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C’è chi parla di una trentina, altri quaranta. Sono i migranti fuggiti poco fa dal centro d’accoglienza Villa Sikania di Siculiana. Questa volta, i fuggitivi non si sono riversati lungo la strada statale 115, ma si sono diretti verso il centro di Siculiana dove, avvistati dai residenti, è immediatamente scattato l’allarme.
A quanto pare, coloro che si sono allontanati sarebbero tutti minorenni. Polizia e carabinieri, con tutte le pattuglie disponibili, sono a Siculiana e hanno avviato le ricerche. Da mesi non passa quasi giorno che dalla struttura non fugga qualcuno degli “ospiti”. Una struttura presidiata perfino da numerosi militari dell’Esercito.

Un medico di Agrigento di 66 anni, è finito a processo, con le accuse di violenza sessuale, lesioni aggravate, porto ingiustificato di arma fuori dalla propria abitazione e maltrattamenti con l’aggravante dell’odio razziale. E’ accusato di aver costretto la moglie, marocchina, di 32 anni più giovane, a fare sesso nelle ore del giorno durante il Ramadan, facendole violare le regole del suo credo religioso. Con questa accusa, fra le altre, la donna alla prima udienza si è costituita parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Laura Lo Presti. Costituzione di parte civile ammessa dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara.
Il legale difensore dell’imputato, l’avvocato Fabio Inglima Modica, chiedeva il non accoglimento della richiesta della donna, sostenendo quanto messo per iscritto dai giudici della sezione misure di prevenzione, che nei giorni scorsi, hanno rigettato la richiesta di Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza a carico del medico, perché nel frattempo fra i due coniugi vi sarebbe stata una rappacificazione. L’approfondimento dibattimentale è stato fissato per il 16 febbraio prossimo.

I parenti di una donna di 70 anni, con un quadro clinico delicato e affetta da Covid, morta all’ospedale Civico di Palermo hanno cercato di sfondare con una panchina la porta del reparto di “Medicina 2” all’edificio 4, inveendo contro i sanitari. L’aggressione è avvenuta nella notte tra venerdì e sabato scorsi. La polizia è intervenuta due volte su segnalazione del personale, assediato in corsia. Il primo intervento delle volanti ha riportato la calma, ma qualche ora dopo i parenti sono tornanti suonando insistentemente il campanello del citofono. La porta è rimasta chiusa e un gruppo di uomini e donne ha cercato di sfondarla con una panchina, usata come ariete, che ha provocato danni. Gli agenti hanno avviato le indagini e ascoltato il racconto alcuni testimoni

L’appello dei sindaci agrigentini: “Servono provvedimenti straordinari per contenere la diffusione del contagio da covid 19”

I sindaci della provincia di Agrigento hanno firmato un accorato appello alle massime autorità istituzionali e sanitarie regionali e nazionali ed hanno chiesto provvedimenti straordinari per contrastare la diffusione del coronavirus. I sindaci sono allarmati del rapido aumento dei contagi (più 260 nell’ultimo bollettino del ministero della Salute) e scrivono che “il territorio presenta un quadro diffuso di carenze strutturali, soprattutto in alcune aree interne, tali da non reggere un ulteriore avanzamento dell’epidemia”. Nella lettera-appello, trasmessa alla Regione siciliana e al governo nazionale, i sindaci hanno stilato un elenco di 10 interventi necessari per limitare la corsa inarrestabile della pandemia. Chiedono di assicurare, con i tamponi rapidi in via prioritaria, la tempestiva individuazione dei casi Covid-19; garantire ai medici di base la possibilità di effettuare tamponi rapidi per una precoce diagnosi; potenziare i laboratori di analisi dei distretti sanitari per effettuare un maggior numero di tamponi; aumentare il personale per la tracciabilità dei contatti dei soggetti affetti da virus; e poi tamponi rapidi nelle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado; autorizzare i medici di famiglia e il personale parasanitario, in collaborazione con i Comuni, ad effettuare tamponi rapidi ai cittadini; sottoscrivere apposite convenzioni con laboratori privati per effettuare più tamponi; fornire ai medici di base ulteriori vaccini anti-influenzali per le vaccinazioni dei bambini, da 0 a 6 anni e alla popolazione adulta, dai 60 anni in su; e, infine, istituire, continuativamente, anche nei fine settimana, in tutti i distretti sanitari, anche in quelli periferici, le Usca, ovvero le Unità speciali di continuità assistenziale, per prevenire ritardi e disservizi. Le richieste scaturiscono dal grave quadro epidemiologico della diffusione del Covid- 19 che vede coinvolti tutti i Comuni della provincia agrigentina e dalla consapevolezza che “appare indispensabile – scrivono i sindaci – attuare un punto cardine del sistema sanitario, che vede nella prevenzione lo strumento più idoneo a tutelare il diritto alla salute, costituzionalmente garantito”.

