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PALERMO , Silviio D’Auria  –  Un operaio con uno yacht di oltre 3 milioni di euro, una barista proprietaria di un aereo da 8 posti che ne vale 12, un anziano di 90 anni titolare di un veliero da 4 milioni, un bracciante  agricolo  in debito con il  fisco per 10 milioni di euro.  Soggetti a reddito zero diventati improvvisamente ricchi. Questi alcuni dei numeri messi in luce dopo la stima sull’evasione fiscale nell’isola pari a un miliardo di euro che, se recuperato, farebbe salire il Prodotto Interno Lordo della Sicilia dell’1,5%. E’ questo il quadro emerso da una operazione mirata alla ricerca di grandi patrimoni e finalizzata al calcolo dell’evasione fiscale nell’isola. Nell’elenco, finito in un dossier trasmesso alla magistratura, ci sono anche nomi eccellenti.
Da una complessa attività ispettiva resa possibile grazie alla collaborazione tra Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate e Agenzia di Riscossione Sicilia, i cui dati sono stati diffusi oggi,  saltano fuori nomi e cifre di chi in  Sicilia gode di un reddito superiore a 500 mila euro dei quali solo il 3,6% è in regola secondo quanto previsto dalle norme sull’imposizione tributaria. 800 in tutto sono i grandi evasori, scoperti molti soggetti a reddito zero diventati in pochissimo tempo ricchi, ricchissimi. Stimata in un miliardo di euro l’evasione oggetto di un esposto alla magistratura. Sotto la lente d’ingrandimento dell’ispezione sono finiti yacht, numerosi immobili di elevato valore catastale, grandi aziende, lussuose autovetture,  residence e alberghi di proprietà di siciliani che dichiarano in molti casi “reddito zero”. Recuperato il miliardo, il Pil della Sicilia registrerebbe un aumento pari all’1,5% capace da solo a garantire il reddito di cittadinanza a tutti i disoccupati siciliani e a incrementare i “fondi sviluppo”.
Un corposo fascicolo ispettivo composto da centinaia di atti. Nei dati risultano esserci, tra i tanti, quelli di un operaio stagionale di Palermo titolare di uno yacht da oltre 3 milioni di euro, di una barista residente nel capoluogo etneo proprietaria di un aereo da 12 milioni, di un 90enne di Trapani a cui è intestata una barca a vela da 4 milioni e quelli di bracciante agricolo di Enna  che deve al fisco 10 milioni di euro tondi, tondi. “Nessun allarme sociale – rassicurano dagli uffici  di Riscossione Sicilia – vogliamo  imporre ad un gruppo di furbi, che ruba alla Sicilia  un miliardo di euro all’anno, di pagare quanto da loro dovuto al fisco”.
Ma c’è di più.  Ciò che emerge non è solo l’evasione ma anche il riciclaggio di denaro. Nelle cifre sull’evasione ai fini del riciclaggio, i settori maggiormente interessati dai controlli incrociati sono quelli del settore ortofrutticolo ed ittico, dello smaltimento rifiuti, dei trasporti e delle onoranze funebri spesso sotto diretto controllo dalla criminalità organizzata siciliana. Non mancano nomi “eccellenti” che potrebbero essere resi pubblici dall’autorità giudiziaria già nelle prossime settimane dopo che le procure competenti per territorio inizieranno ad indagare sui reati relativi all’evasione, mentre da Riscossione Sicilia assicurano la nascita dell’ufficio “Grandi evasori”. Quindi  la Sicilia come un vero e proprio paradiso fiscale dopo gli incroci di migliaia di dati rilevati dai registri e dai data base di diversi Enti pubblici. Come quello Navale e del Catasto  che hanno permesso di verificare se i proprietari di grandi beni di lusso fossero regola con il fisco e gli importi effettivamente resi alla casse dell’erario.
Equitalia su scala nazionale stima un recupero pari al 25% dell’evasione accertata, mentre Riscossione Sicilia spera si possa arrivare al 20% per un recupero totale di 200 milioni di euro che si tradurrebbe in risorse da destinare agli ammortizzatori sociali, al reddito di cittadinanza, alle imprese e agli interventi a favore delle famiglie meno abbienti. La più alta percentuale di soggetti, scoperti essere proprietari di beni di lusso, ma per il fisco ufficialmente a reddito minimo o addirittura nullatenenti, sono domiciliati nelle province di Palermo e Trapani. Il meccanismo è sempre lo stesso: prestanomi (c.d. “teste di legno”) che versano allo Stato il minimo dovuto. E in tanti casi nulla, anche se poi subiscono condanna in sede penale alla fine della fiera non pagano nemmeno un centesimo. (Sil.Dau)

