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La scrivente Carmela Palermo, nella qualità di consigliere comunale del comune di Agrigento,
Premesso che l’art. 32 del vigente regolamento del Consiglio Comunale prevede l’Istituto del Question Time

1. Considerato che sull’intero territorio comunale si contano ad oggi decine di discariche abusive;

2. Considerato che il continuo sorgere di tali discariche evidenzia una scarsa azione da parte dell’amministrazione attiva in tema di controllo del territorio;

3. Considerato che la bonifica di tali zone diviene urgente e necessaria al fine di salvaguardare la cittadinanza tutta da eventuali epidemie sanitarie dovute alla scarsa igiene;

4. Considerato che la bonifica dei luoghi ove sorgono le discariche abusive comporta notevoli costi per l’Ente e quindi per la cittadinanza;

5. Considerato che alla data odierna, 20/02/2018 e quindi a distanza di 11 giorni dalla data di protocollo della richiesta question time sull’organigramma del settore terzo del quale fanno parte tra gli altri i servizi ECOLOGIA e SANITà, non vi è dato sapere se il personale addetto al settore terzo risulta bastevole rispetto alle mansioni ad esso assegnate;

6. Considerato che il ruolo del consigliere comunale è soprattutto un ruolo di controllo politico e amministrativo sul buon funzionamento della macchina amministrativa;

In considerazione di quanto sopra,
Interroga l’Amministrazione :

• Su quante siano ad oggi le discariche abusive censite con accurata specifica tra quelle già bonificate e quelle in attesa di bonifica;
• Su quanto e a quale personale è stato attribuito l’incarico di censire l’eventuale presenza di discariche abusive;
• Su quanto sia il costo stimato per la bonifica di una discarica abusiva;
• A quanto ammonta la spesa affrontata già dall’Ente nell’anno precedente ed in quello in corso;
• Se il costo di bonifica di eventuali discariche sia già previsto nel bando relativo al servizio rifiuti.

 

Concluse le operazioni di monitoraggio del relitto della nave da sbarco HMS LST-429 nel Canale di Sicilia, la cui presenza era già nota alla Soprintendenza del Mare, a seguito di segnalazione di Pietro Faggioli e del compianto Andrea Ghisotti, fin dal 2007. Il team di studi composto dal centro subacqueo Blue Dolphins di Lampedusa, guidato da Alessandro Turri, e del centro subacqueo Ecosfera di Messina, guidato da Domenico Majolino.
Nel corso dei sopralluoghi è stato realizzato del materiale video-fotografico utile per la concreta identificazione del relitto e per la valutazione delle condizioni dello stesso. Tutto il materiale è stato consegnato alla Soprintendenza del Mare nell’ambito di una attenta e proficua collaborazione per la preservazione e divulgazione dei beni storici-culturali presenti nelle acque che furono teatro dei violenti scontri durante la seconda guerra mondiale.
La nave da sbarco LST-429, classe mk2, nasce per la Marina Americana presso i cantieri Bethlehem-Fairfield Shipyard Inc. di Baltimora nel 1942. Fu varata l’11 gennaio 1943 e non entrò mai in servizio per gli Stati Uniti in quanto subito trasferita alla Royal Navy Britannica. Il 3 Luglio 1943 affondò nelle acque internazionali del Canale di Sicilia, a causa di un incendio di causa imprecisata (fonti ufficiali).
Il relitto giace su un fondale di circa 38 m, avvolto da reti da pesca, e spezzato in due tronconi. Il troncone di poppa si trova in assetto di navigazione; le due eliche e i due timoni, caratteristici dei mezzi da sbarco, si sono mantenute integre così come la torretta. Alle spalle del ponte di comando sono ben visibili le due difese, ricoperte da fitte concrezioni biologiche. Il troncone prodiero giace parallelo a quello di poppa, capovolto, con la prua rivolta verso le eliche. All’interno sono identificabili i mezzi gommati parte del carico.
Alla spedizione hanno partecipato: Alessandro Turri, Domenico Majolino, Monica Tentori, Mauro Bombaci, Antonio De Carlo, Marco Ruello, Francesco Donato, MariaGiovanna Piro, Stefano Saleri, Giorgia Pelegalli.
Per il Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa: “Il monitoraggio del relitto della nave da sbarco della Seconda guera mondiale nel Canale di Sicilia, reso possibile grazie al contributo di volontari, dimostra ancora una volta la giustezza della scelta di questa Soprintendenza nel cercare un rapporto di collaborazione con le associazioni e le istituzioni private. Crediamo che essi rappresentano una grande risorsa per la ricerca, la conoscenza e la salvaguardia dei nostri beni culturali sommersi e un lavoro comune, nel rispetto dei reciproci ruoli, non può che rappresentare la via maestra per il futuro. Il nostro mare è uno straordinario forziere che ospita un patrimonio che va dalla preistoria fino ai nostri giorni e da solo l’ente pubblico, anche per le scarse disponibilità economiche, non può affontare: è quindi necessario e irrinunciabile attivare sinergia con altre realtà. E questo non ha solo un valore tecnico ma anche culturale. Salvaguardare la nostra memoria storica non è un compito demandato solo ad ufficio pubblico ma un impegno a cui ognuno di noi deve dare un piccolo contributo. E riteniamo che a partire da questo confronto con il passato che si può ricostruire una rete di solidarietà, tolleranza e speranza nel futuro”.

