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L’invito al dialogo che i carabinieri fecero arrivare al boss Totò Riina dopo la strage di Capaci sarebbe l’elemento di novità che indusse Cosa nostra ad accelerare i tempi dell’eliminazione di Paolo Borsellino. Lo sostengono i giudici della corte d’assise di Palermo che hanno depositato le motivazione della sentenza sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.”Ove non si volesse prevenire alla conclusione dell’accusa che Riina abbia deciso di uccidere Borsellino temendo la sua opposizione alla ‘trattativa’ conclusione che peraltro trova una qualche convergenza nel fatto che secondo quanto riferito dalla moglie, Agnese Piraino Leto, Borsellino, poco prima di morire, le aveva fatto cenno a contatti tra esponenti infedeli delle istituzioni e mafiosi, – scrivono – in ogni caso non c’è dubbio che quell’invito al dialogo pervenuto dai carabinieri attraverso Vito Ciancimino costituisca un sicuro elemento di novità che può certamente avere determinato l’effetto dell’accelerazione dell’omicidio di Borsellino”


Depositate le motivazione della sentenza del processo

 

Alle 16,58, ora della strage di via D’Amelio, a Palermo, alcune centinaia di persone presenti per le manifestazioni dell’anniversario, hanno osservato un minuto di silenzio nella strada dove il 19 luglio di 26 anni fa, Cosa Nostra ha assassinato il giudice Paolo Borsellino e i 5 agenti della polizia di Stato Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, che facevano parte della sua scorta. Poi sono stati suonati il Silenzio e l’inno di Mameli cui è seguito un lungo applauso. Molti giovani hanno alzato verso l’alto la mano che teneva l’agenda rossa simbolo della richiesta di verità e giustizia sulla strage. “Mio fratello è stato sacrificato sull’altare della trattativa. Se fosse stato ucciso dal ‘nemico’ non ci sarebbe una via D’Amelio.
    Non saremmo qui con queste agende rosse a chiedere verità e giustizia” ha detto Salvatore Borsellino il fratello di Paolo.
   

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede (D), in via D’amelio per commemorare in cui fu ucciso il giudice Paolo Borsellino e gli agenti
Giovani hanno alzato verso l’alto la mano con agenda rossa

Ministro Bussetti tra i ragazzini con Orlando e sorella Paolo

Via Mariano D’Amelio, 26 anni dopo la strage che uccise il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e gli agenti della polizia di Stato Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, e distrusse strada auto e palazzi, si è trasformata in un ”campus” per bimbi con attività ricreative, giochi, letture con l’iniziativa ”Coloriamo via D’Amelio” in occasione dell’anniversario dalla strage. Centocinquanta bambini di sei scuole hanno partecipato anche a laboratori nell’ambito del progetto ‘Lo sport è un diritto per tutti’. Tra i bambini si vedono le sagome del ministro dell’Istruzione ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, del sindaco Leoluca Orlando, e di Rita Borsellino. ”Verità e giustizia – ha detto il ministro – sono valori importanti per la vita dell’uomo. A questi si aggiunge la ricerca della libertà personale. Ricordiamo oggi questa tragedia che ha un valore simbolico forte che vuole trasmettere ai ragazzi dei valori importanti”.