(Silvio D’Auria) – Morde la mano di un finanziere durante i controlli sul possesso di passaporto. Protagonista una manager responsabile della comunicazione e degli eventi del padiglione Cina all’Expo di Milano. E’ una cinese di 39 anni, la dirigente è stata arrestata dagli uomini della Guardia di Finanza per resistenza a pubblico ufficiale e aggressione nell’area della delegazione cinese di Rho-Pero, alle porte del capoluogo lombardo.

I militari in borgese le avevano chiesto i documenti nel corso di un controllo sulla identità e sul regolare possesso del passaporto. Pare che  la donna abbia temuto di essere vittima di un tentativo di furto di documenti e ha reagito prendendo a morsi la mano di uno dei militari della Guardia di Finanza. Adesso dovrà rispondere di “resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e mancata ottemperanza dell’ordine della pubblica autorità”, davanti al Tribunale di Milano dove sarà giudicata secondo il rito processuale “direttissimo”. Il legale  della donna sostiene che proverà a chiarire i fatti della vicenda: “Mi sono già messo in contatto con il console Cinese e con la Direzione di Expo. Tra la mia assistita e gli uomini della Guardia di Finanza c’è stato un grande equivoco che chiariremo nei prossimi giorni”. (Sil.Dau.)

(di Silvio D’Auria)  – Lo “spreco retributivo” della Camera dei Deputati non è indicato soltanto negli stipendi dei deputati. A Montecitorio le buste paga d’oro iniziano con quella del segretario generale, che percepisce 416.387,00 euro netti all’anno, e continuano con quella attribuita al suo vice, con più di 310 mila.

Ma a Montecitorio non ci sono soltanto loro a “godere” di buste pesanti. Per la Camera dei Deputati lavorano altri 1.582 dipendenti.

Un operatore tecnico alla Camera  percepisce 2.600 euro al mese che lievitano a 50 mila euro annui dopo dieci anni di servizio. Dietro la mansione “operatore tecnico” ci sono più di 60 tra elettricisti, centralinisti falegnami, barbieri e baristi.  Una differenza economica notevole  e poco giustificabile rispetto ai loro colleghi che lavorano oltre le mura di Montecitorio

Gli assistenti parlamentari, ovvero  i commessi che operano attorno ai deputati, inizialmente guadagnano più di 36mila euro all’anno.

Sfiorano i 30 mila euro gli stipendi dei collaboratori tecnici,  gli addetti  alle riprese audio e video a Montecitorio, che diventano 64 mila dopo dieci anni e 152 mila  dopo 30 anni  di attività.

Per i segretari parlamentari gli stipendi sono compresi fra i 37 mila euro e i 146 mila. Per i documentaristi e i ragionieri stipendi a 40 mila euro che arrivano a 242mila dopo 30 anni.

I consiglieri parlamentari,  che altri non sono che i funzionari della Camera dei Deputati, godono di una retribuzione iniziale di oltre 68 mila euro che lievitano, 10 anni dopo, a 145 mila euro e dopo 20 anni a 228 mila. A 30 anni dalla loro assunzione, il loro lavoro è “premiato” con 368 mila euro ogni anno. (Sil.Dau)


(di Silvio D’Auria) –  La vittima,  E. G. 26enne di Palermo, è stata trasportata  in uno degli ospedali del capoluogo lombardo per una ferita all’addome dopo una violenta l’aggressione, domenica scorsa, dentro uno dei tantissimi locali della movida milanese. Arrestato un egiziano parcheggiatore del locale.
Movida e sangue a Milano al club “William’s” poco distante da via Montenapoleone. Un egiziano di 60 anni, che lavora come parcheggiatore del locale, è stato arrestato per avere ferito con un coltello un giovane originario di Palermo. La vittima, compagno di una delle ballerine che lavorano nel club milanese, è giunta al “Policlinico” di Milano ancora sanguinante. La sua fidanzata, di 23 anni, ha raccontato agli agenti del “Commissariato Duomo” che il posteggiatore del “William’s” ha preteso che pagasse  il posteggio dell’auto come tutti i clienti. Ma dopo una accesa discussione ha chiamato al cellulare il suo giovane compagno. Trascorsi poche decine di minuti, il palermitano, che non è in pericolo di vita,  ha raggiunto il locale di via Manzoni
Al suo arrivo subito urla tra i due, poi la lite. Il  posteggiatore ha estratto il coltello colpendo al fianco il giovane siciliano. L’arma utilizzata per ferire il 26enne di Palermo è stata  ritrovata dagli agenti della Polizia all’interno del club ancora sporca di sangue. Dopo l’arresto, l’egiziano è stato condotto al carcere di San Vittore. L’accusa per lui  è di tentato omicidio.

