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Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, in un alloggio precario, nei pressi di un centro d’accoglienza per immigrati lungo il viale Leonardo Sciascia, i Carabinieri hanno ritrovato Zina, la ragazza di 15 anni di Palermo di cui non vi è stata più traccia dalla metà dello scorso giugno. La madre ha partecipato anche alla trasmissione “Chi l’ha visto” per lanciare l’allarme dopo la denuncia dell’allontanamento della figlia dall’abitazione in centro a Palermo.

La Procura della Repubblica di Sciacca ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio di Salvatore Italiano, 62 anni, di Ribera, imputato di avere strangolato il concittadino Gaetano La Corte, 75 anni, all’interno di una struttura di accoglienza per soggetti affetti da disturbi mentali. Salvatore Italiano è attualmente ospite dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto. Il 16 luglio è atteso il deposito da parte di uno psichiatra di una relazione commissionata per stabilire se permane la pericolosità di Italiano. Una prima perizia ha già rivelato lo stato di non capacità di intendere e di volere il giorno del delitto, il 16 settembre del 2019.

Dopo l’episodio della fuga di alcuni migranti dal centro di accoglienza di Casteltermini, il deputato del Movimento 5 Stelle, insieme con il sindaco, oggi sospeso, della cittadina, Filippo Pellitteri e il consigliere comunale Luca Nobile, hanno incontrato nella giornata di oggi il prefetto di Agrigento. Pellitteri e Nobile hanno informato il Prefetto delle problematiche della struttura: «Il centro sorge a pochi metri da una scuola elementare – dicono – e il luogo non permette alle forze di polizia di monitorare a 360 gradi il sito in questione, ubicato nel centro storico». Il Prefetto ha manifestato massimo ascolto alle istanze e ha suggerito quale soluzione, in considerazione del periodo emergenziale anche per quanto concerne gli sbarchi, l’individuazione di un altro sito che sia più consono. «Ringraziamo l’onorevole Cimino che si è assunta l’impegno per andare incontro alle esigenze dei cittadini castelterminesi e sollecitare la società che si occupa della gestione dei migranti nel territorio di Casteltermini, perseguendo la soluzione suggerita dal Prefetto». Il deputato del Movimento 5 Stelle, componente del comitato Schengen, ha ascoltato le richieste di Pellitteri e Nobile che hanno esposto le problematiche della comunità castelterminese, al fine di trovare una soluzione: «Ho voluto incontrare il prefetto per esporre la situazione, sono soddisfatta dell’accoglienza e dell’impegno preso al fine di trovare una soluzione».

“Gli effetti della pandemia da coronavirus hanno determinato un impoverimento nel Paese che è maggiormente avvertita nella nostra Isola. Se è vero che il contagio è sotto controllo, la ripresa economica è stata fin qui lenta con operatori economici ancora fermi o a scartamento ridotto , mentre tanti lavoratori hanno perso l’occupazione.
Gli ammortizzatori sociali ed i vari assegni “di sopravvivenza “ erogati , utili nell’immediato, non rappresentano la soluzione al dramma delle famiglie senza lavoro. Serve un’ampia progettualità specialmente a livello di governo nazionale a cui devono associarsi ulteriori interventi concreti del governo regionale, finalizzati al rilancio dell’economia per sostenere famiglie ed imprese. Le amministrative del 4 e 5 ottobre-conclude Giorgia Iacolino-devono rappresentare l’occasione per scegliere ad Agrigento un’amministrazione capace di realizzare investimenti che, anche a livello locale, producano occupazione e sviluppo economico  in favore di famiglie ed imprese“

Il Passaggio della Campana del Lions Club Agrigento Host si è svolto sabato 11 luglio 2020 nella splendida cornice dell’hotel della Valle con il subentro al ruolo di Presidente di  Barbara Capucci che succede all’uscente Emanuele Farruggia.

Alla cerimonia erano presenti il Sindaco di Agrigento Calogero Firetto, il presidente di circoscrizione nonché socio del club Antonio Calamita, il presidente di zona Carmelo Vitello, i presidenti di club di zona  e numerosissimi soci.

Il presidente uscente Emanuele Farruggia   ha ringraziato tutti i soci che l’hanno affiancato durante l’anno ed in particolare i componenti del direttivo.

Durante la cerimonia è stato investito anche un nuovo socio, si tratta dell’imprenditore Giuseppe Grova che ha ringraziato i soci ed il presidente per l’opportunità di servire con il club il territorio.

