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La Procura Generale di Palermo ha disposto una perquisizione a casa dell’ex numero due del Sisde Bruno Contrada. Gli investigatori al momento si trovano nell’abitazione dell’ex funzionario di polizia. Il provvedimento è stato disposto nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio dell’agente Nino Agostino, ucciso assieme alla moglie a Villagrazia di Carini, nel 1989. La Procura generale ha avocato l’inchiesta sul delitto.

La Cassazione ha annullato per un difetto di giurisdizione la sentenza della Corte dei conti sul presunto danno erariale contestato all’ex presidente della Regione Rosario Crocetta, all’ex pm Antonio Ingroia, a ex assessori e burocrati regionali che avrebbero dovuto complessivamente risarcire 1,3 milioni di euro. Dopo il pronunciamento della suprema corte, l’eventuale procedimento dovrà essere condotto da un tribunale ordinario e non dai giudici contabili.
    La sentenza riguardava le assunzioni nella società regionale dell’informatica Sicilia e-Servizi degli ex dipendenti del socio privato: secondo l’accusa, quelle assunzioni avevano violato il “blocco” previsto dalle norme. Per la Corte dei Conti avrebbero dovuto risarcire il danno alla Regione per l’impiego di personale nella società partecipata Sicilia e Servizi nel periodo della sua liquidazione.
    “E’ giunta a una svolta decisiva – dice Crocetta – la vicenda che mi ha visto coinvolto davanti alla Corte dei Conti di Palermo dove sono stato chiamato a rispondere per i presunti danni arrecati alla società. Oggi la Cassazione a sezioni unite ha stabilito che non spetta alla Corte dei conti sindacare della gestione di una società che non è annoverabile tra quelle in house della Regione. Confidavamo, insieme al mio avvocato, Attilio Toscano, nella possibilità, poi rivelatasi realistica, di accertare la mia assoluta estraneità alle contestazioni che mi sono state mosse, per più di quattro anni, dalla procura regionale della Corte dei conti”.
    Per i ricorrenti, la natura “privata” di Sicilia e-servizi non era venuta meno né per il fatto che si trattava di una società “in house”, né per il fatto che fosse partecipata (e quindi finanziata) da un ente pubblico come la Regione, né, infine, per il fatto che nel frattempo era stata anche messa in liquidazione.
    Oltre a Crocetta e Ingroia, nell’indagine della Procura della Corte dei conti erano coinvolti gli ex assessori Antonino Bartolotta, Ester Bonafede e Dario Cartabellotta, Nelli Scilabra, Michela Stancheris, Patrizia Valenti e l’avvocato dello Stato Giuseppe Dell’Aira, l’ex ragioniere generale Mariano Pisciotta e Rossana Signorino, dirigente del servizio partecipate. Nel frattempo anche l’inchiesta per peculato si è conclusa con una archiviazione. 

Il Movimento 5 Stelle all’Assemblea Regionale, in conferenza, è intervenuto nel merito della proposta della nuova rete ospedaliera in Sicilia ad opera dell’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza. Cappello, Pasqua e De Luca, componenti 5 Stelle della Commissione Sanità all’Ars, e la capogruppo Valentina Zafarana, affermano: “Si tratta di 19 pagine superficiali in cui sono più i dati che mancano che non quelli che sono stati descritti. È una rete ospedaliera ‘truffa’. Razza si fermi e coinvolga il Parlamento. Così facendo non caverà un ragno dal buco. Quello che contestiamo è il metodo, non c’è alcuna forma di concertazione tra governo e Parlamento. È molto grave che non ci siano numeri dettagliati in riferimento alle realtà locali e territoriali. Questa avidità di numeri è il segno della superficialità con cui Razza ha costruito questo documento. È chiaro che hanno voluto accontentare i territori, piuttosto che soddisfare le esigenze del territorio, ovvero hanno voluto accontentare il direttore sanitario, il primario e il politico di riferimento. Come pretendono che in una settimana noi possiamo essere messi nella condizione di esprimere una parere se la bozza di partenza è così superficiale? O troviamo una quadra su tutto il territorio o non ci saranno margini di recupero su questo argomento”.

