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Questi i casi di coronavirus riscontrati nelle varie province dell’Isola, aggiornati alle ore 15 di oggi, così come segnalati dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale.
Questa la divisione degli attuali positivi nelle varie province:

Agrigento, 38 (0 ricoverati, 102 guariti e 1 deceduto);
Caltanissetta, 18 (3, 144, 11);
Catania, 608 (29, 365, 98);
Enna, 67 (5, 325, 29);
Messina, 286 (29, 221, 57);
Palermo, 341 (24, 201, 34);
Ragusa, 28 (0, 62, 7);
Siracusa, 30 (3, 189, 29);
Trapani, 14 (0, 120, 5).
Il prossimo aggiornamento avverrà domani.

Premesso che più della metà dei lavoratori siciliani posti in cassa integrazione in deroga ancora non ha ricevuto alcuna indennità dopo tre mesi di fermo produttivo, da lunedì prossimo circa la metà dell’intera platea di 130mila soggetti corre il rischio di restare senza alcuna forma di reddito fino al prossimo mese di settembre”.

Lo denuncia Antonino Alessi, presidente dei Consulenti del lavoro di Palermo, che spiega: “La Cig in deroga finanziata dal ‘Cura Italia’ ha coperto un primo periodo di nove settimane, per alcuni da febbraio a fine aprile; ma il successivo periodo di cinque settimane previsto dal Dl ‘Rilancio’, che deve ancora essere richiesto dalle imprese all’Inps, coprirebbe comunque fino a fine maggio. Il prossimo periodo di Cig in deroga di quattro settimane previsto dal governo, per la maggior parte dei settori, potrà essere fruito solo tra settembre e ottobre, sempre che sarà trovata la copertura finanziaria. Da lunedì prossimo 1 giugno, quindi, e per tutta la durata dell’estate ci sarà un ‘buco’ non coperto da alcuna indennità”.

“Questo significa – osserva Alessi – che tutte le piccole attività economiche più colpite dalle misure di protezione sanitaria e per le quali la ripartenza sarà molto più lenta – dai bar e ristoranti al commercio non alimentare fino agli artigiani – bene che vada potranno reimmettere in servizio non oltre il 50% della propria forza lavoro. Ma non potendo ancora licenziare (percorso che consentirebbe ai soggetti coinvolti di usufruire della Naspi), tali imprese saranno costrette a mantenere in organico questo personale in esubero, però a casa e senza retribuzione”.

“Infatti, queste aziende – sottolinea Antonino Alessi – , che già hanno pagato il salatissimo conto economico del ‘lockdown’ e si sono indebitate – almeno quelle che ci sono riuscite – solo per potere fare fronte a bollette, affitti, precedenti forniture e le scadenze di giugno, non potranno permettersi anche di pagare a vuoto il resto dei lavoratori mantenuti a casa e non potranno fare altro che porli in permesso non retribuito o dichiararli assenti, con il rischio di dovere pure sostenere l’onere contributivo”.

“Di conseguenza – analizza il presidente dei Consulenti del lavoro di Palermo – se in fase di conversione in legge del Dl ‘Rilancio’ non sarà inserito un ulteriore periodo di tre mesi di cassa integrazione in deroga, o comunque uno strumento di protezione sociale ed imprenditoriale, per il periodo fra giugno e settembre, in Sicilia decine di migliaia di lavoratori quest’estate non avranno accesso ad alcuna forma di reddito”.

“Le correzioni necessarie sono tante – aggiunge Alessi – . Una soluzione ci sarebbe, ed è la prevista ‘sovvenzione per il pagamento dei salari’ pari all’80% della retribuzione mensile lorda. Ma il Dl ‘Rilancio’ delega la gestione della misura alle Regioni. Con i tempi che abbiamo visto, per il carico di lavoro e la dislocazione degli operatori in smartworking, l’aiuto potrebbe arrivare verosimilmente a marzo 2021, per i fortunati imprenditori che potranno resistere finanziariamente fino ad allora. Ci vorrebbe invece un meccanismo automatico. Così come – conclude il presidente dei Consulenti del lavoro di Palermo – il testo del decreto, lungi dal semplificare, ridurre i tempi e rendere automatica la proroga della Cig in deroga, ripete, aggravandolo, l’errore di procedura del ‘Cura Italia’: le aziende che dovranno adesso chiedere la proroga saranno tenute nuovamente ad allegare l’informativa ai sindacati, che però doveva essere inviata entro tre giorni dalla ‘comunicazione preventiva’. Ma come si fa a comunicare preventivamente ai sindacati un periodo di cassa integrazione che è già avvenuto? Aiutateci ad aiutare”.

