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“La chiusura dell’albo dei formatori in Sicilia sia il punto di partenza per garantire a questi lavoratori delle certezze sul futuro occupazionale dopo anni di scaricabarile da parte della politica. Occorre però vederci chiaro ed è per questo che chiedo formalmente all’assessore regionale Lagalla il numero complessivo dei soggetti richiedenti la conferma dell’iscrizione all’albo, il numero degli operatori degli ex sportelli multifunzionali che hanno presentato richiesta, il numero dei soggetti richiedenti già titolari di trattamenti pensionistici e l’elenco complessivo dei richiedenti suddiviso per fasce d’età”.

A dichiararlo è il deputato regionale del Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola che, dopo aver incontrato una rappresentanza di lavoratori della formazione professionale in Sicilia, insieme alla collega Jose Marano, ha depositato una richiesta di accesso agli atti all’assessorato regionale alla formazione sulla Procedura per la conferma dell’iscrizione all’albo di cui all’articolo 14 della legge regionale n. 24/1976.

“Vogliamo sapere  – spiegano i deputati – perché sono necessarie a una stima realistica del numero dei richiedenti l’iscrizione perché questi vivono condizioni differenti e, conseguentemente, possono avere esigenze o prospettive di ricollocazione differenti. Siamo al fianco dei lavoratori e vogliamo vederci chiaro quanto loro – sottolineano Di Paola e Marano. Per questa ragione continuiamo a fare fiato sul collo alla Regione fino a quando non sarà operativo il fondo di garanzia che noi stessi abbiamo voluto che si rimpinguasse nella recente finanziaria del COVID -19 con 15 milioni di euro grazie ai quali saranno pagati gli arretrati ai formatori. E’ indispensabile che la Regione provveda quanto prima (o comunque dia tempi certi) anche all’erogazione di quanto dovuto in relazione agli anni passati e non ancora corrisposto ai lavoratori. Come purtroppo sanno gli operatori infatti, non godendo di cassa integrazione, potranno ottenere il ristoro per i periodi di inattività grazie a questo fondo che dovrà coprire gli anni 2013, 2015 e 2019. I lavoratori non siano schiavi degli umori della politica” – concludono i deputati.

“Al di là delle contestazioni specifiche, l’inchiesta della Procura di Palermo e della Guardia di Finanza conferma che la sanità in Sicilia resta un tragico bancomat al servizio della politica, e viceversa. Per scambiarsi poltrone, carriere, denari ed appalti.
È triste dover commemorare Giovanni Falcone senza che i governi che si sono succeduti in questi 28 anni abbiamo saputo mettere in campo, oltre alle frasi di circostanza, strumenti idonei ad evitare che la corruzione resti il naturale terreno di incontro tra appalti e politica”.
Lo ha dichiarato il Presidente della commissione regionale antimafia e anticorruzione Claudio Fava

“Le notizie di oggi purtroppo ci raccontano ancora una volta di appalti truccati e corruzione, dove a farne le spese sono ancora una volta la sanità siciliana e i cittadini.  Questa mattina in Sicilia tra gli arrestati nell’ambito dell’operazione “sorella sanità”, anche l’attuale coordinatore della struttura regionale per l’emergenza coronavirus, Antonino Candela e Fabio Damiani, attuale direttore generale dell’Asp 9 di Trapani. Sarebbe indagato anche il deputato regionale Carmelo Pullara, eletto nella lista “Idea Sicilia popolari Musumeci presidente” e oggi componente della commissione regionale antimafia e vice presidente della commissione sanità. L’accusa degli inquirenti sarebbe di turbativa d’asta, in quanto avrebbe sollecitato Damiani ad aiutare una ditta, in cambio il manager gli avrebbe chiesto aiuto per la sua nomina”.
Lo dichiarano i deputati siciliani del MoVimento 5 Stelle, Piera Aiello, Vita Martinciglio e Vincenzo Maurizio Santangelo.
“Non è più tollerabile apprendere rappresentanti delle istituzioni che lucrano sulla sanità pubblica, tanto più nel periodo emergenziale che stiamo vivendo e che ha mostrato a tutti l’importanza di una Sanità pubblica efficiente e libera da ogni forma di criminalità. Dobbiamo continuare a lavorare per far sì che ogni tipo di mafia o criminalità organizzata non abbia più facile terreno in Italia e soprattutto nella nostra Sicilia”, concludono”.

