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Al centro delle attenzioni degli inquirenti vi sono 26 medici appartenenti a due ospedali: il Barone Lombardo di Canicattì e il San Giovanni di Dio di Agrigento.

Titolare dell’inchiesta è il Pubblico Ministero Chiara Bisso che ha iscritto sul registro degli indagati tutti i sanitari che hanno avuto in cura una donna di Canicattì la quale è morta lo scorso 12 marzo a seguito di un intervento di colecisti e dopo una circostanziata denuncia presentata dai familiari della vittima.

Secondo la denuncia dei familiari la donna, in un primo momento ricoverata a Canicattì per forti dolori addominali, sarebbe stata trasferita successivamente al nosocomio di Agrigento.

Prima un intervento al Barone Lombardo e poi un altro al San Giovanni di Dio. In questo lasso di tempo, iniziato con il ricovero il 21 gennaio scorso e terminato con il decesso, i familiari attraverso i propri legali hanno chiesto di far luce su quanto sia accaduto.

Il  pubblico ministero Bisso ha così disposto l’autopsia che sarà eseguita venerdì.

Il dato ufficiale, dell’Asp di Agrigento e trasmessoci dalla Prefettura di Agrigento, registra alla data di ieri, 24 marzo, alle ore 17, 50 positivi in provincia di Agrigento, così ripartiti per Comune:

AGRIGENTO 6 (+ 3 rispetto al 23 marzo)
CANICATTI’  2
FAVARA  3
LICATA  3
MENFI 4 (+ 1 rispetto al 30 marzo)
MONTALLEGRO 1
PALMA DI MONTECHIARO  3
RAFFADALI  1
RIBERA  6
SANTA MARGHERITA DI BELICE  1
SCIACCA 18
SICULIANA  1

Non ce l’ha fatta il medico di famiglia di Riesi Calogero Giambarresi di 69 anni. Il professionista aveva avuto diagnosticato il coronavirus domenica scorsa.

Le condizioni dell’uomo si sono velocemente aggravate e dopo un primo ricovero al reparto di malattie infettive dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta è stato trasferito e intubato in sala di rianimazione. Non è servito a nulla, oggi pomeriggio è arrivata la morte.

Quella di oggi è la seconda vittima nella provincia nissena ,dopo quella del biologo dell’Asp.

Vive da sola, in via Farag nei pressi di Cannatello. L’anziana donna, una 85 enne, dopo la morte del marito non è assistita da nessuno, men che meno dai parenti.

Ovviamente la donna non è autosufficiente per qualsiasi tipo di spostamento.

Ebbene, una pattuglia dei Carabinieri del Comando Stazione del Villaggio Mosè, questa mattina, non ha esitato un solo istante a recarsi in un supermercato e recapitare alla anziana signora la spesa necessaria per i prossimi giorni.

Un modo come un altro per far sentire da parte delle Forze dell’Ordine la loro vicinanza soprattutto a chi è in difficoltà.

Almeno mille posti letto, distribuiti nelle province dell’Isola e ricavati dall’utilizzo di alberghi, residence, saranno riservati dalla Regione Siciliana a persone obbligate all’isolamento. Saranno pazienti positivi al Coronavirus, ma che non hanno necessità di ricovero in strutture ospedaliere. Entro ventiquattro ore sarà fornito alle Aziende sanitarie provinciali l’elenco delle strutture che hanno manifestato la propria disponibilità ad accogliere tali soggetti. Subito dopo, le Asp dovranno disporne una adeguata sistemazione.

E’ quanto prevede una nuova ordinanza firmata dal presidente Nello Musumeci per far fronte all’emergenza provocata dal Covid 19. Aziende sanitarie e strutture alberghiere, che dovranno mettere a disposizione centinaia di camere da sanificare preventivamente, sottoscriveranno una convenzione che prevede, tra l’altro, il pagamento di un importo massimo a carico dell’amministrazione di trenta euro al giorno, in relazione alla classificazione in stelle della struttura.