Assessore Roberto Lagalla

L’assessore Roberto Lagalla rassicura: “Entro una settimana tutto pronto per l’avviso 2. E la recente sentenza del Tar interessa soltanto l’avviso 8”. Ancora più nel dettaglio, il responsabile della Pubblica Istruzione e della Formazione Professionale in Sicilia precisa: “Domani venerdì terremo un incontro con sindacati e associazioni datoriali con i quali abbiamo percorso già molta strada in vista di un accordo che prevede le tutele così come riconosciute da un articolo dell’ultimo Collegato alla Finanziaria: le assunzioni insomma dovranno avvenire attraverso l’albo dei lavoratori. Le uniche eccezioni saranno quelle che riguardano i lavoratori iscritti all’albo negli anni successivi al 31 dicembre del 2009 e quelle professionalità richieste dagli enti e non presenti tra quelle dei lavoratori dell’albo dei formatori. Dopo l’incontro di domani, lavoreremo alla circolare applicativa in modo che si operi in modo omogeneo e per evitare fughe in avanti. Per la circolare credo servirà un’altra settimana. A quel punto, è tutto pronto. Toccherà agli enti. Inoltre, la recente sentenza del Tar interessa, e ha di fatto salvato, l’avviso 8, chiedendo al governo di modificare la graduatoria. Questa sentenza non ha nulla a che vedere con l’avviso 2, quello col quale stiamo riavviando i corsi. Della pronuncia del Tar adesso valuteremo le ricadute e quindi la tempistica. Una cosa è certa: questi corsi non potranno sovrapporsi a quelli dell’avviso 2 che partiranno tra poco. Al momento, quindi, concentriamoci sul nuovo avviso. Poi, quando questo sarà concluso, potrà ‘ripartire’ anche l’avviso 8”.

Festeggiano le associazioni che sostengono gli imprenditori nel percorso che porta alla denuncia del pizzo e dell’usura. Ad accedere ai finanziamenti sarà soltanto chi dimostrerà di aver realmente contribuito a liberare un’azienda dalle minacce della mafia

Parte dalla Sicilia la stretta sulle associazioni antiracket, per provare ad arginare quell’impegno di facciata che, in barba ai troppi sacrifici umani pagati nell’Isola, ha costruito carriere all’ombra dell’antimafia di comodo. Nel giorno del 26esimo anniversario della strage di via D’Amelio, le associazioni antiracket tornano a farsi sentire, rivendicando il «lavoro serio che in tanti portano avanti con gratuità nei territori, lontano dai riflettori» e festeggiando per la norma, promossa dalle stesse associazioni e approvata nel testo collegato alla Finanziaria regionale, che istituisce paletti più severi per l’accesso al fondo antiracket della Regione. 

Dopo il caso Saguto, lo scandalo Montante e l’inchiesta Labisi, ecco che quelle maglie troppo larghe nella definizione di antiracket, istituite con un decreto del Ministero dell’Interno nel 2007 (poi rivisto solo parzialmente), vengono ridimensionate un’altra volta. La legge è stata promossa proprio da chi lavora quotidianamente al fianco degli imprenditori taglieggiati e ha chiesto con forza che fossero indicati nuovi vincoli nell’accesso ai contributi messi a disposizione dalla Regione. 

La norma pubblicata in Gazzetta ufficiale lo scorso 13 luglio prevede non soltanto che le associazioni siano iscritte agli albi delle Prefetture, ma anche che non ricevano altri contributi da Enti locali, che abbiano un numero minimo di 10 soci, di cui almeno il 50 per cento imprenditori o commercianti che abbiano subito comprovate vicende di estorsione e/o che si siano avvicinati all’associazione antiestorsione per averne assistenza e sostegno, che dimostrino di essersi costituiti parte civile in almeno un procedimento riguardante un proprio assistito nell’ultimo anno. 

E ancora, le associazioni per accedere al fondo, che quest’anno ammonta a circa 450mila euro, dovranno dimostrare di aver presentato nell’ultimo anno almeno un’istanza di accesso al fondo per vittime di estorsione; di aver assistito imprenditori o commercianti e accompagnandoli alla denuncia, nell’anno precedente, in almeno tre fatti estorsivi conclusi con rinvio a giudizio. Non ultimo, le associazioni devono aver fatto attività di sensibilizzazione con le associazioni di categoria di commercianti e imprenditori; o aver promosso campagne educative nelle scuole.