 

I carabinieri della Tenenza di Favara stanno indagando su un episodio verificatosi nel centro abitato della cittadina agrigentina. Un proiettile, sparato da ignoti, ha infranto il vetro di una finestra conficcandosi all’interno di una abitazione di una donna di 80 anni del luogo.

Il fatto è stato scoperto dalla donna che ha rinvenuto i cocci di vetro e chiamato il 112, presa dal panico. Sul posto, in via Pio La Torre, sono giunti i Militari dell’Arma che hanno accertato come il vetro fosse stato rotto da u proiettile, probabilmente sparato da una scacciacani.


Il Tribunale del Riesame ha scarcerato Giuseppe Scavetto, 49 anni di Casteltermini, arrestato lo scorso 22 gennaio nell’ambito dell’operazione antimafia “Montagna”.

L’uomo, figlio di Vincenzo Scavetto, patriarca mafioso a Casteltermini, immediatamente dopo il suo arresto, per far fronte a notizie incontrollate che lo davano per pentito, ha tenuto a precisare, attraverso una missiva del proprio legale di fiducia di non essersi mai pentito

Scavetto  che era ritenuto dagli inquirenti – insieme al padre – al vertice della famiglia mafiosa di Casteltermini – torna dunque in libertà.

La situazione, dunque, ad ora con riferimento al blitz “Montagna” è questa: altri quattro presunti mafiosi agrigentini sono stati scarcerati dal Tribunale del Riesame di Palermo che ha annullato 36 delle 57 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Palermo nel blitz antimafia di gennaio, una maxi operazione denominata “Montagna”che avrebbe scardinato le cosche della provincia agrigentina ma che di fatto, alla luce delle numerose scarcerazioni, non ha scardinato un bel niente.

Oggi, le porte del carcere si sono aperte, come abbiamo già scritto per i nostri lettori, per Roberto Lampasona di Raffadali, Raffaele La Rosa di San Biagio Platani, Giuseppe Scavetto di Casteltermini e Marco Veldehuis di Favara, mentre restano detenuti l’ex sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella, accusato di concorso in associazione mafiosa e il boss Giuseppe Nugara e il capomafia Francesco Fragapane, raggiunto proprio oggi da ulteriore ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta “Proelio”. Le istanze di scarcerazione presentate dai loro legali sono state respinte.

Il Tribunale si è preso 45 giorni per il deposito della motivazione dei provvedimenti. Prima di allora la Procura non potrà ricorrere in Cassazione, quindi presunti capimafia della provincia agrigentina, taglieggiatori e gregari di Cosa nostra, arrestati nel più grosso blitz mai fatto in quella zona – dicono alcune agenzie ma non è così –  nel frattempo restano liberi

Una situazione che preoccupa gli inquirenti dal momento che – circostanza del tutto nuova – decine di vittime del racket stavolta hanno confermato di aver subito le estorsioni e potrebbero trovarsi faccia a faccia con gli aguzzini scarcerati.

