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Una nuova “zona rossa” in Sicilia.
L’aumento dei positivi al Covid farà scattare le restrizioni a Santo Stefano di Quisquina, in provincia di Agrigento.

Lo ha disposto il presidente della Regione Nello Musumeci, con un’ordinanza che avrà efficacia da mercoledì 2 a giovedì 10 giugno compreso. I positivi sono quasi tutti giovanissimi: 23 i tamponi molecolari che confermano il contagio e 12 quelli rapidi che saranno sottoposti a ulteriore verifica. Nell’ordinanza, inoltre, viene revocata da subito e con tre giorni di anticipo la “zona rossa” di Riesi, nel Nisseno

I Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari, ristretto in una Comunità di Favara dove alloggia, un uomo di 34 anni, già sorvegliato speciale. Lui è entrato in uno studio medico radiologico, ha chiesto dei soldi ad un medico, e quando il medico ha tirato fuori il portafogli lui glielo ha scippato. Poi con la carta di credito avrebbe acquistato delle sigarette e poi avrebbe tentato di effettuare un prelievo di contanti al Postamat di piazza Gallo, in via Atenea. I Carabinieri, subito alla sua ricerca, lo hanno sorpreso e bloccato innanzi al Postamat.

Nell’ambito dell’inchiesta sostenuta dalla Procura di Reggio Calabria, cosiddetta “Galassia”, che ipotizza un business di scommesse illegali con la complicità della mafia, che avrebbe ottenuto il 5% dei guadagni, la stessa Procura ha chiesto 20 rinvii a giudizio a carico di altrettanti imputati tra cui quattro agrigentini. Si tratta di Davide Schembri, 46 anni, di Agrigento, ex responsabile della Goldbet, per il quale l’aggravante dell’avere agevolato la mafia è stata esclusa, e che ha già subito un sequestro di beni per circa 1 milione di euro. Poi Pietro Salvaggio, 58 anni, di Sciacca, Giuseppe Stalteri, 63 anni, di Ribera, e Gino Vincenzo D’Anna, 53 anni, anche lui di Ribera. Prima udienza il 14 giugno.

La Procura di Palermo ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, a carico di 35 indagati nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’Agrigentino cosiddetta “Oro bianco”, ruotante intorno al “paracco”, ovvero una cosca mafiosa, di Palma di Montechiaro, che sarebbe stata capeggiata da Rosario Pace, 60 anni, di Palma di Montechiaro. L’indagine ha inoltre sgominato un fiorente traffico di cocaina che sarebbe stato gestito dal clan. Il 13 gennaio scorso, giorno del blitz, i Carabinieri hanno arrestato anche il consigliere comunale, poi dimessosi, di Palma di Montechiaro, Salvatore Montalto, 52 anni, bancario, al quale è contestato il reato di associazione mafiosa allorchè avrebbe agevolato gli interessi del clan consentendo di incassare gli assegni dei mafiosi con le somme di denaro frutto di estorsioni e traffico di droga.

L’ultimo abbuono di 45 giorni ha aperto a Giovanni Brusca le porte del carcere: fine pena è la formula d’uso che chiude i suoi tanti conti aperti con la giustizia. A 64 anni l‘uomo che premette il telecomando a Capaci e fece sciogliere nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo è, con tutte le cautele previste per un personaggio della sua caratura criminale, una persona libera.

Giovanni Brusca fu arrestato il 20 maggio 1996 da latitante in via Papillon, nella frazione agrigentina di Cannatello. 

Anche se era un esito annunciato, la scarcerazione suscita comunque le reazioni più critiche.

I familiari delle vittime avevano già espresso le loro preoccupazioni quando si è cominciato a porre, già l’anno scorso, il problema di rimandare a casa un boss dalla ferocia così impetuosa da meritare l’appellativo di “scannacristiani”. Nel suo caso sono stati semplicemente applicati i benefici previsti per i collaboratori “affidabili”. Se ne era già tenuto conto nel calcolo delle condanne che complessivamente arrivano a 26 anni. Siccome il boss di San Giuseppe Jato era stato arrestato nel 1996 nel suo covo in provincia di Agrigento, sarebbe stato scarcerato nel 2022. Ma la pena si è ancora accorciata per la “buona condotta” dopo che a Brusca erano stati concessi alcuni giorni premio di libertà. Gli ultimi calcoli prevedevano la scarcerazione a ottobre. È arrivata anche prima.

Ora però si apre un caso complicato di gestione della libertà del boss e dei suoi familiari. I servizi di vigilanza, ma anche di protezione pure previsti dalla legge, dovranno tenere conto dell’enormità dei delitti e delle stragi che lo stesso Brusca ha confessato. Non solo ha ammesso di avere coordinato i preparativi della strage in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta. Ha confessato numerosi delitti nella zona di San Giuseppe Jato. Ma ha soprattutto ammesso le sue responsabilità nel rapimento e nella crudele soppressione di Giuseppe Di Matteo il figlio tredicenne del collaboratore Santino Di Matteo.