«È una cosa molto bella – ammette Nicola Grassi, presidente dell’associazione Antiestorsione di Catania – che la proposta normativa, poi approvata dall’Ars, sia venuta proprio dal nostro mondo, sotto attacco per via delle inchieste giudiziarie. Penso che in questo modo si dia una risposta molto netta, che marca le differenze tra chi ci crede davvero e chi invece ha usato i percorsi antimafia per scopi personali».

Le associazioni, naturalmente, si augurano che questo sia soltanto l’inizio e che le maglie stringenti istituite in Sicilia possano fare da volano per una proposta normativa a livello nazionale, capace di frenare in tutta la Penisola il proliferare di associazioni sedicenti antiracket. «Anni fa – racconta ancora Grassi – ci siamo accorti che rispetto al fiorire di associazioni antiracket, dovute ai fondi messi a disposizione dal Pon sicurezza per aprire sportelli antiracket, le denunce non aumentavano affatto. Sembravano più contentini che venivano dati spesso a pioggia. È per questo che abbiamo cominciato a fare una battaglia, affinché il movimento antiracket tornasse a ciò che era in origine, cioè un’autodeterminazione di commercianti e imprenditori coraggio che come Libero Grassi sostenevano i colleghi in un percorso di emancipazione personale dalla morsa del pizzo e dell’usura, che è un percorso lungo e pesante. Anche le indagini giudiziarie hanno portato alla luce la verità di associazioni, iscritte agli albi delle Prefetture, che accedevano ai fondi per cosa? Per pagare la segretaria o l’affitto della sede prestigiosa? Ancora adesso sinceramente mi chiedo se abbiano mai restituito i fondi ottenuti, una volta che sono state cancellate dagli Albi prefettizi».

Secondo Grassi c’è «un tema di credibilità, per ridare dignità a un intero movimento antimafia infangato da chi ha finto di interessarsi alla lotta alla mafia soltanto perché lì ha intravisto un nuovo centro di potere. In realtà l’antimafia non è solo quello. E non parlo soltanto della nostra associazione perché ce ne sono tante altre che danno un aiuto sincero. Qui quando squilla il telefono e chiedono un appuntamento, sappiamo già che sarà sempre un incontro molto intenso, molto pesante, soprattutto la prima volta. Oggi portiamo a casa un risultato importante, ma non ci fermiamo a quello. Non ci fermeremo fino a quando anche a livello nazionale non verranno riconosciuti criteri più stringenti per poter definire cosa è antimafia». E cosa, invece, non lo è.

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Siamo contrari al proliferare di commissioni solo per creare nuove poltrone senza alcuna utilità», attacca il Pd. E Figuccia annuncia un disegno di legge per abolire i gettoni per tutte le cariche. Al momento, le cifre vanno dai 1.159 ai 145 euro in più al mese

 

Oltre la polemica, il disegno di legge per frenare il proliferare di poltrone. Il nuovo caso all’Assemblea Regionale Siciliana è esploso ieri, quando è stata eletta la deputata Elvira Amata a capo della commissione Statuto, una commissione speciale costituita per elaborare le modifiche alla Carta costituente regionale e che, invece, sembra essere nata sotto la stella sbagliata. Così, dei 13 componenti dell’organismo parlamentare, in quattro non hanno preso parte alla prima convocazione. I deputati della maggioranza, Vincenzo Figuccia e MariannaCaronia, insieme ai colleghi del Pd Baldo Gucciardi e Antonello Cracolici. I primi in rotta con la maggioranza a causa della mancata elezione al vertice della commissione dello stesso Figuccia, i secondi perché non ritengono necessaria l’esistenza della commissione.

«Ho cercato di capire – ha detto Cracolici – qual era l’intendimento della commissione, chiamata a trattare una materia delicata, di riforma della nostra carta costituzionale, ma è stato chiaro che l’unico intendimento fosse sistemare gli equilibri della maggioranza, assegnando una presidenza a una forza politica a loro alleata. Vogliono fare così? Lo facciano pure, ma io la faccia non ce la metto, né in questa occasione né in altre convocazioni».

