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Mareamico esprime soddisfazione per l’approvazione delle opere finanziate dalla regione Sicilia per salvare la spiaggia di Eraclea minoa aggredita dall’erosione costiera, ma nutre parecchie perplessità sulle modalità progettuali. Le tre barriere (pennelli sub-ortogonali alla linea di costa) rappresentano una struttura rigida di vecchio stampo ad alto impatto visivo, che stravolgerà le caratteristiche paesaggistiche di Eraclea.

Sarebbe stato meno impattante collocare delle barriere soffolte a distanza dalla costa e rendere il sistema più dinamico. E poi l’ottima idea del ripascimento artificiale, praticata utilizzando 184 mila metri cubi delle sabbie provenienti dal dragaggio del porto di Siculiana, in assenza di modifiche strutturali del porto rischiano di essere solo un palliativo temporaneo e spreco di denaro pubblico.

Ecco l’ultima mareggiata ad Eraclea minoa:https://www.facebook.com/835808973122116/videos/1605221319514207

A dirlo è la Svimez. Dai dati del Miur emerge come negli atenei isolani ci siano quasi solo siciliani, mentre quelli del Centro-Nord accolgano molti meridionali già a partire dalle triennali. Il motivo non starebbe nei programmi, ma nelle opportunità post-laurea

 

Più di un siciliano su quattro sceglie di andare fuori per frequentare l’università. Non solo per conseguire particolari specializzazioni, ma già dal principio del percorso accademico. Il racconto della Sicilia che si spopola passa anche dai corridoi degli atenei isolani, un tempo luogo dove allevare sogni e aspettative con la consapevolezza che la loro realizzazione molto probabilmente sarebbe passata per la partenza verso altre terre. Forse Roma, magari in Continente, quasi certamente al di là dello Stretto. Negli ultimi anni, però, quei corridoi sono meno frequentati già a partire dagli anni successivi al diploma. A dirlo sono i dati dell’Anagrafe nazionale degli studenti curata dal Miur, ripresi negli scorsi mesi dalla Svimez, l’agenzia per lo sviluppo del Mezzogiorno, in un rapporto in cui emerge come oltre un siciliano su quattro faccia le valigie ancora prima della laurea

Stando all’ultimo aggiornamento dei dati ministeriali relativi all’anno accademico 2016-2017, i siciliani iscritti all’università sono stati oltre 155mila, dei quali più di42mila nei corsi offerti dagli atenei del Centro-Nord. A Bologna, per esempio, i siciliani rappresentano il 4,31 per cento degli studenti universitari. Percentuali ancora maggiori a Milano, dove la popolazione siciliana della Cattolica è del 4,4, mentre gli iscritti alla Bocconi superano il 5 per cento. L’ateneo di Pisa beneficia invece del 7,43 per cento di iscrizioni provenienti dalla Sicilia. Guardando alla Capitale, la maggior parte dei siciliani si iscrive a La Sapienza (2,21% della popolazione studentesca), mentre a Tor Vergata e Roma Tre i dati sono del 3,22 e 1,23. La percentuale più alta, tra gli atenei più importanti, è quella del Politecnico di Torino con più di tremila studenti, pari al 10,21 per cento degli iscritti. Davanti a questi numeri, se è naturale pensare alle perdite economiche derivanti dal fatto che raramente i laureati torneranno al Sud, un aspetto sottovalutato secondo la Svimezsta nel fatto che la perdita di una tale quota di giovani «implica che nel Sud vi sia una minore spesa per istruzione universitaria da parte della pubbliche amministrazioni». In altre parole, meno studenti si iscrivono alle università siciliane e meno soldi saranno investiti dalle istituzioni, con la possibile conseguenza che la qualità dei servizi peggiori. 

