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Il Comune di Agrigento, in seguito ad accertamenti effettuati da agenti di P.G., ha predisposto la demolizione, a carico dei proprietari, di numerose opere abusive realizzate su un immobile di Poggio Muscello, in difformità all’autorizzazione comunale dell’aprile 2007.
In particolare, gli interventi abusivi riscontrati sono stati la costruzione di un manufatto in muratura di 23mq; la costruzione di ben due scale, di cui una a chiocciola; la collocazione di pannelli solari e sostituzione di ringhiere; la realizzazione di un piccolo ripostiglio e una piscina interrata. Il provvedimento impone il ripristino dei luoghi entro e non oltre 60 giorni di tempo.

Weekend siciliano per Luigi Di Maio. Il vice presidente della Camera, assieme ai portavoce M5S Giancarlo Cancelleri (Assemblea regionale siciliana) e Ignazio Corrao (Parlamento europeo) domani e sabato farà un giro della Sicilia a sostegno dei candidati sindaci 5 stelle alle prossime elezioni amministrative. Il mini tour, in 12 tappe, prevede anche una visita istituzionale alla Capitaneria di porto di Pozzallo (Ragusa), dove sarà affrontato il tema degli sbarchi e delle Ong, in programma domani alle 10.30. A seguire un incontro pubblico in corso Vittorio Veneto. Alle 13 Di Maio si sposterà a Floridia (Siracusa) per una manifestazione in piazza del Popolo, mentre alle 15.30 tappa a Palagonia (Catania) per un incontro al distretto agrumi di Sicilia presso azienda Ob Esperidio (contrada Poggio Rotondo) e alle 17 in piazza Garibaldi. Alle 18.30 il vice presidente della Camera sarà a Scordia, sempre nel Catanese, in piazza Regina Margherita e alle 21 a Misterbianco in piazza Mazzini (incontro pubblico). Prima tappa di sabato Casteltermini (Agrigento), dove alle 10 in piazza Duomo ci sarà un incontro pubblico, alle 11.30 Di Maio sarà a Campofranco (Caltanissetta) a piazza Crispi e alle 15.30 Cefalù (Palermo) in piazza Duomo. Alle 17 tappa a Termini Imerese, nel Palermitano, (piazza Duomo) e alle 19 a Palermo (piazza Bologni). Ultime due tappe Trapani (21.30, piazza Mercato del pesce) e Balestrate, in provincia di Palermo (23, piazza rettore Filippo Evola).

“Appoggiamo in pieno il grido d’allarme lanciato dal  Presidente di Confesercenti, Vittorio Messina, dove si sottolinea la necessità di intervento e di azione al fine di rianimare il tessuto socio-economico del Capoluogo di Provincia agrigentino”.   Ad intervenire nel botta e risposta tra l’amministrazione del Comune di Agrigento e la Confesercenti è il Vice Segretario Provinciale di Sicilia Futura, Nuccia Palermo, che non condivide la reazione dell’amministrazione attiva comunale invitandola ad essere più collaborativa e propositiva.   “Rimbrottare la Confesercenti  – sostiene il Vice Segretario Provinciale Palermo – non è sicuramente la reazione migliore nè tanto meno una reazione propositiva volta al rilancio del commercio locale. E’ innegabile che il Comune Capoluogo, qual è Agrigento, sta vivendo un periodo storico segnato da un’alta mortalità delle attività commerciali che va a scontrarsi con un trend positivo, seppur leggermente, dell’intera provincia. I dati parlano chiaro. Se la provincia di Agrigento nel suo complessivo registra un saldo positivo con un aumento di circa 300 imprese, Agrigento risulta purtroppo una nota stonata”.   “Dati a parte, per constatare come la nostra città soffra una forma acuta di degrado ed abbandono, relativamente ad una progettualità di rilancio economico, basterebbe fare un giro per la via Atenea. Da sempre considerata il salotto buono della città, -continua Nuccia Palermo – è diventata il termometro del malessere che vive il nostro territorio.”   “Avevamo sentito parlare di rilancio e di rinascita ma di tutto ciò poco o nulla abbiamo visto in questi lunghi due anni se non grazie ad un protagonismo civico, inneggiato e stimolato dall’amministrazione attiva,  a fatica portato avanti da commercianti e cittadini. A tal proposito vorremmo ricordare all’amministrazione che tale sacrificio da parte dei cittadini dovrebbe accompagnare l’attività amministrativa e non sostituirla”.   “Invitiamo, dunque, l’amministrazione ad un tavolo di concertazione al fine di mettere in cantiere un programma concreto volto a sostenere le attività commerciali che lottano per la sopravvivenza. Invitiamo ancora l’amministrazione a prendere esempio da comuni quali Sciacca o Gela che sono rientrati rispettivamente nella zona franca urbana e nella zona economica di svantaggio. Tali politiche hanno dato ossigeno alle imprese e alle attività commerciali in un momento di crisi strutturale del sistema. Ed ancora ci domandiamo che fine abbia fatto il Centro commerciale naturale di Via Atenea e perché non si riprenda in mano tale progetto”.   “L’amministrazione Firetto, insomma – conclude il Vice Segretario Provinciale di Sicilia Futura – potrebbe fare tanto, anche con iniziative che non prevedono grandi costi. La politica oggi più di ieri dovrebbe riprendere il dialogo con i cittadini e con gli operatori del settore economico e sociale. Qualora all’appello della Confesercenti ed al nostro non dovesse seguire alcun riscontro da parte dell’amministrazione, mi farò carico di convocare un consiglio straordinario aperto al fine di ristabilire un confronto propositivo e costruttivo tra la politica e le attività commerciali”.

La violenza, un fenomeno ampio, diffuso e polimorfo, che incide gravemente sulla quotidianità può riguardare tutti.
La violenza di genere e intra-familiare è molto più diffusa di quanto comunemente si pensi, a volte in contesti familiari insospettabili e rimane spesso impunita e sconosciuta, salvo manifestarsi e irrompere allo scoperto negli episodi di violenza estrema.
Ma ad essere maggiormente vittime di violenza sono le donne. Episodi ormai con una donna su 5 vittima di abusi, stupri o tentati stupri, spesso anche con esiti mortali per le vittime, che stanno segnando con tragica regolarità le cronache quotidiane e sono ormai segno di un drammatico problema sociale, le cui caratteristiche non sono riconducibili a determinate condizioni economiche, culturali, religiose, ma toccano trasversalmente tutti i possibili gruppi che compongono la nostra società. Purtroppo la parte più difficile per una donna, e di conseguenza per la prevenzione di queste azioni, è trovare il coraggio di denunciare certi comportamenti e azioni, che vanno dalla persecuzione telefonica al pedinamento.
Ecco allora che oltre alle istituzioni, agli avvocati, psicologi, alle forze dell’ordine, esistono dei centri anti-violenza. Anche il territorio agrigentino è dotato da anni di un centro anti-violenza e anti-stalking, che opera appunto contro ogni forma di disagio, violenza e discriminazione, offrendo ascolto, sostegno, consulenza sociale, psicologica e legale.
Fonte Teleacras

Comunicazione dell’astensione dalle udienze civili e penali dal 6 al 10 giugno 2017.
La Feder.M.O.T., U.N.I.M.O., A.N.M.O., C.O.G.I.T.A., in esecuzione delle conformi delibere adottate dai propri Consigli Direttivi e per le ragioni condivise per la massima parte dalle Associazioni dei Giudici di Pace ANGDP, CGDP, UNAGIPA, proclamano l’astensione dei giudici onorari di tribunale e dei vice procuratori onorari dal 6 al 10 giugno 2017 dalle udienze civili e penali e dalle altre attività giudiziarie, nel rispetto del codice di autoregolamentazione astensioni dalle attività giudiziarie dei magistrati onorari di tribunale sottoscritto dalla Federazione magistrati onorari di tribunale, valutato idoneo dalla Commissione di garanzia con deliberazione n. 03/34 del 20 febbraio 2003, pubblicato nella G.U. n. 58 del 11.3.2003.
