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Da troppi anni l’isola di Lampedusa viene usata per creare emergenze o mettere in scena retoriche ed immagini che vanno a giustificare ed alimentare politiche di sfruttamento, reclusione, disumanizzazione. Avamposto militare di una Unione Europea con una vocazione sempre più aggressiva verso la sponda sud del Mediterraneo e dell’area del Medio Oriente.

Crediamo sia necessario ripensare le politiche economiche locali che si stanno progressivamente sostituendo con quelle legate alla militarizzazione e all’uso dell’isola come carcere, cosi come è necessario riflettere sui motivi che spingono milioni di persone a lasciare il proprio paese e al perché la maggioranza della popolazione mondiale non può viaggiare in maniera regolare e senza passare dalla “macchina dell’accoglienza” che tutto fa tranne che accogliere.

Lampedusa è luogo fondamentale per la pesca mediterranea, rifugio per chi naviga, meta turistica e oasi di pace da smilitarizzare. Nel giorno della festa dei lavoratori presenteremo il “piano del lavoro per Lampedusa” uno strumento di programmazione che può contribuire a garantire diritti ai lavoratori e allontanare definitivamente il processo di militarizzazione dell’isola e l’inquinamento elettromagnetico, ridando così al mondo quell’ambiente unico che è ponte tra l’Europa e l’Africa.Negare il diritto alla cura per i naviganti, la difesa della pesca, lo sviluppo delle attività turistiche e la lotta al lavoro nero è andato di pari passo in questi anni con l’apertura di un centro di detenzione, che nega a migliaia di persone, la possibilità di viaggiare in maniera regolare, producendo lavoratori sfruttati, situazioni di disagio e la violazione della dignità e dei diritti fondamentali. Chiediamo che sull’isola non ci siano più nessun tipo di centro di detenzione per migranti. Si potenzi piuttosto il servizio sanitario e si apra una struttura in grado di dare assistenza sanitaria a tutti coloro che vivono o transitano da Lampedusa e che da troppo tempo si vedono negati aspetti fondamentali del diritto alla salute.

Lasciamo, allora, che la “lampara del Mediterraneo” diventi un luogo dove il lavoro torni ad essere fonte di dignità e non strumento di ricatto sociale e veicolo di una condizione di cronica precarietà.

Costruiamo un ponte tra il Primo Maggio a Lampedusa, quello di Reggio Calabria, dedicato quest’anno ai lavoratori della terra, per dire no allo sfruttamento di tutti gli uomini. Un ponte che passi dal 1° maggio di Catania dedicato alla Palestina, luogo cardine dell’aggressione da parte dell’imperialismo alle risorse del Mediterraneo.

Affinché Lampedusa diventi un luogo di dignità, pace e dialogo per tutti, luogo in cui i lavoratori hanno riconosciuti i propri diritti e il lavoro non sia motivo di sfruttamento ma di autodeterminazione e costruzione sociale.
Affinché chi decida di lasciare il proprio paese lo faccia in maniera autonoma e non costretto da guerre o mancanza di risorse, storicamente depredate dagli stati occidentali.

Affinché chi decida di spostarsi lo possa fare in maniera regolare senza essere costretto a rischiare la vita ed ingrassare gli apparati militari e le mafie internazionali.

Vi aspettiamo il 1° Maggio in piazza a Lampedusa per lanciare alcune azioni concrete che possano essere strumento per tutti quei lavoratori che pretendono dignità e diritti. È nostro dovere creare lavoro, senza schiavizzare gli uomini!

Aldo Mucci

Come celebrare il 70° anno della Costituzione nella provincia di Agrigento se è stata mortificata nei suoi diritti fondamentali? Tanto da poter far nostra la domanda biblica del popolo d’Israele deportato in esilio: ‘Come cantare i canti del Signore in terra straniera?

La stessa sfiducia oggi pervade in questa Provincia di Agrigento, l’ultima tra le ultime nella graduatoria nazionale, dove parlano in modo chiaro i dati del Sole 24 Ore e dell’agenzia territoriale Ethikos.

