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Quattro deputati dell’Ars non ricevono più il vitalizio, grazie a regole in vigore dal 2012. Per gli altri – compresi vedove e figli dei parlamentari degli anni ’50 – vorrebbero cambiare le cose in maniera retroattiva. Ma c’è chi avverte: «La legge verrebbe impugnata»

«Da deputato regionale ho maturato 380 euro di pensione mensile, ma io nella vita ho sempre fatto altro e vivo di altro. È giusto così». Vincenzo Fontana, medico primario all’ospedale di Agrigento, è uno dei quattro ex deputati che vive già quello che il Movimento 5 stelle propone di applicare per tutti i parlamentari regionali in maniera retroattivatrasformare il vitalizio in pensione calcolata interamente col sistema contributivo. Quello, cioè, che normalmente avviene per tutti i cittadini. E che dal 2012 – col nuovo regolamento introdotto – vale pure per gli ex deputati dell’Assemblea regionale siciliana che abbiano compiuto 65 anni. Ma solo per quelli che hanno svolto l’attività successivamente al 2012. Per tutti gli altri il vitalizio non si tocca. 

Così i primi a ricevere la pensione sulla base dei reali contributi versati sonoquattro deputati che hanno svolto un solo mandato (nell’ultima legislatura) e non sono stati rieletti: oltre a Fontana, ci sono l’insegnante Marika Cirone (Pd) e l’ex questore di Gela Antonio Malafarina (Megafono), fedelissimo di Rosario Crocetta. Il quarto è proprio il governatore uscente. Per loro l’Ars spende 2.832 euro al mese. In media poco più di 600 euro ciascuno. Non certo numeri da casta. Un trattamento persino più stringente di quello che i cinquestelle vorrebbero applicare. Nella proposta di legge presentata all’ufficio di presidenza – e che ha scatenato un vespaio di polemiche e di accuse di populismo da parte della maggioranza – è previsto un tetto minimo di 660 euro. «Io – spiega Marika Cirone – sono un’insegnante in pensione, ho sempre vissuto del mio lavoro. E reputo sacrosanto rimodulare il vecchio regime, ma va fatto con serietà, i diritti acquisiti non si cambiano in maniera retroattiva, perché il provvedimento verrebbe sicuramente impugnato».

Al momento l’Ars paga ogni mese 761mila euro per garantire 158 vitalizi ad altrettanti ex deputati. A cui si aggiungono altri 165mila euro per 30 deputati che rientrano in un sistema misto, detto pro-rata: retributivo per gli anni svolti prima del 2012, e contributivo per gli anni successivi. Ci sono poi i 129 assegni di reversibilità, la cui spesa mensile ammonta a 588mila euro: vitalizi che, una volta morto il deputato beneficiario, sono passati non solo alle vedove, ma anche, in quattro casi, ai figli. Tre di questi sono figli di deputati – Ignazio Adamo, Giuseppe Alessi e Natale Cacciola – che sono stati parlamentari nella prima legislatura, tra il 1947 e il 1951. Il quarto è il figlio di Luigi Carollo, deputato comunista tra gli anni ’60 e ’70. Nella proposta dei cinquestelle anche questi assegni andrebbero rivisti interamente sulla base dei contributi versati e ulteriormente ridotti al 60 per cento dell’importo della pensione che spetterebbe al deputato, qualora fosse in vita. Inoltre la reversibilità non potrebbe più scattare per altri parenti al di fuori del coniuge. Calcoli tuttavia difficili da fare, considerato che all’Ars non ci sarebbe traccia di documenti attestanti la storia contributiva dei deputati negli anni precedenti al 1980. 

La proposta di legge è stata depositata all’ufficio di presidenza dell’Ars, composto da undici consiglieri. Per essere approvata necessita della maggioranza di sei: tre voti, quelli dei cinquestelle, sono certi. Ma i pentastellati sperano nell’appoggio del membro del Pd, il ragusano Emanuele Dipasquale, ma anche di due membri della maggioranza: Giorgio Assenza e Gaetano Galvagno. Il primo, deputato del movimento del presidente Musumeci DiventeràBellissima, il secondo di Fratelli d’Italia. «Giorgia Meloni ha sempre ribadito la volontà di tagliare i vitalizi – ragionano nel gruppo del M5s – mentre la Lega, (che ormai ha più di un flirt con Musumecindr) voterà con noi a Roma la proposta che ha presentato il presidente della Camera, Fico. Sarebbe difficile per Assenza e Galvagno spiegare una posizione diversa». 