Il Ministro della Giustizia, contraddicendo ancora una volta i propri dichiarati propositi, non ha dato seguito agli spunti offerti dal Consiglio di Stato per addivenire a una riforma della magistratura onoraria che corregga i limiti strutturali della legge-delega varata nel 2016, totalmente dissonante dal diritto dell’Unione europea.
Ha inoltre portato in Consiglio dei Ministri una bozza di decreto legislativo in cui si abbassa il tiro rispetto alle già insufficienti e minimali previsioni della legge-delega.
La bozza di decreto prevede una retribuzione ridicola e non dignitosa, che viola anche il principio comunitario del pro rata temporis, discriminando i magistrati onorari e minandone l’indipendenza economica; elusione dell’art. 37 Cost.
Le tutele previdenziali sono poste a carico dei magistrati onorari.
La delega rimane poi inutilizzata in materia disciplinare e in materia di mobilità territoriale dei magistrati onorari, condannati a restare nella sede di organica appartenenza in spregio alle più comuni esigenze di vita familiare e lavorativa.
Ma soprattutto l’emanando decreto limita a due sole giornate settimanali la massima presenza in servizio dei magistrati onorari, creando seri problemi di funzionamento degli uffici e di smaltimento dell’arretrato.
Mentre la giustizia italiana rimane fanalino di coda dell’area OCSE, il Governo continua a fingere di ignorare che solo il pieno coinvolgimento full-time della magistratura onoraria può risollevare le sorti della giurisdizione ordinaria.
Con candida semplicità gli Uffici tecnici di via Arenula, in una relazione sulla magistratura onoraria e i possibili scenari della riforma, dichiarano di non disporre di sistemi di rilevazione statistica dell’apporto fornito dalla magistratura onoraria.
E vi è da crederci, visto che nelle rilevazioni OCSE omettono di comunicare i dati sulla produttività dei magistrati onorari.
A spiegare al Ministro quale sia l’apporto di tale categoria, vi hanno però provveduto i capi degli uffici giudiziari, andando in delegazione dal Guardasigilli per sollecitargli una soluzione politica al problema della precarietà di tale fondamentale figura magistratuale, il cui supporto ai magistrati di ruolo costituisce un imprescindibile presupposto all’esercizio di più rilevanti funzioni riservate a questi ultimi.
Prevale sull’esigenza di assicurare il buon andamento della giustizia ordinaria e di aumentare la potenza della relativa risposta giudiziaria la preoccupazione del tutto irrazionale di certa parte della tecnostruttura ministeriale di cassare come impraticabile qualsiasi ipotesi che valorizza la magistratura onoraria.
Tarpare le ali a questa categoria che si è guadagnata il rispetto dei capi degli uffici e degli operatori della giustizia sembra essere l’unica priorità.
Si bolla come impraticabile finanziariamente il loro utilizzo full-time, in quanto – si sostiene – occorrerebbe retribuirli con almeno 130 mila euro all’anno, ossia con lo stipendio riservato a un magistrato alla prima valutazione di professionalità; ma poi si propone in alternativa di dare loro 16 mila euro lordi, per farli lavorare solo due giorni a settimana su sei.
Ma veramente in questo Paese l’algebra è stata abrogata pur di bloccare ogni riforma? Veramente si vuole fare finta che 16 mila euro siano pari ai due sesti di 130 mila euro?
Questo è il grado di serenità, imparzialità e razionalità con cui ci si confronta su un tema tanto importante quanto sacrificato, sul presupposto che altre potessero essere le riforme risolutrici del gap che ci separa dalle nazioni progredite e non.