«Ne stiamo cercando almeno una in ogni territorio provinciale per essere pronti – sottolinea il governatore siciliano – a un possibile picco dei contagi che richieda di tenere in isolamento i soggetti risultati positivi, ma che non presentano particolari sintomi. Abbiamo allertato le organizzazioni di categoria e contiamo su adeguate risposte all’avviso pubblico del dipartimento Salute.  oglio dire anche – sottolinea Musumeci-  che l’Agenzia nazionale per i beni confiscati ci ha messo subito a disposizione due strutture alberghiere, a Palermo e nel Trapanese, che contiamo di utilizzare. Un bel segnale di collaborazione istituzionale e un grazie al prefetto Bruno Frattasi per la disponibilità. In questo momento nulla può essere lasciato al caso e l’impegno di tutti diventa fondamentale per venirne fuori».

Gli alloggi saranno a uso esclusivo dell’utente in isolamento indicato dall’Asp e per il quale ci sarà il divieto assoluto di ricevere visite. Nella struttura, oltre al personale in servizio, potranno accedere soltanto ospiti designati dall’Azienda sanitaria, il personale medico e i fornitori autorizzati. Per tutti, naturalmente, verranno adottate le massime precauzioni.

Ad Agrigento, un anziano di 75 anni è morto nella sua abitazione in via Manzoni. Il medico di famiglia, che ha telefonato alla Polizia, ha riferito che l’uomo ha sofferto di febbre alta e tosse da diversi giorni. E’ stato pertanto eseguito il tampone in attesa dell’esito. Alcuni giorni addietro è deceduto un uomo a Fontanelle, vittima di un infarto, come accertato dai sanitari, che hanno comunque praticato il tampone post mortem risultato negativo.

Questo il quadro riepilogativo della situazione nell’Isola, aggiornato alle ore 12 di oggi (martedì 24 marzo), in merito all’emergenza Coronavirus, così come comunicato dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale.

Dall’inizio dei controlli, i tamponi validati dai laboratori regionali di riferimento sono 7.170. Di questi sono risultati positivi 846 (125 + di ieri), mentre, attualmente, sono ancora contagiate 799 persone (+118 rispetto a ieri). Va precisato che la metà dei nuovi casi positivi sono a Villafrati, nel Palermitano, il resto della Regione cresce in modo più contenuto.

Sono ricoverati 337 pazienti (45 a Palermo, 123 a Catania, 70 a Messina, 1 ad Agrigento, 18 a Caltanissetta, 29 a Enna, 11 a Ragusa, 24 a Siracusa e 16 a Trapani) di cui 67 in terapia intensiva, mentre 462 sono in isolamento domiciliare, 27 guariti (11 a Palermo, 6 a Catania, 5 a Messina, 2 ad Agrigento ed Enna, 1 a Ragusa) e 20 deceduti (1 a Caltanissetta, Messina, Palermo e Siracusa, 2 ad Agrigento, 6 a Enna e 8 Catania).

 

E’ stato risolto il giallo dell’automobile Renault 4, stracolma di oggetti personali, e con a bordo tre francesi, giunta ad Aci Trezza, in provincia di Catania, nonostante i controlli sullo Stretto di Messina. Attualmente i tre francesi sono ospiti di una coppia di spagnoli ad Aci Trezza, e spiegano: “Siamo partiti da Napoli, stiamo bene, non abbiamo il virus. Siamo stati controllati. Adesso siamo ospiti di amici, ad Aci Trezza. Siamo artisti di strada, non stiamo lavorando e abbiamo bisogno di aiuti per mangiare. Ci siamo messi in quarantena. Non usciamo di casa, ma speriamo che qualcuno possa occuparsi di noi per sfamarci” – concludono. Interverrà la Caritas locale.