Forte resta tuttavia il rischio di un’impugnativa alla Corte Costituzionale, perché si andrebbe a toccare un diritto acquisito in maniera retroattiva. Timore che è anche uno dei fattori per cui la proposta presentata dal Pd a livello nazionale nella scorsa legislatura (molto simile a quella del Movimento 5 stelle a Palermo), dopo aver ricevuto l’approvazione da parte della Camera, non è mai stata calendarizzata al Senato. 

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini
Sbarco ieri da nave militare irlandese. Domani ministro al Colle

Dopo aver fermato le navi delle Ong, giovedì porterò al tavolo europeo di Innsbruck la richiesta italiana di bloccare l’arrivo nei porti italiani delle navi delle missioni internazionali attualmente presenti nel Mediterraneo. Purtroppo i governi italiani degli ultimi 5 anni avevano sottoscritto accordi (in cambio di cosa?) perché tutte queste navi scaricassero gli immigrati in Italia, col nostro governo la musica è cambiata e cambierà”. Lo dice il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini che giovedì sarà al primo vertice dei ministri degli interni Ue nel corso del semestre a presidenza austriaca. Ieri sera sono sbarcati a Messina 106 profughi raccolti dalla nave militare irlandese Samuel Becket.
    Il soccorso sarebbe avvenuto in zona Sar libica fra il 4 e il 5 luglio. Il pattugliatore aveva chiesto al Viminale il permesso di sbarcare e ha ricevuto l’indicazione di Messina. Domani Salvini incontrerà il Presidente della Repubblica e il tema migranti probabilmente sarà affrontato in vista degli appuntamenti Ue.
   

Premesso che la Società “General Mining Research Italy srl” di Perugia, ai fini di assoggettabilità a VIA ai sensi dell’art. 20 del D.Lgs 152/06, ha presentato a codesto Assessorato una richiesta di “Permesso di ricerca per Sali potassici e alcalini” denominato “Eraclea” che interessa il territorio del Comune di Ribera e di Cattolica Eraclea in prov. di Agrigento; che nel programma delle indagini, ricavabile dalla “sintesi non tecnica” dello studio preliminare ambientale, é prevista la “realizzazione di n* 1 o 2 perforazioni di ricerca” che al contrario di quanto si afferma nello studio preliminare, rappresentano una metodologia di ricerca alquanto invasiva;che l’area interessata dalla richiesta del permesso di ricerca si presenta, a giudizio di autorevoli geologi e studiosi, come un delicatissimo equilibrio suolo-sottosuolo che ha preservato nel tempo i giacimenti salini da fenomeni di erosione e subsidenze dovuti alla infiltrazione di acque superficiali e sotterranee;che la porzione di territorio interessato dalle ricerche è ricompreso all’interno della pianura alluvionale del fiume Platani caratterizzata, come è stato sottolineato dai tecnici del Comune di Cattolica Eraclea, “da un sistema acquifero complesso che si sviluppa su vari livelli ed é caratterizzato da più corpi idrici sovrapposti ma separati idraulicamente da livelli argillosi impermeabili interposti. Nello specifico trattasi di falde acquifere superficiali, caratterizzate da elevata salinità per la loro interconnessione con l’alveo del fiume Platani (dove scorrono acque salate) e falde acquifere profonde, alimentate dalle acque meteoriche che dagli affioramenti rocciosi posti ai margini della pianura alluvionale.”;che proprio a causa di questo complesso sistema, in esito alle trivellazioni, potrebbe risultare compromesso questo delicato equilibrio idrogeologico delle falde rischiando di “mettere in collegamento gli acquiferi superficiali caratterizzati da livelli molto elevati di salinità, con quelli profondi meno salati ed utilizzati o utilizzabili per attività umane, agricole e pastorizie e per le produzioni pregiate (aranceti, vigneti, uliveti pescheti, ecc) che insistono in quel territorio;che, inoltre, l’area su cui insisterebbero le attività di trivellazione è interessata da un regime vincolistico diversificato per la valenza paesaggistica, naturalistica ed ambientale;che, in particolare, ricadono su quel territorio: 