Da alcuni mesi, dopo l’elevata percentuale dell’astensionismo alle regionali in provincia di Agrigento, che ha toccato il 60%, alcuni cattolici ci siamo interrogati come arginare questa diffusa sfiducia negli abitanti di questa provincia, rivolgendoci alcune domande e cercando di conoscere la situazione reale della provincia per tracciare un nuovo sentiero di speranza.

Quale diritto alle cure sanitarie se si ipotizza che mancano negli ospedali agrigentini 500 medici, 640 infermieri e 600 posti letto, costringendo il 30% dei cittadini ad emigrare in altre strutture sanitarie, ottenendo la percentuale negativa più alta in Italia, secondo lo studio dell’Agenzia territoriale Ethikos? Quale diritto alla salute se la percentuale nazionale è 2,2 medico ospedaliero per 1000 abitanti mentre in questa provincia è lo 0,8[1]?

Quale futuro stiamo costruendo ai giovani se i risparmi dei nonni e dei genitori vengono traslati altrove, lontano, scoraggiando l’economia Isolana e, soprattutto, quella agrigentina? I siciliani hanno depositato nelle banche ed uffici postali una somma enorme di denaro: 84 miliardi di euro, ma soltanto 55 miliardi vengono impiegati al territorio siciliano: 29 miliardi sono trasferiti altrove. Una massa di denaro enorme!!!!! Un ammanco enorme di liquidità finanziaria per le Imprese e Cittadini, che certamente è stata girata in altre parti d’Italia ed all’Estero.

La conseguenza di questo esproprio di denaro è la seguente: in cinque anni sono scomparse in Sicilia: 5700 imprese agricole, 1200 piccole industrie artigianali, 3400 imprese di costruzioni, 4800 attività commerciali, 134 ditte di trasporto, calo vertiginoso del mercato immobiliare, causato dall’emigrazione dei giovani, desertificazione delle città, dove si vedono circolare soltanto immigrati.

E questi dati negativi, purtroppo, si aggravano in percentuale per la provincia di Agrigento, che  è quella che sta male più di tutte. La quale è ricca nei depositi e povera nella circolazione della moneta. Nelle banche ed uffici postali sono depositati ben 7 miliardi di euro, ma soltanto 3 miliardi e 600 milioni ritornano in questa Provincia, perché 3 miliardi e 400 milioni vanno via, cioè la metà della nostra ricchezza. Tutto quanto ha provocato uno scenario desolante che è sotto gli occhi di tutti: i giovani partono, i Comuni invecchiano rapidamente, i negozi commerciali chiudono, l’artigianato soffre, l’agricoltura s’impoverisce, la povertà si diffonde a macchia d’olio, le famiglie sono costrette a dividersi ‘legalmente’ per evitare di pagare le imposte esose delle seconde abitazioni, le classi degli alunni diminuiscono rapidamente, i giovani partono, il patrimonio immobiliare subisce un calo vertiginoso di valore, le strade sono deserte, i bar semivuoti, insomma la nostra provincia è in uno stato di desertificazione. 

Nel corso di questo Novecento, il laicato cattolico ha coniugato Evangelizzazione e promozione umana, consapevole che la politica è la più alta forma di carità, come ebbe a dire in modo profetico Paolo VI.

Alla luce della ricca e vitale esperienza sociale e politica, il laicato cattolico, nella propria libera autonomia e responsabilità, oggi più di ieri, è chiamato a testimoniare la propria fede in questa Provincia che ha perduto la speranza in un avvenire nuovo e diverso. Infatti, un certo spirito di rassegnazione aleggia nelle coscienze delle persone, incapaci di pensare, di riflettere, di guardare con serenità il domani;  e le cifre sopra riportate, certamente invitano ad agire in modo diverso. Come cristiani, non possiamo rimanere inerti, incapaci di progettare e di scuotere lo spirito addormentato e sfiduciato. Noi abbiamo il dovere morale di rialzarci e di rialzare per dare una speranza, che è una delle virtù teologali che ci contraddistingue nella nostra identità.