Fioccano quindi le forme più fantasiose di fuga dalla giurisdizione civile e penale, di deprocedimentalizzazione, di compressione del contraddittorio, di riduzione a eccezione della pubblica udienza, quando utilizzare full-time i magistrati onorari consentirebbe di potenziare subito la produttività di forze professionali già formate, e per cifre ben inferiori a quella di 130 mila euro, agitata dalla tecnostruttura ministeriale come spauracchio, affinché ogni riforma sia insabbiata.
Spauracchio poi, che potrebbe spaventare solo la burocrazia e la politica più incompetenti, ossia quelle che non siano capaci di considerare i benefici macroeconomici correlati al rilancio della giustizia ordinaria. Si parla di punti percentuali di PIL, ossia di grandezze finanziarie misurate in decine di miliardi di euro, a fronte di un maggiore investimento finanziario pari, nella più costosa delle ipotesi, a 0,3 miliari (300 milioni), il 45% dei quali tornerebbero allo Stato in forma di IRPEF e di contributi previdenziali!
Lungi dal voler propinare a chicchessia politiche Keynesiane, riteniamo che i cittadini italiani non siano da meno rispetto a quelli francesi, tedeschi o svedesi. “Il pesce puzza dalla testa”; ossia è lo stato che deve servire i propri cittadini consegnandone i destini giudiziari a un apparato giudiziario capace di rendere effettiva la tutela dei loro diritti.
I magistrati di ruolo già massimizzano la loro produttività; serve quindi un supporto ulteriore – per risollevare le statistiche e la sottesa risposta effettiva alle istanze della collettività e del mercato – che non può essere affidato all’estemporanea presenza saltuaria dei magistrati onorari, ma che deve prevedere il loro pieno coinvolgimento.
Ai teoremi non euclidei di chi dichiara non percorribile tale strada, ignorando i numeri dell’ordinaria matematica finanziaria, opponiamo la nostra disponibilità a caricarci lo sforzo di una impresa faticosa, che abbiamo però tutta la volontà di iniziare.
Siamo quindi di nuovo in sciopero. Non contro il cittadino, ma a sua difesa; e speriamo che stavolta l’ANM, capisca il senso profondo e leale dei motivi che animano le nostre proposte e le nostre richieste, e si schieri a nostro favore con quell’intraprendenza mancata in più recenti occasioni: intendiamo infatti essere un più concreto e affidabile supporto dei magistrati di ruolo e non dei loro improvvisati concorrenti, come sottendono insidiose allusioni di un potere politico che, sino a oggi, ha fatto ben poco per rilanciare l’efficacia della funzione giudiziaria e il prestigio di chi la esercita.
La reputazione della magistratura di ruolo si fonda infatti su battaglie decennali che oggi perdono di senso se non si riesce a gestire l’ordinario volume di lavoro; una magistratura onoraria forte, rafforza l’intero sistema e chi lo gestisce nei massimi gradi della giurisdizione e nelle più rilevanti attività degli uffici di primo grado. Un validissimo motivo per pretendere la stabile presenza negli uffici giudicanti e requirenti, almeno di primo grado.


Gravissimo l’aggiramento dei referendum proposti dalla CGIL


La Cgil ritiene gravissima l’eventualità che il Governo, attraverso un improprio emendamento al Decreto Legge n. 50/2017 attualmente in discussione in Parlamento, definisca una nuova normativa sul lavoro occasionale.
Le proposte in discussione, sulle quali mai si è realizzato un confronto con il sindacato e con la Cgil in particolare, contravvenendo agli impegni formalmente e ripetutamente assunti dal Governo prefigurerebbero il ritorno, con norme peggiori, ai voucher che Parlamento e Governo hanno cancellato poche settimane fa, assumendo lettera e sostanza del quesito referendario proposto dalla Cgil.