1) vincolo idrogeologico della Regione ex R.D. n.3267 30/12/1923 e R.D. n.1126 16/5/1926-
2) Norme di salvaguardia del Piano Paesaggistico provinciale con tutela di livello 2 e 3, che fa divieto di effettuare trivellazioni, asportare rocce, minerali e reperti di qualsiasi natura, effettuare movimenti terra che trasformino i caratteri morfologici e paesaggistici;
3) vincolo forestale su alcune aree interessate, ai sensi del D.lgs. 227/01 a causa di “corridoi ecologici di importanza naturalistica ed ecosistemica la cui salvaguardia permette la conservazione degli habitat e delle specie presenti”;
4) vincolo paesaggistico ai sensi del Codice dei BBCC ex art. 142 del D.lgs. 42/2004 a garanzia della fascia di rispetto di 150 m. del fiume Platani e dei suoi affluenti;
5) vincolo idrogeologico derivante dal Piano per l’Assetto idrogeologico (PAI) con pericolosità 2 e quindi non idoneo ad accogliere siti di estrazione mineraria;
6) estrema prossimità alle riserve naturali ed all’area S.I.C. “Foce del Fiume Platani, foce del fiume Magazzolo, Capo Bianco, Torre Salsa” che costituiscono un’area protetta di rilevante importanza e dell’Oasi naturalistica individuata nel lago artificiale denominato “Gorgo” che oggi è diventato un luogo di svernamento e stazionamento di diverse specie di volatili, ubicato nel limitrofo territorio del Comune di Montallegro;

-che, inoltre, le previsioni del nuovo PRG del comune di Cattolica E. in fase di approvazione dal CRU, proprio nell’area interessata dalle ricerche ha previsto l’allocazione di alcune attività turistiche-ricettive, commerciali e residenziali che in modo compatibile con le caratteristiche dei luoghi, possono creare sviluppo e dare lavoro;

-che la zona suddetta è interessata, altresì, da colture intensive di alta qualità tra le quali spiccano per importanza economica e commerciale l’Arancia di Ribera, vigneti ed uliveti che rientrano nella DOP (denominazione di origine protetta) e nella IGP (indicazione geografica protetta);

– che il territorio di Cattolica nella zona a monte é stato già interessato da attività estrattive minerarie oggi abbandonate a causa di fenomeni di crollo, subsidenze e frane che ne hanno compromesso lo sfruttamento;
– Che, in ogni caso, viste le dimensioni del giacimento di sali che si presume esista in quel territorio, sarebbe opportuno, eventualmente, svolgere attività di ricerca in altre località distanti e tali da non interferire con le vocazioni culturali, turistiche e produttive della zona;
– Che i consigli comunali dei comuni interessati hanno preso decisamente una posizione contraria, evidenziando i rischi ambientali, paesaggistici, idrogeologici e turistici, che tali attività di ricerca comporterebbero anche in considerazione della prossimità della zona individuata con l’area archeologica di Eraclea Minoa ed il suo litorale;
– Che altrettanto hanno fatto le associazioni ambientaliste ed alcune associazioni culturali oltre a rappresentanti politici ed istituzionali;

Si interroga la S.V. per sapere:
-se é a conoscenza di quanto sopra riportato;
-se non ritenga di dovere approfondire l’argomento per prendere conoscenza diretta del problema;
-se non ritenga di convenire con le istituzioni interessate e i rappresentanti delle associazioni di negare il permesso di ricerca richiesto dalla Società “General Mining Research Italy srl” di Perugia.

