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L’Assemblea Regionale è in ferie. Pausa estiva. In occasione dell’ultima seduta utile il governo ha presentato un disegno di legge che riscrive alcune norme della finanziaria regionale che sono state impugnate dal governo nazionale. Si tratta tecnicamente di un disegno di legge stralcio, e le norme in esso contenute innanzitutto tutelano il personale delle società ex partecipate. E nella norma relativa si legge: “Le società a controllo pubblico non possono procedere a nuove assunzioni a tempo indeterminato se non attingendo dagli elenchi del personale fuoriuscito dalle altre società per la totalità delle assunzioni”. Lo stesso disegno di legge stralcio, inoltre, proroga fino al 31 dicembre 2018 il commissariamento delle Province. E poi abroga gli articoli della Finanziaria relativi al fotovoltaico, ai prepensionamenti del personale in quiescenza della Regione, la norma sull’idoneità dell’antincendio e quella sulle strutture private accreditate della Sanità.

Beni mobili e immobili per 8 milioni e 260 mila euro, equivalenti all’imposta evasa, sono stati sequestrati, in via preventiva, dai finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Enna agli amministratori di tre società operanti nel settore delle costruzioni edili, che sono indagati per evasione e frode fiscale.
    Il sequestro emesso dal gip di Enna, su richiesta della Procura, ha sottratto alla disponibilità degli imprenditori 10 immobili, fra fabbricati, terreni ed aree edificabili, veicoli nonché disponibilità finanziarie. Dalle indagini delle fiamme gialle è emerso un sistema di frode fiscale attuato, principalmente, attraverso frequenti operazioni economiche rivelatesi inesistenti, in quanto risultate solo cartolari e prive di reale effettività economica.

Una veduta esterna del Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale, Palermo

All’ordine del giorno dei lavori dell’Assemblea Regionale Siciliana di oggi c’era, fra i vari punti, l’esame del disegno di legge sulla “istituzione della Giornata regionale del ricordo e della legalità e del Forum permanente contro la mafia e la criminalità organizzata”. Il testo approvato ad unanimità dalla commissione Affari istituzionali indicava come “Giornata della memoria” il 30 aprile, giorno che coincide con l’anniversario dell’omicidio dell’allora segretario del Pci Pio La Torre e del suo collaboratore Rosario Di Salvo. Nel corso del dibattito d’aula, però, si è aperto uno “scontro” sul giorno scelto per celebrare questa ricorrenza. Il capogruppo di Diventeràbellissima Alessandro Aricò ha criticato l’opportunità di indicare il 30 aprile “perché – ha detto – coincide con il giorno dell’omicidio di un prestigioso esponente della vita politica siciliana, quando invece la Giornata della memoria deve essere le giornata di tutti”. Aricò ha quindi proposto il 19 luglio, anniversario della strage di via d’Amelio nella quale furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. Il capogruppo del Pd Giuseppe Lupo ha difeso la scelta del 30 aprile, ricordando fra l’altro che “Pio La Torre è stato anche parlamentare regionale”. Giusy Savarino, esponente di Diventeràbellissima, ha “rilanciato” proponendo il 6 gennaio, anniversario dell’uccisione del presidente della Regione Piersanti Mattarella, mentre il suo collega di partito Giorgio Assenza ha proposto “il primo sabato di maggio”. Claudio Fava, presidente della commissione Antimafia, ha chiesto di indicare il primo maggio, anniversario della strage di Portella della Ginestra. Al termine di questi interventi il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè ha rimesso la scelta all’aula, che ha approvato l’articolo 1 del ddl così come era stato votato dalla commissione, che indica la data del 30 aprile quale “Giornata della memoria”. Il voto finale al disegno di legge potrebbe arrivare nel corso della seduta di oggi. 

