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Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha rinviato a giudizio 56 imputati nell’ambito di un’inchiesta che avrebbe accertato una truffa di circa mezzo milione di euro da parte di una impresa con sede a Canicattì. Gli imputati sono amministratori della società (di fatto e di diritto) e finti lavoratori. Attraverso tale società si sarebbe provveduto a stipulare falsi contratti di comodato di terreni e assunzioni fittizie di braccianti agricoli per raggirare l’Inps, che ha erogato contributi pensionistici e altre prestazioni assistenziali. Un’ulteriore contestazione riguarda il tentativo di truffare l’Inps attraverso l’erogazione delle indennità di disoccupazione: un’ispezione dell’Inps in tale caso avrebbe bloccato l’operazione.

Com’è tristemente risaputo, l’anno 2020, è stato un anno particolarmente difficile per la sanità siciliana, poiché, oltre le problematiche derivate dalla pandemia causata dal Covid-19, è stato anche caratterizzato da una riduzione del numero di prestazioni ambulatoriali specialistiche.
Tale evenienza è derivata dalla diminuzione della domanda da parte dei pazienti, che preoccupati dal rischio di contagio, hanno limitato la frequentazione delle strutture sanitarie, sia pubbliche che private, con il conseguente incremento della domanda di prestazioni sanitarie per l’anno 2021.
Pertanto nel 2021, al fine di sopperire alle carenze nell’erogazione delle succitate prestazioni da parte delle strutture pubbliche (impegnate a contrastare la pandemia) le strutture ambulatoriali private siciliane hanno erogato un elevato numero di prestazioni, contribuendo così a ridurre le liste di attesa e a fronteggiare le richieste di cura dei pazienti.
Per tale ragione l’Assessorato alla Salute, tramite specifici Decreti Assessoriali, aveva previsto l’assegnazione – agli studi radiologici e ai laboratori di analisi – di un budget, per gli anni 2020 e 2021, pari alle prestazioni erogate, anche ove nettamente superiori al cosiddetto budget storico (ossia al budget assegnato negli anni precedenti).
Il “Sindacato Branche a Visita” (SBV), con ricorso proposto innanzi al T.A.R. Sicilia – Palermo, contestava i succitati provvedimenti di determinazione degli aggregati spesa, nonché, l’individuazione dei criteri, utilizzati dall’Assessorato, per l’assegnazione dei budget.
Tali provvedimenti venivano impugnati anche laddove – con riferimento agli anni 2020-2021 – non prevedevano l’erogazione della cosiddetta indennità di funzione (ossia una misura volta al ristoro delle strutture ambulatoriali e pari al budget 2019).
Attesa la proposizione del succitato ricorso, i titolari di numerosi laboratori di analisi e studi radiologici delle provincie di Palermo, Agrigento, Messina, Caltanissetta e Trapani si opponevano a tale ricorso, con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia.
Il T.A.R. Sicilia – Palermo, Prima Sezione, tramite ordinanza, riteneva non fondata la richiesta cautelare proposta dal SBV, e volta alla sospensione cautelare del Decreto Assessoriale impugnato.
Visto il rigetto dell’istanza cautelare, il Sindacato in parola, appellava la succitata ordinanza innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia, sostenendo che il Giudice di Primo Grado avesse errato nel ritenere legittime le determinazioni adottate dall’Assessorato.
In particolare, con il succitato ricorso in appello, il SBV ha affermato che l’Assessorato avrebbe dovuto determinare i budget, per gli anni 2020 e 2021, con i medesimi criteri utilizzati nel 2019, prevedendo tra l’altro l’erogazione della c.d. indennità di funzione a tutte le strutture accreditate, invece di assegnare parte del budget in misura corrispondente alle maggiori prestazioni erogate.
I titolari delle strutture sanitarie, già intervenuti in primo grado, hanno deciso di costituirsi, sempre difesi e rappresentati dagli Avv.ti Rubino ed Impiduglia, anche nel giudizio di appello.
Gli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, oltre ad eccepire l’insussistenza del rischio di pregiudizio irreparabile sostenuto dalla controparte, hanno altresì rilevato come l’accoglimento del ricorso proposto da SBV (nella parte relativa ai budget 2020 e 2021) avrebbe comportato l’irragionevole penalizzazione delle strutture che, con il loro impegno, hanno consentito la riduzione delle liste d’attesa, e di converso, avrebbe favorito le strutture che – per ragioni non direttamente connesse all’emergenza epidemiologica da Covid 19 – hanno prestato un numero esiguo di prestazioni sanitarie.
Con ordinanza del 08.09.2022, il C.G.A. – Presidente Rosanna De Nictolis –, condividendo le tesi sostenute dagli Avv.ti Rubino e Impiduglia, ha respinto l’appello presentato dal SBV, ritenendo che “il dedotto danno relativo all’impatto del nuovo budget sulle prestazioni erogabili nei residui mesi del 2022 non può qualificarsi quale danno irreparabile nel bilanciamento fra i contrapposti interessi”, condannando altresì il SBV al pagamento delle spese legali, liquidate in euro 2.000, oltre accessori di legge.
Per effetto della suddetta pronuncia nessun ulteriore ostacolo sussiste per l’assegnazione (da parte delle ASP) ai laboratori di analisi e agli studi radiologici del budget spettante per il 2020 e il 2021.