“La politica  ancora una volta si conferma incapace di riformare un sistema dove si annidano i pericoli maggiori di corruttela e malaffare. Assistiamo a direttori generali che vediamo recitare sempre negli stessi ruoli o, peggio, essere promossi a ruoli migliori per poi finire sotto la lente di ingrandimento della magistratura. Si apra immediatamente una riflessione in parlamento e, soprattutto, il governo e l’assessore della Salute in primis facciano una mea culpa sui fatti accaduti, e Razza e Musumeci vengano a riferire in aula, sempre che il presidente della Regione ricordi la strada che porta all’Ars, visto che da quella parti non i fa vedere ormai da tempo”.
Lo affermano i deputati del movimento 5 stelle all’Ars, a commento dell’ennesimo scandalo che ha travolto il mondo della sanità siciliana e che ha portato a diversi arresti, coinvolgendo, a quanto si apprende dalle cronache, anche Carmelo Pullara, deputato della maggioranza di Musumeci, che risulterebbe indagato.
 “Dopo questi incresciosi fatti che travolgono la sanità siciliana – continuano i deputati –  sarebbe il caso di chiedere che funzione abbia l’attività di prevenzione della corruzione nelle aziende sanitarie e nel coordinamento regionale istituito dall’assessore della Salute in Regione mesi addietro. Il Movimento 5 Stelle, nei mesi scorsi, con diversi atti parlamentari, ha raccolto il grido d’allarme lanciato dagli imprenditori del settore e provato ad audire i componenti della CUC più volte, senza però aver avuto riscontro. Diverse volte, ad esempio, abbiamo chiesto  l’audizione di Damiani, uno degli arrestati,  sia in commissione Bilancio che in commissione Sanità sull’appalto della manutenzione degli elettromedicali, ma questi non si è mai presentato”.

“Giù le mani dalla sanità. I reati contestati ai vertici della sanità siciliana che, in piena emergenza Covid-19, pensavano a intascare tangenti e mazzette sono gravissimi e dimostrano che il sistema è marcio fino al midollo. Intascare tangenti sulla pelle dei cittadini durante un’emergenza sanitaria è da esseri immondi. Fin quando ci saranno nella
sanità ‘capi condomini’ e spartizione di interessi, avremo purtroppo storie raccapriccianti come questa. Ecco perché è urgente cambiare le
regole: via la politica dalla sanità una volta per tutte e massima trasparenza negli appalti pubblici. Ringraziamo gli uomini della Guardia
di Finanza e del nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo per l’indagine lunga e complessa. Il loro lavoro è una garanzia per tutti i
siciliani onesti e speranza di un futuro migliore”.

Così in una nota l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao.

Federconsumatori Sicilia, insieme ad altre associazioni ed enti di ricerca, ha partecipato ieri in videoconferenza alla riunione della III Commissione Attività Produttive dell’ARS, presieduta dall’Onorevole Ragusa. All’ordine del giorno c’era la discussione del disegno di legge 533/2019 “Azioni a difesa della salute, dell’ecosistema, della biodiversità e della qualità dei prodotti agricoli siciliani“.

La presenza di Federconsumatori era giustificata dal fatto che l’associazione è stata, a partire da gennaio 2019, tra i protagonisti del tavolo di coordinamento regionale dal quale sono scaturite le basi del disegno di legge 533. Alla Commissione Attività Produttive, quindi, Federconsumatori Sicilia ha ribadito l’urgenza di contrastare la possibilità di utilizzare in agricoltura convenzionale dosi massicce di fitofarmaci e, contestualmente, di incentivare le produzioni agricole più sostenibili.

La visione dell’agricoltura di Federconsumatori Sicilia si basa sul principio, innegabile, che la salute del cittadino consumatore può essere tutelata in modo molto più efficace se la produzione agricola prevede un uso nettamente minore di agrofarmaci. Una scelta del genere, inoltre, garantirebbe una maggior tutela dell’ambiente e della biodiversità, che sono beni comuni ai quali non è possibile rinunciare.

Dobbiamo iniziare a parlare non più di agricoltura – spiega il presidente di Federconsumatori Sicilia, Alfio La Rosa – ma di Agroecologia: dobbiamo far convivere agricoltura ed ecologia e puntare sia al benessere economico dei produttori che alla salute dei consumatori e dell’ambiente“. Federconsumatori Sicilia si è quindi impegnata ad elaborare una visione, poi confluita nel disegno di legge 533, che promuova la nascita di un’alleanza tra produttori, associazioni di consumatori e ricercatori universitari. Una alleanza fatta di proposte concrete per una transizione verso la produzione agroecologica e un cambiamento del sistema alimentare.

