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Nel 2001, un Oleificio con sede in Villarosa, nell’ennese, aveva acquistato due appezzamenti di terreno su uno dei quali, sin dal 1958, grava una servitù di passaggio mediante una stradina con accesso dalla limitrofa S.S.N. 121, dalla quale accede anche la stessa società ricorrente, la quale, dopo l’acquisto dei suddetti terreni, ne aveva richiesto l’adeguamento in quanto proprietaria del terreno circostante.
L’A.N.A.S., tuttavia, travisando l’oggetto dell’istanza, respingeva la richiesta “di licenza per l’apertura del passaggio” proposta dalla società, la quale, pertanto, decideva di agire in giudizio, con il patrocinio dell’Avvocato Girolamo Rubino, impugnando il suddetto provvedimento di diniego alla propria istanza.
In particolare, l’Avv. Rubino, evidenziava la violazione della normativa in materia ed il travisamento dei fatti in cui era incorsa l’Amministrazione resistente nel valutare il contenuto dell’istanza avanzata dalla società ricorrente, avendo l’A.N.A.S. negato la “licenza per l’apertura di un passaggio di accesso ad uso industriale”, quando invece la società ricorrente aveva richiesto il mero adeguamento di un accesso già esistente.
Si costituiva in giudizio l’A.N.A.S., rappresentata e difesa dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania, al fine di resistere e sostenere la legittimità degli atti impugnati.
Il T.A.R. Catania, Sezione I, Presidente Dott. Pancrazio Maria Savasta, Relatore Dott. Giovanni Giuseppe Antonio Dato, attesa la fondatezza delle doglianze articolate dall’Avv. Rubino, ha, prima, accolto la domanda cautelare presentata dal difensore della ditta ricorrente e, successivamente, pronunciandosi nel merito, ha accolto il ricorso, annullando, per l’effetto, i provvedimenti impugnati e condannando l’A.N.A.S. al pagamento sia delle spese della verificazione disposta dallo stesso Collegio giudicante al fine di verificare l’effettiva,  poi confermata, esistenza del preesistente sbocco sulla S.S.N. 121, sia delle spese processuali in favore della società ricorrente.
Nessun ostacolo, dunque, appare sussistere all’accoglimento della richiesta avanzata dall’Oleficio ricorrente il quale, pertanto, soddisfatti i requisiti di legge, potrà così adeguare il passo carrabile già esistente anche alle esigenze di impresa.
Inoltre, considerata l’eccessiva durata del processo conclusosi con la suddetta pronuncia dopo ben diciassette anni, la società potrà agire in giudizio al fine di ottenere l’indennizzo, ai sensi della Legge 24 marzo 2001, n. 89, c.d. legge Pinto, per i danni, patrimoniali e non patrimoniali, derivanti proprio dall’irragionevole durata del processo.

A Palma di Montechiaro la Polizia ha arrestato, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Agrigento, un uomo di 48 anni, L M F, sono le iniziali del nome, attualmente sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico. Lui è stato condannato alla pena principale di 13 anni e 3 mesi di reclusione, e alla pena accessoria dell’interdizione perpetua dai Pubblici Uffici, in quanto riconosciuto colpevole dei reati di associazione per delinquere per furto aggravato e continuato, oltre che di traffico illecito continuato di sostanze stupefacenti in concorso.

Apprendo dalla stampa della realizzazione della bretella che permettera’ di ripristinare il transito originario ed eliminera’ le interruzioni da e per l’autostrada A19 e Agrigento, evitando l’attraversamento del centro abitato di Caltanissetta.

Finalmente dopo tante mie sollecitazioni, il sottosegretario alle Infrastrutture e alla Mobilita’ Sostenibili, Giancarlo Cancelleri ha dato la notizia che aspettavamo da un pò, ovvero che in 100 giorni la bretella provvisoria sara’ pronta e i lavori non ostacoleranno i cantieri del resto dell’infrastruttura.

E’ fondamentale a questo punto che si rispettano i tempi della realizzazione di questo bypass che permetterà agli automobilisti esasperati di evitare la deviazione sulla Caltanissetta – Gela.

Bisogna inoltre garantire la manutenzione ordinaria e straordinaria sulla SS 640 perchè i tratti di nuova fattura sembrano già vecchi e sono invasi di erbacce e cumuli di rifiuti. La sicurezza stradale sui tratti già completi dev’essere garantita a prescindere.

Ci auguriamo infine che la realizzazione del bypass non diventi una soluzione definitiva e che nel frattempo riprendano e si completino i lavori nella galleria Sant’Elia, i pozzi di fondazione per il nuovo Viadotto Sangiuliano e il completamento di un’opera che i Siciliani ed in particolare gli agrigentini aspettano da troppo tempo.

Lo afferma Carmelo Pullara, presidente Commissione speciale all’ARS.

