Home / Articoli pubblicati daRedazione Palermo (Pagina 82)

Federconsumatori Sicilia, dopo la drammatica sorte toccata alla bambina di dieci anni di Palermo in seguito ad una “TikTok challenge“, esprime la propria vicinanza alla famiglia della vittima e plaude alla decisione del Garante della Privacy di impedire a TikTok, fino al 15 febbraio, il trattamento dei dati personali dei suoi utenti dall’età non verificata.

Si tratta di un provvedimento sacrosanto – commenta il presidente di Federconsumatori Sicilia Alfio La Rosa – perché, se TikTok avesse verificato che la giovanissima vittima non aveva l’età minima di 13 anni per usare l’app, forse adesso non staremmo parlando di questa tragedia. L’età, quando si usa un social network o un’app per smartphone, è fondamentale: più si è giovani e meno difese si hanno nel mare magnum dei contenuti online potenzialmente pericolosi“.

Federconsumatori Sicilia, nell’approvare il provvedimento del Garante, auspica che esso venga esteso anche alle altre app per smartphone e, in particolar modo, ai videogiochi e ai social network sui quali i più piccoli spendono la maggior parte del tempo e, di conseguenza, sono più esposti ai pericoli.

.

A 53 anni dal terremoto nel Belice, la giunta regionale ha appena deliberato la destinazione di 10 milioni di euro per contribuire a realizzare quelle infrastrutture che le comunità della Valle del Belice attendono da decenni. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, spiega: “Si tratta di uno stanziamento per le popolazioni del Belice che, spero, possa essere seguito da quelli più copiosi da parte del governo di Roma. Alcune comunità ancora oggi devono affrontare le conseguenze dell’evento sismico avvenuto nel 1968. Il nostro impegno per valorizzare quel territorio continuerà e contiamo di trovare, in futuro, ulteriori risorse per realizzare quelle infrastrutture pubbliche che le comunità attendono da molto, troppo tempo. Adesso occorre predisporre, nel dettaglio, il Piano di interventi di riqualificazione urbana in base ai progetti esecutivi disponibili da parte dei Comuni della Valle del Belice. L’obiettivo è realizzare opere che siano coerenti e corrispondenti alle necessità del territorio”.

Il governo regionale deve subito assegnare gli otto milioni di euro promessi alla Crias per ristorare oltre 700 imprese artigiane già in graduatoria nel Fondo Sicilia – Credito Esercizio 2.0. È la richiesta di CNA, Confartigianato, Casartigiani e Claai al governo Musumeci, sollecitando in particolar modo gli assessori regionali alle Attività Produttive, Girolamo Turano, e all’Economia, Gaetano Armao.

Otto milioni di euro infatti, sono stati stanziati con una delibera di giunta a fine novembre dello scorso anno, per consentire alla Crias di finanziare tutte le imprese inserite in graduatoria e risultate “agevolabili”. Una somma che si sarebbe dovuta aggiungere a una prima dotazione iniziale di altrettanti otto milioni subito erogati, ma che non erano bastati a finanziare tutte le domande. A novembre 2020 infatti, il commissario straordinario della Crias, Giovanni Perino, aveva sollecitato l’assessore Turano affinché venissero stanziate ulteriori somme per potere ristorare le 700 imprese aventi diritto ai fondi ma rimaste escluse per mancanza di liquidità. Numero di imprese che in questi mesi è intanto cresciuto.

“Il credito di esercizio 2.0 – affermano i vertici della Organizzazioni datoriali – si è rivelato un valido e snello strumento per ristorare le imprese artigiane. Non capiamo il perché, nonostante sia stato già deliberato un nuovo impegno finanziario, il trasferimento delle somme si debba arenare e centinaia di imprese non potere godere di somme che, in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, diventano di importanza vitale per la sopravvivenza dei nostri artigiani. Chiediamo a gran voce all’assessore Turano di impegnarsi affinché venga attuata questa delibera. E chiediamo anche l’intervento dell’assessore Armao perché storni il prima possibile questi fondi in favore della Crias. Le nostre imprese non possono aspettare i tempi della politica. Il governo regionale deve agire e deve farlo adesso”.