 

L’esponente della giunta Musumeci nega di essere mai stato a conoscenza della grana giudiziaria – «vengo a saperlo adesso da lei» – ma il caso due anni fa è finito sulle prime pagine dei giornali. Da alcuni mesi l’ex esponente Udc, che a novembre ha fallito l’elezione, è nel gabinetto assessoriale

Da impresentabile a segretario particolare dell’assessore Turano. È il destino di Gaetano Cani, 59enne di Canicattì che a novembre ha mancato l’elezione all’Ars, finendo terzo nella lista dell’Udc in provincia di Agrigento – dietro l’unica eletta Margherita La Rocca Ruvolo e Salvatore Iacolino – nonostante i 4220 voti presi. Di professione docente, per Cani si sarebbe trattato di una riconferma dopo i tre anni da deputato regionale iniziati, a giugno 2015, con l’ingresso a sala d’Ercole in sostituzione di Calogero Firetto, dimessosi dopo l’elezione a sindaco di Agrigento. 

Per il 59enne, però, l’esperienza con i palazzi palermitani è stata rimandata di una manciata di mesi. Dopo avere trascorso l’autunno nella lista dei cosiddetti impresentabili redatta dal Movimento 5 stelle, a metà febbraio l’assessore alle Attività produttive del governo Musumeci, Mimmo Turano, ha chiamato Cani come componente del proprio staff di gabinetto. Collaborazione che, partita il 20 febbraio, dovrebbe concludersi a fine agosto e che è stata formalizzata a marzo con un decreto assessoriale a cui si allegava il contratto e la retribuzione legata all’inquadramento dei funzionari di livello D1 e relativo esclusivamente al compenso accessorio onnicomprensivo pari a 15.500 euro annuali. Il provvedimento, tuttavia, è stato rivisto nei mesi successi e superato a maggio da un nuovo decreto, sempre a firma di Turano, in cui vengono citate alcune criticità individuate dalla Ragioneria centrale delle Attività produttive.

Ciò che è certo, però, è che Cani è al momento sotto processo con la pesante accusa di estorsione nei confronti di alcuni docenti dell’istituto paritario Maria Rotolo di Menfi. Il procedimento, iniziato la scorsa estate, è ancora in primo grado. Per i magistrati Cani avrebbe chiesto agli insegnanti di lavorare gratuitamente in cambio del punteggio in graduatoria, ponendo come condizione la firma delle dimissioni in bianco. Una vicenda che, già lo scorso anno, aveva fatto abbondantemente discutere, ma di cui Turano nega di essere stato a conoscenza. «Lei è il primo che mi avvisa di questa cosa, la prossima settimana lo incontrerò e mi farò spiegare la vicenda – dichiara l’assessore centrista a MeridioNews -. Mi assumo sempre le responsabilità delle cose che faccio, ma prima voglio documentarmi per bene». L’esponente del governo Musumeci spiega i motivi della scelta di Cani come collaboratore. «Un ex deputato, che non è stato rieletto, ma ha avuto un buon consenso ritengo sia una scelta valida», continua Turano. Per poi sottolineare che «se uno può fare il deputato, allora può fare il mio collaboratore».

Raggiunto telefonicamente, il diretto interessato prova a smorzare i toni. «Il processo è legato a una storia vecchia, che risale a un decennio fa (l’inchiesta però è stata chiusa nel 2016, ndr) e sappiamo che la giustizia italiana ha tempi lunghi – commenta Cani -. Mi chiedo dunque se è normale che una persona debba essere tagliata fuori da ogni incarico ancora prima di essere giudicato». Il collaboratore di Turano, che nel passato è stato anche assessore alla Provincia e consigliere comunale, oltre ad avere provato l’elezione a sindaco di Canicattì, sottolinea poi come la disponibilità data a Turano derivi dalla passione politica: «Non è un incarico che mi fa guadagnare di più, anzi le assicuro che rinunciando a fare il docente prendo meno». Infine la promessa: «Per come sono fatto io, anche con una condanna di primo grado lascerei la scena pubblica, ma fino ad allora perché dovrei rinunciare? E poi – conclude Cani – si tratta di un incarico che tra due mesi si concluderà».

Provvedimento adottato per i problemi di salute del detenuto

Marcello Dell’ Utri

Il Tribunale di Sorveglianza, accogliendo la richiesta dei legali, ha disposto il differimento della pena per l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, detenuto per scontare una condanna definita a sette anni per concorso in associazione mafiosa. Il provvedimento sarebbe stato adottato per i problemi di salute di cui soffre Dell’Utri. La decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma di differire la pena Marcello dell’Utri per ragioni di salute comporta la concessione degli arresti domicilia all’ex senatore di Forza Italia.

