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Incredibile ma vero.
Hanno aspettato che l’autobus rallentasse in presenza dello stop alla rotatoria del tempio di Giunone, nel cuore della valle dei Templi, per forzare la bussola e scappare via.
È successo pochi minuti fa.
Sono intervenute alcune volanti della Polizia ma almeno una trentina sono riusciti a far perdere le proprie tracce, riuscendo a fuggire verso le Stoai e verso Viale Cannatello.

Operatori ecologici al lavoro ad Agrigento, anche durante i due giorni di festività legati alla commemorazione di Ognissanti e dei Defunti.

Le ditte del Raggruppamento di imprese Iseda e Sea garantiranno infatti il servizio, come ogni anno, anche nelle giornate di lunedì e martedì prossimo in modo da evitare che la spazzatura si accumuli nei mastelli e nelle abitazioni dei cittadini.

Nel capoluogo dunque, lunedì, giorno di Ognissanti, saranno regolarmente svuotati i mastelli di colore marrone per il conferimento dell’umido e il martedì 2 novembre, i mastelli di colore giallo per la plastica.

Una casa “restaurata” già tra il III e il II secolo avanti Cristo. E’ l’eccezionale scoperta di queste ultime settimane nel Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, dove è stata riportata alla luce una serie di straordinarie pitture parietali e una pavimentazione in cocciopesto e a mosaico, perfettamente integra, parte di un’abitazione nel cosiddetto quartiere ellenistico-romano.

La casa era crollata, o era stata demolita per qualche motivo, e le macerie accumulate hanno “salvato” mosaici e pavimenti in stile pompeiano. La scoperta è stata fatta durante la sesta campagna di scavo dell’Università di Bologna nel Quartiere ellenistico-romano di Agrigento – la stessa zona dove è stato scoperto il teatro  -, un progetto di ricerca avviato in collaborazione con il  Parco Archeologico, sotto la direzione di Giuseppe Lepore del Dipartimento di Beni culturali del Campus di Ravenna. Dal 2016 e con cadenza annuale il team dell’Università di Bologna si è dedicato all’indagine di un intero isolato (il terzo del Quartiere), con particolare attenzione alla Casa III M. E’ stata proprio quest’ultima a restituire un contesto che gli archeologi giudicano di altissimo valore scientifico, con pavimenti e pitture in perfetto stato di conservazione. Il professor Lepore spiega che “si tratta di una scoperta unica nel suo genere. Questa casa è stata ristrutturata, insieme al resto del quartiere, tra la fine del III e gli inizi del II secolo avanti Cristo ed è stata dotata di un complesso sistema di pitture parietali e di pavimenti in cocciopesto e in mosaico, articolati addirittura su due piani. Ben presto, però, forse già nella prima età imperiale, la casa crolla (oppure viene demolita intenzionalmente), cosa che ha determinato il suo straordinario stato di conservazione visto che le macerie hanno “protetto” il pavimento”. L’abitazione, estesa per circa 400 mq, presenta una monumentale pastàs (ovvero uno spazio porticato), dal quale si accede ai tre vani principali, tutti disposti sul lato nord: è stato l’ambiente centrale a riservare le maggiori sorprese durante questa campagna di scavo: ha infatti restituito, al piano terra, il pavimento in cocciopesto con inserti di pietre colorate che formano una decorazione a meandro; il crollo e le macerie che occupavano interamente lo spazio del vano, hanno restituito numerose porzioni del pavimento del piano superiore (un mosaico policromo sempre con motivo a meandro) e le relative pitture parietali, “in stile pompeiano”.

“Continua la magnifica “stagione” archeologica della Sicilia che non finisce di riservarci sorprese straordinarie come questa: una casa che sembra uscita da un restauro per quanto è perfettamente conservata – interviene l’assessore regionale ai Beni culturali Alberto Samonà –  A dimostrazione che la politica del Governo indirizzata a far ripartire gli scavi in tutte e nove le province siciliane, va nella giusta direzione. Riportare alla luce le testimonianze del passato ci dà la possibilità di costruire il futuro della Sicilia”.

Pavimenti e pitture si possono datare, ad una prima analisi, ad un rifacimento degli inizi del I secolo avanti Cristo. Si tratta di ambienti che appartenevano ad un ceto gentilizio, gli stessi descritti da Cicerone nelle Verrine: stanze ricche di statue, tappezzeria, arazzi, argenti, con pareti affrescate e pavimenti a mosaico.

