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Ritorna per il secondo anno la festa del Gran Magal Touba, festa religiosa nazionale del Senegal, in OpenSpace Theater..

Dall’esperienza dell’anno scorso sembra di essere catapultati direttamente in Africa. Ma in realtà siamo soltanto dentro l’associazione socio-artistico-culturale OpenSpace Theater, di cui il presidente è Ilaria Bordenca, che ha deciso di accogliere la comunità senegalese con l’associazione Safinatoul Amane Touba, ormai radicata da quasi 30 anni ad Agrigento, e di cui è presidente Ndiaye Chikh. L’atmosfera è davvero particolare, si entra in OpenSpace Theater trasformato in un luogo di preghiera. Al centro di essa numerose persone a piedi nudi coricati su dei bellissimi tappeti pregano e leggono il Corano. All’interno della sala si alternano momenti di preghiera a momenti di canto e riti sacri. Le donne della comunità cucinano dei buonissimi piatti della tradizione Senegalese. L’aria che si respira è di grande festa, unione e amore per il prossimo. Il Grand Magal de Touba è una festa sacra Senegalese in cui avviene la commemorazione di Cheikh Ahmadou Bamba fondatore del mouridismo e della città di Touba. Fu una persona cosi amata dai suoi discepoli che suscitò la gelosia di capi religiosi tradizionali, egli fu arrestato e esiliato in Gabon. La dottrina portata da Ahmadou Bamba ha avuto un notevole influsso sull’economia senegalese in quanto ha insegnato che la salvezza è dovuta al lavoro svolto durante la vita. La sua visione moderata e illuminata dall’amore per il resto della propria comunità ha inoltre fatto da barriera per l’avanzamento di un islamismo più radicale e intollerante.

Omaggio, giubilo e culto sono i tre elementi che riassumono il senso del Magal. Quello di Touba (prende il nome da una città del Senegal) rappresenta uno dei momenti più importanti per mettere in pratica l’insegnamento dello Cheick attraverso la devozione, il lavoro e la solidarietà. Il significato della parola, appunto, equivale al rendere omaggio, celebrare, commemorare, traducendo i termini in atti di gratitudine resi al Signore.

Notizia di questi giorni è la profondissima, e forse irreparabile, crisi della Sicilia. Il Presidente Musumeci scopre che la Sicilia è ultima in tutte le classifiche socio/economiche nazionali ed europee. In questi casi vale il detto “Meglio Tardi che Mai”. Il Sinalp Sicilia da tempo ha denunciato il profondo degrado che da circa 15 anni ha colpito la nostra terra. Abbiamo dato vita ad interessanti convegni e battaglie in merito, e la Regione Siciliana con i suoi rappresentanti si è sempre distinta per il suo assordante silenzio ed assenza.

Più volte abbiamo invitato Crocetta prima e Musumeci dopo a partecipare e condividere le nostre battaglie in difesa del futuro di questa terra e dei nostri figli, ma, probabilmente, non facendo parte e non essendo parte integrante del sistema politico dominante la nostre battaglie sono state condivise ed appoggiate dal popolo ma non dall’Establishment politico che, almeno nei risultati ottenuti, ha distrutto tutto quel che c’era da distruggere.

Senza voler elencare tutte le nostre battaglie vogliamo ricordare al Presidente che da tempo il Sinalp denuncia la fuga dei nostri giovani verso altri lidi ritenuti più appetibili in termini di garanzie occupazionali. A tal proposito solo il Sinalp Sicilia ha denunciato l’uso distorto e fraudolento delle famose graduatorie delle università italiane del più famoso quotidiano economico italiano.

Graduatorie costruite in maniera tale e con criteri tali da convincere i nostri giovani a trasferirsi verso le università del nord perchè migliori, boicottando i nostri pur validissimi atenei.

Cosa ha fatto il Governo Regionale per bloccare in tempo questa emorragia di giovani siciliani che con il loro trasferimento si arreca un danno enorme alla Sicilia? Quanti soldi le famiglie di questi giovani drenano verso le regioni del nord arricchendole sempre più e togliendo denaro e quindi investimenti alla Sicilia? Perchè nessun Governo dell’isola ha mai denunciato i criteri valutativi delle università che favoriscono sfacciatamente, con arroganza e senza alcun limite alla decenza, gli atenei del nord?

Il Presidente Musumeci la sa che i due più importanti parametri utilizzati per valutare la qualità di un ateneo sono il numero di studenti iscritti provenienti da un’altra regione e quanti finanziamenti privati quell’ateneo riceve.

