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Giovedì 28 maggio alle ore 17,00 si terrà la cerimonia di consegna dei premi del concorso
aperto agli alunni della Scuola primaria e secondaria d’Italia in collaborazione con l’Ufficio X A. T.P. di Agrigento (settore sostegno alla persona ed alla partecipazione studentesca).
Il concorso ha lo scopo di sensibilizzare i più giovani alla cultura della legalità intesa quale valore fondamentale del cittadino, attraverso la realizzazione di un elaborato grafico–pittorico che rappresenti il valore della legalità nell’impresa nell’era digitale, con particolare riguardo all’utilizzo dei Social Media e alla sicurezza informatica”.

La cerimonia si svolgerà secondo le modalità della videoconferenza, in collegamento con tutti i premiati, gli istituti di riferimento e i vertici della Camera di Commercio e dell’Ufficio Scolastico Provinciale.

Lo scandalo sanitario questa volta colpisce la città di Catania.

Per sei medici specialisti sono scattate altrettante ordinanze di custodia cautelare emesse dalla procura. I sei professionisti avrebbero consentito l’erogazione di indennità d’accompagnamento o pensioni d’invalidità a persone che non le avrebbero potute ottenere, attraverso certificazioni false.

Ai medici specialisti è stato contestato il concorso aggravato nei reati di truffa, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsa perizia e frode processuale.

Sono sei i medici per i quali sono scattate altrettante ordinanze di custodia cautelare emesse dalla Procura. Due di loro, Giuseppe Blancato di 69 anni, e Antonino Rizzo, di 59 anni, sono finiti in carcere, tre, Sebastiano Pennisi di 58 anni, Carmelo Zaffora di 61 anni e Filippo Emanuele Natalino Sanbataro di 62 anni, ai domiciliari e per una, Innocenza Rotundi, detta Barbara, di 55 anni, è stato disposto il divieto ad esercitare la professione medica per un anno. Nell’inchiesta sono coinvolte 21 persone.

Per consentire alla cittadinanza di donare con generosità il proprio sangue  l’A.D.A.S., effettuerà due raccolte ,  domenica 24 Maggio a Giardina Gallotti in Via Belvedere  dalle 8.00 alle 12.00 e a Palma di Montechiaro in p.zza Bonfiglio  dalle ore 8.00 alle 12.00.

A tutti i donatori saranno inviate a cura della stessa associazione le analisi cliniche  effettuate in occasione della donazione.

Si invita, come sempre, la S.V. a voler diffondere la notizia con il maggior risalto possibile considerato il continuo bisogno di sangue.

Aveva 29 anni, di nazionalità rumena. Incinta del terzo figlio, al settimo mese, è morta.

Il perché di una morte strana, assurda, che nessuno sa spiegare. Almeno fino a questo momento.

La giovane donna è incinta, al settimo mese; sta male e una settimana addietro si reca all’ospedale di Licata. Avrebbe delle perdite ematiche e alcuni problemi, forse derivanti dalla gravidanza.

Viene dimessa. Qualche giorno dopo torna in ospedale, sta male più di prima; perde molto sangue, urge almeno una sacca; forse è poca. Ne occorrono due; e due risultano poche. Ce ne vogliono di altre, ma pare che la disponibilità sia finita.

Viene trasportata di urgenza all’ospedale di Agrigento, lo stato di salute è gravissimo. E’ tanto grave che viene ricoverata in sala di rianimazione. Clinicamente morta.

Passano 48 ore, nulla cambia, anzi peggiora. Si decide di espiantare alcuni organi, tra cui il fegato; a Bergamo c’è una bimba di tre anni che aspetta di essere trapiantata. Nel frattempo giungono all’ospedale di Agrigento alcuni specialisti da Palermo, Ismett, per espiantare gli organi. Tra mille difficoltà, affrontano l’espianto di un pezzo di fegato della sfortunata donna che dovrà essere esaminato  all’ospedale di Sciacca.

Delle difficoltà incontrate dagli specialisti dell’Ismett sarebbe opportuno che ne rendesse conto chi di competenza. Pare, e sottolineiamo pare, ci sarebbero stati dei problemi nel reperire addirittura le tute monouso per eseguire l’espianto.

Comunque, quel pezzo di fegato arriva a Sciacca. Per esaminarlo c’è qualche contrattempo. Un contrattempo che, anche in questo caso, le autorità sanitarie competenti farebbero bene a spiegare. Di sicuro passano delle ore preziose.

Una cosa è certa: la giovane donna rumena è morta.