Le scarcerazioni potrebbero essere solo all’inizio. Le udienze davanti al Tribunale del Riesame continuano. E se, come si sospetta, alla base degli annullamenti c’è un vizio formale come il difetto di motivazione dell’ordinanza emessa dal Gip, che non sarebbe sufficientemente argomentata, le porte del carcere potrebbero aprirsi per gli altri detenuti.


Salvatore Di Modica è stato nominato presidente di Assocamping Confesercenti Sicilia. Titolare di due strutture di camping nel Ragusano, 56 anni di Vittoria, sarà coadiuvato da due vicepresidenti: Fabio D’Azzo di Ribera e Antonio Pollara di Tusa.
Fanno parte della presidenza regionale di Assocamping Sicilia anche Andrea Vitello (Agrigento), Alessandra Versaci (Rocca di Caprileone), Dario Leo (Taormina), Daniela Giambona (Palermo), Angelina Di Noto (Cefalù), Salvatore Basile (Palermo), Filippo Mantegna (Enna) e Giovanni Chiarandà (Ragusa).
Contrasto all’abusivismo e maggiore attenzione al settore sono le richieste di questo comparto che sull’Isola registra un milione di presenze all’anno: «Occorre un maggiore dialogo con la politica – sostiene Di Modica – per attivare interventi che portino a percorsi di riqualificazione delle strutture “open air” e al miglioramento dei collegamenti. Inoltre, il brand “Sicilia” va promosso anche in funzione di queste attività imprenditoriali, con la presenza nelle fiere di settore e creando delle offerte dedicate che permettano di avere dei sistemi integrati tra trasporti marittimi, filiere turistiche e fruizione dei luoghi, specialmente gli itinerari Unesco».

 

 

Vittorio Sgarbi, assessore regionale dei beni culturali, commenta l’avvelenamento di circa 40 cani a Sciacca, in provincia di Agrigento: “È un gesto di una barbarie inaudita. Solo una mente criminale o malata può avere fatto una cosa del genere. Non si può accettare che vengano uccisi degli animali indifesi. Come non si può accettare il fatto che una città come Sciacca non abbia un canile: io credo che la Regione stessa abbia il compito di assumersi questa responsabilità mettendo a disposizione le relative somme. Mi auguro, infine, che le forze dell’ordine possano presto risalire all’autore o agli autori di questo gesto criminale”

Sabato 24 Febbraio, alle ore 17,30 presso Le Cuspidi di Raffadali (AG) si terrà la mostra collettiva di Giuseppe Alletto, Momò Calascibetta e Alfonso Siracusa Orlando dal titolo “Nuvole di carta”, a cura di Dario Orphée La Mendola.

La mostra è stata concepita dal suo curatore con l’intenzione di unire tre cifre stilistiche differenti, che trovano il loro legame mediante la tecnica utilizzata, in un luogo atipico per un‘esposizione. “La modalità di fruizione delle opere -scrive nel testo il critico Dario Orphée La Mendola- non è dissimile da quella curiosa fruizione privata con la quale spesso, per alcuni attimi, abbandonati a fantasticherie, perdiamo i silenzi dei nostri sguardi di fronte le forme inattese della natura, che tra presenze e assenze suggeriscono significati”.

Continua Dario Orphée La Mendola: “Alletto, Calascibetta e Siracusa Orlando propongono la possibilità di intuire ciò, trasferendo le presenze e le assenze nella finzione dei disegni, affinché esse abbiano dei luoghi all’interno dei quali adagiarsi, resistendo alla trasformazione. E questo perché i disegni sono i germogli delle cose che imitano, pronti a sbocciare nella nostra interiorità. Ho sempre avuto la convinzione che tale interiorità abbia una sua meteorologia: e chi la attraversa, osservando le nuvole di carta dei sentimenti, sa che esistono, ogni tanto, delle piogge in grado di annaffiarla