Si sta cercando di far rientrare dalla finestra ciò che, con le nostre firme e la nostra iniziativa e mobilitazione, abbiamo fatto uscire dalla porta.
Si tratta di un tentativo inqualificabile e inaccettabile.
Sarebbe la prima volta nella storia della Repubblica che un Governo e la sua maggioranza intervengono con un provvedimento legislativo opposto a quello emanato poco prima con il fine di evitare una prova referendaria.
Questo configurerebbe una sostanziale violazione dell’art. 75 della Costituzione e costituirebbe un atto irrispettoso nei confronti della Suprema Corte di Cassazione che si è appena pronunciata in proposito.
Per la Cgil si tratterebbe di un palese atto di spregio nei confronti di tutti coloro che firmarono a sostegno del quesito referendario per abrogare i voucher e di una vera e propria lesione della democrazia, essendo evidente la spregiudicatezza con la quale si è legiferato poche settimane fa al solo scopo di impedire agli elettori di pronunciarsi.
Nei giorni scorsi siamo stati in Prefettura a rappresentare il nostro disagio e a chiedere che il Prefetto lo rappresentasse al Governo, oggi lo chiediamo ad ognuno di Voi: intervenite sul Governo, fermate questo autentico sfregio alla democrazia!

Revoca Ordinanza n. 16 del 01.02.17 – Ripristino dell’erogazione idrica, ad uso potabile, in Via de Sica. Girgenti Acque comunica che, considerata l’Ordinanza Sindacale del Comune di Agrigento n. 116 del 25 Maggio 2017, con la quale viene revocata l’Ordinanza n. 16 del 01/02/2017, così come modificata con Ordinanza Sindacale n.52 del 23/02/2017, si ripristina l’erogazione dell’acqua ad uso potabile nella Via de Sica, per la quale era stato fatto divieto temporaneo di consumo, ad uso potabile, dell’acqua della rete idrica in detta Via.
Si rileva che il Gestore in data 24/04/2017 ha comunicato, agli Enti preposti, che i campioni d’acqua prelevati ed analizzati avevano evidenziato parametri conformi al D.lgs. 31/01, chiedendo già in quella data la revoca dell’Ordinanza n. 16 del 01/02/2017 così come modificata con Ordinanza Sindacale n. 52 del 23/02/2017.


“Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni non le parole. Se dovessimo dar credito ai discorsi, saremmo tutti bravi e irreprensibili.” Giovanni Falcone ..Fra le tante amenità e spiritose invenzioni riportate su alcune mail che girano in questi giorni, leggo l’invocazione ad un “sondaggio finalizzato a chiudere la Fondazione Teatro Pirandello, a fare a meno di teatranti professionisti in attività collocati nei ruoli superiori della Fondazione … etc etc.” Che sarebbe come chiedere ai pesci di stare fuori dall’acqua; non ho nessuna intenzione di far polemiche che non avrei neanche il tempo di seguire, esercitando una professione per definizione non programmabile e aleatoria, con la quale, con dignità, consento ai miei due figli di avere le pari opportunità e di crescere, esprimo semplicemente e nel rispetto di chi diversamente la pensa, la mia opinione su quanto ho letto.
Preciso che la mia carica di Presidente della Fondazione è a titolo gratuito e che lo spettacolo “Vestire gli ignudi” non ha fatto una sola replica ma quattro; è stato visto da circa duemila spettatori ed ha registrato il record di incassi con oltre trentatremila euro. Sarà inoltre presente, nella stagione 2017/2018 in diversi, prestigiosi teatri del circuito nazionale, ai quali è stato venduto come prodotto della Fondazione Teatro Luigi Pirandello.
