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In Sicilia ricorre il record dei beni confiscati alla mafia. Nell’Isola vi è il maggior numero di immobili appartenuti ai mafiosi e poi destinati al riuso sociale. Ben 449 su 5.645 assegnazioni in tutta Italia.
La Sicilia è inoltre la regione con la più elevata percentuale, pari a 52,31%, dei Comuni destinatari dei beni un tempo appartenuti ai boss. Al Comune di Palermo vi è il maggior numero di beni destinati: 1.512. Seguono, con distacco, Reggio Calabria (354) e Napoli (245). A Palermo l’ultima assegnazione è avvenuta pochi giorni addietro. In presenza del Prefetto, Giuseppe Forlani, e del Comandante provinciale dei Carabinieri, Arturo Guarino, è stato consegnato al Liceo delle Scienze Umane e Linguistico “Danilo Dolci” l’immobile “Magazzini Brancaccio”.

Un giovane di 22 anni, Luca Carollo, di Torretta, è morto annegato questa mattina nei pressi del lungomare di Capaci. Altri tre sono stati soccorsi e portati a riva dai sanitari del 118. Sono intervenuti anche i militari della Capitaneria di Porto. Il mare oggi era molto agitato e in spiaggia c’erano le bandiere rosse.

I quattro hanno sfidato le onde. Tre sono stati aiutati anche da altri bagnanti e dai bagnini di un lido vicino. Il giovane è stato portato a riva. Alla vittima è’ stato praticato il massaggio cardiaco, I sanitari hanno cercato di rianimarlo, ma non c’è stato nulla da fare.

«Libero Grassi era un temerario della legalità, un tranquillo rivoluzionario, un uomo onesto fino alla intransigenza. Il suo, come quello di tanti siciliani coraggiosi che hanno contrastato le mafie, è stato un omicidio annunciato, plateale, la punizione riservata a chi si ribella e sfida. La lotta al racket del “pizzo”, odioso ricatto degli estortori che cessa soltanto con la denuncia o con il fallimento delle aziende, in Sicilia è cominciata proprio con lui, con quella pubblica lettera di sfida ai suoi taglieggiatori. Il suo esempio, ancora oggi, è modello per chi reagisce e si ribella, ma anche monito per chi subisce e si rende complice con il silenzio, per chi non collabora con le forze dell’ordine».
Lo afferma il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, ricordando Libero Grassi a trent’anni dall’assassinio dell’imprenditore palermitano.

Al fine di fronteggiare l’emergenza bare al Cimiero dei Rotoli a Palermo, dove da tempo quasi mille bare giacciono non sepolte disseminate ovunque, il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore Antonino Sala hanno firmato un’ordinanza che prospetta un accordo con la Federazione Nazionale Imprese Onoranze Funebri, al fine di assicurare l’immediato trasporto delle salme a deposito dal Cimitero dei Rotoli al Cimitero di Santo Spirito, nei casi in cui i familiari hanno espresso il relativo consenso. Orlando afferma: “Ho firmato l’ordinanza, valida fino al 31 gennaio 2022, che fa seguito a precedenti ordinanze che hanno posto le premesse per affrontare in modo organico le tante criticità. L’ordinanza attuale rende immediatamente operative alcune proposte che sono state condivise nel corso del dibattito in Consiglio comunale”.

“Invece di accampare scuse, Musumeci abbia il coraggio di ammetterlo davanti agli imprenditori che ora sconteranno i contraccolpi delle restrizioni in arrivo: se siamo i primi, e finora gli unici, a tornare in giallo la colpa è sua e del suo staff di incapaci. Altro che ricandidatura, dovrebbe andare a nascondersi”.
Lo afferma il capogruppo del M5S all’Ars, Giovanni Di Caro.

“I fatti – afferma il deputato – dicono che siamo i peggiori in Italia, in cima a tutte le classifiche negative relative al Covid, primi per ricoveri ordinari e in terapia intensiva, per nuovi contagi, ultimi per vaccinati. Negare l’evidenza cercando di scaricare su altri le colpe dei suoi fallimenti non solo è inutile, è da irresponsabili. Ma questo è Musumeci, incapace di cercare strade, ineguagliabile nel trovare scuse”.

