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Sullo sconcertante spot apparso sul sito ufficiale della compagnia aerea EasyJet arriva puntuoale la replica da parte del Governatore della Calabria Jole Santelli: “La pseudo operazione di marketing sulla Calabria realizzata da EasyJet è offensiva, miope e ha un chiaro sapore razzista – commenta -. Si potevano usare tante parole per descrivere la meraviglia e la straordinarietà di una regione unica al mondo, ma la compagnia inglese ha scelto le più becere e le più consunte, realizzando una pubblicità ingannevole che non è altro che una sommatoria di inqualificabili pregiudizi. Per questo ho immediatamente scritto una lettera di protesta alla compagnia”. “Descrivere la Calabria come una regione che ‘soffre di un’evidente assenza di turisti a causa della sua storia di attività mafiosa e di terremotì e per via della ‘mancanza di città iconiche come Roma e Venezia capaci di attrarre i fan di Instagram’, oltre che falso, è anche profondamente ridicolo. Così come lo è parlare di ‘case bizzarrè, come se ci si trovasse a descrivere le abitazioni dei puffi. I calabresi – spiega Santelli – meritano rispetto e una miglior considerazione da parte di tutti. Prendiamo comunque atto delle scuse pubbliche di EasyJet, che ha già provveduto a modificare il testo originariamente apparso nella sezione ‘Ispiramì del suo sito”.
“A pensarci bene, il modo migliore per rimediare a una gaffe senza precedenti – conclude la governatrice della Calabria – sarebbe quello di incrementare in modo considerevole i voli per la Calabria, in modo da permettere alle migliaia e migliaia di passeggeri di EasyJet di scoprire le infinite meraviglie della nostra terra. Non abbiamo Roma e non abbiamo Venezia, certo, ma non ci lamentiamo affatto. La Calabria è una meraviglia che merita solo di essere ammirata”.

In vista delle prossime elezioni amministrative dove si voterà anche a Siculiana, l’avvocato del luogo Vita Mazza ha presentato una lista civica con la quale concorrerà alla competizione elettorale per la poltrona di primo cittadino.

L’avv. Mazza è stata già chiara sui punti più importanti che rappresenteranno il suo programma: “Chiusura del centro d’accoglienza “Villa Sikania” e recupero del centro storico”.

Questa la prima dichiarazione del neo candidato a sindaco Mazza.

Un giovane ciclista nisseno ha evitato un disastro ambientale per il mare agrigentino.
Lui si trovava in escursione sulla spiaggia isolata di Drasi quando ha visto arrivare dal largo un fusto di 200 litri pieno di olio esausto, che perdeva il liquido nero. Quindi lo ha trascinato a riva e l’ha messo in sicurezza.

A dichiararlo è il dirigente di Mareamico Claudio Lombardo.

La stessa associazione ha provveduto successivamente ad informare la Capitaneria di Porto segnalando il luogo preciso per la rimozione del pericoloso liquido.

 

Il Dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, Calogero Pisano, interviene sulle dichiarazioni rilasciate  dal vice Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Giancarlo Cancelleri, ieri in visita a Porto Empedocle ed afferma:“La clamorosa gaffe di cui si è reso protagonista il vice Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Giancarlo Cancelleri, che scambia la nave per la quarantena dei migranti, Moby Zaza, per una nave da crociera, è lo specchio del preoccupante pressappochismo e dell’impreparazione di una certa classe politica, che si è ritrovata, quasi senza rendersene conto, a governare l’Italia.

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse, però, sullo sfondo una tematica molto seria che gli agrigentini stanno subendo sulla loro pelle, quella, appunto, del fenomeno migratorio.

Il vice Ministro Giancarlo Cancelleri, troppo preso ad annunciare enfaticamente il rifacimento o l’apertura di strutture viarie, ha, forse, dimenticato della presenza nella rada di Porto Empedocle della Moby Zaza, nave utilizzata per la quarantena dei migranti e noleggiata, dal Governo PD-CINQUESTELLE, di cui egli fa parte, per la modica cifra di 1 milione di euro più iva al mese.

Il grossolano svarione del vice Ministro pentastellato certamente fare riflettere gli italiani sull’imbarazzante inconsistenza ed inadeguatezza di chi oggi è al Governo del Paese, un Governo che, aprendo indiscriminatamente i porti, ha trasformato la provincia di Agrigento nel campo profughi d’Europa.

Illustrissimo vice Ministro Giancarlo Cancelleri, ci aspettavamo le navi da crociera e ci ritroviamo con la nave per la quarantena dei migranti (quella da lei confusa per una nave da crociera, appunto), ci aspettavamo l’arrivo dei turisti e ci ritroviamo con centinaia di migranti”.

Il consiglio di INARSIND AGRIGENTO, su sollecitazione degli appartenenti alla categoria, chiede, fermo restando le misure di contenimento inerenti l’emergenza COVID, il ripristino del servizio di ricevimento agli Enti regionali, provinciali e locali. Sebbene si comprendano le difficoltà degli uffici, la ripresa delle attività, che dal 15 giugno è estesa a tutte le categorie, ha innescato una maggiore richiesta da parte dell’utenza di definire i procedimenti iniziati ed iniziarne di nuovi.

