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Ad Agrigento, ignoti, approfittando dell’assenza dei proprietari, e forzando un infisso, sono penetrati dentro una villetta di Parco Angeli, zona residenziale del Villaggio Mosè, nelle vicinanze di viale Leonardo Sciascia.

 
Del fatto si stanno occupando i carabineri di Agrigento.

Emergono particolari circa l’agguato di alcuni giorni fa che ha visto cadere, sotto i colpi di un killer, Emanuele Ferraro, 42 anni, muratore di Favara, assassinato in via Diaz, in pieno centro cittadino.

Non si esclude un collegamento con gli omicidi che hanno caratterizzato l’asse Favara-Belgio nei mesi scorsi.

Intanto l’esito dello Stub, l’esame che rivela tracce di polvere da sparo sulle mani di chi avesse esploso colpi di arma da fuoco, ha dato esito negativo. Ad esservi sottoposti due uomini di Favara e uno di Agrigento.

Un grave incidente si è verificato oggi a Ribera. A scontrarsi, in un incrocio, nel centro crispino, due autovetture, una delle quale si  è ribaltata per la violenza dell’urto. Ad avere la peggio un giornalista del luogo, E.M., che ha riportato alcune fratture. L’altra persona coinvolta nel sinistro, invece, ha riportato lievi ferite.

 E.M. non corre alcun pericolo di vita.

 

VIDEO nel link https://we.tl/fw2PAsGZRB

Nonostante la donna urlasse mentre subiva le violenze, nessuno dei vicini ha mai chiamato la Polizia

Insulti, minacce, schiaffi e colpi di bastone in testa, da queste violenze gli agenti della Polizia di Stato di Trapani hanno salvato, ieri sera, un’anziana, arrestando in flagranza le sue aguzzine, due donne trapanesi che le facevano da badanti.

042051GUARINOMaria16.08.82CorleoneGli uomini della Squadra Mobile hanno fatto irruzione in un appartamento del centro storico, dopo aver documentato con video riprese e microspie le terribili violenze alle quali la donna era sottoposta.
Le due badanti, di 36 e 53 anni, avrebbero dovuto assistere e curare la signora di 75 anni, malata e costretta al letto, invece la picchiavano, la schernivano e la minacciavano.
I maltrattamenti avvenivano durante il cambio della biancheria personale e del letto o mentre le davano da mangiare.
Una delle badanti è stata vista dagli investigatori persino mentre sputava nel contenitore con il cibo che dopo dava all’anziana. Lo stesso contenitore veniva conservato sul pavimento accanto alla spazzatura.
Gli uomini della terza sezione della Mobile hanno assistito a episodi di inaudita violenza, che hanno deciso di interrompere con l’arresto in flagranza.
L’anziana è stata ricoverata all’Ospedale di Trapani per accertamenti e ora è stata affidata a una residenza protetta.
 
Il GIP di Trapani ha convalidato gli arresti su richiesta del Pubblico Ministero e ha disposto la custodia cautelare in carcere delle due indagate.
Si esorta la magistratura che ha in mano questo orribile caso, oltre alle pene previste, di corredare la condanna con una pena aggiuntiva: far mangiare alle due belve un bel piatto di pasta carico di sputi. E ad ogni loro rifiuto un giorno in più di pena.
 

F.F. di diciotto anni di Agrigento aveva presentato domanda di partecipazione alla prova di ammissione al corso di laurea specialistica in medicina e chirurgia per l’anno accademico 2017/18 presso l’Università degli Studi di Palermo , indicando, in ragione della propria ridotta capacità visiva, la necessità di disporre di tempo aggiuntivo per l’espletamento della prova ovvero di un questionario con testo ingrandito; l’Università di Palermo riscontrava la richiesta comunicando “che sarà disponibile un ingranditore in quanto il testo ingrandito non è tra i supporti permessi dal MIUR”.

In data 5 settembre 2017 si svolgeva la prova d’esame; tuttavia alla candidata agrigentina non veniva messo a disposizione un questionario con testo ingrandito e l’ingranditore messo a disposizione era mal funzionante; pertanto la candidata veniva gravemente penalizzata e non risultava utilmente collocata. Da qua la determinazione di proporre un ricorso giurisdizionale davanti al TAR del Lazio , con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia,  contro l’Università degli studi di Palermo per l’annullamento, previa sospensione, della graduatoria relativa alla prova di ammissione al primo anno del corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia per l’anno accademico 2017/18 nonchè dei verbali formati dalla commissione esaminatrice.

In particolare gli Avvocati Rubino e Impiduglia hanno censurato i provvedimenti impugnati sotto il profilo dell’eccesso di potere, nonchè per la falsa applicazione della  normativa di settore per le categorie disabili, in quanto, contrariamente a quanto sostenuto dall’Università di Palermo, il MIUR non ha affatto inserito tra i supporti vietati l’utilizzo di un testo ingrandito; non essendo quest’ultimo in grado di alterare la par condicio tra i concorrenti. Si sono costituiti in giudizio il Ministero dell’Istruzione e l’Università degli Studi di Palermo, entrambi rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, per chiedere il rigetto del ricorso, previa reiezione della richiesta cautelare.