Ci fa molto piacere che la Commissione Attività Produttive dell’ARS abbia ripreso questo discorso – continua La Rosa – perché secondo noi il dialogo deve proseguire fino a quando l’Assemblea Regionale non approverà una nuova legge sull’agricoltura siciliana che riesca a coniugare le legittime esigenze degli imprenditori agricoli con i diritti dei consumatori e con la tutela dell’ambiente. Senza dialogo questo obbiettivo diventa molto difficile da raggiungere“.

La concretezza della visione di Federconsumatori Sicilia è dimostrata dalla proposta di rilasciare, a titolo gratuito, uno specifico marchio di qualità alle “aziende agroecologiche“. Tale marchio di qualità avrebbe il doppio vantaggio di indirizzare il consumatore verso l’acquisto di prodotti agricoli salubri e sostenibili e, allo stesso tempo, di aiutare l’imprenditore agroecologico a posizionare il suo prodotto in un segmento di mercato più remunerativo.

Individuare e perseguire misure che possano garantire l’avviamento di un percorso di sviluppo della telemedicina in Sicilia. Questa la sostanza dell’interrogazione presentata all’assessorato regionale alla Sanità dai deputati di Ora Sicilia, Daniela Ternullo, Luigi Genovese e Luisa Lantieri. «La crisi pandemica di questi mesi – dichiara Ternullo, prima firmataria dell’iniziativa – ci obbliga a dover riconoscere, una volta per tutte, i ritardi del settore sanitario nel campo dell’applicazione delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni. In uno scenario fortemente emergenziale, con le strutture sanitarie travolte dalla crisi pandemica, un sistema di erogazione di servizi sanitari a distanza avrebbe garantito la salute e il benessere di tutta la collettività, e soprattutto un processo di continuità, in termini di monitoraggio, rivolto a chi è affetto da patologie croniche.

Ritengo – aggiunge Ternullo- sia arrivato il momento di riconoscere il grande potenziale della telemedicina, ancora rimasto sostanzialmente inespresso nel nostro paese. Uno straordinario strumento d’ausilio che può potenziare l’ecosistema sanitario nazionale, offrire soluzioni e nuove prospettive, abbattere disparità e barriere geografiche e generare una contrazione dei costi per il sistema sanitario. Il Covid-19 – continua la parlamentare di Ora Sicilia – ha determinato nei nostri territori la sospensione delle visite specialistiche presso le unità sanitarie locali e i poliambulatori, producendo ripercussioni sulla salute pubblica, nel quadro di una sorta di “emergenza nell’emergenza”. Rilevare gli effetti collaterali, legati alla pandemia, che si sono abbattuti sulla qualità dei servizi sanitari erogati in questi mesi – conclude Daniela Ternullo – deve essere solo il primo atto per inquadrare sotto un’altra luce l’applicazione di un sistema strutturato di diagnosi e terapie a distanza: una grande opportunità che può rivoluzionare il sistema sanitario e le fondamenta del diritto alla salute dei cittadini».

Il Comitato direttivo dell’ANCI Sicilia guidato dal presidente Leoluca Orlando e coordinato dal Segretario generale Mario Emanuele Alvano,  ha incontrato oggi pomeriggio  il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci,  i componenti la Giunta regionale  e i vertici della burocrazia regionale.

“L’incontro di oggi  nasce dall’esigenza di valutare la posizione assunta da 200 sindaci nel corso dell’Assemblea straordinaria degli Enti locali siciliani svoltasi l’11 maggio scorso”. Ha dichiarato Leoluca Orlando, presidente di ANCI Sicilia e con i vertici della burocrazia regionale

“Nel prendere atto della confermata e  positiva collaborazione istituzionale fra l’ANCI Sicilia e la Regione siciliana, ampiamente avviata negli incontri precedenti,  desideriamo, però, sottolineare la nostra posizione su alcuni temi fondamentali per la nostra stessa sopravvivenza primo fra tutti  il diritto alla salute alla base dell’articolo 32 della nostra stessa Costituzione. Pur riconoscendo, infatti,  lo sforzo enorme fatto dalla Regione e in particolare dell’Assessore Razza e consapevoli che  se oggi la Sicilia è fra le regioni che ha avuto il minor numero di morti e di contagiati è  frutto del prezioso contributo degli  operatori sanitari e del lavoro svolto dalla Regione, dai Sindaci e dai cittadini che, a parte qualche rara eccezione, si sono attenuti al rispetto delle regole, crediamo che sia il tempo di  procedere con una vera e propria revisione dell’attuale assetto della rete sanitaria regionale, intervenendo, anche grazie ai nuovi fondi europei, valorizzando gli ospedali cosiddetti  minori e implementando il ruolo di medici di famiglia e  guardie mediche  attraverso la definizione di protocolli e misure di prevenzione e definendo in maniera puntuale i diversi livelli di responsabilità tra Regione ed Enti Locali”.