Inoltre a breve si definiranno i criteri di accesso ad importanti misure di sostegno all’attività edilizia come l’ecobonus ed il sismabonus ed in INARSIND AGRIGENTO 2 taluni casi interfacciarsi con gli uffici sarà indispensabile. Molti enti sono sprovvisti di piattaforme digitali e questo rende ancora più difficoltoso la presentazione delle pratiche. Mancano inoltre sistemi di prenotazione che garantiscano tempistiche e modalità di appuntamento.

Si ribadisce pertanto la necessità di riprendere le attività di ricevimento o comunque di definire procedure per gestire le prenotazioni degli appuntamenti.

Maxi operazione antidroga a Catania; la polizia di Stato su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, ha eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari a carico di un sodalizio criminale responsabile di associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso.

Nell’operazione si registra il coinvolgimento di circa 40 destinatari di provvedimenti restrittivi appartenenti a due distinte gruppi criminali, operanti nel capoluogo etneo e riconducibili ai sodalizi criminali del clan Cappello – Bonaccorsi  e di quello dei Cursoti Milanesi.

I reati. Associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. L’operazione, denominata ‘Tricolore’, ha colpito i gruppi che gestivano ‘piazze di spaccio’. L’attività investigativa, supportata da presidi tecnici, ha dimostrato l’esistenza, nel rione popolare di San Berillo Nuovo, di due distinte “piazze di spaccio” di sostanze stupefacenti (trafficanti in cocaina e marijuana), a breve distanza l’una dall’altra, la prima di esse (quella ubicata in Corso Indipendenza, angolo via La Marmora) gestita dal gruppo mafioso organicamente riconducibile al clan mafioso Cappello–Bonaccorsi, con a capo Lorenzo Christian Monaco, ovvero colui che aveva ricevuto da Salvatore Bonaccorsi, figlio di Concetto ed esponente apicale dei “Carateddi” (oggi entrambi collaboratori di giustizia), l’investitura per gestire l’anzidetta proficua attività nel complesso, preoccupandosi anche di definire i confini con gli altri gruppi mafiosi operanti sul territorio.

Altra zona operativa limitrofa alla prima e precisamente in via San Leone, è gestita da diversi soggetti riconducibili, per la loro storia pregressa, al clan dei “Cursoti Milanesi”. Il confine tra le due piazze – dopo aspri dissidi che avevano visto alcuni soggetti vicini al clan dei “Cursoti Milanesi” percorrere armati le vie pubbliche della città per contrastare i rivali – veniva contrassegnato dall’apposizione di due distinte bandiere, quella degli Stati Uniti d’America per il clan dei Cappello-Bonaccorsi, quella del Milan per il clan dei Cursoti-Milanesi. Infatti, nel gennaio del 2017, la Polizia aveva proceduto all’arresto di alcuni pregiudicati, sodali a Rosario Pitarà inteso “Sarettu u furasteri”2, storico esponente di rango apicale del clan mafioso dei Cursoti Milanesi, in possesso di numerose armi da guerra e armi da fuoco clandestine, in procinto di compiere un’azione di carattere dimostrativo contro il clan rivale.

Nel corso dell’attività d’indagine sono stati acquisiti elementi consolidati in ordine alle capacità dei due gruppi mafiosi di imporre il loro controllo sul territorio tramite un articolato sistema di pusher, vedette e custodi della sostanza stupefacente che garantivano la gestione, prolungata e continuativa, delle due sopra menzionate piazze di spaccio e ciò nonostante alcuni interventi delle Forze dell’Ordine che eseguivano alcuni arresti dei sodali. Dall’operazione “Tricolore” si è appreso che i proventi dello spaccio non solo sono destinati all’autofinanziamento della consorteria criminale, ma anche al mantenimento dei sodali in carcere, secondo noti e consolidati “clichè” che impongono ai soggetti non raggiunti da misure restrittive di contribuire al sostentamento dei sodali, soprattutto di quelli aventi un ruolo apicale.

L’attività investigativa ha inoltre consentito di individuare, oltre ai fornitori delle piazze di spaccio, legati alla criminalità organizzata campana, anche di risalire a soggetti che sin da subito sono apparsi coinvolti nel favoreggiamento della latitanza di Concetto Bonaccorsi, storico boss, unitamente al fratello Ignazio, dell’omonima famiglia, detta dei “Carateddi”, alleata con il clan Cappello. L’accurato monitoraggio telefonico e l’osservazione diretta dei movimenti di tali soggetti, in provincia di Pistoia, sono sfociati nell’aprile del 2017 nell’individuazione dell’abitazione in cui Bonaccorsi si era rifugiato, consentendone l’arresto dopo una latitanza protrattasi dal settembre del 2016.