Il presidente della Regione è intervenuto nel merito dell’emergenza rifiuti in Sicilia, dei lavori in corso e delle prospettive future. Nello Musumeci ha affermato: “L’emergenza rifiuti si affronta recuperando 22 anni di arretrato. La prima emergenza è scoppiata nel 1998. Fare in 22 mesi quello che non è stato fatto in 22 anni è la nostra sfida. Quando noi diciamo che entro due anni l’emergenza rifiuti in Sicilia sarà soltanto un ricordo, non siamo né ottimisti, né pessimisti. Siamo soltanto realisti, come deve essere la buona politica. La Sicilia ha bisogno di impianti, possibilmente pubblici, di trattamento dei rifiuti, ed ha bisogno di 390 sindaci che si convincano che fare la raccolta differenziata è una missione di civiltà, non è un capriccio, oltre ad essere un obbligo di legge previsto ormai da diversi anni. In questi sei mesi, lo dico con grande orgoglio abbiamo guadagnato quasi 10 punti nella raccolta differenziata. A novembre, quando siamo arrivati, noi eravamo intorno al 15 per cento in Sicilia. Ora, ragionevolmente, abbiamo superato il 25. Permettete che entro dicembre arriviamo al 30? E non vi pare una grande conquista? Significa allineare la Sicilia alle altre regioni d’Italia. Nel frattempo stiamo prevedendo gli impianti. Saranno realizzati in un anno – un anno e mezzo”.

Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, durante un forum all’Ansa, Roma, 20 marzo 2018. ANSA / ETTORE FERRARI

La proposta arriva dal deputato Claudio Fava. Nell’Isola è ancora difficile riuscire ad applicare la norma sull’interruzione volontaria della gravidanza. «Non è solo procedura chirurgica, serve una rete di sostegno», commenta il ginecologo Alberto Vaiarelli

Una legge che da oltre 40 anni risulta difficile da applicare. È la 194 del 1978 che norma «la tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria della gravidanza», uno strumento fondamentale per la salute delle donne troppe volte rimasto solo sulla carta. A rimettere sul tavolo la questione adesso è il deputato regionale leader dei Cento Passi Claudio Fava con un disegno di legge che prevede una serie di misure volte alla piena applicazione della 194: da progetti di informazione ed educazione alla sessualità nelle scuole a un incremento dei consultori familiari, dalla disponibilità di metodi contraccettivi gratuiti per i cittadini al rafforzamento di una rete di sostegno, oltre alla effettiva realizzazione del diritto di interrompere una gravidanza in piena sicurezza. Per questo, una delle azioni pratiche da mettere in campo nella proposta di Fava sarebbe quella di predisporre «concorsi pubblici specificatamente volti all’applicazione della legge 194/78 nelle aziende ospedaliere».

Si tratta di bandi mirati all’assunzione di personale medico che non sia obiettore di coscienza e, dunque, in grado di garantire le prestazioni sanitarie connesse alle pratiche abortive. Qualcuno, in passato, di fronte a questa ipotesi ha storto il naso tirando in ballo l’articolo 3 della Costituzione. Ma sono stati diversi tribunali amministrativi a sentenziare che non c’è nessun contrasto con il principio di eguaglianza nell’assumere medici non obiettori. Del resto, invece, sono numerose e gravi le violazioni dei diritti della donna dovuti all’alta percentuale di medici che per scelta non praticano l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). Negli ultimi dati ufficiali del ministero della Salute, in Sicilia l’86,1 per cento dei ginecologi dichiara di essere obiettore di coscienza. Un numero destinato a crescere se a questi si aggiungono anestesistiinfermieri e personale sanitario. Tradotto questo significa l’impossibilità di praticare l’Ivg in moltissime strutture e un numero altissimo di aborti clandestini, stimato dall’Istituto superiore di sanità fra i 12mila e i 15mila all’anno in Italia. 

A fare le file nei pochi luoghi che rispettano il diritto di interrompere la gravidanza ci sono donne giovani, adulte, arrivano da sole o in coppia e non tutte sono spinte solo da difficoltà economiche. «Il concetto fondamentale – spiega a MeridioNews Alberto Vaiarelli, medico chirurgo specialista in Ginecologia e Ostetricia – è che la possibilità di interrompere una gravidanza dovrebbe essere un servizio al quale tutte donne che ne fanno richiesta devono poter accedere secondo scienza, coscienza e normativa vigente». È anche sulla base di questo che l’articolo 2 del ddl prevede, fra i compiti delle Aziende sanitarie provinciali e delle altre strutture anche del privato accreditate in Sicilia, di «assicurare l’effettuazione degli interventi di Ivg richiesti, anche in presenza di personale medico e sanitario che abbia sollevato obiezione di coscienza». 