Anche Gucciardi, eletto in sua assenza vicepresidente della commissione, annuncia di non voler partecipare ai lavori dell’organismo parlamentare e di voler rinunciare alla carica. «Il gruppo parlamentare del Pd – aggiungono i due insieme con il capogruppo Giuseppe Lupo – é contrario alla costituzione della commissione Statuto perché nasce senza un credibile programma dei lavori. Siamo contrari al proliferare di commissioni solo per creare nuove poltrone senza alcuna utilità».

Una linea rispetto alla quale Figuccia annuncia battaglia in Assemblea: «Sto lavorando a un disegno di legge che prevede l’azzeramento delle indennità di carica aggiuntive. Al momento su 70 deputati più di 50 prendono indennità aggiuntive, tra capigruppo, consiglio di presidenza, presidenti di commissioni, vicepresidenti e segretari. Di questo passo, qualcuno verrà chiamato per danno erariale. E, sinceramente, non escludo che in alcune commissioni si stiano verificando profili di danno erariale per inattività, a cominciare dalla Prima».

L’ammontare delle indennità di carica aggiuntiva è espressamente indicato sul sito dell’Ars: si va dai 1.159 euro per i deputati segretari, i presidenti di commissione e i capigruppo, ai circa 300 euro per i vicepresidenti di commissione, ai 145 euro per i segretari degli stessi organismi parlamentari. Una regola, questa, che vale per le sei commissioni legislative permanenti, ma anche per la commissione Antimafia. Le altre commissioni speciali sono, invece, disciplinate da appositi decreti del presidente dell’Assemblea e possono variare a seconda di quanto stabilito nei singoli casi.

Il Gup Simona Ragazzi ha condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione l’ex presidente della Pubbliservizi di Catania, Adolfo Maria Messina, e a cinque anni e sei mesi il consulente della società partecipata dall’ex Provincia, Alfio Massimo Trombetta. Il procedimento, per una presunta truffa emersa durante l’inchiesta che ha portato all’operazione Cerchio magico della guardia di finanza, è stato celebrato col rito abbreviato. 

I pm Fabio Regolo e Fabio Saponara avevano chiesto due mesi in meno di condanna per ciascuno degli imputati. Secondo l’accusa, dalle indagini sarebbe emerso quello che per la guardia di finanza è «un collaudato sistema corruttivo orchestrato dall’ex Presidente della Pubbliservizi, Messina, e dal suo stretto collaboratore Trombetta, che indirizzavano l’affidamento di lavori e servizi a imprese traendone svariate utilità». 

L’aggiudicazione degli appalti, sostiene la procura di Catania, è «avvenuta in violazione della normativa di evidenza pubblica rappresentata dal codice degli appalti». Dall’inchiesta è sfociato un processo che si celebra col rito ordinario davanti al Tribunale.

 

Nel 2017 raccolte quasi 3,3 milioni di tonnellate di carta e cartone, oltre 54 kg/ab. Ancora più vicini ai nuovi target di recupero e riciclo stabiliti dall’Unione Europea per il 2020

23° rapporto annuale Comieco
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DI CARTA E CARTONE IN ITALIA CONTINUA A CRESCERE: SI RIDUCE IL DIVARIO NORD/SUD

Corrispettivi per oltre 110 milioni di euro ai Comuni in convenzione.
Già oggi l’industria cartaria italiana ricicla 10 tonnellate di macero al minuto ma la richiesta di materia prima seconda potrebbe aumentare di 1,2 milioni di tonnellate grazie all’apertura di nuovi impianti produttivi.