La Fortitudo Moncada basket Agrigento debutta nel campionato di serie A2 dopo le vittoria del campionato di Serie B in Gara 5. Gli assi nella manica: il rientro dell’allenatore Cagnardi, l’ingaggio dei due americani Kevin Marfo e Daeshon Francis, la conferma di quasi tutta la squadra della precedente stagione, e il timone al capitano Albano Chiarastella. Domani, domenica 2 ottobre, gli agrigentini viaggeranno alla volta di Trapani, e giocheranno la prima partita in trasferta alle ore 18. Cagnardi afferma: “Si comincia subito con una trasferta, e nelle prime 4 giornate ci attendono ben 3 trasferte ed una partita casalinga contro una corazzata come la Vanoli Cremona, costruita per provare a salire di categoria. Trapani è una squadra ostica, è un derby, le squadre ancora non hanno un’identità tecnico-tattica che, invece, mostreranno durante la stagione. Penso che l’impatto tecnico ed emotivo iniziale possano fare la differenza”.

L’ex Provincia di Agrigento, competente nella gestione dell’Istituto, ha tamponato provvisoriamente la crisi della sede del Liceo “Politi” in via Cimarra a seguito della caduta di alcuni calcinacci in sei aule. Dunque, le sei classi sono state trasferite nella scuola “Foderà” (ex Ragioneria) dell’Istituto tecnico “Sciascia”. Nella sezione del “Politi” in via Cimarra sono intervenuti i tecnici del Settore manutenzione immobili scolastici della Provincia di Agrigento, che hanno verificato le condizioni strutturali escludendo problemi nelle altre classi oltre le sei, e hanno ricevuto una relazione del Vigili del fuoco. Il commissario della Provincia, Raffaele Sanzo, si è occupato della soluzione alternativa. La sezione del “Politi” in via Cimarra, dove sono caduti i calcinacci, è allocata in un immobile privato con contratto di locazione, per cui gli interventi di manutenzione straordinaria per il ripristino dei soffitti sono a carico dei proprietari.

La comunità energetica è un’associazione composta da enti pubblici locali, aziende, attività commerciali o cittadini privati, i quali scelgono di dotarsi di infrastrutture per l’auto produzione di energia da fonti rinnovabili e l’auto- consumo attraverso un modello basato sulla condivisione. Si tratta dunque di una forma energetica collaborativa, incentrata su un sistema di scambio locale per favorire la gestione congiunta, lo sviluppo sostenibile e ridurre la dipendenza energetica dal sistema elettrico nazionale. Ebbene, Legacoop Sicilia è impegnata a promuovere il diffondersi delle comunità energetiche rinnovabili sotto forma di cooperative. Domenico Pistone, coordinatore Legacoop Agrigento – Palermo – Trapani, spiega: “Sono più di 300 i Comuni siciliani che hanno aderito all’avviso dell’assessorato regionale all’Energia finalizzato alla costituzione di comunità energetiche rinnovabili avente come dotazione finanziaria 5 milioni di euro, a testimonianza dell’importanza strategica che le comunità assumono nel nostro Paese soprattutto alla luce della crisi energetica e delle sfide della transizione ecologica. A tal proposito, grazie a Coopfond, il fondo mutualistico di Legacoop, ed unitamente a Banca Etica ed Ecomill, abbiamo realizzato il portale RESPIRA.COM, una piattaforma dedicata alla nascita ed al consolidamento delle comunità energetiche rinnovabili che presto sarà presentato anche in Sicilia”.