Nelle linee tracciate dal ddl, le strutture ospedaliere dovrebbero mettere a disposizione delle pazienti un percorso dedicato. «Non si tratta solo di una procedura chirurgica – precisa il ginecologo – Attorno alle donne deve esserci una precisa organizzazione da parte dell’azienda ospedaliera: dalla sala operatoriaall’equipe medica e infermieristica, alla degenza post-operatoria. Una rete che si prenda cura delle paziente prima, durante e dopo. Per essere un servizio utile a garantire il rispetto del diritto della donna, questa deve innanzitutto essereinformata in modo corretto per scegliere consapevolmente, dopo una consulenza completa da parte del medico e di uno psicologo che dovrebbero avvenire in un ambulatorio dedicato. Per ognuna di loro è importante che ci sia una rete che riesca a garantire il servizio in tempi rapidi».

Ed è all’articolo 4 del ddl che si precisa che se «dovesse emergere che le Asp presentino, nei propri organici, carenze di figure professionali non obiettori tali da pregiudicare la corretta e puntuale applicazione della disciplina in materia di Ivg, i direttori generali provvedono alla sostituzione di personale mediante turni di reperibilità, attivando procedure di mobilità, assegnando premi di produzione, o procedendo all’indizione di concorsi specificatamente riservati a personale sanitario non obiettore». Anche per evitare una discriminazione su base economica delle pazienti perché chi ha più mezzi ha anche la possibilità di rivolgersi a strutture private a pagamento o spostarsi in altre Regioni o Stati.

In questa stessa direzione va l’idea di mettere a disposizione gratuitamente i metodi contraccettivi (ormonali, impianti sottocutanei, dispositivi intrauterini, contraccezione di emergenza, preservativi femminili e maschili) in tutti i presidi ospedalieri e nei consultori per persone di età inferiore ai 26 anni e donne con età compresa tra i 26 e i 45 anni in condizioni di precarietà economicanei 24 mesi dopo l’intervento di Ivg o nel primo anno dopo il parto. «Per il raggiungimento di tali scopi – si legge nell’articolo 3 – la Regione Siciliana predispone e assicura ogni specifica misura organizzativa adoperandosi per rimuovere eventuali ostacoli alla sua applicazione e per prevenire e sanzionare eventuali violazioni che possano configurare una interruzione di pubblico servizio o inosservanza del diritto a una maternità consapevole».

L’assessore alla Salute interviene nel dibattito in merito alla circolare del ministero guidato da Giulia Grillo, che prevede in attesa dell’approvazione del decreto Milleproroghe la possibilità per i genitori di assicurare l’avvenuta vaccinazione dei figli

«Sono certo che prevarrà il buon senso e si eviterà di compiere passi indietro che potrebbero risultare pericolosi». A dichiararlo è l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, in merito alle ultime polemiche riguardanti l’indirizzo del governo nazionale in materia di vaccini, e in particolare la circolare del ministero – guidato dalla pentastellata siciliana Giulia Grillo – riguardante l’autocertificazione sufficiente a garantire l’iscrizione a scuola, in attesa del decreto Milleproroghe che prevede il rinvio di un anno all’obbligo di dimostrare le avvenute vaccinazioni. 

«Sul tema delle vaccinazioni c’è sempre un confronto aperto con il ministero della Salute, particolarmente proficuo e serrato anche durante la crisi per i casi di morbillo che si sono manifestati in Sicilia alla fine della scorsa primavera – continua Razza -. Proprio alla luce di quella esperienza, credo non si possa non tenere conto dei risultati ottenuti grazie all’incremento della campagna di vaccinazione per aumentare le percentuali ed abbassare la soglia di rischio».