Sprechi e condotte illecite nella pubblica amministrazione dell’Isola: 2014 annus horribilis con 479 milioni di euro e 1.633 persone segnalate. Illeciti accertati dal Comando regionale della Guardia di Finanza Sicilia tra il 2008 e il 2018

Burocrati, in Sicilia danni all’Erario per 3,5 mld

Pubblica amministrazione terra di nessuno dove regnano sovrani disservizi, disorganizzazione, disfunzioni di ogni tipo. Quello appena descritto non rappresenta uno scenario apocalittico ma assolutamente realistico, soprattutto in Sicilia dove il Comando regionale della Guardia di finanza a fronte di 8921 persone segnalate ha accertato in Sicilia (2008-2018) danni all’Erario per 3,5 miliardi di euro.
 
Soldi che sarebbe stato invece opportuno investire per migliorare la qualità dei servizi rivolti ai cittadini ma che invece sono stati presi e letteralmente buttati dalla finestra tra sprechi e illeciti di cui sono responsabili i figli “infedeli” della Cosa pubblica: dirigenti e dipendenti che con la loro condotta irresponsabile se ne sono infischiati dell’interesse generale, violando palesemente l’art. 54 della Costituzione secondo cui “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.
 
Disciplina e onore impone, dunque, il Testo fondamentale, ma alle persone che hanno in mano la res pubblica sembra non interessare. Già a febbraio 2018 nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario il presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, Luciana Savagnone aveva evidenziato che in Sicilia sono raddoppiate le condanne per danno erariale a carico di amministratori e dipendenti pubblici. Ha fornito la cifra dei danni accertati nel 2017 che con 107 sentenze, ammontavano a 14 milioni e 365.800 euro, il doppio dell’anno precedente. Irregolarità riguardo la gestione e l’impiego di contributi comunitari all’imprenditoria e all’agricoltura, spreco di risorse a volte concesse a soggetti privi dei requisiti previsti dalla legge, attribuzione di incarichi a “esperti” e consulenti, assunzioni illegittime e pagamenti ai dipendenti di emolumenti non dovuti.
 
Dal rapporto presentato lo scorso venerdì 22 giugno, in occasione del 244° anniversario della fondazione del Corpo della Guardia di finanza regionale, relativo agli ultimi dodici mesi di attività (giugno 2017 – maggio 2018), emergono ben 9652 indagini avviate dalle autorità giudiziaria e contabile: dalla collaborazione con la Corte dei Conti, solo in questi ultimi mesi, sono emersi 295 casi di danno erariale per 361 milioni e per i quali sono state individuate responsabilità amministrative a carico di 1.505 persone solo in Sicilia.
 
Ma la Sicilia non fa altro che fare da traino a una situazione che avvilisce e svilisce tutta l’Italia. Dalla relazione del Corpo nazionale della Guardia di finanza relativa agli ultimi 17 mesi di attività si riscontrano a livello nazionale danni erariali per 5 miliardi di euro, contestati nei 40.197 accertamenti effettuati. Una vasta operazione a tutela della spesa pubblica che ha portato a segnalare alla Corte dei Conti oltre 8.462 persone. Tra le segnalazioni sono state scoperte frodi nei confronti del bilancio nazionale e comunitario per oltre 1,5 miliardi ponendo sotto sequestro 816 milioni di euro, dei quali ben 603 in inchieste per corruzione e manipolazione degli appalti.
 
Proprio nel contesto degli appalti sono state individuate procedure irregolari per un valore di circa 2,9 miliardi che hanno portato alla denuncia di 6.062 persone delle quali 644 finite in arresto.
 