Ma qual è il motivo per cui si sceglie di anticipare le partenze dalla Sicilia? Per la Svimez non starebbe nell’offerta formativa meno appetibile – e questo nonostante le ultime classifiche sulle università italiane vedano le siciliane relegate agli ultimi posti – ma nella volontà da parte dei giovani di «anticipare la decisione migratoria già al momento della scelta universitaria, con l’obiettivo di avvicinarsi a mercati del lavoro che vengono ritenuti maggiormente in grado di assorbire capitale umano ad alta formazione». Ovvero una decisione frutto della consapevolezza che, visto che prima o poi bisognerà partire, tanto vale farlo prima così da avere più tempo per stringere relazioni utili a quello che gli amanti degli anglicismi definiscono self marketing. «I partecipanti ai master con cui collaboro sono perlopiù giovani del Meridione – dichiara a MeridioNews Claudio Achilli, formatore e docente alla Business School de Il Sole 24 ore -. Ma è una scelta che io per primo suggerisco ai giovani laureati che partecipano agli incontri di formazione che mi capita di fare al Sud, Sicilia compresa. I motivi sono tanti, ma su tutti il fatto che frequentare un corso al Nord significa avere stage con un tessuto imprenditoriale più vivo. Tirocini che possono realmente diventare un lavoro». Per Achilli, però, partire significa anche altro: «Amo la Sicilia, ma nel Sud purtroppo il concetto di professionalità funziona ancora molto poco. Contano l’amicizia e altre cose che inevitabilmente sviliscono gli sforzi di chi si vorrebbe impegnare nella propria terra – continua l’esperto -. Al Nord c’è un livello di rigore che non trovo da altre parti».

«Farei distinzioni tra le triennali e le magistrali – commenta Salvatore Zappalà, docente di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni all’Università di Bologna -. Nel primo caso l’iscrizione al Nord deriva spesso dal desiderio di fare un’esperienza di vita lontano da casa, che esula dalla formazione in sé. Per quanto riguarda le magistrali, la scelta è influenzata dalla necessità di trovare un corso di studi più attinente possibile ai propri interessi». I dati ministeriali confermano che l’aumento delle partenze nel recente passato ha riguardato sia le magistrali che i corsi triennali: facendo, per esempio, un raffronto tra il numero di immatricolazioni alle triennali a La Sapienza e al Politecnico di Torino, negli anni 2001-2012 e 2016-2017, si scopre che il numero di siciliani è cresciuto in maniera sostanziosa. «Se una università dà la possibilità di fare stage prestigiosi – continua Zappalà – ma anche l’opportunità durante le lezioni di confrontarsi con figure provenienti da aziende importanti è naturale risulti più appetibile per gli studenti. Oggi più di un tempo pensano al mondo del lavoro sin dal momento della scelta dell’ateneo». In questo starebbe anche il motivo per cui è molto raro che un ragazzo cresciuto al Nord decida di andare al Sud per studiare. Anche in questo caso a fotografare la situazione è il Miur: oltre il 99 per cento degli iscritti nelle università di Palermo, Catania ed Enna è siciliano, percentuale che si abbassa al 75 per cento a Messina, complice la vicinanza allo Stretto (i calabresi sono oltre il 23 per cento). «Un primo passo per ridurre l’esodo – propone Zappalà – sarebbe quello da parte delle università di coinvolgere maggiormente il mondo del lavoro del Sud, ma bisogna anche riconoscere che entrano in gioco questioni che vanno oltre la volontà degli atenei».

Ma come la pensano i diretti interessati? Tra chi ha fatto le valigie per andare a studiare fuori dalla Sicilia c’è anche chi – la minoranza – dopo avere ottenuto la laurea ha trovato il modo per ritornare a casa. Per cercare lavoro o tutt’al più inventarselo. È il caso di Francesco Armato, palermitano che dopo avere frequentato l’università a Roma ha fatto il percorso inverso dando vita alla casa editoriale Il Palindromo. Anche per lui a fare da ago della bilancia è il contesto lavorativo. «Il Centro-Nord continua a essere un bacino che assorbe meglio e più diffusamente la domanda di lavoro. Più che dove ottieni la laurea, il punto fondamentale è dove sei disposto e puoi permetterti di andare per cercare il lavoro – commenta -. Ciò non significa che bisogna necessariamente scappare al Nord, o ancor meglio all’estero, per trovare lavoro, ma sicuramente i tempi di questa ricerca al Sud sono sempre più lunghi e la possibilità di ottenere un posto retribuito, che corrisponda al grado di competenze ed energie intellettuali offerte da un giovane specializzato, è davvero arduo». Difficile ma non impossibile. «Sono tornato in Sicilia consapevole che per fare quello che volevo, insieme al mio socio Nicola Leo, dovevamo inventarci il lavoro – continua Armato -. Era una scommessa in cui credere. Ma nel nostro caso sarebbe stato così dovunque in Italia, quindi siamo tornati nella nostra città che è e resta la nostra finestra privilegiata sul mondo. A Palermo abbiamo costruito la nostra rete di contatti, coinvolgendo nei nostri progetti decine di giovani tra autori, illustratori e collaboratori. Solo qui possono e potranno nascere la maggior parte dei nostri libri. Resta sempre una scommessa, ma dopo cinque anni – conclude – sappiamo già che ne è valsa la pena». 