Pur volendo considerare tali parametri positivamente, il Sinalp Sicilia si è sempre chiesto che valenza hanno nel valutare la qualità dell’insegnamento dei docenti e la qualità della preparazione degli allievi.

Caro Presidente Musumeci hai mai chiesto alle Università Siciliane quanti ragazzi lombardi, toscani o piemontesi possono annoverare tra i loro iscritti?

Se non si parte dalla scuola, dalla formazione, dalla cultura, un popolo non ha speranza di un futuro.

Dopo non aver difeso e trattenuto i giovani che drenano futuro, soldi e speranza verso il nord iscrivendosi nelle loro università, per completare l’opera di distruzione sistematica del tessuto sociale della nostra isola, gli ultimi Governi Regionali si sono inventati l’esistenza di Enti stipendificio ed Enti produttori di costi in modo da essere moralmente a posto con la coscienza nel momento che decidono di chiuderli, chiaramente la motivazione da dare ai cittadini è sempre quella di razionalizzare i costi e probabilmente pretendono pure l’appaluso.

Questa visione gretta e limitata dell’analisi socioeconomica delle nostre aziende ed enti, di fatto accelera la perdita di posti di lavoro e livelli occupazionali costringendo anche quei giovani, che malgrado tutto avevano deciso di rimanere nella nostra isola ed iscriversi nelle nostre Università, a trasferirsi verso altri lidi, perdendo ulteriori fette di futuro.

Anche nella difesa di questi Enti il Sinalp si è sempre battuto, vedi C.A.S., ISZS, Sicilia Acque, Incremento Ippico, EAS, SEUS ed altri, chiedendo a gran voce che si attui una seria politica di riqualificazione e potenziamento affinchè tornino ad essere motori della crescita economica del territorio e invitando i politici a denunciare alla Magistratura gli eventuali amministratori truffaldini.

Infine, ci poniamo un’ultima domanda che giriamo al nostro caro Presidente Musumeci;

ma durante la sistematica scomparsa delle nostre banche, delle banche siciliane, dove era e dove erano gli altri politici nostrani che a parole si strappano continuamente le vesti per la difesa della nostra identità, ma nei fatti hanno ridotto all’osso tutto, anche il futuro dei nostri giovani.

Un territorio che non ha le proprie banche non ha futuro. Le banche del nord presenti sull’isola, purtroppo, drenano il nostro denaro verso investimenti fuori dai nostri confini.

Attendiamo di conoscere una vera politica di investimenti e crescita sociale del nostro territorio che purtroppo manca ormai da decenni e diamo la nostra piena disponibilità per un confronto positivo e costruttivo per il bene dei Siciliani.

Martedì scorso un uomo con il viso coperto da un collant ha fatto irruzione in una tabaccheria di Canicattì, creando attimi di paura al titolare che è stato costretto a consegnare al rapinatore, armato di un grosso paio di forbici, l’incasso che c’era dentro al registratore di cassa ovvero un migliaio di euro circa per poi fuggire di corsa a piedi.

I Carabinieri della Compagnia di Canicattì hanno subito fatto scattare le indagini e dopo aver ascoltato la vittima hanno effettuato un accurato sopralluogo sulla scena del crimine ricostruendo il fatto avvenuto. Attraverso un identikit realizzato grazie a delle testimonianze e alle telecamere del paese, i sospetti si sono incentrati su un 38 enne del posto.

Si tratta di Antonino Ferraro, elettricista canicattinese già conosciuto alle Forze dell’ordine. I militari hanno subito effettuato un irruzione nella casa di Ferraro dove sono stati rinvenuti i collant, usati per coprire il viso, gli indumenti che aveva utilizzato nella rapina e sono state rinvenute anche le forbici che corrispondevano a quelle che la vittima aveva descritto. Sono, poi, state rinvenute anche delle banconote, di un importo superiore ai 700 euro, che sono state sequestrate in quanto parte dell incasso della rapina.

I Carabinieri hanno, quindi, sottoposto il 38 enne al fermo di indiziato di delitto con l’accusa di rapina e su disposizione dell’Autorità giudiziaria, lo hanno associato in carcere.

Nei prossimi giorni avrà luogo l’udienza di convalida del fermo.

 

Rinvenuti a Licata 31 kg marijuana in una serra: un arresto

Giuseppe Cammarata, 33 anni di Licata è stato arrestato, da polizia e Guardia di finanza, per coltivazione e spaccio di sostanza stupefacente.

L’uomo è stato trovato in possesso di oltre 31 chili di marijuana tra piante in fioritura e altre già essiccate.