La neo presidente Barbara Capucci, dopo aver ringraziato tutti i soci per l’incarico prestigioso affidatogli, ha illustrato i service per il nuovo anno che la vedrà alla guida del club, ricordando che gli stessi dovranno trovare favorevole riscontro nell’evolversi della crisi sanitaria e nel pieno rispetto delle disposizioni anti contagio, ribadendo che intende comunque portare a termine le iniziative già avviate dal club che sono compatibili con tali disposizioni.

Il Presidente Capucci dopo aver presentato il nuovo direttivo che vede segretario Achille Furioso, cerimoniere Giuseppe Caramazza e Tesoriere Luigi Ruoppolo, ha concluso con un messaggio di speranza “dal momento che veniamo da un’esperienza di isolamento, che ci ha portati a chiuderci nelle nostre case, ad isolarci da tutti, a stare lontani gli uni dagli altri, penso che in questo momento sia importante ritrovare la vicinanza, sentire forte il legame di appartenenza al Lions e al nostro club in un’atmosfera “leggera”, che non significa mancanza di impegno, ma serenità, quella serenità che deriva dall’operare in ogni direzione ed in ogni campo con il piacere, sempre, di stare insieme”.

Un’ atmosfera “leggera” per un passaggio della campana conclusosi rigorosamente all’aperto ed all’interno dello spazio teatrale dell’Hotel che ricorda quelli della Magna Grecia ed, ovviamente, nel pieno rispetto delle misure e delle disposizioni legate al distanziamento sociale.

“Mentre Conte dall’alto del suo scranno pontifica sull’immigrazione, senza trovare soluzioni per affrontare la questione sbarchi, Musumeci si trova sull’isola agrigentina, insieme all’assessore alla salute Razza, per verificare di persona le procedure sanitarie effettuate sui migranti, e garantire la sicurezza di residenti e turisti. Ecco la differenza tra chi occupa una poltrona e chi governa!” Così l’onorevole Savarino, che prosegue :
” Roma non può lasciarci da soli anche stavolta, attendiamo invano da settimane un intervento forte contro l’immigrazione clandestina! Come ha detto oggi il Presidente Musumeci, che ringrazio per la sensibilità, la vicinanza e l’attenzione che presta al nostro territorio, va tutelata la salute dei cittadini e preservata la vocazione turistica di Lampedusa, che non può e non deve essere più messa in discussione o pregiudicata.”
On. Giusi Savarino