Naturalmente mi assumo la piena responsabilità di quanto scritto, comprendendo le diverse posizioni, senza nessuna intenzione di suscitare altre polemiche ma per amore della verità. Leonardo Sciascia diceva che “una cosa sono i fatti, un’altra le considerazioni sui fatti …” Ai posteri l’ardua sentenza…
Un caro saluto Gaetano Aronica

L’amministrazione comunale di Raffadali, guidata dal sindaco Silvio Cuffaro, ha annunciato che la giunta, nel corso dell’ultima seduta, ha provveduto ad approvare lo schema di bilancio relativo al triennio 2017/2019. Si tratta di una circostanza estremamente importante – sottolineano a Palazzo di Città – visto che quasi nessun altro comune è riuscito già di questi tempi a mettere nero su bianco lo strumento principe di programmazione economica dell’ente. Adesso ci dovrà essere il passaggio in consiglio comunale non prima però dell’esame da parte del collegio dei revisori che si dovrà esprimere in merito. Ciò comporterà qualche settimana di ritardo visto che, dopo le dimissioni del revisore precedentemente sorteggiato, si dovrà ora procedere alla nomina del collegio composto da tre revisori, poiché è subentrata la nuova normativa regionale. “Con tanti comuni ancora alle prese con l’approvazione del bilancio 2016 – ha dichiarato il sindaco di Raffadali Silvio Cuffaro – l’aver approvato in giunta il nuovo bilancio è per noi motivo di soddisfazione. Di questo devo ringraziare il neoassessore al bilancio Gaetano Di Giovanni che ci ha subito fornito gli input giusti per arrivare a questo traguardo. Dotarci al più presto del bilancio di previsione, nonostante le gravissime difficoltà con le quali sono costretti a convivere i comuni, a causa dei sempre più esigui trasferimenti regionali e statali, ci permetterà di avere molto più spazio di manovra ed evitare la gestione frazionata. Mi auguro – ha concluso Cuffaro – che si proceda al più presto alla nomina del collegio dei revisori e si possa procedere al passaggio dello schema di bilancio in consiglio comunale. Entro un mese dovremmo riuscire a rendere operativo e definitivamente approvato il bilancio 2017 che, ripeto, nonostante le difficilissime condizioni nelle quali siamo costretti a operare, ci consentirà di poter fornire qualche risposta ai cittadini in termini di servizi e qualità della vita”.

Come si ammazza la democrazia?
A volte basta poco.
Non c’è bisogno di essere dei dittatori e passare alla storia.
Si può anche semplicemente essere consiglieri comunali al Comune di Agrigento.
L’occasione è ghiotta. Risparmiare soldi.
Non gettoni, quelli restano.
Risparmiamo sulla stenotipia, sulle lampadine accese… per non dire che risparmiamo sulla DEMOCRAZIA, rappresentata dalle parole dei Consiglieri, quelli che, diversamente dai proponenti, parlano sovente.
3 ardimentosi della 6 commissione, che il microfono lo prendono veramente poco e magari per difendere le posizioni del Sindaco, hanno programmato il risparmio per l’Ente. C’è tanto altro da modificare nel regolamento comunale ma i cittadini hanno pagato i gettoni di questi consiglieri per tagliare minuti, il resto può attendere.
Bisogna risparmiare non certo sulle indennità della Giunta o sull’ufficio del Sindaco, con straordinari da record e con portavoce e capo staff.
Si risparmia sul decoro in piazza Vittorio Emanuele e sulle parole di chi se ne può lamentare in Consiglio.
La verità è che questo Consiglio non deve esistere, sono stufa di scriverlo.
Lo dimostrano gli atti votati tenuti in considerazione pressoché nulla dall’amministrazione, i lavori consiliari gambizzati.
I Consiglieri hanno chiesto uno stop ai centri di accoglienza, calati senza una pianificazione corretta sul territorio. La mozione, votata all’unanimità, è stata indicata dall’assessore come inapplicabile per legge per poi diventare applicabilissima in una delibera di giunta comunale, che si guarda bene dal citare la volontà popolare espressa dal Consiglio. Un altro esempio per avvalorare l’esistenza dei motivi del mio sfogo: il Consiglio non deve esistere.