(a cura di Silvio D’Auria)   – La Sicilia ha sempre ispirato ai suoi più famosi visitatori versi e parole che ne esaltano il fascino e la bellezza: “L’Italia senza la Sicilia non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto. La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra. Chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita”. Con queste parole Goethe rende omaggio, alla Sicilia nel suo “Viaggio in Italia”, pubblicato nel 1817.

Nel terzo millennio è considerata ancora  una delle isole più belle dell’intero pianeta. Il golfo di Patti e Tindari, l’Etna, Mondello, Agrigento, Taormina, lo Stretto di Messina, la Scala dei Turchi, Modica, la costa jonica e tirrenica, Cefalù  sono solo alcuni dei luoghi che contribuiscono a rendere l’isola tra le più suggestive e interessanti. La Sicilia terza isola più bella al mondo, in assoluto.  A stabilirlo sono i lettori  di una celebre casa editrice,  la “Condè Nast S.p.a” che ha la sua sede in P.zza Castello a Milano. Dopo il lancio di un sondaggio di settore, i suoi lettori  hanno elencato le dieci isole più belle. Valutati alcuni criteri cardine: scenario paesaggistico-ambientale, spiagge, qualità della convenienza, ricettività turistica e ovviamente la cucina. Alla Sicilia va la medaglia di bonzo, classificandosi terza. Un’altra isola italiana è in elenco. C’è anche Capri, isola davanti il  golfo di Napoli. La medaglia d’oro spetta però alle Maldive con i suoi 27 atolli che affiorano dall’Oceano Indiano. Al secondo posto, invece,  le isole greche.

Sono tanti, del resto, i buoni motivi per scoprire la Sicilia.

Il clima: gode di un clima tipicamente mediterraneo. Stagioni calde e soleggiate, da aprile a novembre e inverni molto miti. In primavera e in autunno perturbazioni passeggere, ma il clima resta generalmente molto gradevole in tutte le stagioni. Luce, colori e profumi sono gli elementi che caratterizzano la regione. E’ l’isola più grande del bacino Mediterraneo, da sempre ha rappresentato la principale fonte di commercio, di trasporti e di comunicazioni data la sua posizione strategica.

La cultura: sono evidenti le tracce di numerose popolazioni che hanno dominato l’isola. Dai Sicani, ai Sicilioti, dai Fenici ai Greci che proprio in Sicilia videro crescere la più florida tra le proprie colonie, ovvero Siracusa.  Regnarono successivamente sull’isola i Romani, i Bizantini, gli Arabi seguiti dai Normanni dell’età dell’oro di Federico II fino alle dominazioni francesi e spagnole. La cultura siciliana è quindi lo straordinario risultato di diverse influenze etniche che hanno lasciato sull’isola evidenti segni. Dagli stili architettonici, il barocco per la dominazione spagnola e nel periodo arabo-normanno, alle  marcate influenze linguistico-dialettali.

La cucina: ricette per tutti i gusti. Dai più semplici e popolari cibi di strada ai gusti più ricercati assieme ai famosi dolci a base di ricotta ma non solo. Ottimi i vini la cui qualità è stata curata negli ultimi anni da un’attenta riorganizzazione della tecnica di coltivazione e da  moderni sistemi di produzione.

La risorse paesaggistiche e naturali: la Sicilia sia stata tradizionalmente meta prediletta dal turismo estivo. Il suo clima mite e la natura incontaminata offrono itinerari  naturalistici di grande interesse.

Questa la classifica delle isole più belle: le Maldive, le isole greche, la Sicilia appunto, l’isola di St. Barths, le Baleari, le Seychelles arcipelago costituito da 115 isole, l’isola di Capri, le Barbados, le Mauritius e l’isola di Malta. La Sicilia si riconferma, quindi, come una delle mete preferite nello scenario turistico internazionale, secondo il risultato del sondaggio della “Condè Nast S.p.a” di Milano attraverso un questionario  affidato ai suoli lettori . (Sil.Dau)

(Milano, scritto da Silvio D’Auria) – Un terremoto giudiziario si abbatte su Expo 2015 con una nuova inchiesta che ricorda la stagione di “Mani pulite” e che riparte proprio da Milano. Individuate la “cupola degli appalti”, filmate le consegne di tangenti  dentro un Circolo Culturale.