“La legislatura di Musumeci – aggiunge Di Caro – è un susseguirsi di fallimenti: sui rifiuti, sui ristori che non arrivano, sulle Finanziarie di cartone, sui buchi di bilancio, sull’ambiente con sanatorie scandalo e con l’apertura agli inceneritori. E si potrebbe continuare all’infinito. Ma Musumeci ha il coraggio di blaterare di improbabile ricandidature, cui non credono nemmeno i suoi alleati. Se avesse a cuore la Sicilia dovrebbe solo dimettersi”.

“Musumeci – aggiunge il deputato 5 stelle – dice che il giallo era inevitabile, e probabilmente ha pure ragione, ma non per colpa dei turisti o dei siciliani. Se stai quasi immobile ad osservare gli eventi è il minimo che possa accaderti, a meno che non credi che il virus si suicidi da solo. Se spalmi i morti per taroccare i dati, ti infili in una spirale dalla quale non puoi più risalire”.

“Sul fronte Covid, come su tanti altri fronti – conclude Di Caro – abbiamo segnalato le tante anomalie, dal mancato coinvolgimento dei medici di base, ai mancati controlli a Fontanarossa, agli hub diventati inutili cattedrali nel deserto, alle falle nella campagna vaccinazione, pure depotenziata – e questo è veramente assurdo – da assessori che si vantano di non vaccinare i figli e no vax tra gli alleati di Attiva Sicilia. Non ci ha mai ascoltato, anzi, ci ha solo insultato”.

«La “zona gialla” in Sicilia, decisa dal ministro per la Salute – che ho sentito poco fa al telefono – non coglie di sorpresa nessuno. È, purtroppo, il risultato del fatto che nell’Isola, negli ultimi mesi, da un lato si è verificata un’intensa propaganda contro il vaccino, dall’altro è arrivato un ingente flusso di turisti, per la fortuna dei nostri operatori, direi. Non cambia molto col “giallo”, ma il passaggio di colore deve suonare come un campanello d’allarme».

Lo dichiara il presidente della Regione Nello Musumeci, commentando il provvedimento del ministro Speranza che colloca la Sicilia in “zona gialla” da lunedì 30 agosto, a seguito del superamento dei parametri previsti.

«Mi aspetto che i siciliani non vaccinati contro il Covid – prosegue – sentano la priorità di dare corso a questo dovere civico. Cos’altro deve accadere perché si convincano ? Se nella terapia intensiva dei nostri ospedali vanno quasi tutti i non vaccinati, si vuole finalmente prendere contezza della necessità di proteggersi ? La mia ordinanza sulla vaccinazione nei 55 Comuni più esposti è operativa. Valuterò domani se estenderla a tutti i centri sotto i parametri di immunizzazione, a prescindere dalla diffusione del contagio. Non si può subire ancora l’egoismo di una minoranza e l’ipocrisia di qualche politico alla ricerca di facile consenso. Dobbiamo tutti e presto tornare alla vita normale».

Ancora un incidente mortale sul lavoro. A Cinisi, in provincia di Palermo, un operaio di 67 anni, Angelo Giammanco, è morto in un cantiere in via Venuti dove sono in corso lavori di ristrutturazione di una palazzina. L’uomo è caduto da un’impalcatura da un’altezza di circa 4 metri. E’ deceduto sul colpo. Indagano i Carabinieri della Compagnia di Carini che hanno temporaneamente sequestrato il cantiere per verificare la stabilità del ponteggio e il rispetto delle misure previste a tutela della sicurezza dei lavoratori, come l’utilizzo dei caschetti e delle imbracature imposte per le opere oltre una certa altezza.

A Palermo due assistenti della polizia penitenziaria sono stati aggrediti da un detenuto, nella sesta sezione del carcere Ucciardone, per futili motivi. L’uomo ha tentato prima di lanciare uno sgabello, e poi li ha aggrediti. I due agenti sono stati soccorsi in ospedale con prognosi di 3 giorni e 7 giorni. Il segretario provinciale del sindacato di categoria, Cnpp, Maurizio Mezzatesta, commenta: “Siamo preoccupati per l’escalation degli episodi che, nell’anno in corso, solo all’Ucciardone sono stati sette. Chiediamo l’intervento degli uffici superiori e il tempestivo trasferimento dei soggetti che si sono resi responsabili delle aggressioni. Esprimiamo solidarietà ai colleghi con l’augurio di pronta guarigione”.

