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CUA O CUPA CHE SIA, è sempre una questione di POTERE. Così mentre consiglieri comunali, sindaco e giunta di Agrigento esultano per la riapertura di alcuni corsi universitari ad Agrigento (anno accademico 2020/21) ecco che come sempre salta fuori che È TUTTA UNA QUESTIONE DI POTERE. Per questo è saltata la riunione dell’assemblea dei soci, proprio perché il rappresentante della Camera di commercio (di proposito nominato con estrema urgenza dalla regione) si è reso conto che il Comune di Agrigento vuole fare il pieno di cariche. NOI lo diciamo da tempo, è sempre stata una questione di potere, la politica che ancora oggi non ha interessi per il territorio ma ha solo interessi personalistici di escalation di poltrone, dimostra sempre quando forse non ci sarebbe proprio più di dimostrarlo, che non è al servizio del territorio ma al servizio di interessi personalistici e di governance.
Noi siamo alla finestra, noi seguiamo l’evoluzione degli eventi, MA AD AGRIGENTO LA GENTE QUANDO CAPIRÀ CHE QUESTA POLITICA VA CACCIATA VIA?

A far data dal 1° gennaio 2019 anche  le bollette  del gas, così come quelle della luce, dell’acqua,si prescrivono  in 2 anni. La prescrizione riguarda solo quelle che verranno emesse a partire da questa data e non per quelle precedenti già emesse.

La riforma dei termini di prescrizione delle bollette di luce, acqua e gas non tocca solo le bollette per consumi ordinari ma anche i conguagli, inoltre il nuovo termine di due anni riguarda sia i consumatori (le famiglie e gli utenti privati) che le microimprese, i professionisti e le società.

A modificare i termini di prescrizione delle bollette della luce, gas e acqua è stata la legge di bilancio del 2018: la nuova norma contiene infatti una deroga al codice civile che, invece, stabilisce una prescrizione di cinque anni per tutti i debiti da pagarsi con cadenza annuale o frazioni inferiori (ad esempio ogni mese, ogni bimestre, ecc.). Resta pertanto di cinque anni la prescrizione delle bollette del telefono e di tutte le altre utenze.

Il governo ha in tal modo inteso tutelare gli utenti dalle richieste di pagamento che, spesso, intervengono a molti anni di distanza rispetto all’anno di gestione.

La prescrizione della bolletta opera solo se, prima della scadenza del termine (2 anni per le bollette di luce, acqua e gas; 5 anni per le bollette del telefono e di tutte le altre utenze) non si è ricevuto un sollecito di pagamento con raccomandata a/r o con posta elettronica certificata (p.e.c.).

L’invio della diffida ad adempiere da parte dell’ente di somministrazione comporta l’interruzione della prescrizione ed un nuovo decorso del termine. Attenzione però: fa fede la data di consegna della lettera e non quella di spedizione per cui se la società erogatrice spedisce la diffida prima della scadenza del termine di prescrizione ma il postino la consegna dopo, il debito è ormai caduto in prescrizione.

Pertanto, se si riceve una bolletta della luce, acqua o gas riferita a consumi di oltre due anni fa non bisogna più pagare. Il debito infatti si è ormai prescritto.

Qualora la società erogatrice insista nel richiedere somme non dovute – e magari minacci di cessare l’utenza – si ha diritto a esigere la sospensione della bolletta.

Se, quindi, nei due anni successivi all’emissione di una bolletta della luce, dell’acqua e del gas non si riceve alcun sollecito di pagamento (sollecito inviato con raccomandata a/r o posta elettronica certificata), il debito si prescrive e la società erogatrice della luce, dell’acqua o del gas non può più chiedere nulla.

La modifica del termine di prescrizione riguarda anche i conguagli: anche queste bollette non potranno più essere pretese dopo più di due anni dall’anno di riferimento, anche se l’accertamento del conguaglio avvenga in un momento successivo.

In caso di emissione di fatture a debito per conguagli riferiti a periodi maggiori di due anni, l’utente che ha presentato un reclamo ha diritto alla sospensione del pagamento.

Una seconda modifica introdotta con la legge di bilancio 2018 riguarda il diritto dell’utente a chiedere la sospensione del pagamento della bolletta in attesa della verifica della legittimità della condotta dell’operatore.