Una operazione eseguita dalla della Direzione Investigativa Antimafia di Milano, sabato scorso, con ben 8 squadre operative di quasi 200 uomini della Guardia di Finanza della Lombardia, ha messo le manette ai polsi dell’ex Direttore Generale di “Expo 2015 Spa”, Angelo Paris, dell’ex Senatore di Forza Italia, Luigi Grillo, dell’ex Segretario Amministrativo della D.c milanese, Stefano Frigerio, dell’ex Segretario dell’U.d.c. della Liguria Sergio Cattozzo, dell’imprenditore Enrico Maltauro e di Primo Greganti, meglio noto come “compagno G” dai tempi di “Tangentopoli”.  Arresti domiciliari per Antonio Rognoni, ex Direttore Generale di “Infrastrutture lombarde” e quasi 100 perquisizioni in diversi capoluoghi italiani.

Ha firmare l’ordinanza è stato Il G.I.P. Fabio Antezza su richiesta del Sostituto Claudio Gittardi e del P.M. Antonio D’Alessio coordinati dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano,  Ilda Boccassini. Pesantissime le accuse: “associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, nonché rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio”. L’organizzazione, che secondo la Procura ha messo le mani sull’Expo di Milano,  stava all’ombra di Frigerio, Greganti e Grillo  a loro volta in strettissimo contatto con referenti politici e imprenditori lombardi. Nelle 1.600 pagine dell’ordinanza, che ha portato alla firma degli arresti, sono documentate  2 mila telefonate di intercettazioni e decine di incontri con scambi di denaro filmati dagli uomini della D.I.A.

E’ emerso un dettagliato resoconto sull’organizzazione che pilotava gli appalti dell’Expo. Un ruolo importante è stato assunto da Paris che, come Direttore Generale della “Divisione construction and dismantling” di Expo 2015, era a totale disposizione degli arrestati.  Ma la “cupola degli appalti” è andata oltre. L’obiettivo: far aggiudicare gare d’appalto a imprenditori “vicini e fidati”. Frigerio, ritenuto  il dominus del malaffare, si era impegnato a segnalare la promozione di Paris al vertice di ”Infrastrutture lombarde” attraverso note scritte su piccoli fogli inviati ad Arcore,  destinatario Silvio Berlusconi, e al Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. Le tangenti sono state materialmente pagate dentro la sede di un’Associazione Culturale a Milano di cui Frigerio è  Presidente e testimoniate dai filmati che riprendono gli incontri con imprenditori, funzionari pubblici e politici. Gli “appalti pilotati”, oltre che l’Expo, riguardano 4 Ospedali lombardi e la gestione di un sito per lo stoccaggio di rifiuti nucleari alle porte di Vercelli. Una gara di 100 milioni di euro.

Ottenere la disponibilità dei funzionari pubblici, in grado di pilotare gli apppalti, la con la promessa di carriere con stipendi d’oro, è questa l’indagine che ha svelato  la strutturata capacità di Frigerio di infiltrarsi negli appalti della Sanità e i suoi collegamenti con Direttori Generali e Amministrativi di Ospedali in Lombardia oltre a quella di Greganti, sua volta, capace di tessere rapporti con il mondo delle Coop anch’esse coinvolte. E’ proprio il coinvolgimento di Frigerio e Greganti, saliti sulla scena della cronaca giudiziaria 20 anni fa durante le indagini e gli arresti-fiume di “Mani pulite”, connota un’impronta particolare dell’indagine. “Questa non è che una sola fase delle indagini su corruzione e appalti” ha chiaramente ammesso Ilda Boccassini. Da queste parole è facile ritenere che siamo solo al primo atto di una nuova e lunga serie inchieste sul sistema degli “appalti truccati” nelle grandi opere pubbliche in Italia che dai padiglioni di Rho, di Expo Milano, può attraversare presto, clamorosamente, tutta la penisola. (Sil.Dau)


