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“I beni culturali e soprattutto l’identità siciliana passano nelle mani della Lega di Salvini? Musumeci non poteva trovare peggiore maniera di oltraggiare la storia, l’orgoglio e le aspettative politiche dei siciliani”. Lo dice il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars, Giorgio Pasqua, nel commentare l’ingresso della Lega nel governo regionale. “C’è voluto più di un anno – prosegue – per trovare un nuovo titolare per i Beni culturali, dopo la scomparsa di Tusa. A prescindere dal nome che si sceglierà, il partito è certamente il meno adatto cui affidare le chiavi dell’ineguagliabile patrimonio culturale e artistico siciliano.

In un momento in cui i siciliani guardano al governo Musumeci con ansia e trepidazione, in attesa di risposte che diano ristoro a tante categorie in ginocchio, l’esecutivo replica nel peggiore dei modi possibili. Questa operazione merita solo un commento: è una vergogna”, conclude Pasqua.

Il sig. C.I. di anni 26, con il patrocinio dell’avv. Girolamo Rubino, proponeva un ricorso giurisdizionale innanzi al T.A.R. Lazio contro il Ministero della Difesa ed il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri avverso il provvedimento del 25 settembre 2019 con cui il giovane siciliano era stato escluso dal concorso per l’arruolamento nell’Arma dei Carabinieri, in ragione di una presunta diagnosi di alluce valgo bilaterale.

In ragione delle certificazioni sanitarie prodotte dall’avv. Rubino ed attestati la sussistenza in capo al proprio assistito dei requisiti per l’arruolamento nell’Arma dei Carabinieri, il T.A.R. del Lazio disponeva una verificazione, in contraddittorio tra le parti, incaricando di ciò la Commissione Sanitaria d’Appello dell’Aeronautica Militare.

Innanzi la predetta Commissione il giovane aspirante Carabinieri veniva assistito da un proprio consulente di parte che in sede di verificazione rappresentava l’erroneità del giudizio di inidoneità formulato dal Centro Nazionale di Reclutamento dei Carabinieri.

A seguito degli accertamenti sanitari effettuati, la Commissione incaricata riscontrava che la presunta causa di non idoneità in realtà non comportava deficit funzionali clinicamente rilevabili e, pertanto, giudicava il profilo sanitario del giovane compatibile con il prosieguo dell’iter concorsuale.

Veniva dunque accertata la fondatezza delle censure mosse dall’avv. Rubino in ordine al possesso dei requisiti di idoneità previsti per l’arruolamento nell’Arma in capo all’aspirante Carabiniere e l’erroneità del giudizio formulato dal Centro Nazionale di Selezione e Reclutamento dell’Arma dei Carabinieri, che, pertanto, convocava nuovamente l’aspirante Carabiniere per sottoporlo agli accertamenti psico-attitudinali, in esito ai quali il giovane veniva dichiarato idoneo.

Conseguentemente, il T.A.R. del Lazio, preso atto del positivo esito della verificazione effettuata dalla Commissione Sanitaria d’Appello dell’Aeronautica Militare e del fatto che la stessa Arma dei Carabinieri in data 29 gennaio 2020 aveva attestato l’idoneità attitudinale del ricorrente all’arruolamento, con ordinanza resa in data 24 febbraio 2020, accoglieva l’istanza cautelare proposta dall’avv. Rubino, disponendo l’ammissione del ricorrente a partecipare ai corsi di formazione, organizzati dall’Amministrazione a seguito dell’approvazione della graduatoria.

Infine, con sentenza resa in data 13 maggio 2020 e, dunque, dopo appena 6 mesi dalla proposizione del ricorso e sebbene nell’attuale fase emergenziale, il T.A.R. del Lazio, condividendo i richiami giurisprudenziali dell’avv. Girolamo Rubino, secondo cui “le valutazioni effettuate in sede di accertamento dei requisiti psico – fisici non sfuggono al sindacato giurisdizionale, laddove siano ravvisabili ipotesi di eccesso di potere per travisamento dei fatti ed illogicità”, ha accolto il ricorso proposto annullando sia il giudizio di inidoneità che la graduatoria di merito del concorso e condannando altresì l’Arma al pagamento delle spese giudiziali; conseguentemente, il giovane siciliano sarà arruolato a tutti gli effetti nell’Arma dei Carabinieri.

