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Secondo le indagini Rita Atria, che studiava a Sciacca, si uccise il 26 luglio del 1992 a 17 anni, una settimana dopo la strage di via D’Amelio perché, proprio per la fiducia che riponeva nel magistrato Paolo Borsellino, si era decisa a collaborare con gli inquirenti.

«Già nel 2020 l’Associazione Antimafie Rita Atria e la testata LeSiciliane avevano reso pubbliche le perplessità su quanto ritrovato nel fascicolo romano sulla morte della giovane Rita, ma né le istituzioni, né la politica, hanno sentito l’esigenza di approfondire», si legge in una nota.

La notizia è di poco fa. Un giovane 21enne di Favara a bordo della sua moto da cross stava attraversando le vie cittadine per recarsi nel tracciato attrezzato. Per cause che sono in corso ancora di accertamento in via Francia ha perso il controllo della propria moto cadendo sul selciato e sbattendo violentemente la testa.

Sul posto sono intervenuti i Carabinieri, i Vigili Urbani e i soccorritori del 118 i quali si sono resi conto immediatamente della gravità della situazione ed hanno chiamato l’elisoccorso. L’elicottero è prontamete atterrato allo stadio comunale di Favara dove una volta caricato lo sfortunato giovane è volato alla volta dell’ospedale di Caltanissetta.

 

 

2.183 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 14.400 tamponi processati in Sicilia. Il tasso di positività sale al 15,1%, il giorno precedente era al 13,6%. Lo riporta il bollettino del Ministero della Salute di sabato 11 giugno.

I guariti sono 2.248, mentre le vittime sono 14, e portano il totale dei decessi a 11.054. Gli attuali positivi sono 61.983, con un incremento di 276 casi. Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 551, in terapia intensiva sono 23.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 770, Catania 529, Messina 317, Siracusa 233, Trapani 118, Ragusa 196, Caltanissetta 116, Agrigento 155, Enna 104.

A Favara, in via Aldo Moro, incuranti dell’essere giorno, poco dopo le 10, ignoti ladri hanno forzato l’ingresso di un appartamento al quarto piano di un palazzo in via Aldo Moro, peraltro molto trafficata, approfittando della temporanea assenza dei proprietari, una coppia, probabilmente monitorata dai ladri. E’ scattato l’allarme. Il proprietario ha ricevuto la segnalazione al telefonino, e in circa 6 minuti è rientrato a casa. E così anche i Carabinieri. I ladri però si sono dileguati in tempo, dopo avere arraffato 500 euro in contanti e diversi oggetti in oro. Indagini in corso.

Il Comune di Montallegro, in persona del Sindaco Giovanni Cirillo, con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino  ha impugnato il provvedimenti autorizzativi ottenuti dalla Catanzaro Costruzioni per la realizzazione di un impianto  integrato per il trattamento e recupero di Frazione Organica da Raccolta Differenziata (FORD) nel Comune di Montallegro, censurando, tra l’altro,  il mancato rispetto della distanza minima di 3 km tra il realizzando impianto ed il centro abitato dello stesso comune, come delimitato con la delibera commissariale del 30 del 21 giugno 2021.

Con il medesimo ricorso, l’Avv. Girolamo Rubino ha eccepito anche l’illegittimità delle autorizzazioni rilasciate alla Catanzaro Costruzioni poiché l’impianto dovrebbe sorgere entro la fascia di 200 metri dal vicino bosco.

L’art. 10 della l.r. 16/1996, infatti, stabiliva chiaramente il divieto di realizzare nuove costruzioni all’interno delle fasce forestali.

Il legislatore regionale con l’articolo 37, comma 5, della L.R. 13 agosto 2020, n.  19, come modificato dall’articolo 12, comma 1, della L.R. 3 febbraio 2021, n. 2., aveva però disposto l’abrogazione del vincolo di inedificabilità previsto dal predetto art. 10 della L.R. 16/1996.

Avverso la norma  abrogatrice la Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva presentato impugnazione innanzi la Corte Costituzionale deducendo l’illegittimità costituzionale della norma che improvvisamente aveva eliminato un vincolo esistente da oltre 25 anni.

In ragione della questione di costituzionalità pendente, l’Avv. Girolamo Rubino, aderendo alle censure di illegittimità sollevate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, confidando nella declaratoria di incostituzionalità dell’art. 12 comma 1, della L.R. 2/2021 ed il conseguente ripristino del regime di tutela previsto dall’art. 10 della L.R. 16/1996, ha contestato l’illegittimità dei provvedimenti impugnati perché adottati in evidente elusione del vincolo di in edificabilità assoluta delle fasce di rispetto delle aree forestali.

La Corte Costituzionale, con sentenza pubblica il 3 giugno 2022, in accoglimento dell’impugnazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma regionale che aveva abrogato l’art. 10 della L.R. 16/1996 commi da 1 a 10 e 12.

La Corte Costituzionale, invero, con la citata pronuncia ha rilevato che:<< Scopo della normativa abrogata era, all’evidenza, di offrire protezione sostanziale ai boschi e alle fasce boschive della Regione, oltre che alle zone di rispetto, attraverso la fissazione di regole rigorose di inedificabilità dei beni boschivi, per un verso, e, per altro verso, attraverso la prescrizione del rispetto da parte degli strumenti urbanistici comunali di limiti minimi di arretramento delle costruzioni dal confine dei boschi e delle fasce forestali. L’eliminazione di tale regime di tutela sostanziale, destinato a operare anche in assenza di pianificazione paesaggistica e comunque condizionante anche quest’ultima, comporta l’illegittimità costituzionale della normativa che la dispone, per due distinti ordini di ragioni, entrambi riconducibili allo svuotamento, in sua assenza, di adeguate forme di protezione concreta dei beni paesaggistici in questione.>>

Per effetto della pronuncia della Corte Costituzionale il vincolo di inedificabilità assoluta delle fasce dei boschi e delle fasce forestali è stato ripristinato con efficacia retroattiva, fatta eccezione del solo comma 11 dell’art. 10 della L.R. 16/2016 che assoggettava detti vincoli al regime di tutela dei vincoli paesaggistici.