Troppa disorganizzazione e continui infiltrazioni di acqua dentro il padiglione concesso alla Sicilia che adesso minaccia di abbandonare l’Expo di Milano. E’ questa l’inaspettata decisione  dell’Assessore all’Agricoltura della Regione,  Nino Caleca. Acqua che piove dal tetto, collegamento a internet inesistente,  padiglione ubicato in una zona poco visibile e senza la segnaletica e servizio di pulizia inadeguato. Così tutte le attività programmate, della Sicilia all’Expo di Milano, sono state interrotte.
Troppa disorganizzazione del Governo nazionale, organizzatore dell’evento, e troppe carenze dei responsabili degli uffici regionali, causano (almeno per il momento)  il clamoroso ritiro che, a dire il vero, era già nell’aria. Dal giorno dell’inaugurazione, quando è successo di tutto: acqua piovana dentro il padiglione e assenza di linea alla rete web. Una disastrosa partenza che ha oscurato l’immagine della Sicilia. Il padiglione della Regione è stato affiancato al “Bio Cluster Mediterraneo” dell’Expo che avrebbe dovuto mettere insieme alcuni dei Paesi del Mediterraneo. La Regione ha inviato una nota ai vertici dell’Expo dove denuncia che il padiglione è stato ubicato in una zona poco visibile e senza  la segnaletica, pulizia non adeguatamente garantita e totale assenza del collegamento alla rete. Troppa approssimazione, troppa disorganizzazione. Prende le mosse da qui la decisione dell’Assessore Caleca  di sospendere ogni attività dell’area Sicilia sino a quando non saranno risolti i problemi segnalati atti a garantire la partecipazione degli operatori.
Intanto il Dirigente Generale della Regione, Dario Cartabellotta, che ha curato la partecipazione della Sicilia all’Expo, ha inviato una lettera al Commissario della manifestazione, Giuseppe Sala, sottolineando il suo critico disappunto: ”Non è questo il modo di trattare la  nostra Regione”. Una partecipazione costata  3 milioni di euro alla Sicilia per un  padiglione, consegnato ai siciliani,  apparso subito inadeguato e per una manifestazione travolta subito da inchieste, scandali e polemiche. Quindi la Sicilia fuori dall’Expo di Milano? Per il momento l’unica  certezza data alle cronache nei taccuini dei giornalisti è che al padiglione della trinacria è tutto fermo.  Con molta probabilità, come lascia intendere l’Assessore,   la vicenda finirà nelle mani dei Giudici con la Regione pronta a chiedere i danni causati dal gap, adesso finto sotto i riflettori del mondo intero. Una decisione, quella di  sospendere ogni attività legata alla mostra internazionale di Rho,  dell’Assessore all’Agricoltura che, ribellatosi, non è disposto a mandare giù la brutta figura subita dalla Sicilia.


PALERMO (di Silvio D’Auria) –  Sarà chiesto il risarcimento di 2 milioni di euro per la diffamazione a danno di un imprenditore di Caltanissetta,  Salvatore Lo Cascio, dopo che il G.u.p. del Tribunale di Gela ha rinviato a giudizio il Presedente della Regione Rosario Crocetta
Durante l’ultima campagna elettorale per la corsa alla Regione, l’azienda nissena “Lo Cascio s.r.l.”, di cui l’imprenditore è amministratore,  era stata indicata da Crocetta come vicina alla mafia. Tra i dipendenti della società il candidato alla Presidenza della Regione Giancarlo Cancelleri (M5S). La prima udienza dibattimentale sarà celebrata il 20 ottobre prossimo davanti al Tribunale di Gela.
Il difensore di Lo Cascio, l’avv. Pietro  Maravigna,  ha annunciato che il suo assistito si costituirà parte civile e chiederà 2 milioni di euro a titolo di  risarcimento. “Ho presentato già istanza al Tribunale – ha aggiunto – perché adotti un provvedimento cautelare conservativo di sequestro dei beni di proprietà  del Presidente Crocetta,  per la soddisfazione della somma, legata al reato contestato, che eventualmente sarà riconosciuta dopo sentenza di condanna”.