Una domanda s’impone: perché questo decadimento morale, politico e sociale? La risposta non sembra difficile: negli ultimi venti anni, almeno, l’insegnamento sociale e politico cristiano è stato emarginato, ignorato, messo da parte in modo voluto e scientifico. Sono prevalsi altri indirizzi sociali, altre correnti di pensiero, tanto che un manager dell’Azienda Ospedaliera riceve il plauso per gli obiettivi raggiunti, nonostante nella Provincia di Agrigento mancassero centinaia di medici ed infermieri, mettendo a repentaglio il diritto alla salute dei cittadini, garantito dalla Costituzione.

Come dare una speranza a questa Provincia? Anzitutto, superando la divisione, sempre in agguato, tra fede e politica; una divisione che ha segnato gli ultimi decenni, facendo vivere sia la politica sia la fede come azioni individuali, come se fossero separate, tanto che la dicitura ‘Cattolici e politica’ ha perduto l’incidenza di un tempo; occorre interpretare il disagio alla luce dell’insegnamento sociale cristiano e indicando le scelte politiche che abbiano a cuore quei principi che scaturiscono dall’insegnamento cristiano: dignità della persona umana e bene comune che, in concreto, conducono inevitabilmente a scontrarsi con quei sistemi immorali che tengono in una situazione di sottomissione questa Provincia. Lo stato di bisogno conduce inevitabilmente all’esodo delle forze più giovani della società agrigentina; un esodo, oggi biblico, che sta svuotando i nostri Comuni; un esodo mal sopportato che induce al triste lamento con cui noi abbiamo iniziato questo documento. Questo sistema politico immorale ha creato uno stato di sottosviluppo in Sicilia e, soprattutto, nella nostra Provincia, espresso nelle cifre sopra riportate. Siamo dinanzi ad una nuova forma di ‘baronaggio’ espresso nella gestione dei rifiuti, nella gestione della sanità, nella gestione del credito, nella gestione delle acque e nella gestione degli investimenti dei fondi (per i porti agrigentini non è stato previsto alcun investimento).

La memoria storica insegna che il riscatto sociale dell’Isola è iniziato da questa Provincia, dove operavano cattolici illuminati, sensibili alla questione sociale sia nel ventennio d’inizio Novecento sia dopo il II Conflitto Mondiale con l’occupazione delle terre incolte per dare pane alle famiglie dei contadini. Forti della nostra tradizione, consapevoli del servizio da svolgere, adesso, siamo chiamati a coniugare fede e politica per un alto esercizio della carità.

Con questa iniziativa, che per molti aspetti si riconduce all’appello sturziano d’inizio secolo, ci rivolgiamo a tutti coloro che realmente amano questa terra e desiderano un vero cambiamento, studiando le strategie politiche da percorrere che hanno come riferimento i principi sopra elencati.

Basterebbe una nuova politica sui cinque temi sopra elencati per attuare un vero cambiamento in Sicilia: 1. Impiego del credito degli agrigentini, 2. Gestione rifiuti, 3. Gestione acque, 4. Sanità e 5. Gestione degli investimenti di fondo. Qui si annida il nuovo ‘baronaggio’ nei confronti del quale i cattolici, ieri come oggi, siamo chiamati ad alzare la voce nel nome dell’insegnamento sociale cristiano.