Sarà adesso il TAR Palermo a decidere sulla portata della predetta pronuncia della Corte Costituzionale nell’ambito del giudizio promosso dal Comune di Montallegro avverso l’impianto che intende realizzare la Catanzaro Costruzioni.

Un imprenditore 47enne agrigentino è stato denunciato dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro per alcune irregolarità riscontrate in un cantiere edile al Viale della Vittoria e per la presenza di un lavoratore “in nero”.

L’attività non è stata sospesa poiché si tratta di una micro-impresa ma l’uomo dovrà “sistemare” tutte le criticità riscontrate dai militari dell’Arma. Si tratta di un cantiere che riguarda la ristrutturazione di un edificio al Viale della Vittoria di Agrigento.

Tra le contestazioni l’aver omesso la consegna dei dispositivi di protezione e non aver installato i servizi igienici e anche la presenza di un lavoratore, sui quattro presenti, non in regola. Dopo l’accertamento i carabinieri hanno sanzionato l’impresa per un importo complessivo di quasi 19 mila euro.

Ha posteggiato l’auto “attaccata” al furgone, e all’invito di spostarla, è scoppiato il parapiglia fra vicini di casa, perché il proprietario della macchina non soltanto non l’avrebbe spostata, ma ha iniziato a rispondere in malo modo, insultando e minacciando di incendiare il furgone. Il proprietario della vettura, poco dopo, ha incontrato nell’androne del condominio il figlio del vicino di casa, e lo avrebbe aggredito, sbattendolo contro il portone, e provocandogli ecchimosi e contusioni. In soccorso del ragazzo è intervenuto il fratello che è stato preso pedate, e minacciato di morte: “Se ti vedo per strada ti ammazzo”.

A riportare la calma sono stati i poliziotti del Commissariato di Canicattì. Non è tutto perché proprio l’aggressore, qualche giorno dopo, alla guida della propria auto nel vedere i vicini percorrere la stessa strada, ha invaso la corsia opposta, ritornando sulla propria solo all’ultimo momento. Un canicattinese di 44 anni, e i propri figli di 27 anni e 26 anni, temendo il peggio, si sono recati negli uffici del Commissariato cittadino, ed hanno formalizzato una denuncia a carico del vicino di casa, per le ipotesi di reato di lesioni personali, minacce e violenza privata. Denuncia che gli agenti hanno già inoltrato alla Procura di Agrigento.

Tensione alle stelle e perfino schede elettorali bruciate al porto di Sciacca dove si sono radunati un centinaio di pescatori per l’ennesima manifestazione di protesta contro il caro gasolio. I pescherecci della flotta saccense, come quelli di tutta la Sicilia, sono fermi da giorni e non intendono riprendere l’attività, nonostante l’appello rivolto loro dall’assessore regionale alla pesca Toni Scilla e nonostante gli impegni assunti nei giorni scorsi dal presidente della Regione Nello Musumeci soprattutto in merito ai contributi Covid e caro gasolio che il governo siciliano ha stanziato ma non ancora assegnato. Le conseguenze del blocco della pesca si riflettono sull’economia del territorio, oltre che colpire direttamente gli operatori locali. Per la marineria saccense non ci sono alternative. Non sono state ancora definite le modalità di svolgimento, ma la protesta andrà comunque avanti e non sembra esserci nessuna intenzione di riprendere il mare. In prima fila le tre cooperative di pesca cittadine, con i pescatori che sul lungomare Cristoforo Colombo hanno bruciato numerose schede elettorali proprio alla vigilia del turno amministrativo in programma domani. Gli armatori continuano a ripetere che con il prezzo del gasolio superiore ad un euro al litro non è più conveniente uscire per le normali battute di pesca. La richiesta è sempre la stessa, ed è rivolta principalmente al governo centrale: calmierare il prezzo del carburante e nell’attesa varare sostegni almeno sotto forma di crediti d’imposta.

I giudici della Corte di Assise di Agrigento, accogliendo l’istanza dell’avvocato Salvatore Pennica, hanno disposto la scarcerazione di Giuseppe Barba, 66 anni di Favara, accusato dell’omicidio del genero Salvatore Lupo, ex presidente del consiglio comunale ucciso all’interno di un bar a colpi di pistola nel giorno di ferragosto. Lupo sarebbe incompatibile con la detenzione carceraria a causa di alcune patologie e così finisce ai domiciliari. Il sostituto procuratore Chiara Bisso aveva espresso parere contrario al provvedimento. E intanto l’apertura del processo slitta al prossimo 1 luglio poiché il presidente della Corte di Assise risulta essere incompatibile avendo effettuato attività durante la fase preliminare di indagine.

Il movente dell’omicidio dell’ex presidente del consiglio comunale di Favara, secondo gli inquirenti, sarebbe da ricondurre ai dissidi economici fra Barba e l’ex genero, che aveva pessimi rapporti con l’ex moglie scanditi da denunce per stalking e aggressioni. Barba sarebbe stato tradito dalle immagini di un filmato, estratto dalle telecamere della video sorveglianza, che immortala la sua Fiat Panda mentre effettua un tragitto nella direzione della via IV novembre, dove e’ stato commesso l’omicidio nel tardo pomeriggio del 15 agosto. sono state trovate tracce di polvere da sparo che avrebbero confermato i sospetti tanto da fare scattare il fermo.