“Illustrissimo Presidente” chiedo di essere fucilato “nel cortile dell’istituto, così la facciamo finita perché, dopo 24 anni, non voglio più morire tutti i giorni, voglio morire una sola volta”. È l’appello contenuto nella lunga lettera inviata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dall’ex boss catanese Salvatore Cappello, condannato all’ergastolo e che da 23 anni sconta il regime di carcere duro del 41 bis. A divulgare la missiva in cui Cappello chiede la ‘grazia’ della morte, è stata, attraverso l’associazione Yairaiha Onlus che da anni si batte contro l’ergastolo ostativo, l’avvocato dell’ergastolano, Giampiera Nocera.
“Alla S.V. Illustrissima – scrive Cappello rivolgendosi al capo dello Stato – affinché intervenga a far eseguire la condanna inflittami dalla Corte d’Assise di Catania e Milano cioè la condanna a morte nascosta dietro la parola ERGASTOLO, con FINE PENA 9999, cioè FINE PENA MAI! Chiedo che la condanna venga eseguita perché dopo 24 anni, di cui 23 passati al 41 bis, SONO MORTO già tante di quelle volte che non lo sopporto più; ogni volta che lo rinnovano muoio; quando guardo gli occhi dei miei figli, dei miei cari, di mia moglie penso che la condanna a morte è anche per loro. E non voglio – prosegue la lettera – che muoiano tutte le volte lo rinnovano con scuse banali e senza fondamento, per questo chiedo di morire”.
Non una resa da parte dell’ex boss, ma una richiesta precisa: “Non intendo impiccarmi o suicidarmi – scrive nella missiva indirizzata a Mattarella – perché l’ho visto fare tante di quelle volte che non voglio pensarci. Siete voi che dovete eseguire la sentenza perciò chiedo che venga eseguita tramite fucilazione nel cortile dell’istituto, così la facciamo finita perché, dopo 24 anni, non voglio più morire tutti i giorni, voglio morire una sola volta perché non basta che tu stia scontando l’ergastolo, non basta che lo sconti pure con la tortura del 41 bis, c’è anche la cattiveria”, sostiene aggiungendo una serie di esempi.
“Che so… sei un 41 bis? Non puoi farti nemmeno un uovo fritto. È questa la lotta alla mafia? Tu hai preso 30 anni (senza uccidere nessuno) per estorsione ed associazione? Con l’art. 4 bis li sconti tutti senza benefici; ma se tu hai ucciso un bambino, lo hai violentato, sconti 20 anni e niente 41 bis, niente restrizioni. Questo è lo Stato italiano! Che so, rubi un tonno per fame? Sconti dai 3 ai 5 anni; poi – prosegue Cappello – c’è chi ruba milioni di euro, quelli vanno a Rebibbia in attesa dei domiciliari! E sono peggio dei mafiosi perché loro hanno giurato fedeltà allo Stato”.
“No sig. Presidente, non sono un santo, sono, o meglio, ero, un delinquente. Ma – prosegue nella lettera – sono 10 anni che ho dato un taglio a tutto per amore dei miei figli e dei miei cari. Ma ciò non è servito a niente perché le procure non vogliono che tu dia un taglio al passato, o ti penti o sei sempre un mafioso da sfruttare tutte le volte che fanno un blitz sfruttano il tuo nome per dare più risalto per dare più peso al blitz e tu ci vai di mezzo solo perché – scrive l’ergastolano – un megalomane fa il tuo nome; non vogliono nemmeno che i tuoi figli lavorano perché vogliono che seguono le ‘orme del padre’, se trovano lavoro vanno dal datore di lavoro e gli dicono che stanno facendo lavorare il figlio di un mafioso. Se non lavorano dicono che non lavorano. Ma, ringraziando Dio, i miei figli lavorano tutti, lavori umili, ma lavorano, e fanno sacrifici per venirmi a trovare”.
“Se chiedo la fucilazione – spiega – lo faccio anche per loro, per non dargli più problemi. Sa cosa vuol dire ricevere un telex che dice che tua figlia è ricoverata in fin di vita, vedi se puoi telefonare? No al 41 bis non posso chiamare; ho un solo colloquio al mese o una telefonata. Se avevo ucciso un bambino – insiste Cappello – non ero ‘mafioso’, non avevo 41 bis, allora si, assassino di bambini se ricevevo un telex tipo ‘mamma ha la febbre’, allora potevo telefonare, chiedere colloqui e tutto. Questa è la legge italiana! Signor Presidente, sono 23 anni che non ho una carezza dei miei genitori, che non abbraccio i miei figli, che non tocco la mano di mia moglie, perciò – conclude l’ex boss – mi chiedo ‘è questa la vita che devo fare fino alla morte’? E allora facciamola finita subito, FUCILATEMI! P.S. NON RESTITUITE IL CORPO ALLA MIA FAMIGLIA, SAREBBERO PER LORO ALTRI PROBLEMI. GRAZIE”

Lampedusa in emergenza immigrazione, scattano anche le “corse speciali” dei traghetti per alleggerire le presenze dei migranti nell’hotspot di Lampedusa. A predisporla, imbarcando poco più di 250 persone, è stata la Prefettura di Agrigento. Nella struttura di contrada Imbriacola resteranno pertanto – a trasferimenti effettuati e sempre che, nel frattempo, non si registrino nuovi approdi – circa 300 persone a fronte di una capienza massima per 95. L’esigenza della “corsa” speciale del traghetto di linea è emersa perché in mattinata, come invece quotidianamente avviene, il traghetto non c’era – è il giorno di riposo settimanale – per fare la spola con Porto Empedocle. A tutti i migranti in partenza sono stati già fatti i test sierologici anti-Covid: i primi 100 esiti – tutti negativi – sono già arrivati. Oltre 750 migranti sbarcati in 48 ore a Lampedusa, Musumeci: “Serve lo stato di emergenza”
Arriveranno dopo le 22, a Porto Empedocle, invece due vedette con 70 migranti in totale a bordo. Tre sbarchi, con complessivi 143 migranti, arrivati, nelle ultime ore. Le due “carrette” e un barchino sono stati agganciati, nelle acque antistanti l’isola, dalle motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza. In 48 ore sull’isola sono sbarcati 791 immigrati, tunisini per la maggior parte.

Ad effettuare un sopralluogo nell’hotspot di contrada Imbriacola, durante la visita a Lampedusa, sono stati il governatore Nello Musumeci e l’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza. Il governo regionale ha già inviato tutto il materiale necessario per effettuare i tamponi sugli ospiti della struttura. Entro lunedì saranno inviate anche le attrezzature per effettuare tamponi e test sierologici veloci. La Regione ha provveduto così a reperire in tempi rapidi il materiale sanitario, così come avvenuto anche per la nave quarantena Moby Zazà, sostituendosi all’Usmaf, l’Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera che avrebbe dovuto garantire la fornitura dei test.