Ed è proprio dalle Regioni che in queste ore è arrivata una risposta al governo nazionale. «È un passo indietro. Lavoriamo perché non passi in Parlamento, altrimenti siamo pronti a ricorrere alla Consulta, perché la Sanità non è una materia esclusiva di competenza dello Stato», ha dichiarato il coordinatore della commissione Salute della conferenza delle Regioni Antonio Saitta. A riguardo non è ancora chiaro se il governo Musumeci si accoderà a quelle Regioni, come nel caso dell’Umbria, che hanno annunciato la volontà di approvare una legge regionaleper vincolare le famiglie all’obbligo della vaccinazione, stante il fatto che la materia sanitaria non è di esclusiva competenza nazionale. 

Miccichè, novità assoluta esempio per Europa

Mappatura genetica dei cani non sterilizzati e creazione di una Banca dati regionale del Dna canino per il controllo del randagismo in Sicilia. Ecco l’elemento attorno a cui ruota il disegno di legge per la prevenzione del randagismo presentato stamattina in sala stampa dal presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, dal consulente dell’Ars ed esperto in materia Giovanni Giacobbe Giacobbe e dal professore Giovanni Scala, giurista e costituzionalista che ha contribuito alla stesura del ddl. Un disegno di legge che, pur mantenendone i principi, rielabora la legge regionale 15 del 3 luglio 2000 sull’Istituzione dell’anagrafe canina e norme per la tutela degli animali da affezione e la prevenzione del randagismo con l’obiettivo di risolvere il problema alla radice attraverso una rivoluzione culturale. “Il disegno di legge è una novità assoluta nel settore e potrebbe diventare un esempio a livello europeo” ha detto Miccichè.

Sergio Lo Giudice è messinese di nascita e bolognese di adozione. Insieme a suo marito, è padre di due bambini portati in grembo dalla stessa donna. Dopo la sua nomina tre fondatrici del partito si sono dimesse. «Polemiche strumentali, mi occuperò di tutte le libertà individuali»

La sua nomina a responsabile del Dipartimento tematico dei diritti civili del Partito democratico ha suscitato polemiche e provocato tre dimissioni all’interno del partito. Lui è Sergio Lo Giudice, il 57enne messinese di nascita e bolognese di adozione, uno dei volti storici del mondo Lgbt italiano. Laureato in Filosofia nell’università di Messina, dove torna tutte le estati per le vacanze, si trasferisce in Emilia nel 1986 e insegna in un liceo. Diviso fra l’associazionismo e la politica, Lo Giudice è stato presidente nazionale dell’Arcigay, per dieci anni anche consigliere comunale a Bologna e senatore del Pd dal 2013 al 2018. 

Tema dello scontro interno al partito è la maternità surrogata, argomento caro a Lo Giudice ma contro cui da tempo si battono le donne fondatrici del Pd FrancescaMarinanoFrancesca Izzo e Licia Conte che hanno scritto al segretario MaurizioMartina per comunicare il proprio passo indietro di fronte alla scelta del partito di «una figura che ha fatto della battaglia per la legalizzazione dell’utero in affitto la propria bandiera identitaria», per usare le loro stesse parole. 

«Considero questa polemica strumentale e infondata – commenta Lo Giudice a MeridioNews – Queste tre signore dicono che la mia nomina sia un’apertura del partito alla tematica dell’utero in affitto. Innanzitutto trovo sia del tutto inopportuno e oltraggioso usare la definizione utero in affitto, riduttiva per riferirsi a donne che mettono in campo questa loro scelta con libertà e consapevolezza». Non fa mistero il senatore di essere impegnato da anni nel riconoscimento dei diritti dei bambini figli di due uomini o di due donne, a partire dalle questioni legate alla stepchild adoptionLetteralmente “adozione del figlio affine”, un istituto giuridico che consente al figlio di essere adottato dal partner (unito civilmente o sposato) del genitore. 