«Sono passati trent’anni dall’assassinio di Libero Grassi e ancora una volta ricordiamo il coraggio e l’amore per la libertà e la dignità che portò un imprenditore siciliano, a Palermo, a dire no al pizzo, alla corruzione e alla mafia, con coraggio e determinazione».

Un ricordo non sterile o solo vagamente celebrativo, quello che vuole fare affiorare SOS Impresa- Rete per la Legalità, bensì di rinnovato impegno a continuare a dire no alla mafia e ad aiutare quanti decidono di liberarsi, in sicurezza, dalla morsa criminale del ricatto estorsivo.

Il sacrificio di Libero Grassi non fu inutile perché, da quella tragica mattina del 29 agosto del 1991, è nato un movimento antiracket che ha cambiato il corso della lotta alla mafia attraverso la nascita di numerose associazioni antiracket prima in Sicilia e in Puglia e poi in tutta Italia.

«In questi trent’anni sono cambiate molte cose – dichiara Luigi Cuomo, presidente nazionale di “SOS IMPRESA Rete per la Legalità Aps” -, anche le strategie criminali di penetrazione nel tessuto economico del nostro Paese che, con la pandemia, si sono rafforzare e diffuse ancora di più. Sull’esempio di Libero Grassi oggi è necessario rilanciare, con coraggio e determinazione, un rinnovato no al racket, alla corruzione e alle varie mafie puntando principalmente sull’unità e sul rinnovamento del movimento antiracket in tutta Italia».

«La scelta di Libero Grassi di pubblicare, il 10 gennaio del 1991 sul Giornale di Sicilia, la lettera con la quale si rivolse direttamente ai suoi estortori – aggiunge Giuseppe Scandurra, vice presidente nazionale di SOS Impresa RplL – ancora oggi è da monito per quanti subiscono passivamente la sottomissione mafiosa senza ribellarsi o collaborare con le forze dell’ordine e la magistratura che, con il contributo della collaborazione delle vittime, possono arginare ancora più efficacemente l’arroganza e la violenza estorsiva delle famiglie mafiose, liberando pezzi importanti di economia dal condizionamento e dall’infiltrazione criminale».

“La situazione attuale impone un atto di responsabilità senza sé e senza ma, per proteggere noi stessi e i nostri cari. I numeri dei contagi da Covid in Sicilia stanno crescendo di giorno in giorno e la zona gialla, che purtroppo ormai è alle porte, potrebbe essere disgraziatamente l’anticamera di altre misure ancora più restrittive per la nostra Isola. Un evento che dobbiamo assolutamente scongiurare, in quanto sarebbe una catastrofe, assieme alla perdita di vite umane, così come alla profonda lacerazione dell’attuale tessuto economico, che versa ormai in una condizione drammatica”.

È l’appello lanciato dal Presidente di Unicoop Sicilia, Felice Coppolino, in favore delle vaccinazioni in Sicilia, a causa dell’innalzamento di guardia dei contagi da coronavirus.

“È importante continuare l’opera di sensibilizzazione che tanti esponenti della politica, della cultura e dello spettacolo stanno facendo in questi ultimi mesi a favore della vaccinazione contro il Covid19. Concordo con quanto espresso dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e con chi, come il senatore Davide Faraone, che chiede un maggiore utilizzo del green pass per fermare il contagio. Musumeci e Razza hanno miseramente fallito nell’opera di prevenzione dell’aumento del contagio, che darà il colpo di grazia definitivo alla nostra economia. E dunque, dovrebbero trarne le dovute conseguenze”.

“Proprio in queste ore – ha aggiunto Coppolino – la fondazione Gimbe ha lanciato l’allarme, parlando di superamento della soglia critica dei contagi in Sicilia con un aumento dei casi rispetto alla precedente settimana, dei posti letto in ospedale e nelle terapie intensive”.

“Quindi non possiamo e non dobbiamo mettere più la testa sotto la sabbia. È finito il tempo delle parole. Dobbiamo essere consapevoli – ha concluso Coppolino – che se ‘disarmati’ non potremo combattere questa battaglia per poi vincere la guerra. Basta alibi, dubbi o tentennamenti: vacciniamoci!”