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Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, anche nel ruolo di presidente dell’Anci, l’associazione nazionale dei Comuni in Sicilia, è stato ascoltato dalla Commissione regionale antimafia che indaga sulla gestione dei rifiuti in Sicilia. Lo stesso Orlando riferisce: “Ho presentato ai commissari e al presidente Fava le denunce presentate da Anci, dalla Rap e dal Comune di Palermo negli anni e fino a questi ultimi giorni perché sia fatta luce sulle responsabilità di un sistema regionale che si è costruito attorno al ruolo dei privati. E’ un sistema intriso di interessi criminali e mafiosi, che muove cifre da capogiro. Ho segnalato alcune delle tante anomalie che hanno contraddistinto e continuano a contraddistinguere l’operato di uffici e agenzie della Regione che sembrano operare non solo in disaccordo ma addirittura in contrapposizione all’indirizzo politico, proseguendo con comportamenti che danneggiano i Comuni e le aziende pubbliche del settore, da ultimo rallentando fino ad ostacolare la piena operatività di Rap e dell’impianto di Bellolampo”.

La Commissione regionale antimafia, presieduta da Claudio Fava, ha iniziato un ciclo di lavoro finalizzato ad indagare sulla gestione dei rifiuti in Sicilia. E’ stato già ascoltato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. E Claudio Fava, a termine dell’audizione, ha commentato: “Dall’audizione di Orlando si conferma il danno procurato alla Sicilia da un sistema di monopolio privato sul ciclo dei rifiuti e dai ritardi nella realizzazione degli impianti pubblici. La sensazione è che l’impianto palermitano di Bellolampo, principale struttura pubblica esistente in Sicilia, dia fastidio. Ne sono conseguenza atti amministrativi e fatti criminali destinati a creare un clima di precarietà a vantaggio dei privati. Se registriamo positivamente, su questo tema, le intenzioni dell’assessore Pierobon, ci appaiono da approfondire alcune scelte delle agenzie regionali preposte ai controlli: non vorremmo trovarci davanti ad una doppia governance in cui gli sforzi per superare situazioni di crisi, derivanti da anni di gestione monopolista, siano ostacolati da altri settori della stessa amministrazione regionale, a danno della collettività. Sarà uno dei temi di indagine su cui si impegnerà la Commissione antimafia a partire dalla prossima settimana”.

Il sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento Chiara Bisso ha notificato l’avviso di conclusioni indagini nei confronti di Giuseppe Camilleri, 21 anni di Agrigento, accusato di stalking, maltrattamenti e lesioni personali aggravate ai danni dell’ex fidanzata.

La vicenda risale allo scorso febbraio quando, secondo la ricostruzione degli inquirenti, Camilleri avrebbe minacciato – sia verbalmente che tramite messaggi – la ragazza. In una occasione, addirittura, l’avrebbe anche aggredita con una testata.

Camilleri è difeso dall’avvocato Serena Gramaglia.

I carabinieri hanno eseguito 10 misure cautelari, quattro delle quali in carcere, e sei ai domiciliari, tra l’ennese e Busto Arsizio (Va), nei confronti dei presunti responsabili di una maxi rissa scoppiata a Barrafranca (Enna) il 12 settembre scorso.

Due famiglie, al culmine di dissidi, si sono si sono affrontate con spranghe, mazze da baseball, coltelli. Almeno cinque di loro hanno riportato fratture, lesioni da taglio e contusioni.

Durante la rissa sono state danneggiate numerose vetture, nei pressi del luogo dello scontro.

In carcere Salvatore Strazzanti, 41 anni, di Barrafranca, Andrea Ferreri, 49 anni, Giuseppe Bellomo, 56 anni, Giovanni Bellomo, 54 anni residente in provincia di Varese, tutti pregiudicati come Luigia Bellomo, 35 anni, che è stata posta ai domiciliari insieme ad alcuni giovanissimi ed incensurati F. C., 21 anni; M.D., di 18 anni; D.M.S., 22 anni; D.M.M., 18 anni, B.S., 25 anni, tutti residenti a Barrafranca.

In esecuzione di un’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, i militari dell’Arma dei Carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato un giovane N.P. 29enne poiché avrebbe ripetutamente violato le prescrizioni della misura cui era sottoposto.

L’uomo è stato così posto al regime degli arresti domiciliari; misura, quest’ultima, che risulta essere aggravata rispetto alla precedente.

Blitz dei carabinieri della stazione di Porto Empedocle nell’ambito di un’attività volta a verificare il rispetto delle norme igienico-sanitarie (e non solo) dei commercianti ambulanti.

In particolare i militari dell’Arma hanno fermato un uomo alla guida di una MotoApe in via Berlinguer mentre stava trasportando 300kg di rifiuti speciali senza alcuna autorizzazione. L’uomo, che a bordo del mezzo aveva anche una mazza, è stato denunciato per porto abusivo di arma atta ad offendere.

Poco dopo i carabinieri hanno identificato un commerciante ambulante di prodotti ittici e, durante un controllo, hanno notato la presenza di circa 130kg di pesce mal conservato la cui provenienza peraltro non poteva essere tracciata. Per questo motivo è stata elevata una sanzione di 4 mila euro oltre la distruzione dei prodotti senza tracciabilità.

