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Gruppi di tunisini rintracciati nelle acque antistanti l’isola di Lampedusa, ma anche sulla terraferma. Sono stati 14, a partire dalla tarda serata di ieri, gli sbarchi di gruppi di migranti rintracciati a terra.
All’hotspot di contrada Imbriacola ci sono al momento 960 extracomunitari. La struttura d’accoglienza è al collasso e la prefettura di Agrigento è al lavoro per cercare di trovare posti disponibili dove collocare i migranti che devono effettuare la sorveglianza sanitaria. Sono 12 i barchini rintracciati davanti all’isola dalle motovedette della Guardia di finanza e da quelle della Capitaneria di porto durante la notte. A bordo un minimo di 10 persone e un massimo di 25. Due le operazioni condotte a terra dalle Fiamme gialle che hanno rintracciato 5 tunisini al molo Sanità e altri 15 al molo Madonnina. Poco prima dell’1 di notte, dopo l’ennesimo sbarco, i poliziotti in servizio all’hotspot hanno avuto serie difficoltà – per mancanza di spazio – nelle procedure di identificazione. La prefettura di Agrigento ha disposto il trasferimento di 200 tunisini con il traghetto di linea che giungerà in serata a Porto Empedocle.

Sempre più emergenza abitativa a Porto Empedocle. Nel giro di pochissime ore, sono stati firmati – con un termine perentorio di 15 giorni per lasciare gli alloggi popolari occupati abusivamente – tre provvedimenti di sgombero.
Tutte le famiglie coinvolte avevano già ricevuto, dai responsabili dell’ufficio Case del Municipio, delle diffide: erano state invitate – visto che occupano abusivamente gli appartamenti – a lasciarli liberi. Non solo non sono arrivate al Comune deduzioni dalle parti interessate, ma le residenze non sono state appunto ancora liberata. Motivo per il quale, a questo punto, sono stati firmato i tre provvedimenti di sgombero.

Trascorsi i 15 giorni, la polizia municipale dovrà – è stato stabilito dal Municipio – dare corso agli sgombero coattivo. Provvedimenti di sgombero, a Porto Empedocle, ne sono stati già firmati diversi, decine e decine. Nella città marinara, il 10 per cento circa delle case popolari sono occupate in maniera abusiva: l’ultimo censimento realizzato dal Comune parlava di oltre 130 famiglie – sulle complessive 1.500 che abitano nelle case popolari – presenti, in altrettante abitazioni, in maniera abusiva. Chi occupa queste case non paga l’affitto, non paga le tasse e non fa la raccolta differenziata.

I carabinieri di Agrigento hanno risolto uno degli episodi più squallidi degli ultimi tempi. Qualcuno aveva portato via una sedia da mare per diversamente abili, generando l’indignazione di tanti. Tutto ha avuto inizio quando l’assessore Gabriella Battaglia e l’assessore Gerlando Riolo si sono recati in caserma per denunciare, che qualcuno aveva rubato la sedia da mare per diversamente abili, collocata dal Comune nei pressi di piazzale Giglia di San Leone, proprio con il prezioso compito di permettere anche a soggetti con difficoltà motorie di poter accedere a mare per rinfrescarsi. Per tutta la mattina di ieri una decina di carabinieri della stazione di Agrigento si sono messi all’opera per pattugliare l’intero tratto di spiaggia, sentendo vari testimoni. In tarda mattinata la svolta, quando alcuni cittadini hanno segnalato, sul bagnasciuga di un noto lido di San Leone, una sedia di colore azzurro, come quella rubata. I militari, in un attimo, hanno fatto accesso su quel tratto di spiaggia ed hanno iniziato una perquisizione. È saltata fuori la sedia rubata a piazzale Giglia, serenamente disposta sul bagnasciuga per le esigenze del lido.

Alla richiesta dei militari, F. V., 35enne, impiegato presso lo stabilimento, ha ammesso di averla acquistata poco prima al prezzo di 100 euro da un soggetto sconosciuto. Per lui è così scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Agrigento per incauto acquisto. La sedia, appena dissequestrata, sarà subito riconsegnata al Comune e potrà continuare a svolgere il suo prezioso compito a favore delle persone meno fortunate della città. Le indagini dei carabinieri non si fermano qui. Andranno infatti avanti per dare un volto anche a colui che si è impossessato della sedia, rendendosi così responsabile del suo furto.

