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“In Sicilia, ai bambini della scuola primaria sia garantito un sereno anno scolastico con misure di sicurezza contro il Covid-19 che prevedano l’utilizzo della visiera al posto della mascherina. In un’età fondamentale per lo sviluppo psichico e della sfera relazionale, ai bambini non può essere nascosto il viso durante le lezioni. La mascherina diventerebbe un’inutile zavorra negli scambi relazionali che sono fondamentali anche per l’apprendimento. Ho già chiesto all’assessore regionale alla Pubblica istruzione, Roberto Lagalla, di fornire le visiere agli alunni della primaria, così come è stato previsto per i bambini della scuola dell’Infanzia, derogando anche al protocollo nazionale che non lo prevede. Ritengo che la Sicilia, nella sua autonomia nel campo dell’organizzazione scolastica, possa bypassare il protocollo della ministra Azzolina che si è già mostrata inadeguata e incompetente nella gestione della fase dell’emergenza sanitaria per il settore della scuola, con troppe improvvisazioni ed inadempienze che hanno provocato avvilimento nei dirigenti, negli insegnanti, nel personale scolastico e soprattutto nelle famiglie”.

Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana.

L’Assessorato Regionale delle Autonomie Locali ha completato l’iter per la concessione dei contributi alle Unioni di Comuni per l’anno 2019. La somma che verrà erogata a titolo di contributo è pari € 1.200.945,70, in parte cofinanziata dal Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Vininale. Il contributo verrà concesso a 21 Unioni di Comuni  e sarà erogato previa verifica della regolare rendicontazione dei contributi concessi negli anni precedenti.
Inoltre, per venire incontro alle esigenze dei comuni afflitti dal fenomeno migratorio in periodo di pandemia, l’Assessorato regionale delle Autonomie Locali ha stanziato la somma di 2 milioni in favore delle dei comuni di Lampedusa, Linosa, Pozzallo, Augusta e Porto Empedocle.  Si tratta di una riserva introdotta dalla legge di stabilità regionale n. 8/2018, rispetto alla quale la somma in questione sarà così erogata: 1,2 milioni in questo esercizio finanziario e 800 mila euro nel 2021. Come disposto per legge, il 60% sarà erogato a titolo di anticipazione ed a seguito di un dettagliato piano di utilizzo; il restante 40% a titolo di saldo, a seguito della rendicontazione delle somme. A ciascun comune sarà corrisposto un contributo pari a 500 mila euro ciascuno.
“Sia il contributo per le Unioni di Comuni che soprattutto quello per le località vessate dal fenomeno migratorio, rappresentano concrete azioni di buongoverno in suffragio di quei territori in difficoltà. Una boccata d’ossigeno che mira a dare ristoro, specie alle zone in cui il flusso migratorio rischia di provocare un cortocircuito sociale prima ancora che istituzionale, sia a causa degli sbarchi incontrollati che per l’emergenza sanitaria da Covid-19 “.
Così afferma l’Assessore alle Autonomie Locali, Bernardette Grasso.

“Due dipendenti del centro meccanico di smistamento delle Poste di Palermo, in via La Malfa, sono risultati positivi al Covid 19. Dopo il caso di una donna, ieri nel tardo pomeriggio, questa mattina si è registrato un secondo caso”.

Lo dice il segretario di Cisl Poste, Maurizio Affatigato. Al Centro meccanico lavorano decine di persone. Ieri una dipendente ha accusato malessere e febbre e per questo è stata sottoposta a tampone. Il direttore del centro ha rimandato a casa circa 50 lavoratori, quelli che lavorano a stretto contatto con la donna e l’Asp ha raccolto i nominativi delle persone che hanno avuto contatti con la donna e che dovranno tutti effettuare gli esami. E già stamane un secondo dipendente è risultato positivo, mentre si attendono i risultati degli altri test.
“Mi dicono che finora sono stati eseguiti tre tamponi e che in cinquanta sono in isolamento – dice Affatigato – Spero che nelle prossime ore tutti i dipendenti siano controllati”.

