare pagina, non vogliono che si ripetano gli errori del passato. Una pagina nuova, verso l’affidamento del servizio “in house”. Affidamento che genera risparmi per il 30% sulla spesa, rispetto l’affidamento al privato. Una percentuale importante per le tasche dei cittadini ed un miglioramento dell’efficienza del servizio stesso.

Codesto Consiglio, espressione di una volontà popolare, organo di Diritto e controllo politico amministrativo del Comune, ha il dovere di andare alla ricerca di una opportunità che generi  vantaggio ai cittadini ed alla Città. Bisogna compiere un passo importante per la nostra comunità, attenzionando da subito la grave problematica dei rifiuti, la loro “drammatica” gestione e soprattutto il costo miliardario della stessa. Un passaggio politico-sociale che segnerebbe una svolta “storica” in una Città che vuole riappropriarsi dello splendore che l’ha sempre contraddistinta nel mondo”.

 

A Ravanusa i Carabinieri della locale atazione e della Compagnia di Licata hanno arrestato ai domiciliari un uomo di 32 anni, disoccupato, già conosciuto dalle forze dell’ordine. A lui è contestato il reato di coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio, allorchè, in occasione di una perquisizione domiciliare originata da un sospetto investigativo, è stato sorpreso in possesso di 2 chili di marijuana già essiccata, e di 17 piante di marijuana, in avanzato stato di vegetazione. La droga é stata sequestrata e sarà sottoposta agli accertamenti tecnici per stabilire il quantitativo di principio attivo contenuto.

I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento e della Guardia di Finanza di Palermo hanno arrestato 5 cittadini egiziani. Sarebbero stati loro gli scafisti del barcone approdato lo scorso 28 agosto a Lampedusa con 530 immigranti a bordo. L’inchiesta è coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio e dal sostituto procuratore Gianluca Caputo. I 5 egiziani sono ritenuti il braccio operativo e terminale di una organizzazione criminale operante in Libia, oggetto del prosieguo delle indagini.