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Il consiglio comunale di Agrigento ha approvato le direttive al Piano Regolatore Generale. In proposito interviene il sindaco, Calogero Firetto, che afferma: “E’ un risultato eccezionale, sperato, atteso, voluto, frutto di un grande lavoro da parte di tutti. Mi sento di ringraziare uno a uno tutti coloro che hanno contribuito. E’ l’esito del lavoro di una città che è capace di maturare le sue scelte in modo responsabile. Certe volte temo che non si comprenda lo sforzo che questa amministrazione sta compiendo nel voler cambiare in meglio Agrigento. Spesso temo che non si capisca lo sforzo di voler raggiungere risultati in modo condiviso assieme a tutti coloro che hanno voglia e capacità di cambiare realmente Agrigento. Sono emozionato perché queste direttive sono frutto di un processo lungo e partecipato in cui tanti hanno voluto unirsi per dire con noi che non ci rassegniamo, che pensiamo al futuro e vogliamo una città migliore per tutti. Leggete bene queste direttive. Rispecchiano punto per punto il disegno di futuro di una collettività. Questa è democrazia, forza di volontà, partecipazione. Sento più forte il desiderio di continuare. Agrigento va e deve continuare ad andare avanti”.

Ad Agrigento, domani, venerdì 26 luglio, negli uffici del Genio Civile, diretto da Rino La Mendola, alle ore 11, il tavolo tecnico interdipartimentale per lo studio della rete ipogeica, che attraversa il sottosuolo della città di Agrigento, concluderà i lavori della prima fase, nel rispetto del cronoprogramma redatto in occasione dell’insediamento dello scorso 16 maggio. Le attività svolte a completamento della prima fase, e quelle da svolgere nella seconda fase saranno descritte dal coordinatore del tavolo tecnico, lo stesso Rino La Mendola, in occasione di una conferenza stampa a cui interverranno l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, Marco Falcone, il dirigente del dipartimento regionale Tecnico, Salvatore Lizzio, e il sindaco Calogero Firetto. Nel corso della conferenza stampa saranno fornite le immagini dell’ipogeo rinvenuto sotto via Atenea, alla profondità di circa 6 metri, catturate da una telecamera introdotta nel sottosuolo attraverso un foro praticato sul bordo di via Atenea, di fronte alla chiesa di San Giuseppe. Dopo la conferenza stampa, una delegazione del tavolo tecnico accompagnerà gli intervenuti alla conferenza stampa ad un sopralluogo nell’ipogeo del Purgatorio, che sarà oggetto di lavori di riqualificazione.

Al Comune di Sant’Angelo Muxaro, dopo quasi 30 anni di lavoro, sono stati stabilizzati 35 lavoratori precari, con contratto a tempo indeterminato a 24 ore settimanali. In proposito intervengono i dirigenti Enti Locali e Funzione pubblica della Cgil di Agrigento, Enzo Iacono e Pietro Aquilino, che esprimono soddisfazione e aggiungono: “Ciò si è potuto realizzare grazie al grande lavoro svolto in sinergia tra il sindacato, l’amministrazione del sindaco Angelo Tirrito, gli organi dirigenziali comunali, tra il segretario comunale Michele Giuffrida e il responsabile finanziario Calogero Zuccarello, i quali hanno dato seguito a quanto precedentemente concordato con i sindacati in sede di contrattazione decentrata, curando tutta la parte burocratica degli atti propedeutici al raggiungimento del traguardo”.

A Cammarata e a San Giovanni Gemini non si attenuano le manifestazioni di contrarietà all’annunciato trasferimento dell’Ufficio di collocamento, attualmente sito a San Giovanni Gemini, da via Sacramento a via Omero. Già tanti residenti dei due Comuni, concorrenti nelle spese di gestione dell’ufficio, e il sindaco di Cammarata, Vincenzo Giambrone, hanno opposto che i locali di via Omero non sono adeguati ad essere utilizzati come uffici pubblici. Mancano la porta antipanico, gli impianti di riscaldamento, vi sono molte barriere architettoniche, vi è un solo bagno, non accessibile ai disabili, e l’ufficio è allocato al primo piano rendendo il tutto ancora più fonte di disagio, soprattutto per gli anziani. In via Sacramento invece l’ufficio è al piano terra, e da tempo è utilizzato da tutti gli utenti di Cammarata e San Giovanni Gemini senza alcun disagio e difficoltà”.

Adesso il sindaco di Cammarata, Vincenzo Giambrone, ha scritto un’ampia e dettagliata lettera al direttore dell’Ufficio provinciale del Lavoro di Agrigento, Angelo Di Franco, e, per conoscenza, alla dirigente generale dell’assessorato regionale al Lavoro, Francesca Garoffalo.