“Ho appena appreso dai sanitari dell’Asp di Ragusa che a Pozzallo altri 64 migranti sono risultati positivi al Coronavirus. Tutto questo in un solo giorno! Spero che adesso si capisca perché da mesi parliamo della necessità di un protocollo sanitario e di pesanti sottovalutazioni da parte di Roma. Le (non) decisioni adottate stanno contribuendo drasticamente al contagio continuo dei migranti tra loro con pesanti ripercussioni in termini di sicurezza. Spero che ora tutti comprendano che nessuno ha mai voluto strumentalizzare alcunché: semmai si sta verificando semplicemente quello che avevamo rappresentato da subito alle autorità competenti. Basta. La Sicilia non lo merita”.

Lo dichiara l’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza.

“Occorre aumentare le precauzioni per limitare gli effetti di una possibile recrudescenza di contagi da Covid-19 in Sicilia. I dati degli ultimi giorni sono un campanello di allarme. L’aumento del carico antropico nella nostra regione con l’arrivo di decine di migliaia di turisti quasi giornalmente deve far assumere decisioni rapide per aumentare i controlli ed evitare nuovi ed incontrollati contagi. Credo sia necessario aumentare gli screening nei luoghi di arrivo del turisti, aeroporti, stazioni ferroviarie e marittime, con test rapidi che ormai sono certificati con marchio CE. La Sicilia non potrebbe sopportare economicamente nuove chiusure. Sarebbe una pietra tombale sulla nostra economia. Per questa ragione ritengo che il Governo regionale debba definire i criteri di una patente di immunità sarebbe una cosa utile per garantire un’estate sicura ai siciliani ed agli stessi visitatori”.
Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana.

“I deputati che hanno chiesto il bonus da 600 euro, potendo contare su entrate mensili nettamente fuori dalla portata della stragrande maggioranza delle famiglie siciliane, hanno commesso un atto esecrabile dal punto di vista etico, dal quale prendiamo nettamente le distanze. Fatto ancora più grave, se inquadrato in un contesto economico gravissimo che ha portato parecchie imprese alla chiusura e tantissimi cittadini a ricorrere all’aiuto della Caritas e dei servizi sociali per tirare avanti”.
Lo affermano i deputati del M5S all’Ars.
“Chi ha avuto il coraggio di scagliare il sasso dell’inopportuna e immorale richiesta – dice il capogruppo 5stelle Giorgio Pasqua – ora abbia il pudore di non nascondere la mano, barricandosi dietro quel diritto alla privacy che spesso finisce per essere rifugio per le più orribili nefandezze. Noi a quel diritto rinunciamo sin da ora, autorizzando gli enti erogatori dei bonus a diffondere eventuali nostre richieste. E ci riferiamo non solo al bonus da 6
00 euro, ma anche a quello baby sitter, al congedo parentale, al credito di imposta e a tutte le agevolazioni pensate per chi si trovava veramente in difficoltà. La stessa operazione di rinuncia al diritto alla privacy chiediamo a tutti i deputati del Parlamento siciliano”.

“I comuni presso cui prestano servizio i contrattisti Asu sono stati messi nelle condizioni di stabilizzare tutti i lavoratori del bacino grazie ad una norma approvata recentemente dal parlamento regionale che garantisce la copertura degli oneri finanziari per i primi 5 anni. Legge regionale è stata peraltro rafforzata dal governo nazionale che nella scorsa finanziaria ha previsto la possibilità, per le amministrazioni che utilizzino i lavoratori socialmente utili, di potere assumere con contratto a tempo indeterminato. Per tali ragioni ho avviato un tour nei diversi comuni, in modo da constatare direttamente le ragioni per le quali alcuni sindaci non si siano attivati nell’avviare le procedure di stabilizzazione. Poiché le Amministrazioni comunali hanno tempo fino al 31 dicembre 2020 per chiudere le procedure di stabilizzazione del personale precario degli enti locali. Non bisogna perdere ulteriore tempo. È il momento storico per riconoscere i diritti a tanti uomini e donne che ancora oggi risultano lavoratori anonimi della Pubblica amministrazione”. Lo afferma Vincenzo Figuccia deputato dell’Udc all’Ars e leder del Movimento Cambiamo la Sicilia.