«Sul tema della gestazione per altri bisogna innanzitutto fare delle distinzioni – precisa Lo Giudice – tra lo sfruttamento del corpo delle donne che può esistere, specie in luoghi dove la donna non è ancora sufficientemente tutelata o vi ricorre per condizioni di estrema povertà come nei Paesi del terzo mondo, e le situazioni normate e legittime in posti che vantano una lunga tradizione sui diritti delle donne come, per esempio il Canada o il Belgio. Il punto – continua – è che tutti i bambini che vengono al mondo anche attraverso qualsiasi tecnica di fecondazione assistita hanno e, quindi, devono avere dei diritti garantiti». 

Su questo tema i tribunali sono andati avanti e molti Comuni, anche siciliani, registrano già la nascita di bambini come figli di due uomini o di due donne. È il caso, ad esempio, di due gemellini catanesi. Parla con cognizione di causa Lo Giudice che, insieme a Michele Giarratano – l’uomo al quale è unito civilmente – ha due figli, una maschietto di quattro anni e una femminuccia di quasi due. «Sono nati entrambi in California portati in grembo dalla stessa donna che è diventata una di famiglia e con cui ci scambiamo continuamente foto dei nostri bambini – sorride – nei periodi in cui non riusciamo a incontrarci a causa della distanza». 

Al di là delle polemiche, l’ex senatore ha accolto «con grande piacere la fiducia che mi è stata accordata e starò in questo ruolo pensando a tutti i diritti civili che non sono solo questioni di gay o di lesbiche, come può pensare qualcuno: dai disabilialle carceri, dagli immigrati di seconda generazione alle libertà individuali di tutte le persone», afferma. Insomma, Lo Giudice non ci sta alla dinamica di legare al suo nome e alla sua nomina una sola questione. In vista del prossimo congresso del Partito democratico è consapevole del fatto che il tema non è in discussione. «È uno dei tanti su cui bisognerebbe aprire un dialogo, ma non ci sono proposte di legge in merito e non sarà nemmeno all’ordine del giorno. Più che altro, temo sia una bandiera agitata solo da detrattori scandalizzati di vedere riconosciuti i diritti dei bambini nati all’estero grazie a una possibilità legale e legittima che si mette in pratica da decenni». 

E il Pd? «È reduce dalla più grande sconfitta da quando esiste la sinistra italiana – ammette – Per questo è necessario ripensare un progetto politico che avvii dall’interno un percorso di apertura di porte e finestre, mirando a un ampio coinvolgimento di cittadini, associazioni, e altre forze politiche. Da qui al prossimo febbraio – conclude – sono convinto che il partito riuscirà a mettersi in discussione e a rimettere al centro le questioni che riguardano la lotta per l’uguaglianza in un Paese in cui cresce sempre di più la forbice delle disuguaglianze. Il nostro punto di forza deve essere rappresentare e non trascurare le fasce più deboli, mettendo in campo non solo domande che agitano ma anche risposte che costruiscono». 

Scienza, storia, miti, natura e panorami mozzafiato che si estendono dalle Isole Eolie fino all’Etna, passando per la Rocca di Novara. Erroneamente chiamate megaliti, le Rocche sono un sito unico poco conosciuto. Da ottobre via all’attività scientifica sull’area

Se non fosse per le Isole Eolie che si stagliano all’orizzonte e l’Etna che con il suo profilo domina il panorama, non si avrebbe nemmeno l’impressione di essere in Sicilia. E invece, circondate dalle rocce aspre dei Peloritani e dal tappeto verde dei boschi dei Nebrodile Rocche dell’Argimusco costituiscono uno degli angoli più preziosi e meno conosciuti della nostra regione. 

Ci troviamo su di un altopiano che si estende tra i 1100 e i 1200 metri di quota, nel territorio di Montalbano Elicona (in provincia di Messina), borgo medievale fregiato nel 2015 del titolo di Borgo più bello d’Italia. Sull’altopiano, tra foreste di felci, esemplari di agrifoglio e di leccio, si ergono numerosi blocchi di roccia, alcuni dei quali dalle dimensioni davvero imponenti e dalle suggestiveforme zoomorfe e antropomorfe: l’elefante, l’aquila, l’orante, l’alchimista, la torre, la rupe dell’acqua, il sacerdote, il babbuino, sono soltanto alcune delle figure che, nel tempo, sono state attribuite alle curiose ed enormi pietre che caratterizzano l’intera area. 

