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Il gup del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, ha disposto la liberazione e l’obbligo di dimora in provincia, dopo la convalida dell’arresto, per Salvatore Avarello, 42 anni,  di Favara,  ammanettato dagli agenti della sezione Volanti della Questura di Agrigento.

L’uomo è accusato di furto aggravato dopo che, nelle ore notturne del giorno dell’Epifania, era stato colto, nella flagranza di reato, in piazza Primavera, a Fontanelle, popoloso quartiere di Agrigento, a recidere i cavi elettrici di un pozzetto di proprietà dell’Enel nell’intento di rubarli.

 

A “pizzicare” il favarese era stato un poliziotto agrigentino libero dal servizio che aveva notato l’uomo con fare sospetto e chiamato i colleghi intervenuti sul posto.

Aprono e chiudono, i negozi. Un tempo neanche troppo lontano commercianti ed imprenditori sgomitavano per avere una propria attività in via Atenea: negozi di abbigliamento, gioiellerie, ristoranti. Erano gli anni in cui – soprattutto il fine settimana – gli agrigentini si riversavano in massa lungo il salotto della città dando vita ad un circolo vizioso fatto non soltanto di soldi che girano ma anche di civiltà, incontri, scambi di ogni genere. Oggi la situazione appare un po’ diversa da quanto sopra descritto: le saracinesche sono chiuse, le persone che preferiscono la via Atenea quale meta dello shopping sono sempre di meno e gli affitti richiesti dai proprietari dei magazzini sono rimasti pressoché invariati rispetto ai “tempi d’oro”: un medio-piccolo commerciante – nel campo dell’abbigliamento ma anche in quello alimentare – per assicurarsi un posto da 50-70mq deve uscire al mese una somma di solo affitto che varia dai 500 euro ai 700 euro  , oltre le tasse da pagare. E il discorso si inasprisce scendendo verso Porta di Ponte, l’ingresso di quello che dovrebbe essere un centro commerciale naturale: magazzini per anni affittati che oggi da 3-4 anni sono chiusi e vuoti. Un braccio di ferro di chi – come i commercianti – non trova più appetibile la via Atenea per i propri affari e non riesce in ogni caso a sostenere gli elevati costi; dall’altra parte i proprietari dei magazzini che, pur di non incappare in disavventure come affitti non pagati o contratti stracciati, preferiscono tenere chiusi i locali.

 

La nuova dura legge del mercato, però, non fa sconti neanche ai grandi brand che nel corso degli anni sono stati punti di riferimento in città ma che alla fine non ce l’hanno fatta: Prima Donna, Golden Point, Yamamay, Intimissimi, Folli Follie, Motor Jeans. Anche una breve apparizione del marchio “Swaroski”, chiuso dopo pochi mesi dall’inaugurazione. In ultimo anche la storica Oviesse, che fu prima Standa, chiude battenti a causa dei prezzi alti, degli affitti “monster” e dal calo delle vendite. Su questo influisce, e non poco, il centro commerciale dove gli affitti costano un occhio della testa ma l’investimento appare sicuramente più appetibile: vince la logica del subito e adesso, del consumismo, dei confort, del parcheggio facile e senza stress. E’ cambiato il teatro del commercio soprattutto nell’abbigliamento (non è un caso che sono quelli che chiudono di più in via Atenea) e sono cambiati i modi e i gusti: una platea più ampia che vuole tutto e subito e nella maniera più sicura e veloce. Urge trovare delle soluzioni che vanno ricercate sia in misure dell’amministrazione (sgravi fiscali sulle attività, strisce blu non a pagamento per acquisti) ma anche in atti di coraggio a cui devono aspirare commercianti e imprenditori.

 

Udienza, ieri in Tribunale, del processo istruito nei confronti di un uomo di Porto Empedocle, pregiudicato, di 30 anni, accusato dalla propria ex convivente di una presunta violenza sessuale dopo che lo stesso aveva obbligato la figlia di 13 anni della donna a rinchiudersi nella sua camera.

L’uomo fu arrestato nel giugno dello scorso anno a seguito di una presunta aggressione ai danni dell’ex compagna, dopo che lo stesso era tornato a casa visibilmente ubriaco. Giunto nell’abitazione lo stesso pregiudicato avrebbe spogliato la donna, che sarebbe stata percossa e costretta a praticare un rapporto orale, prima, e completo, poi, non prima di aver obbligato la figlia minorenne della stessa a chiudersi in camera.

Sia madre che figlia sono state ascoltate nel massimo riserbo e entrambe avrebbero confermato le accuse. Prossima udienza il 26 febbraio prossimo.