«A seguito dell’ennesima ondata di incendi boschivi divampati in Sicilia, questa mattina, a margine di un’interlocuzione telefonica, la presidente della IV Commissione Giusy Savarino ha accolto la mia proposta di calendarizzare a settembre il ddl di cui sono prima firmataria finalizzato alla prevenzione e al contrasto degli incendi boschivi, progetto di legge attorno al quale sono abbastanza convinta si manifesterà la massima convergenza di tutte le forze politiche presenti all’Ars. La scorsa settimana, inoltre, ho presentato un’interrogazione all’assessorato al Territorio e all’Ambiente per stimolare il governo a mettere in campo misure urgenti che possano sfociare in un’azione decisa in termini di prevenzione e di repressione delle sempre più frequenti azioni criminali». Lo dichiara il deputato regionale di ORA Sicilia, Luisa Lantieri, che aggiunge: «In questo periodo, purtroppo, quasi quotidianamente apprendiamo dalla stampa notizie riguardanti incendi che divampano in tutta l’isola, l’ultimo dei quali ha interessato la riserva orientata di Capo Gallo, a Palermo.

Nelle scorse settimane, come noto, Piazza Armerina ed altre zone del comprensorio di Enna, che esprimono specificità molto importanti e rappresentano autentici polmoni verdi della nostra isola, come la riserva naturale di Monte Altesina, sono state interessate da vasti incendi che hanno prodotto danni ingenti al manto vegetale, facendo lievitare il rischio di fenomeni di dissesto idrogeologico, frane e desertificazione. Pertanto – sottolinea Lantieri – è necessario cambiare rotta, partendo da un esercizio di realismo rispetto al numero di forestali operanti nella provincia di Enna e in generale in tutta la regione, sui quali viene scaricato il peso di un’attività di controllo e gestione che non può in nessun modo essere espletata a dovere proprio a causa del numero irrisorio di forze in campo. Serve quindi estendere il raggio, coinvolgendo associazioni di volontariato collegate alla protezione civile. Ma soprattutto – prosegue – si rendono indispensabili interventi immediati nelle aree in cui le fiamme hanno prodotto danni che potrebbero tradursi in situazioni molto pericolose di dissesto idrogeologico: una condizione straordinaria che ci permette di bypassare procedure normative farraginose e tempistiche insostenibili nel processo di rilascio delle necessarie autorizzazioni propedeutiche agli interventi, che in regime ordinario richiederebbero un’attesa di almeno 10 anni: paletto, quest’ultimo, che viene meno in caso di certificazione di rischio di dissesto idrogeologico. Non possiamo più permetterci di restare incagliati nella rete della burocrazia. Le emergenze vanno affrontate per ciò che sono: eventi straordinari che richiedono modalità e tempistiche di reazione straordinarie».

 

Il Dpcm del 7 agosto sblocca dal primo settembre congressi ed eventi.
Un segnale decisivo per la ripresa di un settore che impiega quasi 570mila addetti e che sta attraversando una crisi senza precedenti: l’emergenza Covid19  ha cancellato il 70% degli eventi e dei congressi.

Le imprese del settore dei congressi e degli eventi possono guardare al 2021 pensando alla ripresa. Il Dpcm del 7 agosto ha infatti decretato la riapertura nazionale di eventi, spettacoli, manifestazioni sportive, congressi e manifestazioni fieristiche dal primo settembre e dal 9 agosto le attività di preparazione delle manifestazioni fieristiche purché in assenza di pubblico.
Con il nuovo Dpcm decade poi la sospensione prevista nel Dpcm del 17 maggio dei congressi nei quali è coinvolto il personale sanitario dando così la ripresa anche della formazione medico-scientifica in presenza.

Primo a chiudere e tra gli ultimi a ripartire, il comparto della meeting industry dispone finalmente di una data in base alla quale programmare eventi e congressi (un congresso si programma anche anni prima del suo effettivo svolgimento) e cercare di limitare i danni che sta subendo per l’emergenza Covid19.

In base alla ricerca “L’impatto del Covid-19 sulla meeting industry italiana: la prospettiva delle sedi per eventi e congressi” realizzata dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Aseri) in collaborazione con l’associazione della meeting industry italiana Federcongressi&eventi il lockdown del settore dovuto alla pandemia ha infatti causato la cancellazione del 70% degli eventi e dei congressi. Il danno può essere tradotto a livello nazionale nella stima di una perdita di circa 215.000 eventi considerando che i meeting già previsti o comunque potenzialmente ospitabili nel 2020 rappresentano il 70% del totale annuo.