 

Palermo 17 luglio 2018 – Presentato oggi il XXIII Rapporto Annuale di Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo di Imballaggi a base cellulosica) che ha fotografato la situazione della raccolta differenziata di carta e cartone in Italia. Con quasi 3,3 milioni di tonnellate di materiale cellulosico raccolto dai Comuni (+52.600 tonnellate rispetto all’anno precedente) e un pro-capite che supera i 54 kg/abitante, la raccolta differenziata di carta e cartone in Italia nel 2017 è cresciuta del 1,6% rispetto al 2016. Risultati importanti che confermano il trend di incremento degli ultimi anni e che testimoniano come la raccolta differenziata sia ormai un’abitudine consolidata di senso civico.

L’Italia è un paese ricco di boschi poveri e per questo la nostra industria cartaria ha sempre fatto un ricorso massiccio al macero per alimentare i processi produttivi: con 10 tonnellate di macero riciclate al minuto l’Italia si conferma leader in Europa per il riciclo di carta e cartone. L’apertura di nuove cartiere (2 già operative e 1 in avviamento) potrà aumentare la richiesta di questa “materia prima seconda” di ulteriori 1,2 milioni di tonnellate garantendo così un importante sbocco interno al materiale raccolto dai Comuni.

Proseguendo l’analisi dei dati del 23° Rapporto, notiamo che a spingere il positivo risultato del 2017 è ancora una volta il Sud Italia con un +6,1%; a livello di raccolta pro-capite, l’Abruzzo ha confermato le performance migliori dell’area. Il Centro Italia è cresciuto dell’1,6% grazie soprattutto alle performance della già virtuosa Toscana. Il Nord si trova in una situazione di sostanziale stabilità, garantendo costanza in una raccolta già matura da anni anche se le performance migliorative di regioni storicamente ai vertici della classifica nazionale come Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Lombardia confermano che l’abitudine a fare bene stimola ognuno per la propria parte (filiera, amministrazioni, gestori e cittadini) ad un continuo sviluppo.

“Dal 2014 Comieco sta investendo al Sud risorse importanti (8,3 milioni di euro stanziati fino ad oggi) per dare impulso alla raccolta. Un impegno che sta dando i suoi frutti se consideriamo che delle 52.600 tonnellate raccolte in più nel 2017 in Italia, oltre 41mila provengono dalle regioni meridionali. – ha commentato Amelio Cecchini, neo Presidente di Comieco – Siamo quindi sulla buona strada per diminuire sempre di più il divario tra regioni del Nord e quelle del Sud, ma nel Meridione ci sono ancora oltre 600mila tonnellate di carta e cartone che finiscono nell’indifferenziata e che potrebbero consentire a Comieco di corrispondere alle amministrazioni locali almeno altri 40 milioni di euro.”

“La Sicilia sui rifiuti sta voltando pagina. Stiamo generando un nuovo approccio di sistema dove la raccolta differenziata assume un’importanza capitale e strategica”. Ad affermarlo è l’assessore regionale all’Energia e ai Servizi di Pubblica Utilità Alberto Pierobon che si dice convinto della “necessità di imporre un nuovo passo di modernizzazione dell’intero sistema, centrato su concetti di partecipazione attiva del cittadino e di responsabilizzazione dei territori e delle filiere produttive. Si può fare di più certamente ma dobbiamo incrementare gli aspetti di premialità per il cittadino che recupera e convoglia i materiali differenziati verso i centri di raccolta diffusi sul territorio. Vogliamo dialogare con il sistema anche nazionale dei Consorzi e Comieco è un punto di riferimento cui vogliamo dedicare attenzione e approfondimenti, anche in Sicilia. Ringrazio il Presidente e la dirigenza del Consorzio per aver scelto Palermo e la sede del Parlamento Siciliano per presentare il Rapporto Nazionale sul recupero e riciclo di carta e cartoni in Italia nel 2017. Un segno di incoraggiamento e di credibilità – conclude l’Assessore Pierobon – che aiuta Istituzioni, territori e cittadini a lavorare insieme, a condividere soluzioni e buone pratiche, ad affermare quel concetto di Comunitas che si fa parte attiva e responsabile per la tutela dell’Ambiente e la qualità della vita delle persone”.