“Per fronteggiare inoltre la grave crisi di liquidità dei comuni siciliani – continua Orlando – chiediamo misure urgenti  in favore dei Comuni in dissesto e predissesto e l’anticipazione dei trasferimenti relativi all’ex Fondo delle Autonomie Locali e ai lavoratori precari e certezza sulla entità e sui tempi di erogazione dei trasferimenti regionali ai fini della costruzione del bilancio; lo svincolo dei 130 milioni di euro condizionati all’accordo con Stato-Regione e un chiarimento sull’utilizzo dei 115 milioni di euro per investimenti. Abbiamo, inoltre, necessità di avere certezza sui 300 milioni del Fondo perequativo e un confronto sulla  rimodulazione dei Fondi europei, oltre a nuove norme in materia di riscossione dei tributi locali. Al fine di risolvere criticità e dubbi circa l’interpretazione di alcune norme e circolari applicative evidenziate dai sindaci presenti all’incontro   si è convenuto di fissare per martedì prossimo un incontro in videoconferenza fra le diverse strutture regionali, gli amministratori e i funzionari degli Enti locali siciliani.

“In merito ai rapporti con il Governo nazionale c’è  l’esigenza di uscire dall’ambiguità che si è creata, in questi ultimi mesi,  in settori vitali per la nostra stessa sopravvivenza”. – Continua il presidente Orlando.- “Chiediamo che venga rifinanziata l’Ordinanza di Protezione Civile nazionale per buoni alimentari e che ci vengano date indicazioni precise sull’entità degli interventi da destinare alle fasce più deboli della popolazione. Riteniamo necessario un intervento urgente che modifichi  la percentuale di accantonamento del  Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità e degli avanzi di amministrazione e la previsione di necessità di specifiche disposizioni in materia di personale Enti locali siciliani oltre a chiarimenti in merito alla istituzione delle Zone Franche Montane”.

“Il presidente Musumeci ha accolto – conclude Orlando – la nostra proposta di inviare nei prossimi giorni una  richiesta di incontro al Governo nazionale per l’avvio di un tavolo di confronto permanente Stato-Regione-Anci Sicilia finalizzato a recuperare la dimensione istituzionale dei comuni e  per affrontare alcune specifiche problematiche degli Enti locali siciliani derivanti dall’emergenza da COVID-19 e dalla gravissima situazione socio-economica che coinvolge cittadini famiglie e imprese”.

 

 

 

 

 

 

 

A Mattino Cinque il titolare del locale Piero Sutera ha detto che non si sente responsabile e di avere fatto tutto quello che era nelle sue possibilità. Poi ha annunciato la chiusura per l’impossibilità di gestire eventuali altre analoghe situazioni. Il presidente della Regione Nello Musumeci aveva minacciato di richiudere tutto.

Matteo Mangiacavallo e gli altri deputati regionale del M5S sono quasi fuori dal movimento. Il capo politico Vito Crimi e i probiviri nazionali nelle prossime ore devono rispondere all’ultimatum del capogruppo all’Ars Giorgio Pasqua e assumere le “scelte imposte dal regolamento”.

Secondo le notizie di queste ultime ore le strade dei deputati regionali Angela Foti (vicepresidente dell’Ars), Matteo Mangiacavallo, Elena Pagana e Valentina Palmeri, dopo l’espulsione di Sergio Tancredi, si divideranno per sempre da quelle degli altri 15 del gruppo all’Ars.

Un divorzio che dovrebbe essere ufficializzato nelle prossime ore dopo l’ultima uscita dei quattro deputati e il clima di separati in casa che stanno vivendo da mesi a Palazzo dei Normanni.

La ragione ufficiale del probabile allontanamento è che i quattro si sono astenuti nello scrutinio finale sulla finanziaria (Tancredi si espresse addirittura a favore) del governo regionale, “in difformità con le indicazioni del gruppo”, che invece votò contro. L’espulsione di Tancredi, maturata anche da problemi relativi alla restituzione di parte della indennità di deputato, ha convinto i quattro ad assumere una netta presa di posizione in suo favore, che ha determinato la definitiva rottura.