L’avv. Lillo Massimiliano Musso, candidato con Lista del Popolo nel collegio uninominale di Agrigento per la Camera, lancia la proposta di una legge nazionale che prenda atto dello spopolamento in atto del territorio agrigentino, da considerarsi al pari di una calamità naturale. Dalla provincia di Agrigento negli ultimi dieci anni sono partite almeno centomila persone, lasciando il territorio privo della reale possibilità di sostenere la propria economia di scala. Musso ha invocato misure di sostegno alle famiglie e alle imprese, attraverso sgravi, moratorie e contributi esattamente per quanto avviene in occasione di calamità naturali, posto che il siciliano paga la benzina, l’iva e le imposte come nel resto di Italia, a fronte di un reddito pro-capite nettamente inferiore e condizioni infrastrutturali e di servizi alla persona nemmeno lontanamente paragonabili al resto di Italia

Dieci persone arrestate, in particolare per reati contro il patrimonio  per violazione di misure cautelari o di prevenzione in materia di stupefacenti; oltre mezzo etto di marijuana sequestrato; cinquecento persone identificate, trecento autovetture controllate, oltre cinquanta sanzioni – in particolare per guida pericolosa, uso del cellulare, mancata copertura assicurativa e mancata revisione – quattro patenti ritirate con altrettante macchine.

E’ questo il bilancio di un maxi controllo del territorio della Provincia di Agrigento – effettuato dai carabinieri durante la settimana nell’ambito dell’operazione “Periferie Sicure” – che è scattato simultaneamente coinvolgendo tutti e cinque i comandi – Agrigento, Cammarata, Licata, Sciacca e Canicattì – e delle 43 stazioni dell’Arma per un totale di oltre trecento militari.

Dodici gli esercizi commerciali controllati  anche grazie al supporto dei Nas. Al termine delle ispezioni, sono state elevate multe salate per “mancanza di certificazione e tracciabilità degli alimenti”, “presenza di alimenti scaduti od in cattivo stato di conservazione” e “violazione del divieto di fumare”, con il sequestro complessivo di oltre 250 chili di derrate alimentari non conformi.

“È mai possibile che nessuno si indigni di fronte al fatto che né i genitori della bambina siciliana fatta prostituire e né i due uomini che l’hanno violentata sono finiti in carcere ma solo agli arresti domiciliari?”. È l’interrogativo del responsabile Sicurezza di Civica Popolare e segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo per il quale “siamo di fronte ad un delitto infame che non richiede alcuna clemenza nei confronti dei responsabili tanto più in presenza di particolari raccapriccianti e a prove testimoniali raccontati oggi dagli organi di informazione su tutti i canali web e tv.
È da mesi che nel mio tour in giro per le principali città italiane e gli istituti penitenziari sui temi della sicurezza dei cittadini sostengo che oggi nel nostro Paese è diffusa una gravissima malattia: non si riesce a distinguere chi è la vittima e chi è il carnefice. In troppi casi si adottano provvedimenti giudiziari che non rispondono alla domanda di un Paese democratico e civile di fare vera giustizia. E per restare alla vittima – aggiunge Di Giacomo – non si sottovaluti che la bambina affidata ad una casa famiglia, per l’attuale meccanismo di legge, non potrà essere data in adozione in tempi ragionevoli. Ho seguito personalmente numerosi casi analoghi con il risultato che ci vogliono anni di procedimenti giudiziari e di complesso iter burocratico prima che per la giovanissima vittima di violenza possa scattare il via libera all’adozione. I numeri parlano chiaro; l’Italia non adotta più e, prima ancora che la crisi economica, la principale causa del fenomeno risiede nelle lungaggini burocratiche, oltre naturalmente ai costi. Non esistono più giustificazioni in merito; c’è bisogno di superare quei ritardi, che frustrano le coppie e danno una sensazione di sconforto a chi generosamente sceglie di accettare nella propria famiglia un figlio adottivo. Ci sono decine di migliaia di minori in istituti italiani, lontani dalle famiglie per le più svariate motivazioni che aspettano senza perdere la speranza che un giorno arrivino una mamma ed un papà ad accoglierli”.
Per spiegare la campagna “chi è la vittima e chi è il carnefice” Di Giacomo mercoledì 21 prossimo in mattinata terrà una conferenza stampa davanti l’ingresso del carcere dell’Ucciardone a Palermo.