Palermo è a corto di infermieri. E senza una radicale inversione di marcia, la carenza rischia di incidere in maniera pesantissima sui servizi sanitari locali. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Ordine degli Infermieri di Palermo, Nino Amato, che ha chiesto un incontro sul tema all’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza. “Per effetto dei pensionamenti con quota 100 e a causa del numero esiguo di laureati in Infermieristica  – ha aggiunto Amato – la disponibilità di questo personale è oggi estremamente esigua, come testimoniano i dati provinciali.  Oggi più che mai, in piena emergenza pandemica, va affrontato il tema del sostegno a una professione la cui indispensabilità è di palese evidenza”. Per il presidente dell’Ordine degli Infermieri di Palermo, da un lato vanno ampliati i posti all’interno dei corsi di laurea e dall’altro vanno garantite migliori condizioni professionali. “Purtroppo spesso un professionista lascia Palermo per lavorare in altre realtà italiane ed europee – aggiunge Amato – perché qui riceve proposte al ribasso. Gli infermieri sono operatori sanitari di altissima competenza e indiscutibile know – how e il loro lavoro va ricompensato nella misura corretta”. Nino Amato si rivolge al governo regionale “affinché si occupi di una categoria fondamentale come quella infermieristica”. A condividere le preoccupazioni del presidente Amato anche i colleghi degli altri Ordini provinciali siciliani. “Torniamo a chiedere un incontro all’assessore Ruggero Razza – commenta Amato – convinti come siamo che possiamo dare il nostro autorevole contributo nella gestione di una fase complessa come questa e ricordando quanto sia di vitale importanza il ruolo che gli infermieri stanno svolgendo”.

“Uno degli effetti collaterali della pandemia è rappresentato dai rifiuti speciali da Covid-19 e soprattutto dal servizio di raccolta che finora, con pessimi risultati, è stato assegnato alle Asp. E’ sotto gli occhi di tutti che il sistema non funziona, migliaia di siciliani in quarantena sono stati costretti a tenere a casa la propria immondizia anche per tre settimane inondando di richieste d’aiuto gli enti locali. Un vero e proprio cortocircuito istituzionale, visto che a volte le Asp non hanno nemmeno informato i Comuni dell’impossibilità di assicurare il servizio o non hanno trasmesso l’elenco di chi era in quarantena. Chiediamo un incontro al Governo perché inserisca gli operatori tra le priorità del piano vaccinale”. Lo dice Giuseppe Badagliacca del Csa-Cisal che ha inviato una nota al Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, all’assessore regionale all’Ambiente Toto Cordaro e al Dipartimento Rifiuti.

“In questi mesi tanti Comuni hanno denunciato il disservizio – continua Badagliacca – Parliamo di Termini Imerese, Trabia, Caccamo, Montemaggiore Belsito, Sciara, Cerda, Carini ma anche l’Anci regionale per voce del presidente Leoluca Orlando, mentre Trapani ha dovuto emanare un’ordinanza urgente e Messina ha chiesto l’affidamento del servizio visto che risulterebbe gestito da un privato. Un caos gestionale che provoca un’emergenza nell’emergenza: il mancato tracciamento dei positivi ha portato a mischiare rifiuti speciali a rifiuti normali, senza alcun controllo, e registriamo un aumento dei positivi anche fra gli operatori ecologici. Per questo chiediamo un incontro al presidente Musumeci e all’assessore Cordaro, a cui segnaleremo la necessità di assegnare una priorità nelle vaccinazioni proprio agli addetti di questo delicato servizio, così come è indispensabile destinare maggiori risorse per la fornitura dei dispositivi di protezione”.

Tutti sotto choc per il dramma di una bimba di Palermo, di 10 anni che era stata ricoverata in rianimazione all’ospedale “Di Cristina”, nel capoluogo siciliano. Alle 13.30 è stata dichiarata la “morte cerebrale”. I genitori hanno acconsentito all’espianto degli organi, affinché la morte della loro bimba possa aiutare altri bambini.

La bambina è arrivata al pronto soccorso in arresto cardiocircolatorio dovuto a un’asfissia prolungata. I medici sono riusciti a far ripartire il battito, ma la piccola era in condizioni troppo critiche, e dopo tutti i tentativi possibili, la piccola non ce l’ha fatta.

La piccola avrebbe partecipato ad una sfida di tik tok, community frequentata da adolescenti e bambini, e si è legata la cintura di un accappatoio alla gola, finché non ha perso conoscenza. I genitori l’hanno trovata esanime a terra, senza sapere da quanto fosse priva di sensi.

TikTok non ha “riscontrato alcuna evidenza di contenuti che possano aver incoraggiato” alla ‘blackout challenge’. Così un portavoce del social network. “Siamo davanti a un evento tragico e rivolgiamo le nostre più sincere condoglianze e pensieri di vicinanza alla famiglia e agli amici di questa bambina”, dichiara. “La sicurezza della community TikTok è la nostra priorità assoluta, per questo motivo non consentiamo alcun contenuto che incoraggi, promuova o esalti comportamenti che possano risultare dannosi”, aggiunge. E chiarisce: “Utilizziamo diversi strumenti per identificare e rimuovere ogni contenuto che possa violare le nostre policy. Nonostante il nostro dipartimento dedicato alla sicurezza non abbia riscontrato alcuna evidenza di contenuti che possano aver incoraggiato un simile accadimento, continuiamo a monitorare attentamente la piattaforma come parte del nostro continuo impegno per mantenere la nostra community al sicuro. Siamo a disposizione delle autorità competenti per collaborare alle loro indagini”.