Speriamo possano continuare le ricerche – spiega l’architetto  Roberto Sciarratta, direttore della Valle dei Templi -: il Quartiere ellenistico-romano deve diventare un punto di forza del nuovo percorso che stiamo allestendo nel Parco archeologico, che collegherà  la Collina dei Templi direttamente con le terrazze superiori della città antica, che ospitano il Quartiere da una parte e il museo archeologico “Pietro Griffo” dall’altra, oltre all’area degli edifici pubblici dell’area centrale, fino all’ipogeo Giacatello. I lavori dell’Università di Bologna, di cui condividiamo gli obiettivi, si inseriscono dunque pienamente nella programmazione del Parco, volto ad ampliare l’offerta culturale ed a comunicare al meglio il proprio patrimonio”. I lavori sul campo riprenderanno l’anno prossimo, ma nel frattempo il gruppo di lavoro coordinato dal professor Lepore continuerà a lavorare e studiare i materiali rinvenuti all’interno del crollo e la ricomposizione delle pitture parietali e dei frammenti di mosaico.

 

Lega delle cooperative Sicilia occidentale e Confcooperative Sicilia sede territoriale di Agrigento, tramite i dirigenti Mimmo Pistone e Diego Guadagnino, esprimono perplessità nel merito delle proposte di modifica al Regolamento comunale di Agrigento per l’assistenza agli alunni disabili, avanzate dalla Commissione consiliare Servizi sociali. Pistone e Guadagnino spiegano: “Si tratta di proposte che tendono ad affidare i servizi Asacom direttamente ai liberi professionisti scavalcando la funzione organizzativa e sociale delle cooperative. Intendiamo precisare che organizzare un servizio educativo, per il terzo settore e le cooperative, non è il fare una trattativa economica o conferire semplicemente incarichi di prestazione d’opera, ma progettare un sistema educativo volto a tutelare i bambini più deboli e i diritti dei lavoratori. Come organizzazioni del Movimento cooperativistico esprimiamo la nostra contrarietà alla scelta proposta dalla Commissione e chiediamo alla stessa di essere ascoltati in audizione per un confronto sul tema e sulle soluzioni del caso”.

Ad Agrigento, a Porto Empedocle, all’Hotel dei Pini, si è svolto il primo convegno del Sim Carabinieri Agrigento, ovvero il Sindacato italiano militari Carabinieri, sul tema della mancata attivazione dei fondi di previdenza complementare, per il quale è in atto un ricorso al Tar del Lazio. Si tratta di fondi per compensare, a favore del personale militare, la riduzione del trattamento pensionistico, conseguente dal passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Al dibattito sono intervenuti docenti universitari, avvocati ed esperti del settore previdenziale. Inoltre, il sindacato ha presentato una polizza assicurativa di tutela legale, con copertura delle vertenze di natura penale e amministrativa, che offre a tutti gli iscritti la possibilità di potersi tutelare in tutte le sedi, garantendo la possibilità di operare con serenità e con la consueta professionalità. Gli iscritti al sindacato beneficeranno gratuitamente della polizza.

Aziende, associazioni e professionisti che per la loro attività hanno aperto il sito web della nuova Azienda Idrica Comuni Agrigentini che è rintracciabile on line all’indirizzo “aicaonline.it”, quando hanno dovuto scaricare bandi o avvisi di gare, o manifestazioni d’interesse, si sono accorti che ogni file pubblicato con formato pdf viene aperto con la denominazione “Girgenti Acque”. Il titolo e i testi di avvisi e bandi sono comunque regolari e riferiti ad Aica (anche se nel caso del servizio consulenza e assistenza contabile e fiscale, per un errore si è resa necessaria una rettifica) e che probabilmente si tratta di un precedente file utilizzato dal vecchio gestore su cui è stata poi scritta una nuova versione del documento.