Diversa è la storia invece di Valerio Cassarino, fisioterapista gelese tornato in Sicilia dopo avere studiato in Liguria. «Quando sono partito l’ho fatto innanzitutto per fare un’esperienza di vita in una realtà diversa da quella della provincia siciliana – racconta -. Poi, dopo un periodo di lavoro al Nord, ho trovato posto qui nell’Isola, dove da poco sono stato assunto a tempo indeterminato in una struttura privata». Nel caso di Cassarino entra in gioco la particolarità del settore sanità e le differenti situazioni tra la Sicilia e il resto del Paese. «Al Centro-Nord il contratto a tempo indeterminato lo si ottiene con i concorsi, da noi sono bloccati – continua -. In Sicilia, invece, molto più che altrove è possibile avere l’indeterminato lavorando per i privati. La struttura in cui sto lavorando è alla ricerca di cinque fisioterapisti. Ciò non toglie – conclude – che a parità di condizioni contrattuali mi piacerebbe ritornare a lavorare al Nord». 

La sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento, presieduta da Luisa Turco, ed a latere Giuseppe Miceli e Antonio Genna, dopo avere risposto no alla richiesta di sequestro, adesso ha risposto no anche alla richiesta di confisca, da parte della Questura di Agrigento e della Procura antimafia di Palermo, di 10 supermercati R7 in provincia di Agrigento di cui è titolare una società riconducibile alla famiglia Alongi di Aragona. I giudici, nel motivare il provvedimento di diniego, scrivono: “La disponibilità in capo alla famiglia Alongi di una società di così elevato rilievo economico appare molto sospetta, tuttavia al di là delle congetture non ci sono sufficienti elementi per disporne la confisca”. La richiesta di sequestro trae origine dalla presunta contiguità a Cosa Nostra dell’ottantenne Giovanni Alongi, di Aragona, condannato al maxi processo “Akragas” a 4 anni e 6 mesi per associazione mafiosa. Ancora più nel dettaglio, è stato chiesto il sequestro e poi la confisca della società Al.Ca. srl, costituita nel 2012, gestita dai figli di Alongi, e proprietaria di 10 supermercati R7. La famiglia Alongi è difesa dagli avvocati Daniela Posante, Antonino Gaziano e Vincenza Gaziano.

Al confine tra Agrigento e Favara, in contrada Crocca, nottetempo, uno scooter 125 sarebbe stato investito da un’automobile. Il conducente dell’auto non ha prestato soccorso ed è ricercato dalle forze dell’ordine. I due giovani a bordo del due ruote hanno subito ferite. In particolare una ragazza di 16 anni di Agrigento è stata trasferita all’ospedale “Sant’Elia” a Caltanissetta, dove è stata sottoposta ad un intervento chirurgico a rimedio di traumi cranico e facciale. La 16enne versa in stato di coma. Il ragazzo di 17 anni alla guida dello scooter ha subito traumi lievi ed è ricoverato all’ospedale di Agrigento. I Carabinieri della Tenenza di Favara hanno accertato, da pezzi di carrozzeria rinvenuti in strada, che l’automobile pirata è una Fiat Punto.

 E’ stata intitolata ai minatori di Marcinelle, la piazza principale di Montaperto. Nel corso di una breve cerimonia in occasione del 62° Anniversario della tragedia dell’8 agosto 1956 in cui morirono 252 minatori tra cui due agrigentini di Montaperto, Carmelo Baio e Calogero Reale, l’assessore Nino Amato in rappresentanza dell’Amministrazione e il consigliere Maria Grazia Fantauzzo per il Consiglio Comunale, hanno deposto una corona d’alloro ai piedi della lapide che ricorda il tragico evento. Nell’occasione è stata mostrata la targa marmorea che indicherà il nuovo toponimo della piazza e che sarà collocata a breve a cura dell’Amministrazione Comunale a memoria del sacrificio di questi lavoratori. 