I Dott.ri T.O. – figlio di un noto avvocato di Palermo – , G.T. – figlio di un noto avvocato di Marsala – , e R.T. – di Palermo – hanno partecipato alle prove scritte relative all’esame di idoneità per l’esercizio della professione di Avvocato.
Le prove scritte sostenute dai candidati sono state corrette dalla Commissione presso la Corte di Appello di Catanzaro.
Agli elaborati dei tre candidati sono stati attribuiti voti lievemente insufficienti e, conseguentemente, gli stessi non sono stati ammessi alla prova orale dell’esame per l’abilitazione alla professione di avvocato.
Ritenendo illegittima la valutazione espressa nei confronti dei loro elaborati, i tre candidati hanno impugnato – con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia – gli atti della Commissione di Catanzaro.
In particolare, con i ricorsi, è stato sostenuto che gli elaborati dei suddetti concorrenti meritassero un giudizio più che sufficiente ed è stato rilevato come la Commissione per gli Esami di Avvocato presso la Corte d’Appello di Catanzaro, allorquando ha proceduto a determinare e specificare  i criteri di correzione delle prove scritte, non fosse legittimamente composta, mancando i componenti di due delle categorie (segnatamente magistrati e docenti universitari) individuate dalla normativa di riferimento.
A sostegno delle proprie censure, gli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia hanno citato taluni recenti precedenti giurisprudenziali secondo i quali è viziato l’operato delle sottocommissioni di esame che operino in assenza di commissari appartenenti a ciascuna delle categorie professionali indicate dall’art. 47 della legge n. 247/2012 (ossia avvocati, magistrati e professori universitari)
Con il ricorso è stato, altresì, sostenuto che la presenza di commissari appartenenti a tutte le suddette categorie professionali fosse necessaria non solo in sede di correzione degli elaborati ma anche in sede di individuazione e specificazione dei criteri di valutazione.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana – Presidente dottoressa Rossanna De Nictolis, Relatore Prof. Giuseppe Verde – condividendo le censure degli avv.ti Rubino e Impiduglia, con apposite ordinanze, ha disposto la ricorrezione degli elaborati dei suddetti tre candidati con modalità “idonee a garantire l’anonimato (i compiti vanno rimessi in buste chiuse e anonime; e corretti insieme ai compiti di altri candidati diversi, anche essi in buste chiuse e anonime)”.
Per effetto della suddette pronunce del CGA i tre candidati otterranno a breve la rivalutazione dei propri elaborati da parte di una Commissione validamente composta.Ill

“Superata la fase di stallo per i ristori alle imprese che producono fiori recisi in Sicilia. La rimodulazione delle risorse, già fatta in commissione Bilancio all’Ars, consentirà, a giorni, all’assessorato regionale all’Agricoltura di emanare il bando per l’accesso alle risorse stanziate con la legge finanziaria regionale varata durante il lockdown. Queste aziende, che in diverse aree della Sicilia rappresentano una realtà economica e lavorativa di grande rilevanza, hanno subito il cento per cento delle perdite, costrette a produrre i fiori per portarli al macero a causa dello stop ad eventi, cerimonie, funzioni religiose, funerali e ricorrenze ed altro ancora. Giovedì prossimo incontrerò il direttore dell’Assessorato Dario Cartabellotta con i tecnici del settore per seguire da vicino l’iter di stesura del bando affinché, nella predisposizione dello stesso, siano contemplati quei criteri che consentiranno alle aziende che ne hanno diritto di poter beneficiare dei ristori previsti dalla norma regionale. Tutto questo al fine di evitare procedure che si sono già rivelate fallimentari e determinare le condizioni per un rapido ed efficace accesso alle risorse”.

Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana.

I deputati 5 stelle si esprimono pure sull’accordo spalma disavanzo: “Il presidente della Regione, ora che Roma ha salvato la Sicilia dal default, elogia i rapporti corretti col governo nazionale, peccato che non abbia mai perso occasione per polemizzare ferocemente con l’esecutivo Conte”.

“Sul fronte Covid eravamo un’isola felice, ma Razza e Musumeci sono riusciti a rovinare tutto. Se siamo zona rossa e i peggiori d’Italia è colpa delle loro politiche sanitarie fallimentari  e per questo la pagheranno cara soprattutto commercianti e partita iva”.