Abbiamo segnalato il disguido, che riteniamo non pregiudichi nessuno dei passaggi burocratici che il consiglio di amministrazione e la direzione generale stanno conducendo nei primi tre mesi di vita di Aica: “Si tratta di un errore di cui non ci eravamo accorti – ci dice il vice presidente del Cda e attuale direttore generale facente funzioni Fiorella Scalia – grazie per averlo segnalato, adesso sistemiamo l’inconveniente”. La curiosa anomalia e’ il risultato della gran mole di lavoro a cui gli esperti del Cda stanno sottoponendo gli uffici amministrativi, indotti probabilmente dalla frenesia dei tempi ristretti a ricorrere a documenti della vecchia società ed a modificarli. L’impatto, per chi scarica i file in formato pdf e si ritrova a sinistra del documento la scritta “Girgenti Acque”, e’ comunque notevole, anche se a quanto pare sono stati in pochi ad accorgersene.

Aica in queste ore sta esaminando le istanze pervenute entro il 25 ottobre scorso riguardanti un avviso a carattere esplorativo per la formazione di un elenco di professionisti legali ai quali affidare un incarico professionale. Le domande pervenute sono circa dieci. La durata dell’incarico dipende dalle previsioni di budget di Aica ed è oggi prevedibile sino ad un massimo di 12 mesi. Il compenso lordo fisso sarà fissato per tutta la durata dell’incarico e parametrato ad un importo lordo mensile di 2 mila euro. Ma ne sapremo di più nei prossimi giorni.

Giuseppe Recca

L’esecuzione di tale provvedimento ablativo rappresenta l’esito di approfonditi accertamenti patrimoniali condotti dal personale del Nucleo di Polizia Economica Finanziaria di Trapani  che hanno consentito di accertarne una sproporzione tra esistenti tra il c.d. “patrimonio disponibile” e il correlato profilo economico/finanziario.

Il soggetto ha avuto un ruolo di primo piano nella direzione della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara tale da determinare, nel maggio del 2018, l’emissione nei suoi confronti di ordinanza di custodia cautelare in carcere all’esito dell’operazione di polizia cd. “Anno Zero” coordinata dalla Procura Distrettuale di Palermo.

I presupposti soggettivi della misura di prevenzione patrimoniali oggi eseguita dalle Fiamme Gialle trapanesi sono però molto più risalenti nel tempo, in quanto dedotti in primis dalla avvenuta condanna in via definitiva del soggetto per il reato di cui all’art.416 bis c.p. risalente al 2002, la quale accertò l’organicità di quest’ultimo a tale famiglia mafiosa già a partire dal 1998 e determinò nei suoi confronti l’ascrizione di numerosi reati-fine commessi nell’interesse di tale consorteria criminale, quali estorsione continuata, danneggiamenti e incendi dolosi.

Il ruolo di “campiere” ricoperto in passato dal soggetto per conto della famiglia Messina Denaro nell’agro di Contrada Zangara a Castelvetrano ed risalenti contatti avuti da quest’ultimo con lo stesso Matteo Messina Denaro sia nel periodo anteriore alla sua latitanza che in epoca successiva hanno consentito di poterlo giudiziariamente annettere nella ristretta cerchia degli uomini di fiducia del superlatitante, avendo il medesimo favorito pure la latitanza di altri membri del mandamento mafioso di Castelvetrano.

Proprio in tale delicatissimo periodo storico il soggetto si era adoperato per diramare ai membri della consorteria mafiosa gli ordini impartiti da Matteo Messina Denaro , di cui all’epoca era portavoce il fratello, nonché nell’assicurare al mandamento mafioso il procacciamento e la custodia di armi e munizionamento idonei a mantenerne la tutela degli interessi sul territorio.

Il sequestro ha interessato beni aziendali relativi all’impresa agricola condotta dalla moglie del proposto, costituiti in prevalenza da fondi rustici coltivati ad uliveti in agro di Castelvetrano, Contrada Latomie, il cui valore è complessivamente quantificabile in circa 300.000,00 euro.

L’esecuzione di tale provvedimento ablativo rappresenta l’esito di approfonditi accertamenti patrimoniali condotti dal personale del Nucleo di Polizia Economica Finanziaria di Trapani  che hanno consentito di accertarne una sproporzione tra esistenti tra il c.d. “patrimonio disponibile” e il correlato profilo economico/finanziario.

Il soggetto ha avuto un ruolo di primo piano nella direzione della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara tale da determinare, nel maggio del 2018, l’emissione nei suoi confronti di ordinanza di custodia cautelare in carcere all’esito dell’operazione di polizia cd. “Anno Zero” coordinata dalla Procura Distrettuale di Palermo.