 La chiusura del settore è durata 6 mesi e, a causa della situazione epidemiologica globale, è facile pensare che anche i prossimi mesi saranno all’insegna dell’incertezza. La data di riapertura dà però ossigeno a un settore rimasto completamente fermo che genera un indotto di 64,7 miliardi di euro con un impatto diretto sul Pil di 36,2 miliardi di euro/anno (l’Italia rappresenta la sesta nazione al mondo per impatto economico generato dal settore degli eventi e dei congressi) e che impiega 569 mila addetti.
Un settore trainante del turismo, che assicura l’occupazione alberghiera anche in bassa stagione (e degli hotel delle città d’arte attualmente in crisi), che promuove all’estero l’immagine dell’Italia e che coinvolge un’intera filiera (alberghi, centri congressi, agenzie organizzatrici, aziende di trasporti, società di catering e di servizi tecnici).

La riapertura avverrà secondo i protocolli stabiliti nelle “Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative” approvata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome”. I protocolli non prevedono limiti al numero di partecipanti purché sia garantito il distanziamento interpersonale.

Il recente Dpcm sarà una vera boccata di ossigeno per l’industria dei congressi e degli eventi”, commenta la Presidente di Federcongressi&eventi Alessandra Albarelli. “Per mesi la nostra associazione ha dialogato con le istituzioni chiedendo una data certa di riapertura, elemento fondamentale per la ripresa di un comparto che si basa sulla programmazione. Le nostre imprese dovranno affrontare un anno difficile e pieno di incognite ma, finalmente, possono tornare a lavorare. E possono farlo anche i provider ECM, cioè i soggetti pubblici e privati accreditati a presentare e fornire eventi di Educazione Continua in Medicina-ECM, cioè i congressi e i seminari con i quali i professionista della salute si mantengono aggiornati per rispondere ai bisogni dei pazienti, alle esigenze del Servizio sanitario e al proprio sviluppo professionale”.

I numeri del settore della formazione medico-scientifica in Italia

Nel comparto della formazione medico-scientifica operano:

  • imprese: 1.000
  • addetti: 20.000
  • eventi medico-scientifici: 45.000/anno
  • eventi ECM: 36.000/anno
  • provider ECM: 1.133 (70% privati, 30% pubblici)
  • provider ECM iscritti a Federcongressi&eventi: oltre 120 che erogano il 25% degli eventi formativi ECM annui
  • Fatturato settore medico-scientifico: 1 mld

Il Sinalp Sicilia rappresentato dal Segretario Regionale Dr. Andrea Monteleone si chiede quali siano le dinamiche messe in campo da questo Governo per l’eliminazione dell’ormai famigerato DIVARIO NORD SUD.

Ogni Governo che si insedia o che si trova in difficoltà politica, tira fuori dal cilindro la lotta al divario Nord Sud, e propone ricette salvifiche per risolvere una volta per tutte questa assurda condizione creata da una unità della Nazione fatta male e cresciuta peggio.

Purtroppo dopo tante belle parole e ci auguriamo, tante buone intenzioni dei nostri politici i risultati concreti sono che il Sud si allontana sempre di più dal nord che riesce ad essere competitivo anche rispetto ad altri territori Europei.

Anche oggi, in piena epoca COVID, assistiamo alle passerelle dell’ennesimo Governo Nazionale che giura e spergiura che darà tutto se stesso per risolvere la “Questione Meridionale”, anche a costo di costruire un Tunnel sotto lo stretto di Sicilia per unire la nosra terra con il resto d’Italia.

Ma dalle parole ai fatti, la Banca d’Italia nelle sue analisi economiche nazionali ci fa sapere che dal 2008 al 2018, in appena 10 anni, gli investimenti fissi lordi in infrastrutture della pubblica amministrazione, anche per effetto delle politiche di rigore, sono calati del 20%, attestandosi a quota 37 miliardi, con un taglio netto di dieci miliardi. Taglio caricato, chissà perché, solo sulle spalle del Sud.