A completare il quadro in ambito di inchieste per corruzione e appalti irregolari anche le segnalazioni dell’Anac: da inizio anno l’Autorità nazionale anticorruzione ha inoltrato 10 segnalazioni alla Corte dei Conti proprio per danno erariale.

l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla

Arrivano dalla Regione siciliana dodici milioni di euro per l’alta formazione, la ricerca e le specializzazioni post-laurea. “Finanziare l’alta formazione, coerentemente ai bisogni del sistema regionale, significa contrastare il costante esodo di giovani eccellenze siciliane e offrirgli la possibilità di rimanere in Sicilia, trovando nella nostra Regione le migliori opportunità di crescita professionale – afferma l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla – Confido nella più ampia partecipazione da parte degli atenei e degli enti di ricerca, dei giovani e delle aziende siciliane, affinché possano usufruire di tutte le opportunità oggi rese loro disponibili”. Quattro milioni sono stati stanziati per il nuovo bando, appena pubblicato, per l’apprendistato di terzo livello. Università, enti di ricerca, istituti tecnici Superiori e Afam potranno partecipare alla creazione di un catalogo dell’offerta formativa regionale per l’apprendistato di alta formazione e ricerca, rivolto a giovani studenti tra i 18 e i 29 anni in contratto di apprendistato, in fase di assunzione o intenzionati a compiere un percorso da apprendisti. A seguito della pubblicazione del catalogo, per la fruizione del corso prescelto, i ragazzi potranno avanzare la richiesta di un voucher formativo che verrà erogato all’ente presso cui si è deciso di svolgere la formazione e sarà utile alla copertura dei costi sostenuti fino ad un massimo di cinquemila euro per ogni annualità.

Vaccini e Iscrizioni a scuola, ecco cosa cambia

 

  • “>vaccini, Giulia Grillo, Sicilia, Cronaca

    Il ministro della Salute, Giulia Grillo

    Migliora in tutta Italia la copertura vaccinale. La maggior parte delle regioni, 11 su 21, raggiunge l’obiettivo di immunizzare almeno il 95% dei nuovi nati con il vaccino esavalente, ovvero quello che protegge contro malattie gravissime come polio, difterite e tetano. Ma la copertura a livello nazionale resta leggermente al di sotto di questa soglia. Crescono complessivamente ancora di più le vaccinazioni contro il morbillo, di oltre il 4%, ma solo una regione, il Lazio, supera il 95% di bimbi immunizzati. Sono i dati, aggiornati a dicembre 2017, relativi ai primi 6 mesi dopo l’entrata in vigore della legge sull’obbligo vaccinale. Si registra dunque un sensibile aumento per tutti i vaccini, sia per quelli obbligatori che non. In particolare la copertura contro la polio è aumentata del +1,21% rispetto al 2016 e si attesta al 94,5% a livello nazionale. Ma la metà delle regioni resta sotto la soglia di sicurezza del 95% di immunizzati, ovvero la soglia minima per proteggere dalla malattia anche chi il vaccino non può farlo per motivi di salute o di età. A trainare verso il basso sono aree tradizionalmente ‘scettiche’ come Bolzano, ma anche Friuli Venezia Giulia e Sicilia.

    Come conseguenza delle inadeguate coperture vaccinali nei confronti del morbillo, nel corso del 2017 il nostro Paese è stato interessato da una estesa epidemia di questa malattia esantematica, che può causare complicanze gravissime. Il 2017, infatti, ha fatto registrare in Italia 5.000 casi di morbillo, di cui 300 tra operatori sanitari, e 4 decessi.

    Ma secondo i nuovi dati, la prima dose di vaccino contro il morbillo vede una crescita delle coperture del 4,42% rispetto all’anno precedente, una sola regione che supera il 95%, il Lazio, e altre due che vi si avvicinano, ovvero Piemonte e Umbria, con rispettivamente il 94,7% e 94,5. Trainate dal generale aumento delle vaccinazioni obbligatorie, crescono a livello nazionale anche le coperture nei confronti delle vaccinazioni non obbligatorie, come quella contro lo pneumococco e il meningococco C, con rispettivamente +2 e +2,5% circa.