In provincia di Agrigento, a Burgio, un violento incendio è divampato in una vasta area del “Bosco dei Sicani”, polmone verde di quasi 6 mila ettari, tra i più rinomati in Sicilia. Le fiamme si sono propagate tra le contrade Pizzicofino, Portella Rossa e Scibilla. Sul posto a lavoro Vigili del fuoco e due canadair. Il sindaco di Burgio, Franco Matinella, ha lanciato un appello alla cittadinanza affinché sia subito segnalato l’eventuale avvistamento di piromani. Matinella ha affermato: “Si tratta dell’ennesimo, vergognoso e disgustoso spettacolo offerto da chi non sa fare a meno di bruciare intere macchie di verde e mandare in fumo ettari ed ettari di bosco. Guardando il nostro bosco bruciare provo tanta tristezza e vergogna, e mi domando come si possa distruggere un luogo a noi così caro, come si possa sfregiare tanta bellezza”.

Sono marito e moglie di 35 e 30 anni ed abitano a Favara. Entrambi sono stati arrestati ai domiciliari a seguito di una perquisizione effettuata da parte dei Carabinieri della locale Tenenza, i quali, dopo un perfetto “sopralluogo” hanno trovato nella soffitta della casa una serra artigianale con 11 piante di canapa indiana ben coltivare e rigogliose.

La serra, costruita dai coniugi, era dotata di impianto di irrigazione ed illuminazione. Insomma un lavoro perfetto dalla buona rendita. Non a caso gli stessi Carabinieri nel corso della perquisizione, hanno trovato anche mezzo chilogrammo di marijuana già essiccata e pronta per essere venduta.

 

 

A Montedoro, in provincia di Caltanissetta, Lucia Mantione, conosciuta come “Lucietta”, fu strangolata e uccisa il 6 gennaio del 1955 durante un tentativo di violenza a cui ella, 13 anni di età, tentò di opporsi. Dopo tre giorni di ricerche il suo corpo fu trovato in un casolare a un chilometro di distanza da Montedoro. A “Lucietta” furono però negati i funerali, perché il parroco del tempo applicò rigidamente il principio che vieta il rito funebre nei casi di morte violenta. Adesso, su quanto avvenuto, la Procura di Caltanissetta ha avviato nuove indagini. I resti della donna sono stati riesumati per un esame medico-legale e l’estrazione del dna. E in tale occasione, finalmente dopo 66 anni, sono stati organizzati i funerali che nel 1955 le furono negati. Saranno celebrati domani pomeriggio, mercoledì 28 luglio, in presenza della salma, nella parrocchia di Santa Maria del Rosario a Montedoro.

L’ultima settimana di gestione commissariale del servizio idrico, quella che precede l’insediamento della nuova Azienda Idrica Comuni Agrigentini, è cominciata con un vertice ieri pomeriggio in Prefettura voluto dall’Assessore regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica Marco Zambuto.

Dinanzi al Prefetto Maria Rita Cocciufa c’erano, oltre a Zambuto, i sindaci del direttivo dell’Ati, i componenti del consiglio di amministrazione della nuova Aica e il commissario Gervasio Venuti.

L’assessore ha riferito che il disegno di legge scaturito dal vertice di alcuni giorni fa a Palermo, è all’esame dell’apposita commissione e dovrà arrivare al più presto nell’aula dell’Assemblea Regionale Siciliana, si spera entro questa settimana.

A Canicattì in un panificio due donne, di 45 e 49 anni, hanno iniziato a litigare, scambiandosi tra di loro non certo complimenti e frasi di apprezzamento. Lo scontro sarebbe insorto a causa della contesa di un uomo tra le due. Lui sarebbe l’attuale convivente di una e l’ex dell’altra. Il panettiere, per evitare che l’alterco degenerasse, e per non disturbare ulteriormente i clienti, ha telefonato alla Polizia. Le due donne, nel frattempo rasserenatesi, sono state identificate dagli agenti e allontanate dal locale.

Quando venne uccisa aveva 13 anni.
Ha dovuto aspettare 66 anni per avere finalmente un funerale.

È la storia di Lucia Mantione, conosciuta come “Lucietta”, strangolata il 6 gennaio 1955 durante un tentativo di violenza.
La bambina si era ribellata all’aggressore, finì per morire soffocata. Dopo tre giorni di ricerche il suo corpo venne trovato in un casolare a un chilometro da Montedoro, un paese di circa 1500 abitanti in provincia di Caltanissetta.
A “Lucietta” vennero però negati i funerali: il parroco del tempo applicò rigidamente il principio che vieta il rito funebre nei casi di morte violenta. Il paese però ha coltivato la memoria di quella tragedia e ha continuato a chiedere verità e rispetto per la bambina assassinata.
Il caso è stato ora riaperto dalla Procura di Caltanissetta e i resti di “Lucietta” sono stati riesumati per un esame medico-legale e l’estrazione del Dna. In questa occasione sono stati organizzati i funerali a suo tempo negati. Si terranno nel pomeriggio del 28 luglio, con la presenza della salma, nella parrocchia di Santa Maria del Rosario.

Sono stati 150 i migranti, ospiti dell’hotspot di Lampedusa imbarcati sulla nave quarantena Adriatico. A ruota, i trasferimenti – per alleggerire la struttura di prima accoglienza – proseguiranno sulla nave quarantena Azzurra. Non è ancora definito, in questo caso, quante persone verranno imbarcate. Con il trasferimento dei 150 sulla nave Adriatico, nell’hotspot di contrada Imbriacola restano 935 persone. A causa del mare agitato, nel canale di Sicilia, non si sono registrati sbarchi, né stanotte e nemmeno all’alba. L’ultimo di 27 persone è stato ieri pomeriggio