A Racalmuto, ignoti delinquenti, approfittando dell’oscurità delle ore notturne, hanno compiuto un furto ai danni di un agricoltore di Favara. I ladri si sono intrufolati in un appezzamento di terreno di proprietà di quest’ultimo in contrada “Padre Eterno” e hanno portato via un trattore agricolo di ingente valore, oltreché diversi attrezzi agricoli.

 
 

A fare la scoperta lo stesso favarese che la mattina si è recato presso il proprio terreno agricolo. All’uomo non è rimasto altro che rivolgersi ai carabinieri della locale Stazione per la denuncia. I Militari dell’Arma, subito dopo aver ascoltato l’uomo, hanno avviato le indagini.

Micalizio e PrinzivalliTorna in libertà, Antonio Prinzivalli, 47enne di Agrigento, arrestato nella notte dell”Epifania,  con l’accusa di  favoreggiamento personale perchè secondo la Procura della Repubblica avrebbe aiutato un altro agrigentino, Dario Micalizio, 35enne di Agrigento, già noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti,e ricercato da due anni, in un tentativo di fuga in Germania.
E proprio Micalizio era l’obiettivo degli investigatori cge gli stavano col fiato sul collo già dal giugno 2016, quando si era sottratto ad un ordine di carcerazione per scontare la pena di quasi un anno di reclusione per droga. Da quel momento era sotto la lente di ingrandimento delle forze dell’ordine.
I primi sospetti della presenza sul territorio del fuggitivo, i Carabinieri li avevano avuti già prima delle vacanze di Natale, quando alcuni movimenti sospetti dei suoi familiari avevano portato a ritenere che il Micalizio potesse voler trascorrere in famiglia le feste di Natale. I sospetti si sono rivelati realtà la notte tra il 6 e il 7 scorsi, quando, intorno alle tre, è scattato il blitz dei Carabinieri di Favara.
Una decina di militari in borghese hanno si sono messi di nascosto sulle tracce di un’utilitaria di colore nero, con a bordo due uomini, uno dei quali fortemente rispondente alla descrizione in possesso dei militari. Dopo pochi minuti, la decisione di far intervenire una pattuglia che sorprendeva gli occupanti nei pressi di una fermata degli autobus di lunga percorrenza, uno dei quali diretto in Germania. Il Micalizio, vistosi braccato, non ha opposto resistenza ed ha ammesso la sua reale identità, confessando di essere in partenza per la Germania, dove, con tutta probabilità, aveva già trascorso, prima di Natale, tutto il periodo di irreperibilità.

La prossima udienza è stata fissata per il 29 di queste mese.
Udienza drammatica, presso il Tribunale di Agrigento, del processo scaturito dall’inchiesta sulla morte di Vincenzo Rigoli, l giovane di soli 19 anni deceduto per shock emorragico nella sala operatoria del nosocomio agrigentino nella notte tra il 16 ed il 17 dicembre 2012, dove era giunto a seguito di un incidente stradale avvenuto lungo la S.S. 640, e che vede imputati i medici dell’Ospedale San Giovanni di Dio, Sergio Sutera Sardo e Salvatore Napolitano, per il reato di omicidio colposo.

Ieri, dinanzi alla giudice Alessandra Tedde, ha deposto proprio Napolitano, primario, all’epoca dei fatti, del reparto di Chirurgia dell’ospedale di contrada consolida.

Napolitano ha ricostruito la sua versione di come andarono i fatti: “Ero a casa e stavo dormendo, arrivo una telefonata che mi informava di un paziente gravissimo in sala operatoria. Corsi in ospedale e trovai il ragazzo in arresto cardiaco, lo riprendemmo e proseguimmo un intevento chirurgico ormai disperato”.

Dopo le dichiarazioni di Napolitano, ad essere interrogata come teste della difesa, una anestesista dell’ospedale che ha in sostanza confermato quanto dichiarato dallo stesso primario e, dunque, quanto sarebbe accaduto in sala operatoria.

La prossima udienza è stata fissata per il 29 di queste mese.

Il sostituto procuratore Andrea Maggioni, rappresentante la Procura di Agrigento, ha iniziato, ieri, gli interrogatori di alcuni degli 80 indagati ai quali è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini e finite coinvolte nell’inchiesta, si tratta del secondo filone, condotta dalla stessa Procura, denominata “La carica delle 104” su presunti favoritismi nei trasferimenti in provincia attraverso falsi certificati, invalidità fasulle o inesistenti e su un giro di mazzette a medici compiacenti.