    Secondo l’attuale legge sull’obbligo vaccinale per la frequenza scolastica, sono 10 le vaccinazioni obbligatorie: antipolio, antidifterica, antitetanica, antipertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo B, antimorbillo, antirosolia, antiparotite, antivaricella, antiepatite B.

    il ministro della Salute Giulia Grillo

    VACCINI E SCUOLA. Cade la scadenza del 10 luglio 2018 prevista dalla legge attuale per presentare la certificazione ufficiale che attesti l’avvenuta vaccinazione ai fini della frequenza del nuovo anno scolastico. Secondo la nuova circolare presentata dai ministeri della Salute e del’Istruzione, infatti, basterà presentare un’autocertificazione e la data del 10 luglio non è “perentoria”.

    Ecco cosa cambia:

    – AUTOCERTIFICAZIONE PER IL NUOVO ANNO SCOLASTICO: per i minori da 6 a 16 anni, quando non si tratta di prima iscrizione scolastica, resta valida la documentazione già presentata per l’anno scolastico 2017-2018. Se il minore non deve effettuare nuove vaccinazioni o richiami e per i minori da 0 a 6 anni e per la prima iscrizione alle scuole (minori 6 – 16 anni), basta una dichiarazione sostitutiva di avvenuta vaccinazione. In alcuni casi, varrà anche l’autocertificazione che attesti l’avvenuta prenotazione alla Asl per effettuare le vaccinazioni. La data di scadenza del 10 luglio anche per la presentazione della autocertificazione non è perentoria e, in ogni caso, la mancata presentazione della documentazione non comporterà la decadenza dell’iscrizione scolastica.

    – RESTA AL MOMENTO L’OBBLIGO VACCINALE: i genitori che “rifiutassero definitivamente la vaccinazione dei figli ai fini della frequenza scolastica andrebbero incontro alle sanzioni al momento previste dall’attuale legge sull’obbligo vaccinale, ed i loro figli andrebbero incontro all’esclusione della frequenza scolastica”, ha chiarito il coordinatore del nuovo Tavolo di esperti indipendenti del ministero della Salute, Vittorio De Micheli. La circolare, ha precisato, “non ha infatti in alcun modo toccato l’obbligo vaccinale. La questione dell’obbligo sarà invece affrontata da una proposta di legge parlamentare”. La circolare “ha l’obiettivo di semplificare le procedure a carico delle famiglie, di non esasperare gli animi e anche di dare tempo al Parlamento per poter lavorare”.

    – APPELLO GRILLO A FAMIGLIE, ‘NON FARE FALSE CERTIFICAZIONI’ Grillo si è rivolta alle famiglie invitandole in ogni caso a non produrre delle false dichiarazioni che attestino le vaccinazioni dei figli per poter frequentare la scuola. “Se ci sono dei genitori che hanno dei dubbi legittimi – ha affermato – si rivolgano a noi e al ministero per avere chiarimenti. La via da seguire è infatti la corretta informazione, sapendo che i vaccini sono importanti e che le famiglie devono essere tranquille”.

    Loris: Veronica Panarello in lacrime durante sopralluogo

    Loris: Corte in camera di consiglio

    Pg, confermare condanna a 30 anni. Sentenza attesa per oggi

    Si è ritirata in camera di consiglio la Corte d’assise d’appello di Catania davanti alla quale è stato celebrato il processo a Veronica Panarello, la donna condannata a 30 anni di reclusione, dal Gup di Ragusa, per l’uccisione e l’occultamento del cadavere del figlio Loris, 8 anni, assassinato con delle fascette di plastica il 29 novembre del 2014 nella loro casa di Santa Croce Camerina. Il Procuratore generale ha ribadito la richiesta di conferma della sentenza di primo grado a 30 anni comminatale, il 17 ottobre del 2016, dal Gup di Ragusa, Andrea Reale, col rito abbreviato. La difesa dell’imputata, con l’avvocato Francesco Villardita, ha sollecitato l’assoluzione della donna “per non avere commesso il fatto” e “se ci fosse stata una partecipazione sarebbe un concorso anomalo” e chieste le “attenuanti generiche anche per il tratto di personalità disarmonica emerso dalle perizie psichiatriche”. La sentenza è attesa per il tardo pomeriggio di oggi.