La Lancia Y è stata fermata, mentre in retromarcia da via Volturno procedeva verso via Montebello, perché individuata come veicolo da ricercare. Una macchina rubata, per la quale era stata presentata denuncia, dalla proprietaria, ai carabinieri. Il conducente, un quarantaduenne di Canicattì, s’è giustificato sostenendo “d’averla trovata davanti l’ingresso della sua abitazione”. Auto che “stava spostando per evitare che continuasse ad intralciare la circolazione stradale”. Il canicattinese è finito però nei guai per l’ipotesi di reato di ricettazione.

I poliziotti delle Volanti del commissariato di Canicattì non soltanto avevano piena contezza della denuncia di furto presentata due giorni prima, ma hanno anche accertato che il lunotto laterale era frantumato e il quadro d’accensione risultava essere danneggiato. Tanto il quarantaduenne, quanto gli altri due giovani che erano in sua compagnia su quella Lancia Y, sono stati portati subito in commissariato dove tutti sono stati, con le opportune tutele garantite dall’ordinamento, sottoposti a perquisizione. Il canicattinese che era alla guida dell’utilitaria rubata è stato, dunque, denunciato, in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Agrigento. L’ipotesi di reato è, naturalmente, ricettazione. L’uomo ha nominato quale suo difensore di fiducia, l’avvocato Calogero Meli.

I Carabinieri della stazione di Grotte hanno raccolto la denuncia di una donna di 42 anni contro il compagno, per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. Lui dallo scorso febbraio l’avrebbe più volte picchiata, e da ultimo ha schiaffeggiato la figlia della donna, una ragazza di 19 anni. Lui, un operaio di 37 anni, si è altrettanto recato dai Carabinieri e ha denunciato la compagna e la figlia per lesioni personali e minacce. I Carabinieri sono impegnati a risolvere il rebus. Nelle loro mani vi è il referto medico mostrato dalla ragazza che ha subito un trauma facciale. Lui invece ne ha mostrato un altro per escoriazioni guaribili in 10 giorni.

Ad Agrigento, in contrada “Fondacazzo”, in prossimità di Villaseta e Monserrato, la Polizia Municipale (e non è la prima volta) ha sequestrato l’area adibita a isola ecologica e trasformata, invece, in perenne discarica. Il provvedimento si è reso necessario anche perché nella zona sono “fioriti” (tra virgolette) anche rifiuti speciali, e dunque tossici e pericolosi per la salute e l’ambiente.

Lo scorso 23 settembre il pubblico ministero, Cecilia Baravelli, a conclusione della requisitoria ha proposto la condanna all’ergastolo, con 3 mesi di isolamento, a carico della romena Dana Mihaela Nicoleta Chita, 26 anni, imputata di avere ucciso, la notte tra l’11 e il 12 luglio del 2020, il pensionato di Palma di Montechiaro, Michelangelo Marchese, 89 anni. Adesso la Corte d’Assise di Agrigento, presieduta da Wilma Mazzara, ha inflitto alla donna 23 anni di reclusione. L’anziano l’aveva assunta come badante e le aveva anche promesso che l’avrebbe sposata cosicché lei ereditasse i suoi beni. La donna, e altri complici non identificati, lo avrebbero immobilizzato con del nastro adesivo, e poi strangolato, per rapinarlo di pochi soldi e di un’automobile.