“Il tentativo di sanatoria edilizia dell’era Musumeci sarà un ulteriore scempio per i centri storici siciliani. Abbiamo il dovere di fermare questa maxi speculazione edilizia ancor prima che il Governo nazionale impugni la norma, qualora venga approvata. Del resto ho io stessa depositato un emendamento che cancellando la scellerata norma sui centri storici introdotta nel 2019 e già all’esame della Consulta, sbloccherebbe la contrapposizione fra organi istituzionali e ci consentirebbe di raggiungere l’obiettivo di una nuova pianificazione ragionata dei nostri centri storici”.
A dichiararlo è la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Stefania Campo che, torna a ribadire il no del Movimento 5 Stelle alla sanatoria edilizia proposta dal governo musumeci. “La sanatoria – spiega Campo – creerebbe ancora maggiore spopolamento e abbandono dei centri storici. Servono invece norme utili a favorire la rigenerazione e il recupero urbano, sui borghi rurali, sul riutilizzo dei grandi immobili pubblici e privati ricadenti nel cuore delle nostre città, sull’auto-recupero degli immobili non di pregio, sul sostegno alle cooperative di quartiere e su decine di altre innovative, e ragionevoli, forme di moderna urbanizzazione. A tal proposito, per superare lo stallo creatosi in merito alla modifica della legge sul recupero del patrimonio edilizio dei centri storici, che vede contrapposto il Consiglio dei ministri all’Assemblea regionale siciliana e oggi ancora al giudizio della Corte Costituzionale, ho presentato un emendamento al ddl in materia di edilizia attualmente all’esame della commissione quarta al fine di modificare la norma impugnata, dal momento che, come si legge nell’impugnativa, la stessa “si pone in contrasto con le norme del Codice dei Beni culturali e del paesaggio che sanciscono la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione e che riservano alla competenza esclusiva dello Stato la materia dei beni culturali”.
“In questa prospettiva, aggiungo, abbiamo presentato anche un ulteriore ddl, denominato ‘cooperative di rigenerazione urbana’ che va, anch’esso, nella direzione di una riqualificazione ordinata, articolata e omogenea, grazie ai principi dell’autorecupero associato. Questo ddl che prevede contributi concessi in annualità costanti attraverso mutui agevolati per immobili ubicati nei centri storici di cui si abbia la piena proprietà sommato ad esempio al bonus del 110 per cento sulle ristrutturazioni messo in campo dal governo nazionale, sarà una boccata d’ossigeno per il recupero degli immobili di pregio” – conclude Campo.

“Dopo le miserie che l’inchiesta palermitana sulla sanità ci ha regalato nei giorni scorsi, nessuna furbizia politica è più tollerabile.
I commissariamenti in atto nelle Aziende sanitarie vanno risolti nominando, secondo procedure trasparenti, direttori e dirigenti. Sostituire un commissario con un altro, come si pensa di fare con la ASL di Agrigento, magari sperando di trarne utilità in vista delle future amministrative, è inaccettabile.”
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava.
Ma il presidente Fava, più volte invitato ad intervenire sulle scempio sanitario avvenuto all’Asp di Siracusa, vedi la morte del Direttore del Parco Archeologico Calogero Rizzuto sulla quale si sono interessati i media nazionali, continua a non intervenire e a stare zitto.
Forse per Claudio Fava tutto ciò che è accaduto e denunciato a Siracusa rientra nella normalità.

Il Comune di Palermo impiegherà i percettori del reddito di cittadinanza in attività utili alla collettività. I Puc (Progetti utili alla collettività) erano stati già definiti a febbraio ma sono stati bloccati dal Ministero del Lavoro per l’emergenza coronavirus.Palermo si prevede di coinvolgere circa 12.500 persone, che provengono da famiglie beneficiarie del reddito di cittadinanza (che in totale sono 27.000).

Saranno impiegati per un tempo che va dalle 8 alle 16 ore settimanali in:
– gestione mercatini
– gestione musei e spazi culturali
– gestione aree verdi
– gestione spiagge
– interventi straordinari di pulizia “leggera” di alcune aree della città.

Lo afferma il deputato regionale l’On. Carmelo Pullara capogruppo Popolari e Autonomisti all’Ars che ha incontrato, per discuterne, una delegazione del Movimento Partite Iva Italiane Unite.