Ecco il testo:

Si fa seguito a precorsa corrispondenza ed in modo particolare alla Sua del 16 07.2019 prot. 10770, acquisita al protocollo di questo Ente al N° 14991 del 16.07.19, per evidenziare quanto di seguito:
La nota Prot. N° 7184 del 10.06.2019, qui pervenuta in data 17.07.2010 prot. n. 15075, con la quale la S.V. ritiene di avere riscontrato quanto richiesto dal sottoscritto in data 04.06.2019 prot. N° 11731, nella realtà, non riscontra affatto quanto ivi evidenziato. Detta Sua, infatti, riporta soltanto riferimenti generici, non supportati dagli appositi richiami normativi e, cosa ancora più grave, riferisce fatti non corrispondenti a verità .
Invero l’incontro con il Vice Sindaco di Cammarata, a cui la S.V. fa riferimento, non è avvenuto all’interno dell’immobile presso cui è stato trasferito l’ufficio di recapito, bensì nei locali dove detto ufficio aveva sede prima del trasferimento.
Nessuna verifica dei nuovi locali è avvenuta, quindi, da parte del Comune di Cammarata il quale, per contro, non appena appresa la notizia del trasferimento, nell’esclusivo interesse dei cittadini utenti, e nella qualità di cogestore dei relativi locali, ha fatto valere le fondate osservazioni e giustificate contestazioni di cui alla nota del 04.06.2019 prot. n. 11731 che, per essere a tutt’oggi rimaste inevase, si reiterano qui di seguito: “ lo stesso edificio è sprovvisto di porta antipanico e di impianti di riscaldamento, su di esso insistono molte barriere architettoniche ed è munito di un solo bagno, con assenza, quindi, di quello per disabili. Ed ancora, i locali in argomento, sono ubicati al primo piano, non accessibili ai diversamenti abili ed agli anziani”. A tutto ciò si aggiunge, la mancata indicazione dei motivi che hanno spinto il Sindaco di San Giovanni Gemini a trasferire un ufficio da una sede pienamente funzionale ad un’altra i cui locali non sono rispondenti ai requisiti di legge.
In ordine a quanto suggerito dalla S V per garantire l’incolumità dei cittadini (…..omissis..di recarsi presso gli uffici del centro per l’impiego di Casteltermini…..), senza entrare nel merito del tono sarcastico usato, del tutto fuori luogo, la S V dovrebbe essere a conoscenza del fatto che i recapiti di Cammarata e di San Giovanni Gemini erano stati autorizzati, nonostante l’esistenza del recapito di Casteltermini, proprio per facilitare l’accesso dei relativi utenti, dato che quest’ultimo Comune, non è collegato con i sopradetti Comuni, da mezzi di trasporto pubblici.
Viene richiesto da parte della S.V. l’esplicazione del legittimo interesse agli atti richiesti. Evidentemente è apparso di nessuna importanza il fatto che i locali del recapito de quo, presso cui operano sia i dipendenti dell’ex recapito di Cammarata sia quelli dell’ex recapito di san Giovanni Gemini, in base ad un accordo fra i due Comuni, erano gestiti da entrambi gli Enti; tant’è che l’uno metteva a disposizione i locali, l’altro provvedeva alle spese delle utenze ed alla pulizia. Quindi non solo l’interesse all’accesso agli atti, richiesto dal sottoscritto, è legittimo ma è anche doveroso, dal momento che la mancata indicazione della motivazione sulla necessità posta a base del trasferimento ( mai comunicata a questo Comune nonostante la cogestione dei locali), e l’inesistenza delle misure di sicurezza nei locali dove il recapito è stato spostato, determinano l’illegittimità del provvedimento di trasferimento e quello relativo alla sua autorizzazione.
Sempre in ordine alla richiesta di accesso agli atti, si fa rilevare che:
la nota di cui si chiede di prendere visione, deve essere emessa da personale incaricato da codesto ufficio, quindi è alla S.V. che la richiesta di accesso deve essere rivolta.
nessuna norma sul diritto di accesso obbliga il richiedente ad indicare data e numero di protocollo del documento che si richiede. Più volte la giurisprudenza, ormai consolidata, si è espressa in tal senso sostenendo che “ l’onere di specificazione dei documenti per i quali si esercita il diritto di accesso non implica la formale indicazione di tutti gli estremi identificativi ( organo emanante, numero di protocollo,data di adozione dell’atto), ma può ritenersi assolto anche solo con l’indicazione dell’oggetto e dello scopo proprio dell’atto in questione, ove, nei singoli casi di specie, risulti formulata in modo tale da mettere l’Amministrazione in condizione di comprendere la portata ed il contenuto della domanda)” ( Cfr. Tar Lazio, Sez. I 24 marzo 2016 n. 3694 che richiama Tar Lazio Sez. III quater, 10.03.2011, n.2181; Consiglio di Stato, VI Sez. 27.10.2006 n. 6441; Tar Lazio, Sez.III 16.06.2006 n. 4667).
Alla Dott.ssa Garoffolo, Dirigente del Dipartimento, cui la presente viene inviata, per conoscenza, si chiede di intervenire su questi incresciosi fatti al fine di dirimerli e tutelare i legittimi interessi dei cittadini, che per loro motivate esigenze, debbono servirsi dell’Ufficio collocamento in argomento, non trascurando che non tutti sono nelle condizioni di raggiungere Casteltermini, ove insistono gli uffici di recapito, non essendo, quest’ultimo, servito di collegamenti ( ferrovie, autolinee).
Non appare superfluo evidenziare che, a garanzia della incolumità dei cittadini utenti, sono intervenuti: la stampa, la televisione e un movimento spontaneo di cittadini, oltre al fatto che è stata presentata apposita interrogazione parlamentare a firma di Deputati Regionali.
Si aggiunge che è inusuale, oltre che professionalmente scorretto, che un Dirigente di Uffici pubblici possa rivolgersi a Rappresentanti Istituzionali con toni ironici, quali quelli usati nella nota del 10.06.2019 prot. n. 7184 dal Dirigente Angelo Di Franco, anch’essa qui allegata.
Si rimane in attesa di ricevere, senza ulteriori indugi, quanto già chiesto con la mia precedente del 04.06.2019 prot. n. 11731, invitando, nel frattempo, il Dott. Angelo Di Franco a sospendere il trasferimento de quo, non rispondendo, in caso contrario, mio malgrado, degli ulteriori sviluppi che lo stesso potrà produrre.
Distinti saluti