Lo affermano i deputati 5 stelle della commissione salute dell’Ars, Francesco Cappello, Antonio De Luca , Giorgio Pasqua e Salvo Siragusa.

”Insopportabile – dicono – l’autocelebrazione del governo, in conferenza stampa, delle proprie operazioni, e bastava leggere i feroci commenti  in coda alle parole dell’esecutivo sulla pagina facebook di Musumeci per rendersi conto di quanto ciò fosse fuori luogo. La verità è sotto gli occhi di tutti: siamo gli unici, assieme alla Lombardia, in zona rossa. Se gli ospedali sono al collasso è soprattutto per aver trascurato completamente la medicina del territorio, che invece andava eretta a baluardo all’avanzata del virus, come abbiamo ripetuto, inascoltati, innumerevoli volte”.

“Musumeci – aggiungono  – ha messo la mani avanti chiedendo la zona rossa perché sapeva che sarebbe arrivata. Ma lo ha fatto solo per cercare di scaricare le sue responsabilità su Roma. Ha fatto male, tra l’altro, a chiedere una zona rossa generalizzata, penalizzando così anche centri dove il virus non è fuori controllo come nelle grandi città”

Inaccettabili  per i deputati 5 stelle anche i commenti autocelebrativi per la concessione di Roma della spalmatura del disavanzo in 10 anni.

“Hanno presentato quest’operazione– afferma il capogruppo Giovanni Di Caro – come un enorme successo del governo Musumeci. La verità è che  questa concessione del governo Conte è stata  messa pure notevolmente a rischio dall’esecutivo regionale, che ha  deliberato gli impegni a supporto del via libera di Roma solo in questi giorni e non entro marzo come doveva fare, adducendo come scusa dell’enorme ritardo lo scoppio della pandemia”.

“Ora che Roma ha salvato la Sicilia dalla bancarotta – conclude Di Caro – Musumeci sottolinea la correttezza dei rapporti istituzionali col governo Conte, peccato che fino a ieri non abbia mai perso occasione per polemizzargli ferocemente contro”.

Da oggi Selima Giorgia Giuliano è la nuova Soprintendente per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo, con designazione del Dirigente Generale del Dipartimento dei Beni Culturali, Sergio Alessandro, cui compete la nomina.

Attualmente a capo del Centro Regionale del Catalogo e della Documentazione, che dirige sin dalla fine degli anni ’90, Selima Giuliano annovera tra gli incarichi ricoperti, quello di responsabile della Sezione per la tutela e la valorizzazione dei beni demo-etno-antropologici della Soprintendenza di Ragusa e successivamente, fino al 2016, di responsabile delle strutture produttive e di archeologia industriale della Soprintendenza di Palermo.

Dal suo impegno costante nella tutela del patrimonio culturale, anche come affermazione del concetto di legalità, nascono le ragioni della dichiarazione di interesse culturale del Casolare dove è stato ucciso Peppino Impastato, della Casa Memoria Pino Puglisi e dell’Albero Falcone, luoghi simbolo di valori fondamentali per l’intera comunità.

Sempre attenta alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio regionale, Selima Giuliano si è attivata nella promozione e realizzazione di progetti di valorizzazione dell’heritage siciliano portando avanti iniziative di grande valore quali, durante la scorsa estate, il procedimento per la  dichiarazione di interesse culturale del brand “Targa Florio”, attività svolta in sinergia con la Soprintendenza dei Beni Culturali di Palermo.

Sul fronte della Catalogazione, suo il progetto a carattere regionale “I Luoghi della Cultura”, che per la prima volta prevede l’utilizzo del sistema catalografico nazionale, consentendo la massima visibilità e conoscenza del patrimonio culturale siciliano.

La dottoressa Giuliano ha seguito, inoltre, i lavori di restauro del Villino Favaloro, individuato quale sede del Museo regionale della fotografia e, di recente, ha ricevuto un encomio da parte del Dirigente Generale del Dipartimento Beni Culturali, Sergio Alessandro, per la “professionalità, dedizione e passione, in una situazione sociale così straordinaria da non avere precedenti” con cui ha realizzato, nei locali di un bene confiscato alla mafia, l’Info-Point dei Beni Culturali Siciliani, inaugurato nei giorni scorsi a Palermo dall’assessore Alberto Samonà, quale prestigioso punto di comunicazione aperto al pubblico per valorizzare la ricchezza del patrimonio culturale siciliano.

Selima Giuliano, 48 anni, è la più giovane tra i dirigenti della Regione Siciliana. Succede nel ruolo di Soprintendente a Lina Bellanca, andata in pensione lo scorso 31 dicembre.