Gli avvocati agrigentini Daniela Posante e Giovanni Castronovo si sono rivolti alla Corte d’Appello di Palermo per ottenere la restituzione del patrimonio confiscato nel 2016 all’imprenditore agrigentino Calogero Russello. Posante e Castronovo sottolineano: “Calogero Russello è morto nel 2009 da incensurato, non era un imprenditore mafioso e tutte le risultanze processuali vanno in questa direzione. Non c’è alcun elemento processuale che giustifichi la confisca, la sua pericolosità sociale non è stata mai accertata. Anzi, nel luglio del 2017, c’era stato un rigetto della richiesta di misura di prevenzione ed era stato ritenuto un imprenditore non colluso”, Il provvedimento di confisca, del quale si chiede l’annullamento, comprende il Grand Hotel Mosè al Villaggio Mosè di Agrigento, e poi 101 immobili destinati ad abitazioni, attività di varia natura, 100 rapporti bancari e 10 aziende che operano nel settore dell’edilizia, della ristorazione, del commercio e nel settore alberghiero, il tutto per complessivi 71 milioni di euro circa.

Vi è discrepanza tra i dati covid relativi ad Agrigento e provincia diffusi dal ministero della Salute e dall’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento. Secondo il ministero sono 260 i contagiati in più. Secondo l’Azienda sanitaria sono invece 57 i nuovi casi positivi. In relazione a ciò l’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento ha precisato: “Il dato dei positivi che emerge dal bollettino giornaliero del 10 novembre 2020 è di 57 casi. Il valore 260 regionale fa invece riferimento ad un dato cumulativo di alcuni giorni. Si tratta di un mero disguido già segnalato dagli uffici competenti”.

Associazione mafiosa, corse clandestine di cavalli, scommesse clandestine su competizioni sportive non autorizzate, maltrattamento di animali, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio.

Di questo sono accusate le 33 persone raggiunte da ordinanza di custodia cautelare eseguita dai Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, in seguito ad una inchiesta della Dda di Messina guidata dal procuratore Maurizio De Lucia.

In esecuzione dei provvedimenti, 18 persone sono state associate in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 9 sono state sottoposte all’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

Le misure cautelari si basano sulle risultanze acquisite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Messina nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “Cesare”, concernente l’attuale operatività della famiglia mafiosa denominata “clan Galli”, operante nel rione “Giostra” di Messina e riconducibile a Luigi Galli, 64 anni, capo storico del sodalizio, la cui esistenza, negli anni, è stata riconosciuta in varie sentenze passate in giudicato. L’indagine, basata anche sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ha consentito di individuare ulteriori 7 affiliati alla stessa cosca, ai quali è stato contestato il reato di partecipazione ad associazione mafiosa e di documentarne, fra l’altro, l’operatività con metodo mafioso, nell’organizzazione di corse clandestine di cavalli e nella gestione delle relative scommesse illecite, i cui proventi alimentavano le casse del sodalizio criminale. Tale settore criminale è da sempre appannaggio della criminalità organizzata messinese, come accertato in passato in varie indagini. Le investigazioni hanno fatto emergere il ruolo di Giuseppe Irrera, commerciante di prodotti ortofrutticoli e genero di Luigi Galli, quale rappresentante di spicco del clan Galli sul territorio, in forza della fiducia accordatagli dal suocero che da anni è recluso in regime di cui all’art. 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario. L’Irrera e i suoi sodali erano, fra l’altro, deditiall’organizzazione di competizioni clandestine di cavalli, da cui traevano ingenti profitti attraverso la gestione del correlato e proficuo business delle scommesse illecite. Il gruppo criminale aveva base operativa presso un noto negozio di rivendita di frutta e verdura di proprietà dell’Irrera, sito nel popoloso quartiere cittadino di Giostra, ove avvenivano anche le riunioni per organizzare le competizioni.Alcuni sodali (Francesco Vento, Grazie Maria Munnia, Vecchio Salvatore e Galli Giuseppe) si occupavano di accudire e preparare i cavalli, sottoponendoli agli allenamenti e, grazie ad un veterinario compiacente, alla somministrazione illecita di farmaci per migliorarne le prestazioni, nonché provvedendo alla raccolta del denaro puntato dagli scommettitori e alla gestione dei successivi pagamenti. Le corse clandestine si svolgevano nel corso della notte, in pochissimi minuti, su strade urbane ed extraurbane che venivano rapidamente chiuse al transito delle auto da gruppi di giovani a bordo di scooter e motocicli, con il fine di consentire il passaggio di cavalli e calesse e di rallentare l’eventuale intervento di pattuglie delle forze di polizia.Nel corso delle investigazioni sono stati documentati rapporti tra il gruppo criminale di Giostra e il catanese Sebastiano Grillo, per l’organizzazione di corse di cavalli tra scuderie messinesi e catanesi, nonché interessanti interlocuzioni con esponenti della criminalità mafiosa catanese, riconducibili al clan Santapaola, per la risoluzione di controversie connesse con la gestione dei proventi delle scommesse clandestine. Le gare tra messinesi e catanesi venivano organizzate nella zona di Fiumefreddo di Sicilia (CT), posta a confine tra la Provincia di Messina e quella di Catania. Le dinamiche che caratterizzano il controllo delle gare clandestine di cavalli ad opera della criminalità mafiosa, emergono proprio da un incontro tra l’Irrera ed esponenti del clan Santapaola di Catania, finalizzato a dirimere una controversia relativa ad una corsa che il messinese considerava irregolare, in quanto truccata da una scuderia rivale di catanesi. Guardando alcuni filmati della corsa, l’Irrera si era infatti accorto che alcuni giovani su uno scooter avevano favorito il calesse rivale, e ciò a suo dire lo legittimava a non pagare la posta perduta e a pretendere la ripetizione della competizione, cosa che gli fu accordata dai catanesi a seguito degli incontri chiarificatori con i Santapaoliani.