Anche quest’anno dall’1 al 30 agosto la TUA (Trasporti Urbani Agrigento) prolungherà fino a mezzanotte le corse urbane della linea 2 (Agrigento centro – San Leone – Le Dune – Villaggio Mosè). Il servizio sarà attivo fino alle 24.

L’iniziativa della TUA e dell’Amministrazione comunale di Agrigento nasce per facilitare la mobilità di agrigentini e turisti verso le principali località balneari e commerciali della città e per ridurre, al contempo, il flusso automobilistico nelle ore serali.

Non è l’unica novità prevista: dal 10 al 30 agosto la TUA offrirà ai ragazzi che non hanno ancora compiuto 18 anni la possibilità di viaggiare gratuitamente, dalle 20 alle 24, sui bus della linea 2.Un modo per incentivare nelle ore serali l’utilizzo del bus da parte dei giovani, un mezzo di trasporto più sicuro e affidabile rispetto ai ciclomotori.

Domenico Tuttolomondo, ex segretario comunale, è il candidato sindaco delle forze di centro sinistra, PD, Risorgimento Socialista e Alleanza Civica alle elezioni amministrative di Raffadali del prossimo 4 ottobre. La designazione di Tuttolomondo è stata ufficializzata dal Pd e sancita nel corso di una riunione del direttivo locale. La proposta ha ricevuto il pieno e convinto sostegno degli alleati della coalizione. Stimato ed apprezzato professionista, Tuttolomondo, oggi in pensione, ha iniziato la sua lunga carriera di segretario proprio a Raffadali. Recentemente ha ricoperto la carica di assessore “tecnico” al bilancio e finanze nella città di Licata. Profondo conoscitore della macchina amministrativa, Mimmo Tuttolomondo è  autore del volume “L’ ordinamento amministrativo degli enti locali nella Regione Sicilia“. “Tuttolomondo– dichiara il segretario regionale di Risorgimento Socialista, Nino Randisi- ha l’autorevolezza e la competenza giuridica per potere amministrare il comune nel solco del rinnovamento, del cambiamento, del progresso sociale e culturale. La sua designazione unitaria, per quello che ci riguarda, rappresenta una forte e netta  discontinuità contro ogni forma di gestione  feudale del governo locale”.  ” Siamo  sempre aperti e disponibili a quanti intendono adesso , alla luce di questa candidatura, dare un sostegno concreto ed operativo alla coalizione, a partire dalla composizione della lista civica di appoggio che stiamo preparando. Il nostro candidato- conclude Randisi– è già al lavoro in queste ore  per ampliare la base della coalizione con coloro che sottoscriveranno il documento che sancisce l’alleanza di centro sinistra  e  successivamente il programma elettorale”. 

Per Francesco Gambino, già presidente del consiglio comunale in questa legislatura e attuale segretario del gruppo politico di  Alleanza Civica ” la candidatura del dott. Domenico Tuttolomondo, da anni al servizio delle Istituzioni, saprà dare nuovi stimoli alla comunità raffadalese e a quanti vorranno sposare questo progetto che ha come punti cardine lo sviluppo, l’aggregazione e la crescita del territorio con una programmazione costante e durevole per tutta la durata del mandato”. “Vogliamo creare un laboratorio politico– conclude Gambino- da cui far scaturire il nostro programma di lavoro che non sarà quindi un pacchetto chiuso presentato ai cittadini, ma nascerà dall’ascolto e dalle idee dei cittadini, realizzato da giovani e da professionisti che con gioia e grande entusiasmo si sono già messi a lavoro“. Per il Pd la candidatura di Tuttolomondo” rappresenta la vera novità di queste elezioni  e costituisce  per i raffadalesi un opportunità per avviare decisamente un percorso civico di cambiamento che mette al centro il bene comune. Un nuova idea di paese, più solidale e vicino ai bisogni dei propri cittadini. Una candidatura che potrà sparigliare e invertire le dinamiche della politica locale determinata spesso da rapporti familiari, amicali e clientelari, rappresentando essa stessa per la storia personale del candidato, un punto di svolta e di crescita per la nostra comunità”.

Una notizia drammatica colpisce la città di Favara e l’intera provincia di Agrigento per l’incidente mortale occorso a Giovanni Cusumano. Ancora una morte sul lavoro. Cusumano ha perso la vita travolto dall:escavatore sul quale si trovava e che si è rovesciato sul suo corpo senza dargli scampo. Sono tragedie che non vorremmo mai leggere, che ci addolorano e ci fanno rabbia. La sicurezza sul posto di lavoro è un diritto che deve essere garantito ad ogni costo, non dobbiamo essere mai stanchi di rivendicarla e pretenderla.