L’insieme di queste affascinanti e misteriose rocce è erroneamente chiamato complesso megalitico e tale lemma si è così tanto radicato nella cultura comune che, ormai, anche i rari cartelli turistici indicano Megaliti dell’Argimusco. Il termine megalito, però, riconduce a una struttura in pietra dalle forme molto semplici e dalle grandi dimensioni, costruita dall’uomo senza alcun uso di leganti come cemento o calce. L’esempio di megaliti più celebre al mondo è sicuramente quello inglese di Stonehenge: un insieme di enormi massi di roccia collocati l’uno accanto all’altro in forma circolare e sormontati da altre rocce poste come copertura. Anche in Sicilia si trovano casi di costruzioni di questo tipo e i dolmen di Caltanissetta o di Ragusa ne sono un esempio. Nulla a che vedere, però, con le Rocche dell’Argimusco. 

Infatti quella che vuole che le rocce siano state collocate sull’altopiano proprio dagli uomini preistorici è soltanto una credenza popolare che, però, è bastata per far sì che l’Argimusco sia ancora oggi ingenuamente soprannominato la Stonhenge siciliana. In realtà è nel vento e in secondo luogo nella pioggia che va ricercata l’origine della bizzarra forma delle rocce di arenaria quarzosa che, nel corso del tempo, sono state pazientemente scavate e modellate dall’azione erosiva delle forti raffiche che dominano l’altopiano. È per questo motivo che, non essendo opera dell’uomo bensì di fenomeni esclusivamente naturali come quello dello smantellamento per erosione eolica nel corso dei millenni, il termine megaliti, in riferimento alle rocce dell’Argimusco, risulta poco appropriato. 

L’estrema precisione con cui le sagome, appaiono all’occhio dell’osservatore ha nel tempo fatto ritenere impossibile un mero intervento della natura e ha fatto interpretare le rocce come i segni tangibili di un’antica e sconosciuta civiltà del passato. Addirittura, varie credenze popolari e leggende medievali hanno alimentato il velo di ancestrale mistero che aleggia attorno all’Argimusco e ne hanno fatto l’antico teatro di riti esoterici, sabba di streghe e luogo di sciamani. Mettendo da parte suggestioni e facili mistici entusiasmi, è vero che non si può escludere un intervento umano oltre che un’assidua frequentazione dell’altopiano da parte dell’uomo. È anche vero, però, che non vi è alcuna prova scientifica del fatto che l’uomo possa avere scolpito queste enormi rocce. L’erosione eolica invece è ben testimoniata anche dalla presenza dei cosiddetti tafoni, cavità alveolari naturali più o meno grandi, scavate sulle pareti delle rocce e che testimoniano l’opera instancabile di erosione del vento. Un esempio simile si trova in Perù, a Marcahuasi, un altopiano di origine vulcanica che presenta delle forme naturali analoghe a quelle dell’Argimusco. 

Ad ogni modo, alcuni elementi realizzati dalla mano dell’uomo, tra cui delle vasche e una tomba, testimoniano in un certo senso l’intervento umano. Nonostante, infatti, le notizie storiche sul sito siano piuttosto scarse e nessuno scavo archeologico sia stato mai effettuato, alcuni reperti rinvenuti in aree circostanti lasciano supporre che l’altopiano sia stato antropizzato fin dall’Età del Bronzo. Molto probabilmente, gli uomini primitivi di quell’era utilizzavano il luogo come zona sacra dove compiere riti legati alle divinità della Terra e del Cielo. Le civiltà evolutesi successivamente hanno poi scelto il sito, per la singolarità del suo paesaggio naturale e per l’altitudine della sua posizione, come luogo privilegiato per l‘osservazione del cielo