L’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, interviene nel merito della obbligatorietà dei vaccini e della nuova mappa della rete ospedaliera in Sicilia. L’assessore Razza afferma: “Ho parlato con la ministro della Salute, Giulia Grillo, e mi ha confermato che non ha mai pensato di togliere i vaccini. E’ un medico. La questione è relativa all’accesso alla scuola e alla possibilità che tutti possano scegliere liberamente. In Sicilia, grazie al grande lavoro dei dirigenti e al monitoraggio, la curva è aumentata e siamo contenti di questo.
Fra qualche giorno, insieme al presidente della Regione, presenteremo il nuovo piano per la rete ospedaliera siciliana. E’ un lavoro di cui siamo orgogliosi e che abbiamo portato a termine nei primi mesi di governo. Abbiamo sanato alcuni processi, completato i percorsi con le università di Palermo, Catania e Messina, e stiamo compiendo tutti gli atti necessari per poter trasmettere il piano alla commissione Sanità dell’Ars e poi al ministero entro la fine dell’estate”.

Il vice presidente dell’Assemblea Regionale, Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 Stelle, annuncia che anche all’Assemblea Regionale sarà proposta la stessa delibera, proposta attualmente al Parlamento nazionale, per abolire i vitalizi anche in Sicilia. Lo stesso Cancelleri afferma: “Dopo la delibera del presidente della Camera, Fico, per sforbiciare i vitalizi, che comporterà un risparmio di 40 milioni di euro, anche in Sicilia agiremo contro i vitalizi che non si basano sul sistema contributivo, cioè quelli relativi al periodo precedente al 2011. Secondo le nostre stime, il risparmio in Sicilia, che è una delle regioni con la maggiore spesa per i vitalizi, ammonterebbe a 9 milioni di euro su 19”.

“Siamo soddisfatti per l’approvazione degli emendamenti al collegato da parte dell’Ars che tutelano i lavoratori dell’albo della formazione professionale e danno una parziale risposta agli ex sportellisti. Si tratta di un altro importante passo in avanti verso il rilancio del settore, attraverso il riconoscimento dei diritti e delle competenze di queste due categorie”. Lo dice Graziamaria Pistorino, segretaria regionale della Flc Cgil Sicilia.
“I lavoratori storici della formazione e gli ex sportellisti – aggiunge – rappresentano una risorsa di professionalità per troppi anni sprecata. Adesso, valorizzata e aggiornata, potrà essere sfruttata a garanzia della qualità dell’offerta formativa e come supporto ai Centri per l’impiego per l’attuazione delle politiche attive del lavoro”.
“Certo, questi due provvedimenti – conclude Pistorino – non risolvono definitivamente il nodo delle vertenze occupazionali, né esauriscono il capitolo del rilancio del settore. C’è ancora molto da fare per garantire tutti i lavoratori e per fare in modo che la formazione professionale e le politiche attive del lavoro siano davvero uno strumento al servizio delle esigenze occupazionali dei cittadini e di quelle produttive del tessuto economico siciliano”.

L’assessorato regionale alla Formazione, retto da Roberto Lagalla, l’assessorato al Lavoro, retto da Mariella Ippolito, ed il Comando dei Carabinieri per la tutela del lavoro, hanno firmato un accordo per garantire legalità e trasparenza nel settore. Si tratta, tecnicamente, di un “Protocollo d’intesa per il coordinato raccordo delle attività ispettive e di vigilanza, concernenti l’applicazione delle disposizioni normative in materia di lavoro, previdenza e assistenza sociale da parte degli organismi formativi”. Il Comando dei Carabinieri renderà a disposizione 16 unità specializzate aggiuntive per un totale di 67 uomini, utili a garantire un efficiente livello di controllo e analisi dell’intero sistema. In tale modo saranno riavviate le attività della formazione professionale siciliana, all’insegna di un rafforzamento delle attività ispettive, di verifica e monitoraggio di tutti gli adempimenti a carico degli enti. L’assessore Lagalla commenta: “Ringrazio sentitamente il comando dei carabinieri che, attraverso una formazione specifica, disporrà ulteriori unità per potenziare le attività di vigilanza. Questo protocollo d’intesa rappresenta una tutela sia per gli allievi che per gli enti stessi e serve a garantire il rispetto delle regole e la massima trasparenza delle procedure”. E l’assessore Mariella Ippolito afferma: “Formazione e lavoro confermano la loro correlazione sociale in questo governo Regionale che tiene a cuore l’inserimento lavorativo di donne e uomini pronti alle nuove sfide del mercato. A monte di questo processo va assicurato il principio di correttezza e legalità, di cui i Carabinieri per la tutela del lavoro sono garanzia certa”.