 

 

Con riferimento alle prestazioni previste dal D.L. 18/2020 “Cura Italia” si comunicano, con l’apposito allegato, i dati riguardanti la Sicilia, aggiornati alle ore 20 di ieri, 12 maggio 2020. “Desidero a riguardo sottolineare – afferma il direttore regionale dell’INPS, Maria Sandra Petrotta – l’enorme sforzo che le strutture dell’Istituto stanno facendo, anche in Sicilia, per rispondere in modo puntuale ed efficace alle richieste di prestazioni da parte di aziende e lavoratori. L’ultima rilevazione evidenzia e conferma, infatti, una significativa ed innegabile capacità di risposta, in termini di trattazione e celere definizione delle domande pervenute, anche per quanto concerne la Cassa Integrazione Guadagni in deroga.

Proprio per tale prestazione, è utile precisare che la Regione siciliana ha trasmesso all’INPS 13.973 decreti, 13.436 dei quali (cioè il 96,15% del pervenuto ed il 99,46% dei decreti effettivamente lavorabili) sono già stati autorizzati dall’Istituto. Completano il quadro 416 decreti da annullare e 49 sospesi per un supplemento istruttorio; il numero di lavoratori interessati è pari a 30.749 unità e le ore autorizzate sono oltre 6 milioni e 500 mila, per un totale di 52.796.480 euro. Restavano, alle 20 di ieri sera soltanto 72 decreti da istruire (pari allo 0,51% del pervenuto) per i quali si procederà entro oggi alla prevista autorizzazione, insieme ai decreti che perverranno nella giornata odierna. Come si può evincere dal report allegato, in linea si presentano – conclude il direttore regionale – , tutte le altre prestazioni previste dal Decreto-legge 18/2020”.

“Ho espresso, ieri, personalmente al presidente dell’Ordine degli infermieri di Palermo, Francesco  Gargano, e oggi come oggi esprimiamo la gratitudine ed l’apprezzamento dei Sindaci siciliani per l’attività svolta dal personale infermieristico delle nostre strutture sanitarie che con grande abnegazione, professionalità e spirito di servizio svolgono quotidianamente il loro lavoro”. Ha dichiarato Leoluca orlando, presidente di ANCI Sicilia.

“Si tratta di professionisti  – conclude il presidente Orlando – che ogni giorno entrano negli ospedali e fanno al meglio il loro lavoro pur essendo consapevoli di rischiare la salute e la vita. A loro va tutta la nostra riconoscenza e il nostro ringraziamento per come hanno svolto fino ora e stanno continuando a esercitare la loro “missione” nei confronti dei pazienti e a tutela della salute di tutti noi”.

“Cercasi padano per l’assessorato alla identità siciliana. Così la regione diventerà bellissima – Salvo Fleres, portavoce di Unità Siciliana- LeApi,  ironizza sul prossimo ingresso della Lega nella giunta regionale –

“La prova per l’attribuzione della carica consisterà nella spiegazione del termine schiticchio, nella pronunzia del numero trentatré e nella spiegazione della frase moviti fermu”.

“Apprendiamo dai sindacati che il vergognoso bonus da 10 euro per ogni pratica di cassa integrazione evasa sarebbe stato proposto dal governo. Se fosse vero, sarebbe gravissimo”: dichiarano così i deputati regionali del Movimento 5 Stelle e componenti della commissione Lavoro, Giovanni Di Caro, Nuccio Di Paola, Roberta Schillaci e Ketty Damante, al termine della seduta di oggi nella quale è stato sentito in audizione l’assessore regionale del Lavoro, Scavone, alla presenza anche del neo direttore generale del dipartimento del Lavoro, Bologna e dei sindacati. “Pretendiamo urgenti chiarimenti dal governo regionale lumaca, che ha gravi responsabilità politiche e amministrative: su 2.000 dipendenti dei centri per l’impiego ha impegnato solo 100 unità per le pratiche di Cigd, facendo impantanare il sistema e danneggiando migliaia di siciliani che ancora attendono. Lo stesso governo che non è stato in grado di far funzionare la piattaforma informatica per trasmettere le pratiche all’Inps. Tante regioni hanno già finito, come la Puglia, mentre la Sicilia resta agli ultimi posti anche in questo. Poi, sul ruolo dell’assessore Scavone, di cui abbiamo già chiesto le dimissioni, non si è fatta chiarezza. Non è stata prodotta nemmeno la nota di dimissioni e la relazione finale dell’ex dirigente Vindigni. Per fare luce chiederemo formalmente l’accesso agli atti”, annunciano i deputati.