Dal 2012 l’Argimusco è protagonista di uno studio di archeoastronomia da parte di Andrea Orlando, dottore di ricerca in astrofisica nucleare e presidente dell’Istituto di Archeoastronomia Siciliana. Nel suo articolo intitolato Argimusco: Cartography, Archaeology and Astronomy pubblicato nel 2017 da Springer International Publishing, Orlando arriva alla conclusione che, grazie alla presenza di fortuiti allineamenti astronomici delle rocce, l’altopiano possa avere avuto nell’antichità una funzione calendariale, per scandire l’alternanza delle stagioni. «In Sicilia sono tanti i luoghi al confine tra cielo e terra, legati all’archeoastronomia. Dall’Argimusco si gode di un orizzonte libero a 360 gradi con la presenza, ad oriente, della Rocca Salvatesta, o Rocca di Novara, che è un vero e proprio indicatore equinoziale naturale», spiega  Orlando. «Ciò vuol dire che all’alba degli equinozi il sole sorge nei pressi della Rocca e ciò lascia supporre che questo punto nell’orizzonte, insieme ad altri, possa aver permesso all’uomo, fin dal Neolitico, di realizzare un vero e proprio calendario astronomico utile per le pratiche agricole e religiose» continua Orlando.

«Nella nostra regione esiste da sempre un grande interesse per l’archeologia greca e romana, ma una scarsa attenzione, purtroppo, nei confronti di quella preistorica. Ad ottobre finalmente, in occasione del congresso annuale ICOMOS-ICAHM (International Scientific Committee on Archaeological Heritage Management) che nel 2018 si terrà proprio a Montalbano Elicona e che vedrà la partecipazione della Commissione Unesco, partirà la vera e propria attività scientifica sull’Argimusco con la costituizione di una equipe di ricerca internazionale per studiare l’altopiano e capire come e quando l’uomo ha utilizzato e frequentato l’area dell’Argimusco. Saranno effettuati saggi di scavo, indagini geologiche e geofisiche. Oltre all’incredibile bellezza naturalistica e geologica dell’area è importante che l’Argimusco sia valorizzato per la preziosa importanza archeologica che riveste», conclude lo studioso. 

Qualsiasi sia la storia di questo luogo tanto misterioso, esso è ancora molto poco noto agli stessi siciliani. Il consiglio per visitare le Rocche dell’Argimusco è quello di partire dalla visita del borgo di Montalbano Elicona e dal suo castello medievale e poi, seguendo le indicazioni per il Bosco di Malabotta,fermarsi all’altopiano e accedere all’area tramite il sentiero in terra battuta che comincia da un piccolo cancello sulla strada. Soprattutto al tramonto, quando gli ultimi raggi del sole accarezzano di taglio le rocce, l’atmosfera si fa irreale e l‘unica compagnia è quella dei rapaci e dei branchi di cavalli che pascolano liberamente. All’incedere della notte, poi, a fare da protagonista è un incredibile cielo stellato.

Carabinieri Forestali 

Scout si perdono nel bosco, soccorsi

Sono stati ritrovasti in piena notte in una zona boschiva molto impervia, stanchi, spaventati e infreddoliti, ma tutti in buone condizioni di salute, 15 scout siciliani, con età comprese tra i 17 e i 20 anni, che si erano persi da molte ore durante un’escursione nella zona tra Fontanelle e Pettino, in provincia di Perugia.
    I ragazzi sono stati soccorsi dai carabinieri forestali di Campello sul Clitunno che, partiti con il fuoristrada, poco dopo sono stati costretti a proseguire a piedi, visto che l’area in questione non consentiva l’utilizzo del veicolo. Alle ricerche hanno poi preso parte anche una pattuglia di carabinieri forestali di Sant’Anatolia di Narco e i vigili del fuoco di Spoleto. I militari erano in costante contatto telefonico con gli scout, ma nonostante questo le ricerche sono state particolarmente difficili, a causa del buio e del terreno ripido e scosceso.
    I ragazzi erano partiti la mattina alle 6 e sono stati ritrovati circa mezz’ora dopo la mezzanotte.