Giuseppe Irrera è anche indagato di trasferimento fraudolento di valori per avere fittiziamente intestato a prestanome una società immobiliare e le quote di una ditta titolare di una nota enoteca del centro di Messina. Le due società e i relativi beni aziendali, per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro, sono quindi state sottoposte a sequestro preventivo eseguito nella mattinata odierna.

L’operazione ha anche consentito di procedere all’arresto di numerose persone dedite alla distribuzione di droga di vario genere nella città di Messina, contestando il reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ad 11 indagati. Un primo gruppo criminale capeggiato da Carlo Altavilla, operava sia nel rione messinese di “Giostra” che a “Santa Lucia Sopra Contesse”, nella zona sud della città, rifornendosi di ingenti quantitativi di cocaina e marijuana in Calabria e Campania, per poi procedere alla distribuzione del narcotico al dettaglio, attraverso una rete di spacciatori. Lo smistamento della droga avveniva anche all’interno di un negozio di barbiere gestito da due sodali e le indagini hanno fatto emergere anche episodi di estorsione per il recupero di crediti derivanti dalle narco-transazioni. Un secondo gruppo criminale è stato individuato grazie all’indagine convenzionalmente denominata “Affari di Famiglia”, condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia di Messina Sud che ha documentato l’operatività di un sodalizio a composizione familiare, dedito alla stabile distribuzione di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana, nei rioni “Villaggio Aldisio” e “Fondo Fucile”, ubicati nella zona sud della città. Una donna appartenente a tale gruppo criminale era solita utilizzare il figlio 12enne per effettuare le consegne senza incorrere nei controlli delle forze dell’ordine. Il minore è stato inserito all’interno di una comunità familiare, in ottemperanza di specifico provvedimento del Tribunale per i minorenni di Messina.

Un cane è precipitato da un balcone di un’abitazione, schiantandosi contro il parabrezza di un’auto parcheggiata su via Callicratide, ad Agrigento, cogliendo sgomenti i passanti e i residenti della zona.
Ancora non chiara la dinamica dell’evento. Sembrerebbe che il cane si sia sporto troppo dalla ringhiera, precipitando da circa 10 metri.

Per l’animale non c’è stato niente da fare.

 

L’associazione ambientalista MareAmico segnala che da diversi anni nella spiaggia di Punta Bianca, in territorio di Palma di Montechiaro, è presente un’abitazione abusiva che è stata edificata a meno di dieci metri dal mare. “Purtroppo – spiega Claudio Lombardo – anche in questa zona l’erosione costiera ha fatto perdere diversi metri di spiaggia ed ora la casa rischia di crollare in mare.Pertanto Mareamico ha chiesto al sindaco di Palma di Montechiaro di voler intimare al proprietario di abbattere la casa in questione, e qualora non ottemperasse nei termini previsti dalla legge, di provvedere ad abbatterla, in danno della proprietà

VIDEO di Mare Amico

A Fontanelle, frazione di Agrigento, sabato scorso un uomo di 40 anni è stato aggredito da due uomini armati che gli hanno puntato una pistola alla testa minacciandolo di ucciderlo. Il sopraggiungere di un’automobile ha indotto i due a desistere dalle loro intenzioni e fuggire. Adesso lo stesso uomo, nella sua cassetta postale, ha rinvenuto un proiettile per pistola. Sul posto sono intervenuti i poliziotti della Volanti e della Scientifica. L’uomo, accompagnato dal suo legale, ha sporto formale denuncia contro ignoti.