Il Cartello Sociale della provincia di Agrigento esprime il più sentito cordoglio alla famiglia di Giovanni Cusumano e a tutta la comunità favarese e si stringe alla famiglia con un abbraccio al loro profondo dolore.

Qualche anno fa a Punta bianca, uno stolto, aveva inciso la marna con un ritratto, e si era pure firmato, col nome di Salvatore.
Mareamico aveva allertato l’Accademia di Belle Arti di Agrigento che aveva rimediato all’incisione coprendo il graffito. Ma dopo qualche tempo è ricomparsa, come un fantasma, la vecchia incisione.
Presto rimedieremo definitivamente, facendo sparire tutto!

Sbarco di migranti in diretta per Matteo Salvini. Mentre con un gruppo di simpatizzanti e attivisti parlava di emergenza immigrazione, a qualche metro di distanza l’ennesimo approdo che il leader della Lega ha ripreso con il suo cellulare. “I soldi il governo per Lampedusa fatica a trovarli – ha dichiarato Salvini – ma nel frattempo continuano gli sbarchi, eccoli gli ennesimi clandestini che staranno qui a scrocco”, dice il leader del Carroccio indicando la nave dei soccorritori con i migranti.

“Non vedo l’ora di tornare al Governo con gente seria – ha concluso Salvini – per richiudere i porti ai delinquenti e riaprirli alla gente perbene”.

(adnkronos)

È ripresa ieri, per la terza udienza consecutiva, la deposizione del capo sezione della Dia di Agrigento, Roberto Cilona, al processo scaturito dalla maxi inchiesta “Kerkent” che ha disarticolato la nuova famiglia mafiosa di Agrigento. In questo troncone sono imputati in sette. Si tratta di Pasquale Capraro, 28 anni; Angelo Cardella, 48 anni; Francesco Luparello, 46 anni; Saverio Matranga, 42 anni; Gabriele Miccichè, 29 anni; Calogero Trupia, 34 anni e Angelo Iacono Quarantino, 28 anni. “Il primo canale di approvvigionamento della droga del gruppo messo in piedi da Antonio Massimino che abbiamo individuato durante le indagini è quello di Palma di Montechiaro” ha raccontato Cilona, primo teste della lista del pubblico ministero della Dda Alessia Sinatra, ha ripreso a raccontare, davanti ai giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, gli esiti dell’attività di indagine che ha svelato, oltre a un giro di estorsioni messo in piedi da Massimino, soprattutto un vasto traffico di droga che avrebbe dovuto finanziare la famiglia mafiosa di Agrigento.

Le intercettazioni, eseguite nella sala colloqui del carcere Pagliarelli, sono state prodotte dal pubblico ministero della Dda Alessia Sinatra al processo “Montagna”, in cui l’ex sindaco di San Biagio Platani Santino Sabella è imputato insieme ad altre cinque persone. Ieri mattina sono stati ascoltati due marescialli che hanno visionato il filmato e descritto quello che si vede e sente. I sottufficiali hanno insistito molto sulla gestualità, ritenuta decisiva per comprendere cosa effettivamente Sabella volesse dire quando si rivolge al fratello chiedendogli di prendere dei documenti da un cassetto. A Sabella si contesta di avere stretto un patto elettorale col capomafia del paese Giuseppe Nugara per farsi eleggere alle amministrative del 2014. Il boss gli avrebbe dato sostegno e il sindaco avrebbe dovuto ricambiare, sostiene l’accusa, indirizzando piccoli appalti e posti di lavoro a imprese e uomini vicini a Nugara. “Non parlate con nessuno, apri quel cassetto e piglia quelle cose”. Con le dita della mano, secondo quanto riferito in aula da due marescialli dei carabinieri, avrebbe poi fatto il gesto della sottrazione”.

Il sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella, arrestato il 22 gennaio del 2018 con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa – scarcerato con l’obbligo di restare fuori dalla provincia da alcuni mesi con prescrizioni di rientro in casa la sera – durante un colloquio in cella con i familiari proclama la sua innocenza e al tempo stesso sembra chiedere al fratello di far sparire alcuni documenti.