Sono state sequestrate diverse armi e munizioni, tra cui un fucile semiautomatico cal.12 marca Benelli con matricola abrasa, una pistola mitragliatrice cal. 7.65 riportante la scritta “Salve Blanc” priva di caricatore, una pistola marca Bruni mod. 92 modificata, una mitraglietta modello M&P-15 Tony Sistem Component con matricola abrasa e priva di caricatore, un fucile doppietta cal. 16 a canne mozze, diversi caricatori mono e bifilari per armi di vario calibro, numeroso munizionamento di vario calibro e un corpetto antiproiettile.

Aria irrespirabile, apprensione per case e automobili nei dintorni.L’emergenza incendi non risparmia anche Porto Empedocle, teatro nelle scorse ore di un vasto rogo che ha devastato un’ampia zona di terra nei pressi dello stabilimento Italcementi. Le fiamme sono state alimentate dal vento e dalla sconfinata vegetazione spontanea, mista a rifiuti. Sul posto diverse squadre dei vigili del fuoco, impegnati per ore per estinguere le fiamme.

Clamorosa svolta nelle indagini sulla scomparsa del pensionato favarese Giuseppe Fallea. Alcune ore fa è stata ritrovata l’auto modello Chevrolet Matiz, appartenente all’anziano di cui non si hanno più notizie dalla giornata del 13 maggio scorso. Dalle scarne indiscrezioni filtrate sarebbe stata rinvenuta in contrada “Margi”, in territorio di di Casteltermini. Il tutto a circa 30 chilometri da Favara. A segnalare la presenza del veicolo in questa zona agricola sarebbero stati alcuni giovani appassionati di motocross. Sarebbe stato il figlio di Fallea a essere informato per primo del ritrovamento del veicolo, il quale senza perdere tempo ha attivato i carabinieri.
L’automobile, a quanto pare, non presenterebbe alcun segno di incidente stradale. Il mezzo è ora sotto sequestro, con la Scientifica dell’Arma chiamata a dare il meglio di se per trovare elementi utili alle indagini. Ovviamente nella zona è scattata una massiccia attività di setaccio, con la speranza di trovare qualcosa di utile.

“Potevo accettare l’implicito compromesso di Stato, rinunciando a non impugnare la delibera della presidenza del Consiglio dei Ministri di annullamento della banca dati ‘Si passa a condizione” ed evitare così il processo per vilipendio? Assolutamente no. Per tale motivo ringrazio il Guardasigilli Bonafede per avere assecondato il capriccio del Ministro dell’interno, Luciana Lamorgese, nel processarmi per il delitto di lesa maestà”. A riferirlo è il Sindaco di Messina, Cateno De Luca.

Si ricorda che con la delibera di giunta comunale n. 260 del 12 giugno scorso, l’Amministrazione comunale ha conferito l’incarico legale per impugnare innanzi al TAR del Lazio il decreto del Presidente della Repubblica che aveva avallato la decisione del Consiglio dei Ministri di annullare l’ordinanza sindacale che introduceva dal 8 aprile scorso stringenti ma efficaci controlli per l’attraversamento dello stretto di Messina con l’obbligo di registrarsi alla banca dati “si passa a condizione.

“Rammento ancora la presa di posizione del Ministro Lamorgese – continua il Primo cittadino – che appresa la notizia della mia opposizione è andata su tutte le furie, è così il povero Ministro della Giustizia non ha avuto altra scelta che concedere l’autorizzazione alla Procura della Repubblica di Messina di processarmi per il reato di vilipendio perché avevo osato mandare a quel paese il Ministero dell’Interno, autore e difensore del sistema di controlli farlocchi sullo Stretto di Messina. Se il 12 giugno scorso non avessi fatto la delibera di impugnazione del decreto presidenziale dell’aprile scorso, probabilmente non sarei stato processato”.

“Ai miei detrattori a Roma – conclude il Sindaco peloritano – ricordo che già il 3 aprile avevo chiesto di essere processato, perché non accetto compromessi di Stato. A seguito della richiesta della Procura al Ministro Bonafede per procedere nei miei confronti, chiesi pubblicamente di andare in tribunale per dimostrare – con le carte in mano – che non si stavano facendo i conti solo con il Coronavirus, ma anche con la malaburocrazia e certi politici allo sbaraglio. Pertanto, ringrazio per avere ascoltato la mia richiesta. Al Ministro Lamorgese ricordo il seguente versetto biblico: ‘Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”.

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha autorizzato la Procura di Messina a procedere nei confronti del sindaco della Citta’ dello Stretto, Cateno De Luca, accusato del reato di vilipendio previsto dall’articolo 290 del codice penale. De Luca era stato iscritto nel registro degli indagati a fine marzo dopo la denuncia del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.
Per questo genere di reati, perché si possa poi esercitare l’azione penale attraverso la richiesta di rinvio a giudizio o di emissione di decreto penale di condanna, e’ necessaria l’autorizzazione del Guardasigilli.