Questa misura è prevista in due casi: nel caso di emissione di fatture a debito nei riguardi dell’utente “per conguagli riferiti a periodi maggiori di due anni” ;  nel caso in cui «l’Autorità garante della concorrenza e del mercato abbia aperto un procedimento per l’accertamento di violazioni del codice del consumo, di cui al d.l. n. 206/2005, relative alle modalità di rilevazione dei consumi, di esecuzione dei conguagli e di fatturazione adottate dall’operatore interessato».

Se dunque l’utente ha presentato un reclamo riguardante il conguaglio nelle forme previste dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico «ha diritto alla sospensione del pagamento finché non sia stata verificata la legittimità della condotta dell’operatore».

«È in ogni caso diritto dell’utente, all’esito della verifica di cui sopra, ottenere entro tre mesi il rimborso dei pagamenti effettuati a titolo di indebito conguaglio».

Quanto previsto, sia con riferimento alla prescrizione sia con riferimento alla procedura sulla sospensione del pagamento e al rimborso degli indebiti conguagli, non si applica qualora la mancata o erronea rilevazione dei dati di consumo derivi da responsabilità accertata dell’utente.

Il personale della Capitaneria di Porto Empedocle, al Comando del Capitano di Fregata Gennaro FUSCO, ha svolto una notevolissima attività di contrasto all’illegalità che ha portato ad un eccellente risultato, concretizzatosi complessivamente con il sequestro di ben 7 Tonnellate di prodotto ittico, diviso tra fresco e congelato, in quanto rilevato in assenza di tracciabilità/rintracciabilità (non vi era la pertinente documentazione, oppure i numeri di lotto indicati nelle fatture dei fornitori non corrispondevano con quelli rinvenuti negli imballaggi) .

Questa imponente operazione ha visto il personale della Guardia Costiera di Porto Empedocle impegnato per diversi giorni. Nello specifico, i militari hanno operato in condizioni ambientali particolarmente critiche, i controlli sono avvenuti in celle frigorifere la cui temperatura è di -20°C, provvedendo ad effettuare una attenta e puntuale ricognizione di un ingente quantità di prodotto ittico, al fine di verificare il rispetto delle normative nazionali ed europee relative alla filiera della pesca.

Al termine di questa intensa attività di controllo dei prodotti, conservati in celle dedicate alla conservazione del fresco del congelato, è risultata palese l’interruzione  della rintracciabilità/tracciabilità di tutto il prodotto ittico, portando così al sequestro di un totale di Kg 6879. I militari richiedevano l’intervento di personale in servizio presso il distretto veterinario di Agrigento, il quale sottoponeva ad ulteriore visita ispettiva tutti i prodotti ittici freschi e parte del congelato, attestando la non idoneità al consumo umano della merce perché priva di tracciabilità.

Gli ispettori della Capitaneria di Porto Empedocle procedevano ad elevare il verbale di sequestro del prodotto ittico che è risultato privo di tracciabilità/rintracciabilità, e conseguente verbale amministrativo di contestazione  che prevede una sanziona amministrativa da € 750 a € 4500 a carico della ditta sottoposta a controllo ai sensi del d.lgs 04/2012.

Il Comandante della Capitaneria di Porto ha espresso il suo vivo compiacimento per  l’attività svolta, e sottolinea come solo qualche settimana prima, nell’ambito dell’operazione complessa a livello nazionale denominata “Confine Illegale”, il cui scopo era quello di verificare la correttezza delle attività di commercializzazione all’ingrosso dei prodotti ittici, (con particolare riferimento a quelli provenienti dai paesi Terzi), il rispetto delle disposizioni sulla tracciabilità ed etichettatura, ed il rispetto delle norme tecniche sulle attività di cattura per la tutela degli stock ittici e dell’ecosistema, gli uomini del Compartimento Marittimo di Porto Empedocle  avevano già posto sotto sequestro 6 tonnellate di prodotto ittico.

La Capitaneria di Porto di Porto Empedocle vuole attuare una decisa politica di contrasto nei confronti di chi agisce in modo illegale, con lo scopo di garantire  ai consumatori l’acquisto di prodotti certificati e di qualità  nel rispetto della filiera ittica.