Il Sindaco
(F.to: Dott. Vincenzo Giambrone)

Ad Agrigento, a Casa Sanfilippo, si insedia il nuovo Consiglio di amministrazione del Parco archeologico e paesaggistico Valle dei Templi di Agrigento, presieduto da Bernardo Agrò, diretto da Roberto Sciarratta, e composto dal sindaco di Agrigento Lillo Firetto, il Soprintendente ai Beni Culturali, Michele Benfari, gli esperti Luigi Troja e Heinz Jurgen Beste, e poi ancora Fabio Amato per i Gruppi Archeologici d’Italia, Salvo Barrano dell’Associazione Nazionale archeologi, e Vincenzo Piazzese dell’Archeoclub d’Italia.

Dopo l’incidente, per cause ancora da accertare, che ha provocato l’affondamento lunedì scorso di un peschereccio a Porto Empedocle, al molo Crispi, adesso un altro incidente è accaduto nel porto di Licata dove il peschereccio “Odissea” ha urtato contro la banchina, l’impatto ha provocato una falla, ed è colato a picco. La causa del sinistro sarebbe stata un guasto tecnico che ha bloccato il cambio.

Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede ha firmato il provvedimento disponendo il “carcere duro” nei confronti di Antonio Massimino, 51 anni, considerato il boss di Agrigento. 

Antonio Massimino, già coinvolto e condannato nell’operazione antimafia San Calogero, è stato nuovamente arrestato nel febbraio scorso dopo esser stato sorpreso in casa con armi e munizioni oltre ad essere la figura principale dell’inchiesta della Dia “Kerkent”.

La decisione viene dopo una serie di pareri ed elementi investigativi in cui emergerebbe la capacità di Massimino di continuare a dialogare e impartire ordine dal carcere. Attualmente si trova a Terni.

La sezione giurisdizionale di appello della Corte dei conti ha confermato la sentenza di assoluzione nei confronti dell’ex sindaco di Porto Empedocle (Ag), attuale primo cittadino di Agrigento, Calogero Firetto e dell’ex responsabile dei servizi finanziari Salvatore Alesci, ai quali si contestava un danno erariale di circa 3 milioni di euro per avere utilizzato in maniera indebita alcuni fondi: anticipazioni di liquidità – ottenute dalla Cassa Depositi e Prestiti nell’anno 2014 – per far fronte a spese correnti del Comune di Porto Empedocle contravvenendo all’obbligo legale della destinazione dei fondi ricevuti.
Quei soldi, stando all’accusa, sarebbero stati utilizzati per finalità diverse rispetto a quelle previste. La tesi, già bocciata, nell’ottobre dell’anno scorso nel processo di primo grado, è stata ribadita dalla sezione giurisdizionale di appello che, inoltre, ha pure escluso qualsiasi responsabilità fra le condotte di Firetto e Alesci e la dichiarazione di dissesto finanziario del Comune di Porto Empedocle formalizzata dal Consiglio il 12 ottobre del 2016.
“Due anni di contestazioni paradossali su un ipotetico danno erariale, sforamento del patto di stabilità, con suggestivi titoli di stampa ‘bilanci gonfiati’, ‘drogavano i bilanci’. Ci sarebbe molto da dire. Lascio invece parlare le sentenze che sono chiare, nette!”, ha commentato Firetto. 

Fonte ANSA