Il segretario generale Floriana Russo Introito: “La normativa parla chiaro, ma troppi applicano in maniera errata e forzatamente burocratica il lavoro agile. E’ necessario che tutti si impegnino per ridurre il rischio contagio”

   Applicazione dello “smart working”, il “lavoro agile” negli uffici pubblici, la Cisl Fp chiede al prefetto di Agrigento Dario Caputo di assumere le iniziative necessarie affinché le Amministrazioni “richiamino i loro dirigenti ad un’applicazione corretta delle norme in discussione, senza ottuse interpretazioni”.

A firmare una lunga nota indirizzata appunto al rappresentante del Governo è il segretario generale della Cisl Fp per le province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna Floriana Russo Introito, la quale ha inoltre scritto a tutti i comuni, al Libero consorzio, agli uffici regionali, a quelli del Ministero della giustizia, del tesoro e dell’istruzione, oltre che all’Agenzia delle entrate, delle Dogane, all’Inps, all’Inail e all’Aci.

Nel documento si evidenzia come, nonostante il dilagare del Coronavirus anche in provincia di Agrigento, “molte Amministrazioni, ed in particolare i loro dirigenti, operanti come datori di lavoro, hanno insistito in atteggiamenti ottusamente burocratici, nell’attuare disposizioni normative di emergenza fuori dal comune, perdendo di vista il fine prioritario di tali norme che è la salvaguardia della salute pubblica costretta all’angolo da un virus violento, pericoloso ed a forte carattere diffusivo. Non è stato a loro chiaro – continua Russo Introito – che il lavoro agile è qualificato come ordinaria modalità di espletamento dell’obbligazione per tutti i lavoratori, tranne quelli che siano tenuti a svolgere funzioni essenziali che richiedano la presenza in ufficio”.

Nel dettaglio secondo il segretario Russo Introito “sono ancora tanti i dirigenti che applicano i maniera errata e forzatamente burocratica il lavoro agile, continuando a chiedere ai lavoratori di recarsi nelle sedi, senza avere prima individuato le attività indifferibili o, qualificando come tali, attività che non lo sono affatto”.

In particolare, ad oggi, non si ritiene “servizio indifferibile quello reso dai vari uffici del Libero consorzio dei Comuni, uffici chiusi al pubblico (quale pubblico poi in questo periodo?) ma presidiati da dipendenti che dovrebbero starsene a casa, da dove potrebbero agevolmente svolgere un miglior servizio. E ancora – continua -presso molti uffici comunali, regionali e finanche ministeriali, si ritiene di dovere mantenere in ufficio una o più unità per lo svolgimento di attività che non sono ‘indifferibili e che (non) richiedono necessariamente la presenza sul luogo di lavoro, anche in ragione della gestione dell’emergenza’ come recita l’art. 87 del d.l. 18/2020. Né è conforme alla modalità di svolgimento del lavoro agile che i dirigenti chiedano che la prestazione lavorativa venga effettuata con le stesse regole del lavoro in sede, con orario d’ufficio e nessuna elasticità. Le norme sul lavoro agile sono semplici, facili da comprendere e basterebbe leggerle”.

Nel caso di dipendenti che per mancanza di attrezzature informatiche o per la specifica professionalità esercitata o esercitabile, non possono svolgere lavoro agile, dice la norma, dopo avere fruito di ferie arretrate e quant’altro, potranno invece essere esentati dal servizio, senza penalizzazioni retributive.

“In un’ottica di collaborazione e condivisione che in questi momenti obbligano tutte le forze in campo, istituzionali e sociali, ad essere unite per l’obiettivo comune della sicurezza e della salute pubblica – conclude Russo Introito -, siamo a completa disposizione per qualsiasi chiarimento. Non si tratta, come vorrebbe far intendere qualcuno, di permettere ai dipendenti pubblici di stare a casa a non far nulla, ma quanto piuttosto cercare di scongiurare ogni concreta occasione di diffusione del contagio, garantendo comunque nel contempo i servizi ai cittadini, che, così, sarebbero incentivati a rimanere a casa”.