“Una buona raccolta differenziata di carta e cartone si traduce anche in importanti vantaggi economici per i Comuni: nel solo 2017 Comieco ha erogato 110 milioni di euro (+8% rispetto al 2016) ai 5.487 Comuni in convenzione per la gestione di quasi 1,5 milioni di tonnellate di carta e cartone raccolte dai cittadini. Dai suoi esordi nel 1985 ad oggi, il ruolo di Comieco è cambiato. Le quantità di carta e cartone gestite dal Consorzio nel 2017 sono state poco più del 45% della raccolta differenziata comunale totale, con un’incidenza media del 35/40% al Centro-Nord e ben del 75% al Sud. Si conferma quindi il ruolo sussidiario di Comieco, essenziale per la garanzia di riciclo e sviluppo dei servizi di raccolta soprattutto nelle regioni meridionali dove i Comuni faticano a fare rete.” – aggiunge Carlo Montalbetti, direttore generale di Comieco.

I numeri della raccolta differenziata di carta e cartone in Italia sono destinati a salire se si considerano i nuovi obiettivi di sostenibilità fissati dall’Unione Europea che coinvolgono rifiuti e imballaggi. Il primo target è quello di raggiungere 3,5 milioni di tonnellate di carta e cartone raccolte in modo differenziato entro il 2020. Se si continua sulla buona strada intrapresa le 200mila tonnellate ancora da intercettare non sono un traguardo impossibile. Il secondo obiettivo, entro il 2035, sarà il raggiungimento di un tasso di riciclo di imballaggi cellulosici dell’85%. Ad oggi il tasso di riciclo è poco sotto l’80%, ovvero in Italia si riciclano 4 imballaggi su 5.

Comieco (www.comieco.org) è il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, nato nel 1985 dalla volontà di un gruppo di aziende del settore cartario interessate a promuovere il concetto di “imballaggio ecologico”. Nel 1997, con l’entrata in vigore del D. Lgs. 22/97, Comieco si è costituito in Consorzio Nazionale nell’ambito del sistema CONAI e attraverso una incisiva politica di prevenzione e di sviluppo, ha contribuito a triplicare la raccolta differenziata di carta e cartone in Italia: da 1 a oltre 3 milioni di tonnellate, seguendo (e superando) gli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti di imballaggi cellulosici previsti dalla normativa europea.

Conai (www.conai.org) è il consorzio privato senza fini di lucro costituito da circa 850.000 aziende produttrici e utilizzatrici di imballaggi che ha la finalità di perseguire gli obiettivi di legge di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio. Il Sistema Consortile costituisce in Italia un modello di gestione da parte dei privati di un interesse di natura pubblica: la tutela ambientale, in un’ottica di responsabilità condivisa tra imprese, pubblica amministrazione e cittadini.

Per ulteriori informazioni – Ufficio stampa Comieco
Federica Bianchi – f.bianchi@chiaramentecomunichiamo.it – cell 334 5805831
Sara Orsenigo – s.orsenigo@chiaramentecomunichiamo.it – cell 339 6552113

23° rapporto annuale Comieco
RACCOLTA DIFFERENZIATA DI CARTA E CARTONE IN ITALIA – 2017

 

Regione Abitanti RD carta Pro-capite
n tonnellate kg/ab
Piemonte 4.432.571 260.056 58,7
Valle D’Aosta 127.065 9.534 75,0
Lombardia 9.750.644 561.742 57,6
Trentino Alto Adige 1.010.328 83.399 82,5
Veneto 4.888.887 286.786 58,7
Friuli Venezia Giulia 1.236.844 69.827 56,5
Liguria 1.615.064 84.467 52,3
Emilia Romagna 4.389.696 380.909 86,8
NORD 27.451.099 1.736.719 63,3
Toscana 3.776.950 295.557 78,3
Umbria 894.222 56.740 63,5
Marche 1.591.969 100.336 63,0
Lazio 5.626.710 348.529 61,9
CENTRO 11.889.851 801.162 67,4
Abruzzo 1.334.675 79.440 59,5
Molise 320.795 7.711 24,0
Campania 5.832.418 182.809 31,3
Puglia 4.079.702 170.338 41,8
Basilicata 590.601 21.723 36,8
Calabria 2.008.709 68.000 33,9
Sicilia 5.037.799 111.051 22,0
Sardegna 1.671.001 83.542 50,0
SUD 20.875.700 724.614 34,7
ITALIA 60.216.650 3.262.495 54,2