In manette sono finiti boss ed estorsori già arrestati a gennaio scorso nell’ambito del maxiblitz ‘Montagna’: erano di nuovo liberi per un difetto di motivazione

I Carabinieri del comando provinciale di Agrigento hanno arrestato dieci capimafia delle cosche agrigentine e palermitane e notificato un obbligo di dimora a un undicesimo indagato. L’operazione è stata coordinata dalla Dda di Palermo. In manette sono finiti boss ed estorsori già arrestati a gennaio scorso nell’ambito del maxiblitz ‘Montagna’ e poi scarcerate dal tribunale del Riesame.

I giudici della Libertà, nei mesi scorsi, avevano annullato per difetto di motivazione ben 13 misure cautelari sostenendo che il gip che aveva disposto i provvedimenti si fosse limitato a fare un copia e incolla della richiesta di arresto depositata dai pm Gery Ferrara, Claudio Camilleri e Alessia Sinatra. Una decisione, quella del Riesame, che aveva fatto tornare liberi mafiosi ed estortori. E per mesi vittime e carnefici si sono ritrovati faccia a faccia. La Procura di Palermo ha fatto ricorso contro la decisione del tribunale. La Cassazione, che si sta pronunciando in questi giorni, ha dato ragione ai pm e ha annullato con rinvio già 8 delle 13 scarcerazioni disposte dal Riesame.

 

Dopo il blitz Montagna, rompendo un muro di omertà storico, per la prima volta, decine di commercianti e imprenditori della provincia per anni vittime del racket, hanno iniziato a collaborare con gli inquirenti facendo nomi e cognomi degli esattori del pizzo. Un paradosso accaduto in una provincia che è stata teatro della più grossa operazione antimafia mai fatta nella zona. Cinquantasette arresti, con boss di prima grandezza finiti in cella insieme ad esattori del pizzo, gregari e prestanomi. L’hanno chiamata “operazione Montagna” perché a tappeto sono stati disarticolati i vertici di tutti i clan dell’area montana.

Cosche come quella di Raffadali, Aragona, Sant’Angelo Muxaro e San Biagio Platani, Santo Stefano di Quisquina, Bivona, Alessandria della Rocca, Cammarata e San Giovanni Gemini sono rimaste “orfane” dei loro capi, come Antonino Vizzì e Luigi Pullara, fino alle scarcerazioni disposte dal Riesame. Paradossalmente, invece, è rimasto in carcere Giuseppe Quaranta, ex capomafia di Favara che, dalla fine di gennaio, ha cominciato a collaborare con i magistrati . Le sue dichiarazioni e le ammissioni delle vittime del pizzo sono elementi nuovi usati dalla Procura per gli arresti di oggi.

L’indagine, coordinata dal Procuratore Francesco Lo Voi, racconta di una mafia che parla un linguaggio antico, perpetua organigrammi tradizionali, fa affari con la droga e le estorsioni e si vanta di esistere “fin dalla storia del mondo”. Ma non disdegna business nuovi. Ovunque ci siano fondi pubblici su cui mettere mano i clan accorrono. Dall’inchiesta è emerso, infatti, tra l’altro che il capomafia di Cammarata Calogerino Giambrone avrebbe cercato di infilarsi nella gestione di una coop, la San Francesco di Agrigento, che si occupa di accoglienza di migranti.