Otto anni di reclusione e dieci mila euro di multa. E’ questa la richiesta avanzata dal pm ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento nei confronti di Francesco Nocera e della compagna Irene Salvatrice Infuso. I due sono accusati di aver costretto con minacce l’anziana sorella dell’uomo a farsi consegnare i risparmi di una vita.

Secondo la ricostruzione accusatoria la coppia, dopo essersi approcciata con l’anziana malata che aveva bisogno di qualcuno che l’accompagnasse all’ospedale di Canicattì , l’ avrebbe minacciata e addirittura sequestrata in casa se non avesse dato i soldi.

I due coniugi sono difesi dall’avvocato Salvatore Loggia.

La Dda di Palermo ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini relative all’inchiesta antimafia denominata “Kerkent” che, secondo gli investigatori, avrebbe disarticolato la nuova famiglia mafiosa di Agrigento e scoperto un vasto giro di tracco di droga.

Le indagini, svolte dalla Dia, avrebbe rivelato la centralità nell’inchiesta di Antonio Massimino, 52 anni, considerato il boss della famiglia mafiosa agrigentina, e quella del suo braccio destro Liborio Militello, 51 anni.

Ecco le persone raggiunte dalla misura cautelare all’epoca del blitz avvenuto circa 7 mesi fa: James Burgio, 25 anni di Porto Empedocle, inteso “Jenny”; Salvatore Capraro, di Villaseta (Agrigento) 19 anni; inteso “Ascella”; Angelo Cardella, 43 anni di Porto Empedocle; Marco Davide Clemente, 25 anni di Palermo inteso “Persicheddra”; Fabio Contino, 20 anni di Agrigento;  Sergio Cusumano,56 anni di Agrigento; Alessio Di Nolfo, 33 anni di Agrigento; Francesco Di Stefano, 43 anni di Porto Empedocle, detto “Francois”; Daniele Giallanza, 47 anni di  Palermo inteso “Franco”;

Eugenio Gibilaro, 45 anni di Agrigento; Angelo Iacono Quarantino, 24 anni di Porto Empedocle; Pietro La Cara, 42 anni di Palermo,  inteso “Pilota’ o “Corriere”; Domenico La Vardera, 38 anni,   inteso “Mimmo”; Francesco Luparello, 45 anni di Realmonte; Domenico Mandaradoni, 31 anni di Tropea e residente a Francica; Antonio Massimino, 51 anni diAgrigento;  Gerlando Massimino, 31 anni di Agrigento; Saverio Matranga, 41 anni di Palermo; Antonio Messina, 61 anni di Agrigento inteso “Zio Peppe”; Giuseppe Messina, 38 anni di Agrigento; Messina Valentino, 56 anni di Porto Empedocle; Liborio Militello, 58 anni di Agrigento; Gregorio Niglia, nato Tropea e residente a Briatico, 36 anni; Andrea Puntorno, 42 anni di Agrigento; Calogero Rizzo, 49 anni di Raffadali; Francesco Romano, 33 anni nato a Vibo Valentia e residente a Briatico; Vincenzo Sanzo, 37 anni di Agrigento, inteso “Vicè ovu’; Attilio Sciabica, 31 anni di Agrigento; Luca Siracusa, 43 anni di Agrigento; Giuseppe Tornabene, 36 anni di Agrigento  inteso “Peppi lapa’; Calogero Trupia, 34 anni di Agrigento inteso “Cuccu” e  Francesco Vetrano, 34 anni di  Agrigento, inteso “nivuru.

I carabinieri arrestarono anche i due presunti fiancheggiatori (posti ai domiciliari) del boss di Agrigento Antonio Massimino. Si tratta di Gabriele Miccichè, 28 enne di Agrigento, ritenuto braccio operativo del boss Massimino e Salvatore Ganci, 45 enne del luogo, commerciante di autovetture.

Ora tutti gli indagati avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o presentare memorie utili ad evitare il rinvio a giudizio.

Il gip del Tribunale di Sciacca Antonio Cucinella ha convalidato il fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Sciacca (pm Griffo) nei confronti del 62enne Salvatore Italiano, originario di Ribera, che negli scorsi giorni ha confesso di essere il killer del 72enne Gaetano La Corte, ex barbiere in pensione con problemi psichici, strangolato nella comunità per anziani “Mondi Vitali.”

Il Gip si è riservato di decidere sulla richiesta di perizia avanzata dalla difesa di Italiano rappresentata dall’avvocato Giovanni Di Caro. Italiano era infatti ospite della stessa comunità per anziani della vittima.

Alla base dell’omicidio ci sarebbero stati dissidi pregressi. In particolare Italiano avrebbe ucciso il compagno al culmine dell’ennesima lite. Una volta strangolare il 72enne Italiano si sarebbe allontanato dalla Comunità in auto (è in possesso di patente) salvo poi far rientro a Ribera dove poi è stato fermato in una stazione di servizio del paese . Ieri pomeriggio, intanto, si sono svolti i funerali di Gaetano La Corte.