Si tratta di 31 medici e di insegnanti o loro familiari. Il fascicolo comprendeva 252 indagati. Per tutti, tranne gli 80 che rischiano il processo, è stata chiesta l’archiviazione.L’inchiesta riguarda decine di certificati medici emessi per ottenere trasferimenti in provincia di Agrigento con invalidità fasulle o inesistenti provate da medici compiacenti.
Questo è l’ennesimo filone dell’inchiesta sorto con che che tanto clamore ha fatto anche a livello nazionale, inchiesta svolta dalla Digos e coordinata dalla Procura di Agrigento.
Dunque un’ottantina rischiano il processo e parte degli indagati per evitare il dibattimento processuale nei loro confronti hanno chiesto di essere sentiti dal pm.

Gli interrogatori si protrarranno fino al 20 gennaio.

La deputata regionale Cinquestelle presente oggi al sopralluogo del neo assessore alle infrastrutture.

“Il tempo è scaduto, Falcone non emuli il suo predecessore, si adoperi per fare ripartire subito i lavori”.

Così la deputata M5S all’Ars, Stefania Campo, presente al sopralluogo dell’assessore alla Mobilità Falcone nei cantieri, fermi, del tratto Rosolini-Modica dell’autostrada Siracusa Gela.

“Il 2017 – afferma la parlamentare – è terminato e gli impegni presi il 12 agosto scorso dall’ex assessore Bosco non sono stati rispettati. Voglio sperare ora in una situazione diametralmente opposta col neo-assessore Marco Falcone, che oggi ci ha assicurato che il governo regionale si sta muovendo per far ripartire, e completare, i lavori di realizzazione di questo nuovo tratto autostradale. Quando vuole, la Politica, con la ‘P’ maiuscola, può tutto”.

“La cosa che mi preme, inoltre, – continua la deputata – è che con il nuovo anno si provveda a risolvere al più presto la situazione economica di decine e decine di famiglie, rimaste impantanate in questa vicenda. Questo nuovo governo ha l’obbligo morale e politico di intervenire per ridare serenità alle vittime di tale ‘stallo burocratico’, restituendo dignità a lavoratori, fornitori e imprenditori intrappolati da questi colpevoli e insopportabili ritardi”.

 

Il sindaco Lillo Firetto, ha incontrato l’assesssore regionale ai Beni Culturali, Vittorio Sgarbi in occasione della sua ultima venuta ad Agrigento per proporre l’affascinante ipotesi di ricostruzione tridimensionale del Tempio di Zeus.
“Veder risorgere il Tempio di Zeus,- ha spiegato Lillo Firetto –  ricostituirne i volumi e le proporzioni, almeno in una parte significativa delle sue architetture, lasciarne intuire la magnificenza andata perduta nei secoli. Con Vittorio Sgarbi, durante la sua visita alla Valle dei Templi, ho condiviso la volontà di poter restituire ai visitatori la tridimensionalità di uno dei templi più maestosi dell’antichità. L’iniziativa dovrà tramutarsi a breve in un’idea progettuale da portare all’attenzione dell’assessore, che possa realizzare una fusione tra quel che raccontano oggi i reperti archeologici e una grande opera contemporanea: la materializzazione di un’opera del passato attraverso una magia di forme capace di riportarci indietro di circa duemilacinquecento anni in equilibrio perfetto tra passato, presente e futuro. Un modo per accompagnare i visitatori in un’avventura straordinaria, alla ricerca dell’anima audace di chi ne concepì nella mente le forme, di chi la progettò, di chi ne seguì l’esecuzione dei lavori. Un’opera – conclude il sindaco Lillo Firetto – che superi gli ineluttabili effetti dello scorrere del  tempo e che sia in grado, nell’anno delle celebrazioni dei 2600 anni dalla fondazione di Akràgas, di rinnovare quell’impresa, rivivificarla, renderla immortale”.

Il Consigliere Comunale di Sicilia Futura al comune di Porto Empedocle ha interrogato l’Amministrazione Comunale sulla mancata illuminazione su alcune zone della città.

“Da qualche settimana ormai le vie di ingresso alla nostra città sulla SS115 sono al buio totalmente, questo oltre a non essere un bel biglietto da visita per chi transita nel nostro territorio potrebbe essere un grave pericolo all’incolumità dei tanti automobilisti che percorrono suddetta  statale. Oltre alla sopra citata SS115, ho ascoltato le tante lamentele di concittadini che vivono nel centro abitato empedoclino, lamentandosi della mancata illuminazione in zone della città molto popolate come la via  Lincoln, la via Empedocle, tra l’altro queste due vie molto vicine al centro città; o in altre vie lontane dal centro città ma molto popolose come il viale dei fiori, via dello sport, e altre vie nella zona dell’altopiano Lanterna.

Ho chiesto all’amministrazione di attivarsi per risolvere questo problema che oltre al mancato servizio ai cittadini potrebbe recare danni all’incolumità di chi abita e frequenta tali zone.”

 

Lo dichiara il Consigliere Comunale di Sicilia Futura Giuseppe Todaro