Queste le persone arrestate dai carabinieri del comando provinciale di Agrigento: Antonino Vizzì, 63 anni, ritenuto reggente della “famiglia” di Raffadali; Vincenzo Pellitteri, 66 anni, ritenuto reggente della “famiglia” di Chiusa Sclafani; Franco D’Ugo, 52 anni, del clan di Palazzo Adriano; Giovanni Gattuso, 62 anni, ritenuto reggente della “famiglia” di Castronovo di Sicilia; Vincenzo Cipolla, 56 anni, della cosca di San Biagio Platani; Raffaele La Rosa, 59 anni, ritenuto appartenente alla “famiglia” di San Biagio Platani; Raffaele Salvatore Fragapane, 40 anni, ritenuto appartenente alla “famiglia” di Santa Elisabetta; Luigi Pullara, 54 anni, ritenuto esponente di vertice della “famiglia” di Favara; Angelo Di Giovanni, 46 anni, ritenuto appartenente alla “famiglia” di Favara e Giuseppe Vella, 37 anni, della “famiglia” di Favara.

Dopo 57 giorni dall’approvazione dell’ultimo disegno di legge (la finanziaria, varata lo scorso 30 aprile) l’Ars torna a esaminare e una legge, anzi due. Oggi l’aula ha infatti approvato il ddl “Norme per la valorizzazione del patrimonio storico culturale dei siti legati alla Seconda Guerra Mondiale in Sicilia nel 75esimo anniversario dell’Operazione Husky, ed il ddl “Interventi per i soggetti con problemi specifici di apprendimento”. Il primo ha ottenuti 47 voti, il secondo 45.
    Durante la seduta è stata inoltre votata la decisione di considerare “urgente” la trattazione del disegno di legge sui rifiuti, su richiesta di Giampiero Trizzino (M5S). L’aula si riunirà di nuovo domani alle 16.
  

 

E’ stata approvata oggi dall’Assemblea regionale siciliana la nuova legge sugli “interventi a sostegno dei soggetti con disturbi  specifici di apprendimento” a prima firma del presidente della commissione Salute Margherita La Rocca Ruvolo.

“Abbiamo così dato risposte concrete a famiglie e ad associazioni che avevano chiesto di prestare particolare attenzione a un problema che molto spesso si sottovaluta. L’obiettivo  – ha detto Margherita La Rocca Ruvolo illustrando il ddl in aula – è quello di garantire ai dislessici pari opportunità di apprendimento e di successo formativo, rendendo effettivo il loro diritto allo studio e non pregiudicando il loro futuro inserimento sociale e professionale. La legge prevede interventi sia sul piano sociale che scolastico, fornisce risorse specifiche per la scuola e le famiglie creando un apposito capitolo di bilancio. Tutti segnali forti per dare così un sostegno reale a chi, giornalmente, si adopera per contrastare la dislessia”.

“E’ previsto inoltre – ha aggiunto – che la Regione adotti ogni misura necessaria per adeguare i propri servizi sanitari alle problematiche relative alle difficoltà specifiche di apprendimento, fornendo le strutture di neuropsichiatria infantile di appropriati strumenti riabilitativi e di personale qualificato e, in particolare, di neuropsichiatri infantili, psicologi con formazione specifica in valutazione neuropsicologica delle difficoltà di apprendimento, logopedisti, educatori professionali”.

“Altro compito della Regione – ha proseguito la presidente della sesta commissione dell’Ars – sarà quello di predisporre una campagna di screening e monitoraggio su tutto il territorio regionale. L’individuazione delle strutture sanitarie pubbliche e private specializzate accreditate, preposte ad effettuare la diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento e le ulteriori iniziative volte ad assicurare l’identificazione precoce dei soggetti che ne sono affetti, dovrà avvenire applicando il piano socio sanitario regionale. La nuova legge prevede anche l’istituzione di un comitato tecnico-scientifico sui disturbi specifici dell’apprendimento con scopo formativo del personale scolastico dirigente e docente, degli operatori della formazione e degli operatori sociosanitari, e funzione di promozione di screening, oltre che di documentazione, coordinamento e raccordo degli interventi”.