Per essere ancora più precisi lo Stato dal Sud, di fatto, è fuggito senza alcun dubbio e purtroppo senza più alcuna vera e seria programmazione degli investimenti per la crescita ecponomica e sociale di questo territorio.

Vogliamo ricordare ai nostri fulgidi esempi di rappresentanti politici suddisti, che la curva degli investimenti pubblici destinati allo sviluppo del Mezzogiorno tra il 1950 e il 1960 era pari allo 0,84% del Prodotto Interno Lordo, cioè quasi all’uno percento. Ma, come per incanto dal 2011 ad oggi gli investimenti infrastrutturali al Sud sono di fatto quasi spariti ottenendo uno striminzito 0,15% e cosa ancora peggiore tendente ad un ulteriore ribasso.

Già il quasi 1% del PIL era poco e quindi insufficiente ad eliminare il divario tra Nord e Sud, ma dal 2011 la situazione è diventata disastrosa per tutto il sud ed ancora peggio per la Sicilia dove gli investimenti sono di fatto scomparsi.

Dal 2011 ad oggi si sono susseguiti, in ordine temporale, i Governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e per ultimo Conte. Tutti esponenti di quella parte politica che a parole è sempre pronta ad aiutare chi sta peggio, chi ha difficoltà e chi viene estromesso dal proceso di crescita della Nazione, ma nei fatti sono stati Governi che hanno pervicacemente voluto distruggere il sud e la sua economia.

Oggi l’Italia possiede 1350 Km di rete ferroviaria ad alte velocià. Di questi km, sono stati realizzati nel Sud Italia solo il 16% ed in Sicilia si primeggia con un incredibile zero%.

Ci permettiamo evidenziare, a maggior chiarezza dei nostri politici locali, che nel sud vive il 36% della popolazione italiana che così facendo è costretta ad utilizzare la macchina per gli spostamenti ed i mezzi su gomma per il trasporto delle merci aggravando di ulteriori costi i cittadini e le imprese del sud.

Questa specchiata ed intelligente programmazione di interventi strutturali ha ottenuto nei fatti che se prima da Roma a Milano ci volevano poco meno di 6 ore di treno, e da Roma a Reggio Calabria appena più di 6 ore di treno; oggi grazie agli “imponenti investimenti fatti al Sud” da Roma a Milano si viaggia in meno di 3 ore, mentre da Roma a Reggio Calabria ci vogliono circa 7/8 ore quando va bene.

Secondo l’art.119 della Costituzione, lo Stato deve destinare risorse aggiuntive ed effettuare interventi speciali per riequilibrare le diferenze territoriali presenti all’interno della Nazione.

Forte di questo assioma costituzionale nasce la famosa e famigerata legge sul federalismo fiscale, la legge 42 del 2009, che ha comunque un merito, stabilisce finalmente, prioritariamente alla sua applicazione, una ricognizione dei fabbisogni infrastrutturali su tutto il territorio Nazionale (relativamente alle strutture sanitarie, assistenziali e scolastiche, alla rete stradale, autostradale e ferroviaria, a quella fognaria, idrica, elettrica, di trasporto e distribuzione del gas, nonché alle strutture portuali e aeroportuali).

Ricognizione necessaria per fotografare le disparità e le differenze strutturali tra nord e sud per poi poter programmare gli investimenti necessari a riavvicinare il sud al nord. Purtroppo questa ricognizione non è mai stata realizzata e questa legge, che certamente ha tanti difetti e tanti errori di analisi economica ed ideologica dei territori, invece di migliorarla e renderla realmente esecutiva, è stata di fatto accantonata.

Purtroppo i nostri Governi hanno sempre ragionato per posizioni ideologie e per difendere tali scelte hanno avuto la capacità di distruggere il nostro sistema imprenditoriale che ha bisogno, dal sud al nord, di infrastrutture moderne ed efficienti.

La crescita economica e strutturale del Sud è una grande opportunità non solo per il Sud ma anche per il Nord, e fino a quando non si capirà questo semplice presupposto l’Italia sarà sempre il fanalino di coda e preda di un’Europa che ragiona solo in termini di profitto e convenienze politiche.