“In questo particolare momento di necessario rilancio e sostegno -dichiara Pullara – è quanto mai necessario venire incontro ai titolari di bar, pub, ristoranti, gelaterie ed esercizi commerciali similari dando loro la possibilità di estendere, gratuitamente, l’attività di ristorazione su piazze e marciapiedi, favorendo un importante settore commerciale della nostra regione che oggi si trova in grande difficoltà.

In questi giorni ho incontrato -aggiunge Pullara- la Responsabile Regionale del Movimento Partite IVA Italiane Unite, Cristina Puglisi Rossitto in compagnia del coordinatore del comune di Licata Elia Di Prima e stabilendo un percorso di collaborazione sul “fare”, mi hanno sollecitato a farmi portavoce chiedendo al Presidente della Regione, nonché al competente Assessore Regionale alle attività produttive, di proporre all’ANCI, in rappresentanza dei Comuni Siciliani, oltre che l’immediata estensione del suolo pubblico da concedere alle attività commerciali, Ristoranti, Bar, Pizzerie, Gelaterie etc. anche l’anticipazione della ZTL al 1 Giugno per favorire il rilancio del settore.

Rendere disponibili i luoghi pubblici, le piazze, i marciapiedi, le strade e i vicoli, dove poter sistemare tavolini e sedie, estendendo così la superficie commerciale concessa, aiuterà gli esercizi di ristorazione nel rigoroso rispetto delle misure di distanziamento sociale e a non chiudere e a mantenere la propria quota di clienti per il maggior numero di posti a sedere.

La sicurezza pubblica -aggiunge Pullara- rimane sempre la massima priorità, ma la misura sosterrebbe e aiuterebbe gli esercizi di ristorazione a lavorare e a conservare posti di lavoro e mantenere vive le piazze e le strade di numerosi centri storici siciliani, spingendo i cittadini a riprendere la consuetudine dei consumi al ristorante o nei bar.

Si tratta di provvedimenti -conclude Pullara- che, unitamente alla sospensione del canone per l’occupazione di spazi e di aree pubbliche e alla deroga di limiti per le dimensioni dei plateatici darebbero ossigeno a migliaia di lavoratori e piccoli imprenditori siciliani.

Sono certo che i tre attori cui chiedo di interessarsi ed adoperarsi, porgendo le idee che provengono da sinergie, Presidente della Regione, Assessore Regionale alle attività produttive, ANCI, non avranno difficoltà a trovare il necessario raccordo per andare incontro alle necessità di un comparto che richiede rilancio e sostegno. Questa è la politica del fare con l’attenzione al territorio nel segno di un regionalismo maturo e fattivo non assistenzialistico, che può trovare sinergie con i movimenti che mettono a base temi specifici e concreti di categorie produttive.”

“Ci auguriamo che il governo Musumeci, finalmente, si ricordi di stabilizzare i catalogatori regionali: quasi 400 unità di personale, tutti lavoratori altamente specializzati, selezionati con procedura concorsuale e in attesa di transitare nei ruoli dell’assessorato regionale dei Beni culturali, settore nel quale già lavorano. Anzi, sarebbe il caso di dire che i Beni culturali si reggono su queste persone”.

Lo chiede la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Roberta Schillaci. “Si attende ancora di applicare la legge regionale 24/2007 – ricorda Schillaci – che prevede proprio la stabilizzazione di questo personale addetto alla catalogazione. La condizione richiesta dalla legge, ovvero che si verifichino le condizioni formalizzate dal piano triennale del fabbisogno del personale, è stata soddisfatta in seguito alla delibera di giunta 361/2019. Anche l’attività di catalogazione è stata definita strategica nel 2018 con nota del dipartimento dei Beni culturali. C’è da ricordare che assumendo direttamente questo personale la Regione risparmierebbe quasi 1,4 mln € ogni anno. Non dovrebbero quindi esserci più scuse per dare finalmente una svolta conclusiva alla vicenda di questi lavoratori, che attendono risposte da 13 anni”, conclude la deputata, che si rivolge anche al nuovo assessore ai Beni culturali affinché “intervenga con i necessari provvedimenti senza perdere altro tempo, dimostrando che veramente tra i suoi intendimenti c’è quello di proseguire l’opera avviata dal compianto Tusa, come ha dichiarato”.

Rubavano di tutto, cavi di rete, batterie, autovetture e rame.