Sempre più incandescente la situazione nei centri di accoglienza e per la quarantena da covid in provincia di Agrigento. Basti pensare all’ex Villa Sikania di Siculiana e quello di via Don Luigi Sturzo di Casteltermini. Anche nella struttura “Casa dei gabbiani” in contrada Ciavolotta ad Agrigento si sono registrati, nelle scorse ore, momenti di tensione e apprensione. Prima s’è innescato l’allarme per un extracomunitario ospite che sembrava si fosse allontanato dalla struttura. Un falso allarme però visto che l’immigrato è stato ritrovato nascosto sul tetto della struttura. Sempre durante la notte è scattato un altro allarme perché un altro immigrato stava compiendo atti di autolesionismo. In contrada Ciavolotta è giunta un’autoambulanza del 118 con un medico a bordo. Le escoriazioni sono state quindi medicate e non c’è stata esigenza di trasferire l’immigrato al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio”.

Il professor Francesco Pira, sociologo e docente di comunicazione e giornalismo dell’Università di Messina, è stato chiamato a far parte dell’Osservatorio “Internet e Soggetti Vulnerabili” voluto dalla Presidente del Corecom Sicilia, professoressa Maria Astone, istituito per monitorare fenomeni di devianza in rete.

La creazione dell’organismo è stata resa nota nelle ultime ore dalla presidente Maria Astone, nel corso di un webinar on line sul tema ‘Tik Tok, il social network cinese il cui successo preoccupa l’Europa’. L’Osservatorio, composto da esperti, ha l’obiettivo di fornire alle istituzioni proposte di contrasto su fake news, hate speech, cyberbullismo, sexting e revenge porn a partire da ricerche condotte sul campo.

Hanno già aderito alla proposta di fare parte del gruppo costitutivo alcuni esponenti delle università siciliane. Tra questi i professori: Michele Cometa, direttore del Dipartimento Cultura e società dell’Università di Palermo, Gioacchino Lavanco, ordinario di Psicologia dell’Università di Palermo, Giuseppe Vecchio, ordinario di Diritto Privato dell’Università di Catania e Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche, Francesco Pira, docente di Comunicazione dell’Università di Messina, coordinatore didattico del Master in Social Media Manager.

“Sono molto contento di questa nomina – ha commentato il professor Francesco Pira – che arriva a distanza di pochi giorni da quella di Presidente dell’Osservatorio Nazionale sulle Fake News di Confassociazioni. In entrambi i casi si tratta di temi che sono oggetto della mia attività di ricerca. Ringrazio la Presidente del Corecom Sicilia per aver voluto la mia presenza in questa importante struttura istituzionale”.

Nella sua relazione introduttiva della conferenza telematica, la professoressa Maria Astone, presidente del Corecom Sicilia e ordinario di diritto privato dell’Università di Messina, ha sottolineato che l’idea di dar vita all’Osservatorio nasce dalla consapevolezza che “il  crescente ricorso alle tecnologie informatiche fa registrare anche l’aumento esponenziale della diffusione di informazioni non veritiere, errate o anche manipolate e favorisce la  commissione di veri e propri illeciti, civili e penali, forme di violenza in rete, di pornografia, di cyberbullismo. E’ ormai indispensabile, dunque, verificare quali tutele possono essere fornite ai cittadini e, ai minori in particolare, di fronte ai pericoli insiti in queste tecnologie e rispetto ai poteri privati che gestiscono le piattaforme”.

Sul tema dei social e dell’applicazione Tik Tok si è concentrato l’intervento del professore Francesco Pira, che ha fatto riferimento ad uno studio, da lui condotto durante il lockdown, su un campione di 1858 studenti delle scuole medie e superiori, in merito all’uso di nuovi media.

“Tik Tok conta ormai 700 milioni di utilizzatori attivi al mese – ha sottolineato nella sua relazione il sociologo dell’Università di Messina – Un social al quale si iscrivono anche bambini, pre-adolescenti e adolescenti mentre i genitori sono spesso all’oscuro perfino dell’esistenza dell’app. Per questo è indispensabile superare i modelli di media education adottati fino ad ora. L’educazione ai media, piuttosto, deve diventare strumento di un nuovo approccio strategico alla formazione, cercando di sfruttare le tecnologie per ribaltare la prospettiva della manipolazione con quella del governo della tecnologia. Siamo di fronte ad una sfida di rilevanza globale che deve investire la politica, il mondo dell’informazione, il sistema dell’istruzione e della conoscenza”.