Uffici aperti questo pomeriggio dalle 15.30 alle 17.30 al centro culturale San Domenico di Canicattì per la distribuzione gratuita dei mastelli per il porta a porta che partirà il prossimo mese di  febbraio a Canicattì. Tutti i cittadini il cui cognome inizia con le lettere D, E, F e G  potranno effettuare il ritiro del kit per la differenziata mentre coloro che non faranno a tempo potranno recuperare lunedì prossimo visto che domani il centro rimarrà chiuso per un’iniziativa culturale del Comune. La precisazione si è resa necessaria da parte del raggruppamento di imprese, Sea, Iseda ed Ecoin, perchè questa mattina quasi nessuno si è recato negli uffici preposti per effettuare il ritiro del materiale per la differenziata probabilmente perchè si pensava che il centro sarebbe rimasto chiuso anche oggi. Fino alle 17.30 dunque, chi vorrà, troverà il personale preposto e potrà essere servito. Dopo la pausa di domani, sabato 19 gennaio, il servizio di distribuzione del kit riprenderà regolarmente lunedì 21 gennaio con il gruppo di lettere H, I, J, K ed L ed per il gruppo di lettere D, E, F e G che oggi non faranno in tempo. Intanto,  nell’ambito dei servizi propedeutici all’inizio del “porta a porta”, è stato istituito anche un servizio di consegna a domicilio del kit per la differenziata a favore degli utenti intestatari della TARI che siano fisicamente inabili a recarsi sul luogo della distribuzione e non abbiano la possibilità di delegare alcuno al ritiro. Le persone interessate possono telefonare ai numeri 329.3174610 o 0922.1838388 e lasciare il proprio nominativo e indirizzo. Dopo le opportune verifiche, personale incaricato provvederà alla consegna a domicilio dei mastelli.

Con il voto unanime dei presenti, il Consiglio Comunale ha deliberato l’adesione del Comune di Agrigento al Patto dei sindaci per il clima e l’energia.
Con questa adesione il Comune si impegna  a ridurre le emissioni di CO2 sul proprio territorio di almeno il 40% entro il 2030, accrescere la propria resilienza, adattandosi agli effetti del cambiamento climatico.
Al fine di tradurre tali impegni in azioni concrete, l’autorità locale si impegna a realizzare un inventario di base delle emissioni e una valutazione dei rischi e delle vulnerabilità indotti dal cambiamento climatico, presentare un Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima (PAESC) entro due anni dalla data della decisione del Consiglio Comunale, da sottoporre a verifica e monitoraggio biennale. 
L’adesione ci permetterà di accedere alle risorse della programmazione regionale, inaccessibili in passato per assenza dello strumento, e sin da subito ad un avviso regionale che finanzia la redazione del PAESC.
Il Comune era stato infatti destinatario nel 2013 di analoghe risorse per la Redazione del Piano d’azione per l’energia sostenibile, ma non aveva colto questa opportunità.
L’ attuale Amministrazione ha subito, sin dalla firma del decreto di approvazione dell’avviso,  e prima ancora della sua pubblicazione in GURS, fornito direttiva agli uffici per predisporre gli atti per l’adesione al patto dei sindaci e per la partecipazione all’avviso della Regione, grazie al quale il comune potrà finalmente dotarsi del PAESC e di un Energy manager qualificato esperto in gestione dell’energia (EGE) ai sensi della norma UNI CEI 11339. 
Atto di produttiva responsabilità del Consiglio Comunale, che permette di superare una gravissima lacuna, dovuta a trascuratezza  del passato amministrativo di questo Comune, che non ha consentito di poter sinora accedere a risorse necessarie sui temi della sostenibilità energetica.

Su iniziativa dell’ex Assessore e Consigliere comunale, avvocato Davide Lo Presti, è stata costituita ieri la formazione sociale Restiamo ad Agrigento.

Alla nuova associazione hanno aderito diversi professionisti, commercianti, funzionari della Pubblica Amministrazione e giovani studenti della città dei templi.

Restiamo ad Agrigento si propone come laboratorio di idee utili allo sviluppo economico e sociale della città, uno spazio collettivo aperto al contributo di tutti coloro vogliano ripensare ad una politica che torni ad amare gli agrigentini.

La neo costituita formazione sociale offrirà, tra l’altro, consulenza legale e fiscale gratuita ai cittadini che ne faranno richiesta.

Nei prossimi giorni la presentazione ufficiale.

Si sarebbero resi protagonisti di violenze e soprusi nei confronti di un giovane ed anche di alcuni titolari ed avventori dei locali della movida, nel paese di Racalmuto.

In quattro finiscono in manette e per altri tre di loro è scattato il divieto di dimora.

I fatti risalgono al mese di Settembre dello scorso anno, quando nel cuore della notte un gruppo di giovani di Racalmuto, forse per noia o forse per spavalderia, ha deciso di recarsi in pieno centro storico, ove si stava svolgendo una consueta serata della movida estiva.