Una lunga e complessa indagine che ha portato alla individuazione di una banda che da anni era riuscita a provocare un forte allarme sociale.

In carcere 8 persone, 3 agli arresti domiciliari e 4 obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

L’associazione criminale aveva due basi operative, una a Partinico e l’altra a Camporeale, in provincia di Palermo. Il bacino di “utenza” le province di Agrigento, Trapani e Palermo.

Nel corso delle indagini è emerso anche che uno degli arrestati dovrà rispondere del reato di atti sessuali con minore. Di fatto accompagnava a casa del proprio figlio, posto agli arresti domiciliari, una giovanissima 14enne per consumare rapporti sessuali.

L’assessorato regionale alla Salute, punta a riaprire «in sicurezza» ambulatori e ospedali ai pazienti oggetto di patologie non covid. È stata inviata alle strutture sanitarie una circolare firmata dall’assessore Razza e dai dirigenti generali dei dipartimenti Pianificazione strategica, Mario La Rocca, e Attività sanitarie, Maria Letizia Di Liberti.

Una ripresa monitorata e le eventuali rimodulazioni in corso dipenderanno anche dall’impatto delle misure e dall’andamento della curva epidemiologica.

Ovviamente, sono state tracciate procedure ben precise per innalzare i contagi.

Ecco alcune delle indicazioni. Potranno ripartire da domani negli ospedali e nelle Asp le prestazioni ambulatoriali, visite ed esami, con prescrizione medica contrassegnata con la
lettera D (differibile). Per le prescrizioni P (programmabili) si dovrà aspettare per altre cinque settimane tranne che le aziende sanitarie riescano ad erogarle prime nel rispetto
dei protocolli. Si dovrà dare precedenza ai pazienti con malattie croniche o rare e si chiede di rinviare di un mese gli interventi chirurgici ambulatoriali differibili.

Si potrà accedere in struttura solo 15 minuti prima dell’appuntamento per ridurre le persone in attesa. Paziente ed eventuale accompagnatore devono indossare sempre
la mascherina e dovranno sottoporsi a specifiche verifiche. Il giorno prima i pazienti dovranno essere chiamati per un triage telefonico anche su eventuali sintomi Covid.

I pazienti fragili dovranno accedere ad ambienti dedicati per evitare contatti con altri malati. Si dovranno sempre effettuare adeguate sanificazioni tra un paziente e l’altro. Le
aziende sanitarie potranno anche sperimentare visite ed esami serali.

Chi arriva al pronto soccorso deve essere accolto dal personale fornito da dispositivi di sicurezza adeguati e deve indossare la mascherina e disinfettare le mani prima di
entrare nel pre-triage attivato per intercettare eventuali pazienti Covid. Nei casi non sospetti si può accedere al triage del pronto soccorso mentre chi è sospetto dovrà seguire
uno speciale percorso dedicato e deve sempre essere considerato positivo anche se non ancora accertato. Il
paziente in attesa dell’esito di test e tamponi aspetterà nelle «aree grigie» di isolamento.

I ricoveri devono avvenire rispettando i protocolli di sicurezza, distanziamento, sanificazione e aerazione degli ambienti. Sarà consentito l’accesso ad un solo visitatore alternato per paziente al giorno con mantenimento di adeguati dispositivi di protezione, distanze e tempi limitati. Ai visitatori che dovranno sempre indossare la mascherina
chirurgica sarà controllata la temperatura e verificati eventuali sintomi.

“A ventotto anni dall’eccidio di Capaci è sempre viva la figura di Giovanni Falcone. Da magistrato scrupoloso qual era, Falcone con la sua attività d’indagine riuscì a far condannare, finanche in Cassazione, i boss di cosa nostra”. Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana “Del giudice Falcone – continua Lo Curto – ricordo anche lo spirito riformatore che contrassegnò la sua attività al servizio del ministero della Giustizia: fu infatti l’ispiratore delle misure adottate nel 1991 sulla carcerazione cautelare aggravata, sull’ausilio dei collaboratori di giustizia e sulla istituzione della Procura nazionale antimafia. Sono convinta – aggiunge Lo Curto – che un uomo vive ancora se continua a darci una guida nella nostra opera quotidiana: Giovanni Falcone ci ha insegnato che la pratica della legalità e della trasparenza non deve essere un’arida osservanza delle leggi, ma un fatto culturale che appartiene per essere liberi e progredire”.