Nelle serre dove venivano coltivate piante e fiori, le forze dell’ordine sono arrivate dopo aver sentito l’ odore della marijuana mentre prestavano servizio di ordine pubblico per le demolizioni degli immobili abusivi.

Poliziotti e finanzieri hanno, quindi, ispezionato un appezzamento di terreno dove in una serra, di circa 50 metri quadrati, sono state trovate 25 piante in piena fioritura di cannabis da poco recise, dall’altezza variabile compresa tra i 150 e i 180 centimetri.

Il resto della droga è stata trovata, anche in buste sottovuoto, all’interno del fabbricato.

L’indagato, su disposizione della Procura di Agrigento, è stato portato in carcere.

 

 

 

Ad Agrigento i Carabinieri hanno sorpreso a Fontanelle ed hanno arrestato Alfonso Manganello, 47 anni, di Palma di Montechiaro, resosi irreperibile dal settembre del 2013, quando evase dalla propria abitazione dove è stato detenuto agli arresti domiciliari. All’uomo è stato subito notificato un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Agrigento. Oltre al reato di evasione sconterà anche un anno di reclusione per furto in abitazione e indebito utilizzo di carte di credito.

Il Consiglio territoriale Arci, in presenza del Presidente Regionale Salvo Lipari, ha eletto il nuovo Presidente provinciale Arci di Agrigento. Si tratta dell’avvocato Angela Galvano, già Presidente del circolo Agàpe di Agrigento. Ad Agrigento, al Centro Culturale “Pasolini”, in via Atenea, si è svolta una conferenza stampa di presentazione della nuova presidente Galvano e del nuovo direttivo dell’Arci agrigentina. E’ intervenuto Giuseppe Montemagno, membro dell’Esecutivo Regionale.

 

 E’ stato firmato questa mattina al museo archeologico di Agrigento, il Decreto autorizzativo per l’intitolazione del Palacongressi del Villaggio Mosè al filosofo akragantino, Empedocle. A firmare l’Atto, davanti ad una platea di giornalisti della Stampa Estera in visita alla città dei templi, è stato il vice presidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao alla presenza del sindaco Lillo Firetto e del direttore del Parco Archeologico, Giuseppe Parello. Dopo quattro anni di chiusura, la grande struttura congressuale del Villaggio Mosè, oggi gestita dall’Ente Parco, è stata riaperta nel marzo scorso ed è pronta ad accogliere meeting e grandi eventi ” e contribuirà – afferma il sindaco Lillo Firetto – a giocare le carte della Cultura e del Turismo nella nostra città”.   

 

Si è concluso il ciclo di incontri, promosso dall’Amministrazione comunale, sulla concertazione alle direttive per la revisione del PRG. All’incontro conclusivo oltre al sindaco Lillo Firetto e alla vice sindaco e assessore all’Urbanistica Elisa Virone, hanno preso parte i rappresentanti dei vari Ordini professionali, le associazioni e i sindacati oltre a Legambiente. Elisa Virone ha relazionato sull’intero percorso avviato con i partecipati, ponendo al Tavolo un documento finale che raccoglie gli esiti del lavoro intrapreso.

“È stato un percorso – ha dichiarato Elisa Virone – nel corso del quale abbiamo apprezzato partecipazione e contenuti. Abbiamo esposto la nostra visione di Città a margine di questo processo che desideriamo continui con un Tavolo permanente, un Osservatorio sullo sviluppo del territorio con i soggetti del Tavolo che prosegua nel confronto sui temi della città. Salvo che ci vengano sottoposte specifiche riflessioni sul documento redatto, abbiamo fissato per il prossimo mese una Giunta Comunale che approverà le Direttive da trasmettere al Consiglio Comunale presso il quale avviare il confronto sulla approvazione del documento”.

 

A Palermo, al palazzo di giustizia, in Corte d’Appello, l’ex ministro Calogero Mannino ha reso dichiarazioni spontanee nell’ambito del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia all’epoca delle stragi. Mannino, giudicato in abbreviato, è stato assolto in primo grado. Tra l’altro, Mannino ha affermato: “La mia azione di contrasto alla mafia non era fatta di parole, ma di fatti. Come l’avere portato Giovanni Falcone agli Affari penali del ministero della Giustizia. Ho impresso io un nuovo corso alla Democrazia Cristiana, divenendone commissario regionale, proprio in materia di lotta alla mafia. Ricordo una conversazione con il giudice Giovanni Falcone che mi invitò ad accettare la carica di commissario del partito dicendomi esplicitamente che nel portare avanti una battaglia efficace contro i clan l’appoggio della politica era indispensabile. ‘Lei ha una responsabilità’, mi disse Falcone”.