Il TAR del Lazio, sezione terza, condividendo le censure formulate dagli avvocati Rubino e Impiduglia circa l’illegittimità dell’espletamento della prova  derivante dalla mancata fornitura di un testo ingrandito, ha accolto la richiesta cautelare avanzata dai difensori, disponendo la ripetizione della prova dotando la ricorrente degli ausili richiesti entro dieci giorni dalla notificazione dell’ordinanza. Pertanto la candidata agrigentina potrà ripetere l’espletamento della prova con un testo ingrandito del questionario e se la supererà verrà ammessa in soprannumero al Corso di Laurea in medicina e Chirurgia per l’anno accademico 2017/18.

Prosegue l’attività di indagine della Procura della Repubblica di Agrigento – con il “pool” formato dai sostituti procuratori Salvatore Vella, Paola Vetro e Alessandra Russo coordinati direttamente dal procuratore capo, Luigi Patronaggio – su Girgenti Acque.

La Procura di Agrigento aveva iscritto nel registro degli indagati anche il sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo, per le ipotesi di reato di associazione a delinquere, abuso d’ufficio e falso in bilancio.

Si e’ costituita parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Michele Calantropo, nel processo al ginecologo racalmutese Biagio Adile accusato di violenza sessuale, la giovane tunisina che ebbe il coraggio di denunciare gli abusi subiti dal medico. Il processo si svolge davanti alla seconda sezione del Tribunale di Palermo. La donna e’ arrivata in Italia per trovare lavoro e curarsi da una malattia di cui soffriva da anni. Adile, primario di Uroginecologia al Cervello di Palermo, era stato il suo medico e l’aveva curata. Gli episodi di violenza subiti sarebbero due. Uno avvenuto nello studio privato del dottore, l’altro in ospedale. La vittima ha registrato un file video durante la violenza e lo ha consegnato agli inquirenti. La registrazione confermerebbe le accuse della ragazza, che ha denunciato il medico a febbraio dell’anno scorso. Dal telefonino della paziente sono stati estratti due filmati.

grandangolo

Una donna di 65 anni, Maria Pizzo, trasportata da un’ambulanza, è morta ieri sera in un incidente stradale avvenuto tra la strada provinciale 30 e via Pertini, alla periferia di Melilli (Sr). Secondo quanto ricostruito dalla Polizia municipale la vittima era sull’ambulanza che la stava trasportando d’urgenza al Pronto soccorso dopo avere accusato un malore, forse un attacco cardiaco.

La Procura di Siracusa ha aperto un’inchiesta. Il sostituto Vincenzo Nitti la prossima settimana affiderà l’incarico per l’autopsia.


Proseguono le indagini sull’omicidio di Emauele Ferraro, il muratore di 42 anni, ucciso due giorni fa in via Diaz a Favara. Ieri avevamo scritto di come siano state acquisite le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e del fatto che alcune persone siano state sottoposte allo Stub, l’esame che rivela la polvere da sparo sulle mani di chi avesse sparato da poco. E proprio le immagini, al vaglio degli investigatori, rivelerebbero la presenza di due figure di due persone all’interno della misteriosa Y10 che sarebbe vista sfrecciare a tutta velocità del luogo del delitto. Il dettagli comunque non ha conferme ufficiali.Il killer che ha ucciso Ferraro avrebbe agito da solo, e avrebbe agito col volto coperto sparando una serie di colpi, quattro o cinque, alcuni dei quali avrebbero attinto Ferraro alla testa, al torace e alla gamba, ma le conferme ufficiali, anche in questo caso, le daranno gli esami a cui certamente sarà sottoposto il corpo del favarese. Ha esploso i colpi da distanza ravvicinata, circa tre metri, dopo aver atteso l’uomo in via Diaz dove la vittima si era recata per dei lavori di ristrutturazione di un edificio, a quanto sembra di proprietà di un familiare.Intanto la Squadra Mobile di Agrigento, agli ordini del comandante Giovanni Minardi, scava sulla vita dell’uomo, sposato e padre di tre figli, che ufficialmente faceva il muratore per conto di una ditta, intestata alla sorella, che ultimamente aveva vinto un appalto per le tumulazioni nel cimitero di Favara.

A Favara si spara, e si uccide. E gli investigatori stanno cercando di ricostruire quella sottile linea rossa che collegherebbe i vari omicidi nel paese agrigentino e che lascerebbe pensare a una faida che da Favara raggiunge anche il Belgio. Insomma qualcosa si è rotto. Qualcosa a cui gli investigatori stanno cercando di dare risposta.Molto importanti, anche in questo senso, sono le dichiarazioni fatte dal pentito Giuseppe Quaranta, arrestato nelle settimane scorse a seguito del blitz antimafia denominato Montagna. Il favarese ha parlato subito di armi e traffico di stupefacenti dal Belgio a Favara. Ma c’è una dichiarazione che ha destano preoccupazione, una frase riportata nei verbali delle sue dichiarazioni ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. In queste ventidue pagine omissate c’è la verità dell’ex quasi boss Quaranta sull’attuale guerra che si sta combattendo sull’asse Favara – Belgio che ha già fatto registrare morti ammazzati e feriti e che sembra essere alimentata proprio da importanti traffici di droga che dall’estero vengono diretti verso Favara.

Una frase dicevamo, in particolare, ha attirato l’attenzione degli investigatori: “Ci sono persone, che si stanno muovendo per andare in Belgio a comprare le armi per fare un po’ di guerra sempre per discussioni di droga e soldi. In Belgio si trovano picchi ddà costano picca”.

Qui forse è la chiave di tutto, gli investigatori lo sanno e su questo stanno puntando le indagini.