Giunge notizia che la farmacia dell’ospedale di Agrigento non fa altro che cassare tutte le richieste necessarie che provengono dai reparti. Non lo fa certo per sfizio, ma non è tollerabile che mancano persino i guanti. Al San Giovanni di Dio mancano persino i guanti. Ci sono le lenzuola per i lettini?

Anche in questo caso, le autorità sanitarie competenti farebbero bene a chiarire cosa sta succedendo.

Non abbiamo altri elementi per aggiungere altro. Noi.

Le autorità competenti, se vogliono, si.

di Mario Gaziano
Poveri Angeli sopra Palermo, sopra Siracusa, sopra Priolo,sopra Furci Siculo…..se ne sono andati sconfitti….Angeli buoni sopra il cielo di Sicilia.
Amareggiati, delusi, sconfortati…sconfitti: sconfitti dai demoni del sottosuolo….del covid che arricchisce,dei tamponi e delle mascherine introvabili …della malasanità: i demoni che non conoscono nessuna pietà umana …
Anche per essi, per gli angeli buoni, esiste l’insopportabile. il limite che sprofonda le necessità dei poveri e fa sopravanzare i pensieri d’ingordigia dei malavitosi in auto blu, in vestito doppiopetto Versace,  Zegna o Trussardi: voci disumane che corrono sui fili invisibili di una tecnologia penetrante che ascolta, registra, denuncia.
Poveri angeli di Sicilia che avevano scelto di proteggere gli ammalati, gli infermi, i deboli da una sanità corrotta nei singoli senza dignità, eroica nei medici e negli infermieri e nei volontari in prima linea.
Tristi i volti degli angeli buoni: tristi mentre volano sul Mediterraneo come rondini in cerca di nuovi lidi: volano tristi e sconfitti, mentre ,giù nel mare, vedono poveri disperati affrontare onde turbinose in cerca di un nuovo approdo di civiltà: sapessero…che civiltà. Povera Sicilia. Sopravanzano sempre, sordidi e infettanti, i demoni della malasanità: a Palermo, Siracusa, Licata…, in una Sicilia bella e disperante.
Angeli buoni sopra il cielo di Sicilia, oramai lontani: mortificati anch’essi per non avere saputo proteggere compiutamente la buona gente di un isola bella da morire, ma mai così maltrattata… Cercate nuovi cieli:i cieli buoni della Berlino di Fassbinder e i cieli chiari della Rimini di Fellini, e Flaiano, e Tonino Guerra….e i lontani cieli di Sciascia e Bufalino: chissà? in quali cieli per ricordare chissà quali “pianeti da ricordare”?
Mario Gaziano

Dopo le operazioni di bonifica eseguite dal Comune di Porto Empedocle sotto la supervisione dell’Autorità Giudiziaria, tutti gli attori istituzionali si sono riuniti in data odierna presso la località “Caos” del Comune di Porto Empedocle per studiare apposite misure di deterrenza che tutelino tale sito da nuovi atti di abbandono incontrollato di rifiuti.

Tale incontro, fortemente voluto dal Comandante del Porto di Porto Empedocle, Capitano di Fregata Gennaro Fusco, ha visto partecipare il Sindaco del comune empedoclino assieme a rappresentanti dell’Autorità di Sistema Portuale del mare della Sicilia Occidentale, della Regione, del Dipartimento Regionale della Protezione Civile e dell’ARPA.

Ognuno, per la parte di propria competenza e responsabilità, si è impegnato a contribuire alla progettazione ed alla realizzazione di opportune barriere fisiche ed impianti di videosorveglianza, atti a contendere eventuali fenomeni di inquinamento.

Le aree così risanate e monitorare potranno costituire volano per nuovi investimenti da parte dell’Autorità di Sistema Portuale per l’ampliamento delle capacità operative dell’approdo commerciale.

Inchiesta  “Sorella Sanità”, commissione Salute Ars: “Spaccato desolante e preoccupante”

“Desideriamo ringraziare la magistratura e le forze dell’ordine che, con un’inchiesta complessa e articolata, hanno messo in luce una situazione inaccettabile. Al di là delle contestazioni rivolte agli indagati sul piano penale, ciò che emerge è uno spaccato desolante e preoccupante: lobby affaristiche e interessi illeciti privati condizionerebbero nomine e appalti nella sanità a scapito dei siciliani che invece hanno diritto a un miglioramento dei servizi sanitari dopo anni di corruttele e inefficienze intollerabili.