La sburocratizzazione come presupposto essenziale per rendere la macchina amministrativa regionale efficiente e veloce. Questo il primo obiettivo sul quale punta la coalizione del governo Musumeci che stamane ha visto riuniti a Palermo i segretari regionali del centrodestra. Cinque ore di impegnativo confronto per un consuntivo, a metà legislatura, delle cose fatte e di quelle da fare.
Tanti i temi trattati, dalla riprogrammazione dei Fondi comunitari per dare sostegno alle imprese alla lotta contro il dissesto idrogeologico, alla disastrosa viabilità provinciale sulla quale da Roma si attende ancora da venti mesi la nomina di un commissario straordinario per sistemare le strade.
La stagione riformatrice, avviata con le leggi sul diritto allo studio, sulla pesca e sui procedimenti amministrativi, sarà completata con la riforma dei Consorzi di bonifica, con la legge urbanistica, dei rifiuti e delle ex Province, che vanno rilanciate con competenze specifiche e trasferimenti adeguati da parte dello Stato. Secondo i vertici del centrodestra la coalizione di governo ha restituito dignità istituzionale ad un ente mortificato e devastato da anni di immobilismo e di veti incrociati.
“È stata – ha dichiarato alla fine il presidente Musumeci – un’intensa giornata di lavoro, conclusasi con la disponibilità della Lega, a entrare in Giunta, su mia richiesta: ne sono felice perché mi é stata vicina fin dalla mia candidatura. Sono certo che, adesso, il centrodestra al completo saprà dare ulteriore impulso alle grandi riforme, in un rapporto sempre più sinergico tra governo e Assemblea regionale, comprese le forze dell’opposizione che vorranno essere propositive.
I siciliani hanno voglia di ricominciare e noi dobbiamo sapere interpretare, sempre meglio, il loro grande desiderio di uscire dall’incubo dell’epidemia e guardare al futuro con rinnovata speranza”.

“Nomine di sottogoverno, assessorati, poltrone, strapuntini.  Mentre tutto è paralizzato dal lockdown, dovuto alla pandemia in corso, le imprese agonizzano e decine di  migliaia di siciliani aspettano ancora la cassa integrazione in deroga per mettere qualcosa in  pentola,  il governo Musumeci si arrovella su come accontentare i partiti della sua rissosa maggioranza. Definire tutto ciò vergognoso è a dir poco un eufemismo”.
Lo affermano i deputati del Movimento 5 Stelle all’Ars, a commento  delle grandi manovre in corso nei palazzi siciliani del potere, “mentre la Sicilia brucia”.
“Parlare di poltrone col manuale Cencelli  in mano, come stanno facendo i partiti di governo in questo momento, è fuori dal mondo e Musumeci dovrebbe avere il buon senso di capirlo, soffocando le pretese dei suoi cortigiani, rimandando tutto a momenti più opportuni. Chi si era illuso che qualcosa potesse cambiare è servito, evidentemente con questo governo la delusione è un sentimento che non delude mai”.

La Lega Salvini Premier ha partecipato oggi con il segretario regionale Stefano Candiani, al vertice del centrodestra convocato a Palazzo d’Orleans.

Al termine dell’incontro, la Lega ha accettato la proposta del presidente della Regione Nello Musumeci di entrare nel Governo regionale con l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.