Cattolici in Politica

Dal ritardo nelle bollette alla rinuncia della vacanza

E’ la Sicilia la regione che sconta la quota più alta di persone che vivono in condizione di grave deprivazione, ovvero in forte difficoltà economica, risultando, tra l’altro, in ritardo con bollette e affitti, o non potendosi permettere una settimana di vacanze. Nella regione l’incidenza del fenomeno arriva al 26,1% nel 2016, toccando così uno su quattro, in tutto 1,3 milioni di siciliani. Lo rileva l’Istat in ‘Noi Italia’, dove per l’intera Italia registra un indice più che dimezzato rispetto al dato della Sicilia (12,1%).
   Nel 2015 le famiglie residenti in Italia hanno percepito un reddito disponibile netto pari, in media, a 29.988 euro (circa 2.500 euro al mese). Lo rileva l’Istat nel rapporto ‘Noi Italia’. Tuttavia, data “l’asimmetricità della distribuzione dei redditi, la maggioranza delle famiglie ha conseguito un reddito inferiore all’importo medio”: per il 50% infatti non si è andati oltre ai 24.522 euro (circa 2.044 euro al mese). In statistica si parla in questo caso di reddito mediano, misura che “mostra una differente distribuzione territoriale: nel 2015 la provincia autonoma di Bolzano registra il valore più elevato (33.479 euro), con oltre 15.000 euro di scarto dalla Sicilia, ultima regione nella graduatoria”, che presenta un importo quasi dimezzato (17.901 euro). Sempre nel 2015, la diseguaglianza, misurata in termini di concentrazione del reddito, è “più elevata in Sicilia, mentre nelle regioni del Nord-est si riscontra una maggiore uniformità”. Nel confronto con l’Ue, “l’Italia si posiziona al ventunesimo posto (0,331), con un valore più elevato di quello medio europeo (0,308)”.  

 

 

Il tempo ha dato ragione a chi non ha mai creduto al dissesto finanziario del Comune come scelta obbligata o risolutiva. Il tempo ha dato ragione a chi si è fin da subito opposto alla scarsa trasparenza della Giunta Alba, che a pochi giorni dal suo insediamento ha deciso il dissesto finanziario del Comune senza confrontarsi né informare le parti rappresentanti i cittadini.

Il 2018 sarà un anno di sangue per i favaresi.

Dopo avere chiesto a un numero esorbitante di cittadini il pagamento, di fatto nel 2018, della TARSU 2011 (eludendo sfacciatamente i termini di prescrizione, con l’aggravio di una insopportabile approssimazione nell’invio di raccomandate piene di errori, con danno per le casse comunali e per i contribuenti),

l’Amministrazione ha in canna una sfilza di colpi che, se confermati, rischiano di causare una pericolosa crisi sociale. Entro il 2018 pioveranno sulle teste dei favaresi:

 

  messa in mora TARES 2013, TARI 2014-2015,

  infedele denuncia TARES 2013, TARI 2014,

  omessa denuncia TARSU 2012, TARES 2013,

  omessa denuncia e omesso pagamento IMU 2013-2014,

  omessa denuncia e omesso pagamento TASI 2014-2015.

Inutile dire che in assenza del dissesto finanziario e in presenza di un piano di riequilibrio serio, che prevedesse sì la riscossione, ma fatta in modo graduale, senza la fretta imposta da una Commissione Straordinaria di Liquidazione, le cose avrebbero potuto andare diversamente.

Credo di esprimere il pensiero di buona parte della Città chiedendo che il Sindaco chiarisca se abbia un piano B o come pensi di gestire le tensioni che si genereranno nei prossimi mesi.

Chiedo, infine, un intervento in prima persona del Sindaco, che non può delegare il tema sempre e completamente all’Assessore Maida, come fatto nell’ultimo Consiglio Comunale. Favara ha bisogno di risposte e rassicurazioni da parte del suo Sindaco, se è in grado di farlo, e non da chi a Favara nemmeno ci vive!

Ieri, 27 aprile, a Castrofilippo, ha avuto luogo la cerimonia di intitolazione di una via del paese all’Arciprete Don Gaspare Lo Bue.

Nato nel medesimo paese il 25 febbraio 1921, fu consacrato da S. E. Rev.mo Mons. Peruzzo il 29 agosto del 1943, dopo una attesa di due anni perchè, pur avendo completato gli studi, non aveva ancora raggiunto l’età necessaria all’ordinazione.

Dopo essere stato a San Biagio Platani, fu successivamente assegnato a  Sciacca  e Burgio per poi tornare a Castrofilippo dove, dal 1955, fu Cappellano presso la chiesa Madre e contemporaneamente Rettore della chiesa SS Maurizio e Agnese. Il 1^ novembre 1969 fu nominato Arciprete rimanendovi fino alla morte avvenuta improvvisamente in chiesa, ai piedi del Redentore, la mattina del 27 aprile 1992.