I presupposti soggettivi della misura di prevenzione patrimoniali oggi eseguita dalle Fiamme Gialle trapanesi sono però molto più risalenti nel tempo, in quanto dedotti in primis dalla avvenuta condanna in via definitiva del soggetto per il reato di cui all’art.416 bis c.p. risalente al 2002, la quale accertò l’organicità di quest’ultimo a tale famiglia mafiosa già a partire dal 1998 e determinò nei suoi confronti l’ascrizione di numerosi reati-fine commessi nell’interesse di tale consorteria criminale, quali estorsione continuata, danneggiamenti e incendi dolosi.

Il ruolo di “campiere” ricoperto in passato dal soggetto per conto della famiglia MESSINA DENARO nell’agro di Contrada Zangara a Castelvetrano ed risalenti contatti avuti da quest’ultimo con lo stesso Matteo MESSINA DENARO sia nel periodo anteriore alla sua latitanza che in epoca successiva hanno consentito di poterlo giudiziariamente annettere nella ristretta cerchia degli uomini di fiducia del superlatitante, avendo il medesimo favorito pure la latitanza di altri membri del mandamento mafioso di Castelvetrano.

Proprio in tale delicatissimo periodo storico il soggetto si era adoperato per diramare ai membri della consorteria mafiosa gli ordini impartiti da Matteo MESSINA DENARO, di cui all’epoca era portavoce il fratello, nonché nell’assicurare al mandamento mafioso il procacciamento e la custodia di armi e munizionamento idonei a mantenerne la tutela degli interessi sul territorio.

Una nuova vittima, a causa del covid, si registra a Cattolica Eraclea. E’ il secondo decesso da inizio pandemia nel piccolo Comune dell’agrigentino.

A darne notizia è il sindaco Santo Borsellino che in unpos ha dichiarato: “La comunità tutta è scossa dalla triste dipartita di un nostro caro concittadino. Auriel, detto Aurelio, era un grande lavoratore, un buon padre di figlia e un amico di tanti di noi. Ci lascia dopo un travagliato ricovero in ospedale a causa del Covid-19. Purtroppo non era vaccinato. Alla sua famiglia, agli amici ed a tutta la comunità Romena, va il nostro cordoglio e la nostra vicinanza. Che riposi in pace. Mi permetto di dire quanto importante sia la vaccinazione ed è l’unica arma che abbiamo contro questo subdolo e maledetto virus. Vacciniamoci tutti, invitiamo chi non lha fatto a sottoporvi. Abbiamo fiducia nei nostri medici e nei nostri esperti che lavorano costantemente per la nostra vita.”

Il sig. I.T., proprietario di un fabbricato sito nel Comune di Lampedusa, nel 2002 aveva ottenuto il rilascio, da parte del Comune di Lampedusa e Linosa, della concessione edilizia in sanatoria per la predetta opera abusiva realizzata nel lontano 1993, in conformità al parere reso dalla Soprintendenza di Agrigento.

Ciò non di meno, nel 2017 – dopo oltre 15 anni dal rilascio del titolo autorizzatorio – lo stesso vedeva recapitarsi il provvedimento con il quale gli veniva ingiunto il pagamento, da parte dell’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, di un’indennità per il danno causato all’ambiente con la realizzazione del suddetto fabbricato, ai sensi dell’art. 167 del D.Lgs. n. 42/2004.

Il sig. I.T., reputando illegittimo tale provvedimento, decideva di agire in giudizio, con il patrocinio dell’Avvocato Girolamo Rubino, contestando l’ormai intervenuta decorrenza del termine di prescrizione.

In particolare, l’Avv. G. Rubino rilevava in giudizio come l’Assessorato avesse disposto l’applicazione dell’indennità risarcitoria sebbene fosse oramai ampiamente decorso il termine quinquennale di prescrizione previsto per l’esercizio del relativo potere sanzionatorio.

Il T.A.R. Palermo, condividendo le censure sollevate in giudizio dall’Avv. Rubino, ha accertato come il provvedimento impugnato fosse stato adottato quando oramai la pretesa dell’Amministrazione regionale si era estinta per prescrizione.

I Giudici Amministrativi, in continuità peraltro con la maggioritaria giurisprudenza formatasi sulla materia, hanno, dunque, accolto il ricorso, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

Il sig. I.T., per effetto della superiore pronuncia, non dovrà pertanto versare alcuna indennità risarcitoria a causa della realizzazione del suddetto fabbricato nel Comune di Lampedusa.