Santino Di Matteo era, tra tutti, il depositario dei segreti più ingombranti della cosca e aveva cominciato a svelarli al procuratore Giancarlo Caselli e ai magistrati della Dda palermitana. Davanti alla prospettiva di trascorrere in carcere il resto della vita anche lui, qualche mese dopo l’arresto, ha cominciato a rivelare i retroscena e il contesto di tanti delitti e degli attentati a Roma e Firenze del 1993. Brusca non nascondeva il tormento di ripassare in rassegna i suoi crimini più odiosi e quelli di cui era a conoscenza. Ma mise da parte ogni remora quando ebbe la certezza che ne avrebbe ricavato quei benefici che ora gli hanno ridato la libertà. Dalle sue rivelazioni intanto presero subito l’avvio numerosi procedimenti che hanno incrociato pure i percorsi dell’inchiesta sulla “trattativa” tra Stato e mafia.

 

Mette la mano per sbloccare una stampante di grandi dimensioni utilizzata per i risultati delle analisi e un dito gli rimane intritrappolato negli ingranaggi.

A questo punto il dottore Salvatore Baimonte ha chiamato i Vigili del fuoco arrivati prontamente insieme ai Carabinieri della locale Tenenza, ma a liberare il biologo è stato un operatore del 118.

“Ringrazio – a parlare è il dottore Baiamonte – i Vigili del fuoco, i Carabinieri e particolarmente l’operatore del 118 che con grande abilità è riuscito a liberare il dito della mia mano. Ho rinunciato alle cure ospedaliere, seppure avrò bisogno di qualche giorno per rimettermi”.

 258 nuovi casi Covid e 8 decessi che fanno salire i casi totali a 225.809 e le vittime a 5.827. Gli attuali positivi sono 9.932, +49; i guariti 210.050, +201. Dei nuovi positivi 90 sono della provincia di Palermo, 87 di quella di Catania. Sono 475 i ricoverati con sintomi, 59 in terapia intensiva, due del giorno; 11.218 i tamponi effettuati.

I nuovi contagi per province:

Palermo 90; Catania 87; Messina 25; Siracusa 22; Ragusa 15; Enna 10; Trapani 7; Caltanissetta 2; Agrigento 0.

Oggi lunedì 31 maggio scade il termine, e solo 32 Comuni siciliani, su 390, hanno approvato i bilanci di previsione 2021-23.

L’unico capoluogo che ha approvato il bilancio è Messina.

La stessa scadenza del 31 maggio è imposta per i bilanci delle ex Province, e solo la provincia di Trapani è in regola. Una proroga al 31 luglio è prevista solo per i Comuni che hanno incassato anticipazioni di liquidità.

Tra i 32 Comuni virtuosi, ovvero che hanno approvato il bilancio entro oggi, vi sono i Comuni agrigentini di Cattolica Eraclea, Lucca Sicula, Palma di Montechiaro, Sant’Angelo Muxaro, Santa Margherita Belice e Siculiana. In caso di mancata approvazione dei bilanci, e in assenza di proroghe, la Regione invia dei commissari ad acta nei Comuni inadempienti.

Qualora i bilanci dei commissari siano respinti dai Consigli comunali, la legge prevede lo scioglimento degli enti.

Un giovane di 26 anni, Emanuele Burgio, è stato ucciso con colpi d’arma da fuoco nel popolare mercato della Vucciria a Palermo, centro nevralgico della movida. Il delitto è avvenuto in via dei Cassari.

Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che hanno trasportato la vittima in ospedale, dove è morto al pronto soccorso. Le indagini sono condotte dalla squadra mobile. Emanuele Burgio, il 26enne ucciso con almeno tre colpi d’arma da fuoco nel popolare mercato della Vucciria a Palermo, è figlio di Filippo già condannato per mafia. Il padre è considerato il cassiere del clan di Porta Nuova e uomo del boss Gianni Nicchi. Filippo Burgio era stato coinvolto nell’operazione dei carabinieri Hybris del 2011 e condannato con pena definitiva a 9 anni di reclusione. Soccorso da alcuni familiari il 26enne è stato portato nel pronto soccorso del Policlinico di Palermo. Le sue condizioni era però gravissime. Appena si è sparsa la voce dell’accaduti in ospedale sono arrivate circa trecento persone. La notizia della morte ha scatenato la rabbia di alcuni dei presenti, soprattutto tra parenti e amici, che volevano vedere il corpo di Emanuele Burgio a tutti i costi. La calma è stata riportata dalla polizia. Sull’omicidio indaga la squadra mobile della Questura di Palermo.

L’ Azienda sanitaria provinciale di Ragusa ha sospeso dal servizio i dipendenti che non si sono ancora sottoposti alla vaccinazione anti-covid. Sarebbero circa 30 persone tra medici, infermieri e operatori sanitari. Il provvedimento ha effetto immediato ed è valido fino al 31 dicembre prossimo e prevede anche la sospensione della retribuzione e di ogni altro compenso. L’azienda sanitaria provinciale di Ragusa ha agito in base alla nuova normativa in materia introdotta dal Decreto legge di aprile che prevede l’obbligo di vaccinarsi per medici, infermieri e operatori socio-sanitari. La Direzione dell’Azienda sanitaria aveva intimato ai lavoratori che non si erano sottoposti al vaccino a provvedere entro 5 giorni dalla segnalazione, trascorsi i quali si sarebbe data attuazione al decreto legge.