 

Macro area RD CARTA 2017  2016/17  2016/17
tonnellate tonnellate %
NORD 1.736.719 -1.328 -0,1%
CENTRO 801.162 12.500 1,6%
SUD 724.614 41.468 6,1%
ITALIA 3.262.495 52.639 1,6%

 

 

La formazione per i metalmeccanici oltre che una grande opportunità è anche un diritto previsto nel contratto nazionale in vigore dal 26 novembre 2016. Non tutte le aziende del settore e quindi i lavoratori conoscono appieno questo aspetto e le connesse opportunità dell’aggiornamento Professionale e, quando vi si avvicinano, non sempre la fornazione fruita corrisponde alle loro aspettative.
Di questo si parlerà nel corso dell’iniziativa “Diritto soggettivo alla formazione nell’industria 4.0” in programma giovedì dalle 10 nella sede di Sicindustria in via Alessandro Volta 44 a Palermo. Si tratta dell’incontro conclusivo di diffusione dei risultati di 3 Piani Formativi multiregionali finanziati da Fondimpresa e organizzato da Meta.Skilss 4.0, Astri e Tecnica proprio per approfondire la questione del diritto soggettivo alla formazione previsto nel contratto dei metalmeccanici. Un evento che si potrà seguire anche in streaming sul web all’indirizzo: https://www.soluzionidimpresa.it/diritto-soggettivo-alla-formazione-nellindustria-4-0/.
«Il diritto soggettivo alla formazione dei metalmeccanici – spiega Antonello Gisotti, responsabile nazionale della formazione Professionale in Fim Cisl – è stato introdotto per ridurre l’enorme gap di aggiornamento professionale in termini di ore annue che separa i lavoratori italiani da quelli di altri paesi europei e prevede che nel corso di un anno un lavoratore abbia diritto ad almeno 8 ore di formazione (24 ore nel triennio di vigenza del Contratto). È stato calcolato che durante la vita lavorativa di un operaio/impiegato, circa 42 anni, in Italia si acceda alla formazione per circa 30 giorni. In Francia, Germania e UK per 8-9 mesi e nei paesi scandinavi per 12 mesi. Eppure è fondamentale non solo nel settore della sicurezza, ma anche per rendere le aziende più competitive e per dare ai lavoratori più competenze e maggiori opportunità occupazionali».
All’incontro interverranno Alessandro Albanese, vicepresidente vicario di Sicindustria, Pietro Nicastro, segretario generale Fim Sicilia, Giovanni Perrone dell’Università di Palermo su “Le nuove competenze per il metalmeccanico 4.0”. Poi la tavola rotonda “Piani formativi nel metalmeccanico: riesame dei risultati e spunti per il futuro” con Gabriella Salvo (Metaskills), Giovanni Corti (Tecnica), Elena Bassano (Astri) e l’intervento “L’innovazione del Diritto Soggettivo alla Formazione nel nuovo contratto Metalmeccanico” di Antonello Gisotti. Infine, la tavola rotonda “Come aziende e lavoratori possono trarre il meglio dal nuovo diritto soggettivo alla formazione continua” con Antonello Gisotti, Marco Clivio (Federmeccanica), Massimo Plescia (Aidp Sicilia ), Giovanni Corti (Riconversider), Maddalena Lodato (Officine Lodato srl).