E’ stato attivato stamani dall’Ufficio Provinciale di Protezione Civile del Libero Consorzio di Agrigento il servizio di vigilanza antincendio lungo alcune strade provinciali ed ex consortili. Il servizio è stato concordato in sinergia con i vari soggetti istituzionali competenti in materia di prevenzione e contrasto degli incendi boschivi, e consiste nell’attivazione di postazioni dinamiche lungo le strade provinciali limitrofe alle aree boscate. Quattro le associazioni di volontariato, iscritte nel registro di Protezione Civile, che opereranno con due volontari per ciascuna postazione dinamica tre volte la settimana e per otto ore giornaliere (dalle ore 12.00 alle ore 20.00), ed a seguito dell’emissione del bollettino di pericolosità incendi “alta” del Centro Funzionale della Regione Siciliana. I volontari agiranno sotto il diretto coordinamento dell’Ufficio di Protezione Civile del Libero Consorzio per garantire le attività di vigilanza e avvistamento dei focolai di incendio.
Un servizio garantito, dunque, anche in questa stagione, sino al 31 agosto prossimo, nonostante le difficoltà di bilancio. La sua attivazione è stata comunicata dal Commissario Straordinario del Libero Consorzio dott. Girolamo Alberto Di Pisa alla Prefettura, al Comando dei Vigili del Fuoco, all’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste, al Dipartimento Regionale della Protezione Civile ed ai Sindaci dei Comuni interessati.
Le postazioni di avvistamento si trovano lungo le seguenti strade (tra parentesi l’associazione che effettuerà il servizio):
– SP n. 63A, SP n. 05B, SPC n. 67, SPC n. 68, SPC n. 69 nei comuni di Palma di Montechiaro e Licata (Organizzazione Europea Volontari di Prevenzione e Protezione Civile di Camastra);
– SP n. 20B, SP n. 21, SP n. 19, SPC n. 29, SPC n. 30 nei comuni di San Biagio Platani, S. Angelo Muxaro e Casteltermini (Giubbe Verdi Santa Croce di Casteltermini)
– SP n. 75, SP n. 17B, SP n. 28, SPR n. 21 nei territori di Siculiana, Montallegro e Cattolica Eraclea (Emergency Life di Porto Empedocle)
– SP n. 24, 24 B bivio SS 118, SP n. 26 nei territori di Cammarata San Giovanni Gemini e Santo Stefano Quisquina (Sicilia Soccorso di San Giovanni Gemini).

 

RACCOLTA FIRME PER DUE PROPOSTE DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE

Il delegato delle funzioni dirigenziali, Giuseppe Cottitto, rende noto che presso l’ufficio elettorale è in corso la raccolta di firme per due proposte di legge di iniziativa popolare:
a) L’educazione alla cittadinanza come materia autonoma nelle scuole;
b) Sospensione dell’obbligo vaccinale per l’età evolutiva.

La raccolta durerà per tutto il mese di agosto, tutti i giorni di ufficio, dalla ore 8,30 alle ore 13,00. e, nella giornata di martedì anche nelle ore pomeridiane dalle ore 16,00 alle ore 18,00.

 

Sono in corso operazioni di bonifica dei rifiuti, lungo varie strade di accesso alla città. In particolare è stata ripulita la bretella di via Dante con il viadotto Morandi. Diverse altre aree, deturpate dagli incivili, sono già state, o stanno per essere, ripulite dai cumuli di spazzatura abbandonata. Intanto la Speciale Squadra di Sorveglianza Ambientale della Polizia Municipale di Agrigento in queste ore ha intensificato i controlli per scoraggiare e reprimere il malcostume di alcuni di liberarsi dei sacchetti della spazzatura abbandonandoli per strada anziché diversificare.

Gli operai del gruppo Amarù hanno sospeso le proprie attività per un’ora. Si tratta dei 230 dipendenti dell’omonima società dell’ex presidente di Sicindustria Caltanissetta, Rosario Amarù, coinvolto nell’ambito dell’inchiesta “Double Face” che, tra l’altro, ha provocato l’arresto di Antonello Montante. A seguito dei risvolti delle indagini della Procura di Caltanissetta, l’Eni avrebbe infatti sospeso le commesse al gruppo Amarù che lavora nell’indotto delle raffinerie a Gela e in tutta Italia. Almeno così ritengono i dipendenti, che scrivono: “Se la decisione di Eni dovesse dipendere (non vediamo davvero altre possibili motivazioni) dall’inchiesta “Double face”, non comprendiamo comunque la portata della decisione dal momento che lo stesso Rosario Amarù, non appena appresa la notizia dell’inchiesta, si è dimesso da tutte le cariche ricoperte, cedendo anche le sue quote azionarie”. Amarù è indagato perché avrebbe finanziato illecitamente la campagna elettorale di Rosario Crocetta, versando 200mila euro.