In quella circostanza, dopo aver letteralmente bloccato il traffico veicolare, lasciando le loro auto in mezzo alla strada, alcuni di loro si sono avventati contro le persone che erano sedute ai tavoli dei locali, iniziando a rovesciare addosso ai clienti quello che stavano consumando ed a rivoltare i tavoli e le sedie, insultando i presenti ed obbligando di fatto i titolari degli esercizi pubblici a chiudere anticipatamente.

I Carabinieri della Stazione di Racalmuto hanno sin da subito avviato le attività investigative, coordinate dalla Procura della Repubblica di Agrigento, al fine di risalire agli autori di tali violenze, percependo anche il timore delle vittime nel raccontare i gravi fatti accaduti. Attraverso alcune testimonianze, nonché numerosi servizi di osservazione e le immagini dei sistemi di video-sorveglianza presenti lungo le vie del centro del paese, in breve tempo, i militari dell’Arma hanno chiuso il cerchio delle indagini, identificando uno ad uno gli autori delle violenze ed accertando compiutamente quanto era successo, acquisendo importanti elementi di prova anche per un altro grave episodio, in cui alcuni degli indagati avevano preso di mira un giovane 23 enne.

In particolare, in pieno giorno, un 23enne favarese era stato letteralmente bloccato e circondato, in quanto probabilmente ritenuto “colpevole” di aver frequentato una ragazza racalmutese. Nella circostanza, al malcapitato, alcuni degli indagati avrebbero rivolto gravi minacce, tra cui anche la mutilazione dei suoi arti, avvalendosi di una mannaia, colpendolo anche con calci e schiaffi e con un manico di scopa.

Al termine delle attività investigative, alle prime luci dell’alba, i Carabinieri della Compagnia di Canicattì e della Stazione di Racalmuto hanno prelevato i responsabili dalle loro abitazioni, in esecuzione di un‘Ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale di Agrigento, su richiesta della locale Procura della Repubblica.

L’Autorità giudiziaria, concordando con gli esiti delle indagini effettuate dai Carabinieri, ha disposto gli “arresti domiciliari” per quattro indagati, mentre ad altri tre è stata applicata la misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Racalmuto.

Salvatore Cozzitorto, comandante di navi mercantili e chef agrigentino, riceve i quattro Sì dalla giuria e conquista il grembiule della ottava edizione di MasterChef Italia.

Tra i riflessi luminosi dei fornelli accesi sulla prestigiosa cucina di “MasterChef Italia” vi è anche un agrigentino. Si tratta di Salvatore Cozzitorto, 31 anni, comandante di navi mercantili e da sempre appassionato di cucina. Ieri sera, giovedì 17 gennaio, in occasione della prima puntata del più importante talent show della tv dedicato alla cucina, “MasterChef Italia”, in onda su SkyUno in prima serata, Salvatore Cozzitorto ha virtualmente gettato l’ancora della sua nave mercantile per approdare ai casting dell’ottava edizione del cooking show più amato dagli italiani.

“Il nostro eroe” è riuscito a deliziare e persuadere il palato della più celebre giuria culinaria televisiva d’Italia, composta da Antonino Cannavacciuolo, Joe Bastianich, Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli, new entry stellata, e a conquistare il grembiule di MasterChef Italia.

Infatti, Salvatore, con il suo piatto di “Pesca a traina, sgombro e rocher”, ha ricevuto i necessari quattro “Sì” per assurgere a concorrente della ottava edizione di MasterChef Italia. Il vincitore intascherà un assegno da 100mila euro e potrà realizzare un ricettario. Dunque, noi agrigentini, e dalla Sicilia tutta, tifiamo per il “comandante – chef” nostrano, augurando a Salvatore Cozzitorto il migliore “in bocca al lupo”. Ancora più nel dettaglio, i concorrenti al momento sono 40 e dovranno superare altre prove dopodiché saranno 20 gli chef della squadra in gara a MasterChef.

Il piatto preparato da Salvatore Cozzitorto

Sarà giudicato col rito abbreviato, Francesco Sorce, favarese, di 40 anni, arrestato nell’ottobre del 2017 dopo che i carabinieri della locale Tenenza irruppero in un casolare di Contrada San Gregorio dove trovarono nascosti un fucile da caccia, detenuto illegalmente e pronto a sparare.

 Nel corso del blitz i Militari rinvennero pure decine di munizioni e un fucile ad aria compressa.

L’uomo dovrà rispondere di detenzione illegale di armi e munizioni nell’udienza fissata per il 16 aprile prossimo.