“Il nostro ingresso – sottolinea il segretario Candiani – ha un forte senso politico, perché intendiamo imprimere una svolta nella direzione della sburocratizzazione della macchina regionale, attraverso l’assessorato, ma anche in tutte le questioni amministrative che si porranno. Se nella visione di qualcuno, l’ingresso della Lega nell’esecutivo poteva rappresentare il pretesto per scompigliare le carte del governo regionale in un momento così delicato per la Sicilia, la Lega ha chiarito che la priorità è, invece, affrontare le questioni che stanno a cuore ai cittadini, specie in un momento così difficile dovuto agli effetti provocati a tutti i livelli dal covid19. Una priorità che abbiamo posto a tutta la maggioranza, che ha mostrato di condividere con grande senso di responsabilità, apprezzando invece come l’ingresso della Lega rappresenti una spinta per l’attività dell’intera giunta regionale. Esistono urgenze ed emergenze che la Sicilia aspetta e non possiamo permetterci di perdere tempo in giochetti che non appartengono alla nostra cultura politica”.

“Mi preme sottolineare – conclude Candiani – che durante il vertice si è parlato per almeno tre ore di programmi e di questioni amministrative e solamente un’ora delle responsabilità da assumere nella Giunta. Nel momento in cui ci sono questioni che possono creare impasse o altri blocchi, a noi interessa imprimere una spinta alla Regione Siciliana. Questa è la Lega Salvini Premier”.

Il rione Acquasanta del capoluogo siciliano è rimasto, però, il centro del potere dei Fontana. Un potere mafioso ripercorso da un indagine biennale dei finanzieri del Nucleo speciale di Polizia valutaria, guidati dal colonnello Saverio Angiulli e coordinati dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise e Dario Scaletta. Nell’inchiesta, a cui ha lavorato anche Roberto tartaglia, oggi al Dap e prima alla Commissione antimafia, sono coinvolti degli insospettabili come Daniele Santoianni, ex broker di una società fallita e concorrente del Grande fratello 10 o il commercialista milanese Paolo Remo Attilio Cotini.

In carcere per mafia finiscono i fratelli Gaetano, Giovanni, Angelo (tutti e tre avevano un ruolo direttivo nella famiglia mafiosa che fa parte del mandamento dell’Acquasanta ) e Rita Fontana. Il ruolo direttivo viene contestato anche a Michele e Giovanni Ferrante. Arrestata pure la madre dei Fontana, Angela Teresi,sempre per mafia: avrebbe gestito la cassa del mandamento.

Custodia cautelare in carcere anche per la compagna di Gaetano Fontana, Michela Radogna (non per mafia), per il drappello degli uomini più fidati che agivano agli ordini dei Fontana e per coloro che si occupavano di imporre il pizzo, gestire la raccolta delle scommesse sportive, vendere droga e truccare le corse dei cavalli in giro per l’Italia.  Gli animali sarebbero stati dopati per vincere le gare o i fantini avversari convinti con le minacce a frenare la corsa dei cavalli in maniera che gli uomini dei Fontana andassero all’incasso delle vincite. C’è tutto questo nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Piergiorgio Morosini. Avrebbero trasportato i soldi in contanti da Palermo a Milano dove sarebbero stati investiti in diverse attività commerciali, tra cui la gioielleria “Luxury Hours” sequestrata nei mesi scorsi nel quadrilatero della moda milanese.

Nel blitz di oggi sono stati posti sotto sequestro beni per circa 15 milioni di euro, fra immobili e attività commerciali (bar, imprese di imballaggi e manutenzioni nautiche, ditte di distribuzione di caffè, centri di scommesse on line, negozi di frutta verdura e una fabbrica di ghiaccio). Sotto sequestro una dozzina di cavalli spediti a gareggiare negli ippodromi di Siracusa, Torino, Villanova D’Albenga (Savona), Milano e Modena.

I fratelli Fontana sono figli di Stefano, reggente della famiglia dell’Acquasanta e oggi deceduto, che ha passato il bastone del comando a Gaetano. Dal 2010, dopo avere finito di scontare una condanna per mafia, era sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Milano. Ed è annunciando la sua prossima scarcerazione che i picciotti del racket iniziarono a minacciare chi non voleva pagare il pizzo.

Nell’inchiesta si torna a parlare dei Cantieri navali di Palermo, da sempre al centro degli interessi del clan. Ora le infiltrazioni sarebbero avvenute in alcune cooperative a cui veniva imposta l’assunzione di personale poi capace di orientarne le scelte generali. Infiltrazioni pure al mercato ortofrutticolo con alcuni grossisti costretti a pagare il pizzo per aiutare i detenuti o vendere la merce ai prezzi imposti dalla mafia.