    Veronica Panarello in aula al termine della lettura della sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catania che ha confermato la sua condanna a trent’anni di reclusione per l’omicidio del figlio Loris

    Sentenza di secondo grado a Catania per omicidio del figlio

    Trent’anni di reclusione. E’ la sentenza pronunciata dalla Corte d’assise d’appello di Catania per Veronica Panarello per l’uccisione e l’occultamento del cadavere del figlio Loris, 8 anni, assassinato con delle fascette di plastica il 29 novembre del 2014 nella loro casa di Santa Croce Camerina. I giudici, accogliendo la richiesta dell’Accusa, il Pg Maria Aschettino e il Pm Marco Rota, hanno confermato la decisione di primo grado emessa il 17 ottobre del 2016 dal Gup di Ragusa, Andrea Reale, col rito abbreviato.
       “E’ colpa tua, ti ammazzo con le mie mani. Sei contento adesso?”. Così Veronica Panarello ha reagito urlando in aula rivolta al suocero alla lettura della sentenza . La donna ha sempre sostenuto che ad assassinare il bambino sarebbe stato Andrea Stival perché il bambino aveva scoperto una loro presunta relazione.  La donna è stata accompagnata fuori dall’aula, a forza, dalla polizia penitenziaria che l’ha subito bloccata. “Da quello che abbiamo potuto capire – ha spiegato il legale di Veronica Panarello parlando delle urla lanciate dalla sua assistita in aula ce l’aveva col suocero, che ritiene responsabile dell’omicidio del figlio. Dopo mi ha detto questa frase: ‘Da adesso sconti non ce ne saranno più per nessuno, dato che non ho avuto giustizia, la giustizia me la farò da sola e quando uscirò dal carcere lo ucciderò‘. Sono delle frasi – ha sottolineato il penalista – che in un momento di sconforto ci possono stare anche se non si possono giustificare. Dobbiamo comprendere il suo stato d’animo”.

        “E’ emerso lo schifo che ha fatto Veronica Panarello, non c’è alcunché che potrei dire di lei che ha tolto la vita a un bambino e alle persone che stanno accanto a me. Non ci sarà mai giustizia per mio nipote, perché non tornerà più”. Così Andrea Stival commentala reazione della nuora, Veronica Panarello.

       La riconferma della condanna di mia Veronica non mi ridarà mio figlio. Ma Loris un minino di giustizia doveva averla. Mio figlio rimane sempre nel mio cuore. Ho ricucito i rapporti con mio padre. La reazione di sua moglie in aula? E’ l’ennesimo show che fa davanti ai giornalisti e alle telecamere“. Così Davide Stival sulla sentenza sulle urla lanciate in aula dall’imputata contro il suocero Andrea Stival

      “La Corte d’assise d’appello di Catania ha confermato la sentenza di condanna di primo grado e sarà interessante leggere le motivazioni e in particolar modo per vedere perché non hanno concesso le circostanze attenuanti generiche, una sorte di semi infermità, di non dovere rifare la perizia psichiatrica e il confronto col suocero. Valuteremo il ricorso in Cassazione“. Lo ha affermato l’avvocato Francesco Villarditacommentando la condanna a 30 anni di reclusione confermata in secondo grado alla sua assistita, Veronica Panarello.

     

    Il M5S ha presentato una proposta di delibera all’ufficio di presidenza sul taglio ai vitalizi della Regione che si aggirerebbero, al momento, intorno ai 17-18 milioni di spesa l’anno. I vitalizi sono stati aboliti nel 2012, ma rimangono quelli degli anni precedenti che vengono percepiti anche dagli eredi dei parlamentari regionali. “Il vitalizio del primo presidente della Regione – ha spiegato il vicepresidente dell’Ars, Giancarlo Cancelleri – viene ancora erogato perché va ai suoi eredi”. La proposta prevede la modifica del regolamento relativo al trattamento pensionistico dei deputati attraverso la rideterminazione della misura degli assegni. “Spero di non sentire più che i vitalizi non ci sono – ha aggiunto – Dal 2012 sono stati aboliti, ma ci sono quelli dei deputati di legislature precedenti. Abbiamo anche introdotto dei limiti minimi quindi non c’è nessuna vendetta politica. Il minimo per chi ha fatto una legislatura è di 660 euro netti al mese, per chi ne ha fatte due è il doppio”.