Don Gaspare Lo Bue fu un prete, amatissimo dalla comunità, che si prodigò incessantemente per il bene del suo paese. La sua continua presenza tra la gente,  coniugata al suo carattere solare e disponibile, sempre pronto a consigliare, seguire, aiutare, lo resero indimenticabile.

Oggi alla presenza del Sindaco Calogero Sferrazza, che ha fortemente voluto questo evento, dell’assessore Mariangela Palumbo, dell’Arciprete Don Giuseppe Costanza e dei familiari è stata scoperta la targa toponomastica che intitola la via.

Presenti alla manifestazione il comandante della stazione dei Carabinieri, i vigili urbani, le scuole e una nutrita rappresentanza di cittadini che hanno assistito con grande commozione.

Decisivo, ma non troppo, l’incontro svoltosi  ieri sera fino a tarda notte tra le forze dell’opposizione. Si è tentata ancora l’intesa su un nome, candidato Sindaco, che potesse mettere d’accordo tutti. Che rappresentasse e unisse finalmente tutti. Il Pd, area socialista, è fuori ormai dal tavolo comune dopo la decisione, domenica scorsa nella riunione di segreteria, di promuovere un candidato della propria corrente escludendo così il sostegno alla candidatura di Salvatore Pitrola. 

L’avvocato aspramente risentito aveva lasciato intuire di non essere più disposto a candidarsi. È possibile, invece, che nella nuova riunione di oggi pomeriggio l’opposizione, senza i “lauricelliani”, torni a riproporlo anche con il sostegno di “Servire Ravanusa”. E da qui iniziare a delineare la lista dei candidati Consiglieri e quindi la squadra di giunta.  Mentre si urla al tradimento contro i “lauricelliani” sui quali cade il sospetto di un accordo con Carmelo D’Angelo,  ricandidato Sindaco, tra i socialisti l’unica voce fuori dal coro è quella Luigi La Marca (Cons. uscente Pd) che pare stia tentando di avvicinarsi tra le fila di Armando Savarino e candidarsi Consigliere nella lista che sostenere Pitrola. 

Ieri sera un nome proposto (invano) è stato quello di Silvia Sazio. Ma tutto impone di pensare che trattasi di ulteriore  temporeggiamento. Quasi certamente il candidato sarà scelto in una fase successiva anche a poche ore dalla scadenza della presentazione delle liste che dovranno essere depositate presso la Segreteria Comunale. Il nome più accreditato rimane comunque quello del responsabile amministrativo del GAL.

Il Sindaco Ettore Di Ventura e l’Assessore all’Ambiente, Roberto Vella, informano la cittadinanza che altre nuove strade si aggiungono all’elenco di quelle già servite dalla raccolta RSU porta a porta. 

Da domani sabato 28 aprile, infatti, il servizio sarà attivo nelle vie S.Vincenzo, Giovanni Guarino Amella, Papa Giovanni XXIII, Vittorio De Sica, Sergio Leone, S.Domenico, S.Gemma, S.Chiara, S.Orsola, S.Antonio, s.Biagio, S.Diego, S.Francesco, Mons.Ficarra 

Il Governo Musumeci mantiene le sue promesse “Assegno di cura e libera scelta” per persone disabili. Giovedì 26 aprile si è tenuta presso l’Assessorato Regionale della Salute un incontro tra associazioni e governo, alla riunione era presente anche la Federazione Movimento Noi Liberi Regionale la quale, come sempre, rappresenta la volontà delle persone disabili in Sicilia che porta una sola posizione: “libertà di scelta per le persone disabili e mantenimento dell’assegno di cura”. Il Governo Musumeci non ha esitato ad accogliere la volontà dei cittadini, infatti alla riunione dai dirigenti generali degli Assessorati delle Politiche Sociali e Salute, Dott. Giglione e Dott. Geraci, è stato confermato l’impegno da parte del governo di mantenere l’assegno di cura e garantire il diritto alla libera scelta, nonostante oggi si registri un numero esponenziale e inaspettato di circa 13.000 persone disabili gravissimi. La Federazione riconosce l’impegno immane che ha coinvolto gli Assessorati delle Politiche Sociali e Salute, guidati rispettivamente da Mariella Ippolito e Ruggero Razza, per il raggiungimento e il riconoscimento al diritto inalienabile ad una vita libera e dignitosa a tutte le persone disabili. Accogliamo con soddisfazione, gli intenti dei dirigenti generali che lavorano incessantemente per garantire a tutte le persone disabili un trattamento ottimale.