Con l’auspicio che la magistratura possa fare piena luce su questa e possibilmente su altre vicende corruttive, invitiamo le imprese a denunciare all’autorità giudiziaria eventuali irregolarità e anomalie nelle gare. Convocheremo subito in audizione i dirigenti della CUC per capire cosa è stato fatto dall’attuale direttore generale dell’Asp di Trapani Fabio Damiani, già dirigente responsabile della Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana, e dall’ex direttore generale dell’Asp 6 di Palermo Antonio Candela, attuale coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19, e cosa c’è in corso. Chiederemo la revoca di tutti i provvedimenti disposti dagli indagati”.

Lo sostengono, in una nota, i componenti della commissione Salute dell’Ars, presieduta da Margherita La Rocca Ruvolo, a proposito dell’inchiesta  “Sorella Sanità”.

A Ravanusa i contagiati da 2 sono scesi a 1 grazie alla guarigione di un soggetto che era infettato. I guariti n provincia di Agrigento, complessivamente, sono 99. Restano ricoverate nelle strutture ospedaliere tre soggetti, mentre 1 è in struttura lowcare. Si riduce il numero delle persone in quarantena: sono 8.

Così la situazione nei Comuni agrigentini:

COMUNE STORICO POSITIVI GUARITI DECEDUTI ATTUALI CONTAGI
AGRIGENTO 13 9 2 2
ARAGONA 1 1 0
CALTABELLOTTA 1 1 0
CAMASTRA 1 1 0
CAMPOBELLO DI LICATA 5 5 0
CANICATTI’ 7 6 1
CASTELTERMINI 4 1 1 2
FAVARA 5 4 1 0
LAMPEDUSA E LINOSA 1
LICATA 9 8 1 0
MENFI 12 11 1 0
MONTALLEGRO 1 1 0
NARO 1 1 0
PALMA DI MONTECHIARO 9 8 1 0
PORTO EMPEDOCLE 6 5 1
RAFFADALI 3 3 0
RAVANUSA 4 3 1
REALMONTE 2 1 1
RIBERA 8 7 1 0
SANTA MARGHERITA 4 3 1 0
SCIACCA 26 19 4 3
SICULIANA 2 1 1
TOTALE PROVINCIA 125 99 13 12

Così nelle province siciliane:

Caltanissetta, 51
Catania, 627
Enna, 67
Messina, 291
Palermo, 365
Ragusa, 29
Siracusa, 33
Trapani, 16

In tutto 23 persone, gli indagati di una maxi inchiesta che coinvolge in piena la Sanità siciliana. Diciotto le persone fisiche, cinque quelle giuridiche.

La Guardia di Finanza ha svelato un intreccio perverso su un sistema che avrebbe consentito di pilotare appalti milionari della Sanita’ in Sicilia.

L’indagine, che coinvolge imprenditori e funzionari pubblici, ha portato all’arresto di dieci persone accusate, a vario titolo, di corruzione. Gli investigatori avrebbero accertato un giro di mazzette che ruotava intorno alle gare indette dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana e dall’ASP 6 di Palermo per un valore di quasi 600 milioni di euro.

In carcere è finito l’imprenditore di Canicattì Salvatore Manganaro, 44 anni il quale, secondo gli inquirenti viene ritenuto il faccendiere del Direttore Generale dell’Asp di Trapani Fabio Damiani, anche esso finito in carcere.

Ancora una volta viene tirato in ballo il deputato regionale Carmelo Pullara, 48 anni di Licata, vice presidente della Commissione Sanità ed ex componente della Commissione Antimafia Siciliana. Il deputato licatese, in questa vicenda solo indagato, verrebbe accusato di turbativa d’asta in quanto avrebbe chiesto un favore per una ditta al Direttore Generale dell’Asp di Trapani Fabio Damiani, in cambio di un sostegno alla nomina di quest’ultimo ai vertici dell’ufficio sanitario.

Ancora un altro agrigentino fra gli indagati. Si tratta dell’imprenditore canicattinese Vincenzo Li Calzi, 45 anni, che si occupa di forniture ospedaliere.

Sono complessivamente 23 gli indagati della maxi inchiesta che alle prime luci dell’alba si è letteralmente abbattuta sul mondo della sanità siciliana. Ai domiciliari sono finiti Antonio Candela, 55 anni, attuale coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19, gia’ commissario straordinario e direttore generale dell’Asp 6 di Palermo; Giuseppe Taibbi, 47 anni di Palermo, ritenuto il faccendiere di riferimento di Candela; Francesco Zanzi, 56 anni, di Roma, amministratore delegato della Tecnologie Sanitarie Spa; Roberto Satta, 50 anni di Cagliari, responsabile operativo della Tecnologie Sanitarie Spa; Angelo Montisanti, 51 anni di Palermo, responsabile operativo per la Sicilia di Siram Spa e amministratore delegato di Sei Energia scarl; Crescenzo De Stasio, 49 anni di Napoli, direttore unita’ business centro sud di Siram Spa; Ivan Turola, 40 anni, di Milano, referente occulto di Fer.Co. srl; Salvatore Navarra, 47 anni di Caltanissetta, Presidente del consiglio di amministrazione di PFE Spa. E’ stata invece applicata la misura del divieto temporaneo di esercitare attivita’ professionali, imprenditoriale e pubblici uffici nei confronti di Giovanni Tranquillo, 61 anni, di Catania referente occulto di Euro&promos Spa e di PFE Spa, e di Giuseppe Di Martino, 63 anni, originario di Polizzi Generosa, ingegnere e membro di commissione di gara. Sono tutti a vario titolo indagati per corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilita’, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata liberta’ degli incanti.