(da Palermo: Silvio D’Auria)  –   Il centro di Palermo  oggi è letteralmente paralizzato.  Cortei sparsi nel centro storico per lo sciopero generale  della scuola.  Studenti medi e universitari,  docenti e personale a.t.a. sono scesi in piazza anche a Palermo  contro la “riforma  Renzi-Giannini”.  Gli studenti  si sono mossi in forma di cortei selvaggi  verso  piazza Verdi, luogo del loro primo  concentramento. Difficoltà alla viabilità cittadina, traffico impazzito e decine di blocchi agli incroci.
In piazza per  la battaglia a difesa della scuola pubblica e per rivendicare un modello di scuola dove i veri protagonisti siano loro. Contestano la riforma “la Buona Scuola”, riforma che, sostengono, è diretta a tagliare radicalmente i fondi all’istruzione e  “precarizzare”  la didattica assieme alla figura dei docenti della scuola italiana.  Hanno deciso di aderire allo sciopero nazionale di oggi per sostenere che “la  riforma è un inganno della casta politica   che vuole lo smantellamento della scuola pubblica a danno  delle fasce meno protette”. Contro la legge di stabilità 2015: “aumenti delle tasse e delle spese scolastiche che si aggiungono  al  caro-trasporti e al peggioramento delle condizioni di vita e di studio in strutture scolastiche ormai fatiscenti”. Urlano contro la “repressione imposta nei confronti di chi si oppone apertamente alla riduzione di spazi politici e di discussione”  e contro la “cancellazione della rappresentanza studentesca”.
La rabbia si legge nei loro volti quando qualcuno, tra la folla, parla dell’annunciata cancellazione degli organi collegiali che, credono, “non avranno più peso decisionale lasciando indirizzi, obiettivi e valutazioni nelle mani di dirigenti e di privati il cui unico interesse sarà conseguire profitto economico”. Temono fortemente il processo di “aziendalizzazione e privatizzazione” della scuola pubblica. Chiedono più servizi e investimenti sulla didattica e sull’edilizia scolastica. “La Buona Scuola” annunciata da Renzi, sono certi, “porterà al fallimento dell’istruzione” e loro, utenti della scuola, colgono ogni singola occasione per ricordarlo gridando in corteo nel centro della città.
Dopo essersi riuniti in piazza Verdi, davanti al “Teatro Massimo” gli studenti hanno steso i consueti striscioni con gli slogan della protesta. Sono circa 1000 e,  raggruppati  in corteo già autorizzato, sfileranno per le vie del centro fino a pomeriggio quando  giungeranno davanti gli uffici della Prefettura  (Sil.Dau)


(a cura di Silvio D’Auria) –   Maria Anna Madia Il ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione (nella foto) possiede una Porsche Carrera e diversi fabbricati , 2 al 100% e 2 al 50%,  e un2 appartamenti  a Roma.
Paolo Gentiloni Il  ministro degli Esteri, dichiara un ammontare di circa 195 mila euro di azioni, tra Generali, Intesa San Paolo e Unicredit.
Sandro Biondi La sua auto è una Toyota Rav 2000 diesel del 2012. Curiosità vuole che sia proprietario di una casa più box ad Arcore, abituale luogo di residenza di Berlusconi.
Silvio Berlisconi  In garage a suo nome risultano solo due auto, una Mercedes 600 El del 1992 e una Audi A6 del 2006. Diverse ville lussuosissime di proprietà  di cui una a Lampedusa e una ad Antigua. Innumerevoli azioni e partecipazioni in diverse società italiane e estere.
Nicolò Ghedini Senatore di Forza Italia, avvocato, è tra i più ricchi in Senato, infatti è risultato proprietario di diversi terreni e fabbricati, soprattutto a Padona e in Veneto, possiede inoltre un Audi A8 Tdi Quattro. Inoltre risulta, al 55%, proprietario di un paio di aziende agricole del Veneto.
Matteo Renzi Per il Presidente del Consiglio oltre a un paio di case, una in comproprietà con la moglie, anche un uliveto. Stranamente non risulta proprietario di auto.
Beppe Grillo Il leader del Movimento Cinque Stelle possiede una Mercedes Classe A del 2002 e uno “scooterone” il Suzuky Burgman del 2001. Diversi appartamenti e ville, anche all’estero, uno in Francia e uno in Svizzera.
Maria Elena Boschi Il ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento è tra i politici più poveri, possiede una Mercedes Classe B del 2011 e non è proprietaria di case, ha solo circa mille euro di quote della Banca Etruria.
Roberta Pinotti Per il ministro della difesa, nel suo garage trova spazio una “autovettura” del 2009 con 15 cavalli fiscali e un non ben precisato “motociclo” con 7 cavalli fiscali. Diverse case e box di proprietà tra il Piemonte e Genova.
Stefania Giannini Il ministro dell’Istruzione ha ben due automobili, ma abbastanza “datate”, possiede una Mercedes C200 sw del 2002 e una BMW 320 Touring del 2003.