 

Altri particolari nell’ambito dell’inchiesta che ha provocato il sequestro del depuratore di Lampedusa. Le indagini e gli indagati.

Emergono altri dettagli nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Agrigento e dei Carabinieri del Centro anticrimine natura che ha provocato il sequestro dell’impianto di depurazione del Comune di Lampedusa. Il depuratore non avrebbe depurato alcunché, nonostante un finanziamento pubblico di 8 milioni di euro potenzialmente adeguato per risolvere gli inconvenienti.

E ciò ha determinato un inquinamento diffuso da batteri fecali con un tasso superiore di 10mila volte ai militi di legge. A seguito di una convenzione risalente al 2015, nell’arco di due anni si sarebbero dovuti compiere i lavori che avrebbero permesso il regolare funzionamento del depuratore, gestito direttamente dal Comune.

Tra i reati ipotizzati vi sono inquinamento ambientale, distruzione di ambiente naturale, falso, truffa, frode in pubbliche forniture, falso, truffa, e omissioni in atti d’ufficio. L’indagine è stata condotta dai carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento, agli ordini del colonnello Giovanni Pellegrino, dal Centro anticrimine natura dei Carabinieri diretto da Vincenzo Castronovo, ed è coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio, e dal sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento, Alessandra Russo.

I 13 indagati, destinatari di un avviso di garanzia, sono l’ex sindaco Giusi Nicolini, 57 anni, l’attuale sindaco di Lampedusa, Totò Martello, 62 anni, e poi Maurizio Pirillo, 56 anni, di Palermo, dirigente della Regione Sicilia, dipartimento acqua e rifiuti. Felice Ajello, 61 anni, di Palermo, direttore servizi attuativi della Regione Sicilia per la gestione delle acque. Salvatore Stagno, 47 anni, di Palermo, titolare del Rup della Regione, il registro unico produttori. Giuseppe Tornabene, 54 anni, di Agrigento, e Giuseppe Dragotto, 63 anni, di Palermo, entrambi direttori dei lavori. Poi Manlio Maraventano, 50 anni, di Lampedusa, geometra, Calogero Fiorentino, 55 anni, di Porto Empedocle, e Francesco Brignone, 55 anni, di Lampedusa, tutti e tre già a capo dell’ufficio tecnico comunale di Lampedusa. E poi Sonia Nunziatina Cannizzo, 48 anni, di Gela, amministratore della ditta “Nuroni srl” che avrebbe dovuto eseguire i lavori. E il direttore tecnico della stessi “Nuroni srl”, Luigi Fidone, 73 anni, di Gela. E poi, ancora, Giovanna Taormina, 50 anni, palermitana residente a Lampedusa, rappresentante legale della ditta Edilscan, che sarebbe responsabile di una maxi discarica abusiva a Lampedusa contenente i liquami non depurati.

A.R. (teleacras)

La prima commissione consiliare permanente allo sviluppo economico del comune di Agrigento, presieduta da Salvatore Borsellino e composta dal vice presidente Teresa Nobile e dai consiglieri Giuseppe Picone e Marcella Carlisi, esprime soddisfazione a seguito della pubblicazione in albo pretorio del bando relativo al concorso pubblico per il rilascio di 15 autorizzazioni per l’attività di autonoleggio con conducente. Lo stesso Borsellino afferma: “La commissione si è fatta promotrice, dedicando molto tempo ed ore di lavoro,per far sì che la città di Agrigento si dotasse di un Regolamento di Ncc (noleggio con conducente). In questi giorni è finalmente uscito il tanto atteso bando che porterà nuovi posti di lavoro, ben 15, per i cittadini. Ricordiamo inoltre a quanti fossero interessati che il termine di presentazione della domanda scade il 10 maggio”.