Antonio Candela, ricordiamo, era attualmente il coordinatore dell’emergenza Covid in Sicilia.

Medaglia d’argento al merito della sanità pubblica, era finito sotto scorta dopo avere denunciato ai magistrati le pressioni per pilotare gare di appalto che riguardano pannoloni e materiale sanitario.

Candela, nel corso di una intercettazione, si definisce il capo condomino della sanità, mentre il gip che sta curando l’inchiesta lo definisce una pessima personalità

Nell’inchiesta “Sorella Sanità” il Gip lo definisce “una pessima personalità”.

“Sabato 23 maggio torneremo a commemorare le vittime della strage di Capaci. Per il 28esimo anno ricorderemo il Giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, gli agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Non sarà come negli anni precedenti un palcoscenico a beneficio dell’ipocrisia e della retorica. Le misure anti-Covid, almeno per quest’anno, ci risparmieranno le consuete passerelle da parte di un’antimafia di professione che si confonde tra i tanti che realmente credono nei valori della giustizia e della legalità. Un’antimafia di professione che sempre più spesso abbiamo visto coinvolta in scandali politici e giudiziari”.

Lo afferma Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei Familiari di vittime innocenti di mafia, dell’associazione “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”.

“Il valore della memoria sta nell’aiuto che dobbiamo trarne per costruire, mattone su mattone, una società più sana. Ben vengano dunque le commemorazioni, il ricordo di Uomini come Falcone, Borsellino e quanti altri furono uccisi da vile mano assassina, ma non possiamo fermarci a vivere nel ricordo del passato. Oggi più che mai il nostro impegno deve essere quello di chiedere a gran voce che venga strappata quella ragnatela che continua ad avvolgere i tanti misteri delle stragi del ’92, a partire dal dossier mafia-appalti, l’indagine voluta da Falcone e che Borsellino avrebbe voluto venisse portata avanti, che in molti ormai ritengono sia stata la vera causa degli attentati.

Era stato Giovanni Falcone – prosegue Ciminnisi – il primo a comprendere che per trovare e sconfiggere la mafia era necessario indagare i grandi flussi economici dai quali la stessa traeva la sua linfa vitale, avviando indagini patrimoniali e bancarie per ricostruire i tortuosi percorsi del denaro proveniente dai traffici illeciti. Fu Falcone il primo a subire le conseguenze del voto del Consiglio Superiore della Magistratura che – in un gioco di correnti quale quello che attualmente emerge – portò allo smantellamento del suo metodo di lavoro che aveva conseguito brillanti risultati nella lotta alla mafia, riportandolo indietro di un decennio.

Ricordo le parole di Falcone, quando negli anni ‘80,  ai tempi del maxiprocesso, quando iniziò a deporre Buscetta, incontrai il Giudice per chiedere che venissero assicurati alla giustizia gli assassini di mio padre, vittima innocente di mafia. Il Giudice Falcone mi rassicurò, mi disse che non sarebbero rimasti impuniti e mi fece una carezza paterna.

Una carezza fatta a un ragazzino che chiedeva giustizia per suo padre. Una carezza che oggi mi brucia, perché dopo le stragi – anche noi appartenenti al mondo delle associazioni – abbiamo commesso l’errore di seguire pedissequamente i guru dell’antimafia che ci hanno portato a dar credito a falsi pentiti, depistatori e carrieristi, allontanandoci dalla verità.

Questo 23 maggio, ricorderò così il sacrificio di Giovanni Falcone, lontano da passerelle, da ogni retorica e ipocrisia. Commemoriamo i nostri eroi – conclude Giuseppe Ciminnisi – ma facciamo un mea culpa, cambiamo rotta e ripartiamo dall’insegnamento di Giovanni Falcone: Seguite i soldi, troverete la mafia!

Riesumate il dossier mafia-appalti!”